June 21, 2018

Mercoledì 20 giugno, la commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI) ha approvato la proposta di nuova direttiva UE sul copyright. Wikimedia Italia si unisce alle centinaia di associazioni che hanno espresso la propria delusione.
Quattordici deputati su venticinque hanno votato a favore del testo complessivo presentato dal relatore Axel Voss, ignorando i numerosi appelli di migliaia fra eurodeputati, associazioni, ricercatori, esperti, giornalisti e piccoli editori, nonché di tantissimi cittadini europei. Tutti coloro che si sono espressi sull’argomento – tranne una sparuta pattuglia di multinazionali – chiedevano di respingere la proposta, in particolare gli articoli 11 e 13.
Questi due articoli mettono a serio rischio la libertà di espressione sul web di cui oggi tutti noi godiamo. L’articolo 11 regala un nuovo monopolio agli editori, che potrebbero chiedere un pagamento per ogni link verso i propri siti: la cosiddetta tassa sui link (#LinkTax) è già fallita in Spagna e Germania e non garantisce alcun diritto agli autori.
L’articolo 13 è  invece una “licenza d’uccidere” data ai detentori dei diritti, che potrebbero far causa a qualunque sito web che non riesca a impedire preventivamente qualsiasi violazione potenziale del copyright da parte dei propri utenti. Ciò porterebbe a una sorveglianza e censura di massa degli utenti attraverso sistemi fallibili e molto costosi come ad esempio ContentID di Google (#CensorshipMachine): una vera privatizzazione della giustizia in Rete, affidata a robovigilanti, che ancora non si sa come si possa applicare a piattaforme in software libero come i progetti Wikimedia.
La commissione JURI ha inoltre rifiutato la proposta di estendere a tutti i Paesi membri UE la libertà di panorama. L’emendamento, già approvato dalla commissione IMCO, avrebbe dato ai fotografi di tutta  l’UE pieno diritto d’autore sulle proprie fotografie di spazi pubblici anche se contenenti sculture o edifici eretti da meno di 150 anni.
L’Italia purtroppo al momento attuale non gode di tale diritto, e anche per questo ogni anno Wikimedia Italia per organizzare Wiki Loves Monuments deve contattare centinaia di enti e comuni per chiedere autorizzazione a immortalare e pubblicare su Wikimedia Commons i monumenti italiani con una licenza libera.
Il quadro sembra tragico, ma non tutto è perduto! Agli eurodeputati possiamo chiedere di votare in plenaria contro il mandato a negoziare questo testo con gli stati membri (trilogo), in modo che gli emendamenti di buon senso, già approvati da altre commissioni, possano essere votati da tutti i parlamentari.
Per aiutarci puoi seguire #SaveYourInternet e contattare telefonicamente tutti gli eurodeputati gratuitamente tramite changecopyright.org. Puoi raccontare una tua storia personale, ad esempio sui tuoi contributi wiki, mostrando loro che il copyright attuale – basato su censure e permessi preventivi – non funziona, e che per difendere il bene comune è necessario consentire ai cittadini di aumentare le informazioni disponibili con licenze libere copyleft, come la CC-BY-SA di Wikipedia.
Aiutaci a salvare la libertà sul web!

Nell’immagine: Un sostenitore delle licenze libere Creative Commons. Di Alba Moreno, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

June 20, 2018

Vuoi fare parte del nostro team? Wikimedia Italia è alla ricerca di un/una responsabile per la raccolta fondi (sostituzione maternità) e di una/un tirocinante per l’area segreteria.
Qui tutte le informazioni su mansioni, requisiti necessari e modalità per candidarsi alla posizione di tirocinio, a questo link sono invece descritti i dettagli per la posizione relativa all’area fundraising.
Il termine per candidarsi per entrambe le posizioni è martedì 3 luglio, i colloqui si svolgeranno presso la nostra sede che si trova a Milano in via Bergognone 34 presso BASE Milano.

Nell’immagine: wikimediani al lavoro alla Wikimedia Conference 2018. Di Jason Krüger per Wikimedia Deutschland e.V. (Wikimedia Deutschland e.V.), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

 

June 19, 2018

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma.
Abbiamo intervistato Selene Yang, membro dello user group di mappatrici al femminile Geochicas, a cui abbiamo chiesto qualche anticipazione sull’intervento che si terrà sabato 28 luglio alle 14:00 in Sala De Donato (NB: la sessione sarà condotta da Céline Jacquin, un altro membro delle Geochicas).

Selene, raccontaci chi sono e come sono nate le Geochicas.

Le Geochicas sono un gruppo di utenti OpenStreetMap donne che, dopo aver lavorato insieme a un’attività di mappatura focalizzata sul tema della diversità per State of the Map Latinoamerica 2016, hanno deciso di creare un user group.
Inizialmente, il gruppo era formato solamente da donne latino-americane: ora le Geochicas sono 128 in totale e provengono da 14 Paesi diversi, tra cui Spagna, Albania e Italia.
L’attività delle Geochicas si concentra prevalentemente sulla raccolta di dati geografici aperti per rappresentare sotto forma di mappe i bisogni o la condizione delle donne oggi; il gruppo di utenti è inoltre impegnato attivamente per superare il divario di genere su OpenStreetMap e far sì che le donne abbiano importanza e voce all’interno della comunità.
Lo user group organizza corsi di formazione e attività rivolte a coinvolgere più utenti OSM donne. Inoltre, lavora a stretto contatto con lo Humanitarian OpenStreetMap Team per affrontare le questioni “di genere” in seguito a crisi umanitarie o emergenze ambientali. Ad esempio, HOT ha recentemente sostenuto un progetto delle Geochicas volto a mappare i rifugi autocostruiti e le possibili connessioni con violenze di genere nella regione di Oaxaca (Messico) dopo il terremoto del 2017.

Perché pensi esista un divario tra utenti uomini e donne su OpenStreetMap e, più in generale, sui progetti Wikimedia? Perché è così importante colmare questo divario? Come è possibile farlo?

Il gender gap in tutte le comunità legate a progetti tecnologici o informatici, come OpenStreetMap, è il risultato di un retroterra culturale secondo cui le donne non sono “abbastanza brave” nelle materie scientifiche e non hanno un cervello logico come gli uomini: questo pregiudizio è anche alla base della scarsa partecipazione delle donne alle cosiddette discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Secondo i risultati del sondaggio sul gender gap che abbiamo condotto nella comunità OpenStreetMap in lingua spagnola e inglese – che presenteremo a Milano a State of the Map – gran parte degli utenti è consapevole del divario di genere che caratterizza la comunità, tuttavia sono pochi quelli che credono sia necessario dotarsi di un Codice di Condotta o porre le basi per avere più utenti donne. Questi risultati dicono molto sulla percezione e la sensibilità degli utenti – specialmente uomini – al tema del divario di genere. Serve creare consapevolezza, educare ed è quello che noi Geochicas stiamo cercando di fare.

Parlaci di uno dei vostri progetti più recenti

In occasione del contest #mapmadness18 lanciato da Mapbox, abbiamo lanciato il progetto #lasCallesDeLasMujeres (Le strade delle donne) per evidenziare come la diseguaglianza di genere cominci dai nomi delle strade delle nostre città e arrivi fino alle voci Wikipedia. In particolare, abbiamo cercato di rendere visibile in una mappa la differenza di genere nei nomi delle strade di alcune città spagnole e latinoamericane e l’assenza di tantissime voci Wikipedia dedicate a donne enciclopediche.

Che cosa avete in mente per il futuro?

Stiamo innanzitutto cercando di creare nuovi legami e rafforzare quelli esistenti con network e user group impegnati nelle nostre stesse battaglie: incoraggiare le donne a studiare e a intraprendere una carriera nelle discipline STEM, a prendere parte alle comunità online come OpenStreetMap, abilitare le donne a ricoprire posizioni di leadership.
Inoltre, stiamo lavorando molto sulla formazione per essere in grado di utilizzare al meglio le piattaforme e gli strumenti di mappatura collaborativa, ma anche per educare altre donne al loro utilizzo.

Grazie Selene; Geochicas, ci vediamo a State of the Map!

Nell’immagine: Selene Yang per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

June 08, 2018

Sabato 16 e domenica 17 giugno, alle porte dell’estate, i nostri soci trentini organizzano due appuntamenti per conoscere più a fondo il patrimonio culturale del territorio e lavorare insieme sui progetti Wikimedia, in particolare Wikipedia e Wikimedia Commons.
La prima tappa sarà sabato 16 a Trento con una wikigita e una maratona di scrittura su Wikipedia realizzate in collaborazione con il Museo Diocesano Tridentino, istituzione che da anni collabora con Wikimedia Italia e i suoi soci attivi a livello locale.
Durante la mattinata i partecipanti potranno visitare alcune delle principali chiese della città (Santa Maria Maggiore, San Francesco Saverio, Cattedrale) e scoprirne i ricchi affreschi e le sculture. Nel pomeriggio si lavorerà invece sui wiki presso la biglietteria del Museo in Piazza Duomo: in particolare, gli iscritti potranno integrare le informazioni sui luoghi visitati a partire da fonti custodite dall’istituzione.
Domenica 17 giugno il wiki-weekend trentino proseguirà a Cles con un tuffo all’indietro attraverso le tappe della nostra storia evolutiva.
La giornata, organizzata in collaborazione con con Arch-Team Open Research, prevede infatti in mattinata una visita guidata alla mostra Imago Animi – Volti dal passato, un viaggio nel tempo attraverso ricostruzioni facciali tridimensionali dei nostri antenati e di personaggi storici.
Seguirà nel pomeriggio una maratona di scrittura e caricamento di immagini su Wikimedia Commons, ospitata presso la Sala Borghesi Bertolla della Biblioteca comunale.
Grazie al coinvolgimento e al supporto dei curatori, Luca ed Alessandro Bezzi, i partecipanti potranno contribuire a rendere accessibili a tutti i contenuti della mostra appena visitata caricando su Wikimedia Commons le immagini dei modelli cranio-facciali esposti (qui un esempio).
Dal Paleolitico all’età moderna: decidete voi dove fermare il vostro viaggio nel tempo!

Nell’immagine: Palazzo Pretorio in Piazza del Duomo, sede del Museo Diocesano Tridentino. Di © Matteo Ianeselli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma.
Tra i relatori anche Andrea Capata, Software engineer di Immobiliare.it, a cui abbiamo chiesto qualche anticipazione sul suo intervento che si terrà lunedì 30 luglio alle 10:30 in Sala S.0.2.

Ciao Andrea, piacere di fare la tua conoscenza. Qual è la tua formazione e da quanto tempo conosci il progetto OpenStreetMap? Avevi già sviluppato soluzioni basate su questo database geografico libero?

Piacere mio. Mi sono laureato in Ingegneria Informatica all’Università La Sapienza di Roma ormai più di 10 anni fa ed è lì che ho incontrato il mondo dei GIS e OpenStreetMap, lavorando alla mia tesi di laurea.
Mi sono subito appassionato al mondo degli open geo-data e ho avuto modo di usare OSM in diversi progetti, uno dei quali è stato il primo popolamento di dati geografici pubblici di una piattaforma social, di cui mi sono occupato in prima persona. È stata un’esperienza entusiasmante.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto Immobiliare.it a scegliere OpenStreetMap per la vostra piattaforma? Si tratta di un ragionamento di tipo “ideologico” o ritieni ci siano anche dei vantaggi pratici legati a questa scelta? Se sì, quali?

Le motivazioni, se vogliamo, sono di entrambi i tipi. Da un lato, OpenStreetMap consente di sviluppare un sistema di mappe interno, completamente customizzabile ed adattabile alle singole esigenze: una soddisfazione non da poco.
Ad esempio, con Immobiliare.it, abbiamo potuto lavorare sulla personalizzazione degli stili delle mappe e sulla possibilità di renderle multilingua. Un altro degli aspetti su cui abbiamo concentrato la nostra attività di sviluppo sono le opzioni di condivisione dei dati, in modo da scegliere in autonomia se registrare immediatamente i dati su OSM (rendendoli pubblici) o mantenerli momentaneamente privati. Questa feature ci ha consentito di lavorare tempo reale all’aggiornamento delle nostre mappe senza registrare immediatamente informazioni provvisorie o riservate (ad esempio su aree di cantiere o nuovi edifici in costruzione).
Dal punto di vista pratico, si ottiene il controllo completo sulle proprie mappe e si ha quindi totale autonomia sui progetti da realizzare, senza i limiti derivanti dall’affidamento a provider terzi. Tutto ciò è molto importante, specialmente per aziende che, come Immobiliare.it, fanno notevole utilizzo di mappe per i propri servizi.

Consiglieresti ad altre aziende di seguire la vostra stessa scelta? Senza svelarci troppo del tuo intervento a State of the Map, potresti anticiparci quali settori a tuo avviso potrebbero avere più vantaggi dallo scegliere OpenStreetMap?

Senza dubbio incoraggerei le aziende ad investire nel passaggio ad OpenStreetMap (switch2osm). E’ certamente un investimento in competenze ed infrastrutture non indifferente, ma alla lunga viene ripagato, sia economicamente che dal punto di vista dell’acquisizione di tecnologie e know-how. Inoltre, OSM è una piattaforma aggiornata praticamente “in tempo reale” perché le ultime modifiche apportate dagli utenti sono disponibili all’istante: questo è straordinario.
Più si necessita di una customizzazione del dato geografico, maggiore è il vantaggio di utilizzare OpenStreetMap: per questo, credo che i migliori candidati per passare a OpenStreetMap siano gli enti che si occupano della gestione del trasporto pubblico, di urbanistica o del monitoraggio del territorio (quindi, perché no, anche la pubblica amministrazione).

Grazie Andrea, ci vediamo a State of the Map!

Nell’immagine: Andrea Capata per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

Forse un’intera enciclopedia non è sufficiente a contenere gli scritti che Leonardo da Vinci ci ha lasciato; i progetti Wikimedia possono però essere utili a raccogliere, sistematizzare e rendere accessibili al più ampio pubblico possibile i numerosi materiali sul grande genio del Rinascimento che le istituzioni italiane e straniere custodiscono.
Con l’obiettivo di valorizzare la vita e le opere di Leonardo sui wiki in vista del Cinquecentenario della sua morte (2 maggio 1519) il Museo Galileo, l’Istituto di Storia della Scienza di Firenze, ha di recente siglato un accordo biennale con Wikimedia Italia.
La collaborazione sarà dedicata all’arricchimento della voce Wikipedia su Leonardo nelle diverse edizioni linguistiche e sulle voci a essa correlate, concentrandosi sulla sua attività scientifica. In particolare, saranno integrate le informazioni presenti sui codici leonardiani, gli studi scientifici e tecnici e la biblioteca di Leonardo, ma anche sui luoghi legati alla sua vita e alla sua attività e le persone con cui è entrato in contatto o hanno avuto un ruolo importante per la sua formazione e fortuna.
Si prevede inoltre di caricare su Wikimedia Commons e Wikisource immagini, video e testi di o sul grande scienziato, messi a disposizione dal Museo Galileo con licenza libera CC BY-SA 4.0.
Il lavoro sui progetti Wikimedia sarà svolto principalmente dal personale del Museo, che già negli scorsi anni è stato formato da un Wikipediano in Residenza e ha condotto diverse attività per valorizzare la collezione museale sui wiki, con il supporto di esperti wikipediani e wikimediani.
Ma non solo: l’attività sui progetti Wikimedia darà occasione all’Istituto un’ulteriore occasione di “aprire” le proprie collezioni coinvolgendo ricercatori, studiosi e visitatori nell’elaborazione di contenuti, anche con eventi ad hoc come maratone di scrittura (editathon) e laboratori.
Seguite tutti gli aggiornamenti sulle attività con il Museo Galileo sulla pagina di progetto e se siete wikipediani o wikimediani registratevi come discepoli per collaborare con gli operatori del Museo e gli altri utenti coinvolti!

Nell’immagine: Uomo anziano con studi di idraulica: un disegno di Leonardo da Vinci, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

June 05, 2018

Libera, collaborativa e ampliabile (potenzialmente) all’infinito: Wikipedia è una piattaforma di informazione e condivisione accessibile a tutti dove possono trovare spazio e ampia visibilità tematiche complesse e di grande interesse che talvolta sfuggono ai riflettori o non sono trattate con accuratezza.
Sono questi i presupposti con cui lOsservatorio Balcani Caucaso Transeuropa si è avvicinato al movimento Wikimedia: “il nostro desiderio era sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare la domanda di informazione di qualità su temi rilevanti e complessi  come la libertà di stampa e il pluralismo dei media, spesso già presenti su Wikipedia ma in modo frammentato, incoerente e incompleto” – ci ha raccontato Rossella Vignola, curatrice del Resource Centre per la libertà di stampa e“è così che è nato il progetto #Wiki4mediafreedom.
L’anno zero di questa collaborazione è stato il 2015, quando l’istituzione ha deciso di ospitare un Wikipediano in Residenza nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF), con cui diversi soggetti attivi nel campo della libertà dei media si sono impegnati a promuovere attività di informazione e sensibilizzazione sul tema della libertà di stampa e hanno fondato un centro pan-europeo con sede a Lipsia per assistere e tutelare i giornalisti minacciati.
“Avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a valorizzare la nostra attività di ricerca e il nostro ricco patrimonio di informazioni” continua Rossella “rendendolo accessibile a un pubblico ampio” .
Nei cinque mesi di residenza il WIR ha formato alcune persone dello staff di OBC Transeuropa: “abbiamo iniziato a scrivere su Wikipedia e ci siamo talmente appassionati che non abbiamo più smesso” ci ha raccontato Rossella “se oggi decidessimo di raccogliere tutte le voci che abbiamo creato da zero o arricchito nell’ambito del progetto, anche con il contributo delle persone che abbiamo coinvolto, ne verrebbe fuori un volume di oltre 500 pagine”.
In effetti, al termine della collaborazione con il Wikipediano in Residenza, dopo 1.155 edit, 391 voci modificate e 144 nuove voci create, il lavoro di OBC Transeuropa su Wikipedia non si è fermato.
Nel 2016 e nel 2017 l’ente ha infatti promosso due maratone di scrittura Wikipedia a Belgrado e Sofia, coinvolgendo insieme ai volontari wikipediani esperti di media, rappresentanti di organizzazioni non governative e giornalisti, sia di importanti testate nazionali che di organi di informazione indipendente,
“L’enciclopedia libera ci ha permesso di offrire una “finestra sul mondo” a realtà piccole, indipendenti o locali che pur essendo poco conosciute ricoprono un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti dei giornalisti o nella lotta per garantire la libertà dei media.” ci ha spiegato Rossella “Inoltre, lavorare su Wikipedia ci ha permesso di scoprire nuove fonti attendibili e cataloghi, che sono andati ad arricchire il nostro Resource Center sulla libertà di stampa, Noi abbiamo migliorato l’enciclopedia libera, che a sua volta ci ha offerto nuova linfa per i nostri progetti in un perfetto circolo virtuoso”.
Grazie ai wiki, OBC Transeuropa ha anche avuto modo di stimolare l’attenzione del pubblico su cause importanti, come quelle dei giornalisti che nel mondo sono minacciati per la loro attività di raccolta e diffusione delle informazioni.
“Abbiamo organizzato una piccola iniziativa nel giorno del compleanno della giornalista azera Khadija Ismayilova per celebrare il suo impegno e i suoi sacrifici – compresa la detenzione – a favore della libertà di stampa” ci ha raccontato Rossella “traducendo in italiano la sua voce in inglese, e invitando la comunità dell’enciclopedia a tradurla anche in altre versioni linguistiche. In poche ore, numerosi wikipediani hanno raccolto l’appello, pubblicando la voce anche in serbo , armeno  e bielorusso. Un utente ha addirittura aggiunto su Wikimedia Commons una fotografia scattata da lui stesso alla giornalista che è stata utilizzata nelle diverse voci”.
Abbiamo chiesto a Rossella che cosa sta progettando OBC Transeuropa per il futuro: “al momento abbiamo lanciato un contest online per la libertà di stampa su Wikipedia e stiamo progettando due editathon, probabilmente a Madrid e Berlino. Inoltre stiamo iniziando ad esplorare le potenzialità della banca di dati strutturati Wikidata per accrescere la trasparenza dell’informazione.”
“Wikipedia è stata per noi una rivelazione” conclude Rossella “E rappresenta oggi una delle più ambiziose esperienze di mediazione e informazione collaborativa. L’enciclopedia libera è uno strumento chiave nella lotta alla fake news e per formare cittadini informati e critici”.
Grazie Rossella, e buon lavoro!

Nell’immagine: Maratona di scrittura su Wikipedia a Belgrado. Di Rossella Vignola (OBC), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

June 01, 2018

Il patrimonio naturale italiano è un bene prezioso e da tutelare: da quest’anno è possibile farlo anche attraverso Wikimedia Commons con Wiki Loves Earth, il concorso fotografico internazionale promosso dal movimento Wikimedia con l’obiettivo di valorizzare online le aree protette di tutto il mondo.
Nato nel 2013 in Ucraina, a partire dal 2014 il concorso ha iniziato a diffondersi in un numero crescente di nazioni fino a raggiungere nel 2017 la quota di 36 Paesi coinvolti e 420.000 immagini raccolte, riutilizzabili da chiunque anche per scopi commerciali.
Quest’anno per la prima volta – grazie al lavoro di InFormAzioni e il supporto di WikiAlpenForum – il concorso arriva anche in Italia concentrandosi in particolare sulle aree protette del versante italiano delle Alpi: dall’1 al 30 giugno chiunque, sia fotografi professionisti che “viandanti della domenica”, potrà partecipare al concorso caricando su Wikimedia Commons gli scatti realizzati nelle aree qui elencate.
Non avete in programma gite alpine per le prossime settimane? Non preoccupatevi! Potete concorrere anche con fotografie che avete scattato in passato, purché ritraggano i luoghi presenti nelle liste e siano condivise con licenza libera CC BY-SA 4.0.
Le immagini raccolte saranno valutate da una giuria di esperti e potranno concorrere a vincere diversi premi messi a disposizione da Wikimedia Foundation e dai partner dell’iniziativa, ma chi godrà di più dei risultati della competizione saranno i cittadini di tutto il mondo, che potranno ammirare le nostre bellezze naturali nel grande archivio libero online e sulle pagine di Wikipedia.
Che aspettate a partecipare? Non vediamo l’ora di scoprire chi scalerà…la vetta della classifica!

Per maggiori informazioni consulta il sito web ufficiale  del concorso www.wikilovesearth.it

Nell’immagine: Gruppo delle Odle nel Parco naturale Puez-Odle. Di User:Matthias Süßen, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

May 29, 2018

Una decina di giorni fa (non ho il tempo di vedere tutto) LInkiesta ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante “La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti”. Cosa c’entra Wikipedia? Sono stati trovati nuovi errori all’interno dell’enciclopedia? Si è scoperto che qualcuno inserisce subdolamente modifiche formalmente ineccepibili ma che tutte insieme portano al disacculturamento delle persone? Macché. Le citazioni di Wikipedia sono due: nell’occhiello c’è scritto «Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici», testo ripreso – anche in un box – con «Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica.»

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare con molta pazienza cosa accomunerebbe i social e Wikipedia, se non il fatto che chiunque può scriverci su. D’altra parte, e l’abbiamo anche scritto in Scimmie digitali, avere le informazioni non serve a nulla se non ci si arrabatta per ottenere conoscenza. Su questo, che Wikipedia esista oppure no è irrilevante, perché le informazioni sono comunque presenti in rete. Solo che vuoi mettere sparare il nome a caratteri cubitali?

May 08, 2018

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

April 17, 2018

Leggo sul loro colophon che «The Post Internazionale (TPI) è un giornale online specializzato nell’attualità internazionale.» A quanto pare però TPI non disdegna di fare incursioni sull’attualità rotocalchiana italiana, come questo articolo pubblicato stamattina un po’ prima di mezzogiorno in cui si dà conto della lite tra Mehdi Benatia (calciatore) e Maurizio Crozza (comico) sulla faccenda del rigore contro la Juventus alla fine della partita con il Real Madrid. Nell’articolo, l’ignoto estensore ha voluto farci sapere – con tanto di screenshot alla ricerca con Google – che qualche cattivone aveva scritto su Wikipedia che Crozza era morto (a Vinovo, dove si allena la Juventus).

Il giornalista in questione deve avere avuto una fortuna sfacciata. Pensate: è riuscito a vedere la pagina modificata con la data di morte nel singolo minuto (tra le 11:10 e le 11:11) in cui quella modifica è rimasta in linea, come si può vedere dalla pagina della cronologia. (In effetti la morte è anche stata aggiunta ieri sera, e cancellata dopo ben quattro minuti: ma in quel caso tra le professioni di Crozza era anche stato aggiunto “antijuventino”, quindi lo screenshot non si riferisce a quel momento). Non so, mi sembra come quelle foto “impossibili” scattate proprio nell’istante preciso in cui è successo qualcosa, il tutto ovviamente senza che l’autore potesse saperlo. Non è la prima volta che mi capita di vedere qualcosa del genere: è proprio vero che certi giornalisti sono sempre sul pezzo.

(p.s.: non è che a «La pagina Wikipedia si riferiva a Crozza al passato, come se fosse realmente deceduto.» La voce continua a riferirsi al passato anche adesso, per l’ottima ragione che leggendo due righe in più si capisce che in precedenza era uno dei volti principali de La 7, ma dall’anno scorso è passato a NOVE.)

April 10, 2018

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

March 09, 2018

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

March 07, 2018

Vittorio Bertola mi ha appena scritto chiedendomi se era normale che nella voce di Wikipedia Fiducia parlamentare tra i governi che non hanno ottenuto la fiducia ci fossero i Prodi I e Prodi II. Ovviamente non lo era, e ho provveduto a ripristinare una versione corretta della voce: fin qui nulla di strano.

Poi sono andato a verificare quando era stata inserita quella bufala, e ho scoperto che era lì “solo” dal 18 luglio 2015. Per la cronaca, in questi due anni e mezzo ci sono state una decina di modifiche per la maggior parte di bot (quindi automatiche, per esempio per strutturare meglio i collegamenti ad altre voci) oltre alla sostituzione di un collegamento per indicare l’articolo rilevante della Costituzione e una correzione ortografica. Ma quello che è peggio è che nell’ultimo anno la voce ha avuto due picchi di lettura sopra la media delle 50-70 visite al giorno che è rumore di fondo: tra il 10 e il 13 ottobre ci sono state quasi cinquemila visite e questa settimana stiamo di nuovo risalendo oltre le 1000 al giorno. La voce non è così grande, quindi la tabella salta subito agli occhi: una qualunque persona dotata di un minimo di cervello capisce che c’è qualcosa di strano in un governo che ha governato senza fiducia per un paio abbondante d’anni. (Per la cronaca, sulle prime mi sono stupito dei 122 giorni del governo Andreotti I; poi mi sono ricordato che il 1972 è stato l’anno in cui per la prima volta abbiamo avuto elezioni anticipate per i due rami del parlamento, proprio perché non c’era più una maggioranza, e il divo Giulio era appunto arrivato alle elezioni con un governo senza fiducia).

Il problema è doppio. Da una parte siete tutti abituati a immaginare Wikipedia magari faziosa ma che viene automaticamente corretta non appena qualcuno si diverte a rovinarla: in genere è vero, ma a noi pochi wikipediani che facciamo da spazzini dell’enciclopedia ogni tanto qualcosa sfugge, non siamo dei cyborg. Ma oltre a questo temo che stia sempre più prendendo piede un uso acritico non solo di Wikipedia (l’alternativa, che spero non sia la vera causa, è un’ignoranza abissale di tutti i lettori), dove quasi nessuno si prende la briga di cercare di comprendere quello che sta leggendo e applicare un sia pur minimo controllo di realtà. In un mondo perfetto qualcuno dei lettori di quella voce l’avrebbe aggiustata; ma anche se non lo si sa o si vuole fare e non si conosce nessun wikipediano si può fare una ricerca google “segnalazione errori wikipedia” o qualcosa del genere e scoprire come lasciare un avviso che qualcuno controllerà un po’ prima di due anni e mezzo. Io sono davvero preoccupato per questa sindrome “non è un mio problema”…

February 27, 2018

Sono venuto a sapere di questo articolo di Giornalettismo (qui link archiviato: notate tra l’altro il titolo “Wikipedia, l'enciclopedia del web è troppo autoreferenziale” che probabilmente è stato cambiato in corso) dove la redazione del giornale online si lamenta perché, dopo che hanno deciso di farsi «un regalo perché la testata, in questo 2018, festeggerà i suoi dieci anni di attività» hanno scoperto che la voce è finita sotto «il severissimo iter d’esame dei moderatori di Wikipedia.» (Effettivamente poi la voce è stata cancellata, vedi discussione relativa).

Io non ho partecipato alla procedura di cancellazione: tipicamente se ne vengo a sapere da una fonte esterna e non direttamente mentre sono su Wikipedia preferisco evitare un conflitto di interessi. Nel merito, io tendo a considerare rilevanti alcune categorie, e tra queste c’è quella delle testate registrate, quale Giornalettismo è: mi stupisce tra l’altro che nessuno avesse aggiunto quei dati nella voce, mentre era presente. Ciò detto, capisco il commentatore che ha scritto che quell’articolo di Giornalettismo ha violato tre o quattro linee guida dell’enciclopedia: ma in ogni caso non ho potuto non notare una serie di inesattezze.

Tanto per cominciare, i “moderatori di Wikipedia” in questo caso non sono altro che i contributori dell’enciclopedia: chiunque può intervenire in una procedura di cancellazione ed esprimere il suo giudizio. Non è consentito chiamare a raccolta truppe cammellate esterne a Wikipedia (ma tanto il loro parere non verrebbe tenuto in conto), per l’ottima ragione che le scelte sono fatte da chi lavora davvero sull’enciclopedia: mi affretto a ribadire che in questo caso non c’è stato nulla del genere. Avendo poi visto la versione iniziale della voce, posso garantirvi che quella su cui si è discusso non era solo «leggermente modificata rispetto alla versione iniziale offerta dalla redazione». La versione iniziale era da cancellare immediatamente come promozionale, e non accorgersi della differenza rispetto a quella modificata – ed effettivamente imparziale – è davvero grossa. Diciamo insomma che il livello di approfondimento giornalistico nello scrivere quell’articolo, a parte il tono piccato, non è esattamente quanto ci si aspetterebbe: e il fatto che in questo Giornalettismo si metta alla pari con molta altra stampa ben più quotata non è certo un’attenuante. Chissà quando la gente finirà di pensare a Wikipedia come un posto dove farsi un regalo 🙁

January 09, 2018

È vero che non sono un esempio da seguire, ma…

immagine di Fir0002, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mathematics_concept_collage.jpg

Il Carnevale della matematica di gennaio sarà tenuto da Math is in the Air, e il suo tema è “io e la matematica”. Come gli affezionati compulsatori dei Carnevali sanno, il tema è tutto fuorché obbligatorio, e io sono noto per non seguirlo mai; ma stavolta ho pensato che avrei potuto raccontare del mio approccio alla matematica. Sono il primo a riconoscere che esso non è generalmente consigliabile a chiunque; però credo che tra le righe del mio esempio personale si possa scoprire qualcosa valido per tutti.

Reuben Hersh e Philip Davis affermano che il matematico tipico è platonista durante la settimana e formalista nei weekend. Non so se sia vero, e comunque loro lo dicono perché non sono né l’uno né l’altro; però sicuramente io sono nato come un formalista, vale a dire qualcuno che non dà alcuna importanza alla verità o meno della matematica, fintantoché i conti formali tornano. Ancora prima di andare a scuola mi divertivo a fare addizioni e sottrazioni di numeri di sette-otto cifre, semplicemente perché mi piaceva vedere che la struttura dell’operazione funzionava come un meccanismo ad orologeria. A sette anni mio zio mi insegnò a usare le tavole dei logaritmi, di cui naturalmente non mi facevo nulla; ma restavo incantato a vedere come le differenze tra le mantisse si riducessero in modo regolare-ma-non-troppo. Alle medie prendevo un foglio a quadretti e compilavo tavole pitagoriche fino a 35x35: il limite era scelto semplicemente perché scrivevo sì minutamente, ma lo spazio totale era quel che era. Diciamocelo: tutta quella non era matematica né io ero un enfant prodige. I numeri e le loro regolarità erano comunque nel mio DNA, e non è stato un caso che quando nella seconda metà degli anni ’70 uscirono le prime calcolatrici programmabili io mi ci fiondai immediatamente su.

Che io non sia mai stato un genio della matematica lo si può anche intuire dai miei sfortunati tentativi di generalizzare — sempre da un punto di vista formale, mica mi interessava dimostrarlo — le formule che trovavo. Quando alle medie mi insegnarono a estrarre la radice quadrata cercai di vedere se si poteva modificare il metodo per le radici cubiche. Quando al liceo il professore ci mostrò un modo rapido per scrivere la formula della tangente a una conica in geometria analitica ma ci vietò di usarlo a meno che non lo sapessimo dimostrare, mi misi a scrivere equazioni su equazioni a seconda del tipo di conica per mostrare che la formula in effetti funzionava. Con il senno di poi è chiaro che il mio approccio era stupido e non sarebbe mai potuto funzionare; ma quando uno è giovane non si preoccupa certo di simili quisquilie, e pensa che tutto si può fare con sufficiente forza di volontà e un taccuino sufficientemente ampio per fare i conti.

Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo feci però una scoperta che a lungo andare cambiò la mia percezione della matematica: i cinque libri Enigmi e giochi matematici pubblicati a quel tempo da Sansoni. Un mio amico ha detto che io sono cresciuto a pane e Martin Gardner: quello che è indubbiamente vero è che dovetti ricomprare alcuni di quei volumetti perché a furia di compulsarli si erano letteralmente sfasciati. Gardner mi fece scoprire l’esistenza di una “matematica da strada”, che partiva da oggetti banali e scopriva relazioni inaspettate; la prima cosa che mi viene in mente al momento è il regolo di Golomb. Utilità pratica? Nessuna. Difficoltà nel trovare una regola generale? Estrema: per trovare regoli ottimali non c’è molto di meglio che testarli tutti. Facilità nel giocarci un po’ su? Tantissima. Capirete che un giocherellone come me non poteva lasciarsi scappare questi esempi, e si beava nel vedere che era possibile parlare di matematica in un libro non di scuola (al tempo non avrei mai immaginato che anch’io avrei scritto libri di matematica ricreativa… come si cambia con gli anni, vero?). I libri di Martin Gardner mi lasciarono anche due eredità: la prima fu la conoscenza dell’enunciato di alcuni teoremi non standard che mi servì al tempo dell’università per sembrare più bravo di quanto in realtà fossi, della seconda vi parlerò dopo.

Durante l’università continuai ad avere un approccio tendenzialmente formalista. Insomma, più che capire perché i teoremi funzionassero mi misi a vedere cosa facevano, partendo da casi pratici che ero in grado di maneggiare. Nel primo biennio la cosa funzionò piuttosto bene: sono rimaste memorabili le sessioni con il mio amico, molto più teorico di me, con il quale risolvevamo gli esercizi trovandoci a metà strada, lui sfruttando i teoremi generali ed io costruendo dal basso. Nel secondo biennio le cose divennero parecchio più problematiche, e non credo di avere mai capito nulla di analisi funzionale (o analisi complessa, se per questo, ma qui almeno ho la scusa che nel mio piano di studi si era persa…) Una volta laureatomi, ho come capita spesso dimenticato tutto, visto che non ho mai avuto la necessità di usare quanto studiato. Ma ecco che entra in gioco la seconda eredità che Martin Gardner mi ha lasciato: la filosofia.

Gardner era un giornalista scientifico (confessò di non aver mai davvero capito l’analisi matematica), ma il suo background era filosofico. Avendo carta bianca nello scegliere gli argomenti per la sua rubrica di giochi matematici sullo Scientific American, trovò naturale inserire di quando in quando temi più filosofici, che io lessi con la stessa avidità di tutto il resto e che cominciarono a germogliare nel mio cervello. I filosofi che mi leggeranno grideranno certamente allo scandalo, e in fin dei conti i miei voti in filosofia al liceo erano man mano scesi a livelli infimi dopo che la linearità dei filosofi greci si era tramutata nel casino di quelli moderni; ma la mia definizione di filosofia è “la scienza che fa domande” (sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, ovvio). L’importante non sono tanto le risposte quanto le domande, insomma. Con la matematica, non saprei dire di preciso quando esattamente, mi successe proprio questa cosa. Invece che mettermi a seguire regolette formali, cominciai a chiedermi perché i conti funzionavano in questo modo. Guardando le cose da un punto di vista diverso — a matematica, almeno a Pisa, esisteva il corso di “Matematiche elementari da un punto di vista superiore” che al tempo mi sembrava un’idiozia ma di cui ora capisco l’importanza — mi è stato per esempio chiaro perché nell’algoritmo per calcolare la radice quadrata a mano ci sono quei raddoppi del risultato parziale; sono una banale conseguenza del fatto che stiamo in realtà applicando l’uguaglianza (a+b)² = a² + b² + 2ab. Ma la cosa è molto più generale. Quando scrivo di matematica (di base…) ormai mi è naturale cercare un approccio il più possibile diverso da quello standard, non per spocchia ma perché sono intimamente convinto che possa servire ad avere un’idea della realtà della matematica, e del suo essere una scelta naturale per studiare il mondo.

Non che io creda più di tanto all’irragionevole efficacia della matematica, a dire il vero; ma resto comunque un platonista e non seguo l’approccio “umanista” di Hersh quando afferma che la matematica non è altro che un costrutto umano. I numeri primi sono tali per una qualunque civiltà sufficientemente evoluta, e le loro proprietà restano le stesse. In teoria si potrebbe pensare che il concetto di dimostrazione non debba necessariamente essere applicato, ma non credo si possa andare più di tanto avanti a regole ad hoc. Quindi una matematica aliena si potrà sviluppare in modi diversi da noi — chessò, un concetto come quello di numero reale potrebbe essere sostituito da quello di numero computabile, cosa che cambierebbe parecchio l’analisi matematica — ma sarà comunque riconoscibile e conoscibile, partendo dai principî iniziali. Insomma, gli enti matematici esistono, checché se ne voglia dire; persino l’insieme vuoto esiste, con tutte le sue mirabolanti proprietà. Un teorema, una volta dimostrato, è qualcosa di vero; magari inutile, come nella barzelletta dei due tipi in mongolfiera che si sono persi e che alla loro domanda “dove siamo?” si sentono rispondere “in una mongolfiera”, ma comunque vero.

In definitiva, che cos’è per me la matematica? Una cara amica, che a volte mi fa arrabbiare ma che in fin dei conti non mi delude mai e sulla quale so di poter contare (pun not intended). Non riuscirò mai a conoscerla tutta, anzi ne conoscerò molto meno di tanta altra gente: ma è poi così importante? Ciò che conta è stare bene insieme, e questo sicuramente succede tra me e lei :-)

November 23, 2017

Questo è un personalissimo resoconto dei tre giorni che ho passato alla ItWikiCon, il raduno dei volontari che contribuiscono ai progetti Wikimedia in lingua italiana, che si è tenuto a Trento dal 17 al 19 novembre 2017. Tanti wikipediani tutti insieme non li avevo mai visti. Wikipediani, ma non solo. Perché non di sola Wikipedia è […]

November 22, 2017

Oggi pomeriggio sono a Linecheck a parlare della liberalizzazione degli archivi musicali. Linecheck dev’essere una cosa bella grossa, visto il programma completo: io naturalmente parlerò dal punto di vista di Wikipedia in generale e Wikimedia Italia in particolare.

Non pago di questo momento di popolarità, sto per registrare un’intervista a Rete Due della Radiotelevisione Svizzera Italiana, sempre con il cappellino WMI, a riguardo della proposta americana di eliminare la neutralità della rete. L’intervista si dovrebbe sentire nella rubrica “Attualità culturale” tra le 17 e le 18. Quante cose bisogna imparare nella vita!

October 29, 2017


Il ritaglio qui sopra è dalla prima pagina del numero odierno del Fatto Quotidiano. Titolo: “Mattarella sbianchettò Wikipedia sul padre”. Occhiello: «LA STORIA: Aggiunte precisazioni sulla vita di Bernardo» e catenaccio «Nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online passaggi “scomodi” della biografia del patriarca DC sulla vecchia accusa arrivata dalla commissione Antimafia». Incipit (l’articolo è disponibile solo a pagamento): Quando Mattarella ripuliva Wikipedia sul padre e la mafia – «Per sei volte, nell’aprile 2009, è entrato nella pagina di Wikipedia sull’ex ministro dc Bernardo Mattarella, scomparso nel ’71, per correggere una biografia che evidentemente lo infastidiva. Se non è un mitomane che si firma col suo nome (ma pervaso dalla stessa devozione di un figlio), l’autore delle modifiche potrebbe essere proprio il capo dello […] »

Faccio innanzitutto notare il paraculismo: il titolo strilla una cosa, poi nel testo – ricordandosi magari dell’articolo 278 del Codice penale – ci si arrampica sugli specchi con una serie di condizionali. Ma quali sono i fatti che hanno portato a questo scopo? (a) Esiste un’utenza Wikipedia “Sergio Mattarella”. (b) Questa utenza ha contribuito a Wikipedia solo il 23 aprile 2009 e solo sulla voce Bernardo Mattarella con sei modifiche consecutive, aggiungendo notizie con fonti e riferimenti a suo favore, senza togliere nulla (potete controllare), tanto che quei testi sono rimasti. Detto in altri termini, non ci fu alcuno sbianchettamento, anche ammesso e non concesso che l’autore di quelle modifiche sia effettivamente stato l’attuale presidente della Repubblica. Per la cronaca, quell’utenza è stata bloccata a febbraio 2015 come NUI, termine gergale per affermare che il suo nome potrebbe trarre in inganno e quindi, non avendo prove che corrisponda esattamente a quella persona, non le si permette di scrivere. Detto tra noi, il testo aggiunto è indubbiamente stato scritto da un estimatore di Bernardo Mattarella e una persona con accesso a dati giudiziari, vista la terminologia usata; ma la persona in questione si è preoccupata non solo di aggiungere le fonti ma anche di farlo in maniera “wikipediana” con il tag <ref>, cosa che implica come minimo l’avere verificato attentamente come veniva scritta una pagina. Questo, unito al fatto che l’utenza non si è più vista, mi fa più propendere per un “calzino”: un utente esperto che ha voluto esplicitamente fare quelle modifiche con il nome del figlio di Bernardo.

Faccio infine notare come la giornalista del Fatto Quotidiano abbia contattato qualche giorno fa un wikipediano (non io) per chiedere lumi, questo le ha risposto più o meno quello che scritto io, lei ha riportato queste frasi ma è andata dritta per la sua strada, forte del fatto che la presidenza della Repubblica è stata contattata ma non ha risposto. Lascio a voi il giudizio: essendo però io bastardo dentro segnalo che il titolo principale in prima pagina del Fatto è “No del Colle alla legge sulle mine – Non firmare il Rosatellum si può”. Tout se tient.

Aggiornamento: (30 ottobre) mi sa che a pensare male si faccia peccato ma ci si azzecchi, considerando come Libero – non certo della stessa parte politica del Fatto ma che in questo caso è compagno di strada: sotto l’articolo c’è il risultato di un sondaggio per cui tra i lettori online del quotidiano solo uno su sei apprezza l’attuale presidente della Repubblica – è subito corso a rilanciare la notizia.

October 06, 2017

Vi siete scocciati di vedere regolarmente quei banneroni che invitano più o meno gentilmente a fare una donazione per Wikipedia? Non siete i soli. (Ah, un trucchetto: se consultate Wikipedia come utenti registrati, potete chiudere il banner e almeno in teoria non vederlo più… almeno fino alla prossima campagna di fundraising).

Quello che però molti non sanno è che quei soldi non vanno a Wikimedia Italia né a Wikipedia in italiano (o tanto meno a chi ci scrive su). Detto in altri termini: se siete convinti che Wikipedia in italiano faccia schifo e quella in inglese sia fatta molto meglio potete continuare a donare senza problemi 🙂 I soldi vanno infatti direttamente alla Wikimedia Foundation (gli americani, insomma) che li usa per pagare i server dove gira Wikipedia, le connessioni (che sono la parte più costosa…), i suoi dipendenti; inoltre con quei soldi vengono fatti progetti vari soprattutto nelle zone più povere del mondo, dove anche con tutta la buona volontà soldi “locali” non ce ne sono; infine possono venire dati a progetti specifici; per esempio ci sono contributi per le varie Wikimania, compresa quella dell’anno scorso a Esino Lario.

Anche Wikimedia Italia accetta con gioia donazioni: c’è una pagina apposta sul sito. I soldi ricevuti, come anche quelli di chi ha scelto di destinarle il 5 per mille, servono per gli scopi associativi e paradossalmente non servono direttamente a Wikipedia: poi è chiaro che se si promuove una maratona di creazione voci il vantaggio per l’enciclopedia c’è lo stesso. Una differenza maggiore è che le cosiddette “donazioni liberali” a Wikimedia Italia, se fatte con tutti i crismi, sono deducibili dalle tasse, mentre quelle alla Wikimedia Foundation, cioè “a Wikipedia” non lo sono.

Detto tutto questo, voglio rassicurare chi per principio è contrario a Wikipedia. Se non la usate, non vi accorgerete delle richieste di soldi: non facciamo pubblicità in giro…

August 09, 2017

Avevo scritto questo testo quattro anni fa su istigazione di Giorgio Giunchi — lo trovate su http://public.it/semantica/html/interviste_fantascienza.html . Magari può farvi piacere (ri)leggerlo…

Douglas Adams. Foto di Diaa_abdelmoneim, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Douglas_Adams_San_Francisco.jpg

[Siamo in un pub. Douglas Noël Adams, DNA per gli amici, ha davanti a sé un paio di pinte di birra e una ciotola piena di noccioline: beve e mangia con metodicità, e ogni tanto facendo finta di nulla mette un po’ di noccioline in tasca. In sottofondo, la radio sta trasmettendo Yellow Submarine]

Io: Vedo che sta facendo incetta di noccioline.

DNA: Sì, sono pronto a partire per una vacanza. Come vede ho tutto qua con me [mi mostra il suo asciugamano: alcune delle tante macchie sembrano vivere di vita propria]. Le noccioline sono perfette per fare una scorta di sali prima di essere caricato da qualche astronave. Certo gli orari sono un po’ aleatori: quando finalmente costruiranno quello svincolo di cui si parla da chissà quanto, le cose saranno molto più semplici…

Io: In effetti mi pare di ricordare che lei non è mai stato bravo a districarsi nel traffico.

DNA: Però ho brevettato un sistema a colpo sicuro per togliersi dalle zone a traffico limitato e da tutti quei sensi unici. Basta iniziare ad andare sempre più veloce, finché si raggiunge la velocità di fuga e si esce dal pozzo gravitazionale cittadino. A quel punto ci si ferma, si cerca di capire dove ci si trova, e se proprio non si sa cosa fare il sistema migliore è seguire qualcuno che sembri aver chiaro il da farsi.

Io: E riesce davvero ad arrivare dove voleva?

DNA: No, però di solito scopro di essere arrivato dove dovevo arrivare. D’altra parte tutto è intimamente connesso, e un approccio olistico è il modo migliore per sfruttare tale interconnessione.

Io: Insomma, viviamo in un mondo difficile!

DNA: Macché! È praticamente innocuo!

Io: Buon viaggio, allora, anche se questa nostra conversazione mi sembra così improbabile…

DNA: Improbabile? [si ferma, estrae da una tasca qualcosa che non assomiglia quasi per nulla a una calcolatrice tascabile, guarda il display, gli dà una botta, lo sento mormorare qualcosa all’indirizzo della Sirius Cybernetic Company, finalmente ha un mezzo sorriso, rimette in tasca il dispositivo] Settecentoquarantadue contro uno, con la tendenza a crescere. Direi che ci siamo quasi, la Cuoredoro dovrebbe passare di qua entro qualche secondo…

[a questo punto non so esattamente cosa sia successo: ho starnutito, e quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più. Al suo posto un bigliettino: “Addio, e grazie per tutte le birre”. Il barista mi ha guardato molto male, e ho dovuto pagare tutto, anche le noccioline.]

June 23, 2017

Oggi Luca Sofri afferma che «c’è evidentemente un preponderante pensiero grillino/fattoquotidiano nella compilazione di molte pagine di Wikipedia sulla politica e l’attualità.» (Leggete per piacere tutto l’articolo, perché il suo ragionamento è un po’ più complesso).

Ora, è vero che su Wikipedia c’è sempre stata una componente di tifoseria politica varia, almeno da quando io ci collaboro (che è tanto tempo), e non è detto che le voci riescano a essere neutrali come dovrebbero. È anche vero che in questo momento storico i più arrabbiati sono i grillini/fattiquotidiani, e quindi è una cosa da aspettarsi: tanto per fare un esempio pratico, potete vedere questo intervento di doppia ripulitura (la prima frase tolta è di uno che ce l’ha con Grillo; ma le altre, a favore di M5S in generale, sono state inserite in maniera molto più subdola e sono purtroppo state presenti per mesi). Però quello che vedo io non mi sembra così eccessivamente filo-M5S. Può certo darsi che io guardi le pagine sbagliate, e sono pronto a riconoscere il mio errore se me lo fate notare. Qualcuno tra i miei ventun lettori mi saprebbe portare esempi pratici di voci che mostrano il pensiero grillino/fattoquotidiano?

Ah: «investire di più di quanto non si faccia in revisione, controllo e censura», come auspica Luca, significa investire in persone che si facciano un mazzo tanto per revisionare senza ottenerne alcun vantaggio pratico se non la soddisfazione personale di avere reso Wikipedia (e il mondo 🙂 ) un pochino migliore. Se qualcuno sa come fare, ce lo comunichi al più presto!

May 08, 2017

Giovanni De Mizio (wikipediano, tanto per chiarire) ha segnalato questa pagina dove Amy Osmond Cook (CEO di Osmond Marketing) scrive alcune considerazioni riguardo al fatto che la sua pagina su Wikipedia (in inglese) è stata cancellata dopo alcuni mesi che era sull’enciclopedia.

Io non entro nel merito delle cause addotte e dei consigli della signora Osmond Cook, anche per l’ottima ragione che non sono così addentro alle regole usate su en.wiki che sono diverse da quelle di it.wiki, anche sulle contribuzioni per commissione. Però una cosa la voglio far notare: la signora ha scritto “la mia pagina su Wikipedia. La frase originale è «After having my own page on the site for several months, one Wikipedia editor decided my page should be taken down.», quindi non ci sono dubbi. Ora, io capisco che la CEO di Osmond Marketing veda tutto come marchettaro, ma questo lapsus digitorum fa capire molte cose. Tu non hai la tua voce su Wikipedia: hai la voce su di te che è un concetto del tutto diverso. Puoi anche averla preparata tu (sconsigliato almeno da noi ma non vietato); puoi averla corretta tu (se aggiungi fonti terze affidabili, va più che bene); ma non è tua bensì della comunità. Se vuoi una voce tua te la metti sul tuo sito: a me pare ovvio, a tanti altri evidentemente no.

April 27, 2017

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

April 19, 2017

Ieri sulla Stampa è apparso un articolo che racconta delle edit war tra bot in Wikipedia. Traduzione per chi non è addentro: le edit war capitano quando una modifica a una voce dell’enciclopedia continua a venire inserita ed eliminata da due utenti che evidentemente hanno idee diverse su qual è la versione corretta; un bot (abbreviazione di robot) è un software che scandisce le pagine dell’enciclopedia per fare correzioni di tipo sintattico, come sostituire “perchè” con “perché”, che non hanno bisogno di molta attenzione umana e si possono fare automaticamente.

L’articolo riprende uno studio dello scorso febbraio sul comportamento dei bot nella versione in inglese di Wikipedia tra il 2001 e il 2010 (!), e poi continua con un esempio sull’edizione nostrana riguardo alla voce su papa Benedetto VIII, spiegando come «La sera del 28 febbraio è iniziata una lotta di correzioni reciproche tra due bot» sul fatto che i conti di Tuscolo siano “conti” con la minuscola o “Conti” con la maiuscola. I due bot sono “Yuma” e “Fra00”. Ora, mi pare troppo pretendere che qualcuno che non sia un contributore assiduo a Wikipedia in italiano sappia che qui da noi tutti i bot devono terminare con “bot” per poterli riconoscere al volo; però non mi pare troppo provare a vedere le due pagine utente per scoprire che Yuma e Fra00 sono due esseri umani in carne e ossa, e non dei bot. Ma forse ho capito male io: è l’articolo della Stampa ad essere stato scritto da un bot, che sarebbe quasi riuscito a passare il test di Turing se non fosse stato per quella svista…

February 26, 2017

Quando lessi per la prima volta il Manifesto della comunicazione non ostile ebbi perplessità simili a quelle qui indicate da Benedetto Ponti: dal mio punto di vista era un misto di banalità note a chi in rete ci bazzica da una vita (e questo non sarebbe poi un male, c’è sempre chi ha bisogno di farsi spiegare tante volte le cose) e un tentativo di fare sì che l’opinione pubblica venisse “naturalmente” condotta ad approvare una legge “di tutela” senza accorgersi della sua illiberalità.

Se Antonio Pavolini ha ragione ed era tutto un modo per avere un evento mediatico, per il momento resto più tranquillo.

January 26, 2017

L’autore, noto su Wikipedia come Nickanc, contribuisce alla scrittura dell’enciclopedia libera dal 2006, frequentemente occupandosi di voci di musica classica e gestendo dei bot per l’enciclopedia; è stato nel tempo piuttosto dedito al fine di migliorare l’organizzazione consensuale della comunità dietro l’enciclopedia. Le opinioni di seguito sono espresse a suo esclusivo titolo personale e non rappresentano Wikipedia, la sua versione in italiano o alcun gruppo di utenti al suo interno.

 

Wikipedia dice con frequenza di non essere una democrazia virtuale nelle sue linee guida, al contempo numerose associazioni online con fini politici dicono di sé stesse di essere le migliori democrazie mai costruite, come i vari partiti pirata e movimenti per la democrazia diretta online. Ma siamo sicuri? Io sono fortemente critico di queste affermazioni.

Consideriamo in particolare Wikipedia in italiano e il Movimento 5 Stelle, forza politica italiana che si autoproclama baluardo della democrazia diretta online ed euroscettico.

Dentro Wikipedia

Come funziona?

Wikipedia ha una organizzazione informale e modificabile, non ha fra i suoi scopi l’equo trattamento dei suoi utenti, ma solo dei suoi contenuti, non vuole crearsi problemi a scegliere per sé una definizione di democrazia e attenersi ad essa, ancor meno ha tempo da perdere nel definire una separazione dei poteri, non ha scopi sociali interni ad essa, non è un esperimento sociale, pertanto ci tiene a precisare che non intende imporsi di essere una democrazia, né questo deve essere particolarmente auspicabile.

A margine, in effetti, scegliere dei criteri da imporsi per definire la propria democraticità sembrerebbe proprio una delle discussioni che su wikipedia sarebbero eterne e ladre di energia che potrebbe essere usata per scrivere l’enciclopedia. Ciononostante, il fatto che non si voglia imporsi di essere democratici o che anzi si sia così umili da non dirsi democratici da soli, non vuol dire che talora non lo si sia veramente.

Infatti, in un senso esteso, adottando il metodo del consenso (si veda la linea guida relativa, eccettuiamo alcuni rari casi di Wikipedia in italiano in cui si vota perché siamo violenti e buzzurri, per mia somma tristezza), si comporta come una forma di democrazia deliberativa, in cui, ritenendo che l’opinione di un singolo o di una maggioranza non siano sufficienti a garantire neutralità ai contenuti, si continua a discutere a oltranza sino a che non si trovi un accordo che abbia la pressoché unanimità (con eventuali AgreeToDisagree ). A quel punto, wikipedia è una struttura informale, non serve votare, riducendo di fatto il solo processo decisionale alla discussione consensuale. Una sorta di moderno conclave online.

Peculiarità del modello e sue ragioni

Questo metodo è peculiare rispetto alla politica negli stati e nelle organizzazioni governative, ma è pressoché il meglio adattato per Wikipedia e molto movimenti dell’open source sia alla natura del volontariato virtuale e opensource sia alla neutralità:

  • la creazione di divisioni tramite il voto stimola o l’abbandono dell’attività volontaria o il fork del progetto, creando strutture sempre meno capaci di realizzare lo scopo di fare una enciclopedia libera. Questo diritto a uscire (RightToLeave e RightToFork rispettivamente) fa anche da contrappeso “democratico” ( come direbbero i costituzionalisti americani, check and balance ) al progetto, che altrimenti fallirebbe se abbandonato;
  • Una maggioranza – soprattutto se semplice, che esiste sempre o a favore o contro – non vuol dire neutralità: data l’aleatorietà con cui le persone si riuniscono su internet, l’autoselezione di eventuali votanti e l’onerosità dei mezzi di identificazione sicuri per proteggere i voti da abusi ( StuffingTheBallotBox l’abuso più comune ), le percentuali e i numeri sono molto meno significativi dei referenda che fanno gli stati.

Viceversa l’accordo unanime tramite discussione tiene insieme il sistema. La relativa trasparenza di wikipedia in quello che fa, poi, rende la comunicazione riguardante l’enciclopedia libera molto accessibile e permette a tutti di verificarne la struttura interna e di partecipare anche senza registrarsi, malgrado non sia sempre immediato capire dove si sia discusso cosa. L’insieme di queste considerazioni rende Wikipedia, come molte wiki e molte comunità dell’open source, scettiche verso l’utilità delle procedure elettorali, almeno ai loro fini, e per Wikipedia le votazioni sono nocive (VotingIsEvil e su meta Le votazioni sono nocive).

Il confronto con i 5 Stelle

Argomento per punti:

  • Come comunità online, il movimento 5 Stelle è articolato attorno a due domini principali, beppegrillo.it e movimento5stelle.it . Entrambi i siti, rispetto a Wikipedia, hanno un enorme oscurantismo verso il lettore di passaggio : non solo la partecipazione a Rousseau – la piattaforma con cui il movimento effettua le votazioni – è possibile solo da registrati, ma anche la consultazione di Rousseau e della parte privata del forum lo sono, rendendo l’affermazione di essere un movimento democratico poco verificabile, o almeno verificabile solo da dentro. Ma se all’interno uno può eventualmente provarne la democrazia, perché da fuori servirebbe la fede nella loro democrazia interna? È poco credibile che i loro sostenitori siano tutti e soli iscritti.
  • Il movimento 5 stelle ha una ingombrante presenza di un singolo che potremmo chiamarne il fondatore, Beppe Grillo, che essenzialmente cura la maggior parte dei contenuti accessibili pubblicamente. Anche Wikipedia ha un fondatore, Jimbo Wales, ma è sempre più marginale. Invece, le pagine del blog di Grillo, essendo le uniche parti pubbliche di rilievo della comunità dei 5 stelle, lo rendono l’attrattore prevalente dei nuovi iscritti alla loro comunità, assicurando quindi che la sua opinione espressa nei blog – assumendola coerente nel tempo – sia sempre meglio rappresentata delle altre all’interno dei 5 stelle;
  • Il voto è top-down: viene chiamato solo da chi gestisce Rousseau, cioè la società di Grillo e Casaleggio. Dato il punto precedente e l’identità di chi chiama i voti, perché votare su cose su cui sembrano concordi gli iscritti? È necessario? Sembrerebbe ci possa essere un barlume di necessità laddove i voti siano richiesti dal basso, dalla comunità, ma se è Grillo stesso a scegliere argomento e quesito della domanda, qual è il senso del voto? Verrebbe da pensare che, come negli stati democratici, i voti popolari chiamati dall’alto, lungi dall’essere mossi dalle forze popolari come i referenda abrogativi italiani o svizzeri, servano a dare legittimità alle azioni che nei governi sarebbero divisive, dalla dissoluzione della Repubblica di Venezia per referendum nel 1797 al Brexit, al referendum costituzionale italiano del 2016. Ha Grillo questo napoleonico bisogno continuo di legittimità, essendo colui che attrae gli utenti al movimento? Sembra eccesso di personalismo. E ancora: è legittimazione quando il campione che vota, per effetto dell’essere Internet, si autoseleziona? La significatività del voto online su siti non istituzionali è molto diversa da quella dei referendum usuali, assomiglia sempre più ai sondaggi fra i lettori dei giornali, tale punto valeva sopra per Wikipedia e vale anche per il movimento 5 stelle; perché non sono così maturi da accorgersene? Verrebbe malevolmente da dire che votare serva a fare pubblicità presso coloro che hanno una visione votazionista e competitiva della democrazia, ma questo non è il contrario degli obiettivi della democrazia online e dello stesso movimento, che si assume partecipativo?
  • Se poi Grillo chiama le votazioni online a suo arbitrio con un quesito a suo arbitrio o quasi, ma gli altri membri del partito non possono formalmente, perché mai dovrebbe essere democratico ed egalitario un sistema del genere? Anche wikipedia dà un po’ di precedenze a chi ha lavorato molto tempo per essa ed è accettato dalla comunità ed è molto più facile per gli utenti di lungo corso che non per i neofiti fare molte cose, ma il sistema è scalabile e in nessun caso qualcuno ha l’esclusiva sul potere di fare domande e iniziare il processo decisionale del consenso.
  • Come si comportano allora i 5 stelle con gli elementi che rendono le votazioni nocive, per esempio lo sviluppo di fazioni interne informali o il rischio di abbandono? Consideriamo l’abbandono. Non sembra un problema enorme per i 5 stelle, in forte crescita elettorale e di partecipanti; troveranno sostituti e, cosa più importante, i 5 Stelle sono un gruppo politico, non devono costruire qualcosa di enorme come un’enciclopedia di tutto lo scibile umano, possono permettersi l’abbandono di membri molto di più di Wikipedia. Ma, se intendono che il loro metodo di democrazia vada esportato agli stati  – e ammettendo che l’organizzazione che funziona per le comunità online vada bene offline, dove il diritto di uscire non è così ovvio come chiudere una finestra del browser -, quale democrazia liberale può trovar facile escludere chi non la pensa come la maggioranza? E quale organizzazione online si permette di sprecare volontari per quanto bassa ne sia la convenienza? È oclocrazia?
  • Consideriamo ora la faziosità che viene introdotta dall’uso sistematico del voto: ossia, a forza di votare su delle cose e di dividersi su dei temi, ci si aspetta che naturalmente all’interno della comunità ne nascano delle fazioni (anche informali) di persone che, pensando spesso allo stesso modo, ambiscano collettivamente a cambiarla o a far andare in un certo modo alcune consultazioni elettorali. Dato l’oscurantismo del sistema, è poco comprensibile se tali gruppi esistano davvero, tuttavia, negli anni del movimento è accaduto più volte che vi fossero divisioni note al pubblico attraverso i giornali e i social network e troppo spesso finite in esplusioni da parte di Grillo verso i dissidenti. Anche Wikipedia può escludere i suoi membri e cacciarli, ma la dinamica è molto più trasparente e ruota attorno agli insulti, manipolazioni o a inserimenti promozionali o illegali nell’enciclopedia, non mi sono noti casi di ostracismo per le idee di un singolo. Questo nell’ottica wikipediana non sarebbe “antidemocratico”, ma proprio puerile, e Wikipedia ricorda a sé stessa spesso di non essere l’asilo. E il movimento 5 stelle: perché affrontare i dissidi interni così?
  • Scarsa obiettività in alcune proposte del movimento: un partito non persegue posizioni neutrali per definizione, pertanto poco si può confrontare con Wikipedia in questo punto. Pur tuttavia si rileva che metodi (più) deliberativi all’interno del partito, potrebbero rendere meno probabile che emergano posizioni antiscientifiche e controfattuali, come l’antivaccinismo e magari far capire a chi discute, insegnargli attraverso la corale maieutica del dialogo di idee che seguire certo antiscientismo è proprio controfattuale. O forse far emergere queste tendenze è l’obiettivo? Non è così vero che tutti i metodi che vadano sotto il nome di democratici portino gli stessi risultati a chi li usa, anche per semplici considerazione di matematica sui sistemi elettorali. Per cui ogniqualvolta qualcuno si erge a “voce della gente” è piuttosto la “voce del sistema decisionale scelto nell’ambito del quale la gente si è espressa” e, a tutti gli effetti, conoscendo con precisione le distribuzioni nei partecipanti di certe opinioni, alcuni metodi decisionali rendono più probabili che alcune emergano e altre no.

Conclusione

Dunque, allora la formalissima democrazia elettorale online dell’ostracismo è migliore della democrazia deliberativa così informale al punto da non reputarsi democrazia? Se il movimento 5 Stelle vuole essere un movimento che si ispira alla democrazia di internet e all’open source, perché non si comporta come tale? Perché Grillo parla e gli altri tacciono sempre? Recentemente attraverso il blog egli dice addirittura che gli eletti dovranno concordare le loro comunicazioni pubbliche con lui.

Non si ritiene né si desidera questo testo così rilevante da influenzare una fiumana di persone a cambiare partito, piuttosto, fin quando il movimento 5 stelle si autoarroga di rappresentare offline la forza della “democrazia” online, sarebbe auspicabile che prendesse il meglio da questa e che i margini di miglioramento che ha rispetto a Wikipedia siano colmati. Il metodo decisionale non è così neutro nello sviluppo di Wikipedia, perché ha tenuto insieme con successo una comunità che, molto più del movimento 5 stelle, ha davvero contribuito a democratizzare la conoscenza, ha davvero permesso alle persone di conoscere cose che non sapevano prima gratuitamente e dato loro il potere di capire il mondo che le circonda e così gli strumenti per attivamente costruirsi il proprio destino.

Il Movimento 5 Stelle è ancora lontano sia da questi successi democratici, sia da queste strutture partecipative e probabilmente anche solo ad ambire di averle, pur essendo per partecipazione migliore di altri partiti ancor più personalisti. Ebbene, vuole avvicinarsi?

January 15, 2017

I loved Posterous too. When it shut down I copied all the material I wrote to a blog under my own domain, but it was not the same thing.

January 01, 2017

Ho dei dubbi sulla sostenibilità pratica di questo approccio

Grazie a Carlo F Dalla Pasqua, ho letto questo articolo di Mario Tedeschini-Lalli che dà conto di una tendenza del giornalismo di marca anglosassone, che non solo non tende necessariamente alla brevità sempre maggiore delle notizie, ma anzi porta la cosiddetta long form a livelli che da noi sarebbero asolutamente incredibili. L’esempio che viene portato è un articolo del New York Times su come Google Translate abbia fatto in pochi mesi un salto quantico di qualità. L’articolo in questione è infatti lungo 86778 battute, l’equivalente di un saggio di quaranta e più pagine.

I due giornalisti guardano giustamente le cose dal loro punto di vista, e notano come il posto dove si possono approfondire le notizie non è la carta ma il web; che non esiste il concetto di cannibalizzazione, tanto che prima di essere stato pubblicato sull’edizione cartacea domenicale del NYT il testo era apparso sul sito web; che all’estero i grandi gruppi editoriali continuano a commissionare queste ricerche; e che il pubblico le legge. Sono tendenzialmente d’accordo sui primi tre punti; ma c’è qualcosa che mi disturba in quanto lettore, e che provo a spiegare nel seguito.

Ho letto l’articolo in questione. Tutto, fino in fondo. È scritto nello stile tipico del giornalismo anglosassone, partendo dalle persone per trattare il tema: fin qui nulla di strano. L’intelligenza artificiale non è il mio campo, ma un minimo di infarinatura ce l’ho, e posso dire che l’argomento viene spiegato in modo comprensibile e almeno a prima vista corretto, da quanto riesco a inferire. Sono anche lasciati i collegamenti agli articoli originali dei ricercatori, cosa che probabilmente servirà a ben poche persone ma è un chiaro indice di serietà. Insomma, Gideon Lewis-Kraus ha fatto insomma molto bene il suo lavoro di giornalista, raccogliendo informazioni e rendendole usufruibili al grande pubblico. L’unico appunto che posso fare è che mi pare essere troppo ottimista quando afferma che la ritraduzione in inglese dell’incipit del testo di Hemingway Le nevi del Kilimangiaro tradotto in giapponese da Jun Rekimoto è quasi indistinguibile dal testo originale anche per un madrelingua, se non fosse per l’articolo mancane prima di “leopard”. Diciamo che il testo passato per Google Translate è grammaticalmente corretto ma molto più piatto dell’originale, e ci mancherebbe. Ma non divaghiamo.

Il punto fondamentale è il muro di testo di quasi 87000 battute. E a questo punto presumo che la versione cartacea dell’articolo fosse un riassunto, anche perché altrimenti si sarebbe mangiato tutta la sezione del giornale. Quanta gente oggi ha il tempo di leggersi un breve saggio (breve dal punto di vista di un libro, naturalmente: ho pubblicato ebook più corti…) su un tema che non li interessa direttamente? E se i saggi cominciano a essere due, tre, cinque, dieci? È vero che il web ha spazio virtualmente illimitato, ma la variabile limitata siamo noi, o meglio il tempo a nostra disposizione per leggere. Abbiamo insomma due tendenze opposte: da un lato i quotidiani illuminati che pagano giornalisti per fare dei lavoroni (mica crederete che inchieste di questo tipo si buttano giù in un paio di pomeriggi), e quindi vogliono pubblicarli, dall’altra i ricavi possibili con questi articoli, che si riducono all’aumentare del testo e quindi al ridursi del numero dei lettori che arrivano fino in fondo. Ho visto parecchie pubblicità nell’articolo, ma non credo che le impression valgano molto. Che fare allora? Una possibilità è immaginare una collana separata: il quotidiano riporta una versione molto condensata, e ci si può abbonare agli approfondimenti. Ma la mia capacità imprenditoriale è notoriamente nulla, e non so se un simile approccio potrebbe funzionare. Voi avete idee migliori?

December 12, 2016

C’è solo un punto che non funziona. Perché uno avrebbe dovuto scrivere una legge elettorale per un Senato che con ogni probabilità non sarebbe comunque stata funzionante in pratica (perché si continua a leggere il “Senato eletto su base regionale” come “ci sono ventun elezioni diverse), rischiando di essere ancora più impallinato? Al limite avrebbe dovuto prima fare la riforma della costituzione e poi la legge elettorale, ma una successione così avrebbe fatto ancora più gridare al regime.

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