Wikipedia è bloccata in Venezuela

11:04, Friday, 18 2019 January UTC

Mentre tutto il mondo ha celebrato in questi giorni il diciottesimo compleanno di Wikipedia, una triste notizia ci arriva dal Venezuela: dopo aver raccolto e verificato una serie di segnalazioni da parte degli utenti attivi sull’enciclopedia libera e dei volontari dell’associazione, il capitolo sudamericano Wikimedia Venezuela ha pubblicato un comunicato ufficiale segnalando come il fornitore di servizi Internet più importante del Venezuela, la compagnia statale CANTV, ha bloccato l’accesso a Wikipedia nelle sue varie edizioni linguistiche in tutto il Paese.
La notizia è stata confermata anche dall’osservatorio indipendente sulla libertà del web NetBlocks, che nel suo articolo uscito lo scorso sabato, 12 gennaio, riporta che il blocco è avvenuto dopo  un conflitto di modifiche sulla pagina di Juan Guaidó, recentemente eletto Presidente dell’Assemblea nazionale. Non vi sono tuttavia evidenze né dichiarazioni che dimostrino una connessione tra questi due eventi.
Nonostante le pagine dell’enciclopedia siano tornate parzialmente accessibili nella mattinata del 14 gennaio, l’accesso a Wikipedia è ad oggi ancora interdetto a oltre 30 milioni di persone in Venezuela, che sono così impossibilitate a consultare una delle principali fonti di informazione libera e gratuita in rete.
La situazione è simile a quella della Turchia, dove – nonostante i numerosi appelli alle autorità di Wikimedia Foundation e degli utenti attivi sull’enciclopedia – Wikipedia risulta ancora bloccata.
Mentre ancora mancano dichiarazioni ufficiali da parte delle autorità venezuelane in merito a questa vicenda, sosteniamo l’appello di Wikimedia Venezuela per una maggiore chiarezza e il tempestivo ripristino dell’accesso all’enciclopedia libera.

Nell’immagine: Il rapporto sul blocco di Wikipedia in Venezuela. Di NetBlocks.org, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Rilettori in gara per Wikisource: abbiamo i vincitori!

10:53, Wednesday, 16 2019 January UTC

Lo scorso 24 novembre Wikisource ha compiuto quindici anni. Forse ricorderete che per festeggiare il compleanno della grande biblioteca libera e collaborativa la comunità degli utenti attivi sull’edizione in lingua italiana aveva lanciato un concorso di rilettura.
Siete curiosi di scoprire chi sono stati i rilettori più zelanti quest’anno?
Tra i 70 utenti che hanno partecipato quest’anno alla competizione rileggendo ben 26 libri, conquista quest’anno la medaglia d’oro, e il primo dei tre buoni da spendere in librerie online messi in palio da Wikimedia Italia, l’utente Piaz1606, che ha totalizzato ben 632 punti rileggendo il numero più alto di pagine.
Al secondo e terzo posto le utenti Beatrice e Giaccai, sorteggiate tra tutti i partecipanti che hanno letto almeno una pagina tra quelle non rilette dal primo classificato, come indicato dal regolamento del concorso: un modo per incentivare i partecipanti a rileggere il più possibile, per aumentare le probabilità di vincita!
Dalla prima edizione del concorso, lanciata nel 2013, questo è l’anno in cui è stato riletto il numero maggiore di libri ma anche il numero più alto di pagine: ben 4937, di cui più di 4600 da Wikisource in lingua italiana, 191 in veneto e 94 da altre edizioni linguistiche.
Grazie al concorso, sono ora  presenti su Wikisource in digitale con testo a fronte completo e corretto al 100%  libri come Alcyone di D’Annunzio, Il paese del vento di Grazia Deledda e Il libro di mio figlio di Neera, ma anche Marechiaro, un’opera di Gaspare Di Majo scritta interamente in dialetto napoletano. Qui trovate la lista intera dei testi riletti, scelti dai partecipanti tra quelli selezionati quest’anno dalla comunità.
Ringraziamo la comunità di Wikisource in lingua italiana e tutti gli utenti che hanno preso parte a questa competizione a “colpi di pagina”, arricchendo la biblioteca libera con preziosi tesori della nostra letteratura.
Chi volesse già iniziare a riscaldare occhi e tastiera, può sin da subito iniziare a contribuire a Wikisource, allenandosi con la rilettura o pubblicando nuovi testi digitalizzati secondo le procedure individuate dalla comunità. E per chi vorrà partecipare alla prossima edizione del concorso, l’appuntamento è a novembre 2019 in occasione del sedicesimo compleanno di Wikisource!

Nell’immagine: La Biblioteca Nazionale norvegese, via Wikimedia Commons

Anno nuovo, opere nuove in pubblico dominio!

10:00, Wednesday, 16 2019 January UTC

Alla mezzanotte del 31 dicembre chi, come noi, ama la conoscenza libera non celebra solamente la conclusione dell’anno vecchio, ma anche la scadenza del copyright su numerose opere (testi, immagini, film, dischi) che entrano così nel pubblico dominio. Questo significa che chiunque può liberamente utilizzarle senza alcun vincolo economico né necessità di autorizzazione da parte degli autori: si tratta di contenuti perfetti per essere ospitati all’interno dei progetti Wikimedia.
Da questo punto di vista, il 2019 appena iniziato è un anno speciale: allo scoccare della mezzanotte è infatti terminata negli Stati Uniti d’America la proroga di 20 anni sul diritto d’autore delle opere registrate dopo il 1923, introdotta nel 1998 con il Copyright Term Extension Act, noto anche come Mickey Mouse Protection Act per il ruolo che la Disney giocò nell’introduzione di tale emendamento, con l’obiettivo di proteggere i diritti di uno dei primi cortometraggi di animazione in cui appare Topolino, ossia Steamboat Willie.
E così, finalmente, entrano quest’anno nel pubblico dominio negli Stati Uniti opere come Il profeta di Kahlil Gibran, La stanza di Jacob di Virginia Woolf e Aiuto, Poirot! di Agatha Christie, insieme ad altri lavori di importanti scrittori come Robert Frost, Edgar Rice Burroughs e Aldous Huxley o pietre miliari del cinema come I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille.
Ma non solo: sono tantissime anche le pubblicazioni accademiche che sono disponibili nel pubblico dominio: il nostro socio Federico Leva ne ha caricate più di 1 milione e mezzo in Internet Archive, tutte liberamente scaricabili e riutilizzabili.
E nel vecchio continente? In Unione europea il copyright vige per 70 anni dalla morte dell’autore o dell’autrice dell’opera: quest’anno entrano dunque nel pubblico dominio tutti i lavori di chi è deceduto nel 1948: a questo link ne trovate una ricca lista.
Avete voglia di aiutarci a mettere tutto questo prezioso patrimonio a disposizione di tutti sui progetti Wikimedia?
Ecco cosa potete fare:

  1. Caricare le versioni digitalizzate delle opere letterarie su Wikisource, la grande biblioteca libera. Molti dei testi che da quest’anno sono in pubblico dominio sono già disponibili su siti web autorevoli come Internet Archive o Progetto Gutenberg.
  2. Inserire citazioni tratte dai opere letterarie o saggi in pubblico dominio su Wikiquote.
  3. Caricare immagini (illustrazioni, opere d’arte, fotografie) o media prodotti da autori deceduti nel 1948 su Wikimedia Commons.

Buon lavoro, e che il vostro 2019 sia pieno di conoscenza libera!

Nell’immagine: Una scena del film “I dieci comandamenti” di Cecil B. DeMille, pellicola entrata nel pubblico dominio dal 1° gennaio 2019, via Wikimedia Commons

Wikipedia è maggiorenne!

03:04, Tuesday, 15 2019 January UTC

Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)

Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!

Festeggiamo insieme il compleanno di Wikipedia!

11:37, Wednesday, 09 2019 January UTC

L’enciclopedia libera che tutti conosciamo e utilizziamo quotidianamente diventa maggiorenne: nata il 15 gennaio 2001 nella sua versione in lingua inglese, Wikipedia festeggia quest’anno il suo diciottesimo compleanno.
Il progetto più noto tra quelli lanciati e ospitati sui server di Wikimedia Foundation – costantemente tra i primi sei siti web più visitati nel mondo – è davvero cresciuto: ad oggi, sono più di 290 le versioni linguistiche di Wikipedia e oltre 49 milioni le voci consultabili online (Fonte: List of Wikipedias, consultato il 09/01/2019) , tutte redatte dai volontari attivi sull’enciclopedia – e da chiunque voglia contribuire al progetto! – e liberamente riutilizzabili per ogni scopo grazie alla licenza CC BY-SA.
La versione in lingua italiana, grazie ai numerosi contributi di una comunità attiva e vivace, è estremamente ricca. Wikipedia in italiano è infatti ad oggi al nono posto a livello globale per numero di voci (dopo la Wikipedia in spagnolo e prima di quella in polacco) e mentre la versione in lingua inglese ha superato i 5 milioni, gli utenti italofoni si apprestano a raggiungere il traguardo del milione e mezzo di voci.
Martedì 15 gennaio i wikipediani di tutto il mondo si sono incontrati per festeggiare, brindando insieme e confrontandosi sul “magico mondo” che si è aperto a loro dopo aver premuto il tasto “modifica”.
Anche in Italia non sono mancate le celebrazioni! Due raduni si sono svolti a Milano, presso la sede di Wikimedia Italia, e a Roma con una italianissima pizza.

Nell’immagine: Torta di compleanno per Wikipedia. Di Elya (opera propria), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Lavora con noi! Cerchiamo un responsabile OpenStreetMap

14:43, Tuesday, 08 2019 January UTC

Vuoi fare parte del nostro team? Wikimedia Italia è alla ricerca di un/una responsabile OpenStreetMap.
OpenStreetMap è un progetto collaborativo per la raccolta di dati necessari per la creazione della mappa globale del mondo. Per molti aspetti il progetto è simile a Wikipedia ed è per questo che, dal 2016, Wikimedia Italia è anche il chapter ufficiale della OpenStreetMap Foundation.
In questo ruolo la nostra associazione sta cercando una persona che ci aiuti a far crescere il progetto in Italia e, per farlo, è necessario essere in costante contatto con la comunità, seguirla, capirla, espanderla, rispettarla e potenziarla nelle sue richieste e creare progetti finanziati.

Perché crediamo che questo lavoro ti piacerà:

  • avrai modo di contribuire ad un progetto che crea un bene comune
  • potrai rivestire un punto di unione fra gli attori del progetto e tutti gli interessati (in particolare istituzioni)
  • conoscerai appassionati del mondo della cartografia
  • creerai sinergie con la comunità italiana di OpenStreetMap
  • sarai in grado di coordinare un gruppo di volontari

Questa posizione sarà sicuramente tua se:

  • dimostri di avere avuto occasione di interagire con comunità che creano beni comuni
  • hai molto chiaro cosa è OpenStreetMap ed hai contributo
  • hai ottime capacità relazionali e sai trasformare il linguaggio tecnico in colloquiale e viceversa dialogando così fra comunità online ed istituzioni
  • sai definire “tecnologie GIS”, ti esalta usarle
  • sei in grado di contribuire a OpenStreetMap
  • sai automotivarti ed organizzarti con attenzione ai dettagli
  • ti stimola l’idea di riuscire a trovare i finanziamenti per vedere i progetti prendere forma
  • sei in grado di coordinare volontari e non in attività di divulgazione e/o di sviluppo tecnico
  • non hai grosse difficoltà ad esprimerti in inglese scritto e parlato

Se tutto ciò ti affascina, abbiamo bisogno di:

  • un tuo curriculum dove è scritto il tuo percorso fra studio, lavoro ed esperienze per cui dovremmo scegliere te
  • una nota dove ci spieghi cosa ti appassiona di questo lavoro
  • esempi di progetti di gestione della comunità in cui hai lavorato o partecipato in passato.
  • come ti troviamo sui social network
  • con quale nickname partecipi a OpenStreetMap e/o progetti Wikimedia

Tutto questo va inviato a lavoro@wikimedia.it con oggetto “Candidatura responsabile OpenStreetMap” entro lunedì 21 gennaio 2019.
Ti aspettiamo!

Nell’immagine: un workshop a State of the Map 2018 Milano, la conferenza internazionale del movimento OpenStreetMap. Di Francesco Giunta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il giorno del Pubblico Dominio

03:04, Monday, 31 2018 December UTC

Ugo mi ricorda di segnalarvi che domani sarà un gran giorno per la cultura libera: avremo infatti il Public Domain Day. In pratica, a furia di pensare al muro alto alto fino al soffitto da fare al confine con il Messico, il governo americano non si è accorto che per la prima volta dopo vent’anni ci sarà del materiale prodotto negli USA e sotto copyright che entrerà nel pubblico dominio.

La storia è lunga e interessante, potete leggerla su Wikipedia (e dove, sennò?) All’inizio del XIX secolo, gli USA non rispettavano affatto il copyright sulle opere britanniche, che venivano scopiazzate a piacere. Scrittori come Dickens fecero tournée in America anche per rafforzare il proprio diritto a ricevere i soldi per le loro opere. Poi col tempo le cose cambiarono e il copyright si allungò sempre più, fino al Sonny Bono Act del 1998 – noto anche come Mickey Mouse Act – che portò il copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore oppure a 95 anni nel caso di opere di “corporate autorship”. Il nomignolo della legge è dovuto al fatto che Disney ha fatto lobbying per salvare le opere di Topolino, che sarebbero state presto nel pubblico dominio. Per il momento mancano ancora cinque anni prima che Steamboat Willie, il primo corto con Topolino, entri nel pubblico dominio; non trattenete il respiro. (Che si possano creare storie con Topolino senza il permesso della Disney è improbabile, visto che il nome è un marchio registrato. Però sarebbe interessante scoprire cosa succederebbe con un’opera derivata).

Insomma, godiamoci per una volta una bella notizia e cerchiamo di non pensare al domani!

Il Centro Studi Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali ha inviato oggi una lettera aperta al Ministero dello Sviluppo Economico con la richiesta di garantire per il nostro Paese un corretto recepimento del regolamento europeo ePrivacy, volto a migliorare la protezione delle comunicazioni digitali.
L’appello, sottoscritto da più organizzazioni tra cui Wikimedia Italia, ha l’obiettivo di sensibilizzare il Governo su un tema molto importante per i cittadini europei ossia la tutela della riservatezza delle comunicazioni elettroniche – a completamento del GDPR, entrato in vigore lo scorso maggio, che tutela i dati personali.
Un tema particolarmente delicato che rientra nel campo d’azione di questo regolamento – molto importante sia per il Centro Studi Hermes che per la comunità Wikimedia – è la data retention, ossia la conservazione dei metadati di navigazione per scopi di polizia.
Come ha messo in evidenza la causa legale tra Wikimedia Foundation e NSA, ancora in corso negli Stati Uniti, regolare la data retention e tutelare la riservatezza delle comunicazioni elettroniche è essenziale perché siano garantiti ai cittadini diritti fondamentali, come la libertà di espressione. Questo è ancor più vero per chi utilizza software libero o i progetti collaborativi.
Su questo fronte in Italia, purtroppo, ci troviamo in una situazione drammatica: una legge ha introdotto la data retention indiscriminata dei dati telefonici e telematici per 6 anni, in contrasto con tutti i principi sottolineati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in Digital Rights Ireland (cause riunite C-293/12 e C-594/12) e Tele2 (cause riunite C-203 / 15 e C-698/15).
È in questo quadro che il regolamento europeo sulla ePrivacy diventa essenziale per la protezione delle moderne democrazie dalla sorveglianza di massa: per garantire che le leggi sulla privacy elettronica non siano utilizzate come scusa per la creazione di nuovi strumenti repressivi, i firmatari dell’appello di Hermes, tra cui Wikimedia Italia, richiedono un chiaro impegno perché la conservazione dei dati sia mirata e non generale e indiscriminata, cosa che è stata giudicata incostituzionale in diversi paesi europei e ribadita da due sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Facendo eco alle legittime richieste dei cittadini europei di proteggere la loro privacy online, chiediamo dunque al Governo italiano di aprire la strada verso una nuova era della privacy impegnandosi a concludere il dossier sul regolamento ePrivacy entro il 2019.

Nell’immagine: L’antica serratura di una cella in Messico. Di Tomascastelazo, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La Giuria internazionale ha scelto finalmente gli scatti vincitori di Wiki Loves Monuments 2018. Purtroppo, dopo le nostre vittorie degli ultimi due anni, nessun monumento italiano figura tra i primi quindici posti della classifica globale di quest’anno, ma siamo felici che altri Paesi siano stati inclusi per la prima volta e abbiano avuto l’opportunità di mostrare al mondo le bellezze del loro patrimonio culturale.
L’oro va quest’anno all’Iran con una fotografia realizzata da Alizera Akhlaghi in cui sono raffigurate le magnifiche volte della Moschea dello sceicco Lotfollah da un’inquadratura un po’ diversa dal solito. Il fotografo ha avuto tutto il tempo di pensare al suo scatto: entrato proprio al momento di chiusura della moschea, vi è rimasto ben due ore per cercare la giusta inquadratura. E i suoi sforzi sono stati ripagati con un meritato primo posto.
Mustafa Waad Saeed si aggiudica il secondo posto con uno scatto molto suggestivo di Petra, famoso sito archeologico in Giordania. Fotografo amatore, è riuscito a catturare un’immagine che la Giuria internazionale ha definito magica, perché dà la sensazione che l’umanità si connetta in modo quasi spirituale con il suo patrimonio culturale.
Forse non lo direste, ma la foto che ritrae la Cattedrale di Gloucester e che conquista il terzo posto è in realtà il risultato di 26 scatti magistralmente assemblati insieme!
L’autore è Christopher Cherrington, che per più di 50 anni si è dedicato alla fotografia analogica, passando al digitale solamente l’anno scorso. Ci sono voluti circa 75 minuti per la realizzazione di tutti gli scatti necessari alla realizzazione di questa magnifica panoramica, ma ne è decisamente valsa la pena!
Le foto vincitrici (a questo link potete ammirarle tutte!) sono state selezionate tra i 447 scatti premiati a livello locale dagli oltre 50 Paesi partecipanti all’edizione 2018 del concorso. Complessivamente, gli scatti raccolti quest’anno e condivisi con licenza libera su Wikimedia Commons – il grande database di immagini legato a Wikipedia – sono stati oltre 260.000, di cui più di 29.000 solo in Italia.
Gli scatti raccolti con Wiki Loves Monuments sono patrimonio di tutti perché riutilizzabili da chiunque per qualsiasi scopo, anche commerciale, e vengono usati dagli utenti di tutto il mondo per illustrare le voci di Wikipedia: non male come regalo di Natale!

Scopri qui tutti gli scatti vincitori di WLM 2018 a livello globale

Nell’immagine: La Moschea dello sceicco Lotfollah in Iran, primo premio WLM 2018 a livello globale. Di Alireza Akhlaghi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Un viaggio dietro le quinte di Wikipedia

09:14, Wednesday, 19 2018 December UTC

Si è da poco conclusa l’esperienza formativa sui progetti Wikimedia e OpenStreetMap del Liceo Scientifico, Classico e delle Scienze Umane “B. Cavalieri” di Verbania: un percorso di otto ore di formazione per gli studenti e cinque ore per i docenti con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi di funzionamento dell’enciclopedia libera e degli altri progetti collaborativi e dotarsi degli strumenti per iniziare a contribuire.
Le ragioni che hanno spinto l’Istituto ad ospitare questa iniziativa ce li ha spiegati la Prof.ssa Chiara Tosi, docente a Verbania e referente del progetto per il Team Digitale: “Wikipedia è conosciuta e utilizzata sia dagli studenti sia dai docenti per introduzioni e ricerche sui temi di studio o insegnamento. A fronte di una sostanziale fiducia in merito alla validità di quanto è scritto, di tanto in tanto emergono i dubbi sull’effettiva correttezza di quanto si legge e, in generale, sono davvero poche le persone davvero consapevoli di come funzioni questo strumento. Poiché per una scuola è fondamentale avere e fornire strumenti critici, abbiamo deciso di dare ai nostri alunni e professori l’opportunità di “guardare dietro le quinte” dei progetti collaborativi.”
E così è iniziato il viaggio dentro i wiki del “Cavalieri”, sotto la guida esperta di Dario Crespi, nostro socio e assiduo contributore dei progetti. “Dopo una introduzione teorica” – ci ha raccontato Dario – “Abbiamo subito iniziato a testare sul campo le nozioni apprese: non solo al computer con Wikipedia ma anche all’aperto, mappando su OpenStreetMap l’area nei dintorni della scuola tramite l’uso di FieldPapers”.
L’attività con OSM all’aperto è stata particolarmente apprezzata dagli studenti, che hanno potuto registrare con facilità sulla mappa libera elementi che ben conoscono e che caratterizzano il loro mondo quotidiano come, ad esempio, la segnaletica stradale, le panchine, gli alberi e i percorsi pedonali intorno alla scuola.
“Si tratta di un’ottima alternativa alle classiche lezioni frontali per insegnare agli alunni ad orientarsi e a descrivere con strumenti professionali il proprio territorio” – dice Dario – “La possibilità di partecipare allo sviluppo di un progetto grande come il mondo in modo semplice, a partire dal proprio quartiere, consente di sentirsi immediatamente gratificati.”
Una sensazione che anche i docenti hanno provato; come ci ha raccontato la Prof.ssa Tosi, mi ha colpito questa grande libertà per cui, sui progetti Wikimedia e OpenStreetMap, chiunque può agire in prima persona e fare la differenza anche con un contributo minimo, ma che diventa significativo insieme a quello degli altri.”
Questa consapevolezza spesso non arriva subito; come aggiunge Dario, “per alcune persone la cosa più difficile da comprendere è proprio la libertà di Wikipedia: se tutti possono modificare, come faccio a essere sicuro che le informazioni siano corrette? Fortunatamente l’uso delle fonti e il fatto stesso che chiunque possa intervenire anche per controllare e revisionare il lavoro degli altri consentono di arginare questo problema. A Verbania, molti docenti se ne sono accorti, anche con un po’ di meraviglia.”
Nel nuovo anno sono già previste sessioni di formazione per le altre classi della scuola a cura degli studenti e dei docenti che hanno seguito il corso: un modo per valorizzare ulteriormente questa esperienza, rendendola ancora più condivisa e collaborativa.
E come si chiede al termine di ogni viaggio, abbiamo chiesto a chi lo ha intrapreso se lo avrebbero consigliato anche ad altri istituti: inutile dire che la risposta è stata sì!

Nell’immagine: L’ottocentesco Imbarcadero Vecchio a Verbania-Intra, sul Lago Maggiore. Di G.dallorto, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Wiki Loves Monuments in tour: prossima tappa Piombino

10:50, Tuesday, 18 2018 December UTC

Il viaggio della mostra itinerante dei migliori scatti di Wiki Loves Monuments 2017 prosegue: dopo Milano, Genova e Potenza le fotografie premiate dalla Giuria nazionale, dai partner del concorso e dai coordinamenti regionali arrivano in Toscana.
Accoglierà gli scatti il Comune di Piombino, che attraverso il suo Assessorato alla Cultura è stato tra i più attivi sostenitori dell’edizione 2018 della competizione, con tanti splendidi monumenti liberati – tra cui il Rivellino, Piazza Bovio e Punta Falcone – e ottimi piazzamenti sia nella classifica del concorso locale Wiki Loves Toscana che nella classifica nazionale, dove lo scatto di Roberto Baroni (Costaetrusca) ha conquistato il quarto posto.
Le fotografie vincitrici di WLM 2017 saranno esposte insieme a una selezione dei migliori scatti raccolti a Piombino presso Palazzo Appiani in Piazza Bovio, che ospiterà sabato 22 dicembre alle ore 16 un evento pubblico di premiazione per i fotografi migliori della città, organizzata dall’amministrazione comunale  in collaborazione con il Fotoclub Il Rivellino e con il supporto dei nostri volontari attivi a livello locale.
A chi vuole prepararsi al Natale con una buona dose di bellezza, consigliamo di fare una passeggiata nella splendida Piazza Bovio con una sosta a Palazzo Appiani, dove si potrà visitare gratuitamente la mostra venerdì 21 e sabato 22 dicembre dalle ore 16 alle 19 e domenica 23 dicembre dalle 17 alle 19.
Piombino vi aspetta!

Nell’immagine: lo scatto di Roberto Baroni, quarto posto a livello nazionale e sesto posto regionale, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le bellezze dell’Alto Adige a 360° su Wikimedia Commons

11:30, Thursday, 13 2018 December UTC

L’Alto Adige custodisce un patrimonio naturalistico unico, caratterizzato da una straordinaria varietà di paesaggi: dalle ampie vallate alle maestose vette delle Dolomiti, dichiarate patrimonio mondiale dall’UNESCO. Uno scenario idilliaco che è ora possibile godersi a pieno anche online. Come? Grazie alle 608 immagini a 360° rese disponibili dalla Provincia autonoma di Bolzano e caricate con licenza libera su Wikimedia Commons, il grande archivio di file multimediali connesso a Wikipedia.
Gli scatti, che raffigurano paesaggi mozzafiato del territorio altoatesino in inquadrature a 360° ad alta risoluzione, sono state realizzati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano nel quadro del progetto Südtirol 3D, coordinato da IDM Alto Adige e realizzato con il supporto di diverse realtà pubbliche e private del territorio altoatesino tra cui 3D Pixel e Spherea3D.
Con l’obiettivo di dare la massima visibilità alle fotografie e renderle accessibili al maggior numero di persone, IDM Alto Adige si è rivolta ai volontari attivi su Wikimedia Commons, che insieme all’associazione InFormAzioni hanno coordinato il caricamento e la categorizzazione delle immagini sul database libero di file multimediali.
Tutti gli scatti –  corredati da un’appropriata descrizione in inglese, italiano e tedesco – sono stati pubblicati con con licenze libere che ne permettono ogni riutilizzo, compresi quelli commerciali e sono visualizzabili in 3D sulla piattaforma con il comando “Visualizza l’immagine panoramica a 360°“ (in basso sotto a ogni foto), creato appositamente dai volontari del movimento Wikimedia.
Chiunque potrà dunque immergersi nelle bellezze dell’Alto Adige grazie a queste magnifiche foto, che potranno essere utilizzate anche per arricchire e illustrare le voci delle diverse edizioni linguistiche di Wikipedia, mostrando agli utenti lo splendore delle valli e dei picchi innevati che caratterizzano questa parte d’Italia.
Ci auguriamo che questa sia la prima di tante esperienze virtuose di collaborazione tra la pubblica amministrazione e la comunità wikimediana per la valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico del territorio: le nostre bellezze meritano di essere raccontate, fotografate e condivise sui progetti Wikimedia, perché tutto il mondo possa conoscerle!

Nell’immagine: Immagine panoramica aerea a 360° di Sella Ronda. Di Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano e Spherea3D, CC0, attraverso Wikimedia Commons

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Belle cose

02:04, Monday, 22 2018 October UTC

Mercoledì scorso i quotidiani locali veneti, a partire dall’Arena, hanno scritto che “il sindaco di Terrazzo [un comune del veronese] era il serial killer Gianfranco Stevanin”. Il tutto perché “Google dice che lo dice Wikipedia”. Come l’ho saputo? Perché un giornalista del Corriere del Veneto ci ha scritto chiedendo maggiori informazioni, visto che sulla pagina di Wikipedia non c’era traccia del nome. Io gli ho risposto spiegandogli cosa è probabilmente successo: a metà luglio qualche buontempone aveva cambiato il nome, il primo settembre era stato rimesso a posto, ma nel frattempo i crawler di Google erano passati e avevano preso il nome sbagliato. Il giorno dopo il Corriere del Veneto riporta i fatti con la mia spiegazione.

Tutto questo sarebbe assolutamente normale nel mondo anglosassone, ma mi lascia (favorevolmente!) stupito qui da noi. Grazie ad Alessio Corazza (che mi aveva scritto per chiedere informazioni) e a Matteo Sorio (che ha firmato l’articolo) per ricordarci come dovrebbe funzionare il giornalismo!

archive.org ha “aggiustato” Wikipedia!

02:04, Wednesday, 03 2018 October UTC

Sapete tutti che archive.org, tra le tante sue iniziative, raccoglie le pagine web per salvarle in modo che non si perdano come lacrime nella pioggia quando un sito viene chiuso (oppure, per i cattivi dentro come me, per verificare cosa dicevano inizialmente…)

Ordunque, lunedì gli amici di archive.org hanno annunciato di avere completato un loro meritorio progetto. Hanno scorso le voci delle 22 edizioni linguistiche di Wikipedia più importanti (tra cui quella in italiano), selezionato i link che non funzionavano più, verificato se la pagina corrispondente era salvata da loro e nel caso sostituire il link rotto con quello funzionante. Ora, è vero che i BOFH in ufficio da me impediscono di accedere ad archive.org, ma questo è un mio problema. Immaginate però quanta roba è tornata a essere disponibile – sono stati modificati nove milioni di collegamenti – e gioite con me 🙂

Fonti errate in Wikipedia

02:04, Thursday, 16 2018 August UTC

Nonostante nel sito di Wikimedia Italia sia scritto chiaramente che noi non gestiamo Wikipedia in italiano ma ci limitiamo a promuoverla, mi capita sin troppo di frequente che qualcuno mi scriva per chiedermi o più spesso intimarmi di fare qualcosa a riguardo di una o dell’altra voce dell’enciclopedia. Essendo io troppo buono, non uso di solito una risposta precotta ma aggiungo qualcosa di specifico relativo a quella voce, tipo dove si può scrivere per ottenere aiuto da qualcuno più esperto: le mie possono essere spiegazioni generali, ma ogni sottocomunità ha le sue regole e conviene studiarle un po’ se si vogliono fare modifiche sostanziali. (No, non è prevaricazione, ma un tentativo di mantenere un minimo di omogeneità).

La scorsa settimana mi è capitato che una persona si lamentasse per il testo della voce su una sciagura di qualche anno fa, dicendo che quanto scritto era spesso errato, e di eliminare quella pagina (vabbè…). Ho dato una rapida occhiata alla voce, e a prima vista sembrava completa e ricca di citazioni alle fonti primarie, perlopiù articoli di quotidiani nazionali e locali nei giorni immediatamente successivi all’avvenimento. L’ipotesi che io posso fare, da ignorante nel senso letterale del termine, è che i giornali abbiano correttamente riportato le prime notizie frammentarie arrivate loro, ma che la successiva inchiesta abbia poi rilevato che le cause reali erano diverse. Ho quindi spiegato al mio interlocutore che probabilmente la cosa migliore era indicare nella pagina di discussione la nuova fonte più accurata (come link oppure con tutti i dati che permettano di trovarla fuori dalla rete) e chiedere che si rimetta a posto la voce con i nuovi dati, ma lasciando le vecchie informazioni, pur modificate scrivendo per esempio “inizialmente si pensava…”. Come mai?

La spiegazione è un po’ lunga, anche se non realmente complicata. Comincio con lo svelare un segreto di Pulcinella: la comunità di Wikipedia (in italiano, ma penso che la cosa valga anche per altre lingue) è spesso divisa su cosa si può inserire nell’enciclopedia e cosa no. La divisione non è netta, e dipende spesso dalle categorie di voci: in questo caso specifico è sugli avvenimenti di cronaca. Io per esempio ritengo che non se ne dovrebbe parlare su Wikipedia ma scegliere un altro progetto, in questo caso Wikinews, per due ragioni specifiche. La prima è che non si sa se quello che oggi appare importante lo sarà ancora tra qualche anno: in gergo wikipediano si parla di recentismo. La seconda è che trattare un fatto di cronaca come voce enciclopedica fa correre il rischio di dire cose errate, come potrebbe essere avvenuto nel caso in questione, e quindi dare informazioni erronee a chi finisce su Wikipedia fidandosi di essa (cosa che non bisognerebbe mai fare, d’accordo, ma che tanto si fa sempre).

Perché allora non limitarsi a cancellare le informazioni erronee, magari dopo avere aggiunto quelle più aggiornate e corrette? Di nuovo, le ragioni sono due. La prima è che si rischia che qualcuno in perfetta buona fede le riaggiunga, pensando che la cancellazione sia stata fatta per errore o per volontà vandalica. Tra l’altro, per come funzionano i quotidiani, una ricerca fatta oggi troverà come prime fonti gli articoli immediatamente successivi alla sciagura, perché quelli con le risultanze delle indagini tipicamente saranno finiti nelle pagine interne non essendo più “breaking news”. Ma più importante è il fatto che anche un’informazione falsa, se specificata correttamente e indicata chiaramente come erronea, può essere enciclopedica! Prendiamo un esempio quintessenziale, la strage di piazza Fontana. Se andate in emeroteca e cercate i giornali dell’epoca, troverete titoli a nove colonne “Pietro Valpreda è l’autore della strage”. Sappiamo da decenni che ciò non è vero (lo sapete, nevvero?). Però il depistaggio in questione fa parte della storiam e quindi una voce sulla strage non sarebbe completa se non si raccontasse anche della storia di Valpreda. Certo, non si scriverà mai che il ballerino anarchico fu un colpevole; ma si scriverà che è stato ritenuto colpevole. Per la cronaca, ho controllato: in effetti c’è scritto che il Corriere della Sera pubblicò un articolo intitolato “Catturato il mostro”.

Il tutto sembra complicato? Forse un po’ lo è. Ma quello che conta è che il lettore distratto – e ce ne sono tanti, troppi – possa capire al volo cosa è successo, mentre quello più attento abbia a disposizione tutta la cronistoria.

Direttiva europea sul copyright: fatti e opinioni

19:12, Tuesday, 10 2018 July UTC

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

maoisti forse, seguaci di Di Maio no

15:21, Tuesday, 03 2018 July UTC

Quando uno tra i tanti giornalisti che oggi mi ha telefonato per avere informazioni sull’oscuramento di Wikipedia mi ha detto che c’era chi ci considerava grillini sono caduto dal pero. Poi ho scoperto questo articolo del Foglio (o almeno le prime righe che si possono leggere prima del paywall).

Tanto per essere chiari: Di Maio ha detto di essere contro la link tax, anche se non penso che un qualsivoglia governo potrà andare contro la direttiva quando verrà approvata. Perché l’ha fatto? Non lo so. Tra i contributori a Wikipedia ci sono pentastellati? Immagino di sì, e anche parecchi, non foss’altro che per banali ragioni statistiche. Essere a favore della direttiva così com’è un loro diritto: in fin dei conti il gruppo liberale ALDE la approva, anche se a me pare strano. Ma pensare che Wikipedia assecondi Di Maio (o qualunque altro politico, se per questo) mi sembra davvero incredibie.

D’altra parte potrei sbagliarmi, ma non credo proprio che al Foglio abbiano cercato qualcuno non dico di Wikimedia Italia ma di quelli che hanno discusso sulla possibilità di oscuramento. Non ha quindi molto senso entrare nel merito del loro testo, no?

Perché Wikipedia in italiano è oscurata

08:38, Tuesday, 03 2018 July UTC

da https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpgStavolta mi è andata meglio di sette anni fa, quando ho scoperto che Wikipedia in italiano era oscurata perché mi avevano telefonato dal Corriere. Ieri notte un’anima pia mi ha messaggiato dicendo che in mezz’ora sarebbe scattato l’oscuramento.

Ricordo solo alcune cose che avevo già raccontato. La direttiva è sul “Copyright in the Single Digital Market”, copyright nel mercato unico digitale. Il copyright nacque per tutelare chi creava qualcosa di nuovo; ora invece aggiunge paletti a favore dei “vecchi” attori abbarbicati a un modello che non funziona più.

Per dare un esempio positivo, pensate a cosa ha fatto Repubblica. I lanci fondamentali sono ad accesso libero, la parte di approfondimento è invece stata inserita in una sezione a pagamento – Rep: – di cui si possono leggere solo le prime righe. Gli aficionados del “tutto e gratis” mugugnano, ma è giusto che il lavoro venga rimunerato. Torniamo ora alla link tax. Se il tuo articolo di giornale è una semplice rimescolatura del lancio Ansa, e quindi bastano le prime quattro righe per sapere di che parli e nessuno clicca da Google News sulla tua pagina, perché vuoi che Google ti paghi per la rimescolatura? Se invece i lettori sanno che andando avanti troveranno cose utili, ci cliccheranno eccome. Ovviamente mettere tutto l’articolo nel proprio sito è violazione di copyright già adesso, come è giusto: qui si va a toccare il diritto di cronaca. Il controllo preventivo e automatico degli upload è poi infattibile a livello di testi, non foss’altro che perché occorrerebbe avere da qualche parte una copia digitale di tutti i testi accessibile da tutti i siti, con tutti i problemi del caso. Paradossalmente il caso di YouTube e della sua tecnologia per riconoscere i video è l’esempio di quanta potenza di fuoco ci vuole; in pratica si vuole far sì che solo chi ha tanti soldi possa pubblicare materiale. Di nuovo, eliminare a posteriori i contenuti sotto copyright è cosa buona e giusta, ma non mi pare che sia tanto implementata a giudicare dagli alert che mi arrivano tutte le settimane con i nomi di siti dove scaricare i miei libri. Probabilmente Wikipedia potrebbe essere esentata da tutto questo, almeno per il momento: ma noi vogliamo la libertà per tutti, non delle esenzioni ad personam.

Un’ultima cosa: la discussione è partita da venerdì (la si può leggere) e non è insomma un ukase.

“La generazione Wikipedia”

10:28, Tuesday, 29 2018 May UTC

Una decina di giorni fa (non ho il tempo di vedere tutto) LInkiesta ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante “La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti”. Cosa c’entra Wikipedia? Sono stati trovati nuovi errori all’interno dell’enciclopedia? Si è scoperto che qualcuno inserisce subdolamente modifiche formalmente ineccepibili ma che tutte insieme portano al disacculturamento delle persone? Macché. Le citazioni di Wikipedia sono due: nell’occhiello c’è scritto «Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici», testo ripreso – anche in un box – con «Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica.»

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare con molta pazienza cosa accomunerebbe i social e Wikipedia, se non il fatto che chiunque può scriverci su. D’altra parte, e l’abbiamo anche scritto in Scimmie digitali, avere le informazioni non serve a nulla se non ci si arrabatta per ottenere conoscenza. Su questo, che Wikipedia esista oppure no è irrilevante, perché le informazioni sono comunque presenti in rete. Solo che vuoi mettere sparare il nome a caratteri cubitali?

Il grande giornalismo d’inchiesta

07:42, Tuesday, 08 2018 May UTC

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

Io e la matematica

11:29, Tuesday, 09 2018 January UTC

È vero che non sono un esempio da seguire, ma…

immagine di Fir0002, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mathematics_concept_collage.jpg

Il Carnevale della matematica di gennaio sarà tenuto da Math is in the Air, e il suo tema è “io e la matematica”. Come gli affezionati compulsatori dei Carnevali sanno, il tema è tutto fuorché obbligatorio, e io sono noto per non seguirlo mai; ma stavolta ho pensato che avrei potuto raccontare del mio approccio alla matematica. Sono il primo a riconoscere che esso non è generalmente consigliabile a chiunque; però credo che tra le righe del mio esempio personale si possa scoprire qualcosa valido per tutti.

Reuben Hersh e Philip Davis affermano che il matematico tipico è platonista durante la settimana e formalista nei weekend. Non so se sia vero, e comunque loro lo dicono perché non sono né l’uno né l’altro; però sicuramente io sono nato come un formalista, vale a dire qualcuno che non dà alcuna importanza alla verità o meno della matematica, fintantoché i conti formali tornano. Ancora prima di andare a scuola mi divertivo a fare addizioni e sottrazioni di numeri di sette-otto cifre, semplicemente perché mi piaceva vedere che la struttura dell’operazione funzionava come un meccanismo ad orologeria. A sette anni mio zio mi insegnò a usare le tavole dei logaritmi, di cui naturalmente non mi facevo nulla; ma restavo incantato a vedere come le differenze tra le mantisse si riducessero in modo regolare-ma-non-troppo. Alle medie prendevo un foglio a quadretti e compilavo tavole pitagoriche fino a 35x35: il limite era scelto semplicemente perché scrivevo sì minutamente, ma lo spazio totale era quel che era. Diciamocelo: tutta quella non era matematica né io ero un enfant prodige. I numeri e le loro regolarità erano comunque nel mio DNA, e non è stato un caso che quando nella seconda metà degli anni ’70 uscirono le prime calcolatrici programmabili io mi ci fiondai immediatamente su.

Che io non sia mai stato un genio della matematica lo si può anche intuire dai miei sfortunati tentativi di generalizzare — sempre da un punto di vista formale, mica mi interessava dimostrarlo — le formule che trovavo. Quando alle medie mi insegnarono a estrarre la radice quadrata cercai di vedere se si poteva modificare il metodo per le radici cubiche. Quando al liceo il professore ci mostrò un modo rapido per scrivere la formula della tangente a una conica in geometria analitica ma ci vietò di usarlo a meno che non lo sapessimo dimostrare, mi misi a scrivere equazioni su equazioni a seconda del tipo di conica per mostrare che la formula in effetti funzionava. Con il senno di poi è chiaro che il mio approccio era stupido e non sarebbe mai potuto funzionare; ma quando uno è giovane non si preoccupa certo di simili quisquilie, e pensa che tutto si può fare con sufficiente forza di volontà e un taccuino sufficientemente ampio per fare i conti.

Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo feci però una scoperta che a lungo andare cambiò la mia percezione della matematica: i cinque libri Enigmi e giochi matematici pubblicati a quel tempo da Sansoni. Un mio amico ha detto che io sono cresciuto a pane e Martin Gardner: quello che è indubbiamente vero è che dovetti ricomprare alcuni di quei volumetti perché a furia di compulsarli si erano letteralmente sfasciati. Gardner mi fece scoprire l’esistenza di una “matematica da strada”, che partiva da oggetti banali e scopriva relazioni inaspettate; la prima cosa che mi viene in mente al momento è il regolo di Golomb. Utilità pratica? Nessuna. Difficoltà nel trovare una regola generale? Estrema: per trovare regoli ottimali non c’è molto di meglio che testarli tutti. Facilità nel giocarci un po’ su? Tantissima. Capirete che un giocherellone come me non poteva lasciarsi scappare questi esempi, e si beava nel vedere che era possibile parlare di matematica in un libro non di scuola (al tempo non avrei mai immaginato che anch’io avrei scritto libri di matematica ricreativa… come si cambia con gli anni, vero?). I libri di Martin Gardner mi lasciarono anche due eredità: la prima fu la conoscenza dell’enunciato di alcuni teoremi non standard che mi servì al tempo dell’università per sembrare più bravo di quanto in realtà fossi, della seconda vi parlerò dopo.

Durante l’università continuai ad avere un approccio tendenzialmente formalista. Insomma, più che capire perché i teoremi funzionassero mi misi a vedere cosa facevano, partendo da casi pratici che ero in grado di maneggiare. Nel primo biennio la cosa funzionò piuttosto bene: sono rimaste memorabili le sessioni con il mio amico, molto più teorico di me, con il quale risolvevamo gli esercizi trovandoci a metà strada, lui sfruttando i teoremi generali ed io costruendo dal basso. Nel secondo biennio le cose divennero parecchio più problematiche, e non credo di avere mai capito nulla di analisi funzionale (o analisi complessa, se per questo, ma qui almeno ho la scusa che nel mio piano di studi si era persa…) Una volta laureatomi, ho come capita spesso dimenticato tutto, visto che non ho mai avuto la necessità di usare quanto studiato. Ma ecco che entra in gioco la seconda eredità che Martin Gardner mi ha lasciato: la filosofia.

Gardner era un giornalista scientifico (confessò di non aver mai davvero capito l’analisi matematica), ma il suo background era filosofico. Avendo carta bianca nello scegliere gli argomenti per la sua rubrica di giochi matematici sullo Scientific American, trovò naturale inserire di quando in quando temi più filosofici, che io lessi con la stessa avidità di tutto il resto e che cominciarono a germogliare nel mio cervello. I filosofi che mi leggeranno grideranno certamente allo scandalo, e in fin dei conti i miei voti in filosofia al liceo erano man mano scesi a livelli infimi dopo che la linearità dei filosofi greci si era tramutata nel casino di quelli moderni; ma la mia definizione di filosofia è “la scienza che fa domande” (sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, ovvio). L’importante non sono tanto le risposte quanto le domande, insomma. Con la matematica, non saprei dire di preciso quando esattamente, mi successe proprio questa cosa. Invece che mettermi a seguire regolette formali, cominciai a chiedermi perché i conti funzionavano in questo modo. Guardando le cose da un punto di vista diverso — a matematica, almeno a Pisa, esisteva il corso di “Matematiche elementari da un punto di vista superiore” che al tempo mi sembrava un’idiozia ma di cui ora capisco l’importanza — mi è stato per esempio chiaro perché nell’algoritmo per calcolare la radice quadrata a mano ci sono quei raddoppi del risultato parziale; sono una banale conseguenza del fatto che stiamo in realtà applicando l’uguaglianza (a+b)² = a² + b² + 2ab. Ma la cosa è molto più generale. Quando scrivo di matematica (di base…) ormai mi è naturale cercare un approccio il più possibile diverso da quello standard, non per spocchia ma perché sono intimamente convinto che possa servire ad avere un’idea della realtà della matematica, e del suo essere una scelta naturale per studiare il mondo.

Non che io creda più di tanto all’irragionevole efficacia della matematica, a dire il vero; ma resto comunque un platonista e non seguo l’approccio “umanista” di Hersh quando afferma che la matematica non è altro che un costrutto umano. I numeri primi sono tali per una qualunque civiltà sufficientemente evoluta, e le loro proprietà restano le stesse. In teoria si potrebbe pensare che il concetto di dimostrazione non debba necessariamente essere applicato, ma non credo si possa andare più di tanto avanti a regole ad hoc. Quindi una matematica aliena si potrà sviluppare in modi diversi da noi — chessò, un concetto come quello di numero reale potrebbe essere sostituito da quello di numero computabile, cosa che cambierebbe parecchio l’analisi matematica — ma sarà comunque riconoscibile e conoscibile, partendo dai principî iniziali. Insomma, gli enti matematici esistono, checché se ne voglia dire; persino l’insieme vuoto esiste, con tutte le sue mirabolanti proprietà. Un teorema, una volta dimostrato, è qualcosa di vero; magari inutile, come nella barzelletta dei due tipi in mongolfiera che si sono persi e che alla loro domanda “dove siamo?” si sentono rispondere “in una mongolfiera”, ma comunque vero.

In definitiva, che cos’è per me la matematica? Una cara amica, che a volte mi fa arrabbiare ma che in fin dei conti non mi delude mai e sulla quale so di poter contare (pun not intended). Non riuscirò mai a conoscerla tutta, anzi ne conoscerò molto meno di tanta altra gente: ma è poi così importante? Ciò che conta è stare bene insieme, e questo sicuramente succede tra me e lei :-)

ItWikiCon, un racconto possibile

18:18, Thursday, 23 2017 November UTC

Questo è un personalissimo resoconto dei tre giorni che ho passato alla ItWikiCon, il raduno dei volontari che contribuiscono ai progetti Wikimedia in lingua italiana, che si è tenuto a Trento dal 17 al 19 novembre 2017. Tanti wikipediani tutti insieme non li avevo mai visti. Wikipediani, ma non solo. Perché non di sola Wikipedia è […]

Intervista impossibile a Douglas Adams

15:29, Wednesday, 09 2017 August UTC

Avevo scritto questo testo quattro anni fa su istigazione di Giorgio Giunchi — lo trovate su http://public.it/semantica/html/interviste_fantascienza.html . Magari può farvi piacere (ri)leggerlo…

Douglas Adams. Foto di Diaa_abdelmoneim, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Douglas_Adams_San_Francisco.jpg

[Siamo in un pub. Douglas Noël Adams, DNA per gli amici, ha davanti a sé un paio di pinte di birra e una ciotola piena di noccioline: beve e mangia con metodicità, e ogni tanto facendo finta di nulla mette un po’ di noccioline in tasca. In sottofondo, la radio sta trasmettendo Yellow Submarine]

Io: Vedo che sta facendo incetta di noccioline.

DNA: Sì, sono pronto a partire per una vacanza. Come vede ho tutto qua con me [mi mostra il suo asciugamano: alcune delle tante macchie sembrano vivere di vita propria]. Le noccioline sono perfette per fare una scorta di sali prima di essere caricato da qualche astronave. Certo gli orari sono un po’ aleatori: quando finalmente costruiranno quello svincolo di cui si parla da chissà quanto, le cose saranno molto più semplici…

Io: In effetti mi pare di ricordare che lei non è mai stato bravo a districarsi nel traffico.

DNA: Però ho brevettato un sistema a colpo sicuro per togliersi dalle zone a traffico limitato e da tutti quei sensi unici. Basta iniziare ad andare sempre più veloce, finché si raggiunge la velocità di fuga e si esce dal pozzo gravitazionale cittadino. A quel punto ci si ferma, si cerca di capire dove ci si trova, e se proprio non si sa cosa fare il sistema migliore è seguire qualcuno che sembri aver chiaro il da farsi.

Io: E riesce davvero ad arrivare dove voleva?

DNA: No, però di solito scopro di essere arrivato dove dovevo arrivare. D’altra parte tutto è intimamente connesso, e un approccio olistico è il modo migliore per sfruttare tale interconnessione.

Io: Insomma, viviamo in un mondo difficile!

DNA: Macché! È praticamente innocuo!

Io: Buon viaggio, allora, anche se questa nostra conversazione mi sembra così improbabile…

DNA: Improbabile? [si ferma, estrae da una tasca qualcosa che non assomiglia quasi per nulla a una calcolatrice tascabile, guarda il display, gli dà una botta, lo sento mormorare qualcosa all’indirizzo della Sirius Cybernetic Company, finalmente ha un mezzo sorriso, rimette in tasca il dispositivo] Settecentoquarantadue contro uno, con la tendenza a crescere. Direi che ci siamo quasi, la Cuoredoro dovrebbe passare di qua entro qualche secondo…

[a questo punto non so esattamente cosa sia successo: ho starnutito, e quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più. Al suo posto un bigliettino: “Addio, e grazie per tutte le birre”. Il barista mi ha guardato molto male, e ho dovuto pagare tutto, anche le noccioline.]

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

21:46, Thursday, 27 2017 April UTC

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

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