Non si è mai troppo adulti per sedersi ai banchi di scuola: è quello che hanno pensato i nostri volontari Maria Pia Dall’Armellina e Marco Chemello quando hanno proposto ai membri del Comitato genitori dell’Istituto Scolastico Boscardin di Vicenza un mini-corso di sei ore sui progetti Wikimedia.

“Si è trattato di una delle prime esperienze con una classe di adulti all’interno di un istituto scolastico“, ci ha raccontato Maria Pia, “anche per noi è stata una sperimentazione, che ha dato i suoi frutti. Le persone che si sono presentate erano sicuramente interessate: quasi tutti conoscevano Wikipedia, ma non avevano un’idea chiara sul suo funzionamento. Anche i progetti fratelli, come Wikimedia Commons, erano completamente sconosciuti ai partecipanti: li hanno scoperti insieme a noi”.

“Mi sono iscritta perché ero curiosa di capire come funziona l’enciclopedia libera, visto che i miei ragazzi la consultano di frequente” , ci ha raccontato una delle mamme che hanno partecipato al modulo, “Mi sono chiesta: come posso indirizzare miei figli se sono la prima a non sapere esattamente che cosa stanno leggendo? Quello che ho scoperto mi ha stupita: non sapevo si potesse intervenire facilmente sulle voci di Wikipedia né pensavo si potessero creare voci ex novo.”

“Una delle cose che più impressiona le persone, oltre a scoprire i meccanismi di contribuzione a Wikipedia, è vedere che “dietro” l’enciclopedia libera non c’è una redazione ma un grande numero di utenti volontari che contribuisce al suo sviluppo.” – ci ha detto Maria Pia – “Le dinamiche di scrittura collaborativa, di creazione condivisa del consenso e la comunicazione attraverso le pagine di discussione sono completamente nuove e contraddistinguono i progetti Wikimedia  da tutte le altre piattaforme online.”

“Sapere che per Wikipedia è centrale l’importanza delle fonti e bisogna sempre fare ricerca per scrivere una voce mi ha confortato e ha cambiato la mia opinione sull’enciclopedia, a cui non davo troppa fiducia” ci ha detto un’altro dei genitori che hanno partecipato al corso “Ne ho parlato con i miei figli, spiegando loro quanto è importante leggere criticamente le informazioni online e non dare nulla per scontato, nemmeno le parole dell’enciclopedia libera!”
Concorda Maria Pia, che aggiunge “spero che i genitori che hanno partecipato al corso spieghino ai loro ragazzi che il sapere non va solo consumato, ma va anche prodotto attraverso una partecipazione attiva. Questa non è un’attività banale ma implica studio e una adeguata metodologia di ricerca.“

Nell’immagine: Al lavoro su Wikipedia: consultare le fonti è essenziale! Di ProtoplasmaKid, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Si è concluso il 17 maggio il corso Wikipedia, scienza e tecnologia per tutti, sviluppato in collaborazione da Wikimedia Italia e dal Politecnico di Milano nell’ambito del programma Passion in action – il catalogo di attività didattiche integrative a partecipazione libera del noto Ateneo – aperto agli studenti iscritti alla facoltà di ingegneria nei suoi diversi indirizzi.
Seguiti passo per passo dai nostri formatori wikimediani Marco Chemello e Francesco Tarantini e dai docenti del Politecnico Guido Raos e Chiara Castiglioni nelle 20 ore di formazione in aula e da remoto previste dal modulo formativo, i 28 studenti che volontariamente hanno aderito al corso in poco più di un mese hanno ampliato o tradotto 19 voci dell’enciclopedia libera e ne hanno create 2 ex novo, producendo nel complesso oltre 1400 modifiche che hanno interessato più di 100 voci. Inoltre, gli studenti hanno caricato 10 nuove immagini su Wikimedia Commons, che sono state utilizzate per illustrare l’enciclopedia libera.

Le voci arricchite riguardano campi scientifici molto diversi, dall’ingegneria dei materiali all’ingegneria nucleare, dalla fisica all’informatica, con temi assai disparati, dal polimero alla trasmittanza, al teorema dell’energia cinetica. I soggetti delle voci sono stati scelti dagli stessi studenti partecipanti e sempre a partire dalle loro materie di studio: questo ha consentito da un lato di disporre più facilmente di fonti per la scrittura (si pensi ad esempio ai libri di testo!), ma anche di valorizzare il lavoro su Wikipedia nel quadro del percorso didattico di ciascuno degli studenti.

Per molti dei ragazzi il corso è stata un’opportunità per capire come contribuire attivamente alla risorsa online che quasi ogni giorno consultano per reperire più rapidamente formule, teoremi e non solo. “Mi era già capitato di premere il tasto modifica” ci ha detto uno di loro “ma ho sempre avuto paura di fare errori oppure di non disporre di fonti attendibili. Grazie a questo corso ho potuto finalmente lavorare una voce, avendo prima appreso le regole fondamentali per farlo nel modo corretto. Sono molto soddisfatto del mio risultato, anche perché ho potuto contribuire a qualcosa che potrà essere utile a tutti.”
“Tanti argomenti che sono oggetto dei nostri studi si trovano difficilmente sul web, dunque chiunque desidera approfondirli fatica a trovare informazioni complete e attendibili” ci ha detto un’altro dei partecipanti al corso “Se ogni studente contribuisse ad arricchire Wikipedia, in rete tutti potrebbero trovare più informazioni complete su tante tematiche.”

L’attività di scrittura delle voci Wikipedia può sembrare molto impegnativa all’inizio, ci hanno detto diversi dei ragazzi che hanno partecipato al corso, specialmente nella fase di analisi e reperimento delle fonti; “Non è però impossibile!” ci ha detto una delle ragazze che ha preso parte al modulo: “La ricerca bibliografica è sicuramente un’attività che richiede tempo, ma basta poco per apprendere le convenzioni dell’enciclopedia libera e chiunque può cimentarsi a contribuire.”

A questo link, alcune delle video-interviste che abbiamo realizzato ai partecipanti al corso: complimenti a tutor e docenti, da oggi abbiamo 28 wikipediani in più!

Nell’immagine: Una delle lezioni al Politecnico di Milano. Di GioRan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Rendere la città più accessibile e stimolare la consapevolezza dei cittadini in merito alle barriere architettoniche, ossia gli ostacoli che impediscono l’accesso o la fruizione di certi servizi da parte di chi ha una disabilità motoria o sensoriale: questi sono gli obiettivi del percorso partecipato appena lanciato dal Comune di Padova, mirato alla stesura e adozione di un PEBA, ossia un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

“Il tema delle barriere architettoniche era nella nostra agenda già a partire dal 2018” ci ha raccontato l’Assessore ai lavori pubblici del Comune di Padova, Andrea Micalizzi: “Nel nostro primo anno di bilancio avevamo infatti già reso esplicita una diversificazione degli investimenti, integrando alle spese relative alla manutenzione delle strade e dei marciapiedi anche una voce dedicata ai costi per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ci siamo però resi conto di aver bisogno di uno strumento di pianificazione efficace per allocare gli investimenti: per questo abbiamo deciso di dotarci di un PEBA”.

La stesura del Piano, che avrà validità decennale dopo l’adozione da parte della Giunta e l’approvazione da parte del Consiglio comunale, si svilupperà in tre diverse fasi: un’analisi dello stato di fatto, la progettazione degli interventi e stima dei costi e, infine, la programmazione degli interventi.
La prima fase di analisi, lanciata ufficialmente a metà aprile 2019, vedrà un coinvolgimento diretto di Wikimedia Italia come soggetto patrocinante e della comunità OpenStreetMap, che collaborerà con i cittadini e con i dipendenti del Comune alla mappatura delle barriere architettoniche esistenti nelle diverse aree della città (di questo tema avevamo già parlato qualche tempo fa sul nostro blog).
Dal 7 maggio al 12 giugno sono già programmati dieci incontri, nell’ambito dei quali i nostri OSMer – coordinati da Alessandro Sarretta e Rachele Amerini – formeranno i cittadini all’utilizzo di OpenStreetMap e di altre applicazioni utili alla mappatura e inizieranno insieme a registrare le barriere architettoniche presenti in città sulla “Wikipedia delle mappe”.
“La mappatura partecipata con OpenStreetMap ci è sembrata il metodo più adatto per creare consapevolezza sul tema.” ci ha detto l’Assessore Micalizzi “Eliminare le barriere architettoniche non significa solamente costruire rampe. Si tratta di un percorso più ampio che presuppone un cambio di mentalità e prevede che determinati servizi siano disegnati ed erogati in modo differente. Questo percorso deve coinvolgere tutte le parti: sia chi amministra la città – che deve guidare il processo – ma anche chi eroga i servizi pubblici, come l’università, l’ospedale, etc., e infine i cittadini, che devono essere sensibilizzati sul tema. L’adozione di strumenti aperti come OpenStreetMap in questo percorso è l’ideale, perché consente di lavorare tutti insieme a un bene comune, che sarà per sempre accessibile a tutti.”

Tutti gli incontri di mappatura partecipata che si svolgeranno a Padova sono gratuiti e aperti a tutti i cittadini: per conoscere il calendario completo degli appuntamenti e le modalità di iscrizione si veda questo link; maggiori informazioni sugli strumenti che verranno utilizzati e sugli elementi che verranno registrati sulla mappa libera sono invece riportate nella pagina di progetto sulla wiki di OpenStreetMap.

Nell’immagine: Pista accessibile alle persone con disabilità motorie. Di Frank Vincentz, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Per il quarto anno consecutivo, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna nella sua sede di Ravenna, promuove la Summer School “Linked Data per i Beni Culturali: una formazione specialistica dedicata a tutti coloro che desiderano capire meglio come e perché utilizzare i dati aperti nel settore culturale.

Quest’anno, per la prima volta, Wikimedia Italia entra a far parte del programma dell’iniziativa, con un intervento a cura dei nostri soci Alessandra Boccone e Remo Rivelli, bibliotecari presso l’Università degli Studi di Salerno, che presenteranno ai partecipanti i risultati del loro lavoro condotto presso il Centro Bibliotecario di Ateneo in collaborazione con la rivista accademica Bibliothecae.it.

Il progetto sviluppato da Remo e Alessandra rappresenta una vera innovazione e costituisce un tentativo concreto di mettere in pratica le idee condivise a WikiCite 2018, la conferenza globale che fa il punto sull’iniziativa del movimento Wikimedia che ha lo scopo di costruire un grande database di citazioni bibliografiche in linked open data, utilizzando l’infrastruttura di Wikidata.

Colpiti dalle parole del nostro socio Luca Martinelli, che per Wikimedia Italia ha preso parte alla conferenza e ne ha restituito i contenuti all’annuale convegno dei wiki-bibliotecari in BNCF, Remo e Alessandra non hanno perso tempo e hanno subito messo “le mani in pasta”.

Grazie all’appoggio della Direzione di Bibliothecae.it e del Centro Bibliotecario di Ateneo (CBA) dell’Università degli Studi di Salerno, i nostri soci hanno deciso di inserire su Wikidata i metadati bibliografici di tutti gli articoli della rivista Bibliothecae.it dando vita alla prima esperienza in Italia (e fra le primissime al mondo) di riversamento completo di citazioni di un periodico scientifico di ambito bibliografico-biblioteconomico.

Il progetto – che ha impegnato il gruppo GLAM dell’Università di Salerno a partire da novembre 2018 – si è sviluppato in tre fasi: prima di tutto, i nostri bibliotecari hanno creato gli elementi Wikidata per tutti gli autori degli articoli, molti dei quali non esistevano. Successivamente, si è passati all’inserimento in Wikidata dei metadati descrittivi per ogni singolo articolo. La terza fase del progetto, più complessa e tuttora in corso, prevede l’inserimento dei riferimenti bibliografici di ciascun articolo attraverso la proprietà di Wikidata P2860 (cita).

Si tratta di un’attività complessa e laboriosa, che concorre però a generare un beneficio per tutti gli attori coinvolti. Come hanno spiegato gli stessi Remo e Alessandra nell’approfondimento che uscirà sul prossimo numero di Bibliothecae.it, in ambito accademico “la disponibilità di citazioni aperte può favorire la misurazione e la valutazione dell’impatto degli articoli pubblicati, sia qualitativamente, mettendo in luce le relazioni esistenti tra vari filoni di studio, sia quantitativamente, con la creazione di opportune metriche di analisi dei dati”.

Per i contributori dei progetti Wikimedia il vantaggio è invece “rappresentato dalla possibilità di utilizzare riferimenti bibliografici di alta qualità”. Inoltre, grazie all’iniziativa, “i fruitori dei progetti Wikimedia possono valutare la qualità delle citazioni relative al periodico analizzandole nel loro contesto, vedere tutte le risorse in cui vengono utilizzate, trovare e confrontare fonti simili”.   

Non da ultimo, ne sono avvantaggiate le Università, che grazie a progetti simili possono concorrere all’assolvimento della cosiddetta “terza missione” cioè “all’impegno delle comunità accademiche nel favorire l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società”.

Se siete curiosi di conoscere tutti i dettagli su questo interessante progetto, non vi resta che iscrivervi all’incontro che si terrà giovedì 13 giugno alle 18 presso il laboratorio informatico di Via Oberdan, 1 (Facoltà di Giurisprudenza) a Ravenna.

Il corso è gratuito per gli iscritti alla Summer School ma accessibile anche agli esterni: la quota di partecipazione, comprensiva di cena, è di 25 euro, con una riduzione a 15 euro per i soci AIB e Wikimedia Italia.

Non perdete tempo: la pre-iscrizione va perfezionata inviando una mail a valentinasonzini@yahoo.it entro lunedì 10 giugno. Remo e Alessandra vi aspettano a Ravenna!

Nell’immagine: La scala a doppia spirale dei Musei Vaticani. Foto di Colin, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

È sempre colpa di Wikipedia

10:58, Thursday, 16 2019 May UTC

Per esempio, Wikipedia non spiega che informazione e conoscenza sono due cose distinte.

Informazione e conoscenza non sono necessariamente correlate (da https://en.wikipedia.org/wiki/File:DIKW_(1).png )

Grazie (?) ad Antonio Pavolini ho scoperto questo articolo di Linkiesta: «La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti». Occhei: solito titolo acchiappaclic che poi viene declinato nel corpo dell’articolo con l’ormai onnipresente effetto Dunning-Kruger e la citazione di Wikipedia come simbolo del male. Di per sé nulla per cui varrebbe la pena passare una mezz’oretta a scrivere un commento, nemmeno per rimarcare come con ogni probabilità la gente non guardi nemmeno Wikipedia per farsi la propria opinione totale definitiva, ma prenda qualcosa di orecchiato qua e là. Come dicevo sopra, la parola “Wikipedia” è semplicemente usata come acchiappaclic.

C’è però un passaggio dell’articolo che a mio parere è molto più interessante per comprendere come l’intelligencija si ponga davanti alla cultura. Cito:

Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica. Al contrario, ha favorito il conformismo e la chiusura intellettuale e ha reso disponibile non una conoscenza diffusa ma una nociva infarinatura un tanto al kilo.

Ecco. Una frase come quella mostra un fraintendimento tipico, di cui ho scritto con Paolo Artuso nel nostro Scimmie digitali. Perché mai avere più informazione dovrebbe portare a una maggiore cultura? Se la cosa vi pare sensata, provate a pensare alla quantità di informazione contenuta nei computer. Direste forse che essi siano acculturati? La piramide DIKW spiega molto bene il concetto. La conoscenza si basa sull’informazione, ma è separata da essa. Le informazioni sono i mattoni che noi dobbiamo prendere e assemblare per formare la nostra “casa della conoscenza”, più o meno sgarrupata a seconda delle nostre capacità e del materiale che troviamo. Ma i mattoni da soli non bastano: come minimo ci vuole della malta per tenerli insieme. Fuori di metafora, la malta è la nostra materia grigia che deve essere messa in moto per comprendere le informazioni che vediamo, confrontandole magari tra di loro per avere un’idea di quali probabilmente sono errate — per tutta una serie di ragioni, dal basarsi su dati errati all’essere state create apposta per confondere. Naturalmente azionare la materia grigia è sempre un’operazione costosa: semplicemente un tempo si tendeva a essere conformisti seguendo quello che diceva il prete o il segretario del partito, mentre adesso ci sono più conformismi tra i quali scegliere… no, il verbo “scegliere” non funziona bene, perché richiede comunque fatica. Meglio “prenderne uno”.

Quello che forse potremmo dire è un’altra cosa: che la generazione Wikipedia pensa di dover avere una propria opinione su tutto, cosa che in effetti in passato non capitava, o almeno non capitava pubblicamente. Ma anche su questo io ho dei dubbi. Mi pare che più che esprimere opinioni ci si limiti a rilanciare pedissequamente quello che si trova in giro e piace, dai gattini agli insulti contro Laura Boldrini, dalle frasi leziose in stile Baci Perugina alla foto della prima pagina del libro su Matteo Salvini. Non parlerei nemmeno di infarinatura di conoscenza, insomma: non si sta superando il livello “conoscenza”. Io sono pessimista e temo che dovremo convivere con questo nuovo modo di agire, ma in ogni caso la disponibilità o meno di informazioni è irrilevante in questo contesto. Cultura capacità critica, se proprio le volete, ve le dovete gestire da voi.

P.S.: L’articolo originale di Justin Kruger e David Dunning è del 1999: prima che nascesse Wikipedia, ma soprattutto prima che Internet diventasse così pervasiva. Non diamo proprio tutte le colpe alla rete.

Wikipediani a Genova per i Rolli Days

07:52, Thursday, 16 2019 May UTC

Sabato 4 maggio la città di Genova ha ospitato i Rolli Days, l’evento ricorrente che consente a tutta la cittadinanza di visitare gratuitamente e scoprire le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli di Genova, dichiarati nel 2006 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Questa ghiotta occasione di accedere e condividere conoscenza ha attirato un gruppo di volontari attivi su Wikipedia in italiano che, con la collaborazione del Comune e dell’Università degli Studi di Genova, hanno organizzato una maratona di scrittura sull’enciclopedia libera, che si è svolta all’interno di uno degli edifici più belli del sistema dei Rolli, il Palazzo Balbi-Senarega.

I partecipanti all’evento, 10 in totale di cui 4 genovesi e 6 “forestieri”, hanno creato ex-novo 14 nuove voci Wikipedia e ne hanno arricchite 4: per saperne di più abbiamo intervistato i nostri soci genovesi Francisco Ardini e Gregorio Bisso, che hanno preso parte alla maratona.

Su quali voci hai lavorato e perché?

Francisco: Ho scelto Via San Lorenzo e i suoi palazzi. Mi interessava particolarmente lavorare su questo ambito perché – cosa che non tutti sanno – non sono solo gli edifici ad essere protetti dall’UNESCO, ma un vero e proprio complesso socio economico all’interno del centro storico, che comprendeva diverse vie e piazze.

Pur non rientrando nell’area dichiarata patrimonio dell’umanità, Via San Lorenzo è una delle strade più importanti della città, collega il mare al centro e ospita diversi palazzi dei Rolli e la cattedrale.

Gregorio: Ho scelto Piazza Banchi, voce che in questi giorni sto continuando ad arricchire. Il motivo per cui l’ho selezionata è che mi piace sin da quando, da bambino, vi passai le prime volte – pur abitando in altro quartiere. E così mi piaceva l’idea che qualcuno che non conosce questa piazza, leggendo Wikipedia, vi potesse capitare.

La sento come un luogo vivo, che esprime la vera anima vibrante e multiculturale della città, quella che Čechov descrive con le seguenti parole «per le strade di Genova cammina una folla meravigliosa. Quando si esce, di sera, dall’albergo, tutta la strada è colma di gente. Poi te ne vai a zonzo, senza una meta, di qua e di là, a zig-zag, tra quella folla; vivi della sua vita, ti confondi a lei nell’anima; e cominci a credere che possa esistere una sola anima universale.»

Qual è a tuo avviso il valore aggiunto che i volontari wikipediani possono dare a un’iniziativa come i Rolli Days?

Francisco: I Rolli Days sono forse la vetrina più importante che Genova propone per fare scoprire i suoi tesori storico-artistici. Molti conoscono la città per la Lanterna, per il porto, per il centro storico con i suoi vicoli stretti, ma quanti sanno che possiede ben 42 palazzi nobiliari del XVI e XVII secolo dall’importanza storica, artistica e culturale inestimabile, tanto da essere stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO?

L’interesse della comunità di Wikipedia verso questi palazzi non ha bisogno di molte spiegazioni: il patrimonio artistico-culturale va catalogato e “raccontato”, affinché sia conosciuto e apprezzato da tutti. La nostra missione è far sì che tutti possano accedere al sapere!

Ovviamente questa è un’opportunità anche per le realtà impegnate a valorizzare il territorio: Wikipedia può infatti fungere da cassa di risonanza e dare visibilità ai beni culturali, rendendo accessibili informazioni dettagliate a un pubblico molto ampio.

Per questo il curatore scientifico dei Rolli Days, lo storico dell’arte Giacomo Montanari, ha accolto con entusiasmo la partecipazione dei wikipediani ai Rolli Days.

La collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, poi, ha permesso non solo di essere ospitati nella sala di uno di questi fantastici palazzi (sotto un maestoso affresco con le allegorie di Abbondanza, Pace e Allegrezza che vegliavano sul nostro lavoro), ma anche di avere a disposizione una grande mole di libri e riviste della biblioteca universitaria da poter utilizzare come fonti attendibili per la compilazione delle voci. Meglio di così un wikipediano non può proprio chiedere.

Gregorio: Il valore aggiunto che i wikipediani possono portare è soprattutto la condivisione e la collaborazione. Lavorare insieme ad un grande progetto per il bene comune, cercando di conciliare le differenze e le passioni che contraddistinguono ognuno di noi, è un modo per unire le persone e condurle ad acquisire nuove conoscenze sul proprio territorio in modo diverso e “giocoso”.

Oltre a Wikipedia, ci sono altri progetti Wikimedia che a tuo avviso si prestano ad essere arricchiti durante i Rolli Days? Se sì, quali?

Francisco: Genova ha decine di palazzi in un’area abbastanza estesa del centro storico, quindi la prima idea che mi viene in mente è un progetto legato a OpenStreetMap e Wikivoyage per una mappatura ad hoc con annesso itinerario turistico, che rimandi anche alle voci Wikipedia.

Vista poi la quantità di testi antichi disponibili – Rubens dedicò un’intera opera ai palazzi! – anche lavorare su Wikisource potrebbe dare buoni frutti.

E dato che sappiamo che avere voci curate su Wikipedia aiuta a far conoscere una città, perché non proporre eventi simili che prevedano la traduzione di voci su altre edizioni linguistiche di Wikipedia, magari coinvolgendo di nuovo l’Università, che ha il suo dipartimento di lingue – indovinate un po’ – proprio in uno dei palazzi dei Rolli?

Le strade per collaborare e per diffondere conoscenza di qualità sono innumerevoli, attendiamo solo di percorrerle.

Gregorio: Tendo a non pensare mai a Wikipedia come a un progetto a sé stante: l’universo Wikimedia è fatto di tante “costole” che tendo a non separare mai. Tutti i progetti Wikimedia possono contribuire ad accrescere il bagaglio di conoscenza della collettività e sono sempre accessibili a chiunque lo voglia utilizzarli o decida di contribuirvi.

Sicuramente i già citati OpenStreetMap e Wikivoyage si  prestano bene a nuove attività da sviluppare nell’ambito dei Rolli Days, ma anche Wikimedia Commons, che ogni anno accoglie migliaia di fotografie di beni culturali da tutto il mondo in occasione del concorso Wiki Loves Monuments.

Sarebbe bello ad esempio, per l’edizione 2019 del concorso, possedere l’autorizzazione a fotografare tutti i palazzi che fanno parte del sistema dei Rolli e raccogliere così tante immagini da utilizzare poi per illustrare le voci Wikipedia ed arricchire Wikivoyage, generando immancabili ricadute positive a livello di economia, turismo, cultura e…bellezza.

L’iniziativa ha avuto un grande successo e sarà con buone probabilità replicata: che cosa direste a un potenziale partecipante per convincerlo a prendere parte a un prossimo appuntamento (non vale dire “si mangia la focaccia” 😉)?

Francisco: Beh, la focaccia è sempre un ottimo motivo per venire a Genova, e ha convinto più d’uno già questa volta! Oltre a questo, sicuramente chi parteciperà potrà scoprire uno dei tesori più sottovalutati d’Italia, che rispecchia perfettamente il motto lanciato dall’assessorato al turismo di Genova negli ultimi anni, ovvero “more than this”. Genova è più del suo mare e il suo centro storico non si limita ad essere uno dei più estesi d’Europa, ma gli edifici che spesso sono nascosti in stretti caruggi e a prima vista non sembrano niente di speciale nascondono bellezze impensabili al loro interno.

Gregorio: Gli direi…vedi di esserci, così dividiamo la spesa della focaccia! Scherzo 😉 Inviterei tutti a partecipare per scoprire davvero come funziona Wikipedia e metterci da subito le mani, cogliendo l’occasione speciale di avere il supporto di utenti esperti, a cui fare domande e che potranno guidarvi in tutta l’attività di contribuzione. Vi aspetto!

Nell’immagine: Editathon a Genova per i Rolli Days. Di Superchilum, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’estate si avvicina, e come ogni anno è tempo di Wikimania! La conferenza internazionale del movimento Wikimedia, a cui tutti gli utenti attivi sui progetti collaborativi possono partecipare, sarà ospitata quest’anno a Stoccolma dal 14 al 18 agosto.

L’evento, giunto ormai alla sua quindicesima edizione, sarà ospitato presso la Stockholm University e – come ogni anno – sarà un momento di confronto, scambio, crescita e…divertimento per i wikipediani e wikimediani di tutto il globo.

Quest’anno, Wikimania sarà anche occasione per riflettere sul ruolo che il movimento Wikimedia può giocare nel raggiungimento dei Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, tema che sarà affrontato nel keynote speech di apertura lavori a cura di Micheal Peter Edson, co-fondatore e direttore del Museo delle Nazioni Unite – UN Live di Copenhagen.

Anche quest’anno, Wikimedia Italia ha stanziato un contributo di 3500 euro in totale per aiutare i wikipediani e wikimediani italiani a partecipare all’evento, coprendo l’iscrizione alla conferenza e i costi di viaggio e alloggio, per un massimo di 500 euro a testa.

Le borse di partecipazione “Alessio Guidetti” saranno attribuite ai wikimediani che ne faranno richiesta da una commissione di soci Wikimedia Italia appositamente costituita, che prenderà in esame le candidature pervenute sulla base dei seguenti criteri di valutazione: attuale o recente livello di partecipazione ai progetti Wikimedia o a OpenStreetMap (25%), attuale o passato livello di partecipazione al movimento Wikimedia nazionale e internazionale (20%), attuale o passato livello di partecipazione in altri progetti di conoscenza libera, software libero, o iniziative a scopo collaborativo e/o educativo (10%), interesse e motivazione nel movimento e per Wikimania (25%) e prima partecipazione a Wikimania (20%).

Chi desidera candidarsi può farlo entro mercoledì 15 maggio seguendo le istruzioni; la commissione stilerà la graduatoria dei punteggi e avviserà i vincitori delle borse entro e non oltre venerdì 31 maggio.

Appassionati wiki, siete pronti a volare in Scandinavia? Un mondo di cultura libera vi aspetta!

Nell’immagine: Foto di gruppo a Wikimania 2018 Cape Town. Di Martin Kraft, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Tutto è cominciato con uno scatto: la fotografia delle Terme Tettuccio realizzata da Francesco Marraccini, che ha vinto l’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments.

L’attenzione che la splendida fotografia di Francesco è stata in grado di catalizzare è stata una spinta per la nascita del progetto Wiki Loves Pistoia, promosso dal coordinamento locale di Wikimedia Italia  per la regione Toscana e finanziato da Wikimedia Foundation.
L’iniziativa ha l’obiettivo di utilizzare i progetti Wikimedia per valorizzare il patrimonio territoriale, elevando all’ennesima potenza il lavoro di dialogo con la pubblica amministrazione e la cittadinanza intrapreso nel 2018 con Wiki Loves Monuments.
In particolare, l’attività sarà mirata a favorire il riutilizzo dei tantissimi scatti liberi della Toscana caricati su Wikimedia Commons per WLM 2018 (più del 30% delle foto totali raccolte in Italia!) all’interno di altri progetti collaborativi, come Wikipedia e Wikivoyage.

Inoltre, Wiki Loves Pistoia prevede un’attività continuativa di miglioramento dei contenuti online e la realizzazione di cinque editathon mirati ad arricchire le informazioni sui beni culturali della provincia presenti sui progetti Wikimedia.

Il primo appuntamento di WLP si è svolto proprio lo scorso weekend, dal 3 – 5 maggio, presso la Sala Consiliare di Montecatini Terme: una maratona di scrittura in tre giorni su Wikipedia e Wikivoyage intervallata da pranzi, workshop e visite guidate alla città.

L’evento è stato organizzato con il supporto del Comune e di alcuni importanti partner privati che hanno concesso l’autorizzazione a valorizzare sui wiki i loro beni culturali, riconoscendoli come patrimonio collettivo, tra cui la società Terme di Montecatini e la Funicolare della Famiglia Cardelli. Inoltre, hanno contribuito all’appuntamento anche le associazioni di categoria, del commercio e alcuni alberghi locali, che hanno messo a disposizione ospitalità e pasti per i partecipanti.

Più di 100 persone hanno preso parte all’iniziativa, aderendo ai vari appuntamenti programmati nei diversi giorni. Oltre 80 cittadini hanno partecipato alla wikigita guidata alle Terme Tettuccio programmata per la giornata di sabato, mentre ventisette editori – di cui 15 donne, 12 uomini e 13 utenti che contribuivano per la prima volta ai progetti Wikimedia – hanno contribuito a migliorare i contenuti sull’enciclopedia libera e su Wikivoyage, creando ex novo più di 10 voci e pagine.

Oltre a loro, anche gli storici locali Roberto Pinochi e Bruna Rossi, nonché l’Assessore al Turismo Alessandra De Paola, che guidata dai nostri esperti wikipediani ha imparato a contribuire ai progetti Wikimedia. Diversi aggiustamenti sulla voce Wikipedia e alle pagine Wikivoyage dedicate a Montecatini Terme e ai suoi stabilimenti termali sono stati realizzati anche grazie alla travel blogger Anna Pernice, che ha partecipato all’editathon.

Quale sarà la prossima tappa di Wiki Loves Pistoia? Vi sveliamo in anteprima che la prossima maratona si svolgerà presso il Comune di Pescia. Continuate a leggere il nostro blog e a seguirci sui social per scoprire le date e il programma completo!

Nell’immagine: La premiazione del vincitore WLM Italia 2018 nella Sala Consiliare di Montecatini, in occasione del weekend di Wiki Loves Pistoia. Di Anna Pernice, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il 18 aprile il Parlamento europeo ha tenuto la sua ultima sessione prima delle elezioni europee. Risulta quindi possibile tirare le somme degli argomenti che ha trattato in questa ottava legislatura 2014-2019: attività in cui si sono cimentati anche Confronta il tuo voto di VoteWatch e Wikimedia Germania.
Per aiutare i diversi lettori che ci hanno segnalato che è difficile ritrovare nel nostro sito la conclusione di varie questioni discusse in Unione europea, proponiamo una selezione di votazioni del Parlamento europeo che sono state particolarmente controverse e di cui abbiamo scritto, e rimandiamo agli articoli passati sull’argomento.
Grazie a MEP vote, proponiamo inoltre un grafico per rendere comprensibile ogni voto su cui sia stata chiesta la votazione elettronica aperta in plenaria: poiché i grafici non spiegano il contenuto degli emendamenti o delle mozioni messe al voto, spieghiamo brevemente il significato di un voto favorevole o contrario. È possibile cliccare l’immagine per reperire i dettagli della votazione: nella pagina di MEPvote.eu si può cliccare il logo di un gruppo politico o la bandiera di un paese per trovare i voti individuali di proprio interesse; si può inoltre cliccare il collegamento azzurrino sotto “Vote reference” per raggiungere il testo completo nel sito del Parlamento europeo (che è anche in italiano). L’interfaccia di MEPvote.eu è solo in inglese ma i simboli dovrebbero essere auto-esplicativi.

Le questioni più importanti per la condivisione della conoscenza libera sono state spesso decise da votazioni molto poco note al pubblico generale, o addirittura non sono arrivate a un voto risolutivo anche se qualche deputata/o ha proposto emendamenti in commissione. I grafici mostrano chiaramente che i temi di cui si occupa Wikimedia Italia non hanno una connotazione partitica: tutti i gruppi politici europei sono risultati divisi nei momenti decisivi. Per chi sostiene la cultura libera e la conoscenza collaborativa in Rete serve quindi studiare approfonditamente il voto dei singoli eurodeputati e dei candidati 2019.

Libertà di panorama

Nel 2014, il Parlamento europeo prese in mano la riforma del diritto d’autore grazie alla cosiddetta Relazione Reda. La relazione fu annacquata in commissione e addirittura un eurodeputato francese riuscì a inserire un emendamento (§46) per ridurre la libertà di panorama (invece di incrementarla come necessario). Dopo vaste proteste europee, compresa la protesta di Wikipedia in varie lingue il 9 aprile 2015, il Parlamento a luglio 2015 respinse la proposta a larga maggioranza: solo 3 eurodeputati italiani votarono per la proposta restrittiva francese.

L’ultimo voto in plenaria sulla libertà di panorama è stato il 12 settembre 2018: con 290 voti favorevoli e 383 contrari, è stato respinto un emendamento che avrebbe allargato la libertà di panorama a tutta l’Unione europea (rendendo obbligatoria l’eccezione opzionale al diritto d’autore prevista nella direttiva del 2001). Hanno votato a favore della libertà di panorama 32 eurodeputati italiani, 33 contro.

Pubblico dominio

L’articolo 14 della direttiva, sulla difesa del pubblico dominio, è stato approvato in prima lettura nel voto di marzo 2019. Nel voto di settembre 2018, l’emendamento 190, che riprendeva alcune proposte più forti già respinte in commissione, è stato respinto dalla maggioranza della plenaria.

Altre proposte della nostra dichiarazione d’intenti, come il pubblico dominio per opere pagate dai contribuenti, non sono state seriamente discusse in quanto le commissioni istruttorie le hanno scartate.

Eccezioni al diritto d’autore

Le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore servono a consentire gli usi positivi per la cultura e per la società da parte di autori (per produrre nuove opere) e utenti/cittadini in generale (per promuovere lo sviluppo culturale). Il testo finale della direttiva introduce una serie di nuove eccezioni al diritto d’autore a beneficio di università, biblioteche ecc., che saranno però molto stringenti e frammentate a livello nazionale in quanto spesso legate a licenze da parte delle società di gestione collettiva dei diritti corrispondenti alla nostra SIAE. Resta inoltre possibile per le aziende aggirare i diritti dei cittadini usando i DRM (Digital Restriction Management o TPM, misure tecnologiche di protezione).

L’atteggiamento degli eurodeputati verso la limitazione degli eccessi più deteriori del diritto d’autore è stato registrato dalla votazione di settembre 2018 sulla cosiddetta eccezione UGC (user-generated content), cioè un diritto di citazione allargato che consentisse la produzione di opere derivate come i famosi remix, meme, caricature e parodie, in una versione molto ristretta del fair use statunitense. La proposta è stata respinta con 343 voti contrari e 317 favorevoli, di cui italiani 30 favorevoli, 34 contrari e 1 astenuto.

Diritto d’autore in generale

L’apertura alla discussione di un diritto d’autore bilanciato e rispettoso degli interessi generali della popolazione è stata misurata nei tre voti più duri della direttiva copyright, da cui è risultato un testo fortemente sbilanciato contro il bene generale e in favore dei monopoli privati (vedi anche https://reform.communia-association.org/ ).

Primo, il voto di luglio 2018 per impedire la discussione degli emendamenti di cui sopra, bocciato con 278 favorevoli e 318 contrari.

Secondo, il voto di marzo 2019 per consentire la discussione dei due articoli più controversi cioè 15 e 17 (ex 11 e 13) cosiddetti “link tax” e “upload filter”, bocciato con 312 favorevoli e 317 contrari (anche se 10 eurodeputati hanno messo a verbale di essersi sbagliati a votare). È stato quindi possibile solo votare in blocco le proposte del relatore Axel Voss.

Infine, il voto finale dello stesso giorno sul complesso della direttiva è passato con 337 favorevoli e 285 contrari.

Dati aperti

Nel 2019, la direttiva sui dati aperti (nuova direttiva PSI) è stata approvata a larga maggioranza, con parziale accoglimento degli emendamenti della relatrice Reda per la commissione al mercato interno e alla protezione dei consumatori. La plenaria ha votato sul testo in blocco.

Scienza aperta

Il 12 dicembre 2018, la plenaria ha approvato il nuovo piano Horizon per la promozione della ricerca scientifica. La Commissione ha sostenuto un concetto restrittivo di accesso aperto, secondo il motto tanto aperto quanto possibile, tanto chiuso quanto necessario. L’associazione delle università europee aveva affermato che il bene generale deve prevalere sugli interessi di breve periodo delle aziende.

Con 238 voti favorevoli e 402 contrari, la plenaria non è riuscita a eliminare la menzione del cosiddetto principio di innovazione, che l’industria propone come contraltare ai più noti principi di precauzione e trasparenza.

Software libero

Il Parlamento europeo ha destinato alcuni milioni di euro di finanziamenti alla sicurezza del software libero usato dalle istituzioni UE.

Nella relazione sulla Lotta alla criminalità informatica del 3 ottobre 2017, la plenaria ha affermato che «sottolinea, al riguardo, l’importanza del software libero e open source; chiede di mettere a disposizione maggiori fondi dell’UE in particolare per la ricerca basata sul software libero e open source a favore della sicurezza informatica», grazie all’emendamento 175 nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Neutralità della rete

Il 27 ottobre 2015, la plenaria ha ratificato un accordo al ribasso con il Consiglio UE in materia di neutralità della rete. L’emendamento per la neutralità della rete è stato respinto con 429 contrari e 210 favorevoli.

Privacy e sorveglianza USA

Il 5 luglio 2018 la plenaria ha stabilito che gli USA non garantiscono una sufficiente protezione dei dati personali dei cittadini UE. La decisione, approvata con 303 voti a 223, era un passo per revocare il cosiddetto privacy shield che consente alle aziende USA di aggirare alcune regole UE e per consentire all’UE di difendere i cittadini dalla sorveglianza indiscriminata rivelata da Edward Snowden, per cui Wikimedia Foundation è in causa contro NSA. Fra i 200 siti più popolari al mondo, i progetti Wikimedia sono gli unici che provano a rispettare un alto livello di privacy dei cittadini: la legge non dà ancora protezioni simili a tutti.

Privacy e voli UE

In varie occasioni, la plenaria ha ratificato anche l’istituzione di un sistema europeo condiviso di sorveglianza dei cittadini che usano l’aereo, attraverso la registrazione, conservazione e condivisione dei nomi di tutti i passeggeri (PNR e ETIAS). Il sistema pone rischi di sorveglianza indiscriminata dei cittadini e non cittadini, del tipo che sono stati respinti in passato dalla Corte di giustizia. 5 eurodeputati italiani si sono astenuti o hanno votato contro in uno dei voti cruciali.

Privacy e comunicazioni private

La plenaria ha approvato il regolamento ePrivacy per il rafforzamento della segretezza delle comunicazioni private, per esempio per evitare l’intercettazione indiscriminata (da parte di aziende e governi) di ciò che i cittadini scrivono con applicazioni di messaggistica, posta elettronica e altri sistemi. La direttiva è bloccata da anni dal Consiglio UE (cioè dai governi nazionali). Il software libero aiuta i cittadini a difendersi, ma la legge non garantisce ai cittadini di non essere sorvegliati dalle aziende.

Nell’immagine in alto: Il Parlamento europeo a Strasburgo in una sessione di voto. Di European Parliament, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Si svolgerà lunedì 29 aprile a Iglesias, in Sardegna, la prima edizione di Open Digital Day, l’evento che mette in rete le diverse comunità impegnate sul fronte della cultura e del software libero, con l’obiettivo di informare e formare la cittadinanza riguardo ai valori e alle opportunità legate ai progetti open per lo sviluppo del territorio.

La scelta di Iglesias non è casuale – ci racconta Edoardo Viola, socio Wikimedia Italia e membro della comunità Mozilla attiva a livello locale, che in prima persona si è speso per l’organizzazione dell’evento –  L’evento si svolgerà volutamente in una delle province più depresse d’Italia, che dopo aver conosciuto una grande ricchezza legata soprattutto all’attività di estrazione mineraria, è oggi nota alle cronache per le tristi vicende legate ad Alcoa o alla crisi del latte. Crediamo che la conoscenza aperta possa essere un punto da cui ripartire, un modo per coinvolgere la cittadinanza e creare nuove prospettive, accessibili a tutti.

La giornata, che sarà ospitata presso la Scuola Paritaria “Boccaccio”, vedrà la partecipazione di diversi attori della conoscenza libera, attivi sul territorio e non solo: tra questi, Wikimedia Italia, Libre Italia, Mozilla Italia – insieme al suo coordinamento locale – e WordPress Italia.

Oltre a trasmettere i nostri valori alle persone, vogliamo creare sinergie tra le comunità – ci ha spiegato Edoardo – Open Digital Day non è il primo evento in Italia dedicato alla cultura open, ma è forse il primo in cui si cerca esplicitamente un confronto tra le varie community, per capire in che modo i diversi progetti possono collaborare e potenziare i loro impatti.

Proprio per questa ragione la giornata si aprirà con una sessione plenaria di confronto, dalle 9 alle 13, in cui le diverse voci della conoscenza libera potranno trasmettere i propri obiettivi e dialogare, con i cittadini e tra loro.
Seguiranno nel pomeriggio, a partire dalle 15, diverse sessioni di taglio laboratoriale a cura dei diversi soggetti coinvolti per conoscere meglio i progetti e scoprirne i potenziali utilizzi, non solo a vantaggio del singolo, ma anche della collettività.

Ci piacerebbe molto che questo evento servisse ad aprire un canale di comunicazione con la pubblica amministrazione – ci spiega Gianfranco Buttu, socio Wikimedia Italia e coordinatore regionale per la Sardegna – che può trovare nelle comunità open un valido alleato per offrire ai cittadini servizi più efficienti e accessibili, a un costo ridotto – se non addirittura assente.

Ci auguriamo che questo possa essere il primo di una lunga serie di appuntamenti – conclude Edoardo Viola – Ed è proprio per questo che abbiamo concepito il “format” dell’evento in modo che fosse ripetibile ovunque. La conoscenza libera può essere un volano per il cambiamento e favorire un maggiore benessere sociale: noi ci crediamo e pensiamo che il tempo ci darà ragione.

L’accesso a Open Digital Day è completamente libero e gratuito, ma per ragioni organizzative si richiede la registrazione a questo link.
Vi aspettiamo!

Nell’immagine: Miniera di Serbariu. Di Antonio Murgia – Centro Italiano della Cultura del Carbone, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Si è da poco concluso il percorso formativo di Ginevra e Claudia, le due giovani studentesse di terza liceo linguistico I.I.S. “Racchetti – Da Vinci” di Crema che da febbraio ad aprile sono state ospitate negli uffici di Wikimedia Italia a Milano per il progetto di alternanza scuola-lavoro “Tradurre e migliorare voci Wikipedia sul tema della libertà di stampa in Europa”  realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) / Centro per la Cooperazione Internazionale (CCI).

La richiesta di poter lavorare su Wikipedia è arrivata alla segreteria di Wikimedia Italia per mano delle stesse ragazze “avevo sentito parlare di un progetto realizzato in passato nella nostra scuola in cui alcuni studenti avevano imparato a scrivere voci sull’enciclopedia libera” ci ha detto Ginevra “visto che consulto spesso Wikipedia per le mie ricerche, ero curiosa di capire meglio come funziona e sapere come si fa a contribuire”.

Il desiderio di Ginevra e Claudia è stato subito esaudito, con un percorso di formazione e attività sull’enciclopedia in sette incontri sviluppato ad hoc da Wikimedia Italia e OBC Transeuropa-CCI, nel quadro dell’accordo di collaborazione tra le due associazioni siglato a inizio anno.

“Il lavoro si è focalizzato principalmente sul tema della libertà di stampa, un tema cruciale per le nostre democrazie che Osservatorio segue con attenzione da anni” ci ha detto Niccolò Caranti, Wiki curator per OBCT-CCI e tutor delle ragazze, che ha seguito nei diversi incontri insieme allo staff di Wikimedia Italia “In particolare, Ginevra e Claudia hanno tradotto dall’inglese all’italiano e viceversa diverse voci dell’enciclopedia libera dedicata a giornalisti uccisi per aver svolto il loro mestiere: cercare la verità e informare nell’interesse pubblico.”.

“Non sapevo che così tante persone avessero perso la vita per la libertà di espressione” ci ha detto Ginevra, “L’ho scoperto attraverso le parole di Niccolò e Rossella di OBCT-CCI e studiando i contenuti delle voci Wikipedia che ho tradotto”.

Il lavoro sull’enciclopedia libera è stato anche un modo per “conoscere parole nuove”, ci ha detto Claudia “tradurre una voce ti arricchisce non solamente per le storie che impari, ma anche per i nuovi vocaboli che apprendi. Questo è estremamente utile per chi, come noi, sta studiando lingue”.

“Scrivere sull’enciclopedia libera non è semplice”, prosegue Claudia, “Sono molte le regole da rispettare e serve molta attenzione. Però, quando vedi la tua voce pubblicata, che soddisfazione! È bello vedere qualcosa che hai scritto tu sul web. Anche l’attività di ricerca preliminare alla pubblicazione è stata per me molto interessante: cercare i termini giusti, verificare le fonti, prendere spunti…mi ha fatta sentire adulta e indipendente. In famiglia poi, tutti erano curiosi di sapere quello che facevo, a quale voce stavo lavorando e come avevo fatto a scriverla: sono stati molto fieri di me!”.

“Nonostante il tempo a disposizione ora che studio sia poco, vorrei continuare a contribuire” ci ha detto Ginevra “In particolare, mi piacerebbe arricchire voci dedicate ad artiste contemporanee o alla danza classica, visto che da anni faccio questo sport.”.

“Questa esperienza positiva ci incoraggia a continuare a lavorare con le scuole” ha concluso Niccolò Caranti “per sensibilizzare gli studenti sul tema della libertà dei media utilizzando il “metodo Wikipedia” e aiutarli così a sviluppare la media literacy, una pratica fondamentale per migliorare la comprensione critica delle notizie e contrastare il diffondersi della disinformazione. Le voci scritte da studentesse e studenti ci aiutano inoltre nel nostro lavoro di divulgazione su Wikipedia su questi temi, che da anni svolgiamo all’interno del progetto Wiki4MediaFreedom.

Le voci a cui Ginevra e Claudia hanno lavorato sono riportate a questo link; in bocca al lupo e speriamo di rivedervi presto ragazze!

Nell’immagine: Due ragazze al lavoro per un’editathon su Wikipedia. Di Manuel Martagon, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

E ti dovremmo anche pagare

02:04, Thursday, 04 2019 April UTC

C’è una persona (qui sul blog non faccio nomi, ma visto che uno dei tanti posti in cui ha scritto è un forum pubblico potete trovarvelo da voi, almeno fino a che non cancellerà il post) che si lamenta perché su Wikipedia hanno cancellato un testo scritto da Lui. Fin qua, nulla di nuovo, come non è neppure nuovo che cerchi qualcuno che gestisca Wikipedia Italia – anche se mi piacerebbe che questo qualcuno venisse trovato, così almeno potrei mandargli tutta la gente che fa queste domande.

Quello che è un po’ diverso dal solito, e che mi ha convinto a scrivere questo post, sono un paio di sue affermazioni:

«Tralaltro nonostante i fondi e la normativa non ti pagano neanche»

«non c’era un sito …cera la mia parola… così facendo credo sia diffamazione»

Posso immaginare che “la normativa” sia la direttiva sul copyright, spiegata benissimo dalla stampa tutta. Già comincio ad avere seri problemi a comprendere perché se non Ti si fa scrivere da qualche parte qualcosa “sulla Tua parola” Tu parli di diffamazione: io avrei piuttosto detto “censura”, ma evidentemente i Tuoi processi mentali ti fanno dedurre che se io [*] non credo alla Tua parola allora ti sto diffamando. Ma l’apoteosi è pensare che qualcuno debba essere pagato per scrivere quello che lui stesso vuole scrivere: in un sito privato, tra l’altro, ma anche se Wikipedia fosse pubblica non cambierebbe nulla. O forse no: potremmo proporre al nostro governo che attualmente si trova un po’ in difficoltà di aprire un sito italiani.gov.it e pagare chiunque voglia scriverci su. Anziché il reddito di cittadinanza avremmo il reddito di scrittura!

[*] Qui e in seguito “io” è da intendersi in senso generico: non ho mai avuto a che fare con la persona in questione, per mia fortuna.

lobbying

09:02, Tuesday, 26 2019 March UTC

Come potete leggere, finalmente il presidente dell’Europarlamento Antonio “Mussolini ha anche fatto cose buone” Tajani ha pronunciato una decisa presa di posizione contro i lobbisti che “fanno pressioni indebite” sugli eurodeputati (i “MEP”, Members of the European Parliament). Come? Dite che Tajani in realtà si riferiva agli altri lobbisti, quelli che sono contro la direttiva sul copyright nella forma in cui è stata definita? Che rimane schierato? Naaaah, non è possibile. Tajani, voi lo sapete è un uomo di onore.

Parliamo più in generale. Fare lobbying non è necessariamente Una Brutta Cosa: tra l’altro è un modo per esprimere i punti di vista dei vari attori. Quello che non va è farlo di nascosto, direttamente o indirettamente. È vero che per trasparenza le varie società devono indicare quanti soldi hanno usato per le attività di lobbying e spulciando molto attentamente i rapporti dell’Europarlamento si possono trovare questi dati. Ma non sapere come sono stati usati rende più difficile capire se si parla di attività borderline. Da questo punto di vista noi di Wikimedia Italia siamo tranquilli, perché gli unici (pochi) soldi che abbiamo messo sono serviti per mandare un nostro rappresentante a Strasburgo per cercare di convincere all’ultimo minuto gli indecisi. Inoltre noi cerchiamo di essere il più possibile oggettivi. Sono stato intervistato per Radiouno (i miei due minuti si dovrebbero sentire dopo le 10:30) e non ho avuto prolemi a dire che ci sono alcune parti della direttiva apprezzabili, come la maggior tutela degli autori e la parte sulle opere orfane: certo non è quallo che avremmo auspicato, ma è chiaro che direttive come queste non possono che essere un compromesso. Sono certo che la “fazione opposta” non sarà così equa…

P.S.: La mia profezia, a parte l’approvazione della direttiva a larga maggioranza, è che Google e Facebook non ne verranno poi molto toccate. Non ci sarà più Google News, i filtri automatici già presenti su YouTube saranno un po’ ristretti, Facebook metterà lo stesso tipo di filtri. Se arriveranno du’ spicci ai media, arriveranno dai medi-piccoli attori che saranno i veri sconfitta. Eppure i “liberisti” voteranno in massa a favore della direttiva…

Wikipedia vuole oscurare Angela Luce. Perché?

15:39, Tuesday, 05 2019 March UTC

Il titolo di questo post non è ovviamente mio: arriva nientepopodimeno che dal comunicato stampa di un evento tenutosi ieri al Palazzo delle Arti di Napoli, con un intervento di un docente di Diritto Costituzionale, di cui purtroppo non ho trovato fonti istituzionali.

Facciamo un passo indietro. Ieri nel tardo pomeriggio, dopo una di quelle sessioni estenuanti di lavoro in cui non si riesce a far funzionare nulla, scopro che ci sono stati due giornalisti di testate diverse che hanno chiesto informazioni su Angela Luce: uno è stato gestito autonomamente dallo staff di Wikimedia Italia, all’altro ho poi risposto io dopo aver cercato di capire esattamente cosa poteva essere successo; non mi era ancora chiaro che il tutto arriva dopo la conferenza stampa, e quindi avevo solo a disposizione le informazioni che potevo ricavare direttamente dalla cronologia della voce di Wikipedia.

In effetti, rispetto a quello che capita di solito – qualcuno che si ritiene importantissimo ma che in realtà non si fila nessuno e quindi viene espunto da Wikipedia – non ci sono dubbi che la signora Luce sia una persona rilevante: la voce su lei è presente sull’enciclopedia sin dal 2007. Qual è allora il problema? Cito direttamente dal comunicato stampa, presumibilmente opera di Giovanna Castellano:

Come sarà spiegato nel corso della conferenza stampa, si tratta di persone (almeno 3) che conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso e tuttavia, scientemente, hanno deciso di eliminare dalla sua pagina, eventi importantissimi che la riguardano. E, quel che è peggio, trincerandosi dietro l’anonimato garantito dai nick-name e forti del “potere” di controllo, potere che nel caso di Angela Luce viene usato in maniera distorta e schizofrenica.

Occhei, forse rileggendolo non è molto chiaro. O almeno a me non è chiaro come si possa sapere che quelle persone “conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso” considerando che “si trincerano dietro l’anonimato”. Qualcosa in più si può forse comprendere leggendo la parte fuori dal paywall dell’articolo del Mattino al riguardo:

la Luce vorrebbe inserire alcuni premi, come quello letterario di Camaiore, gli incontri con principesse e presidenti della Repubblica, serate in suo onore, i complimenti e i biglietti di stima ricevuti dai grandi artisti.

Ora non c’è nulla di male se la signora Luce viene intervistata e racconta di tutti i “complimenti e i biglietti di stima” da lei ricevuti. Ancora più naturale è che una sezione del sito personale della signora Luce riporti tutti questi complimenti e biglietti di stima. Ma voi vi aspettereste forse che una voce sull’Enciclopedia del Cinema Treccani riporti quelle notizie? E allora perché dovrebbero esserci su Wikipedia? Cosa c’entra – sempre citando dal comunicato stampa – che “tutto l’apparato di gestione della
sedicente enciclopedia è tenuto in piedi grazie a donazioni di privati”? (Ah, ricordo che l'”apparato di gestione” è in mano alla Wikimedia Foundation americana ed è la gestione tecnica del sito; la gestione delle singole voci è tenuta in piedi grazie al lavoro volontario e gratuito di chi ci scrive).

Comunque se volete scoprire “quanto è stato rimosso” per il momento non ci sono problemi: basta aprire la cronologia della voce (è un tab in alto in mezzo alla pagina) e cercare. L’ho appena fatto e ho scoperto che per esempio a fine 2017, per una decina di volte, un’utente che si trincera dietro il nick-name “Marisa roberti” voleva tra l’altro far sapere a tutti i lettori della voce che

Angela Luce ha avuto tre incontri con gli studenti: all'[[Università di Bologna]] e alla [[Federico II di Napoli]] con una lezione-spettacolo su [[Raffaele Viviani]] e la sua opera, e ancora a Napoli, nell’Aula Magna della Facoltà di Sociologia.

Purtroppo non ci era comunque dato di sapere qual è il suo piatto preferito per colazione; ma immagino che nel caso ce lo potrebbe dire la signora Giovanna Castellano, che presumo sia pagata per gestire l’immagine della signora Luce – nulla di male in questo, figuriamoci! – e quindi ha scelto questo modo per guadagnarsi il suo onorario – ecco, qui un po’ di male c’è, perché se vuoi metterti a fare qualcosa in un posto che non è tuo magari cominci prima a studiarti le regole di quel posto.

P.S.: ho scritto “per il momento” non perché Wikipedia o la Wikimedia Foundation voglia cancellare le tracce di quanto successo – non ce ne sarebbe nessuna ragione – ma perché l’articolo del Mattino lascia intuire che verrà sporta denuncia per conto della signora Luce contro la Wikimedia Foundation ed eventualmente coloro che hanno editato la voce: in questi casi la policy della WMF prevede che la voce in questione sia oscurata fino alla fine della contesa legale, per evitare ingerenze. È vero che ci saranno tanti altri luoghi della rete dove avere tutte le informazioni e notizie sulla signora Luce, però sarebbe sempre una perdita che Wikipedia non possa fornire quelle principali.

Mercoledì 13 parlo a Bologna sul copyright

03:04, Friday, 08 2019 February UTC

Come sapete, tra i miei cappellini c’è anche quello di portavoce di Wikimedia Italia: cappellino con il quale l’anno scorso mi sono attirato le critiche di SIAE, FIEG, AIE e loro amici per aver cercato di far presente che le norme previste per la nuova direttiva europea sul copyright (ma poi la voteranno? Chi lo può sapere…) non erano poi tutta quella bellezza che loro magnificavano.

Bene: mercoledì 13 febbraio alle 18 sarò uno dei panelisti dell’evento “Copyright: libertà e diritti fra nuove normative e futuro dell’editoria” al CUBO Unipol di Bologna. L’ingresso è libero ma su prenotazione a http://www.cubounipol.it/detail/agenda/p/copyright-libert-e-diritti; qualche informazione in più su Facebook a https://www.facebook.com/events/527377751105234/. Oh, tra i panelist c’è gente molto più seria di me quindi potrebbe essere interessante 🙂

Qui mihi adiuvat?

03:04, Thursday, 07 2019 February UTC

Come forse ricorderete, un paio d’anni fa c’è stata una lunga diatriba su Wikipedia in lingua italiana relativa alla cancellazione della voce su Salvatore Aranzulla. Io ne avevo anche parlato su Medium: il punto è che nonostante quanto pensino in tanti io non ho alcun potere sull’enciclopedia e il mio parere (mantenere una pagina, sia pur sfrondata da tutto ciò che enciclopedico non è: per me è enciclopedico qualunque tema che tanta gente cerca) è risultato in forte minoranza.

L’altro giorno, in un impeto movimentista, ho pensato di scrivere una (micro)voce su di lui sulla Wikipedia in latino. Il vantaggio è che essendo latino non c’è virtualmente nessun italiano che si potrà lamentare; il problema è che io il latino mica me lo ricordo, saranno quarant’anni che non mi tocca tradurre dall’italiano al latino, e quindi non sono capace di andare molto avanti. Come vedete dalla pagina che ho citato, c’è un avviso – anche in inglese, non preoccupatevi – che dice che in tre mesi la voce potrebbe essere cancellata. Qualcuno vuole darle una mano? Materiale ce n’è, ma è in italiano.

P.S.: ho scoperto che anche se Google Translate afferma di avere il latino tra le sue lingue, in realtà non sa tradurre un tubo. Sono ancora più bravo io, il che è tutto detto.

Prima che vi affanniate a cercarla su un vocabolario, la parola “sesquimilionesimo” non esiste. Prima che io scrivessi questo post, nemmeno San Google la riportava. Certo, magari qualcuno ha studiato, sa che il prefisso sesqui- significa una volta e mezzo, e quindi capisce che sto parlando della voce numero 1.500.000 di Wikipedia in lingua italiana, un traguardo che è stato raggiunto venerdì mattina. E qual è questa voce, vi chiederete? Non si sa. Il mistero è questo.

Quello che è successo è stato infatti molto particolare, e l’ho scoperto per caso. Esiste un contatore del numero delle voci, {{NUMBEROFARTICLES}}, che per esempio è sfoggiato in alto a destra nella pagina principale di Wikipedia in italiano. Di solito il contatore viene incrementato automaticamente con la creazione di una voce (e decrementato con la cancellazione…), ma a volte si perde qualcosa. Il modo pratico per ovviare a questo fatto è lo stesso che avviene nei censimenti: si va avanti con le stime, ma ogni tanto si rifà un conteggio da capo. Per quanto riguarda Wikipedia, questo capita due volte al mese: per un caso del destino, quando è partito a mezzanotte (ora di San Francisco, le nostre 9 del mattino) del primo febbraio ha scoperto che non erano state contate un migliaio circa di voci: più di quelle che mancavano per raggiungere il milione e mezzo.

In definitiva, è impossibile sapere quale è stata esattamente la voce “premiata”! Mi diverto a pensare a tutti quelli che avevano in canna nuove voci da aggiungere al momento giusto e sono stati fregati da questo assestamento: ma è anche vero che la mia filosofia preferisce la qualità alla quantità e quindi non è un punto di vista neutrale…

Dov’è la direttiva copyright?

13:04, Monday, 21 2019 January UTC

Ricordate tutta la storia sulla direttiva europea per il copyright nel mercato digitale? A settembre l’Europarlamento aveva votato un testo parecchio punitivo per gli amanti della comunicazione libera, visto che estendeva parecchio le regole attuali sul copyright – regole che, ribadisco, noi di Wikimedia Italia riteniamo corrette come principio, ma per cui avremmo voluto alcune eccezioni in casi in cui non sono lesi reali diritti economici. A quel punto è partito il trilogo tra Commissione, Consiglio ed Europarlamento per armonizzare vieppiù la normativa, e oggi ci sarebbe dovuto essere il voto a riguardo. E invece no. Il voto è stato rimandato su richiesta di un certo numero di paesi, tra cui l’Italia in variegata compagnia (Germania, Polonia, Ungheria…)

A pensare male si commette peccato, lo so: ma credo che c’entrino parecchio i soldi messi da Google che ovviamente è contro l’articolo 11, la “tassa sulle citazioni” nata esplicitamente perché gli editori possano ricevere introiti dai link di Google News verso i loro siti. Checché si dica, la censura quasi preventiva sul caricamento di file da parte degli utenti prevista dall’artiolo 13 non è per loro così importante, la tecnologia ce l’hanno: anzi forse per loro era meglio la versione originale con la censura davvero preventiva. Però è chiaro che parlare di censura fa molta più presa verso l’opinione pubblica. Certo, i lobbisti dall’altra parte, con la nostrana Siae in testa, hanno tentato qualche contromisura, come la newsletter Articolo 13, che però non mi pare abbia avuto chissà quale successo. Ad ogni modo adesso la situazione è in stallo: i tempi tecnici per approvare la direttiva prima che il termine della legislatura mandi tutto a gambe all’aria sono stretti, e non credo che si arriverà a un compromesso di direttiva monca con stralcio dei due articoli incriminati. Da un punto di vista teorico, infatti, una nuova direttiva che superi quella attuale che risale al 2001 quindi quasi alla preistoria è necessaria: ma mi pare tanto che i grandi attori siano più interessati alla vil pecunia che ad avere una legge equa per tutti.

In tutto questo, avrete forse notato l’assenza del movimento Wikimedia dal dibattito. La cosa non è casuale: noi possiamo portare idee, abbiamo anche l’orgoglio di dire che le nostre idee sono sensate: ma nonostante quanto ci sia stato rinfacciato noi non siamo al soldo di nessuno. Personalmente ritengo sia la campagna Google che quella Siae sfacciatamente di parte, nel senso che nascondono dati ufficiali per portare l’acqua al loro mulino: poi è chiaro che anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta, e quindi se si otterrà un risultato positivo per un motivo negativo noi apprezzeremo il risultato, esattamente come se si otterrà un risultato negativo (sempre per un motivo negativo…) accetteremo quanto votato. Ma continueremo a ritenere che il copyright deve tutelare l’autore (non le corporation) ma allo stesso tempo non deve diventare un moloch che abbracci qualunque imprevedibile sviluppo, impedendo la creatività che è la sua vera ragione d’essere.

Wikipedia è maggiorenne!

03:04, Tuesday, 15 2019 January UTC

Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)

Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!

Il giorno del Pubblico Dominio

03:04, Monday, 31 2018 December UTC

Ugo mi ricorda di segnalarvi che domani sarà un gran giorno per la cultura libera: avremo infatti il Public Domain Day. In pratica, a furia di pensare al muro alto alto fino al soffitto da fare al confine con il Messico, il governo americano non si è accorto che per la prima volta dopo vent’anni ci sarà del materiale prodotto negli USA e sotto copyright che entrerà nel pubblico dominio.

La storia è lunga e interessante, potete leggerla su Wikipedia (e dove, sennò?) All’inizio del XIX secolo, gli USA non rispettavano affatto il copyright sulle opere britanniche, che venivano scopiazzate a piacere. Scrittori come Dickens fecero tournée in America anche per rafforzare il proprio diritto a ricevere i soldi per le loro opere. Poi col tempo le cose cambiarono e il copyright si allungò sempre più, fino al Sonny Bono Act del 1998 – noto anche come Mickey Mouse Act – che portò il copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore oppure a 95 anni nel caso di opere di “corporate autorship”. Il nomignolo della legge è dovuto al fatto che Disney ha fatto lobbying per salvare le opere di Topolino, che sarebbero state presto nel pubblico dominio. Per il momento mancano ancora cinque anni prima che Steamboat Willie, il primo corto con Topolino, entri nel pubblico dominio; non trattenete il respiro. (Che si possano creare storie con Topolino senza il permesso della Disney è improbabile, visto che il nome è un marchio registrato. Però sarebbe interessante scoprire cosa succederebbe con un’opera derivata).

Insomma, godiamoci per una volta una bella notizia e cerchiamo di non pensare al domani!

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Belle cose

02:04, Monday, 22 2018 October UTC

Mercoledì scorso i quotidiani locali veneti, a partire dall’Arena, hanno scritto che “il sindaco di Terrazzo [un comune del veronese] era il serial killer Gianfranco Stevanin”. Il tutto perché “Google dice che lo dice Wikipedia”. Come l’ho saputo? Perché un giornalista del Corriere del Veneto ci ha scritto chiedendo maggiori informazioni, visto che sulla pagina di Wikipedia non c’era traccia del nome. Io gli ho risposto spiegandogli cosa è probabilmente successo: a metà luglio qualche buontempone aveva cambiato il nome, il primo settembre era stato rimesso a posto, ma nel frattempo i crawler di Google erano passati e avevano preso il nome sbagliato. Il giorno dopo il Corriere del Veneto riporta i fatti con la mia spiegazione.

Tutto questo sarebbe assolutamente normale nel mondo anglosassone, ma mi lascia (favorevolmente!) stupito qui da noi. Grazie ad Alessio Corazza (che mi aveva scritto per chiedere informazioni) e a Matteo Sorio (che ha firmato l’articolo) per ricordarci come dovrebbe funzionare il giornalismo!

archive.org ha “aggiustato” Wikipedia!

02:04, Wednesday, 03 2018 October UTC

Sapete tutti che archive.org, tra le tante sue iniziative, raccoglie le pagine web per salvarle in modo che non si perdano come lacrime nella pioggia quando un sito viene chiuso (oppure, per i cattivi dentro come me, per verificare cosa dicevano inizialmente…)

Ordunque, lunedì gli amici di archive.org hanno annunciato di avere completato un loro meritorio progetto. Hanno scorso le voci delle 22 edizioni linguistiche di Wikipedia più importanti (tra cui quella in italiano), selezionato i link che non funzionavano più, verificato se la pagina corrispondente era salvata da loro e nel caso sostituire il link rotto con quello funzionante. Ora, è vero che i BOFH in ufficio da me impediscono di accedere ad archive.org, ma questo è un mio problema. Immaginate però quanta roba è tornata a essere disponibile – sono stati modificati nove milioni di collegamenti – e gioite con me 🙂

Direttiva europea sul copyright: fatti e opinioni

19:12, Tuesday, 10 2018 July UTC

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

Il grande giornalismo d’inchiesta

07:42, Tuesday, 08 2018 May UTC

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

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