July 19, 2018

Si è svolta questa mattina alle 12 presso l’Urban Center in Galleriva Vittorio Emanuele II a Milano la conferenza stampa di lancio di State of the Map, il grande raduno internazionale della comunità OpenStreetMap, che si svolgerà quest’anno per la prima volta in Italia.
Oltre 400 mappatori da tutto il mondo, ricercatori, aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative si riuniranno a Milano, presso gli spazi del Politecnico in Piazza Leonardo da Vinci, dal 28 al 30 luglio.
L’evento prevede numerose sessioni e workshop (https://2018.stateofthemap.org/it/) in cui saranno illustrate le molteplici opportunità connesse a OpenStreetMap e gli ambiti di applicazione e utilizzo dei dati geografici aperti: dal settore dei trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo, dalla mappatura dell’accessibilità fino ad arrivare al campo dell’innovazione e della ricerca scientifica.
In occasione della conferenza stampa il Comune di Milano, che patrocinerà l’iniziativa ha annunciato un nuovo importante rilascio sul proprio Geoportale. “Da oggi sono finalmente disponibili e scaricabili i dati geografici relativi ai numeri civici e alle vie (centroidi) della toponomastica milanese.” ha dichiarato l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data Lorenzo Lipparini  “Parliamo di oltre 60.000 civici in diverse proiezioni del sistema geografico e in svariati formati, prodotti e costantemente aggiornati grazie al lavoro dell’Unità SIT centrale e Toponomastica della Direzione Sistemi Informativi. Si tratta di un rilascio importante che mettiamo a disposizione di tutti in versione open: la condivisione di questi dati ci consentirà di accrescere il costante e continuo confronto con le community e le associazioni di riferimento, che avranno anche il compito di mantenere il dato aggiornato.”
Fino a oggi OpenStreetMap offriva la mappatura di circa 21.000 civici di Milano, poco più di un terzo del totale. Grazie a questo importante rilascio tutti i dati diventeranno accessibili e potranno essere utilizzati dai cittadini, dalle aziende di promozione turistica, dagli enti di ricerca e dalle stesse pubbliche amministrazioni.
La collaborazione con il Comune di Milano nel quadro di State of the Map rappresenta il primo passo di una collaborazione di lungo periodo tra l’associazione e la municipalità, che porterà a partire dal mese di settembre 2018 a condividere sempre più esperienze.

Nell’immagine: conferenza stampa di lancio State of the Map 2018. Di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

July 18, 2018

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma.
Abbiamo intervistato Michele Ferretti, dottorando al Dipartimento di Geografia del King’s College di Londra. a cui abbiamo chiesto qualche anticipazione sull’intervento che si terrà lunedì 30 luglio alle 11:30 in Sala S.1.5.

Ciao Michele, piacere di fare la tua conoscenza. Qual è la tua formazione e da quanto tempo conosci il progetto OpenStreetMap?

Sono un ricercatore specializzato in geo-informatica e analisi dati spaziali (GIS, remote sensing, etc.) nonché entusiasta mappatore OpenStreetMap. Al momento vivo a Londra, dove sto conseguendo un dottorato di ricerca.
La mia conoscenza ed esperienza su OSM si è rivelata molto importante per il progetto a cui sto lavorando: la mia tesi si concentra infatti sull’impatto di nuove tecnologie location-based sulle cosiddette smart cities e su come queste rivoluzioneranno molti aspetti delle nostre citta’, tra cui il settore dei trasporti.
La ricerca prenderà in esame due casi di studio legati a due importanti aziende, IBM e Mapbox, che hanno sviluppato servizi innovativi di human mobility basandosi su dati OpenStreetMap.

Che cosa hanno di particolare le esperienze che stai prendendo in esame?

Credo la parte più interessante del mio studio sia l’analisi delle interazioni tra la Pubblica Amministrazione, i soggetti privati (le aziende) e la comunità OpenStreetMap. Le interazioni tra questi attori molto diversi tra loro sono molto delicate e sollevano una serie di problematiche e sfide per il futuro.
Le imprese, ad esempio, riescono sempre più a sviluppare soluzioni tecnologiche innovative (e a basso costo!) utilizzando il database OSM, ma devono porsi il problema di come restituire valore alla comunità, sia quella dei cittadini che quella degli OSMer.
Per le PA si pone invece un problema di accountability: ora che finalmente anche i soggetti pubblici iniziano ad apprezzare la qualità del dato OSM, si pone il problema del mantenimento e dell’aggiornamento del database, attività che – per le esigenze di trasparenza e responsabilità dei soggetti istituzionali – non possono essere lasciate in carico unicamente ai volontari attivi sulla piattaforma.
E la comunità OSM? In questa relazione a tre poli, rischia di essere il soggetto debole e deve dunque essere in grado di creare i presupposti per un dialogo proficuo.

Esiste qualche esempio di best practice che vuoi condividere con noi?

Un progetto che mi è capitato di seguire è stato quello con AMAT, l’Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio del Comune di Milano. Insieme ad un gruppo di mappers della comunità OSM abbiamo contribuito all’allineamento del grafo stradale AMAT con quello OSM, che da allora vengono tenuti in sincrono.
Questa esperienza e’ stata assolutamente rilevante per svariati motivi: prima di tutto si e’ trattato di un lavoro lungimirante, che ha ampiamente anticipato i tempi. Stiamo parlando infatti di ben 4 anni fa!
Inoltre è interessante sottolineare come siano stati gli stessi tecnici AMAT a cercare proattivamente il contatto con la comunità; segno di una forte interesse per quello che di concreto si può realizzare tramite modelli di innovazione tecnologica open. A fronte di un’esigenza pratica interna all’azienda (l’integrazione del grafo stradale) si è cercato di trovare una soluzione attivando interazioni con soggetti “terzi” che ha portato a risultati concreti ed innovativi.
A distanza di anni, questo risultato ancora dà i suoi frutti: di recente si è svolto stato un nuovo incontro con la comunità per capire come replicare quell’esperienza su un nuovo set di dati. Se siete interessati drizzate le vostre antenne, vi terremo aggiornati!

Raccontaci brevemente chi interverrà nell’ambito della sessione di lunedì 30 e quali argomenti verranno toccati

Il panel si articola come un dialogo a più voci tra soggetti privati, Pubblica Amministrazione e comunità OSM sul tema generale dei dati liberi geografici e di come possano venire usati per migliorare le nostre città a partire dai trasporti.
Avremo la fortuna di ospitare esperti provenienti da aziende leader del settore come il dott. Jed Sundwall, responsabile del programma OpenData presso Amazon AWS, e il dott. Massimiliano Claps, Global Public Sector team lead for Future Cities, Citizen Experience, Postal presso il SAP Institute for Digital Government.
Considerando inoltre che State of the Map si terrà a Milano, siamo inoltre molto lieti di ospitare l’Assessore alla Partecipazione, cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano, Lorenzo Lipparini.
Sarà interessante ascoltare in prima persona le loro esperienze e le sfide che hanno dovuto affrontare nel quotidiano lavoro con gli open data e nella fondamentale interazione con la comunità di OpenStreetMap, che in tutto questo riveste un ruolo cruciale.

Grazie Michele, ci vediamo a State of the Map!

Nell’immagine: Michele Ferretti per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

July 12, 2018

Wikimedia News - n. 174 - 12 luglio 2018

Marco Minghini per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

Aspettando State of the Map 2018. OpenStreetMap e ricerca accademica, una nuova strada tutta da mappare

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma. Quest'anno per la prima volta il programma ospiterà un filone interamente dedicato al mondo della ricerca scientifica: abbiamo chiesto qualche anticipazione a Marco Minghini, Ph.D. e assegnista di ricerca al Politecnico di Milano. Scopri di più nell'articolo.

Galleria Nazionale di Parma, quinto posto WLM 2017. Foto di Sailko (opera propria), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons; elaborazione grafica di Francesca Lissoni (WMIT)

Estate con Wiki Loves Monuments: gli scatti premiati nel 2017 in mostra a BASE Milano

Dal 13 luglio al 24 agosto le fotografie premiate per l’edizione 2017 di Wiki Loves Monuments saranno in mostra presso BASE Milano, sede degli uffici di Wikimedia Italia e partner della competizione a partire dal 2016. La mostra inaugurerà con un brindisi venerdì 13 luglio alle 18, mentre mercoledì 18 luglio l'associazione MuseoLab6 e Wikimedia Italia promuoveranno una wikigita fotografica alla scoperta di zona Tortona, con la possibilità di realizzare scatti in vista dell'edizione 2018 del concorso. Scopri di più nell'articolo.


Un "tuffo" nei progetti wiki a Paestum

Affresco greco dalla "Tomba del tuffatore" (480/470 a.C.), conservata nel Museo archeologico nazionale di Paestum. Di Michael Johanning, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Nell'ambito delle celebrazioni del cinquantenario della scoperta della Tomba del Tuffatore, reperto unico nel suo genere, il Parco archeologico di Paestum ospiterà sabato 21 luglio un'editathon per valorizzare, tutelare e rendere accessibile sul web il suo ricco patrimonio attraverso i progetti Wikimedia. Scopri di più nell'articolo.

I vostri SMS sono diventati cultura libera!

Luigi Catalani, coordinatore nazionale scuole e università, tiene un seminario per docenti a Futura Brindisi. Foto di GioRan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nel 2017 Wikimedia Italia ha promosso per il secondo anno consecutivo una campagna di raccolta fondi con numerazione solidale a supporto del programma “Wikipedia va a scuola”. Grazie alla generosità delle tante persone che hanno supportato la campagna, abbiamo fatto conoscere i progetti Wikimedia a oltre 1400 studenti e docenti in quattro regioni italiane, due delle quali (Abruzzo e Puglia) mai raggiunte prima dai nostri corsi. Scopri di più nell'articolo.

Notizie dal mondo OpenStreetMap

Workshop in Togo. Immagine tratta dal sito web di Humanitarian OpenStreetMap Team, licenza non specificata.
  • Occhio all'attribuzione! Capita spesso di vedere porzioni di mappa libera prive dei crediti a OpenStreetMap e ai suoi contributori. La giusta dicitura da inserire è “© OpenStreetMap contributors ”.
  • ArcGIS ha annunciato nel suo blog il lancio di una nuova mappa vettoriale OpenStreetMap, che tutte le persone che si servono del software potranno utilizzare liberamente.
  • La co-fondatrice di OSM Mali Nathalie Sidibé ha raccontato in un articolo la sua esperienza di "formazione ai formatori" in Togo: un corso mirato a trasmettere competenze tecniche e organizzative ai membri delle comunità OSM in Africa,organizzato con il supporto dell'Organizzazione Internazionale della Francofonia. Migliorare la conoscenza del territorio nei Paesi africani è fondamentale: infatti, OSM viene spesso utilizzato per scopi importanti come circoscrivere epidemie o per combattere la piaga delle Mutilazioni Genitali Femminili. Nathalie sarà presente a State of the Map 2018 Milano per incontrare i mappatori da tutto il mondo e condividere la sua testimonianza!


Notizie dal mondo wiki

L’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo. Di Diliff, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
  • Giovedì 5 luglio il Parlamento europeo ha deciso di rigettare il testo della direttiva sul copyright approvato lo scorso 20 giugno dalla commissione JURI, scegliendo di portarlo all’attenzione dell’assemblea in sede plenaria. Gli europarlamentari hanno finalmente ascoltato la voce di numerosi centri di ricerca, associazioni, docenti, bibliotecari e delle comunità di volontari attivi su Wikipedia, che nei giorni precedenti il voto si sono mobilitati in difesa di una Rete libera. La discussione continua a settembre, nel frattempo festeggiamo questa vittoria!
  • Wikipedia cresce in tutto il mondo: l'enciclopedia libera in lingua francese ha superato i 2 milioni di voci, mentre quella in lingua portoghese ha tagliato pochi giorni fa il traguardo del milione. E l'edizione in lingua italiana? La comunità si appresta a raggiungere un milione e mezzo di voci.
  • Martedì 10 luglio la responsabile dei rapporti con le istituzioni di Wikimedia Italia Marta Arosio ha tenuto il webinar "Wikipedia for dummies". A questo link il video integrale.


Appuntamenti e comunicazioni

Prossimi appuntamenti oltre a quelli già segnalati:

source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_174

Nel 2017 Wikimedia Italia ha promosso per il secondo anno consecutivo una campagna di raccolta fondi con numerazione solidale a supporto del programma “Wikipedia va a scuola”, mirato a trasmettere ai docenti e agli studenti degli istituti italiani il valore della cultura libera e collaborativa attraverso un nuovo strumento didattico: i progetti Wikimedia.
Tanti hanno risposto al nostro appello inviando un messaggio: nonostante la campagna non abbia raggiunto gli obiettivi che speravamo, la generosità delle persone che hanno creduto nel nostro progetto ci ha dato l’impulso giusto per fare molto di più di quanto pensavamo.
Con i fondi raccolti abbiamo fatto conoscere i progetti Wikimedia a oltre 1400 studenti e docenti in quattro regioni italiane, due delle quali (Abruzzo e Puglia) non erano mai state raggiunte dai nostri corsi.
Grazie all’impegno della nostra socia Carla Colombati, in Abruzzo abbiamo potuto collaborare con importanti istituzioni del territorio come il Centro di Documentazione Europea (CDE) dell’Università degli Studi di Teramo e il Polo civico museale di Giulianova, che ci hanno supportato nell’organizzazione di due giornate di formazione rivolte a studenti di scuola secondaria superiore e ai loro professori.
A Brindisi siamo invece arrivati insieme a un partner di eccellenza, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), che ha ospitato due lezioni del nostro coordinatore nazionale Scuole e Università Luigi Catalani nel quadro dell’evento Futura, organizzato per presentare a docenti e studenti le attività innovative – come la didattica wiki! – promosse con il Piano Nazionale Scuola Digitale.
I nostri incontri hanno toccato anche le città di Parma, Foggia, Melfi, Montescaglioso e Matera dove i nostri esperti wikipediani hanno guidato professori e alunni alla scoperta dei progetti collaborativi, creando occasioni di approfondimento su temi attuali e di grande importanza come le pari opportunità e la valorizzazione del patrimonio culturale.
La nostra comunità viva ed entusiasta ci ha permesso di trasformare gli SMS ricevuti in cultura libera, accessibile a tutti e in nuove competenze digitali per le generazioni future.
Questo piccolo miracolo lo dedichiamo a tutti voi, che ci avete supportato nella nostra missione: GRAZIE!

Nell’immagine: Luigi Catalani, coordinatore nazionale Scuole e Università per Wikimedia Italia, a Futura Brindisi. Di GioRan., CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma.
Quest’anno per la prima volta il programma ospiterà una sessione interamente dedicata al mondo della ricerca scientifica (the Academic Track), che si svolgerà nella giornata di domenica 29 luglio dalle 9,30 alle 17 in sala S.1.3.
Abbiamo intervistato e chiesto qualche anticipazione sul programma a Marco Minghini, Ph.D. e assegnista di ricerca al Politecnico di Milano che ha contribuito all’ideazione della sessione e ha guidato la Commissione Scientifica nella valutazione degli abstract ricevuti

Ciao Marco, piacere di ritrovarti! Raccontaci un po’ qual è la tua formazione e da quanto tempo conosci il progetto OpenStreetMap.

La strada che mi ha portato a conoscere la “Wikipedia delle mappe” è un po’ diversa da quella di tanti altri: non nasco infatti come mappatore volontario, ma ho conosciuto OpenStreetMap attraverso la ricerca accademica.
Per la mia tesi di dottorato, che ho discusso nel 2014, ho scelto di analizzare il panorama dei sistemi di informazione geografica volontaria – in inglese noti come VGI –  in cui OpenStreetMap era una delle esperienze più studiate. Mi sono incuriosito, ho iniziato a familiarizzare con la piattaforma ed è così che ho iniziato a mappare. Da quel giorno non ho più smesso.
OpenStreetMap è entrato a fare parte del mio tempo libero, ma anche della mia vita professionale: ho potuto infatti approfondire poi l’attività di ricerca sulla piattaforma nell’ambito della mia esperienza presso il GEOlab, coordinato dalla Prof.ssa Brovelli.
Come volontario, ho anche partecipato e ho contribuito a organizzare numerosissimi eventi finalizzati ad arricchire la mappa libera o a spiegare come si fa a contribuire.

Quali delle iniziative a cui hai collaborato ti hanno appassionato di più?

Sicuramente l’attività di mappatura umanitaria con lo Humanitarian OpenStreetMap Team (HOT), di cui sono diventato Voting Member a febbraio 2017.
Il primo grande evento organizzato con il mio gruppo di ricerca al Polo di Como del Politecnico è stato un mapathon nel 2015 volto a registrare da remoto su OpenStreetMap dati geografici sulle aree colpite dal terremoto in Nepal, in modo da aiutare i volontari sul territorio a prestare soccorso alla popolazione.
Nel 2016 abbiamo invece organizzato una maratona di mappatura con 200 bambini di quarta elementare, che hanno imparato a interagire con la mappa libera e registrato su OpenStreetMap dati riguardanti un’area dello Swaziland interessata dalla malaria. Il loro entusiasmo ci ha spiazzati: si sentivano talmente coinvolti nella causa, che in sole poche ore hanno contribuito a mappare più di 5.000 edifici e registrato oltre 40.000 modifiche su OSM.
Ciò che mi ha dato maggiormente soddisfazione in questi anni è stata la possibilità di insegnare agli altri come utilizzare OpenStreetMap, facendoli diventare mappatori, oltre ovviamente all’opportunità di approfondire lo studio della mappa nella mia attività di ricerca.

Torniamo infatti alla ricerca: raccontaci un po’ com’è nata l’idea di lanciare per la prima volta una sessione dedicata al mondo accademico.

L’anno scorso, grazie a una scholarship, ho avuto l’opportunità di partecipare alla decima edizione di State of the Map, che si è svolta in Giappone. A differenza di altri, ho portato in conferenza un intervento di taglio accademico: una “nuova prospettiva” di analisi della mappa libera che ha destato grande interesse da parte dei partecipanti all’iniziativa.
Quando ho saputo che l’edizione 2018 di State of the Map sarebbe stata a Milano, ho subito proposto alla Prof.ssa Brovelli del Politecnico di Milano di organizzare una giornata dedicata al mondo della ricerca: così è nata l’Academic Track.

Quanti abstract avete ricevuto e quanti sono stati selezionati dalla Commissione Scientifica? Hai voglia di segnalarcene due che ti hanno particolarmente colpito?

Abbiamo promosso la call for abstract attraverso i nostri circuiti, tra cui quello degli YouthMappers – a cui è affiliato il gruppo italiano dei PoliMappers – e del software geografico libero, che fa capo alla Open Source Geospatial Foundation (OSGeo).
In totale, abbiamo ricevuto 36 proposte, di cui 12 sono state accettate. Ogni proposta è stata valutata da almeno tre membri della Commissione sulla base di criteri di originalità, rilevanza per la ricerca scientifica e rispondenza ai temi della call (qualità dei dati, analisi dei pattern di contribuzione a OpenStreetMap, integrazione dei dati OpenStreetMap con altri dataset, etc.).
Tutti i contributi sono di alto livello, tra i più interessanti a mio avviso quello di Peter Mooney, che indaga le potenzialità di collaborazione tra la comunità scientifica e la comunità di mappatori volontari di OSM e quello dei ricercatori dell’Università di Heidelberg, che presenteranno la nuova piattaforma Ohsome nata con l’obiettivo di fornire un accesso semplificato ai dati di OSM.

Un ultimo quesito: quali prospettive future ti aspetti per gli studi scientifici su OpenStreetMap?

La mappa libera è una ricchezza inesauribile: contiene moltissimi dati, diversi, estremamente ricchi e combinabili con altri dataset. A livello scientifico, di questa ricchezza si conosce ancora poco.
Sicuramente nei prossimi anni la comunità accademica e gli OSMer dovranno interrogarsi su come utilizzare i dati geografici liberi registrati sul database per dare risposta a problemi concreti: ho già avuto modo di vedere alcune interessanti applicazioni su tematiche emergenti come cambiamento climatico e consumo di suolo, ma sono tante le strade che ancora dobbiamo esplorare!

Grazie Marco, ci vediamo a State of the Map!

Nell’immagine: Marco Minghini per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

July 11, 2018

Il Parco archeologico di Paestum, notevole sito UNESCO della provincia di Salerno celebre per i suoi templi, presenta anche un ricchissimo patrimonio artistico e culturale, preservando l’unico esempio conosciuto di pittura greca figurativa in Magna Grecia: la Tomba del Tuffatore.
Composta di cinque lastre interamente dipinte, questa tomba, rinvenuta da Mario Napoli nel 1968, rappresenta una testimonianza artistica di grandissimo valore anche emblematico: prende nome infatti dalla lastra di copertura, su cui è raffigurato un uomo che si slancia in un tuffo atletico ed armonioso, forse verso l’aldilà.
In occasione del cinquantenario della scoperta di questo reperto unico nel suo genere, il Museo promuove durante tutta l’estate un ricco calendario di eventi per celebrare e far conoscere a tutti la Tomba del Tuffatore.
Si inserisce in questa cornice l’iniziativa organizzata per sabato 21 luglio dai nostri soci e volontari wikipediani – tra i quali Claudio Forziati, Gianfranco Buttu, Remo Rivelli, Alessandra Boccone, Tania Maio, Saverio Giulio Malatesta e Chiara Greco – volta a valorizzare, tutelare e rendere accessibile sul web il patrimonio del Museo attraverso i progetti Wikimedia.
A partire dalle ore 10 e fino alle 14 presso il Museo si svolgerà una maratona di scrittura su Wikipedia a partire da fonti di qualità messe a disposizione dall’istituzione stessa e selezionate dai volontari presso la Biblioteca del Polo Umanistico dell’Università degli Studi di Salerno: insieme si apprenderanno i principi base per scrivere sull’enciclopedia e si lavorerà all’arricchimento delle voci su diversi edifici presenti nel sito e delle biografie di archeologi come Mario Napoli, che grazie alla loro attività – in alcuni casi anche politica – hanno consentito a tutti noi di poter ammirare oggi quello che è Paestum.
L’evento sarà anche un’occasione per i partecipanti di scattare e caricare su Wikimedia Commons fotografie all’area archeologica: grazie all’autorizzazione già concessa dalla Soprintendenza, le immagini potranno essere utilizzate per partecipare a Wiki Loves Monuments dall’1 al 30 settembre 2018.
Siete pronti a “tuffarvi” nei wiki insieme a noi?

Nell’immagine: Affresco greco dalla “Tomba del tuffatore” (480/470 a.C.), conservata nel Museo archeologico nazionale di Paestum. Di Michael Johanning, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

July 10, 2018

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

July 06, 2018

Non serve prenotare alberghi o voli aerei per ammirare le meraviglie del patrimonio culturale italiano: bastano gli scatti di Wiki Loves Monuments, il grande concorso internazionale che premia le fotografie di monumenti e le rende accessibili a tutti sui progetti Wikimedia.
Dal 13 luglio al 24 agosto, gli scatti premiati per l’edizione 2017 del concorso saranno in mostra presso BASE Milano, sede degli uffici di Wikimedia Italia e partner della competizione a partire dal 2016.
L’esposizione, che sarà accessibile gratuitamente al piano terra dell’edificio dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 12 alle 19, comprende trenta fotografie di monumenti italiani e diversi pannelli illustrativi che raccontano la storia del concorso e dei progetti Wikimedia.
La mostra inaugurerà con un brindisi venerdì 13 luglio: dalle 18 alle 20 lo staff di Wikimedia Italia illustrerà l’esposizione ai partecipanti e spiegherà come partecipare all’edizione 2018 del concorso che si svolgerà come ogni anno dall’1 al 30 settembre.
All’inaugurazione sarà presente anche MuseoLab6, associazione non profit per la valorizzazione dei quartieri Milano Sud-Ovest, che mercoledì 18 luglio promuoverà insieme a Wikimedia Italia e BASE Milano una wikigita in Zona Tortona.
Si partirà dall’ex stabilimento della CGE-Ansaldo, che oggi ospita BASE, per percorrere via Tortona alla scoperta dei primi insediamenti industriali della zona, tra cui la Galvanotecnica Barattini di via Bugatti e l’ex quartiere operaio della Società Umanitaria del 1906.
I partecipanti potranno scattare fotografie ad alcuni degli edifici toccati dalla wikigita, per i quali gli enti che li possiedono hanno già concesso un’autorizzazione per la partecipazione a WLM 2018. Le fotografie scattate potranno partecipare al concorso nel mese di settembre, ma lo staff di Wikimedia Italia sarà presente all’appuntamento per spiegare a tutti come inserire gli scatti su Wikimedia Commons e concorrere alla competizione.
La wikigita è gratuita, ma ha posti limitati: per registrarsi sarà sufficiente inviare una mail a info@wikimedia.it
Vi aspettiamo!

Nell’immagine: Galleria Nazionale di Parma, quinto posto WLM 2017. Foto di Sailko (opera propria), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons; elaborazione grafica di Francesca Lissoni (WMIT)

July 05, 2018

Wikimedia Italia accoglie con estremo favore la decisione del Parlamento europeo di non accettare l’attuale testo della direttiva sul copyright approvato lo scorso 20 giugno dalla commissione JURI, scegliendo di portarlo all’attenzione dell’assemblea in sede plenaria.

Siamo lieti che l’azione di protesta a cui si è unita con forza la comunità di Wikipedia non sia stata vana e che la voce dei volontari attivi su di Wikipedia in lingua italiana, inglese, spagnola, lettone, polacca e catalana insieme a quella di numerosi centri di ricerca, associazioni, docenti, bibliotecari e cittadini sia finalmente stata ascoltata dagli eurodeputati.

La decisione consente di aprire nuovamente la discussione sul testo della direttiva e lavorare in particolare sugli articoli 11 e 13, che rappresentano un pericolo per la libertà di espressione e per la tutela della libertà e della creatività in Rete.

Nei prossimi mesi, Wikimedia Italia – al fianco della comunità dei volontari e con il supporto di Wikimedia Foundation – continuerà a dialogare con le istituzioni europee affinché il testo definitivo della direttiva sia davvero in grado di tutelare il web aperto e possa integrare anche ulteriori elementi a favore del sapere libero come la tutela del pubblico dominio e l’estensione della libertà di panorama a tutti i Paesi dell’Unione europea.

“Il vero risultato di questa votazione – afferma il portavoce di Wikimedia Italia Maurizio Codognoè l’avere riconosciuto che il tema del copyright è così importante da meritare un esame attento da parte di tutto il Parlamento. Sono certo che la discussione nei prossimi mesi porterà a una direttiva che abbia davvero a cuore la tutela dei diritti di tutti, dai piccoli produttori indipendenti di contenuti ai grandi editori, e soprattutto permetta a chiunque di avere un accesso libero e legale all’informazione e alla conoscenza”

Nell’immagine: foto di gruppo alla Wikimedia Conference 2018. Di Jason Krüger per Wikimedia Deutschland e.V., CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

July 04, 2018

La protesta della comunità di utenti attivi su Wikipedia in lingua italiana, seguita dalle comunità di lingua inglese, estone, lettone, polacca e spagnola, non mira a “salvare Wikipedia” ma a tutelare una Rete aperta e libera.
Focalizzarsi sulla presenza o assenza di un interesse egoistico in questa o quella misura significa distogliere l’attenzione dai temi che la comunità vuole sollevare attraverso la protesta.
Qui di seguito, vi proponiamo un breve elenco di chiarimenti su alcuni punti cruciali del testo della direttiva sul copyright in voto domani al Parlamento europeo.

L’art. 13 avrà effetti sull’intera struttura Internet?

L’articolo 13 fissa alcune eccezioni, ma non è chiaro quali siano i loro limiti.

Per saperne di più vedi:

L’art. 13 censura gli utenti?

L’articolo 13 colpisce qualsiasi sito dove gli utenti possano autonomamente caricare contenuti, salve le poche eccezioni indicate sopra. Colpire i siti utilizzati dalle persone significa colpire le persone.

Per saperne di più vedi:

L’art. 13 intacca la privacy dei consumatori e i diritti fondamentali?

Il garante europeo della privacy ha espresso le proprie preoccupazioni in merito alla proposta di direttiva sul copyright e in particolare riguardo al monitoraggio generalizzato dell’attività degli utenti online da parte delle piattaforme online.

Per saperne di più vedi:

L’art. 13 favorisce monitoraggi indiscriminati, filtri?

L’articolo 13 non definisce in modo chiaro i limiti del potenziale intervento da parte delle piattaforme online. Inoltre, imponendo un controllo a priori e non a posteriori su eventuali violazioni di copyright riguardanti i contenuti caricati dagli utenti, limita la creatività degli autori e il riuso.

Per saperne di più vedi:

L’art. 11 impone una “link tax”?

Non è facilmente prevedibile come il nuovo monopolio sull’uso digitale delle notizie interagisca con il diritto di cronaca. L’approccio è già stato tentato in Germania e Spagna, ottenendo un flop. E naturalmente copiare tutto un articolo è illegale già ora.

Per saperne di più vedi:

Scarica qui e utilizza sui tuoi canali social questo riassunto: puoi modificare e riutilizzare l’immagine come vuoi, perché è pubblicata con licenza CC0.

Nell’immagine: Una lente convessa crea un’immagine capovolta. Di AntanO, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

July 03, 2018

Quando uno tra i tanti giornalisti che oggi mi ha telefonato per avere informazioni sull’oscuramento di Wikipedia mi ha detto che c’era chi ci considerava grillini sono caduto dal pero. Poi ho scoperto questo articolo del Foglio (o almeno le prime righe che si possono leggere prima del paywall).

Tanto per essere chiari: Di Maio ha detto di essere contro la link tax, anche se non penso che un qualsivoglia governo potrà andare contro la direttiva quando verrà approvata. Perché l’ha fatto? Non lo so. Tra i contributori a Wikipedia ci sono pentastellati? Immagino di sì, e anche parecchi, non foss’altro che per banali ragioni statistiche. Essere a favore della direttiva così com’è un loro diritto: in fin dei conti il gruppo liberale ALDE la approva, anche se a me pare strano. Ma pensare che Wikipedia assecondi Di Maio (o qualunque altro politico, se per questo) mi sembra davvero incredibie.

D’altra parte potrei sbagliarmi, ma non credo proprio che al Foglio abbiano cercato qualcuno non dico di Wikimedia Italia ma di quelli che hanno discusso sulla possibilità di oscuramento. Non ha quindi molto senso entrare nel merito del loro testo, no?

Al termine di una discussione pubblica avvenuta all’interno dell’enciclopedia, questa notte la comunità di volontari ha deciso di oscurare le pagine di WIkipedia in lingua italiana in vista del voto del Parlamento europeo a Strasburgo sulla direttiva copyright, che anziché tutelare chi voglia creare nuovi contenuti introduce ulteriori restrizioni alla Rete.

Wikimedia Italia sostiene la decisione ferma e coraggiosa dei volontari di Wikipedia in lingua italiana. Questa direttiva è particolarmente importante per l’Italia e la Rete in italiano, in quanto è la nostra migliore possibilità per favorire la libertà di panorama e il pubblico dominio, particolarmente negletti in Italia rispetto alla maggior parte dei paesi UE.

I volontari ritengono che ciò che oggi accade a Wikipedia potrebbe domani diventare la realtà quotidiana per tutti i cittadini europei, con una normativa sul copyright che mette in serio pericolo la libertà di espressione sul web e i principi alla base dei progetti Wikimedia, quale Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Vi fidereste, ad esempio, di una Wikipedia che non possa inserire citazioni di articoli di stampa come fonti a causa della cosiddetta link tax, che verrebbe introdotta dall’articolo 11 della nuova direttiva? O di una enciclopedia in cui il controllo delle violazioni di copyright non è curato in modo democratico ed efficace dalla comunità ma affidato a macchine che operano come censori a priori, come previsto dall’articolo 13?

Chi lo desidera, può attivarsi a sostegno dell’azione dei volontari, chiedendo agli eurodeputati di votare in plenaria contro il mandato negoziale che farebbe avanzare il testo attuale nelle successive fasi legislative.

Nell’immagine: manifestanti a Bruxelles. Di M0tty, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

 

da https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpgStavolta mi è andata meglio di sette anni fa, quando ho scoperto che Wikipedia in italiano era oscurata perché mi avevano telefonato dal Corriere. Ieri notte un’anima pia mi ha messaggiato dicendo che in mezz’ora sarebbe scattato l’oscuramento.

Ricordo solo alcune cose che avevo già raccontato. La direttiva è sul “Copyright in the Single Digital Market”, copyright nel mercato unico digitale. Il copyright nacque per tutelare chi creava qualcosa di nuovo; ora invece aggiunge paletti a favore dei “vecchi” attori abbarbicati a un modello che non funziona più.

Per dare un esempio positivo, pensate a cosa ha fatto Repubblica. I lanci fondamentali sono ad accesso libero, la parte di approfondimento è invece stata inserita in una sezione a pagamento – Rep: – di cui si possono leggere solo le prime righe. Gli aficionados del “tutto e gratis” mugugnano, ma è giusto che il lavoro venga rimunerato. Torniamo ora alla link tax. Se il tuo articolo di giornale è una semplice rimescolatura del lancio Ansa, e quindi bastano le prime quattro righe per sapere di che parli e nessuno clicca da Google News sulla tua pagina, perché vuoi che Google ti paghi per la rimescolatura? Se invece i lettori sanno che andando avanti troveranno cose utili, ci cliccheranno eccome. Ovviamente mettere tutto l’articolo nel proprio sito è violazione di copyright già adesso, come è giusto: qui si va a toccare il diritto di cronaca. Il controllo preventivo e automatico degli upload è poi infattibile a livello di testi, non foss’altro che perché occorrerebbe avere da qualche parte una copia digitale di tutti i testi accessibile da tutti i siti, con tutti i problemi del caso. Paradossalmente il caso di YouTube e della sua tecnologia per riconoscere i video è l’esempio di quanta potenza di fuoco ci vuole; in pratica si vuole far sì che solo chi ha tanti soldi possa pubblicare materiale. Di nuovo, eliminare a posteriori i contenuti sotto copyright è cosa buona e giusta, ma non mi pare che sia tanto implementata a giudicare dagli alert che mi arrivano tutte le settimane con i nomi di siti dove scaricare i miei libri. Probabilmente Wikipedia potrebbe essere esentata da tutto questo, almeno per il momento: ma noi vogliamo la libertà per tutti, non delle esenzioni ad personam.

Un’ultima cosa: la discussione è partita da venerdì (la si può leggere) e non è insomma un ukase.

May 29, 2018

Una decina di giorni fa (non ho il tempo di vedere tutto) LInkiesta ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante “La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti”. Cosa c’entra Wikipedia? Sono stati trovati nuovi errori all’interno dell’enciclopedia? Si è scoperto che qualcuno inserisce subdolamente modifiche formalmente ineccepibili ma che tutte insieme portano al disacculturamento delle persone? Macché. Le citazioni di Wikipedia sono due: nell’occhiello c’è scritto «Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici», testo ripreso – anche in un box – con «Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica.»

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare con molta pazienza cosa accomunerebbe i social e Wikipedia, se non il fatto che chiunque può scriverci su. D’altra parte, e l’abbiamo anche scritto in Scimmie digitali, avere le informazioni non serve a nulla se non ci si arrabatta per ottenere conoscenza. Su questo, che Wikipedia esista oppure no è irrilevante, perché le informazioni sono comunque presenti in rete. Solo che vuoi mettere sparare il nome a caratteri cubitali?

May 08, 2018

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

April 17, 2018

Leggo sul loro colophon che «The Post Internazionale (TPI) è un giornale online specializzato nell’attualità internazionale.» A quanto pare però TPI non disdegna di fare incursioni sull’attualità rotocalchiana italiana, come questo articolo pubblicato stamattina un po’ prima di mezzogiorno in cui si dà conto della lite tra Mehdi Benatia (calciatore) e Maurizio Crozza (comico) sulla faccenda del rigore contro la Juventus alla fine della partita con il Real Madrid. Nell’articolo, l’ignoto estensore ha voluto farci sapere – con tanto di screenshot alla ricerca con Google – che qualche cattivone aveva scritto su Wikipedia che Crozza era morto (a Vinovo, dove si allena la Juventus).

Il giornalista in questione deve avere avuto una fortuna sfacciata. Pensate: è riuscito a vedere la pagina modificata con la data di morte nel singolo minuto (tra le 11:10 e le 11:11) in cui quella modifica è rimasta in linea, come si può vedere dalla pagina della cronologia. (In effetti la morte è anche stata aggiunta ieri sera, e cancellata dopo ben quattro minuti: ma in quel caso tra le professioni di Crozza era anche stato aggiunto “antijuventino”, quindi lo screenshot non si riferisce a quel momento). Non so, mi sembra come quelle foto “impossibili” scattate proprio nell’istante preciso in cui è successo qualcosa, il tutto ovviamente senza che l’autore potesse saperlo. Non è la prima volta che mi capita di vedere qualcosa del genere: è proprio vero che certi giornalisti sono sempre sul pezzo.

(p.s.: non è che a «La pagina Wikipedia si riferiva a Crozza al passato, come se fosse realmente deceduto.» La voce continua a riferirsi al passato anche adesso, per l’ottima ragione che leggendo due righe in più si capisce che in precedenza era uno dei volti principali de La 7, ma dall’anno scorso è passato a NOVE.)

April 10, 2018

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

March 09, 2018

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

March 07, 2018

Vittorio Bertola mi ha appena scritto chiedendomi se era normale che nella voce di Wikipedia Fiducia parlamentare tra i governi che non hanno ottenuto la fiducia ci fossero i Prodi I e Prodi II. Ovviamente non lo era, e ho provveduto a ripristinare una versione corretta della voce: fin qui nulla di strano.

Poi sono andato a verificare quando era stata inserita quella bufala, e ho scoperto che era lì “solo” dal 18 luglio 2015. Per la cronaca, in questi due anni e mezzo ci sono state una decina di modifiche per la maggior parte di bot (quindi automatiche, per esempio per strutturare meglio i collegamenti ad altre voci) oltre alla sostituzione di un collegamento per indicare l’articolo rilevante della Costituzione e una correzione ortografica. Ma quello che è peggio è che nell’ultimo anno la voce ha avuto due picchi di lettura sopra la media delle 50-70 visite al giorno che è rumore di fondo: tra il 10 e il 13 ottobre ci sono state quasi cinquemila visite e questa settimana stiamo di nuovo risalendo oltre le 1000 al giorno. La voce non è così grande, quindi la tabella salta subito agli occhi: una qualunque persona dotata di un minimo di cervello capisce che c’è qualcosa di strano in un governo che ha governato senza fiducia per un paio abbondante d’anni. (Per la cronaca, sulle prime mi sono stupito dei 122 giorni del governo Andreotti I; poi mi sono ricordato che il 1972 è stato l’anno in cui per la prima volta abbiamo avuto elezioni anticipate per i due rami del parlamento, proprio perché non c’era più una maggioranza, e il divo Giulio era appunto arrivato alle elezioni con un governo senza fiducia).

Il problema è doppio. Da una parte siete tutti abituati a immaginare Wikipedia magari faziosa ma che viene automaticamente corretta non appena qualcuno si diverte a rovinarla: in genere è vero, ma a noi pochi wikipediani che facciamo da spazzini dell’enciclopedia ogni tanto qualcosa sfugge, non siamo dei cyborg. Ma oltre a questo temo che stia sempre più prendendo piede un uso acritico non solo di Wikipedia (l’alternativa, che spero non sia la vera causa, è un’ignoranza abissale di tutti i lettori), dove quasi nessuno si prende la briga di cercare di comprendere quello che sta leggendo e applicare un sia pur minimo controllo di realtà. In un mondo perfetto qualcuno dei lettori di quella voce l’avrebbe aggiustata; ma anche se non lo si sa o si vuole fare e non si conosce nessun wikipediano si può fare una ricerca google “segnalazione errori wikipedia” o qualcosa del genere e scoprire come lasciare un avviso che qualcuno controllerà un po’ prima di due anni e mezzo. Io sono davvero preoccupato per questa sindrome “non è un mio problema”…

February 27, 2018

Sono venuto a sapere di questo articolo di Giornalettismo (qui link archiviato: notate tra l’altro il titolo “Wikipedia, l'enciclopedia del web è troppo autoreferenziale” che probabilmente è stato cambiato in corso) dove la redazione del giornale online si lamenta perché, dopo che hanno deciso di farsi «un regalo perché la testata, in questo 2018, festeggerà i suoi dieci anni di attività» hanno scoperto che la voce è finita sotto «il severissimo iter d’esame dei moderatori di Wikipedia.» (Effettivamente poi la voce è stata cancellata, vedi discussione relativa).

Io non ho partecipato alla procedura di cancellazione: tipicamente se ne vengo a sapere da una fonte esterna e non direttamente mentre sono su Wikipedia preferisco evitare un conflitto di interessi. Nel merito, io tendo a considerare rilevanti alcune categorie, e tra queste c’è quella delle testate registrate, quale Giornalettismo è: mi stupisce tra l’altro che nessuno avesse aggiunto quei dati nella voce, mentre era presente. Ciò detto, capisco il commentatore che ha scritto che quell’articolo di Giornalettismo ha violato tre o quattro linee guida dell’enciclopedia: ma in ogni caso non ho potuto non notare una serie di inesattezze.

Tanto per cominciare, i “moderatori di Wikipedia” in questo caso non sono altro che i contributori dell’enciclopedia: chiunque può intervenire in una procedura di cancellazione ed esprimere il suo giudizio. Non è consentito chiamare a raccolta truppe cammellate esterne a Wikipedia (ma tanto il loro parere non verrebbe tenuto in conto), per l’ottima ragione che le scelte sono fatte da chi lavora davvero sull’enciclopedia: mi affretto a ribadire che in questo caso non c’è stato nulla del genere. Avendo poi visto la versione iniziale della voce, posso garantirvi che quella su cui si è discusso non era solo «leggermente modificata rispetto alla versione iniziale offerta dalla redazione». La versione iniziale era da cancellare immediatamente come promozionale, e non accorgersi della differenza rispetto a quella modificata – ed effettivamente imparziale – è davvero grossa. Diciamo insomma che il livello di approfondimento giornalistico nello scrivere quell’articolo, a parte il tono piccato, non è esattamente quanto ci si aspetterebbe: e il fatto che in questo Giornalettismo si metta alla pari con molta altra stampa ben più quotata non è certo un’attenuante. Chissà quando la gente finirà di pensare a Wikipedia come un posto dove farsi un regalo 🙁

January 09, 2018

È vero che non sono un esempio da seguire, ma…

immagine di Fir0002, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mathematics_concept_collage.jpg

Il Carnevale della matematica di gennaio sarà tenuto da Math is in the Air, e il suo tema è “io e la matematica”. Come gli affezionati compulsatori dei Carnevali sanno, il tema è tutto fuorché obbligatorio, e io sono noto per non seguirlo mai; ma stavolta ho pensato che avrei potuto raccontare del mio approccio alla matematica. Sono il primo a riconoscere che esso non è generalmente consigliabile a chiunque; però credo che tra le righe del mio esempio personale si possa scoprire qualcosa valido per tutti.

Reuben Hersh e Philip Davis affermano che il matematico tipico è platonista durante la settimana e formalista nei weekend. Non so se sia vero, e comunque loro lo dicono perché non sono né l’uno né l’altro; però sicuramente io sono nato come un formalista, vale a dire qualcuno che non dà alcuna importanza alla verità o meno della matematica, fintantoché i conti formali tornano. Ancora prima di andare a scuola mi divertivo a fare addizioni e sottrazioni di numeri di sette-otto cifre, semplicemente perché mi piaceva vedere che la struttura dell’operazione funzionava come un meccanismo ad orologeria. A sette anni mio zio mi insegnò a usare le tavole dei logaritmi, di cui naturalmente non mi facevo nulla; ma restavo incantato a vedere come le differenze tra le mantisse si riducessero in modo regolare-ma-non-troppo. Alle medie prendevo un foglio a quadretti e compilavo tavole pitagoriche fino a 35x35: il limite era scelto semplicemente perché scrivevo sì minutamente, ma lo spazio totale era quel che era. Diciamocelo: tutta quella non era matematica né io ero un enfant prodige. I numeri e le loro regolarità erano comunque nel mio DNA, e non è stato un caso che quando nella seconda metà degli anni ’70 uscirono le prime calcolatrici programmabili io mi ci fiondai immediatamente su.

Che io non sia mai stato un genio della matematica lo si può anche intuire dai miei sfortunati tentativi di generalizzare — sempre da un punto di vista formale, mica mi interessava dimostrarlo — le formule che trovavo. Quando alle medie mi insegnarono a estrarre la radice quadrata cercai di vedere se si poteva modificare il metodo per le radici cubiche. Quando al liceo il professore ci mostrò un modo rapido per scrivere la formula della tangente a una conica in geometria analitica ma ci vietò di usarlo a meno che non lo sapessimo dimostrare, mi misi a scrivere equazioni su equazioni a seconda del tipo di conica per mostrare che la formula in effetti funzionava. Con il senno di poi è chiaro che il mio approccio era stupido e non sarebbe mai potuto funzionare; ma quando uno è giovane non si preoccupa certo di simili quisquilie, e pensa che tutto si può fare con sufficiente forza di volontà e un taccuino sufficientemente ampio per fare i conti.

Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo feci però una scoperta che a lungo andare cambiò la mia percezione della matematica: i cinque libri Enigmi e giochi matematici pubblicati a quel tempo da Sansoni. Un mio amico ha detto che io sono cresciuto a pane e Martin Gardner: quello che è indubbiamente vero è che dovetti ricomprare alcuni di quei volumetti perché a furia di compulsarli si erano letteralmente sfasciati. Gardner mi fece scoprire l’esistenza di una “matematica da strada”, che partiva da oggetti banali e scopriva relazioni inaspettate; la prima cosa che mi viene in mente al momento è il regolo di Golomb. Utilità pratica? Nessuna. Difficoltà nel trovare una regola generale? Estrema: per trovare regoli ottimali non c’è molto di meglio che testarli tutti. Facilità nel giocarci un po’ su? Tantissima. Capirete che un giocherellone come me non poteva lasciarsi scappare questi esempi, e si beava nel vedere che era possibile parlare di matematica in un libro non di scuola (al tempo non avrei mai immaginato che anch’io avrei scritto libri di matematica ricreativa… come si cambia con gli anni, vero?). I libri di Martin Gardner mi lasciarono anche due eredità: la prima fu la conoscenza dell’enunciato di alcuni teoremi non standard che mi servì al tempo dell’università per sembrare più bravo di quanto in realtà fossi, della seconda vi parlerò dopo.

Durante l’università continuai ad avere un approccio tendenzialmente formalista. Insomma, più che capire perché i teoremi funzionassero mi misi a vedere cosa facevano, partendo da casi pratici che ero in grado di maneggiare. Nel primo biennio la cosa funzionò piuttosto bene: sono rimaste memorabili le sessioni con il mio amico, molto più teorico di me, con il quale risolvevamo gli esercizi trovandoci a metà strada, lui sfruttando i teoremi generali ed io costruendo dal basso. Nel secondo biennio le cose divennero parecchio più problematiche, e non credo di avere mai capito nulla di analisi funzionale (o analisi complessa, se per questo, ma qui almeno ho la scusa che nel mio piano di studi si era persa…) Una volta laureatomi, ho come capita spesso dimenticato tutto, visto che non ho mai avuto la necessità di usare quanto studiato. Ma ecco che entra in gioco la seconda eredità che Martin Gardner mi ha lasciato: la filosofia.

Gardner era un giornalista scientifico (confessò di non aver mai davvero capito l’analisi matematica), ma il suo background era filosofico. Avendo carta bianca nello scegliere gli argomenti per la sua rubrica di giochi matematici sullo Scientific American, trovò naturale inserire di quando in quando temi più filosofici, che io lessi con la stessa avidità di tutto il resto e che cominciarono a germogliare nel mio cervello. I filosofi che mi leggeranno grideranno certamente allo scandalo, e in fin dei conti i miei voti in filosofia al liceo erano man mano scesi a livelli infimi dopo che la linearità dei filosofi greci si era tramutata nel casino di quelli moderni; ma la mia definizione di filosofia è “la scienza che fa domande” (sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, ovvio). L’importante non sono tanto le risposte quanto le domande, insomma. Con la matematica, non saprei dire di preciso quando esattamente, mi successe proprio questa cosa. Invece che mettermi a seguire regolette formali, cominciai a chiedermi perché i conti funzionavano in questo modo. Guardando le cose da un punto di vista diverso — a matematica, almeno a Pisa, esisteva il corso di “Matematiche elementari da un punto di vista superiore” che al tempo mi sembrava un’idiozia ma di cui ora capisco l’importanza — mi è stato per esempio chiaro perché nell’algoritmo per calcolare la radice quadrata a mano ci sono quei raddoppi del risultato parziale; sono una banale conseguenza del fatto che stiamo in realtà applicando l’uguaglianza (a+b)² = a² + b² + 2ab. Ma la cosa è molto più generale. Quando scrivo di matematica (di base…) ormai mi è naturale cercare un approccio il più possibile diverso da quello standard, non per spocchia ma perché sono intimamente convinto che possa servire ad avere un’idea della realtà della matematica, e del suo essere una scelta naturale per studiare il mondo.

Non che io creda più di tanto all’irragionevole efficacia della matematica, a dire il vero; ma resto comunque un platonista e non seguo l’approccio “umanista” di Hersh quando afferma che la matematica non è altro che un costrutto umano. I numeri primi sono tali per una qualunque civiltà sufficientemente evoluta, e le loro proprietà restano le stesse. In teoria si potrebbe pensare che il concetto di dimostrazione non debba necessariamente essere applicato, ma non credo si possa andare più di tanto avanti a regole ad hoc. Quindi una matematica aliena si potrà sviluppare in modi diversi da noi — chessò, un concetto come quello di numero reale potrebbe essere sostituito da quello di numero computabile, cosa che cambierebbe parecchio l’analisi matematica — ma sarà comunque riconoscibile e conoscibile, partendo dai principî iniziali. Insomma, gli enti matematici esistono, checché se ne voglia dire; persino l’insieme vuoto esiste, con tutte le sue mirabolanti proprietà. Un teorema, una volta dimostrato, è qualcosa di vero; magari inutile, come nella barzelletta dei due tipi in mongolfiera che si sono persi e che alla loro domanda “dove siamo?” si sentono rispondere “in una mongolfiera”, ma comunque vero.

In definitiva, che cos’è per me la matematica? Una cara amica, che a volte mi fa arrabbiare ma che in fin dei conti non mi delude mai e sulla quale so di poter contare (pun not intended). Non riuscirò mai a conoscerla tutta, anzi ne conoscerò molto meno di tanta altra gente: ma è poi così importante? Ciò che conta è stare bene insieme, e questo sicuramente succede tra me e lei :-)

November 23, 2017

Questo è un personalissimo resoconto dei tre giorni che ho passato alla ItWikiCon, il raduno dei volontari che contribuiscono ai progetti Wikimedia in lingua italiana, che si è tenuto a Trento dal 17 al 19 novembre 2017. Tanti wikipediani tutti insieme non li avevo mai visti. Wikipediani, ma non solo. Perché non di sola Wikipedia è […]

November 22, 2017

Oggi pomeriggio sono a Linecheck a parlare della liberalizzazione degli archivi musicali. Linecheck dev’essere una cosa bella grossa, visto il programma completo: io naturalmente parlerò dal punto di vista di Wikipedia in generale e Wikimedia Italia in particolare.

Non pago di questo momento di popolarità, sto per registrare un’intervista a Rete Due della Radiotelevisione Svizzera Italiana, sempre con il cappellino WMI, a riguardo della proposta americana di eliminare la neutralità della rete. L’intervista si dovrebbe sentire nella rubrica “Attualità culturale” tra le 17 e le 18. Quante cose bisogna imparare nella vita!

October 29, 2017


Il ritaglio qui sopra è dalla prima pagina del numero odierno del Fatto Quotidiano. Titolo: “Mattarella sbianchettò Wikipedia sul padre”. Occhiello: «LA STORIA: Aggiunte precisazioni sulla vita di Bernardo» e catenaccio «Nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online passaggi “scomodi” della biografia del patriarca DC sulla vecchia accusa arrivata dalla commissione Antimafia». Incipit (l’articolo è disponibile solo a pagamento): Quando Mattarella ripuliva Wikipedia sul padre e la mafia – «Per sei volte, nell’aprile 2009, è entrato nella pagina di Wikipedia sull’ex ministro dc Bernardo Mattarella, scomparso nel ’71, per correggere una biografia che evidentemente lo infastidiva. Se non è un mitomane che si firma col suo nome (ma pervaso dalla stessa devozione di un figlio), l’autore delle modifiche potrebbe essere proprio il capo dello […] »

Faccio innanzitutto notare il paraculismo: il titolo strilla una cosa, poi nel testo – ricordandosi magari dell’articolo 278 del Codice penale – ci si arrampica sugli specchi con una serie di condizionali. Ma quali sono i fatti che hanno portato a questo scopo? (a) Esiste un’utenza Wikipedia “Sergio Mattarella”. (b) Questa utenza ha contribuito a Wikipedia solo il 23 aprile 2009 e solo sulla voce Bernardo Mattarella con sei modifiche consecutive, aggiungendo notizie con fonti e riferimenti a suo favore, senza togliere nulla (potete controllare), tanto che quei testi sono rimasti. Detto in altri termini, non ci fu alcuno sbianchettamento, anche ammesso e non concesso che l’autore di quelle modifiche sia effettivamente stato l’attuale presidente della Repubblica. Per la cronaca, quell’utenza è stata bloccata a febbraio 2015 come NUI, termine gergale per affermare che il suo nome potrebbe trarre in inganno e quindi, non avendo prove che corrisponda esattamente a quella persona, non le si permette di scrivere. Detto tra noi, il testo aggiunto è indubbiamente stato scritto da un estimatore di Bernardo Mattarella e una persona con accesso a dati giudiziari, vista la terminologia usata; ma la persona in questione si è preoccupata non solo di aggiungere le fonti ma anche di farlo in maniera “wikipediana” con il tag <ref>, cosa che implica come minimo l’avere verificato attentamente come veniva scritta una pagina. Questo, unito al fatto che l’utenza non si è più vista, mi fa più propendere per un “calzino”: un utente esperto che ha voluto esplicitamente fare quelle modifiche con il nome del figlio di Bernardo.

Faccio infine notare come la giornalista del Fatto Quotidiano abbia contattato qualche giorno fa un wikipediano (non io) per chiedere lumi, questo le ha risposto più o meno quello che scritto io, lei ha riportato queste frasi ma è andata dritta per la sua strada, forte del fatto che la presidenza della Repubblica è stata contattata ma non ha risposto. Lascio a voi il giudizio: essendo però io bastardo dentro segnalo che il titolo principale in prima pagina del Fatto è “No del Colle alla legge sulle mine – Non firmare il Rosatellum si può”. Tout se tient.

Aggiornamento: (30 ottobre) mi sa che a pensare male si faccia peccato ma ci si azzecchi, considerando come Libero – non certo della stessa parte politica del Fatto ma che in questo caso è compagno di strada: sotto l’articolo c’è il risultato di un sondaggio per cui tra i lettori online del quotidiano solo uno su sei apprezza l’attuale presidente della Repubblica – è subito corso a rilanciare la notizia.

October 06, 2017

Vi siete scocciati di vedere regolarmente quei banneroni che invitano più o meno gentilmente a fare una donazione per Wikipedia? Non siete i soli. (Ah, un trucchetto: se consultate Wikipedia come utenti registrati, potete chiudere il banner e almeno in teoria non vederlo più… almeno fino alla prossima campagna di fundraising).

Quello che però molti non sanno è che quei soldi non vanno a Wikimedia Italia né a Wikipedia in italiano (o tanto meno a chi ci scrive su). Detto in altri termini: se siete convinti che Wikipedia in italiano faccia schifo e quella in inglese sia fatta molto meglio potete continuare a donare senza problemi 🙂 I soldi vanno infatti direttamente alla Wikimedia Foundation (gli americani, insomma) che li usa per pagare i server dove gira Wikipedia, le connessioni (che sono la parte più costosa…), i suoi dipendenti; inoltre con quei soldi vengono fatti progetti vari soprattutto nelle zone più povere del mondo, dove anche con tutta la buona volontà soldi “locali” non ce ne sono; infine possono venire dati a progetti specifici; per esempio ci sono contributi per le varie Wikimania, compresa quella dell’anno scorso a Esino Lario.

Anche Wikimedia Italia accetta con gioia donazioni: c’è una pagina apposta sul sito. I soldi ricevuti, come anche quelli di chi ha scelto di destinarle il 5 per mille, servono per gli scopi associativi e paradossalmente non servono direttamente a Wikipedia: poi è chiaro che se si promuove una maratona di creazione voci il vantaggio per l’enciclopedia c’è lo stesso. Una differenza maggiore è che le cosiddette “donazioni liberali” a Wikimedia Italia, se fatte con tutti i crismi, sono deducibili dalle tasse, mentre quelle alla Wikimedia Foundation, cioè “a Wikipedia” non lo sono.

Detto tutto questo, voglio rassicurare chi per principio è contrario a Wikipedia. Se non la usate, non vi accorgerete delle richieste di soldi: non facciamo pubblicità in giro…

August 09, 2017

Avevo scritto questo testo quattro anni fa su istigazione di Giorgio Giunchi — lo trovate su http://public.it/semantica/html/interviste_fantascienza.html . Magari può farvi piacere (ri)leggerlo…

Douglas Adams. Foto di Diaa_abdelmoneim, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Douglas_Adams_San_Francisco.jpg

[Siamo in un pub. Douglas Noël Adams, DNA per gli amici, ha davanti a sé un paio di pinte di birra e una ciotola piena di noccioline: beve e mangia con metodicità, e ogni tanto facendo finta di nulla mette un po’ di noccioline in tasca. In sottofondo, la radio sta trasmettendo Yellow Submarine]

Io: Vedo che sta facendo incetta di noccioline.

DNA: Sì, sono pronto a partire per una vacanza. Come vede ho tutto qua con me [mi mostra il suo asciugamano: alcune delle tante macchie sembrano vivere di vita propria]. Le noccioline sono perfette per fare una scorta di sali prima di essere caricato da qualche astronave. Certo gli orari sono un po’ aleatori: quando finalmente costruiranno quello svincolo di cui si parla da chissà quanto, le cose saranno molto più semplici…

Io: In effetti mi pare di ricordare che lei non è mai stato bravo a districarsi nel traffico.

DNA: Però ho brevettato un sistema a colpo sicuro per togliersi dalle zone a traffico limitato e da tutti quei sensi unici. Basta iniziare ad andare sempre più veloce, finché si raggiunge la velocità di fuga e si esce dal pozzo gravitazionale cittadino. A quel punto ci si ferma, si cerca di capire dove ci si trova, e se proprio non si sa cosa fare il sistema migliore è seguire qualcuno che sembri aver chiaro il da farsi.

Io: E riesce davvero ad arrivare dove voleva?

DNA: No, però di solito scopro di essere arrivato dove dovevo arrivare. D’altra parte tutto è intimamente connesso, e un approccio olistico è il modo migliore per sfruttare tale interconnessione.

Io: Insomma, viviamo in un mondo difficile!

DNA: Macché! È praticamente innocuo!

Io: Buon viaggio, allora, anche se questa nostra conversazione mi sembra così improbabile…

DNA: Improbabile? [si ferma, estrae da una tasca qualcosa che non assomiglia quasi per nulla a una calcolatrice tascabile, guarda il display, gli dà una botta, lo sento mormorare qualcosa all’indirizzo della Sirius Cybernetic Company, finalmente ha un mezzo sorriso, rimette in tasca il dispositivo] Settecentoquarantadue contro uno, con la tendenza a crescere. Direi che ci siamo quasi, la Cuoredoro dovrebbe passare di qua entro qualche secondo…

[a questo punto non so esattamente cosa sia successo: ho starnutito, e quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più. Al suo posto un bigliettino: “Addio, e grazie per tutte le birre”. Il barista mi ha guardato molto male, e ho dovuto pagare tutto, anche le noccioline.]

June 23, 2017

Oggi Luca Sofri afferma che «c’è evidentemente un preponderante pensiero grillino/fattoquotidiano nella compilazione di molte pagine di Wikipedia sulla politica e l’attualità.» (Leggete per piacere tutto l’articolo, perché il suo ragionamento è un po’ più complesso).

Ora, è vero che su Wikipedia c’è sempre stata una componente di tifoseria politica varia, almeno da quando io ci collaboro (che è tanto tempo), e non è detto che le voci riescano a essere neutrali come dovrebbero. È anche vero che in questo momento storico i più arrabbiati sono i grillini/fattiquotidiani, e quindi è una cosa da aspettarsi: tanto per fare un esempio pratico, potete vedere questo intervento di doppia ripulitura (la prima frase tolta è di uno che ce l’ha con Grillo; ma le altre, a favore di M5S in generale, sono state inserite in maniera molto più subdola e sono purtroppo state presenti per mesi). Però quello che vedo io non mi sembra così eccessivamente filo-M5S. Può certo darsi che io guardi le pagine sbagliate, e sono pronto a riconoscere il mio errore se me lo fate notare. Qualcuno tra i miei ventun lettori mi saprebbe portare esempi pratici di voci che mostrano il pensiero grillino/fattoquotidiano?

Ah: «investire di più di quanto non si faccia in revisione, controllo e censura», come auspica Luca, significa investire in persone che si facciano un mazzo tanto per revisionare senza ottenerne alcun vantaggio pratico se non la soddisfazione personale di avere reso Wikipedia (e il mondo 🙂 ) un pochino migliore. Se qualcuno sa come fare, ce lo comunichi al più presto!

May 08, 2017

Giovanni De Mizio (wikipediano, tanto per chiarire) ha segnalato questa pagina dove Amy Osmond Cook (CEO di Osmond Marketing) scrive alcune considerazioni riguardo al fatto che la sua pagina su Wikipedia (in inglese) è stata cancellata dopo alcuni mesi che era sull’enciclopedia.

Io non entro nel merito delle cause addotte e dei consigli della signora Osmond Cook, anche per l’ottima ragione che non sono così addentro alle regole usate su en.wiki che sono diverse da quelle di it.wiki, anche sulle contribuzioni per commissione. Però una cosa la voglio far notare: la signora ha scritto “la mia pagina su Wikipedia. La frase originale è «After having my own page on the site for several months, one Wikipedia editor decided my page should be taken down.», quindi non ci sono dubbi. Ora, io capisco che la CEO di Osmond Marketing veda tutto come marchettaro, ma questo lapsus digitorum fa capire molte cose. Tu non hai la tua voce su Wikipedia: hai la voce su di te che è un concetto del tutto diverso. Puoi anche averla preparata tu (sconsigliato almeno da noi ma non vietato); puoi averla corretta tu (se aggiungi fonti terze affidabili, va più che bene); ma non è tua bensì della comunità. Se vuoi una voce tua te la metti sul tuo sito: a me pare ovvio, a tanti altri evidentemente no.

April 27, 2017

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

April 19, 2017

Ieri sulla Stampa è apparso un articolo che racconta delle edit war tra bot in Wikipedia. Traduzione per chi non è addentro: le edit war capitano quando una modifica a una voce dell’enciclopedia continua a venire inserita ed eliminata da due utenti che evidentemente hanno idee diverse su qual è la versione corretta; un bot (abbreviazione di robot) è un software che scandisce le pagine dell’enciclopedia per fare correzioni di tipo sintattico, come sostituire “perchè” con “perché”, che non hanno bisogno di molta attenzione umana e si possono fare automaticamente.

L’articolo riprende uno studio dello scorso febbraio sul comportamento dei bot nella versione in inglese di Wikipedia tra il 2001 e il 2010 (!), e poi continua con un esempio sull’edizione nostrana riguardo alla voce su papa Benedetto VIII, spiegando come «La sera del 28 febbraio è iniziata una lotta di correzioni reciproche tra due bot» sul fatto che i conti di Tuscolo siano “conti” con la minuscola o “Conti” con la maiuscola. I due bot sono “Yuma” e “Fra00”. Ora, mi pare troppo pretendere che qualcuno che non sia un contributore assiduo a Wikipedia in italiano sappia che qui da noi tutti i bot devono terminare con “bot” per poterli riconoscere al volo; però non mi pare troppo provare a vedere le due pagine utente per scoprire che Yuma e Fra00 sono due esseri umani in carne e ossa, e non dei bot. Ma forse ho capito male io: è l’articolo della Stampa ad essere stato scritto da un bot, che sarebbe quasi riuscito a passare il test di Turing se non fosse stato per quella svista…

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