Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

05:04, Friday, 03 2020 July UTC

la fabbrica di san Pietro - versione Repubblica
Martedì scorso Repubblica ha pubblicato un articolo, a firma del vaticanista del quotidiano Paolo Rodari, nel quale si racconta di come la gestione della Fabbrica di San Pietro sia stata commissariata dopo che sono stati scoperti appalti irregolari. Non so se tutto il mondo è paese: a quanto pare però il Vaticano risente dei nefasti influssi del Bel Paese. Fin qui, siamo sulla semplice cronaca.

Ma che cos’è effettivamente la Fabbrica di San Pietro, al di là del nome? Beh, probabilmente non sono in molti a saperlo, e quindi Rodari si è premunito di dare una spiegazione piuttosto ampia del suo scopo e di come si è evoluta in questi ultimi anni. Opera davvero meritoria… se non fosse per il fatto che è stata direttamente copiata dalla voce di Wikipedia al riguardo. Non che la cosa sia vietata, di per sé: Wikipedia nasce proprio per aumentare la conoscenza di tutti, sperando che quanto scritto sia corretto. Peccato che ci sia un piccolo particolare: che il contenuto di Wikipedia – proprio come Repubblica – è protetto da copyright. Gli articoli del giornale hanno tutti in fondo un bel “© Riproduzione riservata” che nasce come sberleffo legale alla legge sul diritto d’autore che (nel 1941!) riteneva che di norma un articolo di giornale potesse essere liberamente citato… salvo che ci fosse la formuletta magica in questione. Gli articoli di Wikipedia hanno un copyright molto più leggero: il materiale si può riusare, purché si citi la fonte originaria e il testo derivato abbia la stessa licenza.

D’accordo, possiamo essere buoni e immaginare che il testo in questione non sia altro che una citazione letterale, e quindi non richieda che tutto l’articolo di Repubblica sia sotto una licenza libera. So anche che la religione seguita dall’italica stampa ritiene anàtema mettere all’interno degli articoli un collegamento al di fuori del proprio gruppo editoriale, non sia mai che qualcuno se ne vada via dal sito e non ci ritorni più. Ma le tre paroline magiche “Come spiega Wikipedia,” non dovrebbero poi costare molto; anche se Rodari non aveva il tempo di fare modifiche più importanti di virgolettare “Pastor Bonus”, aggiungere un soggetto esplicito “La fabbrica” e rovinare l’italiano aggiungendo un “Venne” (detto tra noi, la frase “Venne nominato da Giovanni Paolo II” mi suonava così brutta che pensavo fosse la solita pessima prosa wikipediana, mentre invece il testo originale era più scorrevole), perché non le ha aggiunte?

P.S.: per chi si chiedesse “chi ha copiato da chi”, come si può vedere dall’immagine a destra io ho usato la versione del dicembre scorso della voce di Wikipedia. Diciamo che a meno di avere a disposizione una DeLorean modificata da Emmett Brown la linea temporale dovrebbe essere sufficientemente chiara. Poi, se proprio si vuole, si può anche consultare una versione più breve dell’articolo, quella presumo originale…

Come perdere tempo su Wikipedia

11:04, Thursday, 02 2020 July UTC

Stamattina Jacopo mi chiede “il dentifricio l’hanno inventato gli antichi egizi?” Conoscendo mio figlio, quella domanda significava che aveva trovato il fattoide su un qualche giornalino che stava leggendo e voleva verificare le mie conoscenze. Alla mia risposta “non lo so”, il suo commento è stato “e allora guarda su Wikipedia!”, scimmiottando quello che io gli dico sempre. Abbiamo aperto la voce “Dentifricio” e in effetti c’era scritto così: ma la frase era colorata di rosa, indicando la temibile “Citazione necessaria“. Dopo avergli spiegato che forse era così ma non si poteva essere certi, ho passato una mezz’oretta a cercare fonti, scoprire che quella del dentifricio egizio era probabilmente una fake news di tanti decenni fa che gli ultimi studi hanno smontato, recuperare da Google Books le pagine di un paio di testi accademici moderni e aggiungere le fonti con tutti i crismi.

Utilità pratica di tutto questo? Direi praticamente zero. Il grande guaio di Wikipedia per gente come me è questo :-)

La tua idea per costruire insieme itWikiCon 2020

06:36, Wednesday, 01 2020 July UTC

Torna itWikiCon la conferenza dedicata alla comunità italofona in cui si parla di tutti i progetti Wikimedia: da Wikipedia a OpenStreetMap, del diritto d’autore e delle licenze libere.

Dopo la prima edizione che si è svolta a Trento nel 2017, quest’anno abbiamo dovuto fare i conti con la situazione imposta dalla pandemia e abbiamo deciso di organizzare gli incontri online, per continuare a conoscere, condividere e crescere insieme.

Stiamo raccogliendo le idee per costruire il programma della due giorni in programma per il 24 e 25 ottobre. Potremo contare su una comunità ancora più estesa perché lavoreremo in concomitanza con il Linux Day 2020: un’occasione per sfruttare la nostra azione combinata e distribuire la conoscenza, le esperienze e le competenze ad un pubblico ancora più vasto.

Il Consortium GARR, l’ente che fornisce connettività e banda larga a scuole, università e centri di ricerca, ci fornirà la sua infrastruttura per garantire la buona riuscita dell’evento con in collegamento tantissimi appassionati in simultanea, con tecnologie libere e replicabili.

Il successo organizzativo è quindi garantito.

Aspettiamo le vostre proposte per costruire un programma denso e coinvolgente.

Questo è il momento giusto per aiutare i volontari a individuare le tematiche più interessanti da trattare nell’ambito degli incontri e dei workshop: la call for paper scade il 31 luglio. In questa pagina è possibile candidare e monitorare le proposte.

Per qualsiasi domanda, proposta o idea, è possibile chiacchierare nel gruppo Telegram “Team itWikiCon” e se sei un po’ più “geek”, puoi tenere sott’occhio le prossime priorità dalla relativa pagina in Wikimedia Phabricator.

Per saperne di più: https://www.itwikicon.org/

Borghi d’autore

06:06, Wednesday, 01 2020 July UTC

Gli strumenti che promuove Wikimedia possono essere un valido supporto allo sviluppo del turismo dei borghi italiani. Un esempio concreto che può essere di ispirazione per tante altre località e realtà è l’edizione locale “WikiLoves Lake Como 2020 – Borghi d’autore” inserita nell’ambito del concorso internazionale Wiki Loves Monuments che verrà presentato il prossimo 20 luglio.

Alla sua terza edizione, il concorso delle due provincie lariane si intreccia con i protagonisti del turismo locale ed in particolare operatori turistici e musei, costuendo un legame sempre più stretto con il territorio e chi lo vive in prima persona.

Non si tratta di creare solo nuovi contenuti, ma di coinvolgere gli operatori turistici gli enti locali – comuni, pro loco, associazioni del territorio – nel cogliere il potenziale dei progetti wiki, in particolare Commons e WikiVoyage per rendere disponibili e accessibili a tutti le informazioni del territorio, immagini, storia, bibliografia, percorsi, utilizzando i canali wiki.

Contenuti sempre aggiornati da diffondere attraverso strumenti innovativi per la promozione dei luoghi, senza la necessità di investimenti economici impegnativi. Un aiuto fondamentale in questo momento che stiamo vivendo tutti.

Vogliamo anche avviare un processo di realizzazione di itinerari turistici “creativi” che possano essere d’interesse per il turista che vuole uscire dai tradizionali circuiti turistici, e offrire ai “locali” una nuova occasione per scoprire (o meglio ri-scoprire) il proprio territorio.

Sono quattro gli eventi in programma l’estate-autunno 2020. Il primo è dedicato alle guide turistiche del lago e si terrà il 15 luglio 2020, presso la Villa del Grumello. Interverranno Marta Pigazzini e Stefano Dal Bo e Pietro Berra ideatore del progetto Passeggiate Creative.

Il progetto “WikiLoves Lake Como 2020 – Borghi d’autore” è realizzato in collaborazione tra Wikimedia Italia e Sentiero dei sogni grazie al contributo di Camera di Commercio di Como e Lecco sul bando “interventi a sostegno di eventi e iniziative di natura culturale nelle province di Como e di Lecco”, anno 2020.

La “Padova Wiki Marathon”, la maratona di scrittura su Wikipedia “ai tempi del Covid” sì è svolta ovviamente da remoto. L’evento si è inserito sulla scia della Quarantena di scrittura 2020 condotta dalla comunità di Wikipedia nel periodo di isolamento dovuto alla pandemia ed è stato rivolto alle associazioni di Padova e provincia: oltre 130 quelle invitate a partecipare dal CSV padovano.

L’idea di una “maratona virtuale” è nata in seno al tavolo di lavoro su “Tecnologia e innovazione” di Padova capitale europea del volontariato 2020, un gruppo molto attivo a cui partecipano rappresentanti dell’associazionismo, dell’Università patavina e del Comune di Padova. Attraverso la promozione di azioni di cittadinanza digitale, l’intento di “Padova Wiki” è migliorare i contenuti online liberamente disponibili a tutta la cittadinanza sul territorio padovano, arricchendo le voci dell’enciclopedia libera Wikipedia, in particolare sui beni culturali.

Wikipedia è il principale progetto digitale online al mondo senza scopo di lucro e gestito dagli utenti stessi ed è stato scelto proprio perché esemplifica in modo convincente ed efficace i valori che sono alla base del volontariato.

La maratona – che è solo la prima tappa di un percorso destinato a continuare – ha prodotto 7 nuove voci di Wikipedia, 8 voci ampliate in modo significativo e miglioramenti in numerose altre pagine. Tra le voci migliorate quella del Palazzo della Ragione, uno dei simboli della città, ma anche del Burchiello, una imbarcazione storica; sono state inoltre create le voci su vari musei universitari ed edifici storici, come il Palazzo Santo Stefano. In aggiunta, sono state caricate oltre 40 immagini ed è stata sensibilmente arricchita e ampliata la guida di Wikivoyage su Padova.

Questi primi risultati positivi si devono anche alla “preparazione atletica” per la maratona, curata dal trainer di Wikimedia Italia Marco Chemello che ha tenuto, in previsione dell’evento, 6 incontri settimanali in videoconferenza dedicati alle associazioni. La maratona ha visto la partecipazione di oltre 200 persone collegate in streaming e 70 in videoconferenza. Mentre i volontari lavoravano alle voci di Wikipedia, per la durata di 3 ore si sono succeduti, durante la maratona, gli interventi dei membri di varie associazioni, che hanno presentato le proprie attività dopo avere aderito in modo entusiastico a questo nuovo modo di contribuire a valorizzare il territorio. In autunno il percorso “Padova Wiki” è destinato a proseguire con incontri anche dal vivo.

Foto : un lato di Prato della Valle a Padova, di Veronica Lacorte, licenza CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.

Quindici anni fa…

21:15, Tuesday, 30 2020 June UTC

“Quindici anni fa” è il titolo di una vecchia canzone di Vasco Rossi. Quindici anni fa, per la precisione venerdì 17 giugno 2005, diciassette persone si ritrovarono nel viterbese, a Canino, e fondarono ufficialmente l’Associazione Wikimedia Italia per la conoscenza libera.
Diciotto soci fondatori non eravamo certo superstiziosi: ma non avevamo nemmeno le idee troppo chiare su quello che volevamo fare. Avevamo però in comune due cose: l’amore per la conoscenza e il desiderio di renderla disponibile a tutti. Nell’anno appena trascorso, le voci su Wikipedia in lingua italiana erano più che quadruplicate, passando da 10000 a 42000; ma l’enciclopedia era ancora sconosciuta ai più. Fare un’associazione nazionale – la terza, dopo quella tedesca e francese – ci sembrò una buona idea che ci avrebbe permesso di presentarci come un’entità vera e propria e non un gruppetto di amici.

Che possiamo dire in occasione di questo sequidecennale? Che non possiamo festeggiare dal vivo come ci sarebbe piaciuto a causa della pandemia? Guardando indietro abbiamo fatto un bel po’ di strada. Tenendo fede alla nostra idea di operare a 360 gradi, non ci siamo limitati ai progetti Wikimedia ma siamo diventati un chapter per OpenStreetMap, la mappa pubblica; siamo diventati un’APS e quindi abbiamo avuto accesso ai fondi del 5×1000; abbiamo raccontato agli studenti come si può produrre conoscenza; abbiamo formato il personale di tanti musei e biblioteche; siamo diventati un riferimento quando i media vogliono capire cosa succede nel mondo Wikipedia; siamo stati ufficialmente ricevuti e auditi in Parlamento; infine – notizia di questi giorni – abbiamo completato l’iter burocratico ottenendo la personalità giuridica. Non più un gruppo di amici, insomma, ma una vera entità ufficiale.

Cosa ci riserverà questo futuro incerto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che – ancor più ora che la riforma del Terzo Settore è ormai in marcia – il pallino è in mano a noi soci, con il nostro lavoro a favore della conoscenza libera e con la nostra volontà di fare qualcosa. Non penso toccheremo mai i grandi numeri di altre organizzazioni: spero e credo però che il nostro impegno non finisce col versamento della quota sociale, ma continua nella costruzione della conoscenza libera, mattoncino per mattoncino.

Foto: Assemblea di Wikimedia Italia 2019 Milano di Settimioma / Licenza CC BY-SA da Wikimedia Commons

Scuola digitale: partecipa ai bandi di WMI

14:14, Tuesday, 30 2020 June UTC

Si aprono il 6 luglio le candidature per i due bandi di Wikimedia Italia rivolti al mondo della scuola e ai wikimediani interessati a portare i progetti Wikimedia e OpenStreetMap negli istituti italiani.

Il primo bando “Wiki-imparare” si rivolge alle scuole statali e paritarie italiane, dalle primarie alle secondarie di secondo grado, che potranno candidarsi per ottenere un finanziamento di 3000 euro da spendere per l’acquisto di pc e tablet e per sperimentare attività formative e didattiche di uso e contribuzione alle piattaforme Wikimedia e OpenStreetMap. Ad affiancarle nella progettazione dell’attività deve essere necessariamente un wikimediano o un osmer che potrà anche seguirli come formatore.

Questo bando viene, innanzitutto, incontro alle esigenze di innovazione digitale e metodologica delle scuole italiane, proponendo una didattica laboratoriale (learning by doing) che veicola competenze digitali e informative e favorisce l’apprendimento significativo attraverso una prospettiva costruttivista in cui lo studente diventa protagonista della costruzione del proprio sapere.” afferma Matteo Ruffoni, presidente di Wikimedia Italia e docente di scuola media. “Ma non solo. Il bando vuole coinvolgere i volontari wikimediani e osmer stimolandoli a creare sul territorio reti con le scuole e rapporti diretti con i docenti in un circolo virtuoso che fa bene alle scuole e sviluppa risorse didattiche aperte, accessibili a tutti.”

Il secondo bando “Diventa wiki-docente” si concentra sulla formazione dei docenti che potranno candidarsi per partecipare gratuitamente ai tre corsi di Wikimedia Italia riconosciuti dal MIUR ai sensi della direttiva 170/2016. Tra tutti i candidati, sessanta saranno i fortunati vincitori che, tra ottobre e dicembre 2020, potranno seguire uno dei corsi, erogati in modalità a distanza, e scoprire come entusiasmare i loro studenti portandoli nel backstage dei progetti wiki e rendendoli protagonisti.

Tutti i bandi sono da disponibili da oggi ma le candidature si apriranno il 6 luglio. Attenzione, perché a parità di altri criteri, verrà considerato l’ordine cronologico di arrivo delle domande! Tutte le informazioni qui sotto.
Non indugiate e…passate parola a scuole e docenti!


INFORMAZIONI BANDI WMI 2020

Bando “WIKI_IMPARARE”: finanziamento a 10 scuole italiane per acquistare dotazioni tecnologiche (pc e tablet) e sperimentare attività di uso e contribuzione delle piattaforme Wikimedia e OpenStreetMap accompagnati da un wikimediano. 
      Scarica il bando
      Candidati qui al bando (apertura 6 luglio 2020 ore 10, chiusura 20 settembre 2020)

Bando “DIVENTA WIKI_DOCENTE“: verranno selezionati 60 docenti, ciascuno dei quali potrà partecipare gratuitamente ad uno dei tre corsi on-line di Wikimedia Italia riconosciuti dal MIUR.
      Scarica il bando
      Candidati qui al bando per diventare wiki-docente (apertura 6 luglio 2020 ore 10, chiusura 10 settembre 2020)

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Foto: Studentesse al tablet di Aigner Ronja, Kohlmeier Michelle / Licenza CC0 da Wikimedia Commons

Una legge per garantire la diffusione della cultura

13:26, Tuesday, 30 2020 June UTC

La cultura digitale si compone di due aspetti: i contenuti, che oggi sono prodotti sempre più spesso sotto forma di linguaggi diversi e contaminati, e la tecnologia, che è il veicolo che consente la comunicazione. Gli aspetti tecnologici in sé però non bastano a garantire la diffusione dei contenuti: bisogna evitare l’affermazione di oligopoli che finirebbero per impedire lo sviluppo del sapere.  

Come garantire dunque il sapere collettivo online? È fondamentale dotarsi di normative che garantiscano la condivisione della conoscenza. Gli attori in gioco sono tanti e ancora di più sono gli interessi economici. Ma le leggi esistono proprio per tutelare tutti, non solo singole parti.  

Noi di Wikimedia Italia – organizzazione fondata nel 2005 proprio con lo scopo istituzionale di perseguire obiettivi di solidarietà sociale nel campo della promozione culturale e che contribuisce alla diffusione, al miglioramento e all’avanzamento del sapere e della cultura, attraverso la produzione, la raccolta e la divulgazione gratuita di contenuti liberi – chiediamo al parlamento italiano che nel recepimento della direttiva europea del copyright siano presenti alcune specificazioni perché il sapere libero e la sua condivisione possano essere garantiti.

Entriamo nel dettaglio: ogni creatore di contenuti può scegliere di volta in volta il modo migliore per tutelare e diffondere il proprio lavoro. La direttiva 2019/790/EU originariamente aveva lo scopo di favorire le opportunità di sviluppo culturale e sociale create dal digitale, ma nonostante la volontà di avere un unico quadro legislativo potranno ancora esserci delle differenze nelle legislazioni nazionali.

Dal nostro punto di vista alcuni passaggi del testo del DDL di recepimento della direttiva in discussione in questi giorni al Senato rischiano di nuocere allo sviluppo e alla condivisione della conoscenza. Posti in modo differente potrebbero essere invece più utili e incisivi. 

Sono quattro gli articoli della direttiva europea su cui ci siamo concentrati e per i quali abbiamo chiesto degli emendamenti contenuti in un memoriale inviato ai Senatori dopo la nostra audizione dello scorso maggio. Cominciamo con due articoli che non sono trattati nel DDL: il 6, sulle copie fatte dagli istituti di tutela del patrimonio, e il 14, che riporta in auge il concetto di libertà di panorama.

L’articolo 6 della direttiva permette agli istituti di tutela del patrimonio culturale di fare copie digitali del materiale che possiedono a fini di conservazione. Noi riteniamo che si debba dare una definizione il più ampia possibile di cosa possa essere preservato, e permettere la possibilità di fare queste copie anche affidandosi a terzi, soprattutto nel caso dei tanti musei minori che non hanno certo la possibilità di acquistare le costose attrezzature per la digitalizzazione e creare le competenze professionali necessarie. Ricordate l’acqua alta eccezionale dello scorso novembre a Venezia? Fortunatamente la biblioteca Marciana è riuscita a mettere al sicuro i suoi preziosi materiali. Ma non possiamo sempre affidarci alla fortuna. Liberalizzando la possibilità di digitalizzazione e riducendo i tempi e costi delle attuali richieste di autorizzazione potremo evitare il rischio di perdere definitivamente ogni traccia di opere antiche, fragili e insostituibili.

L’articolo 14 della direttiva parla di “Opere delle arti visive di dominio pubblico”. Noi chiediamo che venga data un’ampia definizione di “opera delle arti visive” e di “materiale derivante dall’atto di riproduzione” che comprenda anche le riproduzioni 2D e 3D, come fotografie e modellini. Stiamo parlando di opere di dominio pubblico, per cui la fruizione libera dovrebbe essere naturale. In questo momento abbiamo il paradosso che il ministero stesso ci invita a pubblicare su Facebook o Twitter la fotografia di una piazza storica, ma un fotografo non può scattare una foto creativa della stessa piazza e poterne gestire i diritti, perché deve chiedere preventivamente il permesso a tutti gli architetti e artisti autori delle opere sotto copyright visibili nella piazza; chiedere un’autorizzazione a ogni singolo custode dei beni culturali non più sotto copyright che si trovano nella piazza, infine eventualmente pagare una licenza ai titolari. Tra l’altro, questo non permette di usare le foto per la promozione turistica indiretta. Noi conosciamo bene questo problema: Wikimedia Italia indice ogni anno il concorso Wiki Loves Monuments per promuovere i beni artistici e culturali italiani, e passiamo settimane se non mesi per avere ogni volta il permesso di usare le immagini senza il pagamento dei diritti previsti. Noi crediamo invece che i fotografi abbiano pieno diritto a beneficiare dei frutti del proprio lavoro creativo, e dispongano dei pieni diritti d’autore sulle proprie foto creative, potendo concedere in autonomia licenze su tali foto, al contrario della frammentata situazione attuale dove ogni singola foto richiede l’autorizzazione di una pletora di soggetti.

Riguardo agli articoli trattati nel disegno di legge ma che si possono migliorare, l’articolo 5, sulle attività didattiche digitali, tratta una questione molto attuale. Pensiamo agli insegnanti che riproducono un intero brano musicale durante una lezione di musica o recitano un’intera poesia di Montale o Ungaretti durante una lezione di italiano: stando in classe probabilmente violerebbero la legge 633/41 sul diritto d’autore, in videoconferenza la violano sicuramente. L’articolo 5 della direttiva intende ovviare a questo problema con una nuova eccezione, vale a dire un uso per il quale non si applichino le leggi sul diritto d’autore; ma rischia di non essere sufficiente se la legge italiana non viene ulteriormente chiarita.

In particolare chiediamo che l’eccezione si applichi sempre a tutti gli istituti scolastici riconosciuti dallo Stato, dalla scuola primaria all’università, ma anche alla didattica fuori dalla scuola: quando enti come biblioteche, musei e associazioni fanno formazione dovrebbero essere assimilati agli istituti scolastici. 

Infine abbiamo chiesto che il recepimento dell’articolo 22 tuteli maggiormente gli autori e gli artisti, come del resto previsto nella formulazione finale della direttiva. Nei contratti attuali la parte forte sono sicuramente gli editori, non solo nel mondo fisico ma anche in quello online. Un esempio concreto: per guadagnare un centesimo su YouTube occorrono quindici visualizzazioni di un video. La legge dovrebbe prevedere regole certe ed eque per una risoluzione dei contratti in caso di mancato sfruttamento commerciale da parte di chi ha acquisito i diritti economici: in questo modo gli autori possono prevedere di rilanciare le opere che non hanno dato il successo economico sperato, riprendendosi i diritti di sfruttamento commerciale, magari per rendere l’opera liberamente usabile.

Il dibattito pubblico sulla direttiva si è polarizzato su altri articoli: la “snippet tax” per cui Google e gli altri aggregatori di notizie dovranno pagare i produttori di contenuti, e la “censura preventiva” per bloccare la diffusione di materiale sotto copyright in modo automatico. Noi speriamo che lontano dai riflettori Parlamento e Governo operino anche su questi temi meno visibili, perché gli operatori possano lavorare nel modo più efficace rispettando i diritti di tutti. 

Foto: Chiesa di St. James in Regensburg, Germania, di Richard Bartz, licenza CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Restiamoaperti.it

09:48, Monday, 29 2020 June UTC

Restiamoaperti.it è stato uno strumento essenziale usato per limitare gli spostamenti e di conseguenza il rischio di contagio durante la pandemia. Inizialmente sviluppato dalla comunità francese con il nome ‘Ca reste ouvert‘, questa piattaforma è stata tradotta in italiano ed è stata adattata all’Italia grazie al lavoro della comunità OpenStreetMap con il supporto di Wikimedia Italia.

Una mappa alla quale tutti potevano contribuire, una piattaforma dove sono state condivise le informazioni più rilevanti e aggiornate in tempo reale, bastava accedere e indicare direttamente sulla mappa i luoghi aperti nel proprio quartiere.

Non servivano particolari competenze tecniche. Cliccando su un punto della mappa, un pulsante “REPORT A CHANGE” permetteva di indicare l’apertura o la chiusura. Era inoltre possibile inserire gli orari, la disponibilità di mascherine e gel, se era attivo il servizio di asporto e tutte le informazioni utili per la clientela.

Se un’azienda o un’attività commerciale non erano presenti, potevano essere inserite ex novo. Una volta integrati i dati in OpenStreetMap, i dettagli dell’apertura apparivano, dopo un breve periodo, sul sito https://restiamoaperti.it

Per i più tecnici: il software utilizzato per creare la mappa è un Software Libero e il source code è aperto e disponibile su GitHub.

Costanza Miriano, lei ha degli amici molto attenti

09:15, Wednesday, 24 2020 June UTC

Signora Miriano, ieri pomeriggio lei ha scritto un post riprendendo >quanto scritto da Filippo Fiani riguardo ai vandalismi sulla voce Wikipedia di Simone Pillon. Filippo Fiani ha fatto un lavorone nel prendere schermate di tutti i momenti in cui la voce è stata malignamente modificata lunedì sera (non è difficile farlo: basta partire dalla cronologia della voce). Però si è dimenticato una cosa: specificare per quanto tempo quella versione era stata visibile, prima che qualche anima pia rimettesse a posto le cose – anche se Filippo Fiani è convinto che non si ottenga mai nulla Come servizio alla comunità, me ne occupo io: ecco la lista delle versioni da lui postate e il tempo in cui sono rimaste direttamente visibili.

  • 22 giugno, 19:19 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:21 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:26 – 0 minuti (la precisione è il minuto, ecco perché può esserci uno zero)
  • 22 giugno, 19:27 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:34 – 6 minuti
  • 22 giugno, 20:21 – 2 minuti
  • 22 giugno, 20:23 – 0 minuti
  • 22 giugno, 20:24 – 3 minuto
  • 22 giugno, 21:05 – 2 minuti
  • 22 giugno, 21:06 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:13 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:14 – 0 minuti

Per la cronaca, martedì mattina la voce è stata semiprotetta in modo che gli utenti non registrati non possano modificarla e i poveri volontari non debbano quindi rimettere a posto le cose.

La cosa più interessante di tutto questo è che fino al 21 giugno nessuno si filava la voce, come si vede dalle statistiche, e ho come il sospetto che molto del traffico del 22 sia dovuto a quei vandali; mentre il traffico di ieri – che ha portato a una voce senza minacce – probabilmente deriva in buona parte dal suo post. Per quanto ne so, magari questa è stata una sua scelta per creare un nuovo martire; quindi non entro nel merito. Sono perfettamente convinto invece che lei faccia bene a non dare soldi a Wikipedia (che poi sono gli americani) e a non guardare quello che c’è scritto. Stia solo attenta a non prendere risultati copiati da lì.

Quindici anni fa nasceva Wikimedia Italia

02:04, Wednesday, 17 2020 June UTC

Era un venerdì 17. Ero a Canino, con altri sedici pazzi per un totale di 17 (più uno presente per procura) e abbiamo fondato Wikimedia Italia. Per i curiosi, qui c’è l’inevitabile foto di gruppo (quanto eravamo giovani…)

Purtroppo non possiamo festeggiare di persona, almeno per il momento; però bisogna dire che un po’ di strada ne abbiamo fatta. Per esempio, adesso (quasi tutti) i giornali non ci chiamano più WikiPedia Italia; siamo riusciti a farci sentire in un’audizione al Senato; Radio Rai sa che può chiamarci quando si parla di libertà della conoscenza; non ci occupiamo più solo di Wikipedia, ma delle mappe libere, delle collaborazioni con musei e biblioteche, delle iniziative con gli studenti. Dal punto di vista legale siamo diventati un’APS (che era la stessa cosa di un ONLUS), siamo sopravvissuti alla riforma del Terzo settore, e soprattutto stiamo per ottenere lo statuto di personalità giuridica, che ci permetterà di avere una libertà ben maggiore di ora. Non so se ricordate quando gli Angelucci ci chiesero 20 milioni di euro di danni. Alla fine non solo persero la causa ma dovettero pagarci le spese legali, ma capite che per l’allora presidente Frieda – che avrebbe dovuto pagare lei – ci sono state moltissime notte insonni…

Certo però che c’è ancora tanto lavoro da fare: un lavoro difficile, perché la conoscenza “per il grande pubblico” continua a essere appannaggio di élite che cercano di mantenere in tutti i modi la loro rendita di posizione. Un lavoro complicato dal fatto che noi spesso siamo la voce di Wikipedia ma non siamo Wikipedia. Un lavoro fatto ancora da troppe poche persone: non dico le masse di Facebook, ma almeno qualche migliaio di persone. Riusciremo ad arrivarci per i prossimi quindici anni?

Elaborato per esami di terza media? Vikidia

06:38, Thursday, 11 2020 June UTC

Produrre un elaborato da presentare online per la valutazione del consiglio di classe. Contribuire a una wiki, Vikidia nello specifico, è sicuramente un “elaborato” che soddisfa i requisiti delle indicazioni date dal MIUR per lo svolgimento dell’esame di terza media.

Ed è così che Samuele Potrich, studente delle scuole medie “Federico Halbherr” dell’Istituto Comprensivo Rovereto Sud, si mette al lavoro.

Per non sbagliare contatta Valeria Framondino e Matteo Ruffoni, insegnanti che in questi anni hanno fatto lavorare i loro studenti sulle wiki*: Vikidia, Wikiversità, Wikivoyage e Wikibooks. Con questi stessi docenti alcuni allievi avevano già portato sulle wiki i loro lavori per gli esami conclusivi .

Samuele ha lavorato davvero tanto nei mesi di aprile e di maggio. Si è procurato le immagini per arricchire il proprio contributo. Si è confrontato con i problemi legati al rilascio con le giuste licenze Creative Commons. Ha perfino scritto al sindaco di Rovereto per ottenere una versione dello stemma della città su Wikimedia Commons, riuscendoci. (Questa delicata trattativa merita un post dedicato.) Chiede ad alcuni personaggi pubblici dei ritratti da poter pubblicare. Un personaggio sportivo gli invia una foto purtroppo già pubblicata sotto copyright, ed anche in questo caso Samuele trova una soluzione.

E, raggiante, il primo di giugno scrive una mail ai suoi “tutor”:

Abbigliamento adatto per l’esame

«Buongiorno prof.,volevo informarla che per ora ho terminato il lavoro in Vikidia.
Ho fatto un lavoro anche su Vikidia in tedesco ma non ho messo che è una traduzione di una pagina di Vikidia Italia perché è solo un paragrafo di una voce su Rovereto (Davide Simoncelli).
Può andare bene così? Devo aggiungere altro?
Ho anche cercato di sistemare tutti i collegamenti esterni e la bibliografia delle varie voci.
Alla fine le voci che ho fatto o ampliato sono:
Rovereto (ampliata)
Mozart (ampliata)
Filatoi idraulici (nuova)
Baco da seta (nuova)
Tiro a segno (nuova)
Slalom gigante (nuova)
– “Amore mio, uccidi Garibaldi“, libro di Isabella Bossi Fedrigotti (nuova)
Davide Simoncelli su Vikidia tedesca (nuova)
Il lavoro che dovevo fare per geografia invece non sono riuscito a completarlo perché i dati raccolti dal comune erano incompleti.
E’ una lavoro mio personale non so se posso metterlo in Vikidia. Quello che ho fatto è cercare (dati del comune) i dati delle piste ciclabili e del verde urbano di Rovereto, poi mi sono ricavato gli indici per vedere in che posizione si trova Rovereto nelle graduatorie delle città sostenibile di Legambiente e Ambiente Italia.»

Un grande lavoro: «Bravissimo!» che altro scrivere, leggendo i suoi contributi si può notare come abbia inserito i link in modo corretto e citato le fonti. Auguriamoci che i suoi insegnanti sappiano apprezzare il suo grande lavoro.

Il suo lavoro sulle piste ciclabili troverà spazio su una wiki. Wikivoyage?

Buona fortuna per l’esame Samuele e arrivederci sulle wiki, liberiamo il sapere e condividiamo la conoscenza.

Mappatori di tutto il mondo, segnate sulla vostra agenda queste date: sabato 4 e domenica 5 luglio. Che voi siate a casa, in un rifugio di montagna o sul mare vi consigliamo di accendere il vostro computer per partecipare all’edizione 2020 di State of the Map, il raduno globale della comunità OpenStreetMap.

L’iniziativa, che ormai si svolge da più di dieci anni, avrebbe dovuto quest’anno tenersi a Città del Capo: i preparativi già avanzati sono però stati bloccati bruscamente dall’emergenza coronavirus. Ma non c’è pandemia che possa fermare l’entusiasmo dei nostri mappatori OSM! Il team organizzatore dell’evento si è subito messo al lavoro per realizzare l’edizione 2020 interamente online, concentrando tutti gli appuntamenti previsti in due giornate.
Il programma della conferenza – che prevede tantissimi interventi e sessioni interattive ad accesso gratuito per confrontarsi con volontari della comunità, aziende e altri professionisti delle mappe libere – è online a questo link e sarà costantemente aggiornato in questo mese che ci separa dal grande evento.

Tra le diverse sessioni già in programma, tutte estremamente interessanti, vi segnaliamo la prima e (al momento) unica relazione condotta da un italiano: si tratta dell’intervento di Luca Delucchi che riguarderà la collaborazione tra la comunità di OpenStreetMap e il Club Alpino Italiano (CAI) per l’attività di mappatura dei  sentieri italiani. 

Come per le precedenti edizioni, è stata inoltre aperta una call for posters per stimolare i volontari OSM di tutto il mondo a presentare i propri progetti di mappatura o altre attività connesse alla “Wikipedia delle mappe” in cartelloni di formato A0: gli elaborati migliori purtroppo quest’anno non saranno stampati, ma verranno pubblicati sul sito web di SOTM 2020 e diffusi attraverso altri canali connessi all’iniziativa per arrivare al pubblico più ampio possibile. Per chi volesse cimentarsi, la deadline per partecipare è martedì 30 giugno 2020.

Nell’immagine: Fotomontaggio con uno scatto di Manfred Stock e il logo di State of the Map 2020, realizzato da Ed Nicolai , CC BY-SA 4.0

Finalmente possiamo confermarlo, con tanta soddisfazione: torna anche quest’anno per la seconda edizione la Summer School “I progetti Wikimedia per le istituzioni culturali”, il modulo dedicato ai professionisti di musei, archivi, biblioteche e a tutti coloro che desiderano capire come valorizzare il patrimonio culturale attraverso i progetti Wikimedia, da Wikipedia a Wikidata.

Il corso si terrà da lunedì 6 a venerdì 10 luglio e sarà condotto in modalità didattica a distanza con la piattaforma open source Moodle, che consentirà ai partecipanti di seguire il corso in sicurezza direttamente da casa propria, in conformità con le misure di prevenzione per il nuovo coronavirus.
Come per la scorsa edizione, il programma didattico offrirà ai partecipanti un’ampia panoramica teorica sui diversi progetti Wikimedia ma anche la possibilità di mettere da subito “le mani in pasta” nell’ambito di diverse sessioni laboratoriali.
Quest’anno, in particolare, ogni iscritto al modulo avrà la possibilità di sviluppare un proprio progetto di valorizzazione a partire da materiali già condivisi con licenza aperta dalla propria istituzione o utilizzando risorse messe a disposizione da Wikimedia Italia.

“Le collaborazioni con le istituzioni culturali sono uno dei cardini del lavoro di Wikimedia Italia, ed è nostro obiettivo valorizzarle sempre di più.” ricorda Marta Arosio, Responsabile delle relazioni con le istituzioni per Wikimedia Italia “La condivisione dei contenuti da parte degli enti culturali porta un enorme valore ai progetti, che ne guadagnano in ricchezza e qualità, ma anche alle istituzioni stesse, che attraverso le piattaforme Wikimedia riescono ad accrescere la visibilità e l’accessibilità del loro patrimonio online. La Summer School è uno spazio di dialogo aperto e un laboratorio di idee e innovazione. Non vediamo l’ora di cominciare!”

Il costo di iscrizione alla Summer School è pari a 200 euro, che – oltre all’accesso a tutti i materiali didattici – comprende anche la quota associativa a Wikimedia Italia.
Attenzione! Se sei un socio Wikimedia Italia, AIB, ICOM, uno studente universitario o hai partecipato alla Summer School sui Linked Open Data dell’Università di Bologna o se sei dipendente di uno degli enti culturali che collaborano con Wikimedia Italia hai diritto a una riduzione del 20% sulla quota di iscrizione: qui tutti i dettagli per iscriversi, c’è tempo fino al 30 giugno.
Vi aspettiamo!

Nell’immagine: I partecipanti alla prima edizione della Summer School “I progetti Wikimedia per le istituzioni culturali”. Di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Giovedì sarò in diretta Facebook su Rai Radio 2

02:04, Tuesday, 05 2020 May UTC

Vi ricordate che avevo scritto di un mio prossimo eventino? Perfetto. Giovedì 7 maggio, dalle 16:30 alle 17, sarò intervistato da Marco Ardemagni (Caterpillar AM) in diretta Facebook sulla pagina di Rai Radio 2. Tema: rispondere in modo definitivo (o quasi!) a tutte le domande che “l’uomo della strada” si pone sul funzionamento di Wikipedia. Chi la scrive? Chi controlla i contenuti? Wikipedia non sbaglia mai? E poi non lo so, perché mica mi dicono le domande in anticipo :-) e comunque risponderò anche alle domande inviate in chat dal folto pubblico. Nella videocall di preparazione della scorsa settimana, a un certo punto non so perché siamo entrati in modalità calcistica, e quindi mi è uscita una frase boskoviana come “enciclopedico è quello che wikipediani chiamano enciclopedico”: ma sono convinto potrò fare di meglio. Sono anche convinto che qualcuno degli odiatori di Wikipedia e di Wikimedia Italia scriverà le sue domande: risponderò anche a quelle.

Avrete insomma una rara possibilità di vedere un pezzo della mia postazione di lavoro, sperando di ricordarmi di spostare il pc altrimenti ci sarebbe la porta del bagno :-); la trasmissione poi dovrebbe finire sul canale YouTube di Rai Play, così da poterla vedere anche in seguito. Grazie naturalmente al Bravo Presentatore Marco Ardemagni, e grazie alle Francesche (Lissoni e Ussani) dello staff di Wikimedia Italia che hanno permesso la trasmissione.

Ve la ricordate la direttiva europea sul copyright, vero? E vi ricordate che entro due anni, cioè per l’aprile 2021, dovrà essere recepita anche dal governo italiano, vero? Bene. A quanto si legge su Robinson, il governo italiano nei ritagli di tempo che gli rimangono mentre studia l’implementazione delle fasi 2, 1 e mezzo, quasi 2, eccetera si sta preparando: entro l’anno avremo la legge.

Ho scritto “governo” e non “parlamento” perché a essere intervistato è il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella, e soprattutto perché «la nuova legge sullo sfruttamento del copyright da parte dei colossi di Internet» (sfruttamento di copyright? che senso ha questa frase? Beh, io ve l’avevo detto due anni fa che la direttiva non serviva a far rispettare il copyright ma ad aggiungere nuovi balzelli) ma soprattutto perché si parla di una «legge di delegazione»: vale a dire, nella legge il parlamento dà mandato al governo di scrivere il testo vero e proprio. Ieri a quanto pare c’è già stata una videoaudizione messa su in tutta fretta: purtroppo noi di Wikimedia Italia non siamo ancora riusciti ad accreditarci come rappresentanti della società civile. Martella dice che l’Italia vuole fare come la Francia, anche se lì le cose non stanno proprio andando come previsto, e si specifica che si parlerà di «Pirateria e sostegno pubblico all’editoria» il che mi suona piuttosto strano, visto che i soldi, almeno secondo le idee del governo, arriverebbero dai GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft).

Repubblica, già che c’era, ha ricicciato sotto il capoverso LA LUNGA LOTTA DEGLI EDITORI (che non è attribuibile a Martella, ripeto per chi non è stato attento) che «Non rientrano nella direttiva le biblioteche online, Wikipedia, meme, gif, parodie, citazioni, critiche, pastiche, recensioni, cloud e software in open source.», il che non è propriamente vero, almeno a priori… ed è per questo che noi vaso di coccio vogliamo comunque portare le nostre richieste sul testo della legge, richieste che non sono le stesse dei giganti del web e tra l’altro in molti casi non hanno a che fare con gli editori. Però si sa, repetita iuvant. Magari qualcuno alla lunga si convince.

La cosa più buffa di tutto questo è che noi abbiamo molti punti di contatto con i giornalisti! Sempre a proposito delle direttive europee, in questo periodo si sta approntando il regolamento TERREG sul contrasto dei contenuti terroristici. Il problema è che come al solito il regolamento ha tante buone intenzioni ma è stato scritto male; in Germania hanno così scritto una lettera aperta al governo, segnalando i vari problemi. Bene: questa lettera aperta è stata scritta congiuntamente da Wikimedia Germania, dall’equivalente tedesco della FNSI e da quello del sindacato dei giornalisti. Chissà se prima o poi riusciremo anche noi ad avere queste sinergie!

Quando Wikipedia non è sul pezzo

08:25, Wednesday, 08 2020 April UTC

Stamattina magari avete sentito oppure letto delle dimissioni del presidente del Consiglio Europeo per la ricerca, deluso perché Bruxelles non ha voluto accettare la sua proposta di un programma paneuropeo per combattere l’infezione CoViD-19. Magari vi siete anche chiesti se – visto che il presidente in questione si chiama Mauro Ferrari – fosse italiano oppure no, e siete andati su Wikipedia a leggere qualcosa in più. Beh, io l’ho fatto: ho trovato una biografia (tendente al comunicato stampa…) ferma all’inizio del 2014, quando in un’intervista televisiva alle Jene definì Stamina come «il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Nessun cenno nemmeno alla presidenza dell ERC, nonostante la nomina fosse arrivata nell’aprile scorso; la cronologia della voce mostra a partire dalla fine del 2016 solo modifiche estetiche e tecniche. Per dire, non era nemmeno indicato il giorno di nascita: il knowledge graph di Google lo mostrava, ma immagino recuperandolo dal sito di Giorgio dell’Arti che però indica un luogo errato di nascita.

Vabbè, mi è bastato un attimo per aggiungere due righe di testo, e non molto tempo in più per trovare e inserire anche le fonti su luogo e data di nascita. Però la mancanza di quelle informazioni è un brutto segno per Wikipedia. Mi è perfettamente chiaro che la struttura stessa dell’enciclopedia non può dare garanzie di aggiornamento puntuale e generalizzato: ogni contributore fa quello che gli interessa, e pertanto nessuno si doveva arrabbiare se quando ancora c’erano i campionati i tabellini di presenze e gol delle serie minori erano aggiornati in tempo praticamente reale. Però vedere che nessuno si occupi di aggiornare l’enciclopedia con notizie che si trovano nelle homepage dei quotidiani mi fa temere che stiamo entrando nella fase “tanto c’è qualcun altro che fa le cose per me”, una china davvero pericolosa per il futuro. Intendiamoci: meglio nessuna informazione che informazioni errate, e ci sono moltissime aree di Wikipedia dove non c’è poi bisogno di aggiornamenti puntuali. Forse però tra qualche anno le biografie di molte persone viventi saranno irrimediabilmente datate, e bisognerà trovare un’altra fonte per ottenerle. (Ehm… adesso che ci penso potrebbe non essere una pessima idea! Così magari la gente smetterà di usare Wikipedia per farsi pubblicità…)

Aggiornamento: (9 aprile) Stamattina ho scoperto che ieri è stata pubblicata una nota del Consiglio Scientifico dell’ERC che afferma che dieci giorni fa il consiglio aveva chiesto all’unanimità a Ferrari di dimettersi. Bene, questa informazione era stata aggiunta nella voce Wikipedia. Le cose forse vanno meno peggio di quanto temessi.

Giù le mani da Wikipedia

18:09, Tuesday, 07 2020 April UTC

Repubblica oggi ritorna sulle minacce di morte arrivate domenica via Twitter a Carlo Verdelli in maniera peculiare. Cito dall’articolo:

L’ultima minaccia è, se possibile, ancora più inquietante delle precedenti. Mostra lo screenshot della pagina Wikipedia relativa a Carlo Verdelli, manipolata da una mano ignota. Accanto alla data di nascita, è stata inserita quella di morte: 23 aprile 2020. E la sintesi della bio recita: “È stato un giornalista italiano, direttore del quotidiano la Repubblica”. Declinata al passato. E rilanciata su Twitter da un profilo anonimo che, nonostante le segnalazioni, risulta tuttora attivo e vomitante insulti.

(per la cronaca, oggi pomeriggio quell’account Twitter era stato cancellato). Qualcuno, leggendo l’articolo, avrà sicuramente pensato che la persona in questione aveva modificato la voce dell’enciclopedia per poi fare la schermata e pubblicarla. Bene, non è successo nulla di tutto questo, come potete vedere voi stessi guardando la pagina con l’elenco delle modifiche sulla voce. Per i curiosi, è possibile per i sysop cancellare versioni della voce che contengano insulti o bestemmie, in modo che sia impossibile vedere cosa c’è scritto: ma l’esistenza di una modifica rimane comunque visibile, con la modifica in questione con una riga sopra (strikethrough) per ricordare che qualcosa c’era stato.

Giulio Cesare è ancora vivo e lotta insieme a noi!

Una volta i più ingenui detrattori di Wikipedia facevano una modifica, scattavano l’immagine e poi si lanciavano a denunciare gli errori dell’enciclopedia — errori che magari erano stati corretti un paio di minuti dopo, alle due del mattino. Ora evidentemente queste persone si sono un po’ più evolute, e hanno scoperto come creare una voce fasulla senza lasciare nessuna traccia. Ci ho provato io, e in cinque minuti ho prodotto uno screenshot simile a quello ora non più visibile: solo che mi sembrava macabro far morire qualcuno e ho preferito rendere ancora vivo Giulio Cesare, come vedete qui sopra. Segnalo anche ai giornalisti di Repubblica che leggere la voce del loro direttore “declinata al passato” è un semplice sottoprodotto dell’avere inserito una data di morte; avendola io tolta dalla voce sul Divus Iulius, essa è magicamente passata al presente.

Detto in altri termini, quello che è successo è l’equivalente di una busta contenente un proiettile e recapitata con la posta; con il lockdown probabilmente è in effetti più semplice mettersi al computer e falsificare una schermata. Al massimo si può chiedere alla Polizia postale di andare dal signor Twitter e chiedere i dati sulla connessione dell’utente che aveva postato lo screenshot, dati che immagino non verranno consegnati, ma nulla di più. Eppure, leggendo l’articolo, Twitter pare semplicemente essere un complice neppure tanto importante del vero sito perpetratore, il che la dice lunga sulla capacità di “leggere” un testo in rete.

(Per la cronaca, che io sappia non è stato chiesto a nessun esperto wikipediano cosa poteva essere successo. Eppure a me continuano ad arrivare richieste di persone che pretendono che io aggiusti un danno fatto a loro su Wikipedia… Si vede che non ne valeva la pena).

Gli assistenti vocali e il primo soccorso

03:04, Friday, 28 2020 February UTC

Grazie agli amici di LSDI ho scoperto questo articolo di Mashable che riporta una ricerca dell’università dell’Alberta su quanto gli assistenti vocali “funzionino” nel caso di richieste legate al primo soccorso. Spoiler: non funzionano. Dei quattro sistemi testati, due non riuscivano nemmeno a capire le domande poste: gli altri due le comprendevano nel 90% dei casi, ma davano risposte sensate una volta su due.

Oggettivamente non mi sarei aspettato molto di diverso, almeno nel caso dei due assistenti meno peggiori: per gli altri due c’è effettivamente un problema, come quando alla domanda “voglio morire” la risposta è stata “come posso aiutarti?”. Il problema è che dovrebbe essere ovvio che gli assistenti non “sanno” nulla: al più sanno dove cercare le informazioni, e spesso la fonte è Wikipedia (o sperabilmente Wikidata, che ha informazioni più facilmente digeribili da una macchina). Qual è la probabilità che – per quanta cura ci si possa mettere – le informazioni sul primo soccorso ivi presenti siano valide? Ben poco. Basta vedere che già il triage ospedaliero, fatto da esseri umani qualificati, non sempre ci azzecca. Perché un assistente vocale possa dare risultati decenti occorre (a) che qualcuno metta su da qualche parte informazioni buone, coerenti e “macchinizzabili”, e (b) che chi programma gli assistenti vocali li faccia puntare a quella fonte quando si riconosce il campo d’azione. Io sono abbastanza convinto che chi fa il software di cui al punto (b) queste cose le sappia abbastanza bene, e non è certo un caso che sempre l’articolo riporta come quelli di Amazon abbiano chiesto lumi su come si potrebbe fare meglio; ma resta il punto di partenza che non si possono fare le nozze con i fichi secchi, e soprattutto che non è che pubblicizzi il tuo assistente vocale per mostrare come è bravo a suggerirti di chiamare il 112. Per quello basta il Salvavita Beghelli…

Scrittura collettiva a Barbiana

11:59, Thursday, 13 2020 February UTC

Lettera ad una professoressa fu scritto collettivamente, dall’intera Scuola di Barbiana di Don Milani – e, infatti, è proprio la Scuola intera l’autore che firma il libretto.

Noi dunque si fa così: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce, qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo, si stendono sul tavolo i foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da legare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.

Wikipedia “before it was cool”, nel 1967.

Wikipedia tradotta con Google Translate?

15:52, Tuesday, 11 2020 February UTC

Mi è capitato di finire su it.que.wiki. Vista da lontano pare un semplice clone di Wikipedia, ma se si comincia a leggere ci si accorge di qualcosa di strano. Il testo pare essere tradotto automaticamente dalla Wikipedia in lingua inglese. Quale sia la logica di tutto questo mi sfugge :-) (sì, la logica del sito in generale è “se qualcuno finisce da noi ci guadagniamo con gli ad”, ma a questo punto fai più in fretta a clonare direttamente la versione linguistica corretta, no?)

Ecco allora come ho fatto ad andare e tornare al Louvre, probabilmente! https://xmau.com/wp/notiziole/2020/01/08/una-visita-lampo-al-louvre/

Tartinville reloaded

15:33, Wednesday, 22 2020 January UTC

Gino Lucrezi ha trovato un’altra strada per cui Google potrebbe avere avuto un’idea di chi fosse Tartinville. È infatti vero che nessuna Wikipedia parla di lui, ma esisteva comunque un elemento Wikidata. I più attenti e intraprendenti tra i miei ventun lettori sanno che cos’è Wikidata; per gli altri, è un’enorme base dati che è stata ideata alcuni anni fa per conservare tutte le informazioni che non cambiano nelle varie lingue se non per la rappresentazione. Gennaio, janvier, January sono essenzialmente la stessa cosa; se una persona è nata a gennaio, tanto vale avere l’informazione in un solo punto e replicarla nelle varie wiki, il tutto in modo trasparente all’utente. Inoltre, nel miglior spirito wikipedico, questi dati sono a disposizione di tutti i sistemi automatici per costruire nuova informazione a partire da essi.

Il problema però si sposta solo. Il motore di ricerca di Google è sicuramente felicissimo di usare Wikidata, perché non deve nemmeno far fatica a parsificare (per i non informatici: “cavare un ragno dal buco da”) un testo. Ma come vedete dal link che ho postato, che fotografa la situazione a questa mattina prima di quando mi sono messo ad aggiungere dati, di informazioni già predigerite non ce n’erano. C’era solo un link a una fonte esterna che dava più informazioni che però sono appunto da parsificare; e non mi sembra comunque facile. Diciamo che il mistero di infittisce…

C’è un giudice ad Ankara

16:50, Thursday, 26 2019 December UTC

Oggi la Corte Costituzionale turca ha deliberato che il blocco a Wikipedia che ivi persiste dall’aprile 2017 viola il diritto alla libertà di espressione e quindi deve essere eliminato. Trovate tutta la storia del blocco su Wikipedia :-) oppure, se preferite i miei riassunti, ne parlai qui e qui (per quanto riguarda il secondo post, la Turchia ha chiesto una proroga che scadrà tra qualche settimana per fornire ulteriori informazioni).

Io non posso e non voglio entrare sul tema “le accuse per cui la Turchia finanziava il terrorismo islamico in funzione anti-Assad” siano vere o false; che i turchi siano ora entrati in territorio siriano è invece acclarato. Non so nemmeno se il governo turco accetterà questa delibera. Però posso dire che un governo che non riesce a convincere i suoi cittadini della falsità di una fonte e decide che la scelta più semplice è bloccarla non mi pare molto sicuro di sé.

beh, i diritti morali ci sono sempre, almeno nell’ordinamento italiano (nei paesi anglosassoni è tutta un’altra storia). Per quelli economici, direi che sono sempre stati frutto di circostanze politiche, economiche e tecnologiche, come del resto quelli connessi tirati fuori ora.

lì naturalmente deve chiedere a coloro che l’hanno pagata. Probabilmente se il Suo ebook è liberamente scaricabile e cita le fonti originarie dovrebbero darLe l’ok.

Lei è una persona malvagia dentro (certo che se vuole può fare l’ebook, mica ha lasciato una licenza esclusiva a Medium)

Titolisti vil razza dannata – reprise

03:04, Tuesday, 12 2019 November UTC

Ieri è stata pubblicata sul Giornale un’inchiesta riguardo a Wikipedia. (Che io sappia, non c’è un link, dovete fidarvi), con interviste al vostro affezionato titolare e a Frieda. Il testo dell’intervista riporta correttamente le nostre affermazioni, ve lo anticipo subito: il titolo no, come già successo altrove. Non mi lamento tanto della frase “L’enciclopedia del mondo è già vecchia”, dove la scelta del termine è ovviamente legata al punto di vista del quotidiano, ma al catenaccio che dice “Calano gli autori – l’aggiornamento dei testi è più lento e meno frequente”. Le statistiche di Wikipedia sono pubbliche. Nella figura vedete quella relativa agli editor attivi, mentre per le pagine modificate potete andare qui. È indubbio che dal 2013 al 2014 c’è stato un calo di contributori; ma da lì in poi il loro numero è rimasto costante, con fluttuazioni legate al mese dell’anno. Possiamo dire che il numero è “stagnante” come nel testo (di nuovo: la scelta dei termini non è mai neutra, ma non ho il diritto di sindacare) ma non certo in calo. Lo stesso per le modifiche: un matematico rompipalle come me può affermare che avere un numero stabile di modifiche e un numero crescente di pagine significa che si fanno meno modifiche per singola voce, ma lì si entra in un terreno più complicato, perché ci sono voci che naturalmente richiedono sempre meno modifiche man mano che si assestano. Quello che continuo a chiedermi è che cosa ci guadagnano i titolisti a scrivere qualcosa che poi viene smentito nel corpo dell’articolo…

Ah, il catenaccio termina con “L’utopia del sapere cooperativo è entrata in crisi” che è tecnicamente corretto ma un po’ fuori contesto; ha più senso unito alla mia frase “siamo una riserva indiana”. In pratica, la Rete di trent’anni fa non esiste più, e si viaggia verso l’individualismo e la ricerca affannosa di like personali; da qui la crisi del sapere cooperativo, che però è da misurarsi rispetto al totale degli utenti e non nei numeri assoluti che per l’appunto restano costanti. Riconosco però che questo concetto non si può certo riassumere in poche parole, quindi non mi preoccupo più di tanto!

Titolisti, vil razza dannata

06:54, Thursday, 17 2019 October UTC

Una decina di giorni fa si è scoperto che una voce di Wikipedia creata nel 2004 era falsa, o più precisamente partiva da una base reale (un campo di concentramento a Varsavia nella seconda guerra mondiale) ma aveva “trasformato” il campo in uno di sterminio. Quel falso storico era presente in varie edizioni linguistiche: l’articolo più visitato era come capita spesso quello sulla Wikipedia in lingua inglese, ma c’era anche una versione in lingua italiana. Fin qua nulla di davvero nuovo, purtroppo: Wikipedia è uno dei terreni preferiti dai revisionisti, in questo caso polacchi.

Martedì scorso il Corriere ha pubblicato un seguito dell’articolo, dove parlo anch’io con il cappellino di Wikimedia Italia. La settimana scorsa ero stato al telefono quaranta minuti abbondanti: diciamo che se avessi potuto rivedere il mio virgolettato avrei suggerito qualche modifica, ma nel complesso direi che il mio pensiero è stato riportato correttamente. Wikipedia non è una fonte primaria, il che significa che si deve fidare di quanto scrivono altre fonti che si spera siano valide; in caso di guerre di edit si cerca di evitare il più possibile di andare a una votazione, perché la verità non si decide a maggioranza; ma anche che non possiamo sapere se un utente bannato all’infinito si è reiscritto con un altro nome e ora si comporta in maniera costruttiva. (Occhei, non ho aggiunto che all’atto pratico ci accorgiamo subito dallo stile di interazione di chi si tratta… È inoltre vero – o almeno questo è il mio punto di vista – che quando si scopre che qualcosa ampiamente creduto è falso è meglio lasciarlo scritto, indicando che è falso e le fonti che dimostrano la falsità, rispetto a cancellarlo. I complottisti diranno comunque che le fonti riportate sono fabbricate ad arte, ma non rischiamo che qualcuno magari in buona fede aggiunga di nuovo le informazioni errate.

Peccato che poi ci sia il titolo (ben spalleggiato dal catenaccio). Titolo:

Wikipedia e la bufala sul Polocausto: «Meglio gli errori che un controllo dall’alto». Così funziona l’enciclopedia libera

Quello che io affermo è che un comitato redazionale (“controllo dall’alto”, se volete dirlo così) porta inevitabilmente ad avere un punto di vista specifico nelle voci, che può essere o no corrispondente alla verità. Possiamo fare il classico esempio: la voce “Fascismo” nella prima edizione della Treccani era stata direttamente scritta da Mussolini. Il modello “dal basso” di Wikipedia è diverso, non migliore di quello di un’enciclopedia standard; è probabilmente più prono ad avere errori, che però per la massima parte durano relativamente poco. (Nel caso in questione, non credo che la bufala del campo di sterminio fosse solo citata su Wikipedia).

Ma quello che è peggio è il catenaccio:

Il portale, costruito dall’opera di volontari, non ha mai introdotto alcun sistema per prevenire le storie false. «La comunità è sempre riuscita a mantenere l’equilibrio nelle opinioni»

Fatevi una domanda e datevi una risposta, direbbe Marzullo. Quali sono i sistemi per prevenire storie false? Quello che tipicamente si usa (ehm, diciamo si dovrebbe usare, visto quello che troviamo in giro) è il non pubblicare nulla fino a che non c’è una ragionevole certezza di verità. Wikipedia ovviamente non fa così, visto che non ci sono controlli a priori sull’inserimento di contenuti: ma un meccanismo c’è, ed è quello dei template di avviso citati del resto nell’articolo: voce da controllare e mancanza di fonti.


Questi avvisi hanno più di dieci anni di esistenza (anche se non c’erano ancora quando è stata creata la voce sul cosiddetto campo di sterminio di Varsavia) e sono nati proprio per aiutare l’utente ignaro. È vero che chi scrive su Wikipedia non è di solito un esperto, ma se è abbastanza bravo può notare che c’è qualcosa che non torna e segnalare così a tutti di fare attenzione. Poi ci sarà sempre chi non legge gli avvisi, ma c’è anche chi inoltra sempre bufale così malfatte da far pensare che tanto parlare con lui è tempo perso.

Bene, lasciamo Wikipedia e torniamo ai titolisti dei giornali. Cosa succede se il lettore che è come sempre di fretta non legge l’articolo ma si limita al titolo? Si fa un’idea del tutto sbagliata di quello che succede. E qui non ci si può neppure appellare alla solita scusa “non c’è abbastanza spazio”, perché il catenaccio ha più libertà. Capite perché io affermo sempre che i titolisti saranno i primi ad andare al muro quando ci sarà la rivoluzione?

Google e la direttiva copyright: chi l’avrebbe mai detto?

15:04, Thursday, 26 2019 September UTC

Immaginate una felice città in cui si trovano varie panetterie e un grande supermercato che tra gli scaffali vende anche il pane di queste panetterie. A un certo punto i panettieri si accorgono che nessuno viene più in negozio da loro, perché è più comodo fare un unico giro al supermercato, e quindi si accordano per stabilire che il supermercato deve pagare loro il pane più di quanto loro lo facciano pagare ai loro clienti. Il direttore del supermercato ascolta le lamentele dei negozianti e risponde “Capisco. Vorrà dire che da domani venderò solo pane confezionato industriale”, al che i panettieri gridano allo scandalo perché il supermercato vuole intimidirli.

Ecco a grandi linee cosa sta succedendo in Francia. Ve la ricordate tutta la storia sulla direttiva europea riguardo al copyright, e per la precisione sull’articolo 15 (ex 11) che introduceva un nuovo diritto d’autore su chi raccoglie e ripubblica gli estratti (“snippets”) delle notizie presentate dai giornali. Di per sé i vari stati membri dell’Unione Europea hanno due anni di tempo per implementare nelle leggi nazionali la direttiva, ma i francesi evidentemente avevano fretta – d’altra parte uno degli europarlamentari più attivi a favore della direttiva è stato Jean-Marie Cavada – e quindi a luglio hanno già emanato la legge al riguardo, che copia pedissequamente il testo della direttiva e quindi non richiederà procedure di infrazione. Google ha preso atto della cosa e ha deciso di rispettare la legge alla lettera: se una testata giornalistica vuole esercitare i propri diritti, basta che lo indichi nel file robots.txt del proprio sito, o nei singoli file o addirittura in porzioni specifiche del testo, e loro si limiteranno a riportare il titolo della notizia senza estratti.

Risultato? Diciamo che gli editori non l’hanno presa troppo bene. Qui potete leggere le prime righe del commento di Carlo Perrone (GEDI, ex Secolo XIX); qui potete vedere di come un’agenzia (che il mio amico Federico mi dice essere vicina all’UE) grida al latrocinio da parte di Google che vuole bypassare i diritti dei media. Beh, su: non è proprio così. Capisco che tutta la narrazione che i giornali hanno propinato in quest’anno abbondante si basa sul fatto che Google News ruba loro i proventi senza fare alcun lavoro se non raccogliere automaticamente i loro testi. Potremmo discutere all’infinito se sia vero o falso: non solo l’abbiamo già fatto fino allo sfinimento, ma soprattutto non è un mio problema, non essendo io né Google né un media. Però non possiamo pensare che Google sia obbligato a fornire un suo servizio (quello degli snippet) solo perché gli editori vogliono essere pagati: a Mountain View avranno fatto i loro conti e avranno deciso di forzare la mano. Perché sì, in un certo senso è vero che c’è un ricatto: come avrete notato, Google non ha scelto di bloccare a priori gli estratti, ma costringe le singole testate ad autobloccarsi, immagino per far partire una guerra tra poveri. Epperò resta il punto di partenza: se gli editori sono davvero convinti che le rassegne stampa automatiche toglievano loro ricavi, a questo punto avranno comunque dei soldi in più anche se non arrivano da Google, no? (Come, “no”? Volete forse dire che non ho capito nulla della loro posizione?)

Non mi stancherò mai di ripeterlo: c’è indubbiamente un problema di raccolta pubblicitaria legata alla fruizione delle notizie, ma la soluzione non può essere peggio del problema. È probabile che molta gente si accontenti dei titoli o poco più – gli snippet, insomma – e quindi non vada a leggere le notizie sui siti dei singoli giornali, nonostante i tentativi di clickbaiting di molte testate. Ora, se le notizie di base sono comunque le stesse tra i vari giornali mettere una tassa da far pagare alle terze parti è controproducente: o questi trovano qualcuno che comunque accetta di lasciarle libere, oppure chiudono baracca e burattini e la gente di cui sopra andrà avanti lo stesso senza finire sui siti delle singole testate. Un accordo diretto su modi migliori per mandare i lettori dai motori di ricerca ai siti dei giornali sarebbe stato più furbo: non so se le due parti l’abbiano mai davvero perseguito, ma sicuramente un obbligo ope legis porta alla prevaricazione da chi comunque ha il coltello dalla parte del manico. La chiusura di servizi come Google News può sembrare a prima vista un lose/lose, ma guardando i numeri chi ci perde davvero è solo una delle due parti, per quanto l’altra poi possa piangere. Mi aspetto sempre una confutazione che non sia a base di slogan, ma non trattengo certo il fiato.

Cosa cambia tutto questo per Wikipedia? Al momento nulla. Noi infatti non usiamo estratti degli articoli, perché li riformuliamo sempre; il nostro problema con l’articolo 15 è legato al titolo delle notizie, che per noi è un dato bibliografico ma di per sé risulta tutelato. Il fatto che Google non lo ritenga tale non significa molto, se non per vedere il risultato di un’eventuale contesa legale: ma noi dobbiamo restare sul sicuro e ci atterremo a un’interpretazione il più ampia possibile dei limiti. Per il momento, quindi, aspettatevi che quando la direttiva sarà legge anche in Italia troverete con ogni probabilità un dato in meno sulle fonti (ma il link resterà, non preoccupatevi: non dobbiamo certo fare ripicche.)