Countdown per la ItWikiCon del 24 e 25 ottobre 2020

15:47, Tuesday, 29 2020 September UTC

Sono giovani, sono entusiasti, sono impegnati. Sono gli organizzatori dell’edizione itWikiCon 2020. Ovviamente online e proprio qui sta la grande novità perché è abbinata ad un altro evento nazionale, il Linux Day. Ogni ora saranno suggeriti i temi paralleli tra il mondo wiki, le libertà digitali, e tutto il mondo del software libero e dell’open source.

La partecipazione non sarà con registrazione. Sarà libera, solo chi lo desiderasse potrà lasciare i propri riferimenti e partecipare così a dei giochi che accompagneranno le sessioni e che prevedono la vincita di gadget molto interessanti. Ma solo tra qualche giorno verrà svelato di che cosa si tratta, sul sito che sta per andare online.

Linux Day farà tre tracce tematiche parallele, mentre in itwikiCon saranno due. Più talk per i Linux Day, più tavole rotonde per ItWikiCon.

Questi intrecci sono super interessanti.

Ospiti d’onore Jimmy Walls e Catherine Maher, ma non solo, è prevista la presenza anche di Alessandro Barbero al quale verrà fatta un’intervista, con domande suggerite dai membri della community. Qui tutte le info per proporre il proprio quesito, non solo a Barbero, ma a tutti gli ospiti: https://meta.wikimedia.org/wiki/ItWikiCon/2020/Ospiti

Grazie alla partnership con i Linux Day saranno loro ad occuparsi del supporto tecnico, tramite il consorzio GARR, ma questo ve lo avevamo già scritto in un precedente articolo. È importante sapere che tutto è nato nel bar di Wikipedia con una chiamata, a cui hanno risposto in modo entusiasta in tanti. È un evento aperto che si realizza grazie alla collaborazione da parte di tutti i volontari.

Altra cosa importante da segnalare: fino all’8 ottobre è possibile inviare una proposta grafica di poster dell’evento, a questo link: https://meta.wikimedia.org/wiki/ItWikiCon/2020/Poster 

I temi delle tavole rotonde sono tantissimi: ne citiamo due, giusto per fare un esempio.

Open History Map per raccontare che ha lo scopo di aiutare e facilitare la digitalizzazione georiferita partendo delle mappe storiche e i documenti di rilievo archeologico già disponibili in Wikimedia Commons. Una piattaforma simile ad OpenStreetMap che spiega come il mondo è cambiato e come le tecnologie si sono susseguite e hanno cambiato usi.

O per esempio si parlerà di Wikinotizie che… «non è triste come pensate» come dice Ferdinando in un’anteprima. Non c’è un sito di notizie che rilascia sotto licenza libera. E’ unico del suo genere. Servono persone che lo conoscano perché così si potrebbe arricchire e sono tanti i progressi che potrebbero essere fatti.

Et dulcis in fundo, il tour guidato virtuale. La città la scoprirete da voi.

Le informazioni per seguire le sessioni verranno date online sul sito: 2020.itwikicon.org

Immagine: Logo ItWikiCOn 2020 di Virginia Foti, Francesco Serra; Licenza CC BY-SA 4.0 da Wikimedia Commons

Concorsi locali: una risorsa per Wiki Loves Monuments

13:45, Thursday, 24 2020 September UTC

Alla fine è la relazione umana che fa la differenza. E i concorsi locali ne sono sono la dimostrazione perché aggregano, coinvolgono, ingaggiano istituzioni e persone.

Questo è un anno davvero diverso, dobbiamo pensare a nuove forme di coinvolgimento, nuove modalità di relazione. La pandemia ci sta mettendo di fronte al fatto che dobbiamo cambiare, che non possiamo pensare di replicare gli stessi modelli seguiti fino ad oggi. Forse se ne rende conto di più chi vive nelle grandi città, ma la vita è cambiata.

Noi dobbiamo adeguarci, trovando altre formule per costruire dinamiche nuove. Ci siamo fatti trovare impreparati? Sicuramente sì, come tutti ci stiamo adattando, ma i nostri organizzatori dei concorsi locali hanno risposto benissimo. E lo stanno di mostrando ogni giorno. Spunti interessanti per chi si volesse cimentare il prossimo anno.

Abbiamo fatto loro alcune domande e le risposte meritano la lettura.

ABRUZZO

Come riuscite a collegare il concorso locale di Wiki Loves Monuments alle altre attività che realizzate in Abruzzo?

Carla Colombati

WLM è stato lanciato in Abruzzo nel 2018, l’Anno europeo del patrimonio digitale.

Questa connessione è stata ideale ed è tuttora esistente. Il concorso è stato, ed è, il progetto che consente la maggiore e immediata visibilità sul territorio, ha un effetto moltiplicatore sulla diffusione dei progetti Wikimedia.

Laddove riusciamo a collegarci in modo personale con chi dirige le istituzioni o vi esercita un ruolo chiave, ad esempio con i professionisti che operano nelle biblioteche, negli archivi e musei, con gli amministratori di enti e siti naturalistici, proprietari di dimore storiche, docenti e ricercatori accademici o scolastici, presentiamo la valenza del lavoro su voci dedicate al patrimonio culturale pertinente all’istituzione rappresentata.

Scopriamo insieme con loro mediante una ricerca sul web il posizionamento del “bene” per il quale chiediamo la liberatoria, e con il risultato evidente del peso delle voci wikipedia genericamente intese, proponiamo un elenco attività wiki che possono essere effettuate, suggerendo anche progetti più articolati,

quali quelli tematici GLAM. Proponiamo quindi la creazione di pagine dedicate su temi specifici, legati al comune, all’istituzione culturale, ad un evento ricorrente, per coinvolgere destinatari mirati che possano partecipare attivamente con beneficio per le proprie competenze digitali e di selezione delle fonti documentarie necessarie, e ripercussioni sull’incremento di dati e media inseriti nei progetti wikimedia dedicati al territorio.

BASILICATA

Come avete risolto nell’organizzazione delle Wikigite il problema del distanziamento fisico?

Luigi Catalani

Siamo riusciti a organizzare comunque diverse wikigite nelle scorse settimane (a Tolve, Brienza, Sasso di Castalda, Genzano di Lucania, Rapolla, Satriano di Lucania, Filano) e altre ne abbiamo in programma nei prossimi giorni (27 settembre a Monticchio, Melfi, Bernalda e Matera).

Le wikigite si svolgono sempre all’aperto per cui riusciamo a garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza per tutti i partecipanti, che devono indossare ovviamente la mascherina e mantenersi a distanza l’uno dall’altro.

Nei casi in cui le wikigite si concludono in uno spazio al chiuso per una breve spiegazione delle modalità di caricamento delle fotografie o per l’inaugurazione della mostra fotografica itinerante con i migliori scatti delle precedenti edizioni del concorso regionale, le amministrazioni che ci ospitano predispongono tutte le misure previste dal protocollo: gel disinfettante all’ingresso, accessi contingentati, sedie distanziate, ricambio d’aria, mascherine obbligatorie.

COMO LAGO

Come fate a coinvolgere tante realtà locali a Como?

Marta Pigazzini

Manteniamo un approccio collaborativo ed aperto! Sapendo di essere in pochi – attivi sul lecchese e comasco fra soci e non soci non arriviamo a 5 – facciamo rete con realtà locali, ben radicate sul territorio e con valori vicini a quelli di WMI. Co-organizziamo eventi insieme che ci permettono di entrare di continuo in contatto con nuove persone, nuovi interlocutori con cui poi portare avanti nuove iniziative ed eventi ed ai quali far scoprire i nostri progetti! 

LIGURIA

La giuria del concorso Liguria è composta da rappresentanti del mondo della cultura, dei media, come li hai coinvolti in questa iniziativa?

Gregorio Bisso

La giuria della Liguria è ormata da persone belle e generose. Il suo collante è la gioia, la fantasia, l’estro, l’essere totalmente autonomi e indipendenti. Ogni persona è importante e apporta il suo contributo.

Altro collante è una totale autonomia. Ognuno vi partecipa secondo la sua cognizione, estro, sensibilità personale, critica. 

L’unica regola è quella di essere veramente critici, senza remore e in totale libertà e divertimento. Farlo con gioia insomma, non deve essere una incombenza.

La libertà con cui ogni giurato, è partecipe è il succo della giuria. Ognuno ha così modo di esprimere la sua particolare esperienza personale, professionalità e umanità, ognuna peculiare, preziosa, specifica e di diverso genere e che esprime una critica che sia la più obiettiva e che diviene nell’unità del risultato collegiale, la più onesta e serena selezione. 

La bellezza è intorno a noi, così come dentro di noi e si prova a farne megafono verso gli altri.

Sono grato a tutti coloro che partecipano e hanno partecipato, perché mettono davvero generosità nel loro lavoro.

La stessa gratitudine che c’è verso chi partecipa al concorso, verso tutti i fotografi che rendono il proprio scatto disponibile agli altri, non solo perché in gara, ma perché hanno compreso il senso del concorso e di come sia importante condividere un pezzettino di cultura e conoscenza con tutti.

L’incontro di diverse sensibilità, la libertà sono le chiavi per aprire la porta della bellezza e regalarla al bene comune e questo bene comune e il suo rispetto è l’anima del tutto.

PUGLIA

Quali vantaggi trae il territorio se viene organizzato un concorso locale?

Ferdinando Traversa

Sicuramente l’oggetto stesso del concorso fotografico, il patrimonio culturale per altro organizzato nelle liste proprio su base geografica, porta ad un legame molto stretto con il territorio nel quale lo si organizza.
Ogni volta c’è un grande impegno da parte dei fotografi per riscoprire e immortalare anche i monumenti più sconosciuti del loro territorio e caricare le fotografie su Commons le rende disponibili per illustrare uno dei più grandi e visitati siti al mondo, Wikipedia.
Non è un beneficio solo per Wikipedia o per la conoscenza libera: le località che hanno visto migliorate le proprie voci su Wikipedia hanno registrato incrementi nei flussi turistici (pernottamenti) del 9% medio (fonte: Hinnosar et al., 2017, “Does Wikipedia matter? The effect of Wikipedia on tourist choices” https://www.econstor.eu/bitstream/10419/173092/1/1011066726.pdf e https://www.wikimedia.it/limpatto-positivo-wikipedia-sul-turismo-uno-studio-stima-la-crescita-9/)
Allo stesso modo, le varie attività collegate al concorso (wikigite e mostre) consentono anche agli altri cittadini di conoscere meglio il patrimonio culturale in questo caso della propria regione, magari sconosciuto o non conosciuto appieno.

TOSCANA

Come fate a coprire in modo così capillare il territorio e a fare in modo così che la Toscana sia la regione con più fotografie anche quest’anno?

Alessandro Marchetti

Quest’anno un fotoclub e un uploader storico (Matteo Bimonte) non stanno partecipando a WLM in Toscana. La loro assenza dovrebbe indurre un ammanco migliaia di foto, ma la Toscana rimane prima regione in modo stabile. ha perso di poco il primato lo scorso anno solo perché due uploader più attivi si erano spostati tanto in altre zone, ed è stata un po’ una sorpresa perché era rimasta leader per molti giorni, ma nell’ultimo week end hanno caricato solo foto di altre zone, facendo pendere il patto vero l’Emilia-Romagna che era la prima regione negli anni precedenti. Quando tutti gli aspetti sono favorevoli, tuttavia, si arriva anche oltre 10000 foto, ma c’è sempre una base su cui contare, che è però in continua evoluzione.

Questo perché la Toscana ha un portfolio variegato di uploader che assorbe bene eventuali mancanze. Ci sono fotografi bravi ma occasionali legati a fotoclub, utenti wikimediani storici, persone coinvolte direttamente dai comuni, turisti di passaggio da altre regioni, cittadini attivi che partecipano per interesse a scoprire il territorio e infine utenti specializzati in alcune tipologie di upload (quest’anno prevalentemente urbex, ma potrebbero esserci altre forme come il “necroturismo” nei cimiteri monumentali o la mappatura delle targhe commemorative o dei monumenti militari o delle maestà religiose, ognuna con la proprie comunità di appassionati). Le categorie sono spesso sovrapposte, sono un continuum.

La campagna comunicativa e preparatoria interagisce se possibile con ognuno di questi gruppi. In genere noi spingiamo i comuni a offrire qualcosa che sia interessante per ognuno di essi. In questo modo anche se un certo anno un certo settore non è coinvolto, potrà facilmente aderire appieno l’anno successivo. Molti upload vengono infine condivisi sui canali sociali e sui gruppi locali, creando un meccanismo costante di feedback.

L’unico problema è che è ancora complesso ottenere l’omogeneità per zone. Complessivamente le foto di più anni sono variegate ma nel singolo anno molto meno visto l’alto numero di invii (soprattutto le foto di alta qualità). Anche se le mostre e le premiazioni locali sono distribuite il più possibile sul territorio, e le campagne sociali si sforzano di essere bilanciate, ci troviamo con tre o quattro aree che nell’edizione in corso hanno un chiaro picco di adesione. La sfida è convincere i partecipanti a smistare le foto su più anni, questo aiuterebbe molto. In alternativa, servirebbe che WMI prepari una strategia chiara di finanziamento per la promozione on line a cui chiedere un piccolo supporto finanziario per campagne mirate. Finché questo non si verificherà, quantitativamente il primato resta abbastanza solido ma continuerà a mostrare questi forti picchi locali di partecipazione che variano ogni anno.

Immagine in evidenza: Sulla via della luce di Isago10 CC BY-SA da Wikimedia Commons

Archivio Storico Ricordi, con la sua strabiliante raccolta di immagini e documenti relativi alla storia della musica europea, ha recentamente avviato un progetto in collaborazione con Wikimedia Italia, che ha portato all’arricchimento delle voci di Wikipedia, alla condivisione di del database dell’archivio su Wikidata e al caricamento di numerose splendide immagini su Wikimedia Commons.

Il 20 ottobre dalle 17 alle 19 l’Archivio e Wikimedia Italia invitano gli appassionati di musica, teatro e dei progetti Wikimedia a partecipare a un incontro online durante il quale si lavorerà collettivamente sui contenuti messi a disposizione dall’Archivio nei progetti Wikimedia, per arricchirli e valorizzarli. I lavori saranno preceduti da una sessione di formazione in modo da mettere in grado tutti i partecipanti di operare sui progetti tramite semplici operazioni.

Per partecipare è necessario segnalare la propria presenza in questa pagina e seguire il link che verrà messo a disposizione nello stesso luogo pochi giorni prima dell’incontro. Il consiglio per tutti i nuovi utenti è di iscriversi preventivamente ai progetti Wikimedia (a questo link) e magari di dare un’occhiata a qualcuna delle nostre Wikibussole, brevi tutorial in formato testo o video che forniscono una base di partenza ideale per le attività!

I prossimi passi del progetto comprenderanno il caricamento su Wikisource delle annate complete delle dieci riviste musicali edite da Casa Ricordi dal 1842 al 1965, per oltre centomila pagine digitalizzate, che documentano il processo di produzione della casa editrice e l’insieme della vita musicale non solo italiana per quasi 200 anni. Queste riviste, insieme alle oltre trentamila lettere autografe di compositori, librettisti e giornalisti presenti sul sito di Archivio Storico Ricordi, avranno bisogno dell’aiuto della comunità dei contributori ai progetti Wikimedia e degli appassionati per essere rilette e confrontate con gli originali, quindi rimanete in contatto per essere aggiornati sull’organizzazione di nuovi eventi!

Immagine da Wikimedia Commons, Ricchi giardini nel Palazzo di Monforte a Palermo, bozzetto per I Vespri siciliani atto 5, Archivio storico Ricordi.

 

Un bando per portare a teatro la conoscenza libera

08:04, Wednesday, 09 2020 September UTC

E’ aperto fino al 30 settembre il bando di Wikimedia Italia “wiki teatro libero” rivolto ad attori teatrali o compagnie teatrali professionali per la realizzazione di spettacoli divulgativi rivolti alle scuole sulle biografie dei grandi protagonisti della storia della conoscenza libera.

Saranno selezionate quindici compagnie sul territorio nazionale, ad ognuna delle quali sarà erogata una somma di 2000 euro per la produzione dello spettacolo e 750 euro per la copertura dei costi delle prime tre repliche.

Per aderire al bando la compagnia proponente dovrà presentare il proprio curriculum e un progetto sintetico di scrittura e allestimento di tre brevi spettacoli, ognuno sulla vita di un personaggio importante della cultura open, oppure uno spettacolo unico più lungo su un unico soggetto oppure una combinazione di più soggetti.

I risultati della selezione saranno comunicati alle compagnie entro il 31 ottobre; entro la chiusura della stagione teatrale 2020/21 le compagnie selezionate si impegneranno a realizzare un minimo di tre repliche dello spettacolo presso scuole, teatri o sedi analoghe.

Per il il 15 gennaio 2021, in occasione ventesimo compleanno di Wikipedia, le compagnie selezionate si impegneranno a produrre un contributo visivo in forma di video, in modo che le nuove produzioni possano partecipare ai grandi festeggiamenti che si terranno per celebrare i primi passi del più noto progetto di cultura libera e collaborativa del mondo.

Per ulteriori approfondimenti e per aderire scarica il bando.

Immagine di Andre Riemann da Wikimedia Commons, CC-BY-SA

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Scuola digitale: partecipa ai bandi di Wikimedia Italia

08:00, Wednesday, 09 2020 September UTC

Si aprono il 6 luglio le candidature per i due bandi di Wikimedia Italia rivolti al mondo della scuola e ai wikimediani interessati a portare i progetti Wikimedia e OpenStreetMap negli istituti italiani.

Il primo bando “Wiki-imparare” si rivolge alle scuole statali e paritarie italiane, dalle primarie alle secondarie di secondo grado, che potranno candidarsi per ottenere un finanziamento di 3000 euro da spendere per l’acquisto di pc e tablet e per sperimentare attività formative e didattiche di uso e contribuzione alle piattaforme Wikimedia e OpenStreetMap. Ad affiancarle nella progettazione dell’attività deve essere necessariamente un wikimediano o un osmer che potrà anche seguirli come formatore.

Questo bando viene, innanzitutto, incontro alle esigenze di innovazione digitale e metodologica delle scuole italiane, proponendo una didattica laboratoriale (learning by doing) che veicola competenze digitali e informative e favorisce l’apprendimento significativo attraverso una prospettiva costruttivista in cui lo studente diventa protagonista della costruzione del proprio sapere.” afferma Matteo Ruffoni, presidente di Wikimedia Italia e docente di scuola media. “Ma non solo. Il bando vuole coinvolgere i volontari wikimediani e osmer stimolandoli a creare sul territorio reti con le scuole e rapporti diretti con i docenti in un circolo virtuoso che fa bene alle scuole e sviluppa risorse didattiche aperte, accessibili a tutti.”

Il secondo bando “Diventa wiki-docente” si concentra sulla formazione dei docenti che potranno candidarsi per partecipare gratuitamente ai tre corsi di Wikimedia Italia riconosciuti dal MIUR ai sensi della direttiva 170/2016. Tra tutti i candidati, sessanta saranno i fortunati vincitori che, tra ottobre e dicembre 2020, potranno seguire uno dei corsi, erogati in modalità a distanza, e scoprire come entusiasmare i loro studenti portandoli nel backstage dei progetti wiki e rendendoli protagonisti.

Tutti i bandi sono da disponibili da oggi ma le candidature si apriranno il 6 luglio. Attenzione, perché a parità di altri criteri, verrà considerato l’ordine cronologico di arrivo delle domande! Tutte le informazioni qui sotto. 
Non indugiate e… passate parola a scuole e docenti!


INFORMAZIONI BANDI WMI 2020

Bando “WIKI_IMPARARE”finanziamento a 10 scuole italiane per acquistare dotazioni tecnologiche (pc e tablet) e sperimentare attività di uso e contribuzione delle piattaforme Wikimedia e OpenStreetMap accompagnati da un wikimediano. 
    Scarica il bando 
Candidati qui al bando (apertura 6 luglio 2020 ore 10, chiusura 20 settembre 2020)

    Bando “DIVENTA WIKI_DOCENTE“: verranno selezionati 60 docenti, ciascuno dei quali potrà partecipare gratuitamente ad uno dei tre corsi on-line di Wikimedia Italia riconosciuti dal MIUR.
      Scarica il bando
      Candidati qui al bando per diventare wiki-docente (apertura 6 luglio 2020 ore 10, chiusura 10 settembre 2020)

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Foto: Studentesse al tablet di Aigner Ronja, Kohlmeier Michelle / Licenza CC0 da Wikimedia Commons

Bandi 2020 per le istituzioni culturali

07:56, Wednesday, 09 2020 September UTC

Aperti dal 1° agosto al 30 settembre i due bandi di Wikimedia Italia che permettono alle istituzioni culturali di fare ingresso nel mondo del sapere libero utilizzando Wikipedia, i progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Il primo bando è rivolto agli enti italiani di ogni tipo e dimensione (biblioteche, musei, archivi…), mentre il secondo è pensato per i piccoli musei. Wikimedia Italia desidera offrire un aiuto concreto a questi enti in difficoltà a causa della pandemia.

Bando per Wikipediano in Residenza 

Il bando si rivolge a istituzioni culturali di qualsiasi tipo (musei, archivi, biblioteche, …) che vogliano raggiungere nuovi pubblici e migliorare l’accesso e la visibilità dei propri contenuti tramite i progetti Wikimedia.

Wikimedia Italia offre all’istituzione selezionata la possibilità di essere affiancata per un periodo di tempo da un esperto che si occuperà di facilitare la condivisione dei suoi contenuti sui diversi progetti. Le sue attività, che saranno concordate nei dettagli con l’istituzione, comprenderanno la formazione del personale dell’ente nella contribuizione, l’assistenza nelle attività quali ad esempio modifica e scrittura delle voci di Wikipedia, caricamento di contenuti su Wikimedia Commons e utilizzo di Wikidata e il coinvolgimento della comunità dei volontari nella valorizzazione dei contenuti messi a disposizione.

La partecipazione è aperta a tutti gli enti che siano disponibili a condividere contenuti appartenenti o gestiti dall’istituzione, ad esempio documenti, immagini e set di dati.

Scarica il bando 

Candida la tua istituzione

Bando per piccoli musei

Il bando si rivolge ai musei pubblici e privati di interesse locale/regionale e limitata dimensione, alle reti di musei locali e ai volontari della comunità di Wikimedia

I musei italiani sono un gran numero e sono diffusi in tutto il territorio nazionale. La maggior parte di essi sono di piccola dimensione, pertanto essi rischiano di venire tagliati fuori dal processo di innovazione della comunicazione digitale, a causa delle scarse risorse di cui dispongono.

Anche i musei di ridotta dimensione possono imparare a vivere da protagonisti questa fase socio-culturale, a condizione di adottare un modello open access ai contenuti con licenze libere Creative Commons, che permette di diffondere e valorizzare i contenuti culturali su Wikipedia e negli altri progetti Wikimedia e OpenStreetMap. 

Ricerche ed esperienze condotte negli ultimi anni con numerosi musei e istituzioni culturali che collaborano con Wikimedia indicano tra i vari vantaggi che i musei anche piccoli possono ottenere: aumento di visibilità, fruizione e diffusione dei contenuti del museo in rete, miglioramento della comunicazione col pubblico, riduzione dei costi gestionali relativi alla concessione dei contenuti all’esterno, coinvolgimento di volontari della comunità di Wikipedia, Wikimedia e OpenStreetMap

Il bando punta a selezionare 10 musei, che presentino un progetto eleborato insieme a un volontario wikimediano, ai quali sarà erogato un contributo di 2.000 € per sostenere un piano di attività volto alla contribuzione sui progetti Wikimedia.

Scarica il bando

Candida il tuo museo

Immagine: da Wikimedia Commons Chiostro del Museo Archeologico di Milano di Margherito / CC0

Wikimedia e i professionisti del settore bibliotecario

08:24, Friday, 28 2020 August UTC

Dopo l’arresto forzato dovuto all’emergenza Covid-19 il Convegno delle Stelline, il principale evento italiano rivolto ai professionisti del settore bibliotecario, torna il 15 e 16 settembre con un’edizione raddoppiata, dal vivo e online. Il tema di quest’anno è “Il ruolo delle biblioteche per lo sviluppo sostenibile” e si ricollega agli obiettivi dell’agenda globale 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dalle Nazioni Unite per favorire una nuova qualità della vita a livello sociale, economico e culturale.

Wikimedia Italia, che per il secondo anno consecutivo è partner dell’iniziativa, sarà presente nella sessione principale con un intervento dei soci Tania Maio e Remo Rivelli dal titolo Stronger together: Wikimedia e biblioteche per lo sviluppo sostenibile

Wikimedia Italia sarà inoltre fisicamente presente con un banco informativo, presso il quale sarà possibile prendere contatto con il personale e i volontari dell’associazione e proporrà quattro workshop virtuali, due in ognuna delle giornate di convegno.

Martedì 15 nel pomeriggio si terranno GLAM-wiki:  quando l’alleanza fra biblioteche e progetti Wikimedia fa centro e successivamente Start small think big: come avviare piccoli progetti sperimentali sulle piattaforme Wikimedia.
Mercoledì 16 si terrà invece in mattinata WiR what?! Bando per wikipediani nelle biblioteche e nel pomeriggio Keep it simple: attività semplici per coinvolgere il pubblico.

Vi aspettiamo!

Wiki Loves Puglia 2020

07:41, Thursday, 27 2020 August UTC

Ogni anno – in occasione del grande concorso fotografico internazionale Wiki Loves Monuments – i nostri soci e volontari attivi sul territorio si mobilitano per aiutarci ad ottenere le autorizzazioni a immortalare i monumenti delle varie regioni e per organizzare contest locali legati alla competizione nazionale.

Tra i concorsi locali anciati quest’anno, torna uno dei più attivi e partecipati dell’edizione 2019, il “tacco” d’Italia: la Puglia! Grazie all’impegno e al travolgente entusiasmo del più giovane dei soci di Wikimedia Italia, Ferdinando Traversa, e al sostegno dell’associazione culturale cine-fotografica Kaleidos di Bari gli scatti realizzati in Puglia concorrono alla competizione locale per aggiudicarsi i buoni premio in palio, e la possibilità di far parte della mostra degli scatti vincitori

L’anno scorso lo scatto Sulla via della luce di Isabella de Santis si è piazzato al quarto posto della selezione nazionale!

La lista dei beni pugliesi da immortalare lascia l’imbarazzo della scelta e quest’anno è arricchita dalla possibilità di scattare viste d’insieme di tutti i comuni del territorio.

Oltre alle vedute generali sono fotografabili ad esempio il Teatro Petruzzelli di Bari, il Tempio di Giove Toro a Canosa di Puglia e le Colonne Romane a Brindisi, ilCastello di Copertino e l’Anfiteatro Romano di Lecce– comprende anche alberi monumentali monumenti naturali come la Riserva di Torre Guaceto in provincia di Brindisi o la Riserva naturale Le Cesine in provincia di Lecce.

Che ci fate ancora seduti al computer? Mano alla fotocamera, è tempo di scattare! 

Tutti i dettagli su come partecipare al concorso sono illustrati a questo link; il caricamento delle immagini per il concorso nazionale consente automaticamente di partecipare ai contest locali.

Nell’immagine: Sulla via della luce. Di Isabella De Santis, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Testo tradotto da https://blogs.ifla.org/lpa/2020/08/04/what-is-in-the-public-domain-should-stay-in-the-public-domain-article-14-of-the-dsm-directive/ , di camillefrancoise per IFLA, 4 agosto 2020.

La nuova Direttiva sul Mercato Digitale Unico (DSM, dall’inglese Digital Single Market) [1] è dedicata alle opere di arte visuale nel pubblico dominio e con l’art. 14 enuncia “gli stati membri dovranno provvedere affinché, quando i termini di protezione di un’opera di arte visuale siano decaduti, ogni materiale derivante da riproduzioni di tale opera non sia soggetto a copyright o diritti correlati, a meno che il materiale in questione non sia originale in quanto creazione intellettuale propria dell’autore”.

Questo articolo era stato introdotto dal Parlamento Europeo come emendamento con l’intenzione di rafforzare la conservazione del patrimonio culturale sfruttando il concetto di pubblico dominio. Il suo scopo è quello di assicurare che le opere d’arte visive presenti nel pubblico dominio in forma analogica rimangano nel pubblico dominio anche in forma digitale, non garantendo la protezione del copyright alle riproduzioni fedeli di tali lavori. Le riproduzioni di opere visuali nel pubblico dominio, secondo l’art.14 della Direttiva DSM, possono rientrare nella protezione da copyright solo quando soddisfino un requisito di originalità. La logica di questo provvedimento è spiegato dal Considerando 53 della Direttiva, dato che “la scadenza dei termini di protezione dell’opera comporta il suo ingresso nel pubblico dominio” e “la circolazione di riproduzioni fedeli di opere facenti parte del pubblico dominio contribuisce alla fruizione e la promozione della cultura, nonché la fruizione del patrimonio culturale”, mentre in ambiente digitale “la protezione di tali riproduzioni con il copyright o diritti correlati è incoerente con la decadenza della protezione”.

L’articolo 14 della Direttiva DSM incrementa il livello di sicurezza legale per biblioteche e altre istituzioni del patrimonio culturale quando utilizzino opere di arte visiva nel pubblico dominio in attività di conservazione del patrimonio culturale, in quanto le riproduzioni fedeli di tali opere sono oggi comunque soggette a protezione per diritti correlati, anche se non raggiungono la soglia di originalità richiesta per il copyright. L’art. 14 abilita le biblioteche a rendere disponibili online opere d’arte visiva derivate dalle proprie collezioni (che non sono nel pubblico dominio), senza temere che un’opera venga tolta dall’esposizione. Con una buona implementazione nei sistemi nazionali, l’art.14 fornirà un dispositivo alle biblioteche per espandere e facilitare l’accesso a opere nel pubblico domionio e migliorare la conservazione del patrimonio culturale in tutta l’Unione Europea.

Nonostante l’articolo 14 sia una delle disposizioni meno ambigue della direttiva DSM, c’è ancora qualche fessura da chiudere per consolidare i diritti di biblioteche e istituzioni per il patrimonio culturale e assicurare la migliore implementazione possibile delle disposizioni.[2] Dato che l’articolo 14 si applica esplicitamente alle sole opere di arte visiva, nulla vieta che gli stati membri pensino a una disposizione più estesa, coprendo ogni tipo di opera. Una tale estensione darebbe possibilità di conservazione del patrimonio culturale, dato che i fenomeni di appropriazione delle opere di pubblico dominio, nonché di protezione di riproduzioni non originali, non sono certamente limitati alle sole opere visuali.

In Slovenia, il processo di implementazione della direttiva DSM è stato avviato a marzo 2020 quando il Ministro dello Sviluppo Economico e della Tecnologia ha invitato gli interlocutori interessati ad aprire e condurre un dibattito pubblico. Dato che la pandemia COVID-19 aveva impedito ogni tipo di dibattito fisico, il Ministro chiese agli interlocutori interessati di inviare entro il 30 aprile 2020 un parere per indicare come meglio implementare la Direttiva DSM nell’ordinamento sloveno, pareri che sono stati pubblicati online, al fine di invitare tutti gli interlocutori ad un secondo giro di commenti, da inviare entro il 30 giugno 2020. Stiamo ora aspettando la pubblicazione del secondo turno di commenti e la pubblicazione della prima bozza di disegno di legge.

Molte istituzioni di interesse pubblico in Slovenia hanno partecipato a questo processo: istituti di ricerca, istituti d’istruzione, associazioni no-profit e istituzioni per il patrimonio culturale. Diverse biblioteche e istituzioni per il patrimonio culturale nel territorio sloveno hanno inviato i propri commenti, evidenziando anche l’articolo 14. [3] Nei loro commenti, hanno enfatizzato l’importanza dell’art.14 come salvaguardia del dominio pubblico e chiesto un’implementazione che includa tutti i tipi di opere, non solo quelle di arte visiva, e che non conceda la protezione alle riproduzioni fedeli, indipendentemente dal fatto che siano state prodotte prima o dopo che l’opera originale fosse entrata nel dominio pubblico.

Gli interlocutori non hanno ancora discusso una tale posizione sull’articolo 14, ciò potrebbe mostrare che in Slovenia è presente un alto livello di attenzione sull’importanza delle opere di dominio pubblico per la conservazione del patrimonio culturale e che un’estesa implementazione dell’articolo 14 sia desiderabile e necessaria in primo luogo per le biblioteche e le altre istituzioni per il patrimonio per svolgere adeguatamente la propria funzione. Sebbene rimanga da vedere quale strada prenderà il legislatore sloveno quando implementerà l’articolo 14 della Direttiva, dato che è solito concedere un’ampia e forte protezione agli interlocutori. I primi segni sono incoraggianti per biblioteche e altri istituti, che possono ragionevolmente aspettarsi di poter usufruire delle opere nel dominio pubblico nella maniera più ampia possibile.

NOTE:

[1] Direttiva (EU)2019/790 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 sul copyright e diritti correlati nel Mercato Digitale Unico ed emendando le direttive 96/9/EC e 2001/29/EC:
https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2019/790/oj

[2] vedi anche Linee Guida Communia: https://www.notion.so/Article-14-Works-of-visual-art-in-the-public-domain-eb1d5900a10e4bf4b99d7e91b4649c86 (in italiano) e Trasporre la Direttiva sul Copyright e il Mercato Digitale Unico: una Guida per Biblioteche e Librerie, associazioni (LIBER): https://zenodo.org/record/3552203#.Xx_hjy2B3OR

[3] Posizioni degli interlocutori della consultazione slovena (in sloveno): 
https://www.gov.si/novice/2020-06-05-prenos-direktiv-s-podrocja-avtorskega-prava/

Foto: Biblioteca Vasconcelos, Ciudad de México, México, 2015-07-20, DD 16-18 HDR, di Diego Delso, licenza CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons 

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

05:04, Friday, 03 2020 July UTC

Aggiornamento (h 19) Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!

la fabbrica di san Pietro - versione Repubblica
Martedì scorso Repubblica ha pubblicato un articolo, a firma del vaticanista del quotidiano Paolo Rodari, nel quale si racconta di come la gestione della Fabbrica di San Pietro sia stata commissariata dopo che sono stati scoperti appalti irregolari. Non so se tutto il mondo è paese: a quanto pare però il Vaticano risente dei nefasti influssi del Bel Paese. Fin qui, siamo sulla semplice cronaca.

Ma che cos’è effettivamente la Fabbrica di San Pietro, al di là del nome? Beh, probabilmente non sono in molti a saperlo, e quindi Rodari si è premunito di dare una spiegazione piuttosto ampia del suo scopo e di come si è evoluta in questi ultimi anni. Opera davvero meritoria… se non fosse per il fatto che è stata direttamente copiata dalla voce di Wikipedia al riguardo. Non che la cosa sia vietata, di per sé: Wikipedia nasce proprio per aumentare la conoscenza di tutti, sperando che quanto scritto sia corretto. Peccato che ci sia un piccolo particolare: che il contenuto di Wikipedia – proprio come Repubblica – è protetto da copyright. Gli articoli del giornale hanno tutti in fondo un bel “© Riproduzione riservata” che nasce come sberleffo legale alla legge sul diritto d’autore che (nel 1941!) riteneva che di norma un articolo di giornale potesse essere liberamente citato… salvo che ci fosse la formuletta magica in questione. Gli articoli di Wikipedia hanno un copyright molto più leggero: il materiale si può riusare, purché si citi la fonte originaria e il testo derivato abbia la stessa licenza.

D’accordo, possiamo essere buoni e immaginare che il testo in questione non sia altro che una citazione letterale, e quindi non richieda che tutto l’articolo di Repubblica sia sotto una licenza libera. So anche che la religione seguita dall’italica stampa ritiene anàtema mettere all’interno degli articoli un collegamento al di fuori del proprio gruppo editoriale, non sia mai che qualcuno se ne vada via dal sito e non ci ritorni più. Ma le tre paroline magiche “Come spiega Wikipedia,” non dovrebbero poi costare molto; anche se Rodari non aveva il tempo di fare modifiche più importanti di virgolettare “Pastor Bonus”, aggiungere un soggetto esplicito “La fabbrica” e rovinare l’italiano aggiungendo un “Venne” (detto tra noi, la frase “Venne nominato da Giovanni Paolo II” mi suonava così brutta che pensavo fosse la solita pessima prosa wikipediana, mentre invece il testo originale era più scorrevole), perché non le ha aggiunte?

P.S.: per chi si chiedesse “chi ha copiato da chi”, come si può vedere dall’immagine a destra io ho usato la versione del dicembre scorso della voce di Wikipedia. Diciamo che a meno di avere a disposizione una DeLorean modificata da Emmett Brown la linea temporale dovrebbe essere sufficientemente chiara. Poi, se proprio si vuole, si può anche consultare una versione più breve dell’articolo, quella presumo originale…

Come perdere tempo su Wikipedia

11:04, Thursday, 02 2020 July UTC

Stamattina Jacopo mi chiede “il dentifricio l’hanno inventato gli antichi egizi?” Conoscendo mio figlio, quella domanda significava che aveva trovato il fattoide su un qualche giornalino che stava leggendo e voleva verificare le mie conoscenze. Alla mia risposta “non lo so”, il suo commento è stato “e allora guarda su Wikipedia!”, scimmiottando quello che io gli dico sempre. Abbiamo aperto la voce “Dentifricio” e in effetti c’era scritto così: ma la frase era colorata di rosa, indicando la temibile “Citazione necessaria“. Dopo avergli spiegato che forse era così ma non si poteva essere certi, ho passato una mezz’oretta a cercare fonti, scoprire che quella del dentifricio egizio era probabilmente una fake news di tanti decenni fa che gli ultimi studi hanno smontato, recuperare da Google Books le pagine di un paio di testi accademici moderni e aggiungere le fonti con tutti i crismi.

Utilità pratica di tutto questo? Direi praticamente zero. Il grande guaio di Wikipedia per gente come me è questo :-)

Costanza Miriano, lei ha degli amici molto attenti

09:15, Wednesday, 24 2020 June UTC

Signora Miriano, ieri pomeriggio lei ha scritto un post riprendendo >quanto scritto da Filippo Fiani riguardo ai vandalismi sulla voce Wikipedia di Simone Pillon. Filippo Fiani ha fatto un lavorone nel prendere schermate di tutti i momenti in cui la voce è stata malignamente modificata lunedì sera (non è difficile farlo: basta partire dalla cronologia della voce). Però si è dimenticato una cosa: specificare per quanto tempo quella versione era stata visibile, prima che qualche anima pia rimettesse a posto le cose – anche se Filippo Fiani è convinto che non si ottenga mai nulla Come servizio alla comunità, me ne occupo io: ecco la lista delle versioni da lui postate e il tempo in cui sono rimaste direttamente visibili.

  • 22 giugno, 19:19 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:21 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:26 – 0 minuti (la precisione è il minuto, ecco perché può esserci uno zero)
  • 22 giugno, 19:27 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:34 – 6 minuti
  • 22 giugno, 20:21 – 2 minuti
  • 22 giugno, 20:23 – 0 minuti
  • 22 giugno, 20:24 – 3 minuto
  • 22 giugno, 21:05 – 2 minuti
  • 22 giugno, 21:06 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:13 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:14 – 0 minuti

Per la cronaca, martedì mattina la voce è stata semiprotetta in modo che gli utenti non registrati non possano modificarla e i poveri volontari non debbano quindi rimettere a posto le cose.

La cosa più interessante di tutto questo è che fino al 21 giugno nessuno si filava la voce, come si vede dalle statistiche, e ho come il sospetto che molto del traffico del 22 sia dovuto a quei vandali; mentre il traffico di ieri – che ha portato a una voce senza minacce – probabilmente deriva in buona parte dal suo post. Per quanto ne so, magari questa è stata una sua scelta per creare un nuovo martire; quindi non entro nel merito. Sono perfettamente convinto invece che lei faccia bene a non dare soldi a Wikipedia (che poi sono gli americani) e a non guardare quello che c’è scritto. Stia solo attenta a non prendere risultati copiati da lì.

Quindici anni fa nasceva Wikimedia Italia

02:04, Wednesday, 17 2020 June UTC

Era un venerdì 17. Ero a Canino, con altri sedici pazzi per un totale di 17 (più uno presente per procura) e abbiamo fondato Wikimedia Italia. Per i curiosi, qui c’è l’inevitabile foto di gruppo (quanto eravamo giovani…)

Purtroppo non possiamo festeggiare di persona, almeno per il momento; però bisogna dire che un po’ di strada ne abbiamo fatta. Per esempio, adesso (quasi tutti) i giornali non ci chiamano più WikiPedia Italia; siamo riusciti a farci sentire in un’audizione al Senato; Radio Rai sa che può chiamarci quando si parla di libertà della conoscenza; non ci occupiamo più solo di Wikipedia, ma delle mappe libere, delle collaborazioni con musei e biblioteche, delle iniziative con gli studenti. Dal punto di vista legale siamo diventati un’APS (che era la stessa cosa di un ONLUS), siamo sopravvissuti alla riforma del Terzo settore, e soprattutto stiamo per ottenere lo statuto di personalità giuridica, che ci permetterà di avere una libertà ben maggiore di ora. Non so se ricordate quando gli Angelucci ci chiesero 20 milioni di euro di danni. Alla fine non solo persero la causa ma dovettero pagarci le spese legali, ma capite che per l’allora presidente Frieda – che avrebbe dovuto pagare lei – ci sono state moltissime notte insonni…

Certo però che c’è ancora tanto lavoro da fare: un lavoro difficile, perché la conoscenza “per il grande pubblico” continua a essere appannaggio di élite che cercano di mantenere in tutti i modi la loro rendita di posizione. Un lavoro complicato dal fatto che noi spesso siamo la voce di Wikipedia ma non siamo Wikipedia. Un lavoro fatto ancora da troppe poche persone: non dico le masse di Facebook, ma almeno qualche migliaio di persone. Riusciremo ad arrivarci per i prossimi quindici anni?

Giovedì sarò in diretta Facebook su Rai Radio 2

02:04, Tuesday, 05 2020 May UTC

Vi ricordate che avevo scritto di un mio prossimo eventino? Perfetto. Giovedì 7 maggio, dalle 16:30 alle 17, sarò intervistato da Marco Ardemagni (Caterpillar AM) in diretta Facebook sulla pagina di Rai Radio 2. Tema: rispondere in modo definitivo (o quasi!) a tutte le domande che “l’uomo della strada” si pone sul funzionamento di Wikipedia. Chi la scrive? Chi controlla i contenuti? Wikipedia non sbaglia mai? E poi non lo so, perché mica mi dicono le domande in anticipo :-) e comunque risponderò anche alle domande inviate in chat dal folto pubblico. Nella videocall di preparazione della scorsa settimana, a un certo punto non so perché siamo entrati in modalità calcistica, e quindi mi è uscita una frase boskoviana come “enciclopedico è quello che wikipediani chiamano enciclopedico”: ma sono convinto potrò fare di meglio. Sono anche convinto che qualcuno degli odiatori di Wikipedia e di Wikimedia Italia scriverà le sue domande: risponderò anche a quelle.

Avrete insomma una rara possibilità di vedere un pezzo della mia postazione di lavoro, sperando di ricordarmi di spostare il pc altrimenti ci sarebbe la porta del bagno :-); la trasmissione poi dovrebbe finire sul canale YouTube di Rai Play, così da poterla vedere anche in seguito. Grazie naturalmente al Bravo Presentatore Marco Ardemagni, e grazie alle Francesche (Lissoni e Ussani) dello staff di Wikimedia Italia che hanno permesso la trasmissione.

Ve la ricordate la direttiva europea sul copyright, vero? E vi ricordate che entro due anni, cioè per l’aprile 2021, dovrà essere recepita anche dal governo italiano, vero? Bene. A quanto si legge su Robinson, il governo italiano nei ritagli di tempo che gli rimangono mentre studia l’implementazione delle fasi 2, 1 e mezzo, quasi 2, eccetera si sta preparando: entro l’anno avremo la legge.

Ho scritto “governo” e non “parlamento” perché a essere intervistato è il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella, e soprattutto perché «la nuova legge sullo sfruttamento del copyright da parte dei colossi di Internet» (sfruttamento di copyright? che senso ha questa frase? Beh, io ve l’avevo detto due anni fa che la direttiva non serviva a far rispettare il copyright ma ad aggiungere nuovi balzelli) ma soprattutto perché si parla di una «legge di delegazione»: vale a dire, nella legge il parlamento dà mandato al governo di scrivere il testo vero e proprio. Ieri a quanto pare c’è già stata una videoaudizione messa su in tutta fretta: purtroppo noi di Wikimedia Italia non siamo ancora riusciti ad accreditarci come rappresentanti della società civile. Martella dice che l’Italia vuole fare come la Francia, anche se lì le cose non stanno proprio andando come previsto, e si specifica che si parlerà di «Pirateria e sostegno pubblico all’editoria» il che mi suona piuttosto strano, visto che i soldi, almeno secondo le idee del governo, arriverebbero dai GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft).

Repubblica, già che c’era, ha ricicciato sotto il capoverso LA LUNGA LOTTA DEGLI EDITORI (che non è attribuibile a Martella, ripeto per chi non è stato attento) che «Non rientrano nella direttiva le biblioteche online, Wikipedia, meme, gif, parodie, citazioni, critiche, pastiche, recensioni, cloud e software in open source.», il che non è propriamente vero, almeno a priori… ed è per questo che noi vaso di coccio vogliamo comunque portare le nostre richieste sul testo della legge, richieste che non sono le stesse dei giganti del web e tra l’altro in molti casi non hanno a che fare con gli editori. Però si sa, repetita iuvant. Magari qualcuno alla lunga si convince.

La cosa più buffa di tutto questo è che noi abbiamo molti punti di contatto con i giornalisti! Sempre a proposito delle direttive europee, in questo periodo si sta approntando il regolamento TERREG sul contrasto dei contenuti terroristici. Il problema è che come al solito il regolamento ha tante buone intenzioni ma è stato scritto male; in Germania hanno così scritto una lettera aperta al governo, segnalando i vari problemi. Bene: questa lettera aperta è stata scritta congiuntamente da Wikimedia Germania, dall’equivalente tedesco della FNSI e da quello del sindacato dei giornalisti. Chissà se prima o poi riusciremo anche noi ad avere queste sinergie!

Quando Wikipedia non è sul pezzo

08:25, Wednesday, 08 2020 April UTC

Stamattina magari avete sentito oppure letto delle dimissioni del presidente del Consiglio Europeo per la ricerca, deluso perché Bruxelles non ha voluto accettare la sua proposta di un programma paneuropeo per combattere l’infezione CoViD-19. Magari vi siete anche chiesti se – visto che il presidente in questione si chiama Mauro Ferrari – fosse italiano oppure no, e siete andati su Wikipedia a leggere qualcosa in più. Beh, io l’ho fatto: ho trovato una biografia (tendente al comunicato stampa…) ferma all’inizio del 2014, quando in un’intervista televisiva alle Jene definì Stamina come «il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Nessun cenno nemmeno alla presidenza dell ERC, nonostante la nomina fosse arrivata nell’aprile scorso; la cronologia della voce mostra a partire dalla fine del 2016 solo modifiche estetiche e tecniche. Per dire, non era nemmeno indicato il giorno di nascita: il knowledge graph di Google lo mostrava, ma immagino recuperandolo dal sito di Giorgio dell’Arti che però indica un luogo errato di nascita.

Vabbè, mi è bastato un attimo per aggiungere due righe di testo, e non molto tempo in più per trovare e inserire anche le fonti su luogo e data di nascita. Però la mancanza di quelle informazioni è un brutto segno per Wikipedia. Mi è perfettamente chiaro che la struttura stessa dell’enciclopedia non può dare garanzie di aggiornamento puntuale e generalizzato: ogni contributore fa quello che gli interessa, e pertanto nessuno si doveva arrabbiare se quando ancora c’erano i campionati i tabellini di presenze e gol delle serie minori erano aggiornati in tempo praticamente reale. Però vedere che nessuno si occupi di aggiornare l’enciclopedia con notizie che si trovano nelle homepage dei quotidiani mi fa temere che stiamo entrando nella fase “tanto c’è qualcun altro che fa le cose per me”, una china davvero pericolosa per il futuro. Intendiamoci: meglio nessuna informazione che informazioni errate, e ci sono moltissime aree di Wikipedia dove non c’è poi bisogno di aggiornamenti puntuali. Forse però tra qualche anno le biografie di molte persone viventi saranno irrimediabilmente datate, e bisognerà trovare un’altra fonte per ottenerle. (Ehm… adesso che ci penso potrebbe non essere una pessima idea! Così magari la gente smetterà di usare Wikipedia per farsi pubblicità…)

Aggiornamento: (9 aprile) Stamattina ho scoperto che ieri è stata pubblicata una nota del Consiglio Scientifico dell’ERC che afferma che dieci giorni fa il consiglio aveva chiesto all’unanimità a Ferrari di dimettersi. Bene, questa informazione era stata aggiunta nella voce Wikipedia. Le cose forse vanno meno peggio di quanto temessi.

Giù le mani da Wikipedia

18:09, Tuesday, 07 2020 April UTC

Repubblica oggi ritorna sulle minacce di morte arrivate domenica via Twitter a Carlo Verdelli in maniera peculiare. Cito dall’articolo:

L’ultima minaccia è, se possibile, ancora più inquietante delle precedenti. Mostra lo screenshot della pagina Wikipedia relativa a Carlo Verdelli, manipolata da una mano ignota. Accanto alla data di nascita, è stata inserita quella di morte: 23 aprile 2020. E la sintesi della bio recita: “È stato un giornalista italiano, direttore del quotidiano la Repubblica”. Declinata al passato. E rilanciata su Twitter da un profilo anonimo che, nonostante le segnalazioni, risulta tuttora attivo e vomitante insulti.

(per la cronaca, oggi pomeriggio quell’account Twitter era stato cancellato). Qualcuno, leggendo l’articolo, avrà sicuramente pensato che la persona in questione aveva modificato la voce dell’enciclopedia per poi fare la schermata e pubblicarla. Bene, non è successo nulla di tutto questo, come potete vedere voi stessi guardando la pagina con l’elenco delle modifiche sulla voce. Per i curiosi, è possibile per i sysop cancellare versioni della voce che contengano insulti o bestemmie, in modo che sia impossibile vedere cosa c’è scritto: ma l’esistenza di una modifica rimane comunque visibile, con la modifica in questione con una riga sopra (strikethrough) per ricordare che qualcosa c’era stato.

Giulio Cesare è ancora vivo e lotta insieme a noi!

Una volta i più ingenui detrattori di Wikipedia facevano una modifica, scattavano l’immagine e poi si lanciavano a denunciare gli errori dell’enciclopedia — errori che magari erano stati corretti un paio di minuti dopo, alle due del mattino. Ora evidentemente queste persone si sono un po’ più evolute, e hanno scoperto come creare una voce fasulla senza lasciare nessuna traccia. Ci ho provato io, e in cinque minuti ho prodotto uno screenshot simile a quello ora non più visibile: solo che mi sembrava macabro far morire qualcuno e ho preferito rendere ancora vivo Giulio Cesare, come vedete qui sopra. Segnalo anche ai giornalisti di Repubblica che leggere la voce del loro direttore “declinata al passato” è un semplice sottoprodotto dell’avere inserito una data di morte; avendola io tolta dalla voce sul Divus Iulius, essa è magicamente passata al presente.

Detto in altri termini, quello che è successo è l’equivalente di una busta contenente un proiettile e recapitata con la posta; con il lockdown probabilmente è in effetti più semplice mettersi al computer e falsificare una schermata. Al massimo si può chiedere alla Polizia postale di andare dal signor Twitter e chiedere i dati sulla connessione dell’utente che aveva postato lo screenshot, dati che immagino non verranno consegnati, ma nulla di più. Eppure, leggendo l’articolo, Twitter pare semplicemente essere un complice neppure tanto importante del vero sito perpetratore, il che la dice lunga sulla capacità di “leggere” un testo in rete.

(Per la cronaca, che io sappia non è stato chiesto a nessun esperto wikipediano cosa poteva essere successo. Eppure a me continuano ad arrivare richieste di persone che pretendono che io aggiusti un danno fatto a loro su Wikipedia… Si vede che non ne valeva la pena).

Gli assistenti vocali e il primo soccorso

03:04, Friday, 28 2020 February UTC

Grazie agli amici di LSDI ho scoperto questo articolo di Mashable che riporta una ricerca dell’università dell’Alberta su quanto gli assistenti vocali “funzionino” nel caso di richieste legate al primo soccorso. Spoiler: non funzionano. Dei quattro sistemi testati, due non riuscivano nemmeno a capire le domande poste: gli altri due le comprendevano nel 90% dei casi, ma davano risposte sensate una volta su due.

Oggettivamente non mi sarei aspettato molto di diverso, almeno nel caso dei due assistenti meno peggiori: per gli altri due c’è effettivamente un problema, come quando alla domanda “voglio morire” la risposta è stata “come posso aiutarti?”. Il problema è che dovrebbe essere ovvio che gli assistenti non “sanno” nulla: al più sanno dove cercare le informazioni, e spesso la fonte è Wikipedia (o sperabilmente Wikidata, che ha informazioni più facilmente digeribili da una macchina). Qual è la probabilità che – per quanta cura ci si possa mettere – le informazioni sul primo soccorso ivi presenti siano valide? Ben poco. Basta vedere che già il triage ospedaliero, fatto da esseri umani qualificati, non sempre ci azzecca. Perché un assistente vocale possa dare risultati decenti occorre (a) che qualcuno metta su da qualche parte informazioni buone, coerenti e “macchinizzabili”, e (b) che chi programma gli assistenti vocali li faccia puntare a quella fonte quando si riconosce il campo d’azione. Io sono abbastanza convinto che chi fa il software di cui al punto (b) queste cose le sappia abbastanza bene, e non è certo un caso che sempre l’articolo riporta come quelli di Amazon abbiano chiesto lumi su come si potrebbe fare meglio; ma resta il punto di partenza che non si possono fare le nozze con i fichi secchi, e soprattutto che non è che pubblicizzi il tuo assistente vocale per mostrare come è bravo a suggerirti di chiamare il 112. Per quello basta il Salvavita Beghelli…

Scrittura collettiva a Barbiana

11:59, Thursday, 13 2020 February UTC

Lettera ad una professoressa fu scritto collettivamente, dall’intera Scuola di Barbiana di Don Milani – e, infatti, è proprio la Scuola intera l’autore che firma il libretto.

Noi dunque si fa così: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce, qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo, si stendono sul tavolo i foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da legare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.

Wikipedia “before it was cool”, nel 1967.

Wikipedia tradotta con Google Translate?

15:52, Tuesday, 11 2020 February UTC

Mi è capitato di finire su it.que.wiki. Vista da lontano pare un semplice clone di Wikipedia, ma se si comincia a leggere ci si accorge di qualcosa di strano. Il testo pare essere tradotto automaticamente dalla Wikipedia in lingua inglese. Quale sia la logica di tutto questo mi sfugge :-) (sì, la logica del sito in generale è “se qualcuno finisce da noi ci guadagniamo con gli ad”, ma a questo punto fai più in fretta a clonare direttamente la versione linguistica corretta, no?)

Ecco allora come ho fatto ad andare e tornare al Louvre, probabilmente! https://xmau.com/wp/notiziole/2020/01/08/una-visita-lampo-al-louvre/

Tartinville reloaded

15:33, Wednesday, 22 2020 January UTC

Gino Lucrezi ha trovato un’altra strada per cui Google potrebbe avere avuto un’idea di chi fosse Tartinville. È infatti vero che nessuna Wikipedia parla di lui, ma esisteva comunque un elemento Wikidata. I più attenti e intraprendenti tra i miei ventun lettori sanno che cos’è Wikidata; per gli altri, è un’enorme base dati che è stata ideata alcuni anni fa per conservare tutte le informazioni che non cambiano nelle varie lingue se non per la rappresentazione. Gennaio, janvier, January sono essenzialmente la stessa cosa; se una persona è nata a gennaio, tanto vale avere l’informazione in un solo punto e replicarla nelle varie wiki, il tutto in modo trasparente all’utente. Inoltre, nel miglior spirito wikipedico, questi dati sono a disposizione di tutti i sistemi automatici per costruire nuova informazione a partire da essi.

Il problema però si sposta solo. Il motore di ricerca di Google è sicuramente felicissimo di usare Wikidata, perché non deve nemmeno far fatica a parsificare (per i non informatici: “cavare un ragno dal buco da”) un testo. Ma come vedete dal link che ho postato, che fotografa la situazione a questa mattina prima di quando mi sono messo ad aggiungere dati, di informazioni già predigerite non ce n’erano. C’era solo un link a una fonte esterna che dava più informazioni che però sono appunto da parsificare; e non mi sembra comunque facile. Diciamo che il mistero di infittisce…

C’è un giudice ad Ankara

16:50, Thursday, 26 2019 December UTC

Oggi la Corte Costituzionale turca ha deliberato che il blocco a Wikipedia che ivi persiste dall’aprile 2017 viola il diritto alla libertà di espressione e quindi deve essere eliminato. Trovate tutta la storia del blocco su Wikipedia :-) oppure, se preferite i miei riassunti, ne parlai qui e qui (per quanto riguarda il secondo post, la Turchia ha chiesto una proroga che scadrà tra qualche settimana per fornire ulteriori informazioni).

Io non posso e non voglio entrare sul tema “le accuse per cui la Turchia finanziava il terrorismo islamico in funzione anti-Assad” siano vere o false; che i turchi siano ora entrati in territorio siriano è invece acclarato. Non so nemmeno se il governo turco accetterà questa delibera. Però posso dire che un governo che non riesce a convincere i suoi cittadini della falsità di una fonte e decide che la scelta più semplice è bloccarla non mi pare molto sicuro di sé.

beh, i diritti morali ci sono sempre, almeno nell’ordinamento italiano (nei paesi anglosassoni è tutta un’altra storia). Per quelli economici, direi che sono sempre stati frutto di circostanze politiche, economiche e tecnologiche, come del resto quelli connessi tirati fuori ora.

lì naturalmente deve chiedere a coloro che l’hanno pagata. Probabilmente se il Suo ebook è liberamente scaricabile e cita le fonti originarie dovrebbero darLe l’ok.

Lei è una persona malvagia dentro (certo che se vuole può fare l’ebook, mica ha lasciato una licenza esclusiva a Medium)

Titolisti vil razza dannata – reprise

03:04, Tuesday, 12 2019 November UTC

Ieri è stata pubblicata sul Giornale un’inchiesta riguardo a Wikipedia. (Che io sappia, non c’è un link, dovete fidarvi), con interviste al vostro affezionato titolare e a Frieda. Il testo dell’intervista riporta correttamente le nostre affermazioni, ve lo anticipo subito: il titolo no, come già successo altrove. Non mi lamento tanto della frase “L’enciclopedia del mondo è già vecchia”, dove la scelta del termine è ovviamente legata al punto di vista del quotidiano, ma al catenaccio che dice “Calano gli autori – l’aggiornamento dei testi è più lento e meno frequente”. Le statistiche di Wikipedia sono pubbliche. Nella figura vedete quella relativa agli editor attivi, mentre per le pagine modificate potete andare qui. È indubbio che dal 2013 al 2014 c’è stato un calo di contributori; ma da lì in poi il loro numero è rimasto costante, con fluttuazioni legate al mese dell’anno. Possiamo dire che il numero è “stagnante” come nel testo (di nuovo: la scelta dei termini non è mai neutra, ma non ho il diritto di sindacare) ma non certo in calo. Lo stesso per le modifiche: un matematico rompipalle come me può affermare che avere un numero stabile di modifiche e un numero crescente di pagine significa che si fanno meno modifiche per singola voce, ma lì si entra in un terreno più complicato, perché ci sono voci che naturalmente richiedono sempre meno modifiche man mano che si assestano. Quello che continuo a chiedermi è che cosa ci guadagnano i titolisti a scrivere qualcosa che poi viene smentito nel corpo dell’articolo…

Ah, il catenaccio termina con “L’utopia del sapere cooperativo è entrata in crisi” che è tecnicamente corretto ma un po’ fuori contesto; ha più senso unito alla mia frase “siamo una riserva indiana”. In pratica, la Rete di trent’anni fa non esiste più, e si viaggia verso l’individualismo e la ricerca affannosa di like personali; da qui la crisi del sapere cooperativo, che però è da misurarsi rispetto al totale degli utenti e non nei numeri assoluti che per l’appunto restano costanti. Riconosco però che questo concetto non si può certo riassumere in poche parole, quindi non mi preoccupo più di tanto!

Titolisti, vil razza dannata

06:54, Thursday, 17 2019 October UTC

Una decina di giorni fa si è scoperto che una voce di Wikipedia creata nel 2004 era falsa, o più precisamente partiva da una base reale (un campo di concentramento a Varsavia nella seconda guerra mondiale) ma aveva “trasformato” il campo in uno di sterminio. Quel falso storico era presente in varie edizioni linguistiche: l’articolo più visitato era come capita spesso quello sulla Wikipedia in lingua inglese, ma c’era anche una versione in lingua italiana. Fin qua nulla di davvero nuovo, purtroppo: Wikipedia è uno dei terreni preferiti dai revisionisti, in questo caso polacchi.

Martedì scorso il Corriere ha pubblicato un seguito dell’articolo, dove parlo anch’io con il cappellino di Wikimedia Italia. La settimana scorsa ero stato al telefono quaranta minuti abbondanti: diciamo che se avessi potuto rivedere il mio virgolettato avrei suggerito qualche modifica, ma nel complesso direi che il mio pensiero è stato riportato correttamente. Wikipedia non è una fonte primaria, il che significa che si deve fidare di quanto scrivono altre fonti che si spera siano valide; in caso di guerre di edit si cerca di evitare il più possibile di andare a una votazione, perché la verità non si decide a maggioranza; ma anche che non possiamo sapere se un utente bannato all’infinito si è reiscritto con un altro nome e ora si comporta in maniera costruttiva. (Occhei, non ho aggiunto che all’atto pratico ci accorgiamo subito dallo stile di interazione di chi si tratta… È inoltre vero – o almeno questo è il mio punto di vista – che quando si scopre che qualcosa ampiamente creduto è falso è meglio lasciarlo scritto, indicando che è falso e le fonti che dimostrano la falsità, rispetto a cancellarlo. I complottisti diranno comunque che le fonti riportate sono fabbricate ad arte, ma non rischiamo che qualcuno magari in buona fede aggiunga di nuovo le informazioni errate.

Peccato che poi ci sia il titolo (ben spalleggiato dal catenaccio). Titolo:

Wikipedia e la bufala sul Polocausto: «Meglio gli errori che un controllo dall’alto». Così funziona l’enciclopedia libera

Quello che io affermo è che un comitato redazionale (“controllo dall’alto”, se volete dirlo così) porta inevitabilmente ad avere un punto di vista specifico nelle voci, che può essere o no corrispondente alla verità. Possiamo fare il classico esempio: la voce “Fascismo” nella prima edizione della Treccani era stata direttamente scritta da Mussolini. Il modello “dal basso” di Wikipedia è diverso, non migliore di quello di un’enciclopedia standard; è probabilmente più prono ad avere errori, che però per la massima parte durano relativamente poco. (Nel caso in questione, non credo che la bufala del campo di sterminio fosse solo citata su Wikipedia).

Ma quello che è peggio è il catenaccio:

Il portale, costruito dall’opera di volontari, non ha mai introdotto alcun sistema per prevenire le storie false. «La comunità è sempre riuscita a mantenere l’equilibrio nelle opinioni»

Fatevi una domanda e datevi una risposta, direbbe Marzullo. Quali sono i sistemi per prevenire storie false? Quello che tipicamente si usa (ehm, diciamo si dovrebbe usare, visto quello che troviamo in giro) è il non pubblicare nulla fino a che non c’è una ragionevole certezza di verità. Wikipedia ovviamente non fa così, visto che non ci sono controlli a priori sull’inserimento di contenuti: ma un meccanismo c’è, ed è quello dei template di avviso citati del resto nell’articolo: voce da controllare e mancanza di fonti.


Questi avvisi hanno più di dieci anni di esistenza (anche se non c’erano ancora quando è stata creata la voce sul cosiddetto campo di sterminio di Varsavia) e sono nati proprio per aiutare l’utente ignaro. È vero che chi scrive su Wikipedia non è di solito un esperto, ma se è abbastanza bravo può notare che c’è qualcosa che non torna e segnalare così a tutti di fare attenzione. Poi ci sarà sempre chi non legge gli avvisi, ma c’è anche chi inoltra sempre bufale così malfatte da far pensare che tanto parlare con lui è tempo perso.

Bene, lasciamo Wikipedia e torniamo ai titolisti dei giornali. Cosa succede se il lettore che è come sempre di fretta non legge l’articolo ma si limita al titolo? Si fa un’idea del tutto sbagliata di quello che succede. E qui non ci si può neppure appellare alla solita scusa “non c’è abbastanza spazio”, perché il catenaccio ha più libertà. Capite perché io affermo sempre che i titolisti saranno i primi ad andare al muro quando ci sarà la rivoluzione?

Google e la direttiva copyright: chi l’avrebbe mai detto?

15:04, Thursday, 26 2019 September UTC

Immaginate una felice città in cui si trovano varie panetterie e un grande supermercato che tra gli scaffali vende anche il pane di queste panetterie. A un certo punto i panettieri si accorgono che nessuno viene più in negozio da loro, perché è più comodo fare un unico giro al supermercato, e quindi si accordano per stabilire che il supermercato deve pagare loro il pane più di quanto loro lo facciano pagare ai loro clienti. Il direttore del supermercato ascolta le lamentele dei negozianti e risponde “Capisco. Vorrà dire che da domani venderò solo pane confezionato industriale”, al che i panettieri gridano allo scandalo perché il supermercato vuole intimidirli.

Ecco a grandi linee cosa sta succedendo in Francia. Ve la ricordate tutta la storia sulla direttiva europea riguardo al copyright, e per la precisione sull’articolo 15 (ex 11) che introduceva un nuovo diritto d’autore su chi raccoglie e ripubblica gli estratti (“snippets”) delle notizie presentate dai giornali. Di per sé i vari stati membri dell’Unione Europea hanno due anni di tempo per implementare nelle leggi nazionali la direttiva, ma i francesi evidentemente avevano fretta – d’altra parte uno degli europarlamentari più attivi a favore della direttiva è stato Jean-Marie Cavada – e quindi a luglio hanno già emanato la legge al riguardo, che copia pedissequamente il testo della direttiva e quindi non richiederà procedure di infrazione. Google ha preso atto della cosa e ha deciso di rispettare la legge alla lettera: se una testata giornalistica vuole esercitare i propri diritti, basta che lo indichi nel file robots.txt del proprio sito, o nei singoli file o addirittura in porzioni specifiche del testo, e loro si limiteranno a riportare il titolo della notizia senza estratti.

Risultato? Diciamo che gli editori non l’hanno presa troppo bene. Qui potete leggere le prime righe del commento di Carlo Perrone (GEDI, ex Secolo XIX); qui potete vedere di come un’agenzia (che il mio amico Federico mi dice essere vicina all’UE) grida al latrocinio da parte di Google che vuole bypassare i diritti dei media. Beh, su: non è proprio così. Capisco che tutta la narrazione che i giornali hanno propinato in quest’anno abbondante si basa sul fatto che Google News ruba loro i proventi senza fare alcun lavoro se non raccogliere automaticamente i loro testi. Potremmo discutere all’infinito se sia vero o falso: non solo l’abbiamo già fatto fino allo sfinimento, ma soprattutto non è un mio problema, non essendo io né Google né un media. Però non possiamo pensare che Google sia obbligato a fornire un suo servizio (quello degli snippet) solo perché gli editori vogliono essere pagati: a Mountain View avranno fatto i loro conti e avranno deciso di forzare la mano. Perché sì, in un certo senso è vero che c’è un ricatto: come avrete notato, Google non ha scelto di bloccare a priori gli estratti, ma costringe le singole testate ad autobloccarsi, immagino per far partire una guerra tra poveri. Epperò resta il punto di partenza: se gli editori sono davvero convinti che le rassegne stampa automatiche toglievano loro ricavi, a questo punto avranno comunque dei soldi in più anche se non arrivano da Google, no? (Come, “no”? Volete forse dire che non ho capito nulla della loro posizione?)

Non mi stancherò mai di ripeterlo: c’è indubbiamente un problema di raccolta pubblicitaria legata alla fruizione delle notizie, ma la soluzione non può essere peggio del problema. È probabile che molta gente si accontenti dei titoli o poco più – gli snippet, insomma – e quindi non vada a leggere le notizie sui siti dei singoli giornali, nonostante i tentativi di clickbaiting di molte testate. Ora, se le notizie di base sono comunque le stesse tra i vari giornali mettere una tassa da far pagare alle terze parti è controproducente: o questi trovano qualcuno che comunque accetta di lasciarle libere, oppure chiudono baracca e burattini e la gente di cui sopra andrà avanti lo stesso senza finire sui siti delle singole testate. Un accordo diretto su modi migliori per mandare i lettori dai motori di ricerca ai siti dei giornali sarebbe stato più furbo: non so se le due parti l’abbiano mai davvero perseguito, ma sicuramente un obbligo ope legis porta alla prevaricazione da chi comunque ha il coltello dalla parte del manico. La chiusura di servizi come Google News può sembrare a prima vista un lose/lose, ma guardando i numeri chi ci perde davvero è solo una delle due parti, per quanto l’altra poi possa piangere. Mi aspetto sempre una confutazione che non sia a base di slogan, ma non trattengo certo il fiato.

Cosa cambia tutto questo per Wikipedia? Al momento nulla. Noi infatti non usiamo estratti degli articoli, perché li riformuliamo sempre; il nostro problema con l’articolo 15 è legato al titolo delle notizie, che per noi è un dato bibliografico ma di per sé risulta tutelato. Il fatto che Google non lo ritenga tale non significa molto, se non per vedere il risultato di un’eventuale contesa legale: ma noi dobbiamo restare sul sicuro e ci atterremo a un’interpretazione il più ampia possibile dei limiti. Per il momento, quindi, aspettatevi che quando la direttiva sarà legge anche in Italia troverete con ogni probabilità un dato in meno sulle fonti (ma il link resterà, non preoccupatevi: non dobbiamo certo fare ripicche.)

Come? Gli algoritmi non si scrivono da soli?

07:17, Monday, 23 2019 September UTC

Come? Gli algoritmi non si scrivono da soli?

Seriamente, immagino che quell’algoritmo sia stato scritto da un team, e che non siano stati fatti i test necessari, visto che l’errore pareva essere proprio marchiano e non qualcosa che può succedere in circostanze eccezionali. Però il Tar non si può occupare della produzione dell’algoritmo, se non per dire che l’acquirente (cioè la PA, rectius un qualche specifico funzionario) non l’ha controllato prima di metterlo in campo… cosa che in effetti non è stata scritta, almeno negli stralci della sentenza riportati da Key4Biz. Oppure è stato scritto con bizantinismi tali da non farmene accorgere.

Insomma: mi sta bene che si parli degli uomini e non degli algoritmi, non mi sta bene che si prenda l’algoritmo come un monolite con la sua propria personalità.