Wikimedia Svizzera ha lanciato una mobilitazione per il patrimonio culturale dell’Afghanistan, in collaborazione con International Council of Museums (ICOM).

Oltre alla situazione umanitaria, altamente preoccupante, anche il ricco patrimonio culturale del paese è ancora una volta minacciato. Per questo Wikimedia Svizzera ha lanciato un appello per la documentazione e l’illustrazione dei tesori artistici dell’Afghanistan su Wikipedia e sui progetti fratelli.

Scopri come contribuire a proteggere il patrimonio dell’Afghanistan

Wikimedia CH, l’associazione che sostiene i progetti Wikimedia in Svizzera, ha dunque creato una pagina del progetto e ha rivolto l’appello alle comunità internazionali di Wikipedia, alla Wikimedia Foundation e agli altri capitoli nazionali di Wikimedia. Per contribuire insieme alla protezione online del patrimonio artistico dell’Afghanistan.

Proteggere il patrimonio dell’Afghanistan online

Gli esperti di ICOM denunciano il rischio che vandali e ladri approfittino dell’instabilità politica e sociale per rubare o distruggere il patrimonio culturale. Le transazioni illegali sono spesso effettuate tramite piattaforme online. 

Proprio in rete però è possibile fare la propria parte per evitare questo pericolo, dando la maggiore visibilità possibile su Wikipedia e sulle piattaforme sorelle ai manufatti afghani. La base della cooperazione tra ICOM e Wikimedia Svizzera è la “lista rossa” degli oggetti in pericolo, pubblicata da ICOM.

Sia principianti che utenti esperti di Wikipedia, Wikidata e Wikimedia Commons possono contribuire a migliorare un articolo esistente sui beni culturali in pericolo in Afghanistan o completarlo con immagini, link, fonti o infobox di Wikidata. Si possono anche creare o tradurre in altre lingue articoli già esistenti. 

Nell’immagine: Labit – Buddah méditant – Hadda Afghanistan, di Georges Labit Museum, Public domain, attraverso Wikimedia Commons

Faber Box open day: scopri i progetti Wikimedia a Schio

12:57, Friday, 15 2021 October UTC

Anche i volontari di Wikimedia Italia partecipano al Faber Box open day, in programma il 23 ottobre a Schio, in provincia di Vicenza.

Faber Box è un grande spazio dedicato ai giovani della cittadina di Schio e di tutto il circondario, per offrire servizi utili e spazi di incontro, studio e divertimento. Durante l’open day del 23 ottobre verranno presentate tutte le opportunità offerte dalla struttura e anche il progetto Avatar, a cui partecipa Wikimedia Italia con i suoi volontari locali.

Nella sala LearningBox 2, al terzo piano, infatti, in occasione del Linux Day il gruppo di utenti Linux AVILug e i volontari Wikimedia presenteranno i progetti condivisi e open source a cui lavorano quotidianamente, per coinvolgere nuovi volontari o incuriosire i ragazzi che frequentano Faber Box.

In particolare, all’interno del progetto Avatar, i volontari vicentini hanno in programma di organizzare un edithaton su Wikipedia e un mapping party con le associazioni della zona. Eventi collaborativi in cui utenti più o meno esperti di Wikipedia e OpenStreetMap si trovano insieme per creare nuove voci su Wikipedia o per mappare zone di OpenStreetMap non ancora coperte. Il 23 ottobre verranno poi presentati anche i progetti fratelli Wikisource e Wikiwoyage, dedicati ai libri condivisi online e ai viaggi.

Tutti i dettagli sull’evento qui.

Nell’immagine: locandina Faber Box, disponibile online.

Torino: sostenere la cultura con gli open data

14:17, Wednesday, 13 2021 October UTC

Anche Wikimedia il 21 ottobre partecipa a Torino al workshop Supporting Open Culture through Open Data, organizzato da reCreating Europe, GLAM-E Lab, Museo Egizio di Torino e Serpentine Legal Lab.

Il filo conduttore del workshop è il riutilizzo dei dati culturali aperti per la creazione di nuovi contenuti e opere, a beneficio di tutti. L’evento, pensato sia per gli operatori museali che per un pubblico più ampio, vedrà l’intervento di due wikimediane. Fiona Romeo, responsabile dei progetti GLAM per Wikimedia Foundation, terrà uno dei discorsi di apertura, il 20 ottobre. Iolanda Pensa, presidente di Wikimedia Italia, interverrà nella tavola rotonda conclusiva del 21, intitolata “Sfide nel sostegno alla Open Culture: il caso dell’Italia”.

A Torino per parlare di Open Culture

Nella tavola rotonda conclusiva della due giorni, moderata da Roberto Caso, interverranno anche Christian Greco, direttore del Museo Egizio e in prima linea nell’apertura dei dati e delle immagini delle collezioni del museo, Deborah De Angelis, esperta di licenze libere e rappresentante di ICOM Italia, oltre che del capitolo italiano di Creative Commons insieme a Mirco Modolo. Insieme a Iolanda Pensa, parteciperanno alla discussione e alla condivisione di esperienze pratiche anche Elisabetta Rattalino e Anna Follo della Fondazione Torino Musei.

A cosa servono gli Open Data

Come spiegano gli orgnizzatori del convegno, l’ambiziosa strategia europea per i dati aperti si scontra con molte barriere legali proprio nel campo del patrimonio culturale, dove il principio di open by design e open by default sembra molto più difficile da applicare. Convegni come questo vogliono contribuire a portare più istituzioni e operatori culturali verso gli open data, discutendo dei problemi connessi, ma anche delle grandi opportunità che i dati aperti possono offrire.

Per partecipare al convegno è necessario iscriversi online.

Nella foto: Torino, Museo Egizio, di Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Si è svolta oggi in Senato l’audizione di Wikimedia Italia e Creative Commons Italia in merito alla piena adozione della Direttiva UE 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale. Wikimedia Italia è l’associazione che in Italia sostiene Wikipedia, i progetti Wikimedia e OpenStreetMap, oltre a essere il capitolo italiano del movimento Wikimedia; Creative Commons è l’organizzazione internazionale senza fini di lucro dedicata ad ampliare legalmente la gamma di opere disponibili per la condivisione e l’utilizzo pubblico attraverso le licenze da essa approntate. Il Capitolo italiano di Creative Commons promuove sul territorio nazionale i principi di accesso libero alla cultura e alla conoscenza come diritti fondamentali.

Guarda il video dell’intervento (min 38’30” circa)

Leggi le osservazioni di Wikimedia Italia sullo schema di decreto

Leggi il commento di Wikimedia Italia sulla risoluzione “Sulla riproduzione digitale dei beni culturali”

La condivisione del sapere e della cultura rappesenta un volano per la crescita e il rilancio dell’imprenditoria culturale, dell’industria creativa del turismo e, non da ultimo, delle attività di studio e di ricerca scientifica.

“Noi rappresentiamo delle immense comunità che vogliono che il pubblico dominio sia in pubblico dominio – ha spiegato Iolanda Pensa, presidente di Wikimedia Italia – e chiediamo semplicemente che la normativa italiana si adegui a quella europea, senza aggiungere ostacoli”.

Wikipedia, Wikimedia e Creative Commons sono ormai dei colossi di Internet con vent’anni di storia. Creative Commons ha oltre 2 miliardi di opere rilasciate con le sue licenze libere. Wikipedia è stata scritta da milioni di autori e ha oltre 20 miliardi di accessi ogni mese, una visibilità immensa per milioni di contenuti liberi in centinaia di lingue; tutti questi contenuti sono liberi e aperti – open – ovvero a disposizione di tutti, anche per uso commerciale.

In Italia, l’uso commerciale delle immagini di opere in pubblico dominio è fortemente limitato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, che richiede l’autorizzazione degli enti proprietari o gestori del bene. Nonostante le modifiche applicate nel 2014 e nel 2017 al Codice, non è ancora possibile riprodurre immagini di beni in pubblico dominio per fini commerciali. Queste restrizioni rappresentano un grandissimo ostacolo per documentare e dare visibilità al patrimonio italiano su Wikipedia.

Wikimedia e Creative Commons chiedono che il Codice sia emendato perché sia  compatibile con la Direttiva UE 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio sul diritto d’autore e sui diritti connessi e che siano introdotte le eccezioni e limitazioni richieste dalla direttiva, nonché quelle opzionali. Appoggiano infine le richieste di AIB e AISA a sostegno delle biblioteche e dei ricercatori.

“L’intento del legislatore europeo è di promuovere la creazione di un pubblico dominio europeo. C’è quindi bisogno di una nuova consapevolezza, a livello nazionale, del ruolo del pubblico dominio che, anche nella sua veste digitale, è patrimonio dell’intera collettività”, afferma Deborah De Angelis, lead del capitolo italiano di Creative Commons.

L’attività di Wikimedia e Creative Commons favorisce il miglioramento e l’avanzamento del sapere, della formazione e della cultura. Sia attraverso la produzione, la raccolta e la diffusione di contenuti liberi; sia attraverso la valorizzazione dei contenuti in pubblico dominio, in collaborazione con musei, biblioteche e archivi.

Un impegno che favorisce la diffusione del sapere e l’aumento della consapevolezza sulle questioni sociali e filosofiche correlate ai temi della conoscenza libera e del pubblico dominio.

“Noi chiediamo che la direttiva europea sia recepita in Italia senza restrizioni e ostacoli, permettendo che il nostro paese benefici di tutti i vantaggi che la direttiva offre alla cultura libera ma anche agli istituti di tutela del patrimonio culturale, che svolgono un ruolo centrale nel conservare, promuovere e diffondere la conoscenza del patrimonio culturale” – ha concluso Iolanda Pensa.

Wikipedia e Wikimedia

Wikipedia è un’enciclopedia online a contenuto libero nata nel 2001 ed è l’enciclopedia più consultata al mondo, con 20 miliardi di pagine visualizzate al mese e 55 milioni di voci scritte dagli utenti. In lingua italiana, il sito debutta l’11 maggio 2001, occupando stabilmente i primi posti tra i siti più visitati dagli italiani. Wikimedia Italia è il capitolo italiano di Wikimedia Foundation Inc. ed è l’associazione che in Italia sostiene Wikipedia, i progetti Wikimedia, OpenStreetMap e la conoscenza libera, collaborando con istituzioni pubbliche e private, musei, biblioteche, archivi, scuole e università e organizzando dal 2012 Wiki Loves Monuments. Wikimedia Foundation Inc. è la fondazione senza scopo di lucro nata nel 2003 negli Stati Uniti con l’obiettivo di incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di contenuti liberi in tutte le lingue e fornire gratuitamente al pubblico l’intero contenuto dei suoi progetti, tra i quali il più noto è proprio Wikipedia. I contenuti di Wikipedia sono rilasciati con la licenza Creative Commons Attribuzione Condividi allo stesso modo.

Creative Commons

(CC) è l’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di adattare i principi di diritto d’autore alle utilizzazioni online delle opere dell’ingegno e diffondere la cultura della condivisione in tutto il mondo (da “tutti i diritti riservati” ad “alcuni diritti riservati”). Attualmente circa 2 miliardi di opere digitali in 9 milioni di siti Internet sono rilasciate con licenza Creative Commons in tutto il mondo. Creative Commons collabora con istituzioni pubbliche e soggetti privati, per la promozione e il sostegno di progetti nell’ambito dell’open access, open culture, open education e open science. Creative Commons capitolo italaino persegue in Italia l’implementazione dei valori di CC, avvalendosi di collaboratori volontari e del proprio membro istituzionale, l’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari (IGSG) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Nell’immagine: Piazza Navona, di Krzysztof Golik, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

In occasione del Linux Day, sabato 23 ottobre ad Ivrea si svolge l’evento “La conoscenza come bene comune”. Wikimedia Italia e OpenStreetMap parteciperanno presentando i propri progetti. Coinvolgendo soprattutto i partecipanti in un editathon e un mapathon in contemporanea: laboratori durante i quali si può imparare o continuare a contribuire a Wikipedia o OpenStreetMap, tutti insieme.

La giornata si svolgerà al Polo Formativo Universitario “Officina H” di Via Montenavale ad Ivrea ed è organizzata dall”Accademia dell’Hardware e del Software Libero “Adriano Olivetti”, in collaborazione con Wikimedia Italia e Pubblico-08 di Ivrea.

Cos’è il Linux Day

Il Linux Day è una giornata con eventi contemporanei organizzati in diverse città italiane, con lo scopo di promuovere il sistema operativo GNU/Linux e il software libero. Ad Ivrea offrirà l’occasione di lavorare sui contenuti Wikipedia relativi alla città e al sito UNESCO Olivetti e alla loro mappatura su OpenStreetMap.

Il programma 

Ore 9.30: registrazione partecipanti

ore 10.00:

  • Introduzione ai laboratori Wikipedia: Edit-a-thon – Iolanda Pensa; OpenStreetMap – Marco Brancolini
  • La conoscenza come bene comune – Norberto Patrignani
  • Inqui-NO progetto basato su Arduino di raccolta dati sull’inquinamento atmosferico – I tutor del fablab

Ore 11.00: la conoscenza nasce dall’esperienza: in esterna esplorando Ivrea e il sito UNESCO Olivetti

Ore 13:00 pranzo dello Zac!

Ore 14:00: laboratorio Wikipedia (Editathon), Laboratorio OpenStreetMap (Mapathon)

Ore 19:00 aperitivo conviviale

L’evento è aperto ad un massimo di 100 partecipanti, nel rispetto delle norme sul distanziamento. L’ingresso è libero ma è necessario iscriversi compilando il form sul sito. Tutti i dettagli dell’evento potrai trovarli sulla pagina dedicata su Wikipedia.

Nell’immagine: Olivetti M24 (1987 – 1988), di Federigo Federighi, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Cina e Taiwan come lupo e agnello

02:04, Friday, 08 2021 October UTC

Avete tutti letto della prova di forza della Cina, che in questi giorni ha ripetutamente violato lo spazio aereo taiwanese. Ma probabilmente non avete letto che per la seconda volta di fila la Cina ha posto il veto sull’ingresso di Wikimedia Foundation come osservatore in WIPO, l’organismo sovrannazionale che si occupa della proprietà intellettuale e del copyright.

Non che un osservatore – che per definizione non ha diritto di voto – possa fare molto; però la Cina ha sostenuto che i progetti collegati a Wikimedia «contengono contenuti errati e favoriscono disinformazione in merito alla politica del “One-China-principle” che vede Taiwan come parte della Cina.». D’altra parte, già Wikipedia è generalmente bloccata in Cina; però bisognerà pur cominciare a bloccarla nel resto del mondo, no?

La Cina blocca per la seconda volta l’entrata di Wikimedia Foundation come osservatore presso l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (World Intellectual Property Organization, WIPO).

La candidatura alla WIPO, l’agenzia delle Nazioni Unite che sviluppa trattati internazionale su copyright, brevetti, marchi commerciali ed altre questioni collegate è stata ostacolata, per la seconda volta dopo gennaio 2020, dalla Cina, unico paese ad opporsi ufficialmente all’accreditamento di Wikimedia Foundation come osservatore ufficiale. Wikimedia Foundation presenterà di nuovo la sua candidatura per il ruolo di osservatore ufficiale nel 2022, ma WIPO potrà ammetterla solo se la Cina deciderà di ritirare il proprio veto.

Le motivazioni presentate dalla Cina consistono nell’insinuare che i progetti collegati a Wikimedia contengono una gran quantità di contenuti errati e favoriscono disinformazione in merito alla politica del “One-China-principle”. Il gruppo di Paesi industrializzati di WIPO ha espresso il proprio supporto alla candidatura di Wikimedia Foundation, tra questi gli Stati Uniti, diversi Stati membri dell’Unione Europea, Australia, Canada, la Santa Sede, Israele, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera, Turchia e Regno Unito. Poiché il voto deve essere unanime, ogni Paese può porre il veto sulle richieste di accreditamento di organizzazioni non governative.

L’attività di WIPO nell’elaborare regolamenti internazionali che hanno ripercussioni sulla condivisione di conoscenza libera, influenza anche la capacità di Wikipedia di fornire a centinaia di milioni di persone informazioni nella propria lingua madre.

L’assenza di Wikimedia Foundation da questi meeting priva le nostre comunità di un’opportunità per partecipare a questi processi”, ha dichiarato Amanda Keton, consigliere generale della Wikimedia Foundation.

Un vasto numero di organizzazioni internazionali e non-profit, come anche di compagnie private, sono osservatori ufficiali dei dibattiti e dei procedimenti di WIPO. Questi gruppi esterni offrono conoscenza tecnica, esperienza sul campo e varietà di opinione, che aiutano WIPO a svolgere il proprio mandato globale. Molte di queste organizzazioni hanno dei soci a Taiwan.

La Wikimedia Foundation – continua Amanda Ketonfa funzionare Wikipedia, una delle più popolari fonti di informazione per le persone di tutto il mondo. La sua esclusione crea un precedente preoccupante per altre organizzazioni, con o senza scopo di lucro, che si impegnano per promuovere l’accesso all’informazione, alla cultura e all’educazione. Rinnoviamo il nostro appello ai membri di WIPO, Cina compresa, ad approvare la nostra candidatura. La comunità internazionale deve assicurare la significativa partecipazione della società civile ai forum delle Nazioni Unite”.

«WIPO è un’istituzione che regolamenta il diritto d’autore a livello mondiale. Come Wikimedia Italia, grazie ai nostri volontari, seguiamo le sue attività da oltre dieci anni, appoggiamo il movimento di riforma di WIPO lanciato dalla dichiarazione di Ginevra del 2004 e abbiamo sottoscritto la dichiarazione a favore di una Organizzazione Mondiale della Ricchezza Intellettuale. Lavoriamo tutti i giorni per avvicinare il copyright ai bisogni di tutte le persone, quelle stesse che cercano informazioni su Wikipedia e partecipano a scriverla e migliorarla. Ci rattrista che Wikimedia Foundation non possa unirsi ufficialmente al gruppo di osservatori che presso WIPO tutela l’interesse generale della conoscenza libera», ha dichiarato Iolanda Pensa, presidente di Wikimedia Italia.

Wikimedia Foundation offre un’infrastruttura essenziale per la conoscenza libera e si impegna per un mondo in cui ogni persona possa avere libero accesso all’intero patrimonio della conoscenza umana.

Nell’immagine: Nuovo edificio WIPO in Ginevra, Stephen Mettler, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons.

Sostenibilità: l’impegno di Wikimedia Italia

10:12, Friday, 01 2021 October UTC

La sostenibilità è ormai sempre più argomento di dibattito. E di impegno, per Wikimedia Italia, in linea anche con il movimento internazionale Wikimedia.

Wikimedia Foundation, per esempio, da alcuni anni si è assunta l’impegno di minimizzare l’impatto ambientale complessivo della Fondazione, in particolare per quanto riguarda i server, le operazioni, i viaggi, gli uffici e altri approvvigionamenti, promuovendo anche l’utilizzo di energie verdi.

Sono impegni ormai imprescindibili quelli da assumere a tutto tondo sui tre pilastri della sostenibilità: economia, ambiente e società. ​​​​​​​

Cosa facciamo per la sostenibilità

Wikimedia Italia nel 2020 ha collaborato con il CSV di Milano alla realizzazione di Linee guida per ridurre l’impatto di associazioni e volontari e ha sottoscritto nel settembre 2021 il Wikimedia Affiliates Environmental Sustainability Covenant.

Ma non è sufficiente. Nel giugno 2021 Wikimedia Italia ha deciso di istituire una Commissione sostenibilità con il compito di individuare un percorso che porti l’associazione a considerare tutti e tre i pilastri della sostenibilità. Non solo quello ambientale, ma anche quello economico e sociale.

L’obiettivo generale è quello di individuare un percorso che porti Wikimedia Italia a misurare l’impatto che genera in ambito sociale, ambientale ed economico.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario:

  • coinvolgere tutta l’associazione a fare scelte che portino alla realizzazione di attività sostenibili
  • coinvolgere gli stakeholder e votare insieme sui temi materiali
  • identificare dei temi rilevanti e redigere la matrice di materialità
  • implementare delle politiche di sostenibilità
  • definire gli impatti economici, sociali, ambientali delle attività e valutare le aspettative degli stakeholder di Wikimedia Italia
  • definire un cruscotto degli indicatori qualitativi e quantitativi
  • identificare un modello di raccolta dati
  • stendere un Bilancio di sostenibilità (Bilancio sociale)

I lavori per la realizzazione della pianificazione 2022 verranno accompagnati da una realtà di professionisti della sostenibilità perché riteniamo fondamentale che ciascuno porti il proprio contributo a questa sfida di livello mondiale. 

Perché è importante parlare di sostenibilità

La situazione contingente obbliga tutte le componenti della società a rispondere con profondo senso di responsabilità nelle azioni umane. C’è un nesso profondo tra responsabilità e sostenibilità e ci coinvolge tutti. Oggi dobbiamo farci carico in prima persona di quello che sta succedendo, se non vogliamo rischiare di perdere il futuro. L’azione umana ha creato le condizioni per la propria distruzione. La responsabilità diventa fondamentale nella realizzazioni di azioni per la sostenibilità. 

La responsabilità però rischia di essere un concetto astratto se non vi aggiungiamo il valore della cura per quello che facciamo con passione ed entusiasmo, che si traduce nella nostra capacità e nel nostro impegno di farci carico quotidianamente delle cose in cui crediamo profondamente. La cura, la passione e l’agire in base a quello in cui crediamo sono valori rivoluzionari.

La responsabilità è un valore etico e vuol dire farsi carico di una grande e inedita sfida che riguarda le generazioni future, una sfida in cui tutte le componenti della società devono lavorare insieme per condividere competenze e generare progettualità innovative.

Riteniamo sia indispensabile adottare e promuovere comportamenti coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, condividendo con tutti gli stakeholder un percorso per la creazione di valore condiviso.

Nell’immagine: La vallata di Poggiorsini vista nel dettaglio, di Fishmax77, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Collabora alla diffusione della conoscenza libera

09:42, Friday, 01 2021 October UTC

Stiamo cercando due figure che ci possano aiutare nello sviluppo dei progetti Wikimedia. Se poi lavori nel mondo della scuola, ad ottobre scade anche il bando Wiki-imparare: candida la tua scuola!

Sviluppatore per un filtro Wikipedia integrato a Wikidata

Nell’ambito del progetto “Filtro categorie Wikipedia con integrazione Wikidata”, proposto dai nostri volontari, stiamo cercando uno sviluppatore con esperienza nel software per il web, che abbia famigliarità con i progetti Wikimedia e interessato alla diffusione del software libero. Ci dovrà aiutare a sviluppare un filtro aggiuntivo alle categorie Wikipedia, per poter restringere i risultati presenti. Il filtro potrà essere visualizzato nella pagina di una specifica categoria per aiutare a limitare i risultati in un sotto-insieme che rifletta determinate caratteristiche presenti su Wikidata, come ad esempio luogo di nascita, città natale, data di morte.

Presentazione della candidatura entro il 10 ottobre. Tutti i dettagli qui.

Collabora con l’Archivio Meraviglioso

A 180 anni dalla nascita, la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus intende valorizzare e far conoscere il suo prezioso patrimonio documentario anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Con questo intento nasce, grazie al contributo di Fondazione Cariplo, “Archivio Meraviglioso” un progetto che farà rivivere il patrimonio documentario dell’Istituto attraverso nuove modalità di fruizione.

Stiamo cercando una persona con esperienza sui progetti Wikimedia che si occupi del caricamento di file su Wikimedia Commons e crei gli indici, trascriva e impagini le riviste dell’archivio dell’istituto su Wikisource.

Presentazione della candidatura entro il 31 ottobre 2021. Tutti i dettagli qui.

I progetti Wikimedia a scuola

Collabora anche tu a diffondere la conoscenza dei progetti Wikimedia nelle scuole, per favorire la creazione della conoscenza libera. Forte del successo della prima edizione, torna il bando Wiki-imparare, che finanzierà dieci progetti proposti da altrettante scuole per un valore di 2.000 euro ciascuno, a copertura totale o parziale dei costi. Ogni scuola potrà lavorare sui Wikipedia, Vikidia, gli altri progetti Wikimedia o OpenStreetMap facendosi affiancare da un Wikimediano esperto. I fondi potranno essere utilizzati per acquistare nuovo materiale tecnologico o per coprire le spese dei laboratori.

Presentazione del progetto entro il 22 ottobre. Tutti i dettagli qui.

Nell’immagine: Evento finale Archeowiki, di Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Volontari: tanti progetti per la conoscenza libera

07:56, Friday, 01 2021 October UTC

I volontari Wikimedia hanno dato prova ancora una volta di grande creatività, per rendere la conoscenza libera alla portata di tutti. Il bando volontari 2021 di Wikimedia Italia ha infatti raccolto molte candidature, per sostenere progetti realizzati anche in collaborazione con realtà esterne a Wikimedia. Grazie a queste idee, molto diverse tra loro, nei prossimi mesi, wikimediani e non potranno godere di corsi di programmazione, mostre e importanti opere filosofiche digitalizzate. Ecco tutti i progetti vincitori.

Una mostra per il Museo didattico della storia dell’informatica a Padova

A Padova, l’area dell’ex Macello conserva oggi oltre 4.000 macchine, patrimonio di documentazione della storia dell’informatica di un museo che è stato chiuso qualche anno fa per lavori di ristrutturazione. L’impegno di un comitato di volontari che si sta spendendo per la sua riapertura ha spinto Piergiovanna Grossi, socia di Wikimedia Italia, ad applicare al bando, per sostenere la realizzazione di una mostra per il museo.

«Mi è parsa una buona occasione di collaborazione. Una mostra come questa sarà interessante non solo per i padovani o per i Wikimediani, ma per un pubblico ancora più ampio. Ogni macchina, infatti, conserva la testimonianza di un pezzetto di evoluzione informatica e, nel suo piccolo, ha contribuito a cambiare la nostra storia. Ed è proprio sulla storia che questa mostra e questo museo vogliono puntare».

D’accordo anche Silvia Basaldella e Amedeo Maddalena del comitato per il Museo dell’informatica:

«Siamo molto grati a Wikimedia Italia per l’aiuto in questa iniziativa. Fino a due mesi fa, da luglio 2020, abbiamo lavorato da soli in modo assolutamente gratuito a questo progetto, per un totale di circa mille ore. Ci crediamo molto e, nell’attesa di realizzare il museo vero e proprio, è necessario far conoscere alla cittadinanza l’esistenza di questo patrimonio culturale, che oggi rischiamo di perdere».

In Puglia si impara a programmare poster in JavaScript

Forti di una collaborazione nata nel 2020, Ferdinando Traversa, volontario pugliese, e La Scuola Open Source hanno pensato di sviluppare un laboratorio aperto a persone tra i 15 e i 35 anni, dedicato alla programmazione in JavaScrip per la realizzazione di poster che si impaginano da soli. Dura dal 9 ottobre al 13 novembre, si svolgerà a Bari, e ci si può iscrivere entro il 3 ottobre.

«Le competenze di programmazione – spiega Ferdinando Traversa – sono decisamente importanti. Con questo corso consentiamo a curiosi, principianti e appassionati con esperienza di apprendere le basi di JavaScript e subito dopo di applicare quanto imparato alla realizzazione di un prodotto finale nuovo e utile. Sono molto curioso di vedere come verrà il generatore di poster sviluppato sulla base dei dati dei progetti Wikimedia. È molto bello che il progetto sia così sperimentale e aperto a tutti».

Le opere di Wittgenstein in pubblico dominio

Dal 1° gennaio 2022, tutte le opere del filosofo tedesco Ludwig Wittgenstein entreranno in pubblico dominio. Il Ludwig Wittgenstein Project è un sito multilingua, senza scopo di lucro, che si pone l’obiettivo di pubblicare in formato digitale questi lavori, per rendere la cultura liberamente e gratuitamente accessibile online.

Dopo un microgrant, sostenuto sempre da Wikimedia Italia, che nel 2021 ha permesso di tradurre in diverse lingue la Conferenza sull’etica, il nuovo finanziamento permetterà di realizzare e pubblicare con licenza libera la traduzione in italiano di altre tre importanti opere di Wittgenstein: i Diari 1914-1916, il Libro marrone e le Osservazioni sui colori. Molte di queste opere saranno anche pubblicate su Wikisource. Michele Lavazza, oltre a essere da anni un volontario sui progetti Wikimedia, è anche il fondatore del Ludwig Wittgenstein Project. Spiega così come è nata l’idea:

«Negli ultimi anni è diventato frequente che, alla scadenza dei diritti sulle opere di un certo autore, esse divengano disponibili online. Questa naturalmente è un’ottima cosa. È molto meno frequente, tuttavia, che siano disponibili anche i testi tradotti, perché spesso i diritti sulle traduzioni scadono solitamente più tardi. Da questo punto di vista il Ludwig Wittgenstein Project è un progetto piuttosto innovativo. Spero che possa rappresentare un caso studio di successo e che in futuro possano nascere iniziative simili, per realizzare traduzioni di opere in pubblico dominio, disponibili online con una licenza libera».

Colmare il vuoto di autori italiani su Wikidata

Il progetto “Controllo di autorità per biblioteche Koha”, presentato da Camillo Pellizzari, si propone di aumentare sensibilmente il numero di autori italiani presenti su Wikidata, coinvolgendo i bibliotecari di alcune biblioteche che usano il software libero Koha, che interagisce facilmente con il grande database wiki ma che è attualmente poco diffuso in Italia rispetto ad altri paesi europei.

L’obiettivo è di migliorare l’interconnessione tra biblioteche italiane e internazionali e la qualità di alcuni cataloghi Koha italiani, arricchendo tramite Wikidata il contenuto informativo delle schede bibliografiche visualizzate dagli utenti del catalogo.

«È sostanzialmente il primo progetto in Italia – racconta Camillo Pellizzari – e credo anche a livello più ampio, che si proponga di creare manualmente un numero rilevante di elementi Wikidata e promuovere nelle biblioteche italiane sia l’uso di Wikidata come strumento per arricchire le proprie procedure di controllo di autorità, sia l’uso di sistemi bibliotecari integrati open source come Koha. Con l’aiuto di altri bibliotecari, miglioreremo la copertura su Wikidata di autori presenti nei cataloghi delle biblioteche italiane, attenendoci a criteri di qualità rigorosamente definiti e favorendo una migliore integrazione reciproca tra questi cataloghi».

Rendere più efficace il sistema di categorie su Wikipedia

Si affida a Wikidata anche l’ultimo progetto sostenuto dal bando. Raccogliendo un problema evidenziato in una discussione interna alla comunità di Wikipedia, Ysogo ha pensato di proporre lo sviluppo di un filtro che colleghi le categorie di Wikipedia e la ricerca su Wikidata.

Wikipedia in lingua italiana ha raggiunto il milione e mezzo di voci e queste sono da sempre raccolte in un complesso sistema di categorie, che alle volte non facilitano la ricerca di informazioni puntuali. Integrato all’attuale sistema delle categorie, il filtro aggiuntivo aiuterà a restringere i risultati di ricerca, permettendo di impostare criteri di selezione legati, ad esempio, a luogo di nascita, città natale, data di morte di personaggi storici..

«Integrare Wikipedia e Wikidata è un grande vantaggio per l’universo wiki – spiega Ysogo – e non stiamo ancora sfruttando a pieno le potenzialità di questo connubio. Con il nuovo filtro il lettore “medio” di Wikipedia potrebbe avere i vantaggi della classificazione metodica disponibile con Wikidata senza dover essere un guru dei tecnicismi dei database bigdata. Inoltre, c’è chi sta già ipotizzando di poter sfruttare questo filtro anche per la ricerca di foto su Wikimedia Commons, in maniera più naturale e interattiva».

Nella foto: Visitcomo wikigita finale, di Roberto Colombo, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Il teatro libero si riprende la scena

07:42, Friday, 01 2021 October UTC

Con la fine dell’estate e l’inizio delle scuole hanno cominciato a essere messi in scena alcuni degli spettacoli vincitori del bando “Wiki Teatro Libero”, lanciato nel 2020 da Wikimedia Italia. L’obiettivo del bando era sostenere l’attività di quindici compagnie teatrali e promuovere la produzione di spettacoli divulgativi dedicati ai protagonisti della storia della conoscenza libera.

Antigone_WEB

Antigone_WEB, di Francesca Brizzolara, è stato il primo spettacolo a debuttare, la scorsa estate, e in questi giorni sta andando in scena al liceo Gramsci di Ivrea. Grazie al mezzo del teatro, gli studenti hanno potuto conoscere o approfondire le storie di Chelsea Manning e Aaron Swartz. Il testo dello spettacolo, in due parti e disponibile liberamente su Wikimedia Commons, è stato scritto con la consulenza della wikimediana Elena Marangoni. Marco Brancolini ha partecipato ai dibattiti nelle scuole dopo la rappresentazione.

Supernove

Gommalacca teatro invece ha già portato in scena il 23 e 24 settembre a Tito, in provincia di Potenza, il suo spettacolo Supernove. Il 28 e 29 ottobre sarà possibile vederlo anche a Mantova, all’interno del Festival Segni, dedicato al mondo dell’infanzia.

Ideato da Carlotta Vitale e curato con Miranda Masini e Lavinia Molinari per la direzione creativa di Andrea Ciommient, lo spettacolo racconta le scienziate del nostro tempo, ispirandosi a nove donne programmatrici del mondo Open Source di Linux, tra le tante supernove capaci di “esplodere” in tutta la loro luminosità e talento.

Altri appuntamenti a teatro

Attesa anche la presentazione di Libertà è partecipazione di Associazione Culturale Narramondo al Festival della Scienza di Genova, il 29 ottobre alle 19.00. Scritto da Raffaella Tagliabue e Antonio Tancredi, lo spettacolo ha ottenuto il punteggio più alto della commissione di valutazione dei progetti del bando e si inserisce nella tradizione di teatro civile di narrazione della compagnia. Al festival andrà in scena con il titolo “Navigare liberi”.

Nell’immagine: Prove spettacolo, di AlphagammaAG, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Senza ritegno

02:04, Monday, 09 2021 August UTC

Tra le varie misure approvate giovedì scorso dal consiglio dei ministri c’è anche il decreto legislativo attuativo della direttiva europea sul copyright, quello per cui si erano dimenticati di audire Wikimedia Italia e Creative Commons Italia. Tra i toni trionfalistici del comunicato possiamo leggere

Nel recepire la direttiva europea, il decreto prevede, nello specifico, che il materiale derivante da un atto di riproduzione di un’opera di arte visiva, per la quale sia stata superata la durata della tutela, non sia soggetto al diritto d’autore o a diritti connessi, a meno che non si tratti di opera originale frutto della creazione intellettuale propria del suo autore. Ciò permette la diffusione, la condivisione online e il libero riutilizzo di copie non originali di opere d’arte divenute di pubblico dominio

Di per sè questo è quanto scritto nell’articolo 14 della direttiva europea, e quindi non c’è nulla di strano, anche se finché non sarà pubblicato il testo del d.lgs non possiamo sapere se si sono ricordati di aggiungere i palazzi… Quello che però viene esplicitamente aggiunto nel comunicato è l’inciso

ferme restando le altre discipline specifiche in materia di utilizzazione di immagini digitali del patrimonio culturale.

A parte l’obbrobrio di “utilizzazione” – già “utilizzo” per me è troppo… – volete una traduzione in italiano? “Codice dei beni culturali e del paesaggio“: per gli (eventuali) amici, il Codice Urbani poi modificato da Art Bonus. Se andate a leggere gli articoli 107 e 108 scoprirete che continuerà a essere richiesto un canone per fare foto, visto che il canone non ha a che fare con il diritto d’autore. Io non sono così esperto di diritto da poter affermare con sicurezza che l’Unione Europea potrebbe far partire una procedura di infrazione, visto che la direttiva chiedeva per l’appunto la libertà di uso; ma sicuramente parlare di “libero riutilizzo” è una presa per i fondelli. Sapevàtelo.

Aggiornamento: (11 agosto) qui trovate il testo approvato.

Giuseppe De Donno, Wikipedia e i Poteri Forti

07:09, Tuesday, 03 2021 August UTC

Un suicidio è sempre qualcosa di terribile, e non avrei avuto nessuna intenzione di parlare del povero Giuseppe De Donno. Lo faccio perché quello che sta succedendo in questi giorni è davvero preoccupante. Che nel paesino di montagna dove sono stato nei giorni scorsi qualcuno avesse attaccato al muro di cinta di una casa una sua eulogia è strano ma non certo preoccupante. Quello che sta succedendo con Wikipedia lo è di più.

Domenica sull’account di Wikimedia Italia (che non c’entra nulla con la gestione di Wikipedia, ma continua a essere contattato per la qualunque) mi è arrivata una mail che diceva (in inglese…) “Recurring Donation to be stopped IMMEDIATELY”. È abbastanza comune che qualcuno ci dica che non ci manderà più soldi perché “noi” abbiamo cancellato qualche voce, e io almeno non ho il coraggio di dire che a noi di quei soldi non arriva neppure un centesimo e che comunque non siamo stati noi a cancellare alcunché. Come forse avete intuito, la voce in questione era quella su De Donno. Lunedì mattina la situazione stava degenerando, con gente su Facebook che scriveva cose tipo “Noi con Trump – 🇮🇹 UN “APPLAUSO” A WIKIPEDIA CHE HA CANCELLATO LA PAGINA DI DE DONNO 🇺🇸 È UNA VERGOGNA. #Wikipedia ha CANCELLATO la pagina del Dott. De Donno. Altro che “enciclopedia libera”. Fate girare sto schifo. Non cancelleranno la memoria di chi non può essere dimenticato. “; “Bastardi fino al midollo…..ma pagherete Tutto!!!!!!!”; “chi ha in mano il potere non paga mai le sue misfatte”.

Ho allora dato un’occhiata a cosa stava succedendo. In effetti era stata impedita la creazione da parte di utenti non registrati, ma nella giornata precedente c’erano stati vari tentativi di creare una voce, tutti cancellati da un qualche sysop di Wikipedia. Ma le cose interessanti erano due. Innanzitutto, tutto era cominciato sabato 31 luglio – notate che la notizia della morte del medico è del 28. Prima c’erano state due cancellazioni, una del 2012 su un omonimo e una del 2018 di testo “Ciao sono [nome e cognome omessi, ma che non c’entrano nulla con De Donno]”. Detto in altri termini, a nessuno era mai venuto in mente di scrivere di De Donno prima della sua morte: anzi c’erano voluti ancora tre giorni prima che qualcuno pensasse “parliamo di lui su Wikipedia”. Questo nonostante qualcuno avesse commentato il 1. agosto “Perché cancellate l’esistenza di un Medico come il dr De Donno? Fino a qualche giorno fa c’era la sua biografia, bibliografia, scoperte, storia !”. Dilatazione dei tempi, evidentemente.

Ma ancora più interessante è il fatto che i testi cancellati erano di due tipi: o informazioni assolutamente inutili come – cito verbatim il testo completo – “Inventore della cura anticovid al plasma. Trovato morto nella sua abitazione.” oppure testi copincollati dall’Ansa o da Repubblica. Insomma, incapacità totale di distinguere Wikipedia da Facebook: l’enciclopedia è vista come un altro tipo di social network. Quando poi ieri mattina un utente registrato ha scritto la voce in modo corretto, evitando di violare il copyright e cercando informazioni da varie fonti – come i risultati dei trial clinici che purtroppo mostrano come il plasma iperimmune non dia risultati pratici nel curare il covid – si va da commenti come «Chiaramente la pagina sul medico è riapparsa modificata, sminuendone il profilo» a «la pagina del dott. De Donno su Wikipedia è “improvvisamente” riapparsa come per magia!, da «WIKIPEDIA SFREGIA DE DONNO PRIMA DEL FUNERALE» (il maiuscolo è loro) a «De Donno ucciso una seconda volta e questo è accaduto nel mondo virtuale». (Questi sono i primi articoli che ho trovato con una ricerca “De Donno”+”Wikipedia”, non prendetelo come un controllo puntuale)

Credo nella buona fede di molti di coloro che si stanno lamentando con Wikipedia, anche se non metterei comunque la mano sul fuoco per almeno due degli autori degli articoli citati sopra. Ma questa non è affatto una bella notizia. Prendendo a prestito il loro lessico, i Poteri Forti impediscono alla gente di usare il cervello e comprendere i testi che leggono quando sono appena più complicati di una serie di slogan. Nessuno mi toglie però dalla testa che tutta o quasi questa gente sia eterodiretta: leggere il tweet di Diego Fusaro citato sopra mi fa per esempio venire qualche dubbio al riguardo, mentre testi come quello qui sotto mi aiutano solo a ricordare che ripetere a pappagallo le solite quattro cose è uno sport comune.

PS: Ho letto lo studio dei ricercatori della Johns Hopkins University che afferma che se gli USA non avessero smesso di usare il plasma ci sarebbero potuti essere 29000 morti in meno negli USA. Mettiamola in questo modo: con i dati mostrati nell’articolo, l’unica possibilità pratica per ottenere quel risultato è che le sacche di plasma irradino qualcosa che cura anche chi non riceve quel plasma ma passava da quelle parti. Se non ci credete, guardate i numeri della Figura 1, poi fate un po’ di conti su quanti pazienti possono essere stati curati e quale era stata la differenza nel numero di morti in quel periodo.

In che anno è nata Elisabetta Sgarbi?

02:04, Monday, 19 2021 July UTC

La sorella di Vittorio Sgarbi (ma è sicuramente riduttivo definirla in questo modo), almeno secondo la Treccani è nata nel 1965. Eppure se si va a leggere una vecchia pagina cache di Google, fino a un mesetto fa la data di nascita della signora Sgarbi è indicata come “1956”. Nove anni prima. Come può essere?

Beh, l’ipotesi più semplice da fare è che la Treccani abbia copiato da Wikipedia, che almeno fino alla settimana scorsa affermava che la signora Sgarbi è nata a Ferrara il 9 luglio 1956. Come fa a dirlo? Beh, quello che è certo è che una Elisabetta Sgarbi nata a Ferrara il 9 luglio 1956 è iscritta all’albo dei farmacisti della provincia di Ferrara, dopo essersi laureata nel 1980. E in effetti anche la Gazzetta Ufficiale riporta il superamento dell’esame di stato nel 1980 (trovate il nome nella parte 7). E che Elisabetta Sgarbi sia laureata in farmacia lo dice lei stessa. E Vittorio conferma che sua sorella è nata il 9 luglio, non dice di che anno. Voi che ne pensate di questa inflazione di farmaciste ferraresi omonime?

(A onor del vero, il padre dei fratelli Sgarbi dichiarò in un’intervista che “Quando mia moglie era in attesa di Elisabetta, decidemmo di mandarlo in un collegio. L’idea fu di dargli un’educazione solida ma anche segnata da regole.” La data del 1965 a questo punto tornerebbe, perché Vittorio avrebbe avuto tredici anni. Elisabetta sarebbe nata quando la madre aveva 39 anni. Ma mi sembra che – a differenza della madre che era anche laureata in matematica – i figli abbiano problemi di conti. In questo video del 1996 Vittorio dice che “circa 22 anni fa” Beppe Grillo veniva in Porsche con un amico a trovare sua sorella “che aveva quindici anni, tipo”. Questo darebbe 1959 come data di nascita di Elisabetta: magari pigliamo quella data come media ponderata!

Come dare scandalo (in senso cattolico)

08:39, Tuesday, 06 2021 July UTC

La mia religione mi vieta di leggere cosa scrive certa gente. Purtroppo però, partecipando ai social, mi trovo amici e conoscenti che condividono cose; e se le condividono in troppi vado contro ai miei dettami. (Però continuo a non leggere i commenti se non una volta ogni mese o due, giusto per ricordarmi di com’è la gente). Così mi sono trovato questi due tweet di Mario Adinolfi.

Per la parte che riguarda Wikipedia, la risposta è molto semplice: Wikipedia non è l’anagrafe né la Gazzetta Ufficiale, quindi non può fare altro che riportare le notizie scritte da fonti autorevoli. Per amor di cronaca, una decina di minuti prima del secondo tweet di Adinolfi il luogo di morte era stato aggiunto, con relativa fonte. Vabbè, Adinolfi non sa come funziona Wikipedia. Ce ne faremo una ragione, e magari cercheremo di spiegare meglio come funziona. Ma non è quello il vero punto del mio post.

Sulle prime non avevo capito perché Adinolfi si lamentasse della mancanza del luogo della morte della Carrà, fino a che qualcuno ha scritto che probabilmente era convinto che fosse andata in Svizzera per poter avere l’eutanasia. Chiaramente dal punto di vista della dottrina della Chiesa cattolica – e Adinolfi si professa cattolico – dare scandalo è un peccato gravissimo. Quello che però Adinolfi pare non aver letto è il Catechismo della chiesa cattolica, che al §2284 recita «Lo scandalo è l’atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male.» Ora, se Adinolfi avesse scritto qualcosa tipo “Raffaella Carrà ha voluto uccidersi e finirà tra le fiamme dell’inferno” sarebbe stata una frase di pessimo gusto come tante delle sue, ma avrebbe avuto un certo qual senso dal punto di vista di un cattolico (nemmeno del tutto, perché non possiamo sapere se in punto di morte si fosse pentita). Ma il fatto stesso che non avesse voluto rendere pubblica la sua scelta fa sì che l’ipotesi alla base dello scandalo non c’è: non ha indotto nessuno a compiere il male.

Anzi, a dirla tutta è proprio Adinolfi che con le sue insinuazioni può avere indotto qualcuno a pensare all’eutanasia. Ma probabilmente lui non si rende conto di avere dato scandalo.

Video: Come va Wikipedia?

02:04, Monday, 05 2021 July UTC

La scorsa settimana Luca Martinelli (Sannita) e il sottoscritto (.mau.) siamo stati intervistati da Marco Ardemagni e Massimo Famularo di LiberiOltre a proposito dei vent’anni di Wikipedia. È uscito un video di più di un’ora. (Non ho controllato se c’è stata una postproduzione, ma credo che sia stato messo in linea direttamente senza tagli).

Non avevamo una scaletta specifica e quindi abbiamo molto divagato, ma secondo me siamo riusciti a far capire qual è la filosofia dietro a chi si prodiga per far sì che Wikipedia resti una risorsa utile per tantissima gente: fare le cose non per vantaggio nostro ma pensando ai fruitori.

Lo sapete che c’è anche il 2×1000?

07:59, Friday, 02 2021 July UTC

Quando si deve pagare le tasse sappiamo da decenni dell’esistenza dell’8×1000 alle chiese che hanno stretto un accordo con lo stato italiano e del 5×1000 alle associazioni non lucrative. Se non lo sapessimo siamo comunque martellati dalla pubblicità. Wikimedia Italia – che non gestisce Wikipedia in lingua italiana ma la promuove, oltre a occuparsi della promozione della cultura libera: non smetterò mai di ripeterlo – può ottenere da anni il 5×1000, che è una parte preponderante delle nostre entrate.

Quello che non tutti sanno è che ora è possibile anche destinare il 2×1000 non solamente ai partiti politici, come una volta, ma anche alle associazioni culturali. Se quindi preferite dare il vostro 5×1000 ad altri enti ma ci volete comunque bene c’è questa nuova possibilità. Il codice fiscale da usare è 94039910156. (No, non si può dare il 2×1000 a un partito e a un’associazione culturale, dovete fare una scelta).

Per massima trasparenza, qui trovate l’elenco di tutti gli enti ammessi al 2×1000, e qui trovate sia il bilancio 2020 che il bilancio sociale 2020; quest’ultimo non era ancora obbligatorio, ma abbiamo voluto portarci avanti col lavoro.

[EDIT] Per una strana congiuntura – nel 2020 abbiamo ricevuto i fondi del 5×1000 di due anni – il bilancio solidale 2020 era obbligatorio. Non è stato comunque un grande problema, perché l’avevamo già cominciato ad approntare.

OpenStreetMap ha problemi di sede legale

02:04, Thursday, 01 2021 July UTC

OpenStreetMap è spesso detta “la Wikipedia delle mappe”, perché ha lo stesso approccio: creare una mappa del mondo liberamente usabile e modificabile da chiunque. In effetti Wikimedia Italia fa parte della OpenStreetMap Foundation, ma questa è stata una nostra scelta: Wikimedia Foundation e OpenStreetMap Foundation sono entità separate, e persino le licenze d’uso per i materiali contenuti in Wikipedia e OpenStreetMap, anche se entrambe libere, sono differenti. Tra l’altro WMF è americana, mentre OSMF è britannica.

A quanto pare è proprio questo un problema. Il Guardian scrive che OSMF sta pensando di spostare la sede dall’UK nell’Unione Europea. La mia personale ipotesi è che quello che preoccupa la Foundation non sono tanto le spese finanziarie per le transazioni, e neppure il fatto che non possano avere un dominio .eu (tanto sono .org…) quanto la mancata protezione della loro base dati. In UE abbiamo una direttiva (la 96/09) che dà un diritto sui generis (quindi separato dal copyright) a chi ha creato una base dati. Da quanto ho capito, anche se i singoli dati presenti nel database sono liberi non è permesso copiare tutta la base dati, o anche solo una porzione notevole. Noi di Wikimedia Italia siamo contrari a questo concetto, ma abbiamo poche speranze che anche nella revisione che sta per essere fatta la situazione migliorerà. Ma quello che conta è che essendo questa una direttiva europea, dopo Brexit gli inglesi non sono più tenuti a rispettarla…

Vivere in un mondo interconnesso non è mai una cosa semplice, insomma.

Libero riuso delle immagini e mancati introiti

02:04, Tuesday, 22 2021 June UTC

Ormai lo dovreste sapere: una delle battaglie di Wikimedia Italia è quella di rendere liberamente fotografabili e pubblicabili, anche per scopi commerciali, le immagini del nostro patrimonio artistico. Dovreste anche sapere che ampi settori dei nostri governi – non importa di quale colore fossero – da quell’orecchio non ci sentono proprio. Ad ogni buon conto, la scorsa settimana in Commissione Cultura della Camera è stata approvata (all’unanimità…) una risoluzione che

impegna il governo ad adottare iniziative per promuovere, partendo dal recepimento della direttiva 2019/790/EU, una sistematizzazione ed un ammodernamento del quadro giuridico del diritto d’autore e dei diritti connessi, al fine di rimuovere i cosiddetti diritti connessi nel caso di riproduzione di opere delle arti visive di pubblico dominio non aventi carattere originale, come previsto dall’articolo 14 della direttiva UE 790/2019;

(per chi non è avvezzo ai temi, “non aventi carattere originale” significa che non si parla di foto artistiche ma semplicemente delle foto che si fanno per far vedere l’opera in questione.

Ieri un articolo del Sole-24 Ore ha finalmente tirato fuori un po’ di numeri sui ricavi che i musei a oggi ottengono dallo sfruttamento commerciale delle immagini delle loro opere. Veniamo così a scoprire che il tanto lodato accordo quinquennale con Bridgeman Images che avrebbe dovuto far vendere i diritti a chi fa questo mestiere ha portato ai tre musei che hanno firmato il protocollo (i Musei Reali di Torino, la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Pinacoteca di Brera) dal 30 aprile 2019 al 31 gennaio 2021 la bellezza di 3550 (tremilacinquecentocinquanta) euro, di cui 616 da Brera (mica la pinacoteca di Pian del Re…).

E i musei che hanno scelto di fare da soli? beh, qualche soldo in più lo prendono, anche se bisogna tenere conto dei costi di gestione che nel caso Bridgeman non ci sono. Per esempio nel 2019 il Mart ha guadagnato 27000 euro. Ma sicuramente chi i soldi se li fa sono gli Uffizi, che nel 2018 – annus mirabilis, almeno a detta del portavoce del museo – hanno ricavato 452.735,50€ con le licenze. Mica pizza e fichi, direte! Certo. Ma per darvi un’idea del giro d’affari del museo, nel 2019 gli incassi dei biglietti sono stati 34 milioni. In altri termini, le licenze per uno dei musei più importanti del mondo “valgono” poco più dell’1% di quanto si ottiene con i biglietti. Secondo voi, insomma, ne vale la pena?

P.S.: A chi preferisce non parlare di soldi ma della necessità per lo Stato di controllare l’uso che viene fatto delle immagini ricordo che ci sono altri articoli del codice civile al riguardo, e che questo non ha nulla a che fare con un presunto “diritto di proprietà per osmosi” (non si può certo parlare di diritto d’autore per un dipinto rinascimentale…)

Enit Open Library

02:04, Monday, 21 2021 June UTC

In questi giorni Enit, l’agenzia nazionale per il turismo, ha lanciato il progetto Open Library. Tale progetto «nasce dalla volontà di mettere a disposizione degli stakeholder del turismo italiano un database di elementi multimediali distribuiti gratuitamente, con la finalità di fornire un ulteriore strumento a supporto della promozione turistica dell’Italia.» Tutte le immagini presenti hanno una licenza Creative Commons, che ne permette il riuso.

Bene, mi direte, non bastano già le immagini che si trovano su Wikimedia Commons? Beh, le risposte possibili sono due. La prima è che non è detto che Commons sia così noto a tutti quelli che cercano foto: non solo coloro della scuola “se una foto è su Internet la può usare chiunque” ma anche quelli che hanno una minima conoscenza del concetto di copyright. Ve lo dico subito: non sono così convinto della cosa.

La seconda risposta possibile è più interessante. Le immagini presenti su Commons hanno una licenza molto libera, essendo CC-BY-SA. Detto in altri termini l’autore permette qualunque tipo di riuso, anche commerciale, e qualunque tipo di manipolazione dell’immagine (che non sia diffamatoria, ma quello è indipendente dal diritto d’autore). Viene solo richiesto che sia indicato il nome dell’autore e che eventuali immagini derivate abbiano la stessa licenza. Enit Open Library invece accetta tutte le licenze CC, arrivando fino alla CC-BY-NC-ND nella quale è permesso solo l’uso non commerciale e lasciando intatta l’immagine. (Nella loro base dati ci sono già le immagini di Commons, naturalmente)

In teoria potrebbero esserci molti autori che non hanno mai postato le loro foto su Commons proprio perché vogliono mantenere un certo controllo sul loro uso; costoro potrebbero ritenere più interessante il concetto di Enit Open Library e quindi inviare le loro immagini là. In pratica? Non lo so, ma credo che sarà interessante vedere come evolverà la situazione: ecco perché è importante far conoscere l’esistenza di questo progetto.

La “conoscenza” di Google

02:04, Wednesday, 14 2021 April UTC

Quando fate una ricerca Google, spesso trovate nella colonna di destra un risultato già pronto, molto spesso da Wikipedia. Per dire, se io mi cerco arriva il risultato che vedete qui a sinistra. (Your mileage may vary: probabilmente a voi potrebbe arrivare il calciatore mio omonimo). Generalmente quelle informazioni sono prese da Wikipedia, citando regolarmente la fonte; ci sono eccezioni come nel mio caso, visto che come sapete Wikipedia non ha una voce su di me e quindi le informazioni arrivano dal sito del mio editore, ma in genere funziona così. Google aveva anche cercato di creare una sua base di conoscenza, ma alla fine ha visto che era più semplice dare du’ spicci alla Wikimedia Foundation e sfruttare il lavoro dei wikipediani. Solo che ci sono alcuni problemi…

A volte capita qualcuno che si lamenta perché trova un insulto nel testo di quella colonna, insulto che però non appare da nessuna parte su Wikipedia. Non sto a spiegarvi come lo si può fare, anche se è un segreto di Pulcinella; in quel caso però la colpa è in effetti anche di Wikipedia. Ma ci sono casi peggiori. Nell’ultimo mese, per due volte sono stato contattato da qualcuno che trovava la sua foto con allegata la descrizione da Wikipedia di tutt’altra persona, e chiedeva di toglierla. Il primo caso è stato quello di un giornalista a cui corrispondeva la biografia di un avvocato del secolo scorso; la seconda persona è Mario Moroni, che se vi ricordate mi aveva intervistato un paio di mesi fa. Qui Wikipedia non c’entra proprio nulla; molto semplicemente, le voci mostrate non hanno immagini a corredo – ricordate che anche le immagini su Wikipedia devono avere una licenza libera, quindi spesso è impossibile averne qualcuna. E allora che fa Google? Cerca in giro e prende l’immagine più cliccata corrispondente a quel nome-e-cognome, nel migliore esempio di stupidità applicata.

Ma la cosa peggiore è che Moroni prima di me aveva contattato Google che gli aveva detto che la colpa era di Wikipedia; e dopo che lui aveva riportato la mia risposta gli hanno replicato che se non c’è una voce wiki su una persona inseriscono la descrizione dell’omonimo con la foto di quella persona perché non possono verificarla. Posso dire che c’è qualcosa che non funziona in questo approccio?

Wikipedia farà pagare le aziende che la sfruttano?

03:04, Friday, 19 2021 March UTC

In questi giorni si è parlato molto del progetto di Wikipedia “per farsi pagare dai Big Tech”: potete per esempio leggere HDBlog oppure (in inglese) Wired. Ho sentito anche alcuni wikipediani che si sono lamentati perché in questo modo Wikipedia introduce una differenza tra utenti di serie A e di serie B. Io personalmente non sono così negativo su questa novità, anche se ho dei dubbi sulla sua utilità pratica. Provo a spiegarvi il perché.

Innanzitutto, forse conviene partire dalle fonti originali: qui c’è la presentazione ufficiale del progetto sul blog della Wikimedia Foundation, mentre queste sono le FAQ, quasi tutte tradotte in italiano al momento in cui sto scrivendo questo post. Vi ricordo innanzitutto che la licenza d’uso di Wikipedia permette il riuso del materiale anche a scopi commerciali, e quindi non si può forzare nessuno a fare nulla. A questo punto l’unico modello possibile è quello di fornire un servizio freemium. Vuoi qualcosa più comodo? Paghi. Ecco dunque l’idea alla base di Wikimedia Enterprise: i pochi grandi player che hanno bisogno di tanti dati possono decidere di pagare per averli in modo più rapidamente usabile. Se non riterranno che il gioco valga la candela, continueranno a fare come ora: immagino che l’idea della Wikimedia Foundation sia che ci sarà una pressione esterna (“guardate XXX! Con tutti i soldi che guadagna non vuole nemmeno spendere du’ spicci per l’accesso Enterprise a Wikipedia!”). La cosa ha senso: nessuno ci perde, visto che le informazioni saranno sempre disponibili e a noi comuni mortali i metodi attuali per ottenerle da Wikipedia sono sufficienti. Fin qui per le buone notizie.

E le notizie cattive? La prima l’ho accennata all’inizio. La comunità dei wikipediani non è per nulla convinta di questa svolta. Un paio di anni fa la Wikimedia Foundation chiese al movimento quali dovevano essere le priorità per Wikipedia nel prossimo decennio; la creazione di queste API rimase in fondo alla classifica. Perché allora è stata implementata praticamente per prima? Ufficialmente perché era l’unica proposta la cui preparazione dipendeva solo dalla WMF. È possibile che sia successo effettivamente questo, ma da un punto di vista politico non mi pare una grande idea. La seconda è che la manutenzione di questo nuovo sistema potrebbe distogliere risorse dal miglioramento di altre caratteristiche tecniche di Wikipedia che sarebbero più comode per chi le voci le crea e mantiene in ordine. Questo non dovrebbe capitare, di per sé: ma cosa succederà se ci si accorgesse che certe scelte implementative rendono più complicato gestire Wikipedia Enterprise?

Ad ogni modo, nel breve termine noi utenti non vedremo nulla di diverso dal solito: inutile insomma fasciarsi subito la testa!

Stasera parlo io

03:04, Thursday, 18 2021 February UTC

live show
Intorno alle 18:30 (sono il secondo ospite) parlerò di Wikipedia e Wikimedia Italia al https://www.mariomoroni.it/liveshow. La chiacchierata dovrebbe essere di taglio più tecnico rispetto al solito, ma vi confesso che non so assolutamente che cosa mi chiederanno…

Chi volesse vedermi può scegliere tra YouTube, Facebook oppure LinkedIn.

Le mille insidie del copyright

11:32, Tuesday, 09 2021 February UTC

Conoscete la rivista La difesa della razza? È stata pubblicata tra il 1938 e il 1943, e come potete capire dal nome nasceva come braccio militante della campagna fascista contro gli ebrei (e le altre razze inferiori, dai negri agli zingari). Gli articoli della rivista erano spesso scritti da giovani letterati che poi hanno fatto carriera: Giorgio Almirante dovreste ricordarvelo in tanti, ma per esempio ho trovato un articolo di Vincenzo Buonassisi che almeno quelli della mia età conoscevano come critico gastronomico televisivo.

Secondo la legge sul diritto d’autore, la rivista è nel pubblico dominio, essendo passati 70 anni dalla sua pubblicazione. E in effetti potete scaricarla in vari posti, dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea a Wikimedia Commons. Fin qua sembrerebbe tutto chiaro. Però volevamo prendere la rivista e trascriverla su Wikisource: almeno per quanto mi riguarda è un documento molto importante e sarebbe utile averlo in un formato che permetta di copincollare il testo. Bene, la cosa non si può fare.

Come mai? Semplice (si fa per dire). Una rivista è definita come “opera collettiva”, il che significa che gli autori mantengono i loro diritti sui loro articoli, e questi diritti restano fino a settant’anni dopo la loro morte. Pertanto la rivsta come un tutto è disponibile, ma i singoli articoli no. Ma per come è fatta Wikisource, le singole pagine della rivista corrispondono a un file separato, e quindi si entra nel campo delle opere singole. Favoloso, vero?

Quando il deadname non era ancora morto

09:13, Monday, 25 2021 January UTC

Come probabilmente sapete, Caitlyn_Jenner nacque col nome Bruce Jenner, e con quel nome vinse la medaglia d’oro nel decathlon nelle olimpiadi di Montréal. La pagina di Wikipedia è per l’appunto con il nome Caiytlin (se uno digita “Bruce” viene rimandato alla voce con il nome femminile); quando finalmente sono state disponibili foto post-transizione con licenza libera esse sono state aggiunte; la voce usa generalmente il femminile per riferirsi a Jenner, e fin qua direi che è tutto ok.

Però la frase nell’incipit è “In carriera, prima della transizione, fu campione olimpico del decathlon ai Giochi di Montréal 1976, nonché detentore del record mondiale della specialità dall’agosto 1975 al maggio 1980.” Regolarmente qualcuno mette quella frase al femminile, e io regolarmente la rimetto al maschile. Perché? Perché in quegli anni non aveva ancora affermato pubblicamente di essere transgender, e perché scrivere “campionessa olimpica” e “detentrice del record mondiale” genererebbero equivoci. Certo, si potrebbe scrivere “campionessa olimpica del decathlon maschile” e “detentrice del record mondiale maschile”, ma io ritengo che siano frasi così arzigogolate da peggiorare comunque la situazione.

(Lo so, mi piglierò una bordata di insulti per questo post. Amen.)

Quei vigliacchi di Wikipedia

03:04, Tuesday, 19 2021 January UTC


Occhei, il post è di più di un anno fa ma l’ho scoperto solo in questi giorni. La pagina Facebook in questione ha questa descrizione:

«Questa pagina ha lo scopo di migliorare la qualità di Wikipedia attraverso la segnalazione di notizie inesatte, di notizie non riportate, di notizie riportate in maniera non corretta. Non saranno accettati post che trattano di altri argomenti.»

Come vedete, però, dopo alcuni mesi l’anonimo creatore della pagina ha pensato di non segnalare più, perché «questi buffoni da quattro soldi, essendo anche vigliacchi, usavano le mie informazioni per correggere e migliorare le pagine!» Premesso che non ho idea se le pagine in questione siano state corrette a causa delle sue segnalazioni o semplicemente perché qualcuno si è accorto autonomamente degli errori, credo che sia la prima volta che mi capiti di vedere qualcuno che si lamenta perché gli errori sono stati corretti. Ma non preoccupatevi! Il post continua così:

«Sto raccogliendo tutte le “le carenze” in una pubblicazione che renderà note, tutte insieme, lacune e bugie.
Ovviamente l’azione legale va avanti perchè anche se cancellano e correggono, tutto rimane nella cronologia.»

Dopo più di un anno non si è visto ancora nulla: probabilmente il raccogliente è vittima dell’effetto Tristram Shandy, e ci mette due giorni a recuperare tutti gli errori inseriti in una singola giornata…

Non si può vincere contro gli impaginatori!

10:45, Friday, 15 2021 January UTC


Stamattina Il Sole-24 Ore pubblica un articolo di Riccardo Oldani per i vent’anni di Wikipedia, con intervista alla presidente di Wikimedia Italia Iolanda Pensa. L’articolo termina con questo capoverso:

È dunque il caso di festeggiare per i 20 anni di Wikipedia. Chiunque volesse farlo, il 15 gennaio o nei giorni successivi, può anche regalare un contenuto a licenza libera, per esempio caricando una foto, inserendo una nuova voce o modificandone una esistente.
Lo fa anche Il Sole 24 Ore: questo articolo è rilasciato con la licenza libera Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0. Buon compleanno Wikipedia!

e come wikipediani ringraziamo per il regalo. Però evidentemente gli impaginatori non erano della stessa idea, visto che come usuale l’articolo termina con Riproduzione riservata © come da articolo 65 della legge 633/41… Non preoccupatevi, però. È assolutamente legale che un’opera intellettuale abbia più di una licenza: in questo caso ogni utilizzatore può scegliere quella che preferisce. Perfino quando si scrive su Wikipedia si pubblica con più di una licenza: infatti, «Pubblicando, accetti le condizioni d’uso comprensive della informativa sulla riservatezza e accetti irrevocabilmente di pubblicare il tuo contributo sotto le licenze CC BY-SA 3.0 e GFDL.» È vero che in genere la doppia licenza serve solo per casi particolari, ma in questo caso appare chiaro che tutti coloro che riprendono quell’articolo lo faranno con CC-BY-SA 4.0. Resta però l’immagine buffa…

Vent’anni di Wikipedia

03:04, Friday, 15 2021 January UTC

Il 15 gennaio 2001 entrò in rete il sito www.wikipedia.com (no, il nome del dominio non è un errore). Dopo vent’anni siamo ancora qui, nonostante già nel 2013 ci fossero uccelli del malaugurio. Perché funziona ancora? Mah, la storia è lunga e secondo me le risposte possono essere tante. Quello che vorrei far notare è che anche se a prima vista negli ultimi dieci anni l’aspetto dell’enciclopedia è rimasto lo stesso ci sono state molte migliorie dietro le quinte. Finalmente anche il mondo accademico ha generalmente superato la fase “Non usatela, perché è il MALE!” per arrivare a “Usatela pure, ma solo come punto di partenza” che mi pare molto più aderente alla realtà. Merito loro ad aver cambiato idea, ma probabilmente anche merito nostro che abbiamo cominciato a lavorare sul serio, cercando di inserire sempre le fonti usate per i testi e dando quindi la possibilità di permettere agli interessati di leggere altrove le informazioni. Pensateci un attimo: tutti i social network cercano di trattenerti per quanto possibile al loro interno, mentre Wikipedia fa di tutto per farti andare altrove! (Non che la cosa funzioni così tanto: io almeno mi trovo sempre impelagato a leggere voce dopo voce).

Se volete un resoconto (in inglese…) a più voci della storia di Wikipedia in questo ventennio potete andare su Medium: se volete sentire la mia brutta voce potete provare verso le 15:10 su InBlu2000 e forse anche intorno alle 21:30 su Radio Popolare.

C’è Wikipedia e Wikipedia

13:04, Tuesday, 10 2020 November UTC

Ieri mattina sul Bar di Wikipedia – il posto dove si possono fare discussioni generali sull’enciclopedia – un utente anonimo ha scritto questo:

Non ho inserito apposta la notizia del vaccino del covid, annunciato dalla Pfizer già da più di 2 ore, per realizzare sotto quale sasso vivono gli utenti di it.wikidpedia. La versione inglese ha già aggiornato, si vede che là ogni tanto escono da sotto il sasso

Con buona probabilità il tipo in questione è un troll, considerando i suoi ulteriori commenti “Come ho detto, vivete sotto un sasso. Fonte terza cartacea? [nota: io avevo commentato parlando di “fonti terze”, non certo cartacee] Come nel 1.800? Manco accendete la TV, figurarsi le news finanziarie, sarebbe troppo. Wikinotizie? Piuttosto lo metto su un blog a caso, che ha gli stessi visitatori” e “Nel mentre è stato aggiunto….giustamente, e da un IP anonimo, mentre i wikipediani esperti chissà quale voce del 1.800 stanno ampliando, che leggeranno solo loro…attenzione che sotto i sassi fa umido”. Ma questo non è poi così importante, considerato che quelle frasi possono essere pensate da tanta altra gente che non ha ben chiaro come dovrebbero funzionare le cose. (Occhei, è probabilmente vero che pubblicando qui ho più o meno gli stessi ascoltatori che se scrivessi su Wikinotizie, ma quella è un’altra storia). Provo quindi a spiegare ancora una volta ai miei ventun lettori come dovebbero funzionare le cose.

Una notizia come quella del vaccino viene da noi bollata come recentismo: qualcosa di cui non si sa ancora quanto sia effettivamente importante nel lungo periodo. Ma come, direte voi, un vaccino per il Covid non è una notizia importante? Sì, quando effettivamente avrà l’ok delle autorità sanitarie lo sarà. Peccato che in questo momento il vaccino non ci sia: dopo i titoloni vari e il boom in borsa, si è scoperto che Pfizer si era “casualmente” dimenticata di aggiungere che il suo vaccino è ancora in corso di sperimentazione, e i risultati pubblicati erano preliminari. Insomma, non esattamente una notizia per cui non avere aggiornata la voce Pfizer dopo due (2) ore dall’annuncio fa cascare il mondo: nulla di troppo diverso da tutti i vaccini Covid fatti in Russia. Scrivere “informazioni” come quelle serve giusto come cassa di risonanza ai comunicati stampa aziendali. Non serve per nulla a chi sta cercando una notizia, visto che – come scrivevo qualche giorno fa – Wikipedia non è internet, e la notizia era presente più o meno ovunque. Ricapitolando: correre dietro i comunicati stampa serve solo a distogliere l’attenzione dal resto, e porta il rischio di scrivere falsità. Falsità che poi si possono correggere, certo: ma non si fa più in fretta a non scriverle direttamente?

Ultimo punto. Wikipedia in lingua inglese ha fatto una scelta diversa? È un loro diritto. Ogni edizione linguistica ha la sua comunità e fa delle scelte. Su en.wiki c’è una quantità di roba a mio parere assolutamente inutile; ce n’è parecchia anche su it.wiki, ma lì si va a ordini di grandezza superiore. Lo spazio disco costa poco, ma questo non significa che bisogna infilare di tutto: più roba c’è, tra l’altro, più è difficile controllarla. Io ritengo che le scelte di Wikipedia in lingua italiana siano migliori di quelle dell’edizione inglese: voi fate pure come volete :-)

Wikipedia non è l’Internet

03:04, Friday, 06 2020 November UTC

Ieri sono stato evocato su Twitter, in qualità di ideologio wikipediano, a proposito dei contenuti di questo podcast di Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro). Il mio giudizio tl;dr è stato quello del titolo di questo post: “Wikipedia != Internet”. Ma visto che sono in disaccordo con praticamente tutto quanto detto nel podcast, tanto vale che metta giù qui gli appunti che mi sono preso mentre ascoltavo il podcast, in modo da permettere a chi è interessato di sentire l’altra campana.

Cominciamo subito con il caso che ha fatto partire il tutto: nelle elezioni americane di martedì scorso, una delle polemiche secondarie è stato il caso di Theresa Greenfield, candidata al Senato in Iowa che però non aveva una voce su Wikipedia (in inglese) fino a metà ottobre. La voce relativa a Greenfield veniva sempre cancellata, dando come motivo il fatto che la candidata in questione non fosse sufficientemente rilevante; d’altro canto la sua avversaria, essendo la senatrice in carica, aveva ipso facto una voce nell’enciclopedia. DuFer si scaglia contro la mancanza, affermando che è un segno dei bias di Wikipedia. Io faccio notare che è un po’ difficile parlare di bias rispetto a una decisione che sarà stata presa dieci anni fa, e che dunque – giusta o sbagliata che sia – non ha nulla a che fare con il caso specifico ma rispecchia un criterio generale. Il criterio tra l’altro c’è anche in Wikipedia in lingua italiana. Durante le elezioni 2016 a sindaco, Virginia Raggi e Chiara Appendino non hanno avuto una voce su di loro finché non sono diventate sindache di Roma e Torino. (Stefano Parisi ce l’aveva, ma perché era ritenuto rilevante per altre ragioni, come del resto Beppe Sala). Le comunità di Wikipedia in italiano e in inglese hanno ritenuto che essere semplicemente candidati non basta: è una decisione sicuramente “politica” che in futuro potrebbe essere rovesciata, ma è assolutamente neutra, nel senso che non nasce per fermare una certa parte politica.

A proposito di neutralità: no, non è la varietà delle fonti, come raccontato nel podcast. Il concetto è più complicato: le fonti non devono essere semplicemente varie ma avere un peso più o meno proporzionale a quanto la conoscenza comune afferma. Banalmente, non è che nella voce “Figura della Terra” occorre che i terrapiattisti abbiano lo stesso risalto di chi ritiene che la terra sia più o meno sferica; viene giusto lasciato un collegamento alla voce Terra piatta. Questo è stato un punto fermo sin da quando Wikipedia si è trasformata in un’enciclopedia… perché Wikipedia non è nata come enciclopedia! Se non lo sapete, il 15 gennaio del 2001 venne creato il sito wikipedia.com (!) per raccogliere informazioni che poi sarebbero state vagliate ed eventualmente usate da una redazione (!!) per compilare una “vera” enciclopedia, Nupedia. La storia è poi girata in maniera completamente diversa: Nupedia è morta senza lasciare traccia e Wikipedia ha preso il suo posto come enciclopedia. E quello (parliamo del 2003… è stato il momento in cui Wikipedia si è necessariamente “burocratizzata”, seguendo la terminologia di DuFer. La cosa era necessaria per l’ottima ragione che non può né vuole essere orizzontale, ma vuole categorizzare la conoscenza: in modo non definito dall’alto e sicuramente imperfetto, ma facendo comunque delle scelte.

D’altra parte tutti i ragionamenti di DuFer partono da un punto di vista errato: esattamente come Facebook non è Internet, Wikipedia non è Internet. Wikipedia è un sito. Tra l’altro, non è un sito di informazione; il fatto che la gente si informi su Wikipedia è un problema innanzitutto per la gente ma anche per Wikipedia che si trova tirata per la giacchetta e intimata ad aggiungere “informazioni” (la biografia di Greenfield…) che possono essere tranquillamente trovate nel resto della rete. La storia che Wikipedia sarebbe dovuta essere qualcosa di diverso per l’informazione è semplicemente un falso: ha sempre voluto essere una raccolta meditata di informazioni, un utile punto di partenza ma non certo la Verità Rivelata.

Altro punto su cui sono in totale disaccordo è quello riguardante la disintermediazione. Per me è ovvio che la disintermediazione non esiste né può esistere, a meno che ci sia una nicchia così minuscola che chiunque può vedere tutto… Sì, DuFer ha ragione quando dice che all’inizio si era in pochi, si era elitisti, e quindi non c’era intermediazione. Io sono in rete da trentasei anni, ho ben presente quello di cui si parla. (Prima probabilmente non si poteva nemmeno parlare di elitismo quanto di sparuti gruppetti…) Ma non siamo più in quel mondo, nel bene o nel male. C’è troppo materiale per non avere un certo tipo di filtro. I podcast – per fare il suo esempio – sono ancora in numero forse trattabile se ci si limita a quelli in italiano, ma quelli in inglese stanno già ben oltre quella soglia. Lo stesso vale per Wikipedia: non può disintermediare, perché troppo grande. Non esiste un mondo perfetto in cui ci sia pura disintermediazione: avresti comunque l’intermediazione dell’algoritmo di ricerca – o dell’algoritmo di presentazione come in Facebook, o di un algoritmo che “ti presenta i contenuti che dovrebbero essere più rilevanti per la tua user experience”. D’altra parte, la “redazione di Wikipedia” da lui auspicata cosa sarebbe se non un’intermediazione?

Termino con due piccole note. Una in realtà non è una nota ma un appunto che mi sono preso e non riesco più a inserire nel contesto: verso la fine DuFer ha detto qualcosa per cui ho commentato “elitismo != gerarchizzazione” ma non mi ricordo assolutamente a quale proposito (e no, non mi rimetto ad ascoltare il podcast :-) ). La seconda è una bocciatura di nuovo totale del suo concetto per cui sarebbe necessaria una “responsabilità dei creatori dei contenuti”. No, il mondo non funziona così. Non puoi sperare che i creatori di contenuti siano tutti responsabili; per questo migliaia di persone passano il tempo su Wikipedia a fare “le operazioni burocratiche” che tanto poco gli piacciono perché tarpano la disintermediazione. Purtroppo bisogna anche fare i conti con la realtà.