it.planet.wikimedia

April 27, 2017

maurizio codogno

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

by maurizio codogno at April 27, 2017 09:46 PM

April 20, 2017

Wikimedia Italia

Burger King e The Verge: come non usare Wikipedia

panino_web

La scorsa settimana i media – non solo americani ma anche italiani, vedi per esempio Il Post, il Corriere della Sera, Il Giornale – hanno raccontato del risultato non esattamente entusiasmante di una pubblicità televisiva della catena di fast food americana Burger King. Il protagonista dello spot spiegava che in quindici secondi non si poteva spiegare come è fatto il Whopper (il loro panino principale), ma che forse si poteva fare qualcosa. A questo punto diceva “Ok Google, cos’è l’hamburger Whopper?” in modo che eventuali telefoni Android con l’assistente vocale attivato leggessero l’inizio della voce di Wikipedia che era stata opportunamente modificata in precedenza da tale utente “Fermachado123” (il nickname usato in altri siti dal responsabile marketing di Burger King Fernando Machado) per avere la lista degli ingredienti in puro formato pubblicitario.

Google, che non era stata informata della grande idea di Burger King, non ha preso bene la cosa, e dopo tre ore dalla prima apparizione dello spot ha fatto in modo che quella frase specifica finisse in una blacklist e quindi non desse alcun risultato. Quello che però non è stato pubblicizzato molto è cosa è esattamente successo su Wikipedia. Alcuni utenti hanno fatto una ricerca accurata controllando cosa fosse accaduto alla voce di Wikipedia. Otto giorni prima della messa in onda dello spot, due utenti (Burger King Corporation e Fermachado123) hanno modificato la voce, inserendo al suo inizio la lista degli ingredienti. Il primo tentativo è stato eliminato dopo meno di venti minuti; il secondo dopo un minuto e mezzo con il commento “ripristino testo enciclopedico sostituito da testo markettaro”; il terzo è stato solamente un po’ emendato ma ha resistito. Lo spot è stato trasmesso per la prima volta a mezzogiorno del 12 aprile: alle 12:12 c’è stata la prima modifica al testo, alle 12:15 la frase pubblicitaria era stata tolta, fino alle 12:38 ci sono state decine e decine di modifiche fino a che la pagina è stata temporaneamente protetta. Ma c’è di più. Il primo articolo che parla di questo spot, datato esattamente mezzogiorno del 12 aprile, è di The Verge, che nel testo aggiunge distrattamente “Relying on Wikipedia also opens up one other problem: anyone can edit it. The Verge modified the Whopper entry briefly, and Google Home began speaking the updated text only minutes later.” Sempre guardando la cronologia, scopriamo che in effetti tra l’intervento di Fermachado123 e la data dell’articolo e dello spot ci sono ancora state alcune modifiche. L’11 aprile, cioè il giorno prima della messa in onda dello spot, c’è stata una modifica della voce Whopper dove tra gli ingredienti erano aggiunti “bambini di dimensioni medie” e “cianuro”; anche in questo caso le modifiche erano state annullate un’ora dopo da un editor dell’enciclopedia che le aveva notate.

Che lezione si può trarre da questa storia? Innanzitutto qualcosa di positivo: Wikipedia possiede gli anticorpi contro le modifiche distruttive all’enciclopedia. Anche al di fuori del momento in cui la trasmissione dello spot ha dato il via a una guerra di modifiche che non poteva non essere notata, le altre modifiche sono state rapidamente corrette o eliminate. Ma ci sono anche note negative, e riguardano chi si vuol fare pubblicità su Wikipedia. Il comportamento di Burger King è indubbiamente stato deprecabile, e con ogni probabilità otterrà il risultato opposto a quanto desiderato. Ma The Verge non si è comportato tanto meglio, modificando il testo della voce Whopper per poter fare uno scoop. Il risultato di queste azioni è che i contributori di Wikipedia, anziché sfruttare il loro tempo per contribuire alla crescita della conoscenza, lo devono usare per riparare i danni altrui. Chissà, forse tutto questo è una metafora di quanto capita anche nella vita reale.

Nell’immagine: Uno degli hamburger di Burger King, di Mychal Stanley, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

L'articolo Burger King e The Verge: come non usare Wikipedia sembra essere il primo su .

by .mau. at April 20, 2017 10:32 AM

April 19, 2017

Wikimedia Italia

Wikipedia va a scuola grazie al vostro sostegno. Newsletter n. 144 del 19 aprile 2017

Wikimedia News - n. 144 - 19 aprile 2017

Lezione nell'ambito del progetto "Cesare Battisti e Wikipedia" svolto presso l'istituto Tecnico Economico Cesare Battisti di Bolzano. Foto di Niccolò Caranti - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

SMS Solidale: la cultura libera a scuola grazie al vostro supporto

Le donazioni raccolte attraverso la nostra campagna 2016 di SMS Solidale ci hanno permesso di portare Wikipedia in più scuole secondarie di secondo grado in Italia, senza alcun costo a carico degli istituti. Grazie alla generosità di chi ha scelto di supportare la nostra iniziativa, tanti studenti sono entrati per la prima volta in contatto con l’universo dei progetti wiki. Nell'articolo le testimonianze di alcuni docenti e alunni che hanno preso parte alle lezioni.

La Sala delle Oche del Palazzo Papale di Anagni. Foto di Livioandronico2013 - opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

La città dei Papi diventa wiki

Sabato 29 e domenica 30 aprile il Palazzo di Bonifacio VIII di Anagni aprirà le sue porte a wikipediani esperti e non, per una due giorni di formazione e scrittura sull'enciclopedia libera. L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra Wikimedia Italia, il Palazzo di Bonifacio VIII e Archeoares ed è patrocinata dal Comune di Anagni. Leggi nel post il programma dell'evento.


La tappa finale di #WikiTIM alla LUISS di Roma; prossima fermata Napoli

Massimo Mantellini interviene al corso di cartografia numerica al Polimi Lecco nell'ambito di #WikiTim. Foto di Niccolò Caranti - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

#WikiTIM è un progetto sviluppato da Wikimedia Italia e TIM, con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo della conoscenza digitale nel nostro Paese attraverso la sinergia tra la nota azienda, le Università e i progetti Wikimedia (primo tra tutti Wikipedia). A seguito delle esperienze di Urbino e Milano, #WikiTIM ha raggiunto la LUISS di Roma. Il percorso con gli studenti dei Master Specialistici LUISS Business School si concluderà venerdì 28 aprile con un momento ufficiale di pubblicazione delle nuove voci su Wikipedia. Il viaggio di #WIkiTIM procederà poi in direzione Napoli. Per saperne di più, leggi l'articolo sul nostro blog.


Un'editathon sul tema della fantascienza all'Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna

Locandina per l'editathon all'Archivio Videoludico di Bologna del 13 maggio 2017, realizzata da Francesca Ussani (WMIT) rielaborando uno scatto di Velthur - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'Archivio è il "luogo delle fonti" per eccellenza, un'istituzione di grande valore per la collettività ma soprattutto per i wikipediani, che trovano in questi spazi di studio e ricerca le informazioni utili per arricchire le voci della grande enciclopedia libera. Dall'incontro tra Wikimedia Italia e l'Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna è nata l'editathon che si terrà sabato 13 maggio negli spazi della Biblioteca Renzo Renzi. La maratona si concentrerà sul tema della fantascienza, a partire dalle riviste e dai libri raccolti nell'Archivio. Nell'articolo i dettagli per iscriversi all'evento.


Notizie dal mondo OpenStreetMap

Lo schema e i dettagli della composizione del sentiero CAI 150 in uno dei molti strumenti di OpenStreetMap a supporto della mappatura. Realizzato da Alessandro Palmas, opera propria, CC-BY-SA-4.0 o CC BY 2.5, via Wikimedia Commons

Sabato 15 aprile l'Associazione Dèi Camminanti di Vicopisano (PI) ha promosso un'escursione didattica sul sentiero CAI 150, con l'obiettivo di mappare e caricare i dati geografici del percorso su OpenStreetMap. Più di 30 persone hanno preso parte al cammino e registrato la traccia con apparecchiature GPS e smartphone. Al termine dell'escursione i partecipanti si sono riuniti presso la sala digitale del Circolo Ortaccio dove sono stati guidati dal cartografo Marco Barbieri nel caricamento sulla "Wikipedia delle mappe". All'evento hanno partecipato anche Alessandro Palmas, Project Manager OSM, e Susanna Giaccai, Coordinatrice Area Biblioteche per la regione Toscana.


Notizie dal mondo wiki

L’antica città di Ghadames in Libia, in pericolo a causa della guerra civile. Foto di Luca Galuzzi (Lucag) - opera propria, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

  • A partire dal 18 aprile è possibile partecipare all'UNESCO challenge, un contest di scrittura su Wikipedia lanciato da Wikimedia Svezia. I partecipanti alla competizione hanno un intero mese per migliorare e creare nuove voci sui siti dichiarati Patrimonio dell'Unesco. Per concorrere è necessario registrare il proprio nome utente a fianco della voce su cui si intende lavorare nella pagina principale del progetto; in palio per i vincitori fantastici premi dal Wikimedia Store.
  • La nuova versione di Wikimedia Commons android app è stata resa pubblica. La nuova release rende più semplice il caricamento di immagini su Wikimedia Commons direttamente dal cellulare, consentendo di evitare il passaggio delle fotografie su computer.
  • La Wikimedia Foundation, in collaborazione con 29 editori accademici e una rete di organizzazioni internazionali, annuncia l'Initiative for Open Citations (I40C). Il progetto prevede di rendere liberamente accessibili i dati bibliografici di modo che tutti possano facilmente verificare la fonte dell'informazione.


Appuntamenti e comunicazioni

Prossimi appuntamenti oltre a quelli già segnalati:

  • 21 aprile, Battipaglia (SA): Presentazione dei progetti Wikimedia presso il Liceo scientifico e linguistico statale E. Medi. Saranno presenti i soci Claudio Forziati (coordinatore regionale per la Campania), Alessandra Boccone, Tania Maio e Remo Rivelli.
  • 22 aprile, Bologna: banchetto informativo I Wikipediani rispondono, presso il quale alcuni soci e wikipediani (tra cui Giuseppe Profiti, Segretario Wikimedia Italia) saranno a disposizione per rispondere alle domande di curiosi e nuovi utenti dei progetti Wikimedia, oltre a informare sulle attività dell'associazione. Presso Biblioteca Salaborsa Caffè, dalle 15.30 alle 17 (pagina evento sul sito Salaborsa)
  • 23 aprile, Matera: in occasione della Giornata mondiale del libro, la Biblioteca Provinciale di Matera ospita un editathon dedicato al tema del confine: Luigi Catalani introdurrà all'uso delle piattaforme wiki e farà da wikifacilitatore a un gruppo di studenti del Liceo Ginnasio statale E. Duni di Matera.
  • 26 aprile, Potenza: nell'ambito di un seminario di aggiornamento per i docenti organizzato dal CIDI Potenza, ospitato dal Liceo scientifico G. Galilei e intitolato Didattiche disciplinari e strumenti digitali: una opportunità per i processi di insegnamento/apprendimento, Luigi Catalani presenta una relazione dal titolo Insegnare con Wikipedia: metodologie, competenze, buone pratiche e tiene un laboratorio su Come progettare un'attività didattica su Wikipedia.

source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_144

L'articolo Wikipedia va a scuola grazie al vostro sostegno. Newsletter n. 144 del 19 aprile 2017 sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 19, 2017 02:33 PM

Un’editathon sul tema della fantascienza all’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna

locandina_editathon_archivio_videoludico_bologna_ok

L’Archivio è il “luogo delle fonti” per eccellenza, un’istituzione di grande valore per la collettività ma soprattutto per i wikipediani, che trovano in questi spazi di studio e ricerca le informazioni utili per arricchire le voci della grande enciclopedia libera.
Dall’incontro tra Wikimedia Italia e l’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna è nata l’editathon che si terrà sabato 13 maggio negli spazi della Biblioteca Renzo Renzi.
La maratona si concentrerà sul tema della fantascienza, a partire dalle riviste e dai libri raccolti nell’Archivio. Nella scrittura delle voci i partecipanti potranno spaziare dal cinema, alla letteratura ai videogame affiancati da esperti wikipediani che li guideranno alla scoperta dell’enciclopedia libera.
L’editathon sarà preceduta da una visita alla biblioteca e da un breve corso di formazione, che si svolgerà in una delle sale cinematografiche della Cineteca.
La partecipazione all’intera giornata è gratuita: visita guidata e training sono a ingresso libero, mentre per l’editathon i posti sono limitati ed è necessaria la prenotazione.
Vi aspettiamo!

L'articolo Un’editathon sul tema della fantascienza all’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 19, 2017 12:50 PM

Si conclude #WikiTIM alla LUISS di Roma, prossima tappa a Napoli

wikitim_-_polimi_lecco_-_mantellini_web

#WikiTIM è un progetto sviluppato da Wikimedia Italia e TIM, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della conoscenza digitale nel nostro Paese attraverso la sinergia tra la nota azienda, le Università e i progetti Wikimedia (primo tra tutti Wikipedia).
A seguito delle esperienze di Urbino e Milano – che hanno portato alla creazione di 18 nuove voci dell’enciclopedia online, arricchite da immagini dell’Archivio Storico TIM di Torino – #WikiTIM ha raggiunto la LUISS di Roma.
Gli studenti dei Master Specialistici LUISS Business School sono stati coinvolti in un percorso formativo volto a migliorare voci relative ai temi di approfondimento tipici della Scuola, in particolare l’Economia, il Marketing e la Finanza.
Il percorso si concluderà venerdì 28 aprile a partire dalle ore 11,30 con un momento ufficiale di pubblicazione delle nuove voci su Wikipedia che si terrà nella Sala da Ballo del Campus Luiss presso Villa Blanc in via Nomentana 216 a Roma.
Il viaggio di #WIkiTIM procederà poi in direzione Napoli dove, nei prossimi mesi, saranno coinvolti gli studenti della facoltà di Ingegneria Informatica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Nell’immagine: Massimo Mantellini interviene al corso di cartografia numerica al Polimi Lecco nell’ambito di #WikiTim. Foto di Niccolò Caranti – opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'articolo Si conclude #WikiTIM alla LUISS di Roma, prossima tappa a Napoli sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 19, 2017 12:23 PM

La città dei Papi diventa wiki

palazzo_papale_anagnisala_delle_oche_new

Sabato 29 e domenica 30 aprile il Palazzo di Bonifacio VIII di Anagni aprirà le sue porte a wikipediani esperti e non, per una due giorni di formazione e scrittura sull’enciclopedia libera. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Wikimedia Italia, il Palazzo di Bonifacio VIII e Archeoares ed è patrocinata dal Comune di Anagni.
Il programma della due giorni prevede una visita guidata dalla Direttrice Federica Romiti e un workshop formativo, che vedrà coinvolti esperti wikipediani insieme agli operatori del Museo, che aiuteranno i partecipanti a ripercorrere la storia della città e del famoso Palazzo dello “schiaffo”.
Seguirà la editathon vera e propria che si terrà in più sale dell’edificio storico: ciascun wikipediano potrà scegliere la “cornice” che più si addice alla propria tematica di approfondimento, calandosi completamente nella storia del Palazzo e della città.
L’evento è gratuito, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Gli iscritti potranno godere di diverse agevolazioni, sia per i pranzi che per il pernottamento nella città di Anagni: un’occasione per scoprire le bellezze artistiche e naturali della Ciociaria. I dettagli sulle convenzioni saranno disponibili a breve sulla pagina Facebook dell’evento.

Nell’immagine: La Sala delle Oche del Palazzo Papale di Anagni. Foto di Livioandronico2013 – opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

L'articolo La città dei Papi diventa wiki sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 19, 2017 12:14 PM

SMS Solidale: la cultura libera a scuola grazie al vostro supporto

progetto_cesare_battisti_e_wikipedia_a_bolzano_05

Le donazioni raccolte attraverso la nostra campagna 2016 di SMS Solidale ci hanno permesso di portare Wikipedia in più scuole secondarie di secondo grado in Italia, senza alcun costo a carico degli istituti.
Grazie alla generosità di chi ha scelto di supportare la nostra iniziativa, diversi studenti sono entrati per la prima volta in contatto con l’universo dei progetti wiki.
I nostri volontari, wikipediani esperti e formati, hanno portato nelle classi le loro conoscenze trasmettendo i valori del movimento Wikimedia, l’importanza dell’analisi critica delle fonti, cartacee e online, la capacità di produrre testi in stile enciclopedico, le regole alla base del diritto d’autore, la conoscenza delle licenze libere Creative Commons e la capacità di lavorare in un ambiente collaborativo.

brochure_offerte_formative_wikimedia_italia_2017

Le copertine delle due brochure realizzate da Wikimedia Italia, che presentano l’offerta formativa per le scuole secondarie di primo e secondo grado.

“Grazie a questo corso ho scoperto tutto su Wikipedia! – ci ha detto uno degli studenti che hanno preso parte alle lezioni – Wikipedia mi è sempre servita come strumento per farmi un’idea generale su qualcosa. Prima di oggi, però, non avevo mai pensato di scrivere una voce. Vedevo che c’era il tasto “Modifica”, però non mi sono mai sentita in grado di farlo. Oggi ho capito che è una cosa alla portata di tutti e da oggi posso cominciare a contribuire anche io.”

La collaborazione è uno dei principi base di Wikipedia, che la distingue da tutte le altre enciclopedie: tutti possono accedere alle informazioni, ma hanno anche la possibilità di modificarle e arricchirle, mettendo in rete le proprie conoscenze.
Questo è uno degli aspetti più apprezzati dai docenti che hanno partecipato ai nostri corsi: “Quello di Wikipedia è un metodo di lavoro molto costruttivo perché si tratta di un processo di scrittura collaborativa – ci ha detto un insegnante – questo metodo è più efficace rispetto alla stesura delle tesine individuali che solitamente assegniamo agli allievi e che rischiano di rimanere chiuse nei nostri cassetti. Il corso di Wikimedia Italia mi ha fatto ripensare ai nostri metodi didattici. Da ultimo, si trasmette l’idea di creazione di un bene comune. Creare qualcosa che ha valore per se stessi, ma anche per tutti gli altri. Un messaggio importante per i ragazzi di questa età.”
Queste parole non possono che rafforzare la nostra convinzione e il nostro impegno a portare Wikipedia e i progetti fratelli nelle scuole.
Le donazioni raccolte ci hanno permesso di realizzare anche due brochure illustrative, che distribuiremo nelle scuole italiane per sensibilizzare i docenti al tema della cultura libera e presentare la nostra offerta formativa.
Grazie a chi ci ha sostenuto!

Nell’immagine: lezione nell’ambito del progetto “Cesare Battisti e Wikipedia” svolto presso l’istituto Tecnico Economico Cesare Battisti di Bolzano. Foto di Niccolò Caranti – opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'articolo SMS Solidale: la cultura libera a scuola grazie al vostro supporto sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 19, 2017 09:44 AM

Notiziole di .mau.

A chi facciamo il test di Turing?

Ieri sulla Stampa è apparso un articolo che racconta delle edit war tra bot in Wikipedia. Traduzione per chi non è addentro: le edit war capitano quando una modifica a una voce dell’enciclopedia continua a venire inserita ed eliminata da due utenti che evidentemente hanno idee diverse su qual è la versione corretta; un bot (abbreviazione di robot) è un software che scandisce le pagine dell’enciclopedia per fare correzioni di tipo sintattico, come sostituire “perchè” con “perché”, che non hanno bisogno di molta attenzione umana e si possono fare automaticamente.

L’articolo riprende uno studio dello scorso febbraio sul comportamento dei bot nella versione in inglese di Wikipedia tra il 2001 e il 2010 (!), e poi continua con un esempio sull’edizione nostrana riguardo alla voce su papa Benedetto VIII, spiegando come «La sera del 28 febbraio è iniziata una lotta di correzioni reciproche tra due bot» sul fatto che i conti di Tuscolo siano “conti” con la minuscola o “Conti” con la maiuscola. I due bot sono “Yuma” e “Fra00”. Ora, mi pare troppo pretendere che qualcuno che non sia un contributore assiduo a Wikipedia in italiano sappia che qui da noi tutti i bot devono terminare con “bot” per poterli riconoscere al volo; però non mi pare troppo provare a vedere le due pagine utente per scoprire che Yuma e Fra00 sono due esseri umani in carne e ossa, e non dei bot. Ma forse ho capito male io: è l’articolo della Stampa ad essere stato scritto da un bot, che sarebbe quasi riuscito a passare il test di Turing se non fosse stato per quella svista…

by .mau. at April 19, 2017 07:49 AM

April 06, 2017

Wikimedia Italia

Il progetto di una Wikizionariana: un dizionario etimologico multilingue in forma grafica e interattiva

door

L’enorme quantità di informazioni contenuta nei progetti Wikimedia è una miniera pronta ad essere sfruttata in modo creativo e innovativo.
Dall’interesse verso l’etimologia e i progetti open source di Ester Pantaleo, freelance italiana specializzata in data science, è nato lo scorso anno Etytree  (da ‘etymology’ + ‘tree’), un dizionario interattivo in forma grafica per la visualizzazione dell’etimologia delle parole, basato sui dati contenuti nel Wiktionary inglese. Wikimedia Foundation ha ritenuto il progetto interessante e lo ha supportato inizialmente con un grant.

Quando sento una nuova parola, in italiano o in un’altra lingua, mi chiedo sempre da dove derivi, per memorizzarla e per capirne il significato. – racconta Ester – Cerco la parola su un dizionario etimologico, spesso il Wikizionario, quindi visualizzo un albero con tutte le connessioni con altre parole che già conosco e che hanno la stessa radice: questo metodo mi aiuta ad imparare nuove parole e a memorizzarle con più velocità. Data la mia esperienza nella ricerca e nella programmazione ho pensato di realizzare io stessa uno strumento per la visualizzazione dell’etimologia in grado di creare un albero genealogico delle parole. L’etimologia nel Wiktionary inglese è scritta in modo tale per cui un algoritmo può estrarre abbastanza facilmente le relazioni etimologiche dalle sezioni dedicate. In 6 mesi ho lavorato alla realizzazione di una prima versione di Etytree, che è disponibile online (in versione BETA) sul sito Wikimedia Labs.

Sulla piattaforma l’utente può inserire nella barra di ricerca la parola di cui vuole ricercare l’etimologia. Una volta premuto il tasto invio, si accede a una pagina di disambiguazione in forma visuale; una volta individuata la parola esatta a cui è interessato, con un doppio click sul nodo accanto alla parola l’utente può visualizzare tutti i lemmi che sono etimologicamente connessi.
Al momento il database di Etytree contiene più di 6 milioni di parole in quasi 3500 lingue; la maggior parte dei lemmi disponibili sono inglesi, ma sono già presenti oltre 50000 parole italiane.

Il tool è funzionante, ma va certamente migliorato, perché la visualizzazione contiene molti dati e alcune imperfezioni nell’algoritmo di estrazione – aggiunge Ester  – Per questo sto chiedendo a Wikimedia Foundation un rinnovo del ‘grant’ per poter lavorare ancora 8 mesi sul progetto, in modo tale da raggiungere un risultato finale simile a quello visualizzato in questa demo”.

I progetti vengono finanziati dalla Wikimedia Foundation se ricevono il supporto della comunità. Se pensate che Etytree possa essere un ausilio per l’apprendimento delle lingue o anche semplicemente per ampliare in modo piacevole le vostre conoscenze, potete supportare il progetto di Ester a questo link, effettuando il login alla piattaforma e aggiungendo un commento alla fine della pagina.

L'articolo Il progetto di una Wikizionariana: un dizionario etimologico multilingue in forma grafica e interattiva sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 06, 2017 09:12 AM

April 05, 2017

Wikimedia Italia

Il tuo 5X1000 a Wikimedia Italia. Newsletter n. 143 del 5 aprile 2017

Wikimedia News - n. 143 - 5 aprile 2017

Banner 5x1000 (anno 2017). Realizzato da Francesca Lissoni (WMIT) - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Il tuo 5x1000 a Wikimedia Italia per il sapere libero

Da 10 anni Wikimedia Italia - con il supporto della sua vasta rete di volontari - lavora per diffondere la cultura libera nel nostro Paese, promuovendo i progetti di Wikimedia Foundation e collaborando con scuole, università, musei, fondazioni, archivi e altre importanti istituzioni.
Nel 2016 abbiamo raggiunto tanti traguardi, ma non vogliamo fermarci qui: per questo abbiamo bisogno di voi.
Donando il vostro cinque per mille a Wikimedia Italia, ci aiuterete a garantire al maggior numero di persone l’accesso alla conoscenza e a creare le condizioni per permettere a chiunque di condividere il sapere. Quando consegnerai la tua dichiarazione dei redditi, firma nel riquadro "sostegno al volontariato" e scrivi il codice fiscale: 94039910156.
La cultura è di tutti!

Estrazione dei civici dell'Emilia Romagna da editor JOSM. Elaborazione di Alessandro Palmas, opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L’Emilia Romagna supera il milione di numeri civici su OpenStreetMap

Oltre a seguire le normali attività di mappatura, alcuni degli utenti OpenStreetMap si dedicano a compiti straordinari: tra questi, ricade sicuramente l’importazione dei numeri civici. Questa settimana la comunità OpenStreetMap ha raggiunto un traguardo importante per l’Emilia Romagna: di circa un milione e settecentomila civici pubblicati in open data dalla regione nel 2016, ben 1.234.000 sono ora importati sulla piattaforma OSM. Si tratta della prima regione italiana che supera la soglia del milione. Per approfondire leggi l'articolo sul nostro blog.


Siete pronti per l’Assemblea dei Soci Wikimedia Italia a Napoli?

La facciata del Palazzo delle Arti di Napoli. Foto di Pinotto992 - opera propria, public domain, via Wikimedia Commons.

Sabato 8 aprile presso il Palazzo delle Arti di Napoli si terrà la prima Assemblea dei Soci Wikimedia Italia per il 2017. Il programma completo dell’incontro è pubblicato sulla pagina wiki dell’Assemblea. In attesa di incontrarvi, vi ricordiamo di confermare la vostra partecipazione compilando l'apposito modulo su Eventbrite e di leggere l’ordine del giorno dell’incontro, suggerendo eventuali integrazioni nella pagina di discussione. Vi ricordiamo inoltre che si svolgeranno quest’anno le elezioni per il rinnovo parziale del consiglio direttivo: le candidature pervenute sono pubblicate a questo link. Solo i soci in regola con la quota di iscrizione 2017 potranno votare; chi non potrà essere presente ha la possibilità di delegare il proprio voto a un altro socio, compilando e inviando il seguente modulo. Ora vi manca solo la valigia: ci vediamo a Napoli!


Web e libertà di espressione: il nostro portavoce al convegno promosso da Università Bicocca e Bocconi

I server della Wikimedia Foundation. Foto di By VGrigas (WMF) - opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il nostro portavoce Maurizio Codogno interverrà venerdì 7 aprile nell’ambito del convegno “Libertà di espressione e post-verità nella società dell’algoritmo”, che si terrà dalle 11,00 alle 19,00 presso l’Università degli Studi Bicocca a Milano. Il dibattito – che vedrà il coinvolgimento di importanti giuristi, giornalisti e comunicatori, nonché di un rappresentante dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) – ha l’obiettivo di individuare nuovi percorsi per tutelare la libertà di espressione nell’era di internet e dei social network, a partire da un’analisi dei meccanismi di responsabilità e di formazione dell’opinione pubblica. Leggi qui il programma completo dell’evento.


Notizie dal mondo OpenStreetMap

Il XIII appuntamento Maptime Milano “Mapping for cultural heritage” realizzato in collaborazione con Wikimedia Italia, ItaliaPolimappers e GisTonic Milano. Foto di Alessandro Palmas, opera propria, CC-BY-SA-4.0 o CC BY 2.5, via Wikimedia Commons

  • Mapping for cultural heritage, la sessione di Mapathon che si è tenuta lo scorso 30 marzo presso Maptime Milano ha visto la presenza di circa 30 persone più alcuni contributi da remoto attraverso il Tasking Manager appositamente attivato. All'evento hanno partecipato anche numerosi studenti di svariate nazionalità. La maratona di mappatura è iniziata alle ore 16 e si è conclusa in tarda serata, dopo una sosta per un pizza, con l'inserimento su OSM di 3300 nodi, 424 poligoni e più di 300 edifici.
  • L'ufficio del turismo di Digne-les-Bains, città del Nord della Provenza, ha realizzato una nuova mappa per i visitatori utilizzando i dati geografici di OpenStreetMap.


Notizie dal mondo Wiki

Facts matter. Di ZMcCune - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

  • Wikipedia viene aggiornata circa 350 volte al minuto da più di 50,000 volontari in tutto il mondo che si impegnano a verificare che le informazioni siano attendibili e fondate: il report annuale 2016 di Wikimedia Foundation celebra questa attività con il titolo Facts matter
  • Nel corso dell'evento che si è svolto lo scorso 29 gennaio nella città indiana di Bhubaneswar, hanno preso avvio una serie di nuovi progetti per celebrare i due anni di Odia Wikisource. Tra questi, la digitalizzazione di antichi manoscritti e testi liberi da diritto d'autore così come l'ampliamento di Wikitionary per la registrazione della pronuncia corretta delle parole.
  • Il progetto MedinaPedia ha raggiunto e superato l'obiettivo di pubblicare 150 nuove voci sui monumenti storici e artistici della città di Medina. A tre anni dall'inizio del progetto si contano più di 400 nuove voci in 5 lingue differenti e un totale di 5000 foto aggiunte su Wikimedia Commons.


Appuntamenti e comunicazioni

Prossimi appuntamenti oltre a quelli già segnalati:


source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_143

L'articolo Il tuo 5X1000 a Wikimedia Italia. Newsletter n. 143 del 5 aprile 2017 sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 05, 2017 01:13 PM

L’Emilia Romagna supera il milione di numeri civici su OpenStreetMap

civici_emilia_romagna

Oltre a seguire le normali attività di mappatura, alcuni degli utenti OpenStreetMap si dedicano a compiti straordinari: tra questi, ricade sicuramente l’importazione dei numeri civici. La presenza dei numeri civici in OSM è molto importante per i molteplici utilizzi a cui si presta: riuscire a risolvere il “geocoding” (ossia ottenere le coordinate o visualizzare su una mappa un determinato indirizzo) può servire a cercare i riferimenti per consegnare un pacco, a raggiungere un’attività commerciale ma anche a portare soccorso a chi chiede aiuto.

Questa settimana la comunità OpenStreetMap ha raggiunto un traguardo importante per l’Emilia Romagna: di circa un milione e settecentomila civici pubblicati in open data dalla regione nel 2016, ben 1.234.000 sono ora importati sulla piattaforma OSM. Si tratta della prima regione italiana che supera la soglia del milione.

Attualmente, gli utenti OSM stanno lavorando anche sulla città di Torino: nelle scorse settimane sono stati aggiunti più di 110.000 civici a quelli già mappati.

Nell’immagine: Estrazione dei civici dell’Emilia Romagna da editor JOSM. Elaborazione di Alessandro Palmas, opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'articolo L’Emilia Romagna supera il milione di numeri civici su OpenStreetMap sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 05, 2017 09:45 AM

April 03, 2017

Wikimedia Italia

Il liberty di Como su Wikipedia con l’editathon a Villa Bernasconi

editathon_a_villa_bernasconi

Sabato 1 aprile Villa Bernasconi, splendida dimora storica a Cernobbio, ha ospitato per la prima volta una maratona di scrittura su Wikipedia volta a valorizzare il patrimonio storico-artistico locale, con particolare accento sulle ville liberty del territorio comasco.
La villa – nella quale risiedeva la famiglia Bernasconi, nota per aver dato avvio a un’importante azienda locale di tessitura serica – è oggi di proprietà del Comune di Cernobbio che, assieme alla cooperativa Mondovisione di Cantù, ha deciso di dare una seconda vita alla residenza attraverso il progetto Liberty Tutti, finanziato da Fondazione Cariplo.
In particolare, l’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere un processo di riqualificazione innovativo e inclusivo, orientato a rendere la Villa uno spazio polifunzionale, attivo e aperto ai giovani in grado di ospitare eventi, mostre, laboratori e performance.
La maratona di scrittura organizzata con Wikimedia Italia fa parte di questo percorso e ha riscontrato l’interesse di molti giovani locali che sabato, per la prima volta, hanno contribuito al miglioramento dell’enciclopedia online.
Più di 20 partecipanti, per lo più alle prime armi, si sono cimentati nella modifica o nella scrittura di nuovi voci riguardanti lo stile liberty nelle ville del comasco, le Tessiture Bernasconi, Villa Bernasconi e la città di Cernobbio, guidati da wikipediani esperti e dallo storico dell’arte Paolo Vanoli.
Lo studioso, attivo nel progetto Liberty Tutti, ha fornito utili informazioni ai presenti circa la storia di Cernobbio e delle località limitrofe e li ha aiutati a utilizzare in modo corretto le fonti a disposizione, provenienti da più biblioteche del territorio.
La ricchezza e la qualità dei testi messi a disposizione ha permesso di modificare più articoli inserendo informazioni su argomenti differenti: dalla storia della città e della Villa negli anni della Resistenza alla descrizione delle leggere architetture liberty che caratterizzano le residenze del comasco.
Il risultato è stato più che soddisfacente: i partecipanti hanno modificato 20 voci (di cui 8 create ex novo) e hanno espressamente richiesto, al termine della maratona, di ripetere al più presto l’esperienza in modo da continuare e approfondire il lavoro svolto.
A questo link potete visualizzare l’elenco delle voci create e modificate nel corso dell’evento e l’elenco completo degli utenti che hanno partecipato.

Nell’immagine: Sessione formativa prima dell’editathon a Villa Bernasconi. Foto di Dario Crespi (opera propria), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'articolo Il liberty di Como su Wikipedia con l’editathon a Villa Bernasconi sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at April 03, 2017 12:42 PM

March 31, 2017

Wikimedia Italia

Web, copyright e libertà di espressione: ne discutiamo venerdì 7 aprile a Milano

wikimedia_foundation_servers_2015-86_web

La libertà di espressione è un diritto fondamentale, da cui discendono importanti responsabilità nei confronti di terzi: poiché può essere usato anche per la diffusione di informazioni false o diffamazioni, occorre assicurare al contempo la sua fruizione da parte di chiunque e il controllo contro gli abusi.
La tutela della libertà di espressione è divenuta materia complessa con la nascita e lo sviluppo di internet e, in tempi più recenti, dei social media che hanno reso necessaria l’introduzione di nuovi ordinamenti normativi e interpretazioni dei codici esistenti.
Anche l’avvento di piattaforme collaborative e open source, come Wikipedia e i progetti wiki, che vengono utilizzate come fonte di informazione da un pubblico più ampio di quello delle principali testate quotidiane rappresenta un tema di discussione e di dibattito di grande attualità.
Su queste importanti tematiche il nostro portavoce Maurizio Codogno è stato invitato ad esprimersi nell’ambito del convegno “Libertà di espressione e post-verità nella società dell’algoritmo”, che si terrà venerdì 7 aprile dalle 11,00 alle 19,00 presso l’Aula Martini dell’Edificio U6 dell’Università degli Studi Bicocca in Piazza dell’Ateneo Nuovo 1 a Milano.
Il convegno – oltre ai docenti delle Università Bicocca e Bocconi che hanno organizzato e promosso l’appuntamento – vedrà il coinvolgimento di importanti giuristi, giornalisti e comunicatori, nonché di un rappresentante dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).
A questo link è pubblicato il programma completo dell’evento, che sarà organizzato in due sessioni: al mattino si parlerà di “Libertà di espressione e formazione dell’opinione pubblica nell’era dei social network” mentre al pomeriggio, a partire dalle ore 15,00 si terrà la sessione “Responsabilità e nuovi modelli di business nella società dell’informazione digitale”, nell’ambito della quale sarà collocato l’intervento di Wikimedia Italia.
Il convegno è in fase di accreditamento presso l’Ordine degli avvocati di Milano; per informazioni e iscrizioni si prega di contattare Serena Sileoni all’indirizzo serena.sileoni@unimib.it

Nell’immagine: I server della Wikimedia Foundation. Foto di VGrigas, WMF (opera propria), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

L'articolo Web, copyright e libertà di espressione: ne discutiamo venerdì 7 aprile a Milano sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 31, 2017 09:27 AM

March 30, 2017

Wikimedia Italia

Wiki Loves Toscana: la premiazione sabato 1 aprile a Bibbiena

ponte_romanico_di_serravalle_bibbiena

Si svolgerà sabato 1 aprile alle ore 11 presso la Saletta del Consiglio del Comune di Bibbiena la premiazione di Wiki Loves Toscana, il premio locale del concorso fotografico Wiki Loves Monuments Italia.
La foto vincitrice del contest regionale per l’edizione 2016 è stata scattata proprio nel Comune di Bibbiena: per questo il coordinamento locale di Wikimedia Italia, in accordo con l’amministrazione, ha voluto promuovere proprio nel paese una cerimonia di premiazione dei primi tre classificati.
L’evento si aprirà con i saluti istituzionali e una presentazione di Wikimedia Italia e dei principali progetti promossi dall’Associazione, tra cui Wikipedia e Wikimedia Commons.
Seguirà la premiazione dei vincitori di Wiki Loves Toscana, con la presentazione delle foto vincitrici del concorso sia a livello locale che nazionale.
Le tre foto premiate sono pubblicate con licenza libera su Wikimedia Commons, le trovate a questo link.

Nell’immagine: Ponte romanico a Serravalle, Comune di Bibbiena (AR) di Giuseppe Bocci (opera propria), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L'articolo Wiki Loves Toscana: la premiazione sabato 1 aprile a Bibbiena sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 30, 2017 10:34 AM

March 27, 2017

Wikimedia Italia

Wikipediani al Museo della Guerra: 19 voci nuove e migliorate e più di 70 fotografie caricate su Wikimedia Commons

edit-a-thon_al_museo_storico_italiano_della_guerra_-_marzo_2017_-_group_photo

Sabato 25 marzo il Museo Storico della Guerra, ospitato nel suggestivo Castello di Rovereto (TN), ha aperto le porte ai volontari wikipediani per una giornata all’insegna della conoscenza condivisa.
In mattinata i 30 partecipanti all’iniziativa, guidati dagli operatori museali, hanno visitato gli spazi del Castello e le collezioni del Museo fotografando le sale e gli oggetti in esposizione.
Più di 70 scatti sono stati caricati  su Wikimedia Commons, il grande database multimediale connesso a Wikipedia: grazie all’impegno e alla passione dei volontari, le immagini del Castello e della collezione del Museo sono ora disponibili online e accessibili a chiunque in tutto il mondo. Inoltre, le fotografie potranno arricchire in futuro voci enciclopediche in tutte le lingue riguardanti la Grande Guerra o la città di Rovereto.
L’evento è proseguito nel pomeriggio con la premiazione della prima edizione di Wiki Loves Trentino, il concorso locale connesso a Wiki Loves Monuments che ha visto trionfare lo scatto di Ivano Igini “Barca in sosta”, realizzato presso l’area protetta del Lago d’Idro.
A seguire, si è tenuta una sessione di scrittura su Wikipedia (editathon), a cui hanno partecipato circa 20 volontari insieme agli addetti del Museo.
Il personale dell’istituzione è stato formato dai wikipediani più esperti e ha collaborato alla creazione e all’ampliamento di 19 articoli relativi al Museo e agli oggetti della collezione.
Alla maratona hanno partecipato anche due docenti e tre studenti delle scuole medie che si sono registrati su Wikipedia  e per la prima volta hanno modificato le pagine dell’enciclopedia libera e lavorato su Wikidata.
Ci auguriamo che la collaborazione con il Museo – iniziata grazie all’impegno dei soci Wikimedia di Trentino Alto Adige Wiki, attivi a livello locale – proseguirà in futuro e ci consentirà di portare la storia e la memoria della Grande Guerra su Wikipedia e sui progetti fratelli Wikimedia.

Nell’immagine: Editathon al Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Foto di gruppo in Piazza Podestà con il mortaio austro-ungarico Skoda da 30,5. Di Niccolò Caranti – opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L'articolo Wikipediani al Museo della Guerra: 19 voci nuove e migliorate e più di 70 fotografie caricate su Wikimedia Commons sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 27, 2017 11:17 AM

March 23, 2017

Wikimedia Italia

Appuntamento a Napoli con l’Assemblea WMI. Newsletter n. 142 del 23 marzo 2017

Wikimedia News - n. 142 - 23 marzo 2017

Assemblea Wikimedia Italia a Modena, marzo 2015. Foto di Dario Crespi - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L'Assemblea dei Soci Wikimedia Italia sabato 8 aprile a Napoli

Si terrà sabato 8 aprile la prima Assemblea dei soci Wikimedia Italia per l’anno 2017; la riunione sarà ospitata presso la Sala Di Stefano del Palazzo delle Arti di Napoli in Via dei Mille 60. L’Assemblea sarà come sempre un’occasione di scambio aperta a tutti, soci WMI ma anche amici e famigliari interessati a conoscere meglio le attività dell’Associazione e le future linee di sviluppo. Leggi il post per saperne di più.

La Sezione Artiglierie del Museo Guerra di Rovereto. Foto di M.cavicchioli, opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Una giornata wiki al Museo della Guerra di Rovereto

Il Museo Storico Italiano della Guerra è sempre più “aperto”: dopo aver ospitato i soci Wikimedia Italia in occasione dell’Assemblea di dicembre 2016, l’istituzione riapre le porte agli appassionati dei progetti wiki. Sabato 25 marzo il Museo, che ha sede nel Castello quattrocentesco di Rovereto, ospiterà una wikigita, una maratona di scrittura su Wikipedia e la premiazione della prima edizione di WLTrentino, il contest locale di Wiki Loves Monuments Italia 2016. Segui il link per saperne di più.


A Cernobbio un’editathon per valorizzare il patrimonio locale

Villa Bernasconi a Cernobbio. Foto di Ele di Como - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

La città di Cernobbio porta le eccellenze del territorio su Wikipedia: sabato 1 aprile si terrà presso Villa Bernasconi la prima maratona di scrittura volta a valorizzare i beni culturali della località turistica situata sul lago di Como. La giornata è promossa da Wikimedia Italia in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Cernobbio e la Cooperativa Sociale Mondovisione, nell’ambito del progetto Liberty Tutti, finanziato da Fondazione Cariplo. Scopri di più nel post.


Prosegue il tour degli scatti Wiki Loves Monuments 2016: tappa a Cernusco sul Naviglio e Osnago

Raggio di sole nella fontana - Giardino Inglese, Palermo (PA). Foto di Cristiano Drago - opera propria,CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Partita il 10 marzo da Asti, la mostra di Wiki Loves Monuments 2016 continua il suo viaggio in Italia e arriva in Lombardia. Gli scatti dell’edizione italiana 2016 del concorso saranno esposti dal 22 al 31 marzo a Cernusco sul Naviglio, presso la sede della Banca di Credito Cooperativo, mentre dal 2 al 18 aprile raggiungeranno la città di Osnago. Scopri di più nel post.


Mapping for cultural heritage: maratona di mappatura sui beni culturali a Milano

Arco d’ingresso a Corte Sant’Andrea, frazione di Senna Lodigiana. Foto di Arbalete, opera propria, CC BY-SA 3.0 o GFDL, via Wikimedia Commons.

Si terrà giovedì 30 marzo a partire dalle 16,00 presso la sede di Opendot in via Tertulliano 70 a Milano il XIII appuntamento Maptime Milano “Mapping for cultural heritage” realizzato in collaborazione con Wikimedia Italia, ItaliaPolimappers e GisTonic Milano. La maratona di mappatura e editing su OpenStreetMap si concentrerà in particolare sulla raccolta di dati geografici relativi a beni culturali, focalizzandosi in particolare sul piccolo borgo di Corte Sant’Andrea, in provincia di Lodi. Segui il link per saperne di più.


I nostri rapporti con la comunità internazionale

Wikimedia Conference 2016. Foto di Jason Krüger per Wikimedia Deutschland e.V. (Jason Krüger), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Dal 31 marzo al 2 aprile si terrà a Berlino la Wikimedia Conference: il raduno annuale dei capitoli Wikimedia, a cui prenderanno parte anche diversi rappresentanti di Wikimedia Foundation. Per Wikimedia Italia saranno presenti Lorenzo Losa (presidente Wikimedia Italia), Luca Martinelli (responsabile dei progetti Wikimedia Italia), Giuliana Mancini (direttrice esecutiva Wikimedia Italia) e Camelia Boban (socia Wikimedia Italia e membro AffCom). Tra gli argomenti di dibattito alla WikiCon anche la definizione della strategia del movimento per i prossimi 15 anni: su questo importante tema, tutti gli utenti dei progetti Wikimedia sono chiamati ad esprimere il proprio parere unendosi alla discussione in corso. Per richieste di supporto e chiarimento sulle modalità di partecipazione, è possibile contattare Niccolò Caranti.


Notizie dal mondo OpenStreetMap

Levanto. Foto di Davide Papalini, opera propria, GFDL, CC-BY-SA-3.0 o CC BY 2.5, via Wikimedia Commons

  • Dal 7 al 9 aprile si terrà in Liguria a Levanto, Bonassola e Framura la prima edizione del Festival delle Geografie. L’iniziativa prevede un ricco calendario di convegni e workshop che metteranno in connessione geografi “tradizionali” e mappatori digitali.
Wikimedia Italia ha supportato la realizzazione dell’iniziativa e sarà presente venerdì 7 aprile alle ore 18,00 con un intervento su OpenStreetMap intitolato “La cartografia nell’epoca degli smartphone” che si terrà presso l’Ospitalia del Mare a Levanto.
  • Facebook vuole importare in OpenStreetMap nuove strade per nazioni come la Thailandia, dopo averle ottenute attraverso l'analisi delle foto satellitari di DigitalGlobe.


Notizie dal mondo Wiki

Geography of Hope. Di Ken Hammond - opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

  • Il 14 marzo Wikimedia Foundation, insieme ad altre 50 organizzazioni, ha sottoscritto l'amicus brief di supporto alla causa intentata dallo Stato delle Hawaii contro Donald Trump. Il trattato conferma la posizione già espressa da WMF in risposta all'ordine esecutivo firmato da Trump, volto a limitare l'accesso negli Stati Uniti sulla base della nazione di provenienza.
  • Wikimedia Foundation ha apportato alcune modifiche alla sua non-discrimination policy. I precedenti accordi furono stipulati nel 2006 e, fino ad oggi, erano rimasti invariati. I recenti aggiornamenti includono una più esplicita protezione per alcune specifiche categorie come veterani, militari e donne in stato di maternità così come una più ampia accezione della definizione di disabilità, sia fisica che mentale.
  • La storia di Graham Pearce, wikipediano non vedente, è già un modello per molti. Vincendo le difficoltà legate al suo deficit fisico, da undici anni Graham scrive su Wikipedia e, ad oggi, trascorre in media dalle sei alle otto ore al giorno per rendere la piattaforma più fruibile e corretta possibile. Un'importante dimostrazione del fatto che chiunque può contribuire in maniera costruttiva a Wikipedia.

Appuntamenti e comunicazioni

Prossimi appuntamenti oltre a quelli già segnalati:


source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_142

L'articolo Appuntamento a Napoli con l’Assemblea WMI. Newsletter n. 142 del 23 marzo 2017 sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 23, 2017 04:30 PM

Alla scoperta di Wikipedia con un docente speciale alla Scuola Open Source di Bari

sos_bari

Come funziona Wikipedia? Quali sono le regole di base dell’enciclopedia libera? Come si fa a contribuire al suo modificando e arricchendo le sue pagine?
Questi sono alcuni dei quesiti a cui si cercherà di rispondere sabato 25 marzo alla Scuola Open Source di Bari, centro dedicato all’innovazione sociale e tecnologica attivo nel capoluogo pugliese dal 2016.
A partire dalle 16,00 per due ore si terrà presso i locali della scuola un corso gratuito e aperto a tutti, condotto da un docente d’eccezione: Ferdinando Traversa, wikipediano di soli 12 anni.
Spinto dalla sua passione per l’enciclopedia, di cui è un assiduo contributore, Ferdinando ha scritto a Wikimedia Italia per chiedere di poterlo mettere in contatto con una realtà locale, che gli desse possibilità di trasmettere a tutti le sue conoscenze sui progetti Wikimedia e il suo entusiasmo.
La scuola Open Source ha accolto con estremo interesse la proposta e – con il consenso dei genitori di Ferdinando, che saranno presenti alla lezione – ha reso possibile questo appuntamento.
L’incontro si comporrà di un’ora di spiegazione teorica e un’ora di workshop in cui i partecipanti saranno guidati nei loro primi passi sull’enciclopedia libera.
L’accesso è libero; anche famiglie e giovanissimi sono benvenuti: vi aspettiamo!

nell’immagine: la grafica realizzata per la locandina dell’evento, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0

L'articolo Alla scoperta di Wikipedia con un docente speciale alla Scuola Open Source di Bari sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 23, 2017 01:41 PM

March 22, 2017

Wikimedia Italia

Mapping for cultural heritage: maratona di mappatura sui beni culturali a Milano

senna_lodigiana_-_frazione_corte_santandrea_-_arco

Si terrà giovedì 30 marzo a partire dalle 16,00 presso la sede di Opendot in via Tertulliano 70 a Milano il XIII appuntamento Maptime Milano “Mapping for cultural heritage” realizzato in collaborazione con Wikimedia Italia, ItaliaPolimappersGisTonic Milano.
La maratona di mappatura e editing su OpenStreetMap si concentrerà in particolare sulla raccolta di dati geografici relativi a beni culturali, focalizzandosi in particolare sul piccolo borgo di  Corte Sant’Andrea, in provincia di Lodi.
L’iniziativa è aperta a tutti, con registrazione obbligatoria su Eventbrite; sarà anche possibile partecipare da remoto attraverso lo strumento di Tasking Manager OpenStreetMap attivato ad hoc per l’iniziativa.

nell’immagine: Arco d’ingresso a Corte Sant’Andrea, frazione di Senna Lodigiana. Foto di Arbalete, opera propria, CC BY-SA 3.0 o GFDL, via Wikimedia Commons.

L'articolo Mapping for cultural heritage: maratona di mappatura sui beni culturali a Milano sembra essere il primo su .

by Francesca Ussani at March 22, 2017 09:07 AM

February 26, 2017

maurizio codogno

Quando lessi per la prima volta il Manifesto della comunicazione non ostile ebbi perplessità simili…

Quando lessi per la prima volta il Manifesto della comunicazione non ostile ebbi perplessità simili a quelle qui indicate da Benedetto Ponti: dal mio punto di vista era un misto di banalità note a chi in rete ci bazzica da una vita (e questo non sarebbe poi un male, c’è sempre chi ha bisogno di farsi spiegare tante volte le cose) e un tentativo di fare sì che l’opinione pubblica venisse “naturalmente” condotta ad approvare una legge “di tutela” senza accorgersi della sua illiberalità.

Se Antonio Pavolini ha ragione ed era tutto un modo per avere un evento mediatico, per il momento resto più tranquillo.

by maurizio codogno at February 26, 2017 08:36 AM

January 26, 2017

Wiki spiegata a mia nonna

Una critica wikipediana all’organizzazione del Movimento 5 stelle

L’autore, noto su Wikipedia come Nickanc, contribuisce alla scrittura dell’enciclopedia libera dal 2006, frequentemente occupandosi di voci di musica classica e gestendo dei bot per l’enciclopedia; è stato nel tempo piuttosto dedito al fine di migliorare l’organizzazione consensuale della comunità dietro l’enciclopedia. Le opinioni di seguito sono espresse a suo esclusivo titolo personale e non rappresentano Wikipedia, la sua versione in italiano o alcun gruppo di utenti al suo interno.

 

Wikipedia dice con frequenza di non essere una democrazia virtuale nelle sue linee guida, al contempo numerose associazioni online con fini politici dicono di sé stesse di essere le migliori democrazie mai costruite, come i vari partiti pirata e movimenti per la democrazia diretta online. Ma siamo sicuri? Io sono fortemente critico di queste affermazioni.

Consideriamo in particolare Wikipedia in italiano e il Movimento 5 Stelle, forza politica italiana che si autoproclama baluardo della democrazia diretta online ed euroscettico.

Dentro Wikipedia

Come funziona?

Wikipedia ha una organizzazione informale e modificabile, non ha fra i suoi scopi l’equo trattamento dei suoi utenti, ma solo dei suoi contenuti, non vuole crearsi problemi a scegliere per sé una definizione di democrazia e attenersi ad essa, ancor meno ha tempo da perdere nel definire una separazione dei poteri, non ha scopi sociali interni ad essa, non è un esperimento sociale, pertanto ci tiene a precisare che non intende imporsi di essere una democrazia, né questo deve essere particolarmente auspicabile.

A margine, in effetti, scegliere dei criteri da imporsi per definire la propria democraticità sembrerebbe proprio una delle discussioni che su wikipedia sarebbero eterne e ladre di energia che potrebbe essere usata per scrivere l’enciclopedia. Ciononostante, il fatto che non si voglia imporsi di essere democratici o che anzi si sia così umili da non dirsi democratici da soli, non vuol dire che talora non lo si sia veramente.

Infatti, in un senso esteso, adottando il metodo del consenso (si veda la linea guida relativa, eccettuiamo alcuni rari casi di Wikipedia in italiano in cui si vota perché siamo violenti e buzzurri, per mia somma tristezza), si comporta come una forma di democrazia deliberativa, in cui, ritenendo che l’opinione di un singolo o di una maggioranza non siano sufficienti a garantire neutralità ai contenuti, si continua a discutere a oltranza sino a che non si trovi un accordo che abbia la pressoché unanimità (con eventuali AgreeToDisagree ). A quel punto, wikipedia è una struttura informale, non serve votare, riducendo di fatto il solo processo decisionale alla discussione consensuale. Una sorta di moderno conclave online.

Peculiarità del modello e sue ragioni

Questo metodo è peculiare rispetto alla politica negli stati e nelle organizzazioni governative, ma è pressoché il meglio adattato per Wikipedia e molto movimenti dell’open source sia alla natura del volontariato virtuale e opensource sia alla neutralità:

  • la creazione di divisioni tramite il voto stimola o l’abbandono dell’attività volontaria o il fork del progetto, creando strutture sempre meno capaci di realizzare lo scopo di fare una enciclopedia libera. Questo diritto a uscire (RightToLeave e RightToFork rispettivamente) fa anche da contrappeso “democratico” ( come direbbero i costituzionalisti americani, check and balance ) al progetto, che altrimenti fallirebbe se abbandonato;
  • Una maggioranza – soprattutto se semplice, che esiste sempre o a favore o contro – non vuol dire neutralità: data l’aleatorietà con cui le persone si riuniscono su internet, l’autoselezione di eventuali votanti e l’onerosità dei mezzi di identificazione sicuri per proteggere i voti da abusi ( StuffingTheBallotBox l’abuso più comune ), le percentuali e i numeri sono molto meno significativi dei referenda che fanno gli stati.

Viceversa l’accordo unanime tramite discussione tiene insieme il sistema. La relativa trasparenza di wikipedia in quello che fa, poi, rende la comunicazione riguardante l’enciclopedia libera molto accessibile e permette a tutti di verificarne la struttura interna e di partecipare anche senza registrarsi, malgrado non sia sempre immediato capire dove si sia discusso cosa. L’insieme di queste considerazioni rende Wikipedia, come molte wiki e molte comunità dell’open source, scettiche verso l’utilità delle procedure elettorali, almeno ai loro fini, e per Wikipedia le votazioni sono nocive (VotingIsEvil e su meta Le votazioni sono nocive).

Il confronto con i 5 Stelle

Argomento per punti:

  • Come comunità online, il movimento 5 Stelle è articolato attorno a due domini principali, beppegrillo.it e movimento5stelle.it . Entrambi i siti, rispetto a Wikipedia, hanno un enorme oscurantismo verso il lettore di passaggio : non solo la partecipazione a Rousseau – la piattaforma con cui il movimento effettua le votazioni – è possibile solo da registrati, ma anche la consultazione di Rousseau e della parte privata del forum lo sono, rendendo l’affermazione di essere un movimento democratico poco verificabile, o almeno verificabile solo da dentro. Ma se all’interno uno può eventualmente provarne la democrazia, perché da fuori servirebbe la fede nella loro democrazia interna? È poco credibile che i loro sostenitori siano tutti e soli iscritti.
  • Il movimento 5 stelle ha una ingombrante presenza di un singolo che potremmo chiamarne il fondatore, Beppe Grillo, che essenzialmente cura la maggior parte dei contenuti accessibili pubblicamente. Anche Wikipedia ha un fondatore, Jimbo Wales, ma è sempre più marginale. Invece, le pagine del blog di Grillo, essendo le uniche parti pubbliche di rilievo della comunità dei 5 stelle, lo rendono l’attrattore prevalente dei nuovi iscritti alla loro comunità, assicurando quindi che la sua opinione espressa nei blog – assumendola coerente nel tempo – sia sempre meglio rappresentata delle altre all’interno dei 5 stelle;
  • Il voto è top-down: viene chiamato solo da chi gestisce Rousseau, cioè la società di Grillo e Casaleggio. Dato il punto precedente e l’identità di chi chiama i voti, perché votare su cose su cui sembrano concordi gli iscritti? È necessario? Sembrerebbe ci possa essere un barlume di necessità laddove i voti siano richiesti dal basso, dalla comunità, ma se è Grillo stesso a scegliere argomento e quesito della domanda, qual è il senso del voto? Verrebbe da pensare che, come negli stati democratici, i voti popolari chiamati dall’alto, lungi dall’essere mossi dalle forze popolari come i referenda abrogativi italiani o svizzeri, servano a dare legittimità alle azioni che nei governi sarebbero divisive, dalla dissoluzione della Repubblica di Venezia per referendum nel 1797 al Brexit, al referendum costituzionale italiano del 2016. Ha Grillo questo napoleonico bisogno continuo di legittimità, essendo colui che attrae gli utenti al movimento? Sembra eccesso di personalismo. E ancora: è legittimazione quando il campione che vota, per effetto dell’essere Internet, si autoseleziona? La significatività del voto online su siti non istituzionali è molto diversa da quella dei referendum usuali, assomiglia sempre più ai sondaggi fra i lettori dei giornali, tale punto valeva sopra per Wikipedia e vale anche per il movimento 5 stelle; perché non sono così maturi da accorgersene? Verrebbe malevolmente da dire che votare serva a fare pubblicità presso coloro che hanno una visione votazionista e competitiva della democrazia, ma questo non è il contrario degli obiettivi della democrazia online e dello stesso movimento, che si assume partecipativo?
  • Se poi Grillo chiama le votazioni online a suo arbitrio con un quesito a suo arbitrio o quasi, ma gli altri membri del partito non possono formalmente, perché mai dovrebbe essere democratico ed egalitario un sistema del genere? Anche wikipedia dà un po’ di precedenze a chi ha lavorato molto tempo per essa ed è accettato dalla comunità ed è molto più facile per gli utenti di lungo corso che non per i neofiti fare molte cose, ma il sistema è scalabile e in nessun caso qualcuno ha l’esclusiva sul potere di fare domande e iniziare il processo decisionale del consenso.
  • Come si comportano allora i 5 stelle con gli elementi che rendono le votazioni nocive, per esempio lo sviluppo di fazioni interne informali o il rischio di abbandono? Consideriamo l’abbandono. Non sembra un problema enorme per i 5 stelle, in forte crescita elettorale e di partecipanti; troveranno sostituti e, cosa più importante, i 5 Stelle sono un gruppo politico, non devono costruire qualcosa di enorme come un’enciclopedia di tutto lo scibile umano, possono permettersi l’abbandono di membri molto di più di Wikipedia. Ma, se intendono che il loro metodo di democrazia vada esportato agli stati  – e ammettendo che l’organizzazione che funziona per le comunità online vada bene offline, dove il diritto di uscire non è così ovvio come chiudere una finestra del browser -, quale democrazia liberale può trovar facile escludere chi non la pensa come la maggioranza? E quale organizzazione online si permette di sprecare volontari per quanto bassa ne sia la convenienza? È oclocrazia?
  • Consideriamo ora la faziosità che viene introdotta dall’uso sistematico del voto: ossia, a forza di votare su delle cose e di dividersi su dei temi, ci si aspetta che naturalmente all’interno della comunità ne nascano delle fazioni (anche informali) di persone che, pensando spesso allo stesso modo, ambiscano collettivamente a cambiarla o a far andare in un certo modo alcune consultazioni elettorali. Dato l’oscurantismo del sistema, è poco comprensibile se tali gruppi esistano davvero, tuttavia, negli anni del movimento è accaduto più volte che vi fossero divisioni note al pubblico attraverso i giornali e i social network e troppo spesso finite in esplusioni da parte di Grillo verso i dissidenti. Anche Wikipedia può escludere i suoi membri e cacciarli, ma la dinamica è molto più trasparente e ruota attorno agli insulti, manipolazioni o a inserimenti promozionali o illegali nell’enciclopedia, non mi sono noti casi di ostracismo per le idee di un singolo. Questo nell’ottica wikipediana non sarebbe “antidemocratico”, ma proprio puerile, e Wikipedia ricorda a sé stessa spesso di non essere l’asilo. E il movimento 5 stelle: perché affrontare i dissidi interni così?
  • Scarsa obiettività in alcune proposte del movimento: un partito non persegue posizioni neutrali per definizione, pertanto poco si può confrontare con Wikipedia in questo punto. Pur tuttavia si rileva che metodi (più) deliberativi all’interno del partito, potrebbero rendere meno probabile che emergano posizioni antiscientifiche e controfattuali, come l’antivaccinismo e magari far capire a chi discute, insegnargli attraverso la corale maieutica del dialogo di idee che seguire certo antiscientismo è proprio controfattuale. O forse far emergere queste tendenze è l’obiettivo? Non è così vero che tutti i metodi che vadano sotto il nome di democratici portino gli stessi risultati a chi li usa, anche per semplici considerazione di matematica sui sistemi elettorali. Per cui ogniqualvolta qualcuno si erge a “voce della gente” è piuttosto la “voce del sistema decisionale scelto nell’ambito del quale la gente si è espressa” e, a tutti gli effetti, conoscendo con precisione le distribuzioni nei partecipanti di certe opinioni, alcuni metodi decisionali rendono più probabili che alcune emergano e altre no.

Conclusione

Dunque, allora la formalissima democrazia elettorale online dell’ostracismo è migliore della democrazia deliberativa così informale al punto da non reputarsi democrazia? Se il movimento 5 Stelle vuole essere un movimento che si ispira alla democrazia di internet e all’open source, perché non si comporta come tale? Perché Grillo parla e gli altri tacciono sempre? Recentemente attraverso il blog egli dice addirittura che gli eletti dovranno concordare le loro comunicazioni pubbliche con lui.

Non si ritiene né si desidera questo testo così rilevante da influenzare una fiumana di persone a cambiare partito, piuttosto, fin quando il movimento 5 stelle si autoarroga di rappresentare offline la forza della “democrazia” online, sarebbe auspicabile che prendesse il meglio da questa e che i margini di miglioramento che ha rispetto a Wikipedia siano colmati. Il metodo decisionale non è così neutro nello sviluppo di Wikipedia, perché ha tenuto insieme con successo una comunità che, molto più del movimento 5 stelle, ha davvero contribuito a democratizzare la conoscenza, ha davvero permesso alle persone di conoscere cose che non sapevano prima gratuitamente e dato loro il potere di capire il mondo che le circonda e così gli strumenti per attivamente costruirsi il proprio destino.

Il Movimento 5 Stelle è ancora lontano sia da questi successi democratici, sia da queste strutture partecipative e probabilmente anche solo ad ambire di averle, pur essendo per partecipazione migliore di altri partiti ancor più personalisti. Ebbene, vuole avvicinarsi?


by nickanc at January 26, 2017 03:07 PM

January 15, 2017

maurizio codogno

I loved Posterous too.

I loved Posterous too. When it shut down I copied all the material I wrote to a blog under my own domain, but it was not the same thing.

by maurizio codogno at January 15, 2017 07:38 AM

January 01, 2017

maurizio codogno

Il futuro del giornalismo è sul web?

Ho dei dubbi sulla sostenibilità pratica di questo approccio

Grazie a Carlo F Dalla Pasqua, ho letto questo articolo di Mario Tedeschini-Lalli che dà conto di una tendenza del giornalismo di marca anglosassone, che non solo non tende necessariamente alla brevità sempre maggiore delle notizie, ma anzi porta la cosiddetta long form a livelli che da noi sarebbero asolutamente incredibili. L’esempio che viene portato è un articolo del New York Times su come Google Translate abbia fatto in pochi mesi un salto quantico di qualità. L’articolo in questione è infatti lungo 86778 battute, l’equivalente di un saggio di quaranta e più pagine.

I due giornalisti guardano giustamente le cose dal loro punto di vista, e notano come il posto dove si possono approfondire le notizie non è la carta ma il web; che non esiste il concetto di cannibalizzazione, tanto che prima di essere stato pubblicato sull’edizione cartacea domenicale del NYT il testo era apparso sul sito web; che all’estero i grandi gruppi editoriali continuano a commissionare queste ricerche; e che il pubblico le legge. Sono tendenzialmente d’accordo sui primi tre punti; ma c’è qualcosa che mi disturba in quanto lettore, e che provo a spiegare nel seguito.

Ho letto l’articolo in questione. Tutto, fino in fondo. È scritto nello stile tipico del giornalismo anglosassone, partendo dalle persone per trattare il tema: fin qui nulla di strano. L’intelligenza artificiale non è il mio campo, ma un minimo di infarinatura ce l’ho, e posso dire che l’argomento viene spiegato in modo comprensibile e almeno a prima vista corretto, da quanto riesco a inferire. Sono anche lasciati i collegamenti agli articoli originali dei ricercatori, cosa che probabilmente servirà a ben poche persone ma è un chiaro indice di serietà. Insomma, Gideon Lewis-Kraus ha fatto insomma molto bene il suo lavoro di giornalista, raccogliendo informazioni e rendendole usufruibili al grande pubblico. L’unico appunto che posso fare è che mi pare essere troppo ottimista quando afferma che la ritraduzione in inglese dell’incipit del testo di Hemingway Le nevi del Kilimangiaro tradotto in giapponese da Jun Rekimoto è quasi indistinguibile dal testo originale anche per un madrelingua, se non fosse per l’articolo mancane prima di “leopard”. Diciamo che il testo passato per Google Translate è grammaticalmente corretto ma molto più piatto dell’originale, e ci mancherebbe. Ma non divaghiamo.

Il punto fondamentale è il muro di testo di quasi 87000 battute. E a questo punto presumo che la versione cartacea dell’articolo fosse un riassunto, anche perché altrimenti si sarebbe mangiato tutta la sezione del giornale. Quanta gente oggi ha il tempo di leggersi un breve saggio (breve dal punto di vista di un libro, naturalmente: ho pubblicato ebook più corti…) su un tema che non li interessa direttamente? E se i saggi cominciano a essere due, tre, cinque, dieci? È vero che il web ha spazio virtualmente illimitato, ma la variabile limitata siamo noi, o meglio il tempo a nostra disposizione per leggere. Abbiamo insomma due tendenze opposte: da un lato i quotidiani illuminati che pagano giornalisti per fare dei lavoroni (mica crederete che inchieste di questo tipo si buttano giù in un paio di pomeriggi), e quindi vogliono pubblicarli, dall’altra i ricavi possibili con questi articoli, che si riducono all’aumentare del testo e quindi al ridursi del numero dei lettori che arrivano fino in fondo. Ho visto parecchie pubblicità nell’articolo, ma non credo che le impression valgano molto. Che fare allora? Una possibilità è immaginare una collana separata: il quotidiano riporta una versione molto condensata, e ci si può abbonare agli approfondimenti. Ma la mia capacità imprenditoriale è notoriamente nulla, e non so se un simile approccio potrebbe funzionare. Voi avete idee migliori?

by maurizio codogno at January 01, 2017 05:38 PM

December 12, 2016

maurizio codogno

C’è solo un punto che non funziona.

C’è solo un punto che non funziona. Perché uno avrebbe dovuto scrivere una legge elettorale per un Senato che con ogni probabilità non sarebbe comunque stata funzionante in pratica (perché si continua a leggere il “Senato eletto su base regionale” come “ci sono ventun elezioni diverse), rischiando di essere ancora più impallinato? Al limite avrebbe dovuto prima fare la riforma della costituzione e poi la legge elettorale, ma una successione così avrebbe fatto ancora più gridare al regime.

by maurizio codogno at December 12, 2016 10:27 PM

November 06, 2016

maurizio codogno

Italo Ghersi e il diritto all’oblio

Una persona stranamente sconosciuta, nonostante la sua vita sia stata rocambolesca a dir poco. Ma se fosse vissuto oggi, potremmo non saperne nulla.

Probabilmente, anzi oserei dire bayesianamente, se siete amanti dei giochi di matematica avrete sentito parlare del libriccino Matematica dilettevole e curiosa dell’ing. Italo Ghersi. Esso è ancora in commercio e credo che per decenni sia stato l’unico testo di matematica ricreativa scritto da un italiano, anche se oggi il libro ha un interesse più che altro storico. (Insomma, non vi consiglio di acquistarlo, potreste rischiare di trovare cose molto diverse da quelle che vi aspettate). Quello che probabilmente non sapete è chi fosse e cosa abbia fatto esattamente Ghersi, nonostante le due dozzine di manuali da lui pubblicati con Hoepli un secolo fa. A dire il vero non sapevo nulla nemmeno io fino alla scorsa settimana, quando un meritorio utente di Wikipedia in lingua italiana è andato a caccia di informazioni sull’archivio storico del Corriere della Sera (e mi ha segnalato la cosa…) e ha creato una voce su di lui nell’enciclopedia libera, da cui ho tratto tutte le notizie riportate qui sotto. La sua vita ha dell’incredibile, roba da farci un film.

Tanto per darvi un’idea, Ghersi, nato nel 1861, a 25 anni era assistente di geometria proiettiva all’Università di Genova mentre al contempo insegnava alla Scuola Tecnica di Sampierdarena; ma fu cacciato perché — come scrisse lui stesso — soffriva di «una forma di psicopatia per la quale, specialmente in tram, commettevo atti offensivi per le signore». Trasferitosi a Milano con la moglie, per sbarcare il lunario cominciò a scrivere manuali per la casa editrice Ulrico Hoepli che in quegli anni a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX si stava specializzando in questo tipo di pubblicazioni. L’unico problema è che, allora come adesso, la professione dello scrittore di rado dava di che vivere: così Ghersi pensò bene di inscenare il proprio suicidio, naturalmente dopo avere stipulato una ricca assicurazione sulla vita che contemplasse anche quel caso… Immagino si fosse appassionato al libro di Jules Verne Le tribolazioni di un cinese in Cina. Notate che la notizia del suicidio arrivò fino a Torino, tanto che La Stampa all’epoca riportò un trafiletto: insomma Ghersi doveva essere sufficientemente noto. Il piano però non riuscì, perché l’assicurazione si rifiutò di pagare per mancanza del corpo. Ghersi non si perse d’animo, e per fare soldi, oltre che continuare a scrivere manuali sotto falso nome, pensò bene di sfruttare le sue conoscenze ingegneristiche e metallurgiche… e diventare falsario. Evidentemente però era più bravo in teoria che in pratica: fu quasi subito arrestato a Monte Carlo, imprigionato a Nizza e dopo qualche mese rimandato a Ventimiglia, dove la polizia italiana lo aspettava per incriminarlo come falsario e per l’inscenato suicidio. Persino Cesare Lombroso si interessò di lui, definendolo «un cleptomane soggetto ad eccessi di pazzia, mancante di ogni affettività». Dopo una condanna a 3 anni e 4 mesi, negli ultimi quindici anni della sua vita si limitò all’attività di compilazione di manuali, spesso riscrivendo opere straniere.

Ma non è solo di Ghersi che voglio parlarvi. Come scritto da Guido Scorza, la scorsa settimana la Cassazione ha depositato la sentenza di condanna (la trovate qui) per il quotidiano online abruzzese Primadanoi.it, che aveva lasciato nei suoi archivi la notizia del coinvolgimento di un ristorante in una vicenda giudiziaria. Quella vicenda non è tra l’altro ancora terminata e nessuno è entrato nel merito della verità o no di quei fatti: i gestori del ristorante hanno citato il quotidiano perché la notizia “era ormai vecchia” ma una ricerca in rete la dava come primo risultato. Per unire al danno la beffa, il sito aveva anche tolto la notizia all’inizio del procedimento: il tribunale quindi lo ha condannato perché l’aveva tolta troppo tardi, valutando quindi in due anni e mezzo la data di scadenza di una notizia. Citando la sentenza:

«La facile accessibilità e consultabilità dell’articolo giornalistico, molto più dei quotidiani cartacei tenuto conto dell’ampia diffusione locale del giornale online, consente di ritenere che dalla data di pubblicazione fino a quella della diffida stragiudiziale sia trascorso sufficiente tempo perché perché le notizie divulgate con lo stesso potessero soddisfare gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistica, e che quindi, almeno dalla data di ricezione della diffida, il trattamento di quei dati non poteva più avvenire…»

Avete capito? È la stessa storia per cui un blogghettino è colpevole di diffamazione a mezzo stampa con la stessa gravità di un grande quotidiano. Se le notizie sono nascoste in emeroteca — sarebbe meglio fossero in fondo a un casellario chiuso a chiave che si trova in un gabinetto inservibile sulla cui porta era stato affisso il cartello ‘Attenti al leopardo’, ma non si può pretendere tutto dalla vita — la cosa può ancora essere tollerata, ma se Google ti ha indicizzato allora cambia tutto. E ribadisco che il tutto è indipendente dalla verità o meno di quanto scritto: è la mera sua esistenza che deve essere stroncata, almeno se uno ha i soldi e gli avvocati migliori. Più che di diritto all’oblio, io parlerei di dovere di omertà.

Se come temo questa sentenza farà scuola, scordatevi pure la possibilità di fare ricerche online su fatti di cronaca: quale quotidiano può permettersi il rischio di essere citato a giudizio per qualcosa di cui in realtà a esso interessa ben poco? Gli archivi torneranno a essere inaccessibili, a meno che qualcuno decida di salvarli fuori dall’Italia, magari facendoli aggiornare da un cittadino non italiano che vive all’estero per maggiore sicurezza. Le notizie su Italo Ghersi insomma sarebbero potute restare nascoste per sempre, e un sia pur minuscolo tassello di conoscenza perdersi del tutto. Diciamocelo: ai tempi di Winston Smith le cose erano molto più semplici.

by maurizio codogno at November 06, 2016 11:10 AM

October 28, 2016

maurizio codogno

Io e il referendum costituzionale

Come voterò e perché

Tutti parlano del referendum confermativo sulle modifiche alla Costituzione (legge Boschi) e quindi anch’io ho deciso di mettere per scritto come voterò e perché: non certo per convincere qualcuno, ma per dare loro qualche spunto in più che non siano le campagne Facebook tra tifosi di squadre avverse. Il TL;DR è “Voto no perché sono state messe insieme troppe cose discordanti, e una Costituzione non è una semplice legge”.

Prima di tutto, però, spiego i motivi con cui NON ho preso la mia decisione. Non mi interessa di sapere chi è per il sì e chi per il no… anche perché condivido il pensiero che ho visto esprimere da alcuni: tutte le volte che vedo qualcuno per il NO, mi viene voglia di votare SÌ, e naturalmente viceversa. Ma questa non è una votazione in cui uno si mette da una parte o dall’altra, come capita in un’elezione; qui abbiamo una legge sulla quale dobbiamo decidere se ci pare buona o no, e ognuno dovrebbe avere le sue ragioni per farlo. Le ragioni degli altri non mi trovano affatto d’accordo? Chisseneimporta. Io voto la legge, non le ragioni. In secondo luogo, so benissimo che si va a votare perché Berlusconi aveva inizialmente dato il suo appoggio alla riforma e poi l’ha tolto per mere ragioni politiche, non certo sul merito della legge. Insomma, se le cose fossero andate appena diverse, la riforma sarebbe passata senza richiesta di un voto confermativo. E dunque? Siamo di nuovo al punto di cui sopra. Non avrei potuto votare, ma non è che per questo avrei apprezzato questa riforma. Però per una congiuntura astrale posso esercitare un mio diritto, e quindi lo faccio. Arriviamo finalmente al quesito vero e proprio. Già il titolo è indicativo di quanta roba ci sia dentro.

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione?”

Lasciamo perdere la frase sul “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”, che è un banale specchietto per le allodole e non ha nemmeno senso in quel contesto, perché è un corollario della legge Boschi (meno senatori, e quelli rimasti non verranno pagati per fare i senatori ma riceveranno “solo” i rimborsi spese) e non un punto fondamentale anche solo rispetto ai costi di Camera e Senato, per non parlare di tutti i costi pubblici. Limitiamoci a guardare macropunto per macropunto cosa succede esattamente. Userò il testo con le differenze tra prima e (forse) dopo preparato dalla Camera. La tabella è semplice: a sinistra c’è il testo attuale e a destra quello modificato.

Che vuol dire “superamento del bicameralismo paritario”? Che adesso Camera e Senato sono funzionalmente identici per quanto riguarda le proposte di legge, che possono partire da un ramo qualunque del Parlamento ma devono comunque essere approvate con lo stesso testo da entrambe, mentre in futuro non sarà così. Ci sono tanti modi per superare il bicameralismo paritario, o “perfetto” come si sente dire: per esempio, si può dividere le leggi tra i due rami, decidere che il secondo ramo possa fare emendamenti solo con la maggioranza assoluta dell’assemblea (e non dei presenti) e la legge ritorni al primo ramo dove si può votare solo sì o no agli emendamenti con maggioranza qualificata dei presenti. In questo modo una legge ha solo tre passaggi, e c’è comunque la possibilità di correggere qualcosa che è venuto fuori male. In realtà non funzionerà così. Nella legge la Camera avrà una preminenza quasi assoluta: tanto per dire, gli unici rappresentanti della Repubblica saranno i deputati (articolo 55). Molti articoli (48, 60, 61, 75, 77–82, 85–87, 96, 121) hanno modifiche per rimarcare questa differenza. Più interessante il 64 che aggiunge il seguente testo: «I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni.», che può significare tutto o niente, e «I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni.», cosa che settant’anni fa pareva inutile rimarcare. L’articolo 94 fa sì che la fiducia sia data dalla sola Camera, cosa che avrebbe il suo senso in ogni caso.

L’articolo 70 elenca tutti i casi in cui si devono pronunciare le due Camere: oggettivamente messo in questo modo è illeggibile e sarebbe stato molto più semplice indicare punto per punto quali sono le leggi a doppio pronunciamento. Ma questa prolissità non si ha solo qua, come vedremo dopo. Nell’articolo 71 le leggi di iniziativa popolare richiedono il triplo delle firme (150.000), hanno un’importanza leggermente maggiore sui tempi, ma è lasciato tutto al regolamento; in teoria — quando verrà fatta una legge costituzionale apposta …— si potranno avere referendum propositivi e di indirizzo. Diciamo che la teoria è questa, ma la pratica non c’è; insomma parole a vuoto.

Il governo può pretendere una corsia preferenziale per i DDL (articolo 72), il che aumenta sicuramente i suoi poteri senza richiedere decreti legge; nell’articolo 73 invece c’è un interessante possibilità di chiedere il giudizio anticipato della Corte Costituzionale prima che una legge venga promulgata, il che potrebbe risparmiarci tanti casini.

La “riduzione del numero di parlamentari” si trova nell’articolo 57 (che definisce il numero dei senatori e la composizione del Senato, lasciando a una legge ordinaria la decisione di come verranno scelti tra gli aventi diritto), 58 (abrogato), 59 (senatori a tempo e non più a vita), 63. Detto tra di noi, che il Senato sia eletto direttamente o indirettamente non mi tange per nulla. Trovo piuttosto molto più pericoloso il fatto che questi senatori debbano fare un doppio lavoro, rischiando di fare male entrambi. È vero che ora il Senato conterà un tubo, ma non sarebbe stato più semplice lasciare loro le prebende ma fargli fare solo quello? Ah: per l’articolo 126 sarà il Senato a decidere l’eventuale scioglimento di una giunta regionale: similes similibus, direbbero forse i latinisti.

L’abolizione del CNEL si estrinseca nell’abrogazione dell’articolo 99. Bisognerebbe andare a leggere i resoconti della Assemblea Costituente per capire come mai si fosse pensato ad avere quell’organismo, che a vedere il testo della Costituzione sembrerebbe una concertazione ante litteram se non addirittura un residuato defascistizzato della Camera dei fasci e delle corporazioni. Credo che quasi nessuno (tranne ovviamente chi del CNEL ci faceva parte) piangerà per questa abolizione: ma non si poteva fare una legge costituzionale solo per questa, approvarla in sei mesi con ampia maggioranza, e togliercelo così dai piedi.

Per quanto riguarda la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, innanzitutto si cancella la parola “Provincie” (no, c’era scritto “province” senza i. Strano, pensavo che la proposta semplificatrice di Bruno Migliorini per il plurale delle parole in -cia e -gia fosse del 1949), come del resto aveva già tentato di proporre Tonino Di Pietro in una legge costituzionale. Per il resto, si complica ancora di più l’articolo 117 dove si definiscono i rapporti tra Stato e regioni. Qui mi tocca fare coming out. Io nel 2001 ho votato a favore della riforma costituzionale che per l’appunto ridefiniva quel rapporto, rendendo ipertrofico quell’articolo. Col senno di poi, avrei votato contro, proprio per il principio che la Costituzione dovrebbe dare solo le linee guida e lasciare alle leggi ordinarie il compito di metterla in pratica: più specifica, peggio fa il suo lavoro. Ad ogni modo la controriforma renziana avoca allo Stato alcuni poteri che erano stati dati alle regioni, e probabilmente la cosa ha senso, visti i problemi che si sono visti nel caso ci siano più regioni in gioco. Ma quell’elenco enorme di attività in cui lo Stato ha legislazione esclusiva mi pare davvero esagerato. Non bastava indicare le attività di legislazione da parte delle regioni e dire che tutto quello che non c’è lì è avocato allo Stato, che con legge ordinaria può delegare qualcos’altro alle regioni? Ah sì: l’articolo 117 è anche L’ARTICOLO SEGRETO che appare in questi giorni nella campagna pentastellata, perché al posto di «nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali» ora c’è scritto «nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali». No, non cederemmo la nostra libertà votando sì: l’abbiamo già fatto da decenni, e ora si cambia semplicemente il testo, visto che la CEE è diventata da mo’ UE assumendone tutti i diritti e doveri pregressi. Abbiamo norme sui soldi (119, 120, 122), sia per gli stipendi che per gli indicatori di costo da rispettare, e già che ci siamo sono indicati i princìpi di pari rappresentanza (122), curiosamente solo a livello locale.

Ci sono poi articoli davvero illeggibili, che citano altri articoli più o meno come troviamo nelle leggi ordinarie. Ho già detto del 70, ma il 77 (decreti legge) è forse ancora peggio, pur avendo l’ottimo nuovo comma «Nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione dei decreti non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto» (ma questo in realtà dovrebbe accadere per ogni legge).

Abbiamo inoltre altre quisquilie, tipo la gestione dei referendum abrogativi (articolo 75) dove si poteva osare molto di più. In pratica resta il limite minimo di 500000 firme, ma se si arriva a raccoglierne 800000 scatta il bonus: il quorum non è più la metà più uno degli elettori, ma la metà più uno dei votanti alla Camera alle ultime elezioni, scoraggiando insomma la campagna per il no via astensione. Quest’ultima cosa secondo me è ottima; ma a questo punto perché non si è tolto il limite dei 500000? Se non riesci a trovare la gente che firma non la trovi nemmeno per votare, e aumenti il numero dei casi in cui si spendono soldi per i rimborsi al comitato referendario e per le votazioni. Altro che contenimento dei costi della politica. Per l’elezione del Presidente della Repubblica il quorum diverso (tre quinti dei votanti, anziché maggioranza assoluta degli aventi diritto) in realtà è forse anche più stretto, e non credo sia un caso che sia più alto della maggioranza data con l’Italicum che è sempre il convitato di pietra: vorrà dire che anziché avere impasse con gli elettori che non si presentano avremo impasse con le schede bianche. Troviamo (articolo 97 per la statale e 118 per quelle locali) che l’amministrazione pubblica deve anche essere trasparente e non solo imparziale e funzionante. Nell’articolo 134 si esplicita che la Corte Costituzionale verifica le leggi elettorali sin da subito, evitando che ci si accorga dell’incostituzionalità dopo qualche anno :-)

Arrivati in fondo (una faticaccia per tutti, sono d’accordo) do il mio personale giudizio. Se ci fosse stato lo spacchettamento (non so se sarebbe stato possibile: così ad occhio forse la Cassazione avrebbe detto di sì se qualcuno avesse pensato di chiederlo) sarei stato d’accordo sull’abolizione del CNEL e avrei trovato indifferente la riduzione dei senatori e il riordino del titolo V. Ma sarei comunque stato contrarissimo a questa riforma del bicameralismo paritario, e questo indipendentemente dall’Italicum (il famigerato Combinato Disposto, con le maiuscole così sembra più importante). E visto che per modificare una Costituzione ci vogliono decenni, mi spiace ma io voterò NO. La mia risposta al “tutto o niente” renziano è per l’appunto “niente”. Mi prenderò catervate di insulti? Chissenefrega. La cosa più divertente è che potrei comunque votare lo stesso PD alle politiche, in mancanza di meglio… ma come dicevo, questo è un referendum, non un’elezione. Non dimenticatelo, qualunque cosa sceglierete di fare.

Post Scriptum: per completezza aggiungo le slide di Luciano Violante, che è un fautore del sì referendario e spiega dal suo punto di vista il perché. Tanto non devo convincere nessuno :-)

by maurizio codogno at October 28, 2016 05:44 PM

October 27, 2016

maurizio codogno

io non riesco più a scrivere appunti su un quadernino.

io non riesco più a scrivere appunti su un quadernino. Piuttosto li scrivo sul palmare vintage 2005 (con la sua bella tastiera). Concordo però sulla non necessità di avere sempre tutto a disposizione, ma cominciare con il buttare giù le idee di base e svilupparle man mano che arriva l’ispirazione. Un po’ è il vantaggio di un mondo connesso, ma soprattutto è lo svantaggio di un mondo che non ha ancora capito come far funzionare oggi il cosiddetto “fattore umano”.

by maurizio codogno at October 27, 2016 04:29 PM

Però la qual cosa richiederà un maggior impegno per trovare qualcosa di diverso, il che non è detto…

Però la qual cosa richiederà un maggior impegno per trovare qualcosa di diverso, il che non è detto risulti così facile .

by maurizio codogno at October 27, 2016 02:23 PM

October 17, 2016

maurizio codogno

I don’t understand all that fuss about this problem.

I don’t understand all that fuss about this problem. Just cast out the nines: 1234 leaves a remainder of 1, just like any permutation of its digits. Summing four such permutations will leave a remainder of 4, while 9000 has a reminder of 0. Are you saying that an eight grader does not yet know how to cast out nines?

by maurizio codogno at October 17, 2016 08:27 AM

September 23, 2016

Wiki spiegata a mia nonna

La mozione per il ritiro della candidatura di Roma dalle Olimpiadi è copiata da Wikipedia

dalian_liaoning_china_olympic-square-01

© CEphoto, Uwe Aranas / CC BY-SA 3.0

Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha accusato Virginia Raggi, sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, di aver copiato da Wikipedia la mozione per ritirare il sostegno alla candidatura di Roma per ospitare le Olimpiadi 2024.

L’affermazione ha provocato una discussione al “bar” di Wikipedia. Cosa hanno scoperto i wikipediani?

Innanzitutto, nella mozione leggiamo:

Tenuto conto che fra le città per le quali era stata prospettata l’ipotesi di una candidatura, poi ritirata, vi sono: Dubai-Emirati Arabi Uniti; San Diego/Tijuana – Usa/Messico; Amburgo – Germania (candidatura ritirata a seguito di un referendum popolare); Madrid – Spagna (candidatura ritirata dal sindaco della città); Boston – Usa (candidatura ritirata dal sindaco della città per l’elevato rischio che i costi ricadano sui cittadini); coerentemente con quanto sempre sostenuto dal M5S si ritiene, anche a fronte di una approfondita analisi, che non sussistano le condizioni per proseguire nella candidatura della Città di Roma ai Giochi olimpici e paralimpici del 2024. Tutto ciò premesso l’assemblea di Roma capitale impegna il sindaco e la sua giunta affinché ritirino la candidatura della città ad ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2024.

Ebbene, l’utente Sesquipedale ha scoperto che in effetti la prima parte del testo proviene da vecchia versione della voce di Wikipedia in italiano “Selezione della città organizzatrice dei Giochi della XXXIII Olimpiade“:

Fra le città per le quali era stata prospettata l’ipotesi di una candidatura, poi ritirata, vi sono:

Nella sua accusa Malagò dice anche che la mozione “parla di città mai state candidate”, ma in realtà Wikipedia (e quindi la mozione) parla di “città per le quali era stata prospettata l’ipotesi di una candidatura” e non di “città candidate”, quindi non ci sembra ci siano errori.

Certo, a parte il fatto che gli autori della mozione avrebbero dovuto citare Wikipedia, speriamo che abbiano verificato la correttezza delle informazioni prima di inserirle in un documento ufficiale e così importante!


by ncaranti at September 23, 2016 01:35 PM

August 28, 2016

maurizio codogno

Just a nitpick.

Just a nitpick. On the latest issue of Venerdì di Repubblica there was a review of a book which will be available from September 5 ☹

Apart from this, I fully agree with you. I know that some publisher (Utet and Zanichelli) gave for free the ebook, using a code printed in the paper book; and I assume it would be much more effective to use some steganographic techniques to add a watermark in the cover picture of the ebook, if people want to know where the circulating copies come from.

by maurizio codogno at August 28, 2016 03:04 PM

July 27, 2016

Notiziole di .mau.

Complimenti per la connessione

In questi giorni Raiuno sta trasmettendo dopo il telegiornale delle 20 una minisitcom, Complimenti per la connessione. Citando dal sito Rai, «La caserma dei carabinieri di “Don Matteo” si trasforma in un’aula magica per invogliare quella grande fetta di popolazione, che ha poca dimestichezza con il mondo del web, a prendere familiarità con alcuni termini di base entrati ormai a far parte del nostro lessico quotidiano.»

La puntata di ieri (link) era dedicata a Wikipedia, presentata come il concorrente di Rischiatutto che sa rispondere a domande di tutti i tipi. Uno spottone per tre-quattro milioni di spettatori che tra l’altro sono per noi tra i più difficili da raggiungere… il tutto a nostra insaputa. Come Wikimedia Italia non c’entriamo assolutamente nulla, ha fatto tutto Lux (il produttore).

La stessa cosa, anche se più in piccolo, è accaduta con il “decalogo per scrivere su Wikipedia” che forse avete visto in questi giorni – per esempio lo trovate sul Corriere delle Comunicazioni che per quanto ne so è stato il primo a pubblicarlo. Non l’abbiamo scritto noi, ma è stato preparato dall’agenzia che ha anche fatto il video per l’SMS solidale e che “ha spulciato il nostro sito” per sapere cosa mettere.

Che dire di tutto questo? Beh, come prima cosa che nonostante la nostra evidente incapacità nel fare i comunicatori i concetti alla base di Wikipedia sono oramai entrati a far parte non dico dell’immaginario collettivo ma almeno di chi di queste cose si occupa professionalmente. Mi sembra una cosa bellissima. Naturalmente c’è ancora tanto lavoro da fare per diffondere l’idea che la conoscenza possa essere libera: diciamo che Wikipedia è il testimonial, ma che ora bisogna allargare la base di chi contribuisce senza nessun suo tornaconto personale. Ma magari ce la facciamo 🙂

by .mau. at July 27, 2016 08:11 AM

July 11, 2016

Notiziole di .mau.

SMS solidale per Wikimedia Italia

Magari ve ne siete accorti: la campagna è partita ieri sulle radio, e su La7 e Sky per le tv. Dal 10 al 24 luglio è possibile fare una donazione a Wikimedia Italia, chiamando il numero 45504 da fisso o mobile, per finanziare i progetti dell’associazione per portare la conoscenza libera (non solo Wikipedia!) nelle scuole.
Trovate qualche informazione in più sul sito Wikimedia Italia: il nostro testimonial è Andrea Zanni, già presidente dell’associazione.

Aggiornamento: avevo digitato “Dal 20 al 24 luglio”, ma in realtà la campagna è partita il 10 luglio, cioè ieri.

Aggiornamento 2: Il costo di un SMS è due euro (da fisso è 2 o 5 euro a seconda del gestore), come potete vedere su http://smssolidale.wikimedia.it/, dove c’è anche il video.

by .mau. at July 11, 2016 09:01 AM

June 20, 2016

Notiziole di .mau.

Magari dare un’occhiata prima?

Tipicamente non perdo tempo con queste sciocchezze, ma visto che sono stato citato due parole stavolta le spendo.

Vice, con la firma di Federico Nejrotti, scrive un articolo (archivio) al titolo “Ora Virginia Raggi potrà avere una pagina Wikipedia” dove spiega con dovizia di particolari che essendo Raggi diventata sindaco di Roma e non semplice candidata, finalmente l’enciclopedia avrà una voce su di lei: nell’articolo Nejrotti si dilunga a raccontare sarcasticamente tutte le possibilità (alquanto teoriche) che avrebbe avuto secondo le regole wikipediane. Non vado a discutere sul fatto che quella è una controprova del fatto che le regole sono stringenti in generale: quella è una scelta filosofica sulla quale di per sé si può discutere, tanto che la comunità di Wikipedia ci discute spessissimo. Mi limito a fare notare che il post è datato «20 June 2016 // 11:34 AM CET». Ora, alle 00:02 (CEST, magari non ve ne siete accorti ma in questo momento abbiamo l’ora legale) la voce Virgina Raggi è comparsa su Wikipedia. (Il link è appunto a quella versione, come potete leggere in alto). Le regole essendo regole, non appena l’elezione è stata ragionevolmente certa la voce è magicamente comparsa.

Ora io mi domando e dico. Se devi scrivere un pippone raccontando urbi et orbi come Wikipedia è brutta e cattiva, non ti viene proprio in mente di controllare quali sono i tempi verbali corretti da usare?

by .mau. at June 20, 2016 12:12 PM

June 12, 2016

Notiziole di .mau.

Qualche numero su Salvatore Aranzulla

«Nel corso degli anni, i miei lettori hanno provato a creare una pagina su Wikipedia che parlasse di me – racconta Aranzulla riferendosi alla enciclopedia online più famosa del mondo – , hanno riportato le mie pubblicazioni, le partecipazioni a programmi radiofonici, le interviste. E le performance del mio sito. Puntualmente, però, la pagina veniva rimossa.»

Così Salvatore Aranzulla dice su sé stesso nell’articolo di Virginia Della Sala, che occupa tutta pagina 19 dell’edizione odierna di Il Fatto Quotidiano e ha un lancio in prima pagina. Bene: qui potete vedere quando è stata cancellata la voce “Salvatore Aranzulla” prima di adesso. Nove volte tra il 7 e l’8 maggio 2006, un’ulteriore volta il 17 maggio 2006, una il 30 gennaio 2016. E tra l’8 maggio 2006 e il 30 gennaio 2016 non ho trovato nessuna istanza nel log delle versioni cancellate. Evidentemente Aranzulla e io abbiamo idee diverse su cosa significa “negli anni”; ed evidentemente – anche se la cosa è del tutto indipendente dalla sua rilevanza, che la cosa sia ben chiara – io consiglierei di non fidarsi delle sue affermazioni se non sono certificate da una fonte indipendente. (Nota: dopo aver chiesto a chi ne sa molto più di me di Wikipedia, mi è stato spiegato che in quei dieci anni nessuno avrebbe potuto scrivere una voce su Aranzulla: non sarebbe potuta essere rimossa per questa ragione. È anche vero che non ho mai sentito nessuno lamentarsi della cosa: però non posso affermare che nessuno ci abbia mai tentato)

aranzulla7 aranzulla6Che Aranzulla abbia una “potenza di fuoco” enorme è indubbio: qui a sinistra potete vedere il numero di accessi alla voce di Wikipedia in occasione della procedura di cancellazione della voce. Trovate il grafico salvato anche su web.archive.org (i dati di traffico misurati dalla Wikimedia Foundation sono eliminati dopo tre mesi, ma al momento potete guardarli anche voi direttamente). A destra in compenso trovate per confronto quanti accessi c’erano stati da quando la voce era stata creata il 7 maggio scorso, sempre con una copia salvata su web.archive.org. Aggiungo subito che io non ho accesso ai log, quindi non so da dove arrivino gli accessi. Di nuovo, tutto questo non ha nulla a che fare con la rilevanza o meno della voce. Però avere un po’ di dati a disposizione aiuta sempre a farsi un’idea delle cose, no?

by .mau. at June 12, 2016 01:10 PM

March 18, 2016

Notiziole di .mau.

Flavio Rodeghiero e il bene comune

Flavio Rodeghiero è una persona dalle mille attività. Deputato per tre legislature, tre lauree (nell’ordine: giurisprudenza, un baccellierato in teologia, scienze politiche), professore, scrittore e anche – ma questo non lo pubblicizzerà mai, evidentemente una delle sue doti è anche la modestia – veggente. Non ci credete? Beh, leggete cosa ha scritto a pagina 68 del suo libro Noi che fummo giovani… e soldati, uscito a fine 2015:

I quarantuno cimiteri non raccoglievano le salme di tutti i caduti sull’Altopiano durante la Grande Guerra, ma solo una parte. Un Regio Decreto del 1919 istituì la Commissione Nazionale per le Onoranze ai caduti: migliaia di cimiteri cessarono così di esistere e le salme esumate furono riprese dai congiunti o furono riunite in ossari. Esistevano anche altri cimiteri non raccolti nella precedente lista da parte dell’Ufficio Centrale per la cura e le onoranze alle salme dei caduti in guerra, ma non vennero catalogati in quanto di dimensioni più contenute; a volte, poi, singoli soldati venivano sepolti in luoghi isolati. Inoltre, i soli dispersi sull’Altopiano, tra italiani e austroungarici, sono ancora migliaia. Nella sola battaglia dell’Ortigara furono 4.500 tra dispersi e prigionieri; nell’Offensiva di Primavera oltre 82.500. Non a caso ancora oggi, a 100 anni dalla fine delle ostilità, vengono altuarialmente scoperti i resti di salme di soldati ignoti, in taluni casi vengono scoperti cimiteri di guerra non segnati sulle cartografie ufficiali, come il caso del cimitero del 3° Reggimento Schützen scoperto nell’estate 2012 appena a nord di Asiago.

Vi state chiedendo come mai abbia scritto in grassetto buona parte di quel testo? Semplice. Il 27 agosto 2012, la voce di Wikipedia “Cimiteri di guerra nell’Altopiano dei sette comuni” è stata modificata, inserendo del materiale: esattamente quello, parola per parola, che ho indicato in grassetto nel libro di Rodeghiero. (No, non è vero che sia parola per parola: nella voce di Wikipedia 41 è scritto in numero, in ispregio alle consuetudini redazionali). Poiché mi è stato riferito che il professor Rodeghiero ha spiegato di essere entrato in possesso di quelle informazioni in una visita presso il Sacrario militare di Asiago e di aver raccolto il materiale per la pubblicazione sin dagli anni novanta, quando all’epoca collaborava con Vittorio Corà, se ne deduce che aveva previsto con quasi vent’anni di anticipo che nell’estate 2012 sarebbe stato scoperto un nuovo cimitero di guerra, oltre naturalmente a immaginare come quei copioni di Wikipedia avrebbero scritto la voce.

Vabbè, ho scherzato. L’ipotesi più plausibile è che il professor Rodighiero abbia preso il testo da Wikipedia e abbia aggiunto la parte sulla Commissione Nazionale per le Onoranze ai caduti senza darsi la briga di riformulare le frasi già scritte: tanto Wikipedia è un bene comune, un po’ come una fontanella d’acqua. Chiedereste voi forse il permesso di bere da una fontanella? Indichereste nelle note di un vostro libro l’aver bevuto dalla fontanella di piazza Rivoli a Torino? E allora perché mai sprecare spazio prezioso per citare da dove si è copiato un pezzo?

Ecco. Questo è il livello di competenza di uno laureato in giurisprudenza, ex parlamentare, che è anche stato assessore alla cultura a Padova. Capite perché diffondere la conoscenza è un compito improbo e defatigante?

by .mau. at March 18, 2016 03:00 AM

March 08, 2016

Notiziole di .mau.

Wikipedia fa crollare il PIL

La settimana scorsa, in una delle mailing list a cui ogni tanto do un’occhiata, un wikipediano olandese – no, diciamola tutta: quello che ha ideato Wiki Loves Monuments, non uno qualsiasi – ha scritto un post con questo testo:

An interesting column in Financieel Dagblad (Dutch equivalent of the Financial Times, including pink paper) it is suggested that Wikipedia has, like free news websites, a negative contribution to the economy… http://fd.nl/beurs/1141246/wikipedia-remt-de-groei

Purtroppo l’articolo in questione è dietro un paywall e quindi non posso nemmeno tentare di darlo in pasto a Google Translate, oppure lanciarmi con la mia famosissima conoscenza dell’olandese (faccio finta che sia un tedesco malscritto: non che io capisca così bene il tedesco, ma qualche parola qua e là la riconosco). Però, almeno dal punto di vista di un economista, la cosa ha perfettamente senso. Quando io lavoro gratuitamente migliorando l’enciclopedia non sto generando ricchezza misurabile: allo stesso modo, chi usa il contenuto di Wikipedia anziché comprare un’enciclopedia non sta generando ricchezza misurabile e persino chi usa Wikipedia per generare contenuto che poi vende non genera tutta la ricchezza possibile, perché c’è solo una transazione economica e non due.
E quindi? Quindi dobbiamo sperare che prima o poi si riesca a trovare una migliore misura della ricchezza del mondo, non tanto per considerare Wikipedia ma anche tutte le cose che ci migliorano ma non richiedono scambio di denaro 🙂

by .mau. at March 08, 2016 03:00 AM

February 24, 2016

Notiziole di .mau.

Petaloso

Immagino che conosciate già tutti quanto l’insegnante Margherita Aurora ha scritto ieri, sulla risposta – scritta con una lettera cartacea! – alla proposta di un suo allievo di aggiungere al vocabolario della lingua italiana la parola “petaloso”. Tanto per dire, la notizia è approdata persino sul Corriere e sulla Stampa. Vorrei però sfruttare questa notizia per fare notare come la Crusca, usando parole semplici, abbia spiegato un concetto che a chi lavora su Wikipedia è ben noto ma a chi vi si approccia per la prima volta a scrivere qualcosa spesso non lo è: quello di enciclopedicità.

La risposta della Crusca parte dalla constatazione niente affatto ovvia a priori che “petaloso”, nel senso di “con tanti petali”, è una parola ben formata: il suffisso -oso è infatti parecchio usato in italiano anche al giorno d’oggi. Chi ha almeno la mia età si ricorderà sicuramente della campagna pubblicitaria per il lancio della Fiat Uno, disegnata da Forattini, e che era basata su parole in -osa: “sciccosa” e “scattosa” sono attestate dal vocabolario, “comodosa” e “risparmiosa” no, ma tutti capivano il significato. Dal punto di vista della comunicazione, insomma, non ci sono problemi. Però c’è un secondo punto da tenere in conto: la lettera continua infatti spiegando che «Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano». Anche se – come ho scritto sopra – possiamo dare per scontato il secondo punto, resta sempre il primo: perché una parola entri a far parte della lingua italiana al punto di entrare in un dizionario deve essere usata da tanti. Ecco messo in pratica il concetto di enciclopedicità. Allo stato delle cose, “petaloso” è l’equivalente di ciò che su Wikipedia definiamo ricerca originale: qualcosa su cui non diamo un giudizio di valore positivo o negativo, anche perché tipicamente non avremo i mezzi per farlo, ma che non possiamo accettare proprio perché nessuno l’ha ancora dato. Un vocabolario non è una fonte normativa, ma raccoglie e racconta l’uso delle parole di una lingua; un’enciclopedia, o perlomeno Wikipedia, non è un coacervo indiscriminato di informazioni ma fa da fonte secondaria se non addirittura terziaria raccoglie e spiega quanto altri hanno già preparato ed è stato accolto dagli studiosi. Proprio come Euclide rispose a Tolomeo che non esiste una via regia per la geometria, non esiste neppure una via regia per fare entrare una parola in un vocabolario o una voce su Wikipedia: questo non toglie nulla alla creatività di chi se ne è uscito con quella parola, ma è una conseguenza del fatto che siamo così tanti che spesso il successo è puramente questione di fortuna. Petaloso ce la farà a diventare una parola codificata nei dizionari? Chi lo sa!

by .mau. at February 24, 2016 11:40 AM

February 14, 2016

Notiziole di .mau.

Nicoletta Bourbaki mi commenta

Ricordate la storia del film inesistente Foibe? Ne parlavo un paio di settimane fa qui sulle Notiziole. Stamattina ho casualmente scoperto che nei commenti al post originale su Wu Ming Nicoletta Bourbaki aveva commentato il mio post. La scoperta è stata casuale perché a quanto pare i trackback non funzionano né in un verso né nell’altro – non mi è arrivata notizia qui nel pannello di amministrazione di WordPress di quel commento, che pure aveva correttamente un link al blog, né vedo il mio trackback sul loro post, anche se avevo ovviamente messo un link. Cose che capitano: ringraziate per questo gli spammer che hanno rovinato il concetto di trackback.

Detto questo, l’unica cosa per la quale concordo con la Bourbaki è la frase «[occorre] un giusto approccio generale dell’utilizzatore medio all’Enciclopedia Libera, che a quest’ultima dovrebbe rivolgersi con strumenti minimi di cognizione che permettano di valutare l’affidabilità di una voce, senza darla per scontato». Questo è qualcosa che non mi stancherò mai di ribadire. Wikipedia non solo non è la pappa pronta nel senso che se non ci sono i volontari che ci scrivono su non ci si può trovare nulla, ma non è la pappa pronta nemmeno nel senso che uno può fidarsi ciecamente di quello che sta scritto. Per tutto il resto continuo a essere della mia idea.

Nel dettaglio: se io dico «Non ci crederete, ma la cosa non mi preoccupa nemmeno poi tanto», esprimo chiaramente un mio giudizio, giusto o sbagliato che sia. Non ho messo nessun cappellino per pronunciarlo. Andando nel dettaglio, è chiaro che è uno dei tantissimi errori che ci sono in Wikipedia. Ma a differenza di altri errori, come per esempio quello del “boia chi molla” attribuito a Eleonora Pimentel Fonseca che è finito in un libro e ora non si riuscirà più a togliere se non con enorme fatica, nessuno ha parlato del film Foibe perché c’era scritto su Wikipedia. Non riesco poi a capire dove avrei scritto «vista la presenza di una fonte la voce era wikipedianamente corretta e scorretto sarebbe invece segnalare l’inciampo e avanzare delle critiche al dispositivo Wikipedia.». Ho ricontrollato: ho scritto «il primo controllo di verificabilità è sicuramente passato» (grassetto aggiunto adesso), il che dovrebbe fare intuire che ci possano essere altri controlli (che in questo caso non ci sono stati fino a che Wu Ming ha fortunatamente sollevato la questione). I controlli non ci sono stati per tre anni? Da un lato questo è successo perché a controllare c’è sempre troppa poca gente, dall’altro perché evidentemente di quel supposto film non interessava poi nulla a nessuno, e quindi nessuno leggeva davvero quello che c’era scritto.

Non entro nemmeno nel merito della frase «Stupisce quindi che non abbia colto quanto espresso nel paragrafo 4 del nostro post dove si rende conto di come gli articoli pubblicati su giornali e siti cascavano sì mani e piedi nella bufala parlando di un film che si doveva fare, ma non riportavano che esistesse già.» . Basta leggere il terzo paragrafo del mio post. Infine non capisco perché dovrebbe preoccuparmi «il fatto che la voce sia rimasta intatta su it.wiki per tre anni, pur facendo parte di un cluster di voci – quelle sulle vicende relative al confine orientale – solitamente attenzionate e in cui non di rado si sono verificati casi di editwar, senza che nessun utente abbia notato nulla di strano e senza che nessun avviso sia stato apposto in testa alla voce». Edit war su quella voce non ce ne sono state, il che è stata anche una delle ragioni per cui è rimasta lì intonsa. La voce non parla del confine orientale ma parla di un (inesistente) film. Che il film fosse o no esistito non sarebbe cambiato nulla dal punto di vista della questione dell’italianità o meno di Istria e Dalmazia: chi si dovrebbe arrabbiare sono insomma i cinefili. Ad ogni modo, mettendo stavolta il cappellino da wikipediano, spero che Wu Ming continui ad attenzionare tutte quelle voci e segnalare gli errori nei loro post, così che poi possiamo correggerli. Un’unica cosa: capisco che essendo un lavoro volontario non ho il diritto di chiedervi nulla, ma la prossima volta potreste metterci meno di tre anni?

by .mau. at February 14, 2016 06:01 PM

February 11, 2016

Notiziole di .mau.

Il Diario di Anna Frank e i copyright

Come si può leggere sul blog della Wikimedia Foundation, la versione olandese del Diario di Anna Frank è stata rimossa dalla versione olandese di Wikisource, il progetto Wikimedia che conserva le opere (pubblicate ufficialmente, non il vostro romanzo nel cassetto…) libere da copyright. Il motivo? Non sono le pretese dell’Anna Frank Fonds di cui parlavo a novembre ma l’altra parte del mio post. Gli olandesi hanno messo il Diario in linea perché dal loro punto di vista il copyright è scaduto 70 anni dopo la morte dell’autore: gli americani, che gestiscono i server di Wikisource come quelli di Wikipedia, hanno però detto “qui da noi il copyright dura 95 anni dalla data di produzione dell’opera, quindi per la nostra legge è ancora protetto”.

Chi ha ragione? Entrambi. Banalmente il problema è che le leggi sul copyright sono nate in un periodo storico in cui la possibilità di diffusione dei contenuti era molto ridotta, e quindi ogni nazione ha fatto a modo suo, creando sistemi incompatibili tra di loro. (Ah, ve l’avevo già detto che a fine ‘800 gli USA non riconoscevano il copyright per le opere pubblicate all’estero e quindi se le scopiazzavano senza problemi?) Se volete, è la stessa storia delle imposte dirette e indirette che sono diverse da nazione a nazione, e che oggi portano a tutte le ben note tecniche di elusione fiscale: solo che in questo caso capita il rovescio perché i soldi stanno dall’altra parte del mercato. Noi in Wikimedia Italia avevamo pensato a creare un server locale con le opere in questa situazione, ma non avevamo le forze pratiche per gestire la cosa. In linea di principio la soluzione sarebbe riuscire ad avere uno standard mondiale per il copyright, ma sappiamo tutti fin troppo bene che se mai si facesse la soluzione scelta sarebbe allungarlo ancora di più, quindi è meglio lasciar perdere. La soluzione pragmatica è che queste opere tanto continueranno ad essere distribuite su altri canali (anche ufficiali: ribadisco che in Europa la versione olandese del Diario è fuori copyright, come del resto il Piccolo Principe). Basta saperlo.

by .mau. at February 11, 2016 08:34 AM

February 03, 2016

Notiziole di .mau.

Luca Bizzarri ce l’ha con Wikipedia

Come ha detto il mio amico Ivo, «gli anglofoni c’hanno lo scazzo con Philip Roth, noi con Luca Bizzarri». A ciascuno il suo.

Confesso che non conosco tutta la storia, e che sto cercando di tirare fuori un senso da quello che vedo in giro, a partire da questo status Facebook (dove nei commenti Bizzarri spiega che è una questione di principio) e questo tweet parallelo. Se qualcuno avrà notizie più precise, aggiornerò il post.

Tutto sembra comunque partire dal fatto che a Bizzarri non piace la foto nella pagina di it.wiki su di lui (questa, per la cronaca), e non vuole che ci sia, tanto che ha caricato su Commons un’altra foto col suo cane (questa, sempre per la cronaca). Al rifiuto di ottemperare alla sua richiesta è partita un’escalation di accuse e controaccuse che ha portato al blocco in scrittura dell’utenza di Bizzarri, anche se a quanto pare alla fine è terminato tutto a tarallucci e vino.

Se le cose stanno davvero così, non capisco quali siano state le richieste di Bizzarri. La foto può essere brutta o bella, ma sicuramente non è spregiativa… e soprattutto è a fuoco, a differenza dell’altra. Non essendo la voce sua proprietà, non vedo il problema. Ma forse c’è appunto qualcosa che non conosco…

(ah: il commento di una immagino sua fan, col testo «Parla col tuo avvocato. ..non possono», è davvero interessante)

by .mau. at February 03, 2016 11:53 AM

February 02, 2016

Notiziole di .mau.

Foibe: il film che non esiste

foibe Domenica scorsa Wu Ming ha pubblicato un post (nemmeno lungo per i loro standard 🙂 ) sul film Foibe, con un cast di eccezione e ha avuto un unico piccolo problema: non è mai esistito, nonostante per tre anni ci sia stata una voce su Wikipedia (qui la versione della voce salvata da archive.org, e che è fondamentalmente rimasta la stessa per tre anni).

Non ci crederete, ma la cosa non mi preoccupa nemmeno poi tanto. Perché? Beh, semplice. Il titolo del post di Wu Ming che vedete sulla miniatura è falso, e gli stessi Wu Ming lo dimostrano snocciolando tutte le citazioni dell’immaginario film che sono apparse sulla stampa ben prima che un utente anonimo creasse la voce. Per completezza, stamattina il titolo del post è «L’incredibile storia di #Foibe, uno dei più grandi kolossal mai girati (appunto, mai girati). Una bufala da #GiornodelRicordo»: non so se è stato modificato in corsa o cosa sia successo, e non mi importa nemmeno più di tanto. Come ho detto tante volte, Wikipedia punta alla verificabilità (che è oggettivamente misurabile) e non alla verità (ben più difficile da misurare). Se appare una voce che ha come collegamento esterno un articolo del Piccolo (non dell’Araldo di Roccacannuccia), il primo controllo di verificabilità è sicuramente passato. Certo, non è stato il massimo: ma non si può pretendere troppo dalla vita.

In realtà un controllo più approfondito avrebbe dovuto far sorgere qualche dubbio: l’articolo del Piccolo è del 2011, la voce è del 28 gennaio 2013 e inizia con «Foibe è un film che è stato presentato il 10 febbraio 2013, nel Giorno del ricordo dei massacri delle foibe.» Ci sono due cose strane. La prima – e dovreste esservene accorti tutti – è che la voce narra al passato di un evento futuro. La seconda dovrebbe invece essere lampante a ogni wikipediano: affermare che un film è stato (o sarà) presentato ufficialmente è la tipica notizia per cui serve una fonte, e per cui trovare una fonte – se la notizia è vera – non è poi così difficile. Se mi fosse capitata sotto gli occhi quella voce quando è stata creata, avrei messo al futuro la prima frase e avrei aggiunto una nota “CONTROLLARE” segnalando che io la presentazione non l’ho mica trovata in giro. Probabilmente sarebbe lo stesso rimasta così per tre anni, ma almeno si sarebbe instillato il dubbio in chi fosse passato a vedere quella voce (in media sette-otto visite al giorno, secondo le statistiche: i dati di gennaio sono falsati dalle ricerche dei Wu Ming).

Un’ultima curiosità: io una voce sul film la scriverei davvero, proprio per tutti gli articoli che apparvero al tempo sulla stampa 🙂

by .mau. at February 02, 2016 08:36 AM

January 28, 2016

Notiziole di .mau.

Il cardinale e Giordano Bruno

Ricordate che venerdì 15 gennaio Wikipedia ha festeggiato 15 anni? Ho scoperto solo martedì sera che il cardinale Gianfranco Ravasi aveva scritto questo tweet:

La sapienza abbandonò la terra quando i dotti cominciarono a usare la loro dottrina a scopo di lucro (Giordano Bruno) Auguri #Wikipedia

La citazione è molto bella, e come wikipediano potrei farla mia. Ma vedere citato Giordano Bruno da un cardinale di Santa Romana Chiesa a me fa un’impressione un po’ strana, come se volesse trollarci. In fin dei conti, citando Wikipedia che aveva ripreso un articolo di Luigi Accattoli sul Corsera, nel 2000 papa Giovanni Paolo II disse che anche se la morte di Giordano Bruno “costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico”, tuttavia “questo triste episodio della storia cristiana moderna” non consente la riabilitazione dell’opera del filosofo nolano arso vivo come eretico, perché “il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana”.

Voi che ne pensate?

by .mau. at January 28, 2016 03:00 AM

January 09, 2016

Librarianscape (Eusebia Parrotto)

Wikipedia, un posto per bibliotecari

Tutto quello che i bibliotecari potrebbero fare per fornire un reale, ampio accesso alla conoscenza nei nostri tempi è ottimamente spiegato qui, e consiglio di leggere tutto il post di Virginia Gentilini prima di proseguire con la lettura di questo. Io posso solo aggiungere una riflessione.

Non è passato tantissimo tempo da quando la riproduzione di pagine di enciclopedie su richiesta dei nostri utenti occupava un discreto tempo lavorativo della nostra attività di bibliotecari. Da quando ci toccava comprare un volumone di aggiornamento che costava quanto tre mesi di servizio novità, o da quando la scelta di acquistare un’intera enciclopedia cartacea era per una biblioteca un serio investimento economico che incideva notevolmente nel budget annuale per l’acquisto dei libri – quindi doveva essere una scelta meditata, curata, analizzata nei dettagli (ricordo una lunga discussione con alcuni colleghi per l’acquisto di volumi le cui pagine erano di una dimensione che non permetteva la riproduzione nei formati standard previsti dalle fotocopiatrici).

Ora non compriamo più le enciclopedie, facciamo pochissime fotocopie di quelle che abbiamo in sede chiedendoci a ogni revisione se è giunto il momento di scartarle; continuiamo a salvarle, in molti casi, perché la voce sulla Prima Guerra Mondiale o su Giacomo Leopardi può avere senso anche senza aggiornamenti: Leopardi e la Prima Guerra Mondiale in fondo restano sempre quelli – quell’enciclopedia non ci dirà però di tutti i documenti, immagini, testimonianze che Europeana raccoglie sulla Prima Guerra Mondiale; né ci farà sfogliare un’edizione dei versi di Leopardi pubblicata mentre l’autore era ancora in vita.

Spetta a noi, al nostro ruolo di mediatori dell’informazione, di facilitatori della conoscenza, raccontare dell’esistenza di queste risorse a chi non le sa cercare, a chi non conosce la loro esistenza, a chi si ferma al primo risultato di Google non badando al fatto che sia o meno sponsorizzato.

Ma c’è un problema: i nostri utenti non vengono più da noi, vanno su Wikipedia.

Wikipedia è generalmente indicato come il sesto sito più consultato al mondo. Fronteggia quasi alla pari mostri come Google e Facebook. […] Se ci interessano gli utenti, ci interessano Wikipedia e il fatto che sia un’enciclopedia di qualità. La maggioranza dei nostri utenti non utilizzerà altra risorsa di reference per il resto della sua vita.

Scrive Virginia Gentilini. 

Se i nostri utenti non vengono da noi, ma vanno su Wikipedia, allora su Wikipedia dobbiamo andarci anche noi. Fa parte del nostro lavoro, della nostra missione. Non basta frequentare un corso di aggiornamento sulle risorse informative in rete e sapere che esiste: Wikipedia deve essere anche la “nostra” biblioteca, il posto in cui esercitiamo attivamente la nostra professione.

La cura con cui sceglievamo le enciclopedie cartacee, ora dovremmo usarla nel verificare le voci di Wikipedia, e nell’arricchirle non solo di contenuti, ma anche e soprattutto di fonti. Le fonti sono in biblioteca, intorno a noi. Sono i libri che abbiamo acquistato, le collezioni di periodici che conserviamo, le risorse di qualità che il nostro approccio consapevole e informato alla rete Internet ci permette di conoscere. Le troviamo a occhi chiusi, se vogliamo. È il nostro lavoro.

Pensiamo inoltre a quante fonti preziose, a volte uniche, sulla cultura del nostro territorio, conserviamo nelle nostre biblioteche che potremmo mettere a disposizione di un pubblico più ampio: dello studioso che vive dall’altra parte del mondo, per esempio, che verrebbe così a sapere dell’esistenza di documenti altrimenti impossibili da conoscere.

La prossima volta che cercando su Wikipedia ci scandalizzeremo della povertà o inaffidabilità di una voce, rimpiangendo i tempi non lontanissimi in cui il sapere era rinchiuso dentro testi autorevoli, alziamoci, andiamo in sala o nei depositi e cerchiamo un testo “autorevole”. Poi torniamo su Wikipedia, clicchiamo su “modifica” e aggiorniamo la voce.

E c’è un motivo in più per farlo subito, a partire da questa settimana: ecco perché e come fare: #1Lib1Ref.

 


Tagged: #1Lib1Ref, bibliotecari, bibliotecari e wikipedia, Wikipedia

by eusebia at January 09, 2016 06:18 PM

June 24, 2015

Voices Telecom Italia

Wikipedia è troppo libera?

Lunedì 22 giugno Wikipedia è entrata in Montecitorio. Presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati si è infatti tenuto il BarCamp “Wikipedia arriva in Italia. E l’Italia su Wikipedia?”, organizzato dall’Intergruppo innovazione e dall’Ufficio stampa della Camera in occasione della scelta di Esino Lario, un paesino di 800 abitanti, come sede di Wikimania 2016. Un agguerrito gruppetto di soci di Wikimedia Italia ha raccontato senza timori reverenziali quali sono i problemi che Wikipedia, soprattutto la versione in lingua italiana, si trova ad affrontare. Un esempio pratico è stata la creazione di una voce dell’enciclopedia sulla Sala del Mappamondo, che non esisteva ancora: nella voce però non si è potuto inserire un’immagine della sala, per le ragioni che spiego dopo. I curiosi possono vedere il video dell’evento nel sito della Camera, a partire da questo link: su Twitter si è usato il tag #wikicamp.

Per evidenziare la differenza di approccio tra i wikipediani e le istituzioni si potrebbe ricorrere alle spigolature: gli interventi che non sforavano i tempi, tanto che c’è stata la possibilità di un lungo dibattito; la battuta sui wikipediani che sono più papisti del papa e non inseriscono nell’enciclopedia foto come quelle che il ministro Franceschini invia tranquillamente su Instagram; soprattutto i rinfreschi in sala, che sono rimasti intatti fino alla fine. Ma fare così nasconde la vera differenza di visione, quella su cos’è la libertà della cultura. La dottoressa Laura Moro, responsabile dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni Artistici, Culturali e Turistici, lo ha mostrato parlando di fotografi professionisti che non vogliono che il loro lavoro per cui sono pagati venga distribuito gratuitamente a tutti, del diritto di autore violato facendo foto ai monumenti e della tristezza nel vedere il Colosseo raffigurato sulle tazze: ma non è molto diverso quanto ha detto il sottosegretario MiBACT Francesca Barracciu, che ha ricordato che l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore ora permette di usare riproduzioni di opere per uso didattico o scientifico.

Quello che è difficile spiegare è che Wikipedia è per scelta specifica molto più che un “sito culturale”. Non solo non ha fini di lucro né diretto né indiretto, tanto che non c’è pubblicità; ma dà la possibilità a chiunque di riusare il materiale anche a fini commerciali. Lo scandalo è questo qua: la legge sul diritto d’autore specifica che immagini e suoni devono essere a bassa risoluzione o degradata – e fin qua nessun problema – e se l’uso non è a scopo di lucro – e qui casca l’asino. Possiamo discutere se sia giusto oppure no, e ci sono buone ragioni in entrambi i casi; ma è certo che mentre posso usare le immagini su questo blog non posso farlo su Wikipedia. Non potrei nemmeno farlo su Facebook o Instagram, viste le licenze d’uso di questi siti; ma come ieri ha giustamente rimarcato Frieda Brioschi Wikipedia non può permettersi di non osservare la legge, anche perché chi rischia è colui che inserisce materiale illecito.

Ma il diritto d’autore non è l’unica tagliola che si ha in Italia, come esplicitato nel convegno da Federico Morando. Per essere chiari, Wikipedia non vuole affatto che i fotografi professionisti regalino le loro opere: quello che interessa è che i dilettanti abbiano la possibilità di farlo, naturalmente se loro lo vogliono. Ma questo è impossibile anche nel caso di opere i cui diritti di autore sono scaduti da decenni, ammesso che ce ne siano mai stati. A differenza del resto del mondo, un cittadino italiano non può fotografare il Colosseo e dare il diritto di riuso commerciale dell’immagine. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, noto anche come Codice Urbani, prevede infatti che venga richiesto il permesso al “possessore” del monumento, che può chiedere il pagamento di una somma di denaro nel caso di uso commerciale. Ciò significa che quando si svolge il concorso Wiki Loves Monuments è necessario chiedere a tutti gli enti un’autorizzazione, con un aggravio burocratico pesantissimo che il resto del mondo non ha. (Ah, per la cronaca: la foto del Colosseo su Wikipedia è di un cittadino australiano proprio per questa ragione). Lo stesso per la foto della Sala del Mappamondo: abbiamo dovuto chiedere il permesso al Segretario Generale della Camera, speriamo di averlo in breve, ma per il momento niente foto.

Ha senso tutto questo? La dottoressa Moro spiega che nella sua struttura con i proventi di queste autorizzazioni paga lo stipendio di due collaboratori. Pur senza entrare in calcoli sui possibili ricavi di una liberalizzazione, si potrebbe per esempio immaginare una legislazione fatta alla rovescia: si stila una lista di “monumenti di interesse commerciale elevato” per cui si richiede l’autorizzazione e si lascia libertà di fotografia per tutti gli altri.

[freedom of panorama
Libertà di panorama in Europa, da Wikimedia Commons (http://bit.ly/1Gq65bB)
Non pensate comunque che la situazione sia rosea in tutto il resto del mondo: tra pochi giorni potremmo infatti rischiare che in tutta l’Unione Europea sia limitata la libertà di panorama, vale a dire la possibilità di scattare e riprodurre fotografie di edifici, opere e luoghi pubblici senza infrangere il diritto d’autore, quindi anche per opere contemporanee. Ribadisco, non si parla di opere nei musei o in collezioni private, ma di edifici e monumenti all’aria aperta. Come si può vedere nell’immagine qui a fianco, l’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui non esiste libertà di panorama; ma in questi giorni il Parlamento Europeo sta per votare una riforma complessiva del diritto d’autore. Il relatore originale è Julia Reda del Partito Pirata (sconfessata dal capo del suo partito perché è stata troppo conservatrice…); ma come potete leggere sul suo sito, tra gli emendamenti proposti c’è quello del deputato francese dell’ALDE (i liberali, che evidentemente non sono libertari…) Jean-Marie Cavada: il testo originale della proposta diceva

Calls on the EU legislator to ensure that the use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in public places is permitted;

mentre l’emendamento Cavada recita esattamente l’opposto:

Considers that the commercial use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in physical public places should always be subject to prior authorisation from the authors or any proxy acting for them;

Di nuovo, una proposta come questa sarebbe un durissimo colpo per Wikipedia, che evidentemente ha il guaio di essere troppo libera. La votazione definitiva si avrà il 9 luglio, e sono in tanti i movimenti che si stanno mobilitando per convincere gli europarlamentari a votare contro l’emendamento. Se volete saperne di più, leggete questo testo che dà qualche informazione puntuale in più.

Dopo tutte questa recriminazioni, termino con una nota positiva. È vero che il Catalogo Generale dei Beni Culturali, oltre a non permettere la consultazione delle schede di un milione di beni culturali della Chiesa cattolica (manca un accordo con la CEI…), ha una licenza che vieta non solo l’uso commerciale ma anche la possibilità di creare nuovi dati a partire da questi. Ma è anche vero che il DBUnico, sempre del MiBACT, permette di scaricare liberamente i dati delle schede e «possono essere riutilizzati liberamente per ogni scopo, personale o commerciale, secondo i termini della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (CC-BY) al fine di comprendere meglio il mondo dei beni culturali e creare servizi innovativi», come si può leggere nel sito. Insomma non abbiamo davanti a noi un muro di gomma: si può discutere su come migliorare per tutti la fruizione delle informazioni. Certo tutto questo non capiterà da solo. Chi vuole dare una mano?

by .mau. at June 24, 2015 03:31 PM

June 17, 2015

Librarianscape (Eusebia Parrotto)

Dove non si parla di libri

I protagonisti di questa storia sono: una biblioteca pubblica, un social network, un cittadino della ex­-Jugoslavia, un centinaio, o forse più, di sconosciuti che hanno scritto una voce su Wikipedia.

La storia è molto breve. La biblioteca decide di mettere in mostra dei libri di narrativa di autori dell’area balcanica; espone anche delle mappe che rappresentano le diverse fasi di costituzione del territorio della ex­-Jugoslavia negli ultimi 25 anni. La foto delle mappe è pubblicata sulla pagina Facebook della biblioteca, insieme a un breve testo che promuove l’iniziativa.

Il post su Facebook viene commentato con toni piuttosto accesi da una persona che protesta perché, nell’ultima mappa, il territorio della Bosnia-Erzegovina non rappresenta il vero ordinamento di quello Stato. La questione è delicata, perché c’è stata una guerra in cui qualcuno ha combattuto e subito sofferenze prima di arrivare all’attuale ordinamento, e chi scrive fa notare come egli stesso e il suo popolo siano stati coinvolti. Si capisce che non si tratta di una mera disquisizione storico-politica, ma che ci sono ferite ancora brucianti che lo spingono ad intervenire.

La bibliotecaria controlla la pagina di Wikipedia sulla Bosnia-Erzegovina, verifica che la voce sia attendibile confrontandola con la voce analoga della Wikipedia in inglese, controlla la cronologia della voce italiana, per capire quante persone ci hanno lavorato: sono moltissime, oltre un centinaio. Controlla la pagina di discussione di quella voce: almeno una ventina di persone si sono confrontate sui contenuti, sulle fonti, sulla correttezza della terminologia e della toponomastica. C’è stata ricerca, discussione, consenso.  E tutto conferma che la segnalazione dell’utente era corretta.

Accertato questo, la bibliotecaria rettifica l’informazione su Facebook, segnalando l’errore nell’ultima mappa e la voce di Wikipedia per i dettagli; la persona che aveva protestato conferma con un “like” e la storia finisce qui.

Questa storia parla di biblioteche, di correttezza delle informazioni, di verifica delle fonti. Ma non parla di libri, di autori, di esperti. Non è uno studioso di geopolitica che ha segnalato l’errore alla biblioteca, è una persona che ha vissuto una guerra. Non è stato il saggio sulla storia recente della ex­-Jugoslavia a fornire le informazioni corrette, né il parere di un professore universitario. Sono state un centinaio di persone, che hanno verificato fonti, discusso, chiesto pareri, risposto a dubbi, fino a costruire una voce corretta e condivisa dentro Wikipedia.

Certo, le fonti primarie sono i libri e gli studi e i documenti, ma non bastano solo quelli. Sono le persone a produrre e tenere viva la conoscenza, e questa cresce e si diffonde solo attraverso relazioni virtuose fra i saperi di tutti: dello studioso, dell’immigrato, degli sconosciuti che hanno scritto Wikipedia. Nessuno degli interlocutori di questa storia conosce gli altri protagonisti, ma ciascuno ha partecipato per costruirla. E tutto è avvenuto con strumenti, modalità, dinamiche che non avrebbero mai potuto verificarsi in contesti diversi da quello digitale.

Il primo post di questo blog toccava il tema delle biblioteche digitali partecipative, nell’ambito di un dibattito in corso in quei giorni fra i bibliotecari: qualcuno, sorridendo, diceva che dovevamo interrogarci se queste esistessero o meno, e cosa fossero, o per lo meno come declinarle nella nostra realtà lavorativa.

Ecco, quello che è successo su Facebook giorni fa credo che sia un buon esempio di biblioteca digitale partecipativa. Non serve che ci sia un’insegna sulla porta o un banner su un sito o un progetto strutturato che la qualifichi come tale: una biblioteca è digitale e partecipativa quando succedono cose come questa, anche se l’istituzione in cui ciò avviene ha oltre 150 anni di storia.

La biblioteca è un organismo che cresce.

La biblioteca è un organismo che cresce e sa trasformarsi anche intorno a un particolare contesto che lo richiede: le informazioni sono ovunque, chiunque può rettificarle, contestarle, arricchirle, chiunque può portare un pezzo di sapere; questo diventa fertile solo se si genera una relazione, solo se si confronta con altri saperi. Si può rendere prontamente disponibile ogni genere di informazione e conoscenza attraverso strumenti come un post di Facebook, una critica di uno sconosciuto, la fiducia nel lavoro di una comunità che si è creata intorno ad una voce enciclopedica. Tutti elementi estranei alla pratica lavorativa di molti bibliotecari (e certamente di tutti, fino a pochi anni fa), ma che oggi permettono alle nostre biblioteche di crescere, continuando a fare quello che hanno sempre fatto.


Tagged: biblioteche digitali, biblioteche pubbliche, comunità, partecipazione, Wikipedia

by eusebia at June 17, 2015 01:13 PM

March 16, 2015

Aubrey

Costruire comunità: le biblioteche digitali partecipative nell’epoca di Wikipedia

Vorrei, provocatoriamente, partire da qui:

“La missione dei bibliotecari consiste nel migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza nelle comunità di riferimento”.

Questa è la missione dei bibliotecari secondo David Lankes, studioso americano che l’ha illustrato le sue tesi nell”Atlante della biblioteconomia moderna“.
Sono stato fra i traduttori del volume (assieme a Enrico Francese, Elena Corradini, Chiara Consonni, Ewelina Melnarowicz, Federica Marangio, sotto la curatela di Anna Maria Tammaro), in una traduzione collaborativa, e le idee di Lankes sono parte importante della mia visione dell’essere bibliotecario.

Ora, ci tengo a precisarlo, non sono un evangelizzatore del verbo di Lankes. C’è un grande dibattito attorno alle sue tesi, e io stesso non sono convinto di tutto quanto. Non trovo nulla di estremamente nuovo od originale nelle sue tesi, e non sono sicuro che la fondazione concettuale del suo pensiero sia senza falle.
Però Lankes ha avuto l’indubbio merito di gettare un sasso nello stagno in un momento di grande crisi delle biblioteche, e il dibattito che ne è scaturito, come tutti i dibattiti non sterili, è sano. Bisogna parlare di futuro delle biblioteche, bisogna rimettere in questione, nel 2015, la biblioteconomia come disciplina e una biblioteconomia come prassi professionale perchè, sempre più spesso, non riescono a tenere il passo con i tempi e, soprattutto, con le sfide che i tempi si portano dietro. Fosse il suo unico merito quello di aver stimolato la discussione, sarebbe abbastanza. Su questo, meglio di me hanno detto Marco Goldin ed Enrico Francese, assieme a Riccardo Ridi e Anna Galluzzi.

Moltissimi bibliotecari, che abbiano letto o meno l’Atlante o meno (“con o senza Lankes”, per citare Angela Munari) stanno mettendo in pratica una visione del loro ruolo che prevede molta più interazione e partecipazione degli utenti (pardon, “membri della comunità”). Stanno sperimentando: chi l’alfabetizzazione del coding, con i Coderdojo, chi quella del making, con FabLab e Makerspace. Pur non sapendo ancora quali risultati porteranno queste esperienze, vorrei ribadire che un plauso va sempre offerto a chi ha il coraggio di tentare e rischiare del proprio. La ricerca dovrebbe essere una costante in ogni ruolo e professione, quindi anche nel nostro mestiere.

In matematica, a volte si dimostrano teoremi partendo da congetture importanti che non sono ancora state risolte. Si ipotizza che siano vere, e da lì si procede di conseguenza, vedendo dove si arriva. Questo intervento va dunque nella direzione di analizzare alcuni valori e pratiche di comunità online (secondo la definizione di Benkler, common base peer production), per informare gli eventuali bibliotecari che vorranno “facilitare la creazione di conoscenza nelle comunità di riferimento“.

Partecipazione

Mi stupisce non poco che il titolo del più grande convegno dedicato alla professione bibliotecaria (questo qui) sia nel 2015 intitolato “Digital library, la biblioteca partecipata. Collezioni, connessioni, comunità“.
Mi stupisce in positivo: ritengo enormemente importante parlare di queste cose. Ma mi lascia anche perplesso: quali sono le biblioteche digitali partecipative, in Italia? Quali sono quelle non partecipative? Cosa si intende per partecipazione?

Trarrò la conclusione che il tema della partecipazione interessi, ai bibliotecari italiani, sia nelle biblioteche fisiche che in quelle digitali. In questo intervento, mi concentrerò solo su quelle digitali.
Proverò a condividere alcuni appunti che ho preso per strada, sia, appunto come bibliotecario digitale (prima all’università di Bologna, poi a MedialibraryOnline) che come volontario (da dieci anni) su Wikipedia e Wikisource.

Spazio digitale e spazio fisico

È importante ricordarsi che negli spazi digitali il tipo di interazione viene limitato e deciso dalla piattaforma, cioè dal “luogo digitale”.
In un sito statico, senza possibilità di commenti, l’utente potrà solo leggere e navigare fra le pagine. Se c’è uno spazio per commenti, l’utente potrà leggere, navigare e commentare. Se inseriamo la possibilità di taggare le risorse, vi sarà un ulteriore grado di libertà, e così via. I designer parlano di affordance, per descrivere lo spazio delle azioni possibili per l’utente, in un determinato ambiente.
Un luogo digitale (come anche un luogo od oggetto fisico) può dunque essere inteso come somma di affordances, cioè modi diversi di interagire con l’utente.
Ma non basta.
Più sono presenti gradi di libertà per l’utente, più queste stesse dimensioni e affordances potranno interagire tra di loro, rendendo il “luogo digitale” sempre più complesso (che non significa necessariamente migliore).
Come accade nelle reti, il valore massimo dell’utenza diventa la moltiplicazione di tutti i suoi gradi di libertà. L’utenza potrà compiere azioni in questo “spazio delle possibilità”: più può compiere azioni, più queste azioni possono interagire fra di loro.
Come in uno spazio fisico l’architetto e il designer cercano di direzionare le azioni delle persone che vivranno questo spazio, così nello spazio digitale il designer del sistema che decide, a monte, quali sono le azioni che può compiere l’utente. Con la grande differenza che può operare un enorme controllo su ognuna di queste singole azioni.
Nelle biblioteche digitali, dunque, siamo noi bibliotecari digitali che (assieme a grafici, informatici, dirigenti, designer, ecc.) dobbiamo decidere cosa potranno fare i nostri lettori come utenti del nostro spazio digitale.

Le domande da farci sono quindi: cosa può fare un utente nella biblioteca digitale? Cosa vogliamo fargli fare? Come può partecipare?
In quelle che conosco personalmente, in realtà, è possibile solo leggere o consultare.
Come nelle biblioteche fisiche, d’altronde.

Co-creazione di conoscenza

La dimensione partecipativa del web (quella che una volta veniva chiamata 2.0) è diventata dominante, quantomeno nella sua parte comunicativa e social.
Ma una cosa è una dimensione social come comunicazione, e un’altra un vero approccio “read/write“, del genere di Wikipedia.
Il primo punto che vorrei affermare è che luoghi di co-creazione di conoscenza, come definiti da Lankes, sono, ad oggi, esclusivamente luoghi che sono creati, gestiti e costruiti da non bibliotecari. Luoghi (virtuali) che però dalle biblioteche e dai bibliotecari prendono moltissimo.
Di converso, se le biblioteche vogliono diventare facilitatori di apprendimento per le loro comunità, ci sono cose che possono imparare.

Progetti come Wikipedia o Wikisource, i siti di domande e risposte come Academia.StackExchange o Quora, la citizen science di Zooniverse, pur nella loro diversità, un discorso

  • comunitario
  • di partecipazione
  • di accesso e produzione di conoscenza

Soprattutto, sono produttori di una conoscenza che forse dovrebbe essere conservata e resa accessibile anche dalle biblioteche, se trovassero il modo e la volontà di documentare non soltanto ciò che viene stampato su carta.
Analizzerò brevemente alcune caratteristiche (tecnologiche e di design di sistema) che facilitano la partecipazione in progetti comunitari.

Gestione comunitaria

I progetti comunitari sono tendenzialmente (e quasi totalmente) gestiti dalla stessa comunità a cui sono indirizzati. Hanno diversi gradi di barriere all’ingresso (una barriera alta condurrà ad una comunità piccola ma specializzata, un’ingresso semplice ad una comunità larga ma eterogenea).
Hanno anche diversi gradi di moderazione: spesso, vengono eletti moderatori alcuni fra gli utenti più esperti della stessa comunità, e non personalità esterne.
Il meccanismo di decisione preferito infatti è quello del consenso: la comunità, da sola, discute su problemi e decisioni da prendere, e in mancanza di disaccordo esplicito non si ricorre a votazioni.
I membri della comunità, a parte rarissime eccezioni, sono dei pari: non esiste chi ha più potere di altri e una dimensione orizzontale è importante per favorire la cooperazione.

Obiettivi del progetto, comunità di interesse

Tutti i progetti comunitari di co-creazione di conoscenza hanno un obiettivo preciso. Wikipedia è un’enciclopedia, Wikisource una biblioteca digitale, StackOverflow un sito di Q&A dedicato ai programmatori, Galaxy Zoo un sito di citizen science dedicato all’astronomia.
Avere un obiettivo preciso e comprensibile definisce i limiti di quello che il progetto è e quello che non è: è un punto importante per avere una comunità dedicata e che sa quali obiettivi raggiungere.
Inoltre, l’obiettivo del progetto è anche il punto di aggregazione e centro di gravità: la comunità si formerà attorno a quell’obiettivo (raramente accade il contrario). Le persone infatti formeranno un gruppo, una “comunità di interesse” o di pratica (secondo la definizione di Etienne Wenger).

Modificabilità

La “modificabilità”, cioè un alto livello di partecipazione e interazione della comunità, è forse il fattore principe dei progetti comunitari che stiamo analizzando.
Fra questi, Wikipedia occupa un posto a sè, per complessità, dimensione e impatto.
Wikipedia, come tutti sanno, è un’enciclopedia libera e collaborativa, scritta e gestita dalla da un comunità di volontari potenzialmente aperta e illimitata.
Chiunque può cliccare “Modifica” su ogni pagina di Wikipedia e modificarla, aggiungendo il proprio contributo, correggendo errori, o cancellando informazioni inutili o dannose. Lo stesso accade in Wikisource, o in StackOverflow: nello spazio digitale possiamo definire il grado di “partecipazione” con il numero di azioni che un utente può compiere all’interno del progetto, e su Wikipedia sono moltissime:
l’utente può lavorare sulle singole voci dell’enciclopedia, ma anche riscrivere le linee guida, rimettere in discussione alcune regole, ridefinire l’aspetto delle pagine. È molto importante tenere a mente che un alto grado di libertà corrisponde anche ad un alto senso di appartenenza da parte della comunità stessa, che sentirà il progetto come proprio (perchè, a tutti gli effetti, è “proprietaria” del progetto).
Un’altro aspetto importante è dato dalla consapevolezza, in tutti i progetti collettivi, che non esiste “la voce perfetta”, ma tutto è perfettibile: e lo sarà soltanto con il contributo di competenze diverse e complementari.

Auto-organizzazione, trasparenza, controllo incrociato

Attraverso il consenso, la comunità si auto-organizza: per esempio, su Wikipedia e Wikisource alcuni utenti fanno le “ronde” per controllare quali pagine vengono modificate, e in che modo.
Il software infatti abilita la comunità nel suo complesso a controllare quello che succede, grazie ad alcuni strumenti di monitoraggio e controllo.
Ogni attività e contributo viene tracciato, e tutto è trasparente: qualsiasi utente può vedere tutto ciò che accade all’interno del progetto. Ogni attività, di chiunque, è visibile e tracciata. E’ una sorta di panopticon, con l’importante differenza che tutti possono controllare tutti quanti.
In questo modo, ogni membro della comunità è abilitato (e responsabilizzato) a controllare e modificare eventuali errori o problemi che può incontrare dentro i progetto (siano essi litigi fra altri utenti o errori all’interno delle pagine).

Resilienza

Ogni pagina di Wikipedia infatti viene salvata incrementalmente, per cui ogni versione dello stesso articolo viene archiviata, cumulativamente, senza cancellare le precedenti. Ogni modifica sull’articolo comporta una nuova versione, e tutte le versioni sono accessibili e ripristinabili, nonchè dotate di firma temporale e dell’utente che le ha salvate.
Di conseguenza, è sempre possibile, tecnicamente, ripercorrere la storia di una voce wikipediana (anche se può essere un lavoro ingrato, su pagine modificate migliaia di volte).
Una delle cose più interessanti è che questo sistema garantisce una grande resilienza: se danneggiato o vandalizzato, un articolo è ripristinabile alla sua versione precedente con un click. In informatica, questo tipo di sistema viene detto version control.

Gamification

Progetti come StackOverflow o Academia.StackExchange sono siti di domande e risposte.
Su StackOverflow (dedicato alla programmazione) e Academia.StackExchange (dedicato alla vita accademica, ed estremamente interessante anche per bibliotecari) chiunque può porre una domanda, chiunque può dare una risposta, e sia domande che risposte vengono votate (in positivo o in negativo) dagli altri utenti. In questo modo, le risposte migliori “galleggiano” e figurano al primo posto, mentre quelle con punteggi minori scivolano in fondo alla pagina.
In base ai voti ricevuti, dunque, tutti gli utenti guadagnano una reputazione (espressa con un numero), e alcuni badge, in base al numero di voti ricevuti.
Questo processo viene definito gamification, e utilizza dinamiche prese dal mondo dei videogiochi per rendere il sito interessante, e incentivare gli utenti a fare domande e dare risposte (l’obiettivo del progetto).

Spazio per la sperimentazione

Questo espediente tecnico è un importante pezzo del design di Wikipedia, perchè agisce direttamente sulla cultura di comunità. Permette infatti di poter sviluppare una cultura dell’audacia: “Be bold!” (Sii audace!) è uno dei motti di Wikipedia, e incita il nuovo utente a fare, piuttosto che chiedere il permesso. Wikipedia non si può rompere, tutto può essere ripristinato, per cui le persone possono prendersi il rischio di sperimentare.
Lasciare questo grado di libertà e di “gioco” è fondamentale per abbassare la barriera all’ingresso, e permettere ad un maggior numero di persone di provare.
I progetti collaborativi sono tutti “learning by doing“, e in questo prendono spunto, per esempio, dai videogiochi, in cui il giocatore impara le proprie azioni e potenzialità giocando (e non leggendo un manuale).

Empowerment degli utenti

I progetti comunitari sono oggetti estremamente complessi, ed è aperti alla partecipazione in ogni direzione. Su Wikisource, per esempio, è possibile contribuire trascrivendo i libri, controllando l’OCR, o curando le categorie e i metadati, o anche dedicandosi alla scrittura delle pagine di aiuto e documentazione. È anche possibile scrivere del software e strumenti informatici capaci di aiutare gli utenti in azioni specifiche. In questo senso, Wikisource (come Wikipedia e tutti i progetti Wikimedia) è open source sia nel software che nei contenuti. C’è un intero e vasto ecosistema di programmi per Wikipedia e per i Wikipediani, talmente vasto che è impossibile tracciarne i confini.
Questo è quello che si dice essere una piattaforma: è proprio in questo senso che David Weinberger consiglia alle biblioteche di diventare piattaforme. I progetti wiki non sono solo una piattaforma tecnologica, ma anche sociale.

Copyright libero

Un parte fondamentale di tutti i progetti comunitari (wiki, ma anche StackOverflow o Academia.StackExchange) è il copyright libero.
La licenza più comunemente utilizzata è la CC-BY-SA, acronimo per Creative Commons – Attribuzione – Condividi allo stesso modo.
Questa licenza presuppone che ogni tutto il contenuto creato dalla comunità sia liberamente:

  • utilizzabile
  • copiabile
  • distribuibile
  • modificabile, a patto che la nuova versione modificata mantenga la stessa licenza.

In questo modo, la comunità costruisce legalmente un bene comune, con un diritto d’autore molto più “elastico”, che incoraggia la condivisione e la costruzione cooperativa di un unico progetto.

Un controesempio: la collaborazione su SBN

La struttura dei grandi progetti collaborativi ci informa anche su alcuni progetti collaborativi già esistenti nel mondo bibliotecario. Alla luce di cosa funziona in Wikipedia, per esempio, possiamo chiederci se la collaborazione gerarchica di SBN sia un vantaggio o uno svantaggio.
SBN non è wiki, cioè non è veloce: se un record viene rimodificato da un livello di autorità superiore ad un certo livello, non posso più modificarlo direttamente.
Non solo, i livelli di autorità non sono a livello di singolo utente, ma a livello di istituzione. Questa collaborazione gerarchica spesso genera fraintendimenti, non aiuta una cooperazione orizzontale.
Un altro aspetto problematico è l’assenza di comunicazione: in Wikipedia o in Wikisource, per esempio, ogni modifica ha un campo oggetto (in cui in poche parole posso descrivere che modifica è stata fatta), ma soprattutto ogni pagina ha una relativa pagina di discussione. È sempre possibile andare a vedere quello che è successo, e avere una discussione (che rimane lì, permanentemente) che racconta le ragioni di una determina scelta evita malintesi e permette di minimizzare l’attrito fra collaboratori.
Ci si prova a spiegare parlando, o se si litiga lo si fa al di fuori dell’oggetto vero della collaborazione, cioè al di fuori delle voci dell’enciclopedia, ma in una pagina apposta. Invece di duplicare i record (generando disordine), si potrebbe cercare di discutere sui record esistenti e cercare un consenso.

È possibile dunque pensare ad alcune modifiche tecniche da apportare alla struttura di SBN, per migliorarne la coollaborazione fra professionisti, e renderla più snella e fluida? Io credo di sì.

Conclusioni

Tutte le caratteristiche analizzate sono importanti per far nascere, nei membri della comunità, la percezione che il progetto (di cui la comunità stessa è parte fondamentale) sia un bene comune.
Il copyright condiviso, l’invito alla partecipazione, sono solo strumenti per facilitare un senso di appartenenza della comunità al progetto.
Se le persone sono contente di essere lì, se si ritengono responsabili nel progetto nel suo complesso, se lo vogliono veder crescere e prosperare, avremo una comunità felice e un progetto di successo.

L'”accesso all’informazione” è uno dei capisaldi della professione bibliotecaria. Noi cataloghiamo il mondo documentale per renderlo accessibile, indicizziamo per far ritrovare.
È la prima legge di Ranganathan: i libri sono fatti per essere usati.
Cioè, i libri in quanto manufatti e portatori di un messaggio sono fatti per consegnare quel messaggio a chi lo può recepire, cioè una cervello leggente e pensante.
Non sarà certo io a entrare nel dibattito accademico: ma sono decenni che la pedagogia va nella direzione della partecipazione, dell’interattività, del dibattito e della discussione. Le persone imparano e rielaborano informazione, trasformandola in conoscenza personale, in modi diversi: parlare, discutere, confrontarsi con gli altri è uno dei modi migliori che conosciamo.
Da qui l’esigenza (lankesiana, ma non solo), di riorganizzare il lavoro di biblioteche e bibliotecari in una direzione che tenga in conto questi nuovi documenti che sono sia le conversazioni, sia le persone stesse (con le loro competenze, bisogni, desideri).
Il bibliotecario si avvicina in questo all’insegnante, diventando un facilitatore di conversazioni, nella sua comunità di riferimento.

Bibliografia e links

  1. David Lankes, Atlante della biblioteconomia moderna, Edizione bibliografica, 2014.
  2. Goldin, Marco. Prevedere il futuro, un giorno alla volta. Pensieri sparsi su David Lankes. 2014. URL: http://angelamunari.tumblr.com/post/102352160890/prevedere-il-futuro-un-giorno-alla-volta
  3. Francese, Enrico. Alcune riflessioni sull’atlante. 2014. URL: http://fraenrico.carcosa.it/?p=1886
  4. Ridi, Riccardo. Mezzi, fini, alfabeti: vecchie e nuove filosofie della biblioteca., 2013. In: I nuovi alfabeti della biblioteca. Viaggio al centro di un’istituzione della conoscenza nell’era dei bit: dal cambiamento di paradigma ai linguaggi del cambiamento, atti del convegno di “Biblioteche oggi”, Milano, 15-16 Marzo 2012. Editrice Bibliografica, pp. 28-53. URL: http://eprints.rclis.org/19165/
  5. Galluzzi, Anna. Una mappa topica per la professione: l’atlante di R. David Lankes, AIB Studi, vol. 52, n° 1, 2012. URL: http://aibstudi.aib.it/article/view/6297/6027
  6. Munari Angela, La biblioteconomia moderna “With or Without Lankes”?. 2014. URL: http://angelamunari.tumblr.com/post/102355116585/la-biblioteconomia-moderna-with-or-without
  7. Benkler, Yochai; Nissenbaum, Helen. Commons-based Peer Production and Virtue. The Journal of Political Philosophy, 2006. 4 (14): 394-419.
  8. Wikipedia, l’enciclopedia libera. URL: http://it.wikipedia.org
  9. Wikisource, la biblioteca libera. URL: http://it.wikisource.org
  10. Academia Stackexchange. URL: http://academia.stackexchange.org
  11. Quora. URL: http://quora.com
  12. Zooniverse. URL: http://zooniverse.org
  13. Wenger, Etienne. Communities of practice: learning, meaning, and identity. Cambridge University Press, 1998. Per una veloce introduzione, URL: http://www.ewenger.com/theory
  14. StackOverflow. URL: http://stackoverflow.org
  15. Weinberger, David. Library as Platform. LibraryJournal, 4 settembre 2012. URL: http://lj.libraryjournal.com/2012/09/future-of-libraries/by-david-weinberger
  16. Licenza Creative Commons – Attribuzione – Condividi allo stesso modo – 4.0. URL: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/

by aubreymcfato at March 16, 2015 08:50 AM

November 16, 2014

[[doppiequadre]]

Symbolum ’77

Il ricordo più vivido che ho, legato a Cotton: io che faccio la primadonna as usual “se mi volete all’assemblea dovete venire a prendermi a casa” e lui che passa apposta da Bologna per recuperarmi. (I.: “Certe persone fatichiamo a considerarle come amici, ma se quando ci lasciano stiamo così male, si vede che erano […]

by elitre at November 16, 2014 08:50 PM

July 24, 2014

Faccio Cose Vedo Gente

Wikimedia Italia (e Wikipedia!) hanno vinto

Ieri sera camminavo per via Rogoredo con gli auricolari nelle orecchie, Por una cabeza a tutto volume, un vento di tempesta addosso e pensavo: “E’ finita. Non mi sembra vero. E’ finita!”.

L’11 luglio del 2009 ero a Firenze per un barcamp, a raccontare di Wikipedia&Wikimedia e dello strano rapporto che avevamo con la città. La sera ero andata a bere un aperitivo con l’allora fidanzato in un bel locale sull’Arno e uscita avevo chiamato i miei per salutarli e sapere se andava tutto bene. Mia madre, cercando di non preoccuparmi troppo, mi aveva detto che avevano consegnato un atto giudiziario per me e alla richiesta di dettagli mi aveva parlato vagamente di una richiesta di risarcimento per 10 milioni di euro.

10 MILIONI DI EURO!

Un colpo al cuore.

Poi, letto l’atto, avevo chiesto al mondo se aveva 20 milioni di euro da prestarmi (mammà era stata buona e aveva tralasciato la seconda richiesta di altrettanti 10 milioni di euro).

Ora vi ringrazio ma non mi servono più (spero!).

Ieri l’avvocato mi ha informata che il giudice ha rigettato la richiesta di risarcimento degli Angelucci e li ha condannati a pagare le spese processuali.

Io ricomincio a respirare: smetterò di svegliarmi nel cuore della notte con quell’idea fissa o a essere preoccupata all’idea di acquistare casa. Nessuno mi ridarà i miei 5 anni di patemi d’animo (e frizzi e lazzi per esorcizzare un po’), ma va bene così.

Wikimedia Italia è salva e ha stabilito il punto: l’estraneità alla gestione di Wikipedia.

Non solo, anche Wikipedia ha stabilito il punto: due settimane fa il giudice si era già pronunciato nella causa che vedeva contrapposti gli Angelucci e Wikimedia Foundation, mostrando di aver colto appieno il funzionamento di Wikipedia e “approvandone” la logica.

“[Wikipedia] offre un servizio basato sulla libertà degli utenti di redigere le varie pagine dell’enciclopedia; è questa libertà che esclude qualsiasi [obbligo di garantire l’assenza di contenuti offensivi dei suoi siti] e che trova il suo equilibrio nella possibilità che chiunque possa modificarne i contenuti e chiederne la rimozione”.

..e così anche il tentativo più eclatante di tappare la bocca a Wikipedia sembra rientrato, con buona pace di chi continua a pensare di poter imbavagliare la libertà di informazione.

Due note finali e poi mi taccio:
– i nostri avvocati sono stati super bravi, sia nel merito che nel coordinamento con gli avvocati di Wikimedia Foundation. Quindi grazie allo Studio Legale Scornajenghi!
– far parlare di questa vicenda offline è stata durissima, anzi praticamente impossibile. Questa è una di quelle cose che non scorderò mai: i giornali “di carta” se ne sono tenuti ben lontani

Siete ancora qui? Sciò, correte a correggere qualche voce di Wikipedia 😉

ps: qui il comunicato stampa di Wikimedia Italia

by Frieda at July 24, 2014 10:53 AM

April 28, 2014

[[doppiequadre]]

Perché la meno così tanto con WP:Conoscenze personali

Perché noi wikipediani, che ci piaccia o no, siamo una comunità. E siamo una comunità globale. Certo, magari con necessità o priorità diverse, ma tutti uniti dalla stessa missione. Per cui trovo bellissimo un sistema interno a Wikipedia che permetta di riconoscerci (e non un grosso social network; anche se riconosco molti meriti a questi siti, […]

by elitre at April 28, 2014 03:01 PM

February 19, 2014

Voices Telecom Italia

Boia chi molla: bugia, maledetta bugia o?

A fine gennaio il Cittadino Angelo Tofalo, pentastellato desideroso di un quarto d’ora di pubblicità, a un certo punto ha gridato “boia chi molla!” nella sordida e grigia aula del Parlamento italiano. Qualche ora dopo ha specificato su Facebook che il suo non era affatto un motto fascista, citando la corrispondente voce su Wikipedia che espliciterebbe che la frase venne pronunciata per la prima volta nel 1799 durante la Repubblica Napoletana dalla nobildonna Eleonora Pimentel Fonseca, e poi nel 1848 durante le Cinque Giornate di Milano. Potremmo aprire una discussione sul fatto che qualunque sia l’origine dell’espressione oramai essa è automaticamente associata ai fascismi vecchi e nuovi, ma QUI NON SI PARLA DI POLITICA… anche perché è molto più interessante mettersi a parlare di cosa succede quando si parla di fonti.

È infatti successo che Leonardo Tondelli abbia scritto sul suo blog che quell’attribuzione l’aveva inserita lui (con un “si dice”) nel 2005, quando Wikipedia era molto più rilassata – anche perché non era mica ancora usata da tutti – e quindi si inserivano informazioni senza specificare da dove fossero state prese; uno si ricordava che era così, e via. Anche a me è capitato di fare così: ma avevo il grande vantaggio di scrivere voci di matematica, dove le fonti sono meno importanti, visto che i risultati stanno in piedi per conto loro (qual è la fonte per affermare che 1+1=2, per esempio?). Il problema è che la frase è stata spostata dalla voce generale per averne una tutta per sé, voce che è stata man mano ampliata senza che nessuno si desse la pena di verificare la fonte. Eleonora Pimentel Fonseca ha davvero pronunciato quella frase? In questi giorni c’è stato un discreto numero di novelli Mycroft Holmes che hanno scandagliato Internet, e hanno trovato un articolo che confermerebbe (con un “si dice”) l’attribuzione. Tutto a posto, allora. No. L’articolo è del 2010, e nessuno, se non forse l’autrice, può affermare con sicurezza che la fonte di quel “si dice” non sia stata la voce di Wikipedia: un pericolosissimo cortocircuito di riferimenti circolari come quello che si è praticamente avuto dopo che un buontempone ha voluto dimostrare la sua tesi su come lavorano i giornalisti.

La ricerca è comunque continuata, come si può vedere nei commenti al post di Leonardo e in una discussione interna a Wikipedia stessa. Io ho trovato un libro del 2003 (precedente quindi al primo inserimento su Wikipedia) che non fa il nome di Eleonora Pimentel ma almeno cita i moti del 1799 e 1848: Leonardo mi ha però fatto notare come uno degli autori del libro è stato direttore del Secolo d’Italia e la casa editrice è notoriamente di destra, e quindi potrebbe anche darsi che quelle attribuzioni siano nate per dare una patina di antichità a una frase molto apprezzata negli ambienti neofascisti ([EDITATO] Curiosamente, l’utente anonimo che si lamenta nei commenti al post di Leonardo per l'”oligarchia di wikipediani” cita un libro al riguardo di Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci: il primo è stato a suo tempo bannato dalla comunità wikipediana per falsificazione delle fonti). Lo stesso dubbio sull’origine della citazione potrebbe valere per il libro di Antonello Capurso, che riporta l’origine ma non le fonti al riguardo. La prima citazione negli archivi de La Stampa è del 1957, durante le esequie postume di Mussolini; ma naturalmente questo non significa ancora nulla… Chissà, forse l’espressione nacque invece nel 1917 durante la prima guerra mondiale come nella citazione di Capurso, oppure risorse più volte come un’araba fenice (improbabile, se mi permettete una scommessa)

Ma lasciamo da parte quest’espressione nostrana e passiamo a un’altra frase che probabilmente avete già orecchiato da qualche parte. “Ci sono tre tipi di menzogne: bugie, dannate bugie e statistiche”. La frase è indubbiamente inglese: l’originale è “There are three kinds of lies; lies, damned lies, and statistics.” Ma chi l’ha pronunciata? Leggendo il blog di Pat Ballew ho scoperto che negli Stati Uniti è generalmente attribuita a Mark Twain, che in fin dei conti è noto per i suoi aforismi spiazzanti. Ballew però spiega come la frase giunga “dall’altra parte dello stagno”, e che in effetti Twain la pronunciò… ma attribuendola al primo ministro inglese Benjamin Disraeli, che era la fonte che conoscevo anch’io. Fine della storia? Macché. Nella biografia ufficiale di Disraeli scritta da Lord Blake non v’è traccia di quell’affermazione, nonostante Twain abbia esplicitamente scritto «The remark attributed to Disraeli would often apply with justice and force: “There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics”»

La soluzione proposta da Ballew è che Twain abbia trovato una citazione della frase attribuita a un non meglio identificato Saggio Uomo Politico (“Wise Statesman”) e l’abbia automaticamente associata a Disraeli, che a quel tempo aveva appunto quella fama. Un innocente errore si è così propagato per ottenere una doppia falsa attribuzione, e alla fine non sappiamo assolutamente chi sia stato effettivamente a uscire per la prima volta con questa frase. Non sempre le ricerche storiche riescono a dare una risposta definitiva a un dubbio, come vedete.

In definitiva? Il lavoro degli storici è difficilissimo, e noi dilettanti possiamo fare molto poco. Cerchiamo almeno di non renderglielo ancora più complicato…

by .mau. at February 19, 2014 11:32 AM

November 28, 2013

Voices Telecom Italia

il declino di Wikipedia

Il mese scorso ha suscitato parecchio scalpore un articolo sul MIT Technological Review intitolato “The Decline of Wikipedia”. L’autore, Tom Simonite, recupera un sacco di dati per mostrare come dal 2007 a oggi il numero di contributori a Wikipedia sia in costante calo, e sia sceso dai 51.000 di allora ai 31.000 attuali. Simonite raccoglie molti dati fattuali, come questo rapporto di Aaron Halfaker – rapporto finanziato dalla Wikimedia Foundation stessa, che ovviamente ha tutto l’interesse a sapere cosa sta succedendo. Il rapporto è arrivato anche in Italia: se volete sapere la mia posizione ufficiale col cappellino di portavoce di Wikimedia Italia la potete leggere su Wired, La Stampa, Treccani Magazine. E se volete sapere la mia posizione personale?

Inizio con una banalissima considerazione: sia l’articolo che il rapporto parlano di quello che succede in Wikipedia in lingua inglese (e poi parliamo del nostro provincialismo…). Ogni edizione nazionale fa però storia a sé, e ci sono caratteristiche diverse: per esempio nella Wikipedia in lingua inglese ci sono molte più limitazioni per gli utenti non registrati. Se andiamo a vedere le statistiche per nazione, scopriamo per esempio che in Francia e in Spagna il numero di contributori attivi è in leggera crescita. Per quanto riguarda l’Italia, i numeri sono molto variabili – dai 2000 ai 3000 contributori attivi – ma negli ultimi anni non si vede nessun trend di crescita o decrescita. (Ah: il fatto che ci sia un dodicesimo degli utenti attivi per un’enciclopedia che ha circa un quarto delle voci di quella in inglese fa capire perché la qualità della versione italiana è molto peggiore: ci sono semplicemente troppo pochi controlli). Insomma, ricordiamoci di prendere i risultati con un pizzico di sale.

Tra le cause di declino elencate da Halfaker, quelle che direi si possono applicare anche da noi sono fondamentalmente la prima e la terza: «The proportion of newcomers that edit in good-faith has not changed since 2006. These desirable newcomers are more likely to have their work rejected since 2007.» insieme a «The formalized process for vetting new policies and changes to policies ensures that newcomers’ edits do not survive.» A dire il vero io sono ancora più pessimista, almeno per quanto riguarda l’edizione in lingua italiana, e credo che i nuovi contributori in buona fede stiano riducendosi in percentuale, a meno che non consideriate le pagine promozionali su sé stessi dei contributi in buona fede. (E allora mi sa che è inutile che continuiate a leggere). È invece verissimo che i nuovi contributori in buona fede sono scoraggiati vedendo come le loro aggiunte sono immediatamente cassate, ma non credo che la soluzione della Wikimedia Foundation (semplificare l’editing con VisualEditor e implementare le notifiche comprensive di ringraziamenti) servano a qualcosa. Il guaio è molto a monte.

Ci sono almeno tre fasi nella preparazione di ogni singola voce di Wikipedia, qualunque sia la lingua e qualunque sia il momento in cui la preparazione è partita. La prima è l’inserimento di materiale in un modo o nell’altro, la seconda è il consolidamento del materiale nel formato wiki, la terza è l’uniformazione della voce con il resto dell’enciclopedia (sì, si fa anche questo, pur se in minima parte: i template come {{Bio}}, dove si mettono i dati che formeranno il primo paragrafo di una voce biografica, ne sono un esempio). Quando Wikipedia era giovane e io ero un po’ meno vecchio, il fatto stesso che mancassero le voci più fondamentali faceva sì che si poteva contribuire tranquillamente anche solo nella prima fase. Molte delle voci che scrissi ai tempi oggi verrebbero direttamente cancellate, non ho problemi a dirlo; alcune sono anche effettivamente state cancellate (voci su alcuni libri, dove più che la trama scrivevo una recensione). I vecchi contributori hanno man mano introiettato la complicazione delle regole; alcuni se ne sono andati come è in fin dei conti naturale, altri come me sono magari passati alla seconda fase dell’enciclopedia che però effettivamente è roba da Veri Fanatici (che gusto c’è a mettere a posto le virgole o una sintassi traballante, oppure a verificare una fonte?). Solo che Wikipedia è ormai così grande che nessuno accetta più materiale nella fase uno, e così i nuovi contributori vengono nonostante tutto morsi. Quel che è peggio è che per ovvie ragioni i primi ad arrivare sono stati i nerd; ora che potrebbero arrivare gli appassionati di un tema ma non di informatica estrema, costoro vengono immediatamente fatti fuori, e Ciò È Male.

Purtroppo spiegare come funziona l’ecosistema Wikipedia non è affatto facile. Non basta un libro, occorre l’esempio di qualcuno vicino a te: e il numero di esperti è sempre troppo piccolo, come si vede per esempio nelle editathon (le giornate di “lavoro a tema”: l’ultima in ordine di tempo è stata sulla moda. VisualEditor può forse servire per fare qualche modifica formale, ma non lo userei mai per inserire un paragrafo di testo. A me piacerebbe piuttosto avere una specie di “vasca di decantazione” per il materiale in formato grezzo, che dovrebbe essere segnalato in modo evidente all’inizio del testo della voce, e che potrebbe essere rivisto con calma e inserito in differita lasciando naturalmente come autori sia l’estensore originale del testo che il suo aggiustatore, come del resto è nello spirito e nella lettera di Wikipedia. Ma forse anche questo è un palliativo.

Ma insomma: ci sono contributori in buona fede che sono stati tarpati da piccoli e hanno voglia di parlarne qui nei commenti? Perché i rapporti lasciano il tempo che trovano, e spesso le cose si riescono a scoprire solo dal vivo. (Astenersi perditempo: la mia esperienza personale dice che di fronte a parecchie persone ingiustamente bloccate ce ne sono molte di più la cui idea di enciclopedicità di un tema non coincide con quello della comunità di Wikipedia…)

by .mau. at November 28, 2013 05:22 PM

November 24, 2013

[[doppiequadre]]

Perché i libri di carta devono morire, e moriranno

La prima premessa è che di post simili ne esisteranno a pacchi, immagino. La seconda è che qualcosa di simile mi era già capitato in passato, per cui era arrivato il momento di raccontare, appunto, perché i libri non elettronici debbano sparire, e lo faranno. Lo faccio qui perché oggi avevo una missione (ufficiosa) consistente […]

by elitre at November 24, 2013 10:45 PM

November 22, 2013

Virginia Gentilini

Cose che ho imparato grazie alle scarpe

Eccoci qui, a Villa Foscarini-Rossi, sede del Museo Rossimoda della calzatura. Ecco quello che stavamo facendo: una editathon, cioè una gara di scrittura di voci su Wikipedia, sul tema della calzatura appunto, ma anche della storia del costume e del territorio della riviera del Brenta. Che io sia lì in quella foto è una sorpresa … Continue reading "Cose che ho imparato grazie alle scarpe"

by vgentilini at November 22, 2013 10:15 AM

October 31, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

October 09, 2013

Voices Telecom Italia

Che cosa puoi fare per Wikipedia?

Parecchia gente (non moltissima, a dire il vero) sa che io contribuisco regolarmente a Wikipedia. Costoro pensano che io faccia chissà quali cose per l’enciclopedia: in realtà il mio impegno è molto limitato, per la mia cronica mancanza di tempo che mi impedisce di fare tutte le cose che vorrei. Qualche settimana fa ho però avuto un paio di “franchi scambi di opinione”, come si suol dire, che mi hanno portato a lavorare su Wikipedia e che secondo me possono essere più utili di cento FAQ per spiegare come funzionano davvero le cose, o per meglio dire come dovrebbero funzionare. Non credo che sia un caso che gli scambi arrivino dal “socialcoso fighetto”, Friendfeed, dove discussioni di questo tipo capitano tutti i giorni, grazie al connubio tra una massa di utenti relativamente ridotta e una quantità di rompiscatole (quorum ego) elevata.

La prima discussione, che si può leggere qui, partiva a dire il vero da tutt’altro tema: le brutte facce di chi ha una carica in Wikimedia (con la m) Italia. Ma si sa che i punti di partenza delle discussioni non sono certo quelli di arrivo… Così è subito arrivato qualcuno che si è lamentato perché le voci della Wikipedia (con la p) in lingua italiana sono scritte in maniera becera. [Nota a latere: questo ha portato alla creazione di una Wikipedia Trolling FAQ, una serie di serissime risposte a domande che probabilmente non si sarebbero dovute fare. Ma qui stiamo davvero andando fuori strada].

Di solito queste affermazioni sono buttate lì senza possibilità di verificare di che cosa si parli: ma stavolta è stato fatto un esempio specifico, la voce su David Sedaris, che per quanto mi riguarda è un perfetto sconosciuto ma a quanto pare è uno scrittore famoso, parecchio famoso, pubblicato in Italia da Mondadori; una sua raccolta di racconti ha venduto nel mondo più di sette milioni di copie. Così almeno diceva il mio interlocutore: non ho avuto voglia di verificare.

Era proprio vero che la voce era scritta da cani? Direi di sì: ma potete giudicare voi stessi guardando la voce com’era in quel momento. (Lo sapevate, vero, che si può vedere una qualunque versione passata di una voce di Wikipedia?) Diciamo che bisogna fare un bel po’ di fatica per tirare fuori un po’ di significato da quelle parole, anche se è cattivo leggere la frase «Ora è un famoso ed irriverente scrittore, gay dichiarato e fidanzato» e dire che Sedaris è diventato gay perché aveva scritto un libro che l’ha reso famoso. Ad ogni modo, sono andato a guardare cosa c’era scritto nella versione inglese e in una ventina di minuti ho tirato fuori una nuova versione. Ci ho messo relativamente tanto tempo perché già che c’ero ho deciso di aggiungere anche qualche link, e quindi ho dovuto verificarne l’esistenza: per il solo testo una decina di minuti mi sarebbero bastati. Il risultato non è certo eclatante, ma spero sia almeno sufficiente.

Due giorni dopo, sempre su Friendfeed, si è discusso di questo articolo di Renato Brunetta. Qualunque sia il vostro giudizio sull’iracondo esponente del Pdl, un minimo di onestà intellettuale vi dovrebbe fare ammettere che lui ha ragione quando implicitamente afferma che Wikipedia non può definire un concetto usando una citazione di qualcuno, come capitava in quel momento: foss’anche un premio Nobel come Dario Fo. In questo caso la cosa è stata ancora più veloce: mi è bastato un minuto per spostare le definizioni “di parte” più in basso, e altri due minuti il giorno dopo per aggiungere una citazione “dell’altra parrocchia” di Forattini (citazione che tra l’altro ho trovato su Wikiquote, il progetto fratello di Wikipedia che ha appunto lo scopo di raccogliere citazioni). Un vero lavoraccio, converrete con me; posso immaginare perché l’on. Brunetta abbia preferito scrivere un’articolessa sul Foglio e non modificare lui stesso l’enciclopedia.

visite alla voce "David Sedaris" su it.wikipedia.org nel settembre 2013
visite alla voce “David Sedaris” su it.wikipedia.org nel settembre 2013

Bene: diamo adesso un po’ più di contesto. La voce di Sedaris, che come vedete dalle statistiche riportate nel grafico sopra ha generalmente una ventina di accessi al giorno (non so quanti siano di persone reali e quanti di robot et similia) era scritta fondamentalmente così da quando venne creata nel 2007: guardate. In questi sei anni nessuno di coloro che l’ha visulizzata ha avuto voglia non dico di fare ulteriori ricerche per aumentare le informazioni, ma semplicemente di rimettere in sesto una sintassi un po’ pericolante. Qualcuno era obbligato a farlo? No. Non mi lamento infatti se uno mi dice «mi dispiace, ma non c’ho proprio voglia»; ma mi lamento se prosegue con «mi rendo conto che non è colpa di nessuno, e al tempo stesso è colpa di tutti». E mi lamento per due motivi. Innanzitutto, perché evidentemente a tutti coloro (per pochi che siano) che avevano consultato la voce essa comunque andava bene, o almeno se la facevano andare bene; e allora non vedo perché uno debba preoccuparsi. In secondo luogo, non ci voleva molto ad aggiustare qualche cosa anche senza sapere nulla dell’argomento in questione, come ho fatto io; e allora il “tutti colpevoli, nessuno colpevole” è solo una becera scusa.

Ma torniamo alla domanda del titolo, che naturalmente riecheggia la famosa frase di Kennedy. La mia risposta è semplice. Quello che tu – sì, tu che stai leggendomi – puoi fare per Wikipedia è rimettere a posto uno stupido errore che ti capita sicuramente di trovare mentre la stai consultando. Certo, si potrebbe pensare che sarebbe bello che tutti aggiungessero contenuti. Non solo questo è praticamente impossibile, ma porterebbe anche a enormi problemi: un po’ come se la gente smettesse di leggere libri e iniziasse solo a scriverli. (Come? succede già qualcosa di simile? ehm…) Lo so, è l’equivalente di dire “raccogliete ogni tanto una cartaccia per terra” quando è già tanto che le cartacce non le buttiate; ma questo è l’unico modo che abbiamo per impedire che Wikipedia collassi. Abbiamo (non noi che lavoriamo su Wikipedia, ma tutti noi che la usiamo) bisogno di lavorare anche sul piccolo: cose invisibili, ma che sono il collante per mantenere una struttura stabile e usabile. Un refuso lo si può correggere anche senza conoscere la sintassi wiki, e ora c’è il Visual Editor che dovrebbe rendere le cose più semplici a chi non è esperto (e complicarle a chi esperto invece è… io non intendo affatto usarlo). Provateci, e vi sentirete persone migliori.

by .mau. at October 09, 2013 09:53 AM

October 02, 2013

Virginia Gentilini

Biblioteche e Wikipedia al Bibliopride 2013

Sabato prossimo, 5 ottobre, si terrà la seconda edizione della Giornata nazionale delle biblioteche, il Bibliopride 2013. Io sarò presente presso la Biblioteca Marucelliana in occasione dell’incontro dedicato a Biblioteche e Wikipedia: condivisione open data e competenze, organizzato dall’Associazione Italiana Biblioteche e da Wikimedia Italia. Il programma della giornata è questo: Frieda Brioschi (Presidente, Wikimedia Italia), … Continue reading "Biblioteche e Wikipedia al Bibliopride 2013"

by vgentilini at October 02, 2013 06:49 AM

August 28, 2013

Voices Telecom Italia

Quali fonti per Wikipedia?

Wikipedia è grande: ma ora ha bisogno di crescere. La battuta a effetto nasconde una realtà che non si può negare: è inutile che per esempio l’edizione in lingua italiana contenga più di un milione di voci, se poi la qualità di buona parte di esse è, diciamo, subottimale. Purtroppo non è possibile obbligare la gente a migliorare le voci esistenti, anziché creare voci nuove: è un sottoprodotto del fatto che contribuire all’enciclopedia (in questo caso nel senso di produrre materiale, non di finanziarla) è volontario, e ciascuno può fare ciò che preferisce. Penso però che possa essere utile sapere cosa si potrebbe fare per avere un prodotto sempre migliore: io sono ottimista e spero sempre che le cose possano andare meglio in futuro. Inoltre è sicuramente utile sapere come leggere le voci di Wikipedia: in questo modo è infatti possibile capire se e quanto fidarsi di quello che si legge, almeno come struttura generale.

Stavolta tratterò di Wikipedia e delle fonti, un tema che entra spesso prepotentemente in scena in casi molto diversi, da chi si lamenta perché non può scrivere le “sue” informazioni nelle voci – ci sono stati casi eclatanti come quello di Philip Roth, ma vi assicuro che richieste e minacce al riguardo sono quotidiane – a chi invece si lamenta perché ci sono scritte cose che a loro non piacciono: c’è chi va in tribunale come Cesare Previti (al momento si è arrivati a un’assoluzione in primo grado della Wikimedia Foundation) o la famiglia Angelucci (in quattro anni non è ancora stata emessa alcuna sentenza). Ma anche senza andare nelle aule dei tribunali ed evitando di parlare di politici ancora in vita, ci sono voci, come quella su Tesla che spesso vedono una campagna a colpi di riscritture.

Iniziamo col riprendere brevemente quello che avevo già raccontato sui vari tipi di fonte. Possiamo distinguere tra fonte primaria, in poche parole quello che abbiamo creato noi; fonte secondaria, vale a dire qualcosa che cita fonti primarie, come per esempio un articolo di giornale; fonte terziaria, cioè qualcosa che cita fonti secondarie, come per esempio un’enciclopedia. Wikipedia nelle sue linee guida afferma di preferire fonti secondarie e se possibile terziarie, e di evitare le fonti primarie, per non parlare di informazioni senza fonte, tanto che esiste un template apposta, il famigerato {{cn}}, che mette uno sfondo rosa intorno alla frase incriminata e aggiunge un “senza fonte” messo a esponente proprio come fosse una nota. Per la cronaca, il rosa non sta certo a dire che il parlare a vanvera sia una caratteristica femminile, ma è semplicemente un rosso, cioè un pericolo, schiarito in modo da permettere di leggere comunque quanto scritto.

La definizione che ho appena dato è tagliata con l’accetta, diciamocelo. Per esempio, se io parlo di me stesso nel mio sito, e vari altri siti mi citano approvando implicitamente quello che ho scritto, il mio sito diventa in un certo senso una fonte secondaria e non più primaria. Non serve insomma il vecchio trucchetto dell’intervista per dare una patina di verità a quanto scritto in prima persona. In effetti, se si sta a controllare attentamente, quello che Wikipedia vieta (all’interno del primo dei “cinque pilastri”) non è tanto l’uso di una fonte primaria quanto quello delle cosiddette ricerche originali. E la definizione di ricerca originale non è tanto qualcosa di preparato da me stesso – anche perché altrimenti ci sarebbe un piccolo problema: Wikipedia vieta anche di usare testi e immagini che hanno un copyright che non permetta l’ulteriore condivisione libera del materiale, quindi spesso si è costretti a riscrivere con parole nostre le informazioni. La definizione corretta di ricerca originale è qualcosa che non ha avuto nessun tipo di accettazione da terze parti. Così, per fare un esempio a me caro, se qualcuno crea una guida ai Pokémon non ci sono problemi a citarla nelle voci relative dell’enciclopedia, ammesso che essa sia corretta; le “fonti” (implicite) sono le trasmissioni televisive con i Pokémon.

Il guaio è che questo tipo di classificazione delle fonti, per quanto sia relativamente semplice da verificare, non è per nulla sufficiente a ottenere un buon risultato, anche nella migliore delle ipotesi possibili: che cioè non ci sia nessuno che cerchi di remare contro, ma gli utenti che hanno lavorato a una voce siano dotati della migliore buona volontà. O meglio: un approccio di questo tipo può andare bene per le scienze cosiddette dure; ho già dei dubbi sulle materie umanistiche, dove spesso ci sono tanti pareri contrastanti eppure tutti supportati da fonti importanti e valide che tipicamente la soluzione meno complicata è lavarsene le mani e presentare le varie posizioni con rispettivi fautori e detrattori e lasciare che sia chi consulta la voce a decidere cosa gli piace di più; ma sono del tutto convinto che l’approccio possa addirittura essere controproducente nel caso di fatti di cronaca.

La ragione è molto semplice: quali sono le fonti, in questo caso? Quotidiani e settimanali. Tecnicamente è vero: sono fonti secondarie. Se siamo fortunati – non capita troppo spesso con i media de noantri, ma se ci si sposta su quelli esteri in genere la situazione migliora molto – abbiamo anche la citazione della fonte nel caso delle notizie scientifiche o economiche; già su quelle di cronaca o politiche dobbiamo fidarci di come il giornalista riporta le frasi, a meno che si tratti di un’intervista radiofonica o televisiva che si può ascoltare. Bene, anzi male. Non so voi, ma quando leggo una notizia scientifica su temi che conosco per conto mio scopro sempre che c’è qualcosa che non va, e la stessa cosa mi è capitata nei rari casi in cui la cronaca parla di cose viste da me di prima mano. Non ce l’ho (troppo) coi giornalisti: non si può essere tuttologi, e spesso i limiti di tempo per preparare un articolo sono così stretti che si è costretti a glissare; e d’altra parte spesso le inesattezze non sono nemmeno così fondamentali da meritare una smentita ufficiale. Resta il fatto che i media sono fonti preziose, ma non dovrebbero essere usate in modo indiscriminato: già il buonanima di Enzo Jannacci diceva “quelli che… l’ha detto il telegiornale!” per indicare che è meglio non fidarsi troppo.

(E qua una parentesi ci sta tutta. Anche se in Siae la canzone “Quelli che…” era stata depositata a nome del solo Jannacci, in realtà era stata scritta insieme a Beppe Viola. Questo è un fatto che è diventato noto anche grazie alle interviste della vedova di Viola, e Jannacci non ha mai smentito il contenuto di tali interviste, anche se spesso glissava e raccontava delle “sue” canzoni. Insomma, non è che i giornali siano solo e unicamente il male)

Ecco. Non vorrei che chi contribuisce a Wikipedia parta dall’idea che sia sufficiente mettere un paio di link a un articolo di un quotidiano, foss’anche il Corriere della Sera (il più classico esempio di terzismo che abbiamo in Italia) perché un’affermazione diventi ipso facto vera. Ribadisco: i giornali sono fonti preziose, ma per loro stessa natura devono essere trattate con attenzione, ed essere solo una tessera del mosaico che deve costituire il corpo di una voce. Poi tutto è perfettibile, chiaro, e di solito è meglio una fonte cattiva (ma citata) che nessuna fonte: penso che tutti saranno d’accordo che L’Unità, Il Giornale e La Padania scriveranno della stessa notizia in modi ben diversi, e sapendo da che pulpito arriva la predica ci si può fare un’idea magari non completa ma almeno più informata. In definitiva, e qui parlo per chi usa Wikipedia semplicemente come utente, ricordate sempre di verificare le fonti e lamentatevi (nella pagina di discussione della voce) se non ci sono: è un vostro diritto, e contribuirete anche a migliorare (si spera!) l’enciclopedia.

by .mau. at August 28, 2013 10:10 AM

July 17, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Il figlio di William e Kate non è ancora nato ma su Wikipedia c’è già la voce su di lui

royalbaby

Al momento la voce è disponibile in inglese, francese, tedesco e portoghese.

Dato che non si sa ancora come verrà chiamato, e neppure se sarà maschio o femmina, la voce è titolata Child of the Duke and Duchess of Cambridge (“Figlio del Duca e della Duchessa di Cambridge”).

La voce in italiano non esiste ancora ma è facile prevedere che verrà creata a pochi secondi dall’annuncio della nascita.


by ncaranti at July 17, 2013 04:39 PM

July 05, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

A chi serve VisualEditor?

(parte seconda).

“I’m a medical student who has been using wikipedia for years. I have no time to learn how to edit, and since medical school started (I’m a 4th year now), I have read hundreds and hundreds of articles that I wish I could have edited but didn’t because I either didn’t know how to, or I didn’t know how to include references…. With this new visual editor thing, I edited my first article today! And by editing the article I don’t mean I fixed the spelling mistakes. Thanks for finally realizing that quantity is very different from quality. There are people other than your heavy editors and your "community” that can contribute, and some actually know what they are talking about. Just because someone knows how to edit does not mean they have something meaningful to write. Thanks again" <- Boonshofter@enwiki

July 05, 2013 04:30 PM

June 30, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Ma a chi serve VisualEditor?

Dai feedback su en.wiki, via Erik M.:

“I’m happy to see that you truly are making editing Wikipedia a lot
easier for us who don’t know Wiki codes and who have no time or
interest of learning them. I’ve always wondered why making a minor
editing in Wikipedia is so hard that I rather quit than make any
changes even though I know what to edit. It just has been too
complicated. I learnt to walk and talk 49 years ago, I learnt to write
45 years ago, and I learnt my first English words at age 6, that’s 44
years ago but in 2010 or 2013 I couldn’t make even a minor edit in
Wikipedia because I’m not into codes. You have no idea how many times
I have given up on editing, simply because it has been so difficult
and takes too much time considering what I’m about to edit. This
VisualEditor is so welcome to me. Maybe from now on I don’t have to
walk away from a page even if I see it needs some editing but instead
of that I can do it without sweat, toil and frustration. I can’t wait
to try new VisualEditing. I believe it makes me more active for making
minor editing. And later on I might take bigger editing jobs as well.
Thank you for making my extra hobby a lot easier.” AniaKallio (talk)
07:24, 29 June 2013 (UTC)

June 30, 2013 07:29 PM