September 18, 2018

Il patrimonio culturale italiano è conosciuto e ammirato in tutto il mondo e Roma rappresenta probabilmente il simbolo della nostra storia millenaria e della “grande bellezza” del nostro Paese.
Quest’anno per la prima volta la nostra capitale diventa wiki. Oltre 80 beni culturali e artistici sono stati autorizzati dalla Giunta capitolina per la settima edizione di Wiki Loves Monuments: fino al 30 settembre chiunque potrà scattare fotografie ai beni culturali romani e condividerle con licenza libera attraverso i progetti Wikimedia, contribuendo così a valorizzare e preservare le bellezze di Roma ma anche ad illustrare le pagine di Wikipedia con nuove prospettive sulla Città Eterna.
Tra i monumenti in gara, alcuni sono già ben conosciuti come Ponte Sant’Angelo, Ponte Milvio, la Galleria Alberto Sordi e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Ma l’auspicio per l’edizione 2018 del concorso è portare l’attenzione dei cittadini italiani e della platea internazionale su tutti i siti monumentali minori ancora poco conosciuti, che meritano invece di essere valorizzati e apprezzati.
Ne sono un esempio il Museo nazionale di Villa Giulia, che ospita una delle più importanti collezioni di testimonianze della civiltà etrusca, la Fontana delle Naiadi, opera architettonica molto discussa nel 1800 perché considerata troppo…sexy o ancora la Chiesa di Dio Padre Misericordioso con le sue tre vele autoportanti: una struttura del tutto innovativa dal punto di vista ingegneristico ed architettonico.
Nella ricca lista di monumenti autorizzatiseconda solamente a Milano, che partecipa quest’anno con più di 190 beni liberati – sono presenti anche alcune aree verdi come l’Oasi urbana del Tevere, un’area di circa 11 ettari che vanta una ricchissima fauna e una rigogliosa vegetazione o il Parco degli acquedotti, uno dei polmoni verdi della città e cuore della rete idrica dell’antica Roma.
Vi abbiamo convinti? Tirate fuori la vostra macchina fotografica e partite subito alla (ri)scoperta dell’immenso e magnifico patrimonio culturale capitolino!

Nell’immagine: un dettaglio della Fontana delle Naiadi. Foto di Sunilbhar, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

September 13, 2018

L’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments è quasi a metà strada: si avviano alla chiusura le prime due settimane di concorso ed entriamo nella seconda quindicina di settembre, mese in cui chiunque può caricare i suoi scatti su Wikimedia Commons e prendere parte alla competizione.
Sono già più di 70.000 le immagini raccolte dai 54 Paesi che partecipano quest’anno al concorso: un immenso album fotografico del patrimonio culturale e artistico di tutto il mondo, disponibile e riutilizzabile da parte di chiunque per ogni scopo, compresi quelli commerciali.
Gli oltre 300 fotografi partecipanti per il nostro Paese in questi giorni hanno già caricato più di 7.000 immagini che ritraggono gli oltre 10.000 monumenti autorizzati per la settima edizione del concorso (quasi 3.000 in più rispetto al 2017!), portando l’Italia al terzo posto della classifica globale. Avanti a noi solamente la Russia, con oltre 9.000 fotografie e la Germania che al momento primeggia con più di 11.500 scatti.
La sfida si fa avvincente anche per i fotografi: chi riuscirà a scalzare l’utente Tilman2007, che ad oggi ha già caricato oltre 5.000 immagini?
Lo rincorrono Sailko,  il nostro fotografo da record, con più di 1.300 upload e l’utente Mongolo1984, che quest’anno sembra deciso a strappare il podio e che ha già caricato su Wikimedia Commons più di 1.900 immagini di beni culturali italiani.
Siamo sempre più curiosi di conoscere i numeri finali del concorso e di scoprire chi trionferà…ma adesso è tempo di scattare! Date un’occhiata alle liste di monumenti autorizzati per l’Italia e caricate la vostra foto seguendo la procedura indicata a questo link: c’è tempo fino al 30 settembre!

Nell’immagine: Fotografi wikimediani all’opera! Di Deror avi, via Wikimedia Commons

Quando si parla di monumenti, tendiamo subito a pensare a piazze, statue, chiese o palazzi: opere d’arte o ingegno costruite dall’uomo. Dimentichiamo invece i capolavori che riesce a creare la natura: valli, paesaggi e… splendidi alberi centenari.
Tra le principali novità della settima edizione di Wiki Loves Monuments, la possibilità di partecipare al concorso immortalando gli oltre 2.000 alberi monumentali presenti in Italia, recentemente censiti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Le piante monumentali non hanno solamente un particolare valore naturalistico o paesaggistico, ma sono anche legate ad eventi storici e culturali rilevanti e meritano quindi di essere documentate e valorizzate.
Ne è un esempio il ficus magnolioides che si trova a Palermo in Piazza Marina, dove nel 1863 l’architetto Filippo Basile realizzò un perfetto giardino all’inglese, chiamandolo Giardino Garibaldi in onore dell’unificazione nazionale. Proprio in quell’occasione fu piantato l’albero proveniente dall’isola di Lord Howe, nell’Oceano Pacifico, che allora non era altro che un piccolo ramoscello ma è diventato oggi l’albero più grande d’Europa con un’altezza di oltre trenta metri e una fitta chioma che occupa più di 10.000 metri cubi. Una vera meraviglia della natura!
Un altro albero che ha profonde radici storiche è l’immensa quercia rossa, situata in Piazza XXIV Maggio a Milano. La quercia fu piantata nel maggio 1924 dall’ingegnere Giunio Capè per celebrare il ritorno dalla Grande Guerra del giovane figlio Giuseppe e commemorare i compagni Alpini caduti. Alla morte di Capè, l’albero venne donato dalla famiglia al Comune di Milano con l’obbligo di prendersene cura: è così che la quercia è arrivata ai giorni nostri.
Anche i grandi Platani Orientali del ‘600 che si trovano nel Parco di Villa Borghese (gli alberi più antichi di Roma!) rientrano nelle liste di Wiki Loves Monuments 2018, insieme ai tanti alberi monumentali della Capitale.
La possibilità di fotografare questo ampio e prezioso patrimonio naturale rappresenta anche un’opportunità per conservarne la memoria, nel caso in cui gli alberi dovessero in futuro ammalarsi o seccarsi, o per invitare gli enti locali a prendersene cura.
Scopri nelle liste di WLM 2018 gli alberi monumentali più vicini a te e aiutaci a documentare e condividere sui progetti Wikimedia questo grande patrimonio verde!

Nell’immagine: Il  ficus magnolioides di Piazza Marina a Palermo. Di Luca Corchia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Questo fine settimana sole e wikigite in tutta la penisola! Sabato 15 e domenica 16 settembre i nostri soci e volontari, con il supporto dei numerosi enti locali coinvolti nella promozione di Wiki Loves Monuments 2018, proporranno ben sette itinerari fotografici in cinque regioni italiane, dalle sponde del lago di Como all’entroterra siculo.
Nella giornata di sabato tripletta di appuntamenti in Marche, Abruzzo e Basilicata: si parte da Tito (PZ) alle ore 10 con una visita guidata al sito archeologico Torre di Satriano, uno dei più importanti a livello regionale.
Nel pomeriggio sarà la volta delle Marche con la wikigita a Fermo: appuntamento alle ore 15 (iscrizioni via mail all’indirizzo biblioteca.centrale@comune.fermo.it) presso la Biblioteca Civica “Romolo Spezioli” per un tour guidato dalle operatrici di Sistema Museo alla scoperta dei principali monumenti della città, tra cui il meraviglioso Teatro dell’Aquila e le cisterne romane, uno straordinario complesso archeologico di oltre 2.000 metri quadri.
Per chi si trova in Abruzzo l’appuntamento è invece alle ore 16 presso la Sala comunale “Buozzi” di Giulianova (TE) dove i nostri esperti wikipediani terranno una breve presentazione su Wiki Loves Monuments e sulla piattaforma Wikimedia Commons; si partirà poi per il tour fotografico dei monumenti “liberati” in città, sotto la guida del direttore del Polo Museale di Giulianova, Sirio Maria Pomante: tra le tappe anche il Monumento di Raffaello Pagliaccetti, uno dei simboli della città e la Salita Montegrappa con l’antico lavatoio.
Domenica 16 settembre le nostre wikigite vi porteranno invece tra laghi, borghi montani e siti archeologici.
I nostri volontari Marta Pigazzini e Stefano Dal Bo, accompagnati dal giornalista e poeta Pietro Berra e da Daniele Manili Pessina dell’associazione Sentiero dei Sogni, vi accompagneranno ad esplorare i luoghi di Alessandro Volta sul lago di Como, mentre a Pietraperzia (EN) il nostro socio Fabio Rinnone terrà una presentazione su Wiki Loves Monuments alle ore 15 presso la Biblioteca Comunale, per guidarvi poi tra le strade del centro storico e fra i resti delle contrade Rocche e Tornambè.
Gli altri tour fotografici toccheranno  Castelmezzano (PZ), cuore delle Dolomiti lucane, e Guardiagrele (CH), uno dei “Borghi più belli d’Italia” e punto di accesso al  Parco Nazionale della Majella dove Lucio Taraborrelli, Presidente dell’Archeoclub locale, guiderà i partecipanti alla scoperta delle bellezze del paese.
Vi aspettiamo, e come sempre…Non dimenticate la macchina fotografica!

Ps. Informazioni dettagliate su orari e iscrizioni alle wikigite sono pubblicate a questo link.

Nell’immagine: la Torre di Satriano nello scatto di Nicola Cerroni, terzo premio Wiki Loves Basilicata 2017, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

September 11, 2018

L’impegno di Wikimedia Italia sul fronte della didattica è sempre più intenso: grazie all’entusiasmo dei nostri volontari e soci, al sostegno di tanti donatori e al riconoscimento formale da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca arrivato a gennaio 2018 con la firma di un protocollo di intesa pluriennale, l’associazione sta promuovendo con crescente successo i progetti Wikimedia come strumento innovativo per sviluppare le competenze digitali degli studenti italiani.
Oltre alla partecipazione al convegno Didattica Aperta, in calendario per le prossime settimane altri tre appuntamenti rivolti ai docenti e, in generale, al mondo della scuola.
Due incontri sono legati all’iniziativa Futura promossa dal MIUR, che già aveva visto Wikimedia Italia coinvolta a Brindisi nel mese di giugno.
La prima tappa sarà Varese dove i nostri soci Ilario Valdelli e Francesco Tarantini (coordinatore Scuole e Università per Wikimedia Italia in Lombardia) saranno presenti nella giornata di sabato 15 settembre con un intervento che si concentrerà sull’utilizzo di Wikipedia come strumento formativo per imparare a lavorare in modo collaborativo in ambiente digitale.
Ilario Valdelli interverrà anche martedì 18 settembre nell’ambito della tre giorni di #FuturaBergamo, di nuovo con un modulo rivolto ai docenti che si concentrerà prevalentemente sull’enciclopedia libera.
Sempre sul fronte della didattica, un altro importante appuntamento rivolto ai formatori si svolgerà questo giovedì, 13 settembre dalle 10 alle 12,30 a Roma presso l’Istituto Comprensivo Regina Elena.
Virginia Cirilli, coordinatrice Wikimedia Italia per la regione Lazio, e Valerio Iannucci,  coordinatore Scuole e Università per la regione Lazio, con il modulo “Fare didattica con i progetti Wikimedia” illustreranno ad oltre trenta docenti animatori digitali come progettare attività educative per lo sviluppo dello spirito critico e delle competenze informative digitali dei propri studenti attraverso la partecipazione attiva a Wikipedia.
L’incontro è promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, nel quadro delle attività di promozione del Piano Nazionale per la Scuola Digitale varato dal MIUR.
Stiamo lavorando perché la scuola del futuro sia sempre più wiki: continuate a seguirci, vi terremo aggiornati!

Nell’immagine: Giovani studenti a scuola. Di Lucélia Ribeiro, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Il 12 settembre la plenaria del Parlamento europeo vota, articolo per articolo, sulla proposta di direttiva sul diritto d’autore. Ancora una volta, ci troviamo quindi a parlare dei diritti dimenticati di milioni di autori e cittadini, in particolare di pubblico dominio e libertà di panorama.

Abbiamo parlato molte volte dell’argomento, ma oggi vogliamo riassumere in un solo punto le risposte alla maggior parte delle domande che ci sono state fatte negli anni.

Diritto d’autore e pubblico dominio

Prima di cominciare, in breve, ripassiamo due concetti fondamentali. Il diritto d’autore è un monopolio temporaneo sulla pubblicazione e distribuzione delle opere creative, concesso dalla legge agli autori per consentire loro di vivere e per incoraggiare l’incremento della cultura generale. Il pubblico dominio invece è l’insieme di tutto ciò che è patrimonio di tutti e quindi di nessuno: fatti e idee che ciascuno può esprimere con parole proprie; opere la cui vita commerciale utile si è esaurita da tempo.

Nel mezzo esiste un vasto mare di eccezioni e limitazioni per assicurare che resti possibile esprimersi anche per gli autori viventi e futuri. In effetti, ogni opera creativa contiene al suo interno almeno un pezzetto di un’opera precedente, e alcuni casi chiaramente innocui o benefici sono specificamente consentiti: per esempio recensire un’opera recente riportandone alcuni estratti, o produrre un cartone animato adattando una fiaba scritta secoli fa.

Una definizione della libertà di panorama

La libertà di panorama è un’eccezione/limitazione al diritto d’autore per cui il fotografo, se scatta una foto nella pubblica via o piazza, ha i pieni diritti d’autore sulla propria foto. Ciò significa poter pubblicare e distribuire la propria foto a fini anche commerciali, anche se sono visibili statue ed edifici i cui autori e progettisti non sono morti da almeno 70 anni. In caso di abusi delle fotografie, gli interessati possono sempre ricorrere ad altri strumenti giuridici ex post, per esempio per danni d’immagine.

I fotografi professionisti beneficiano della libertà di panorama quando producono reportage fotografici per conto degli enti locali o pro loco (che difficilmente detengono i diritti d’autore su tutto il proprio territorio); i fotografi amatoriali possono condividere le proprie foto anche con licenze libere come quella di Wikipedia, aumentando la disseminazione e l’informazione internazionale sul territorio.

La libertà di panorama ha lo stesso scopo del pubblico dominio: aiutare gli autori a creare nuove opere su qualcosa che riguarda tutti, come una piazza, così come ogni giornalista può scrivere un articolo sul fatto del giorno, con parole proprie, perché i fatti non sono proprietà di nessuna. Di converso, senza libertà di panorama si restringe il pubblico dominio: l’aggiunta di una costruzione di vetro di fronte al Louvre assoggetta di nuovo a diritto d’autore le foto di uno spazio che prima era libero; l’accensione notturna di uno spettacolo di luci sulla torre Eiffel riesce a riportarla sotto copyright anche se è nel pubblico dominio.

La nostra richiesta per il 12 settembre

Il 12 settembre chiediamo a tutti i gruppi del Parlamento europeo, e singoli eurodeputati ed eurodeputate, di votare a favore degli emendamenti che estendono la libertà di panorama a tutta l’Unione europea, nonché di emendamenti che proteggano il pubblico dominio e consentano la digitalizzazione e distribuzione in Rete dei libri antichi o fuori commercio.

In particolare, appoggiamo l’emendamento 243 per la libertà di panorama presentato dall’intergruppo per l’agenda digitale, già approvato nella Commissione per il mercato interno del Parlamento europeo, con una maggioranza trasversale.

L’emendamento prevede l’obbligo di libertà di panorama in tutta l’UE per tutti gli usi di oggetti fatti apposta per stare sempre nella pubblica via: quindi una statua o un ponte, ma non un’installazione temporanea o un quadro in una pinacoteca che si vede dalla finestra. È quindi una versione temperata rispetto alla libertà di panorama presente in paesi come Austria e Regno Unito.

Perché la libertà di panorama

La libertà di panorama è già prevista in molti paesi UE ma ancora assente in Italia, Francia e alcuni altri.

I volontari Wikimedia, quando caricano foto in Wikipedia e Wikimedia Commons, le rendono un bene comune perché applicano una licenza libera Creative Commons BY-SA (o analoga). La foto di una qualsiasi piazza italiana può raffigurare decine di edifici, statue o altre opere d’arte. In assenza di libertà di panorama, una tale foto non è certa di essere pienamente legale a meno che si chieda preventiva autorizzazione a decine o centinaia di persone o detentori di diritti.

La legge italiana è applicata a macchia di leopardo, ma non possiamo ignorarla quando organizziamo un’iniziativa nazionale come Wiki Loves Monuments, che ha già coinvolto quasi mille enti locali.

Un rischio legale concreto

In Svezia l’equivalente della SIAE (BUS) ha ottenuto oltre 70 000 € di danni dall’associazione non lucrativa Wikimedia Svezia, la quale aveva gratuitamente creato un portale per promuovere il turismo con foto liberamente disponibili di opere erette anche meno di un secolo fa. La corte ha deliberato che anche un portale gratuito ha impatto commerciale e che non può avvalersi delle eccezioni disponibili per gli stampatori di cartoline.

Recuperare i permessi dagli autori è sostanzialmente impossibile: lo ammettono gli stessi architetti italiani, oltre il 50 % dei quali ritiene che non sia realistico pensare che i fotografi li trovino per concludere delle licenze. Pensiamo poi agli architetti morti 69 anni fa, le cui opere sono ancora sotto diritto d’autore.

Un esempio di portale alimentato gratuitamente dalle foto dei nostri volontari è cittadarte.emilia-romagna.it, che senza libertà di panorama sarebbe potenzialmente soggetto a pesanti cause come nell’esempio svedese di cui sopra, se raffigurasse opere recenti. Noi vogliamo che portali come questo siano legali non solo in Svezia ma anche in Italia, da chiunque siano gestiti. Sta ai fotografi decidere come distribuire le proprie foto e ai cittadini deve essere consentito partecipare.

Chi è danneggiato dalla libertà di panorama?

Astrattamente, l’assenza di libertà di panorama potrebbe portare delle entrate aggiuntive ad architetti e scultori le cui opere sono presenti nella pubblica via. In concreto, tuttavia, gli autori guadagnano dal lavoro per i propri committenti, spesso pubblici, e non dallo sfruttamento delle immagini: i guadagni da quest’ultime sono talmente rarefatti che nessuno è ancora riuscito a misurarli, ma da una nostra elaborazione risulta che gli architetti guadagnano mediamente di più nei paesi dotati di libertà di panorama.

In effetti, sono a favore della libertà di panorama non solo i fotografi ma anche gli architetti, i presunti “danneggiati”. Gli architetti italiani hanno dichiarato, per oltre i due terzi, di essere favorevoli al principio della libertà di panorama e di trovarlo benefico. Le associazioni come EVA/GESAC che sostengono di parlare a nome degli autori non rappresentano le opinioni e situazioni reali della base.

L’impatto sul turismo

Il vantaggio della libertà di panorama sta nel favorire la creatività dei fotografi e la loro capacità di mettere a frutto le proprie foto, facendo circolare le bellezze d’Italia e quindi incentivando il turismo. Uno studio spagnolo ha stimato una crescita del turismo del 9 % grazie alla semplice aggiunta di foto e testi in Wikipedia.

Grazie alle fotografie, i comuni e gli enti del turismo possono poi promuovere il territorio, non solo nelle voci di Wikipedia ma anche nelle proprie pubblicazioni (se aderiscono a Wiki Loves Monuments ottengono anche foto di alta qualità libere, senza costi). Sarebbe quindi un impatto enorme sul turismo italiano se la libertà di panorama fosse affermata universalmente e non servissero autorizzazioni per condurre Wiki Loves Monuments su tutto il territorio nazionale.

Perché una libertà di panorama uniforme

Se non è consentita in tutta l’UE, nessun sito non a scopo di lucro o di piccolo fatturato potrà mai operare in UE, perché rischierebbe cause legali da un paese all’altro. Inoltre i fotografi non possono guadagnarsi da vivere vendendo foto a un solo paese, che ha un pubblico troppo ristretto: devono poter vendere licenze anche per tutta l’UE.

Perché consentire anche gli usi commerciali

Se non sono consentiti gli usi commerciali, il fotografo non può né vendere il proprio lavoro a un editore a un buon prezzo (l’editore ovviamente ha bisogno di poter usare commercialmente la foto) né regalarlo con una licenza libera a una piattaforma di bene comune come Wikimedia Commons, all’interno di Wiki Loves Monuments o altra iniziativa di valorizzazione del territorio.

I progetti Wikimedia consentono qualsiasi uso anche commerciale dei propri contenuti perché noi autori e contributori non siamo interessati al profitto: se qualcuno ci fa “concorrenza” e distribuisce le nostre opere culturali meglio di noi, tanto meglio!

Che cosa pensa la popolazione?

Un sondaggio del 2018 pare confermare l’impopolarità della proposta di direttiva, che se fosse ratificata nella versione proposta dalla Commissione europea amplificherebbe il sentimento anti-europeo.

Libertà di panorama in Italia, una lunga storia

La storia del coinvolgimento di Wikimedia Italia in questa discussione comincia oltre dieci anni fa. Era il 2007 e la crescita di Wikipedia era al suo picco: centinaia di migliaia di autori si erano ritrovati a scrivere volontariamente un’opera collettiva divenuta essenziale, e regnava l’ottimismo sulle potenzialità della cultura libera in Rete, persino nei grandi giornali che intervistavano i rappresentanti di questo strano popolo di lettori-creatori.

L’idillio si arrestò bruscamente quando a qualcuno di questi volontari arrivò una lettera di diffida da una soprintendenza, branca del ministero della cultura. La soprintendenza non gradiva che dei fotografi facessero conoscere al mondo delle opere vecchie di secoli, distribuendo le proprie fotografie in Rete e consentendo a chiunque di riusarle. La comunità degli autori wiki apprese così che in Italia non vige quella che gli amici tedeschi chiamano libertà di panorama e scrisse un appello costernato, sicura che potesse essere evidente a chiunque la stortura di una legge che non protegge l’opera di tali volenterosi fotografi.

Grazie all’interessamento di alcuni parlamentari e di una commissione parlamentare, in effetti, si ottennero alcune ondivaghe e contraddittorie rassicurazioni da un sottosegretario, nonché un codicillo nella legge sul diritto d’autore. La legislatura terminò prematuramente e la norma non fu mai attuata. Come ben scrisse Luca Spinelli: Libertà di panorama: c’è ma non c’è.

Nel 2012, l’associazione Wikimedia Italia decise di passare all’azione e organizzare anche in Italia il concorso fotografico Wiki Loves Monuments, nonstante le norme restrittive. Grazie all’avvocato Deborah De Angelis e a una convenzione temporanea col ministero, si chiarì l’esistenza di due binari paralleli: il diritto d’autore su tutte le opere recenti e il codice dei beni culturali su quelle meno recenti. Da allora Wiki Loves Monuments si svolge ogni anno, con grande dispendio di tempo e risorse, ottenendo da ciascun ente una liberatoria per i beni culturali che custodisce: ciò è un’occasione per convenire con centinaia di amministratori dell’assurdità della norma, ma limita molto la capacità dei cittadini italiani di documentare il patrimonio culturale italiano rispetto a paesi come l’Austria o il Regno Unito.

Nella XVII legislatura, dozzine di parlamentari dell’intergruppo per l’innovazione (di tutti i gruppi parlamentari) si erano espressi a favore della libertà di panorama. Il 28 giugno 2017 il governo accolse un ordine del giorno impegnandosi a implementare il principio, ma non vi diede seguito.

Nel frattempo, nel 2013 ripartì con una consultazione a livello di Unione europea la riflessione sul diritto d’autore vero e proprio, a cui Wikimedia Italia aveva contribuito già nel 2008. Gli obiettivi della Commissione europea erano ambiziosi e diversi eurodeputati eletti nel 2014 dimostrarono l’intenzione di svolgere un lavoro serio considerando tutte le questioni poste sul tavolo dai cittadini. Nel 2015 un emendamento contrario alla libertà di panorama passò di misura nella commissione JURI. 260 deputati in plenaria votarono contro tale modifica e il commissario Oettinger cercò di rassicurare. Nel 2016 però la Commissione non ha proposto nulla quando ha presentato un testo di direttiva. Nel frattempo il Belgio ha adottato la libertà di panorama per legge, mentre in Francia la situazione è più complicata.

Dopo 5 anni di lavoro, arriviamo alla votazione del 12 settembre prossimo.

Risposte ad alcune osservazioni

Bisogna fare presto?

È vero che la legislatura volge al termine e quindi scarseggia il tempo per portare a termine la direttiva. Proprio per questo, però, è opportuno concentrarsi sui molti interventi che raccolgono un largo consenso e che potrebbero quindi ottenere non solo una facile approvazione nel Parlamento europeo ma anche una veloce prosecuzione nel Consiglio e nella Commissione.

In molte occasioni questa proposta direttiva si è già incagliata per molti mesi a causa dei dissidi su alcuni punti altamente controversi. Il Parlamento europeo dovrebbe valorizzare il lavoro delle sue commissioni che sono riuscite a conseguire un maggior consenso.

Fare qualcosa è meglio che non fare niente?

Troviamo miope l’argomento che, siccome ci sono dei grossi problemi nella società o alcune categorie di lavoratori sono in difficoltà, allora “bisogna fare qualcosa” a qualsiasi costo con il primo strumento legislativo che capiti a disposizione. Germania e Spagna hanno già sperimentato che delle soluzioni affrettate, basate sulla creazione di nuovi monopoli sanzionati dallo stato, fanno facilmente più male che bene.

Sono i creativi che ce lo chiedono?

Le richieste di autori e creativi dalla consultazione del 2013 in poi sono state molto varie ma è difficile trovare un settore economico o sociale che sia soddisfatto del testo uscito dalla commissione giuridica del 20 giugno 2018. La sintesi degli studiosi dimostra i problemi della proposta e un consenso quasi universale contro la proposta di direttiva. Solo pochi gruppi molto visibili sono favorevoli.

In Italia, si registra l’opposizione dei piccoli editori della stampa per l’art. 11 (comunicato ANSO, EIMP, OCCRP) e delle etichette musicali indipendenti per l’art. 13 (comunicato MEI) nonché delle biblioteche, università e startup a cui erano rivolti gli articoli 3, 5 e altri (AIB, EBLIDA, IFLA, LERU ecc.). Persino l’ex capo di Universal in UE concorda.

Chi guadagna dalla proposta di direttiva?

Il principale orientamento della proposta di direttiva è di dare nuovi diritti esclusivi agli editori (pseudo-copyright, diritti connessi o vicini, altri monopoli o trattamenti preferenziali) e nessun nuovo diritto agli autori in quanto tali. Lo si vede dagli articoli 11, 12bis e 13, che invece di far rispettare il diritto d’autore esistente cercano di aggiungere nuove sovrastrutture, nonché dallo scarso interesse per gli articoli 14-16 che promettevano di dare agli autori maggior potere contrattuale per valorizzare meglio le proprie opere.

Inoltre gli articoli da 3 a 6, che promettevano di estendere e uniformare le eccezioni e limitazioni ai diritti d’autore esistenti, non solo non aumentano l’uniformità e non adottano le migliori prassi degli stati membri, ma addirittura in molti casi possono produrre dei passi indietro, fornendo interpretazioni restrittive delle leggi esistenti o depotenziando le eccezioni attuali. Le eccezioni servono a favorire la produzione di nuove opere e in generale la cultura nella società: come abbiamo visto sopra nel caso della fotografia, depotenziarle può forse facilitare i profitti di qualche cartello di cosiddetti “detentori di diritti” o qualche studio legale, ma non aiuta certo gli autori viventi e futuri che devono guadagnarsi da vivere.

L’esperienza insegna che dare nuovi monopoli e privilegi agli editori è un modo scarsamente efficace per aiutare gli autori: ai lavoratori, piccoli autori e creativi arriva solo una frazione minuscola degli eventuali profitti aggiuntivi. Nel Regno Unito c’è chi ha calcolato che solo il 3 % dei proventi degli editori di stampa vanno agli scrittori.

Il diritto d’autore è l’unica opzione?

Il diritto d’autore è migliorabile, ma ciò non significa che debba diventare la corte dove si risolvono tutte le ingiustizie del mondo. Certi malfunzionamenti e ingiustizie sono troppo grossi per essere risolti fra privati e devono essere affrontati con strumenti democratici e sperimentati, come la leva fiscale e gli interventi a favore della concorrenza (antitrust). Il problema di una tecnologia troppo invadente si affronta mettendo al centro i diritti delle persone, e quindi la privacy, il software libero e le licenze libere, i dati aperti e la trasparenza.

Uso responsabile delle opere sotto diritto d’autore

Wikimedia Italia trova necessario educare la popolazione sul diritto d’autore, sui suoi scopi e le sue implicazioni, per aumentare il rispetto degli autori ma anche dei propri diritti.

Wikipedia e Wikimedia Commons hanno insegnato il diritto d’autore a milioni di persone: sono forse gli unici siti dove, caricando un testo o un’immagine, l’utente può trovarsela cancellata in pochi minuti o secondi per violazione del diritto d’autore, e per giunta riceve una lezione sulle diramazioni internazionali del diritto d’autore. Wikimedia Italia gira il Paese insegnando a migliaia di persone come funziona il diritto d’autore e perché sono utili le licenze copyleft.

Inoltre aiutiamo gli autori, che pubblichino con una licenza Creative Commons libera, a difendersi da chi usa le loro opere senza attribuzione o senza rispettare la licenza. È un problema molto diffuso, come dimostra chi si occupa di far pagare i danni alle aziende che violano il diritto d’autore. Per il software libero esistono interi programmi di copyleft compliance che aggregano i diritti degli autori anche per eventualmente far causa alle aziende, spesso multinazionali con un valore di miliardi di euro in borsa.

Le associazioni che criticano la proposta di direttiva comprendono BEUC, associazione europea dei consumatori che rappresenta milioni di soci fra cui centinaia di migliaia appartenenti ad Altroconsumo. Anche queste sono associazioni che informano i cittadini sui loro doveri, oltre che sui loro diritti (che difendono ad esempio con test dei prodotti in commercio).

Qualcuno vende davvero i testi e le foto di Wikimedia?

Kiwix distribuisce piccoli ed economici apparecchi che consentono di tenere e consultare Wikipedia e molti altri progetti in locale, senza connessione a internet. È molto utile nei villaggi dell’Africa, ma anche in certi piccoli comuni alpini dove la connessione a internet è precaria. Sebbene il costo unitario sia basso, l’iniziativa è più sostenibile se gli utenti possono comprare il prodotto ripagandone i costi, così come pagherebbero una connessione a internet (se fosse disponibile a prezzo ragionevole).

Queste e altre iniziative commerciali altrui sono positive e sono il motivo per cui i progetti Wikimedia usano una licenza libera: a Wikimedia interessa solo che la conoscenza cresca e si diffonda. A noi compete di assicurare che tutto ciò che offriamo nei nostri siti, come le immagini di Wikimedia Commons, sia effettivamente libero e utilizzabile da tutti. Se anche solo una porzione del materiale presenta dei rischi legali imprevedibili, il complesso del materiale diventa inutilizzabile anche se i suoi autori l’hanno voluto rendere libero.

Le eccezioni beneficiano dei potentati economici?

I grossi editori d’arte e le multinazionali che gestiscono siti con traffici considerevoli già oggi non si preoccupano di rispettare la legge alla lettera, come invece Wikimedia fa. Mentre le masse di utenti usano ciascuno poche opere, come nel caso di cui sopra, chi pubblica e distribuisce grandi quantità d’immagini d’arte per profitto ha numeri tali che può calcolare l’eventualità di un reclamo o persino di una causa come un costo economico implicito, risolvibile con un risarcimento che viene compensato dai molti casi in cui invece nessuno si è ritenuto danneggiato.

È ragionevole pensare che questi costi siano già ora marginali per tali imprese, che altrimenti non condurrebbero queste attività. Se fossero eliminati, quindi, non produrrebbero una differenza enorme per i relativi profitti.

Al contrario, con nuove eccezioni si potrebbero aprire nuove attività da parte di chi non dispone di capitali tali da correre rischi, come per esempio delle piccole riviste accademiche d’arte, gestite da università o ricercatori senza particolari fondi e con un modello ad accesso aperto. Tali riviste al momento preferiscono non includere immagini per evitare complicazioni, ma questo è chiaramente una grossa perdita per il mondo dell’arte.

Wikimedia ha un interesse economico?

Wikimedia si finanzia con milioni di piccole donazioni, in media sotto i 20 € circa, rivolte principalmente a Wikimedia Foundation ma anche a dozzine di associazioni non lucrative locali, come Wikimedia Italia. Le grosse donazioni sono dichiarate in trasparenza e restano marginali. Le piccole donazioni consentono di far sopravvivere siti ad alto traffico come Wikipedia anche senza pubblicità e senza vendere alcunché.

Ciò non significa, purtroppo, che chiunque usi i testi e le immagini dei progetti Wikimedia abbia questo lusso. Per esempio, il sito personale del professor Enrico Galavotti, Homolaicus, conteneva della pubblicità per contenere le spese, così come succede in molte piattaforme gratuite per blog, e SIAE considerò tale uso commerciale.

La causa a Wikimedia Svezia da parte della “SIAE svedese” ha però confermato un nostro interesse economico: non vogliamo rischiare di perdere delle cause per centinaia di migliaia o milioni di euro solo per aver fornito un servizio gratuito chiaramente positivo per il bene pubblico, come un portale turistico. Non è piacevole, e nemmeno giusto, chiedere donazioni a milioni di persone, che spesso hanno dovuto sudarsi ogni centesimo, per poi trasferire tale denaro a non si sa chi per via di un risarcimento legale.

Nell’immagine: Grafica realizzata in occasione del voto in Parlamento europeo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Nella foto l’opera “The Life electric” realizzata da Libeskind a Como e fotografata da Mm4mm per Wiki Loves Monuments 2017. Se in Italia ci fosse la libertà di panorama, questo monumento sarebbe liberamente fotografabile e pubblicabile su Wikimedia Commons, attualmente invece è necessaria un’autorizzazione per poterlo fare.

Domani, mercoledì 12 settembre, il Parlamento europeo si riunirà in plenaria a Strasburgo per esprimersi su diversi temi, tra cui la direttiva per la riforma del copyright nei Paesi UE.
I cambiamenti che potrebbero essere introdotti con la nuova legge hanno sollevato in questi mesi un acceso dibattito, originato in parte anche dalla decisione dei volontari attivi su Wikipedia in varie edizioni linguistiche – tra cui quella italiana, che è stata capostipite della protesta – di oscurare per protesta l’enciclopedia libera nei giorni precedenti il 5 luglio, data della prima votazione plenaria sul testo della direttiva, che l’europarlamento ha deciso di rigettare.
La giornata di domani ha un’importanza cruciale per chi, come noi, ha a cuore la libertà della rete: i membri del Parlamento europeo hanno infatti la possibilità di modificare il testo della direttiva riformulando gli articoli 11 e 13, che colpirebbero il web aperto introducendo filtri preventivi ai contenuti e una tassa sulle citazioni, e fare invece in modo che la legge tuteli il pluralismo online e salvaguardi il pubblico dominio.
I nostri europarlamentari avranno soprattutto la possibilità di esprimersi domani a favore della libertà di panorama, estendendo questo diritto a tutti i Paesi dell’Unione europea, compresa l’Italia che ad oggi non ne gode.
Ciò consentirebbe a tutti noi di caricare e condividere online e sui wiki foto di monumenti e opere presenti sulla pubblica via senza infrangere il diritto d’autore, dando a chiunque la possibilità di farsi “ambasciatore” online delle nostre bellezze e contribuire alla valorizzazione e alla tutela dei beni culturali, anche quelli meno conosciuti o che rischiano di scomparire per sempre a causa dell’incuria o delle sempre più frequenti catastrofi naturali e non, come il recentissimo incendio al Museu Nacional di Rio in Brasile.
Per lanciare un ultimo appello per la libertà di panorama, la comunità di volontari attivi su Wikipedia in lingua italiana ha deciso oggi di “coprire” simbolicamente tutte le immagini presenti sulle voci dell’enciclopedia libera: ogni scatto è importante e ogni fotografia mancante è un’occasione persa per condividere il sapere, per questo ci serve la libertà di panorama!
In queste ore che ci separano dal voto, puoi ancora fare qualcosa per unirti alla comunità di volontari Wikipedia e al movimento Wikimedia e chiedere ai membri del Parlamento europeo di votare per la libertà di panorama e per una Rete libera: dai un’occhiata a questo sito e segui le semplici indicazioni che ti vengono fornite per contattare gli europarlamentari.
Insieme possiamo far sì che il Parlamento europeo faccia la scelta giusta!

Ps. Se questo tema ti interessa e vuoi saperne di più, leggi l’articolo di approfondimento curato dal nostro socio Federico Leva o la lettera del nostro portavoce Maurizio Codogno, pubblicata oggi dal quotidiano Avvenire.

Nell’immagine: le voci di Wikipedia in lingua italiana come si presentano oggi, con tutte le immagini oscurate. Screenshot di Francesca Ussani (WMIT)

September 10, 2018

Il paesaggio e i comuni del lago di Como incantano tutto il mondo e nascondono perle sconosciute… Ancora per poco!
Grazie a Wiki Loves Lake Como – la competizione legata all’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments e dedicata ai beni della provincia comasca – le bellezze del territorio che circonda il noto lago arriveranno su Wikimedia Commons e sulle pagine di Wikipedia.
Nell’ambito del concorso locale, organizzato quest’anno per la prima volta dai nostri soci Stefano Dal Bo e Marta Pigazzini in collaborazione con l’associazione Sentiero dei Sogni, il Teatro sociale di Como e al quotidiano La Provincia con i supplementi BiBazz e l’Ordine, saranno organizzate nel mese di settembre diverse wikigite fotografiche alla scoperta del territorio e dei monumenti autorizzati per la settima edizione di WLM in Italia.
Domenica 16 settembre il primo appuntamento con il tour Sulle orme di Volta, un itinerario alla scoperta dei luoghi legati alla vita del noto scienziato comasco Alessandro Volta.
Tra le tappe della camminata, che rientra nel ciclo delle Passeggiate Creative ideate dal giornalista e poeta Pietro Berra, ben dodici monumenti autorizzati per l’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments che saranno “raccontati” dallo stesso Berra insieme agli esperti wikipediani Marta Pigazzini e Stefano Dal Bo e a Daniela Manili Pessina, membro dell’associazione culturale Sentiero dei Sogni ma anche architetto e fotografa.
Il tour partirà alle 9,30 dal monumento “The life electric”, situato sulle sponde del lago nei pressi della stazione della funicolare con cui si raggiungerà insieme Brunate, nota oggi come il “Balcone sulle Alpi” e un tempo piccolo paese di contadini dove Volta visse la sua fanciullezza.
Giunti in cima comincerà la vera e propria passeggiata che toccherà la Biblioteca e il parco Volta, la Chiesa di Sant’Andrea, il Faro voltiano – alto 29 metri e costruito in occasione del centenario della morte dello scienziato – e altri importanti monumenti, per concludersi alle 13 al Parco Marenghi, da cui si può godere del bellissimo panorama sul lago.
Come ogni wikigita, la passeggiata del 16 sarà gratuita, semplicemente sarà necessario versare 5.39€ tramite Eventbrite a copertura del costo della funicolare Como-Brunate: i biglietti per il tragitto verranno acquistati in anticipo dagli organizzatori per evitare code.
Al termine della gita, chi vorrà potrà inoltre riservare un tavolo per il pranzo a costo agevolato presso tre diversi ristoranti convenzionati.
Tutte le informazioni sul tour e le modalità di iscrizione alla gita sono pubblicate al link http://wikilovesvolta.eventbrite.it: vi aspettiamo con macchine fotografiche alla mano!

Nell’immagine: Finestre sul lago di Como dall’interno del Faro voltiano. Foto di Marta Trullu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

September 07, 2018

Si terrà il 14 e 15 settembre presso il Dipartimento di Informatica, Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna la sesta edizione di Didattica Aperta, il convegno itinerante ideato dalle esperte di open source Piergiovanna Grossi e Raffaella Traniello e promosso da AsSoLi, l’Associazione per il Software Libero, che si propone di diffondere l’uso del software libero nella pratica didattica come aspetto qualificante del percorso educativo.
Come per le precedenti edizioni, il convegno coinvolgerà insegnanti di scuole di ogni ordine e grado (dalla scuola primaria e secondaria, alla formazione professionale, all’Università) ma anche educatori e genitori che nell’ambito dell’iniziativa potranno confrontarsi, condividere idee e fare rete, favorendo così la diffusione della conoscenza libera nelle scuole e nelle Università italiane.
L’edizione 2018 si concentrerà in particolar modo sugli strumenti digitali per l’apprendimento, per offrire uno spunto di riflessione sulle tecnologie educative promosse dal Piano Nazionale per la Scuola Digitale varato dal MIUR.
Non poteva perciò mancare il sostegno di Wikimedia Italia all’iniziativa, anche in virtù dell’accordo recentemente siglato con il Ministero, con cui sta collaborando: durante la due giorni di convegno saranno infatti in programma diversi interventi di soci e volontari di Wikimedia Italia e del Presidente Lorenzo Losa.
In particolare, nell’ambito della giornata di venerdì 14 settembre – dedicata a interventi frontali e tavole rotonde – verranno proposti approfondimenti sull’enciclopedia libera Wikipedia (e il suo utilizzo in ambito scolastico come strumento didattico innovativo), sulla guida di viaggio libera Wikivoyage e la possibilità di creare itinerari artistico-culturali insieme alle classi e su Wikidia e Wikiversità, due progetti ricchi di contenuti open creati appositamente per l’apprendimento.
In calendario per la giornata di sabato 15 settembre, dedicata invece ai laboratori pratici, un workshop su OpenStreetMap e un laboratorio pratico per insegnanti sulla didattica wiki, aperta e collaborativa.
In un contesto socio-culturale sempre più aperto al mondo del software libero e dell’open source, un’iniziativa come Didattica Aperta è estremamente importante perché costituisce un’occasione per promuovere strumenti di apprendimento che favoriscano la condivisione, la collaborazione e la facilità di accesso all’informazione, sensibilizzare docenti e genitori a nuovi metodi di didattica online, ma anche favorire un utilizzo più consapevole e costruttivo degli strumenti digitali da parte dei più giovani.
Come ci ricorda il Comitato di programma, la frase di Richard Matthew Stallman “Condividere la conoscenza è l’atto più fondamentale dell’amicizia. Perché è un modo in cui puoi dare qualcosa senza perdere qualcosa.” segna l’obiettivo educativo di questo convegno, mirato a promuovere le esperienze di coloro che usano il software libero nella scuola proprio perché la libertà rappresenta il principale valore da garantire e tramandare alle nuove generazioni.
Il programma completo di Didattica Aperta è pubblicato qui. La partecipazione al convegno è gratuita, con registrazione obbligatoria ai workshop a questo link, a causa del numero limitato di posti disponibili.

Nell’immagine: Studenti al lavoro su Wikipedia. Di Paolaricaurte, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

September 06, 2018

Nuova tappa per gli scatti premiati per Wiki Loves Monuments 2017: dopo aver conquistato il pubblico estivo di BASE Milano, le dieci immagini vincitrici della sesta edizione del concorso raggiungeranno Genova dove saranno esposte dal 17 al 29 settembre presso i locali della Biblioteca Civica Berio (Sala Mostre) in via del Seminario 16.
La tappa ligure della mostra sarà arricchita da una sezione speciale, tutta dedicata al patrimonio culturale della città: Genova si mostrerà ai suoi cittadini e ai turisti attraverso oltre quaranta scatti selezionati da Associazione Culturale Sintesi e Associazione Open Genova – promotori dell’iniziativa a livello locale – tra tutti quelli raccolti per WLM a partire dal 2014.
Grazie al costante lavoro di promozione e dialogo con la pubblica amministrazione dei partner locali del concorso, Genova ha registrato negli ultimi anni una partecipazione record a Wiki Loves Monuments, non solo in termini di quantità di scatti raccolti ma anche di qualità delle fotografie: dei dieci scatti premiati nel 2017 a livello nazionale, quattro ritraggono monumenti di Genova.
“Nonostante i tremendi fatti relativi al crollo del Ponte Morandi” – ci ha detto Pietro Biase, presidente dell’Associazione Open Genova “Abbiamo deciso di procedere con la mostra fotografica, nella speranza di poter dare un contributo nel far conoscere a cittadini e turisti i luoghi e i monumenti  più belli e caratteristici della nostra città. L’esposizione fotografica, grazie ai pannelli esplicativi e alla costante presenza di volontari di Open Genova e Sintesi, sarà anche l’occasione per far conoscere ai visitatori l’importante patrimonio delle opere rilasciate con licenza libera su Wikimedia Commons.”
La mostra inaugurerà sabato 15 settembre nel pomeriggio, con un piccolo buffet negli spazi della Biblioteca; a partire da lunedì 17 settembre i locali che ospitano le foto saranno accessibili ogni giorno ad esclusione della domenica dalle 14,30 alle 18,30 e solo il sabato dalle 10,30 alle 18,30.
Sintesi e Open Genova promuoveranno inoltre più wikigite cittadine alla scoperta del patrimonio della città, che consentiranno a chiunque di immortalare gli oltre 50 beni culturali e alberi monumentali liberati per l’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments.
Vi terremo aggiornati su tutti gli appuntamenti in città!

Nell’immagine: Grafica realizzata per la mostra da Francesca Ussani (WMIT) con la fotografia del loggiato del Castello d’Albertis di Roberto Bordieri, 2° classificato WLM 2017, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

August 16, 2018

Nonostante nel sito di Wikimedia Italia sia scritto chiaramente che noi non gestiamo Wikipedia in italiano ma ci limitiamo a promuoverla, mi capita sin troppo di frequente che qualcuno mi scriva per chiedermi o più spesso intimarmi di fare qualcosa a riguardo di una o dell’altra voce dell’enciclopedia. Essendo io troppo buono, non uso di solito una risposta precotta ma aggiungo qualcosa di specifico relativo a quella voce, tipo dove si può scrivere per ottenere aiuto da qualcuno più esperto: le mie possono essere spiegazioni generali, ma ogni sottocomunità ha le sue regole e conviene studiarle un po’ se si vogliono fare modifiche sostanziali. (No, non è prevaricazione, ma un tentativo di mantenere un minimo di omogeneità).

La scorsa settimana mi è capitato che una persona si lamentasse per il testo della voce su una sciagura di qualche anno fa, dicendo che quanto scritto era spesso errato, e di eliminare quella pagina (vabbè…). Ho dato una rapida occhiata alla voce, e a prima vista sembrava completa e ricca di citazioni alle fonti primarie, perlopiù articoli di quotidiani nazionali e locali nei giorni immediatamente successivi all’avvenimento. L’ipotesi che io posso fare, da ignorante nel senso letterale del termine, è che i giornali abbiano correttamente riportato le prime notizie frammentarie arrivate loro, ma che la successiva inchiesta abbia poi rilevato che le cause reali erano diverse. Ho quindi spiegato al mio interlocutore che probabilmente la cosa migliore era indicare nella pagina di discussione la nuova fonte più accurata (come link oppure con tutti i dati che permettano di trovarla fuori dalla rete) e chiedere che si rimetta a posto la voce con i nuovi dati, ma lasciando le vecchie informazioni, pur modificate scrivendo per esempio “inizialmente si pensava…”. Come mai?

La spiegazione è un po’ lunga, anche se non realmente complicata. Comincio con lo svelare un segreto di Pulcinella: la comunità di Wikipedia (in italiano, ma penso che la cosa valga anche per altre lingue) è spesso divisa su cosa si può inserire nell’enciclopedia e cosa no. La divisione non è netta, e dipende spesso dalle categorie di voci: in questo caso specifico è sugli avvenimenti di cronaca. Io per esempio ritengo che non se ne dovrebbe parlare su Wikipedia ma scegliere un altro progetto, in questo caso Wikinews, per due ragioni specifiche. La prima è che non si sa se quello che oggi appare importante lo sarà ancora tra qualche anno: in gergo wikipediano si parla di recentismo. La seconda è che trattare un fatto di cronaca come voce enciclopedica fa correre il rischio di dire cose errate, come potrebbe essere avvenuto nel caso in questione, e quindi dare informazioni erronee a chi finisce su Wikipedia fidandosi di essa (cosa che non bisognerebbe mai fare, d’accordo, ma che tanto si fa sempre).

Perché allora non limitarsi a cancellare le informazioni erronee, magari dopo avere aggiunto quelle più aggiornate e corrette? Di nuovo, le ragioni sono due. La prima è che si rischia che qualcuno in perfetta buona fede le riaggiunga, pensando che la cancellazione sia stata fatta per errore o per volontà vandalica. Tra l’altro, per come funzionano i quotidiani, una ricerca fatta oggi troverà come prime fonti gli articoli immediatamente successivi alla sciagura, perché quelli con le risultanze delle indagini tipicamente saranno finiti nelle pagine interne non essendo più “breaking news”. Ma più importante è il fatto che anche un’informazione falsa, se specificata correttamente e indicata chiaramente come erronea, può essere enciclopedica! Prendiamo un esempio quintessenziale, la strage di piazza Fontana. Se andate in emeroteca e cercate i giornali dell’epoca, troverete titoli a nove colonne “Pietro Valpreda è l’autore della strage”. Sappiamo da decenni che ciò non è vero (lo sapete, nevvero?). Però il depistaggio in questione fa parte della storiam e quindi una voce sulla strage non sarebbe completa se non si raccontasse anche della storia di Valpreda. Certo, non si scriverà mai che il ballerino anarchico fu un colpevole; ma si scriverà che è stato ritenuto colpevole. Per la cronaca, ho controllato: in effetti c’è scritto che il Corriere della Sera pubblicò un articolo intitolato “Catturato il mostro”.

Il tutto sembra complicato? Forse un po’ lo è. Ma quello che conta è che il lettore distratto – e ce ne sono tanti, troppi – possa capire al volo cosa è successo, mentre quello più attento abbia a disposizione tutta la cronistoria.

July 10, 2018

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

July 03, 2018

Quando uno tra i tanti giornalisti che oggi mi ha telefonato per avere informazioni sull’oscuramento di Wikipedia mi ha detto che c’era chi ci considerava grillini sono caduto dal pero. Poi ho scoperto questo articolo del Foglio (o almeno le prime righe che si possono leggere prima del paywall).

Tanto per essere chiari: Di Maio ha detto di essere contro la link tax, anche se non penso che un qualsivoglia governo potrà andare contro la direttiva quando verrà approvata. Perché l’ha fatto? Non lo so. Tra i contributori a Wikipedia ci sono pentastellati? Immagino di sì, e anche parecchi, non foss’altro che per banali ragioni statistiche. Essere a favore della direttiva così com’è un loro diritto: in fin dei conti il gruppo liberale ALDE la approva, anche se a me pare strano. Ma pensare che Wikipedia assecondi Di Maio (o qualunque altro politico, se per questo) mi sembra davvero incredibie.

D’altra parte potrei sbagliarmi, ma non credo proprio che al Foglio abbiano cercato qualcuno non dico di Wikimedia Italia ma di quelli che hanno discusso sulla possibilità di oscuramento. Non ha quindi molto senso entrare nel merito del loro testo, no?

da https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpgStavolta mi è andata meglio di sette anni fa, quando ho scoperto che Wikipedia in italiano era oscurata perché mi avevano telefonato dal Corriere. Ieri notte un’anima pia mi ha messaggiato dicendo che in mezz’ora sarebbe scattato l’oscuramento.

Ricordo solo alcune cose che avevo già raccontato. La direttiva è sul “Copyright in the Single Digital Market”, copyright nel mercato unico digitale. Il copyright nacque per tutelare chi creava qualcosa di nuovo; ora invece aggiunge paletti a favore dei “vecchi” attori abbarbicati a un modello che non funziona più.

Per dare un esempio positivo, pensate a cosa ha fatto Repubblica. I lanci fondamentali sono ad accesso libero, la parte di approfondimento è invece stata inserita in una sezione a pagamento – Rep: – di cui si possono leggere solo le prime righe. Gli aficionados del “tutto e gratis” mugugnano, ma è giusto che il lavoro venga rimunerato. Torniamo ora alla link tax. Se il tuo articolo di giornale è una semplice rimescolatura del lancio Ansa, e quindi bastano le prime quattro righe per sapere di che parli e nessuno clicca da Google News sulla tua pagina, perché vuoi che Google ti paghi per la rimescolatura? Se invece i lettori sanno che andando avanti troveranno cose utili, ci cliccheranno eccome. Ovviamente mettere tutto l’articolo nel proprio sito è violazione di copyright già adesso, come è giusto: qui si va a toccare il diritto di cronaca. Il controllo preventivo e automatico degli upload è poi infattibile a livello di testi, non foss’altro che perché occorrerebbe avere da qualche parte una copia digitale di tutti i testi accessibile da tutti i siti, con tutti i problemi del caso. Paradossalmente il caso di YouTube e della sua tecnologia per riconoscere i video è l’esempio di quanta potenza di fuoco ci vuole; in pratica si vuole far sì che solo chi ha tanti soldi possa pubblicare materiale. Di nuovo, eliminare a posteriori i contenuti sotto copyright è cosa buona e giusta, ma non mi pare che sia tanto implementata a giudicare dagli alert che mi arrivano tutte le settimane con i nomi di siti dove scaricare i miei libri. Probabilmente Wikipedia potrebbe essere esentata da tutto questo, almeno per il momento: ma noi vogliamo la libertà per tutti, non delle esenzioni ad personam.

Un’ultima cosa: la discussione è partita da venerdì (la si può leggere) e non è insomma un ukase.

May 29, 2018

Una decina di giorni fa (non ho il tempo di vedere tutto) LInkiesta ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante “La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti”. Cosa c’entra Wikipedia? Sono stati trovati nuovi errori all’interno dell’enciclopedia? Si è scoperto che qualcuno inserisce subdolamente modifiche formalmente ineccepibili ma che tutte insieme portano al disacculturamento delle persone? Macché. Le citazioni di Wikipedia sono due: nell’occhiello c’è scritto «Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici», testo ripreso – anche in un box – con «Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica.»

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare con molta pazienza cosa accomunerebbe i social e Wikipedia, se non il fatto che chiunque può scriverci su. D’altra parte, e l’abbiamo anche scritto in Scimmie digitali, avere le informazioni non serve a nulla se non ci si arrabatta per ottenere conoscenza. Su questo, che Wikipedia esista oppure no è irrilevante, perché le informazioni sono comunque presenti in rete. Solo che vuoi mettere sparare il nome a caratteri cubitali?

May 08, 2018

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

April 17, 2018

Leggo sul loro colophon che «The Post Internazionale (TPI) è un giornale online specializzato nell’attualità internazionale.» A quanto pare però TPI non disdegna di fare incursioni sull’attualità rotocalchiana italiana, come questo articolo pubblicato stamattina un po’ prima di mezzogiorno in cui si dà conto della lite tra Mehdi Benatia (calciatore) e Maurizio Crozza (comico) sulla faccenda del rigore contro la Juventus alla fine della partita con il Real Madrid. Nell’articolo, l’ignoto estensore ha voluto farci sapere – con tanto di screenshot alla ricerca con Google – che qualche cattivone aveva scritto su Wikipedia che Crozza era morto (a Vinovo, dove si allena la Juventus).

Il giornalista in questione deve avere avuto una fortuna sfacciata. Pensate: è riuscito a vedere la pagina modificata con la data di morte nel singolo minuto (tra le 11:10 e le 11:11) in cui quella modifica è rimasta in linea, come si può vedere dalla pagina della cronologia. (In effetti la morte è anche stata aggiunta ieri sera, e cancellata dopo ben quattro minuti: ma in quel caso tra le professioni di Crozza era anche stato aggiunto “antijuventino”, quindi lo screenshot non si riferisce a quel momento). Non so, mi sembra come quelle foto “impossibili” scattate proprio nell’istante preciso in cui è successo qualcosa, il tutto ovviamente senza che l’autore potesse saperlo. Non è la prima volta che mi capita di vedere qualcosa del genere: è proprio vero che certi giornalisti sono sempre sul pezzo.

(p.s.: non è che a «La pagina Wikipedia si riferiva a Crozza al passato, come se fosse realmente deceduto.» La voce continua a riferirsi al passato anche adesso, per l’ottima ragione che leggendo due righe in più si capisce che in precedenza era uno dei volti principali de La 7, ma dall’anno scorso è passato a NOVE.)

April 10, 2018

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

March 09, 2018

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

March 07, 2018

Vittorio Bertola mi ha appena scritto chiedendomi se era normale che nella voce di Wikipedia Fiducia parlamentare tra i governi che non hanno ottenuto la fiducia ci fossero i Prodi I e Prodi II. Ovviamente non lo era, e ho provveduto a ripristinare una versione corretta della voce: fin qui nulla di strano.

Poi sono andato a verificare quando era stata inserita quella bufala, e ho scoperto che era lì “solo” dal 18 luglio 2015. Per la cronaca, in questi due anni e mezzo ci sono state una decina di modifiche per la maggior parte di bot (quindi automatiche, per esempio per strutturare meglio i collegamenti ad altre voci) oltre alla sostituzione di un collegamento per indicare l’articolo rilevante della Costituzione e una correzione ortografica. Ma quello che è peggio è che nell’ultimo anno la voce ha avuto due picchi di lettura sopra la media delle 50-70 visite al giorno che è rumore di fondo: tra il 10 e il 13 ottobre ci sono state quasi cinquemila visite e questa settimana stiamo di nuovo risalendo oltre le 1000 al giorno. La voce non è così grande, quindi la tabella salta subito agli occhi: una qualunque persona dotata di un minimo di cervello capisce che c’è qualcosa di strano in un governo che ha governato senza fiducia per un paio abbondante d’anni. (Per la cronaca, sulle prime mi sono stupito dei 122 giorni del governo Andreotti I; poi mi sono ricordato che il 1972 è stato l’anno in cui per la prima volta abbiamo avuto elezioni anticipate per i due rami del parlamento, proprio perché non c’era più una maggioranza, e il divo Giulio era appunto arrivato alle elezioni con un governo senza fiducia).

Il problema è doppio. Da una parte siete tutti abituati a immaginare Wikipedia magari faziosa ma che viene automaticamente corretta non appena qualcuno si diverte a rovinarla: in genere è vero, ma a noi pochi wikipediani che facciamo da spazzini dell’enciclopedia ogni tanto qualcosa sfugge, non siamo dei cyborg. Ma oltre a questo temo che stia sempre più prendendo piede un uso acritico non solo di Wikipedia (l’alternativa, che spero non sia la vera causa, è un’ignoranza abissale di tutti i lettori), dove quasi nessuno si prende la briga di cercare di comprendere quello che sta leggendo e applicare un sia pur minimo controllo di realtà. In un mondo perfetto qualcuno dei lettori di quella voce l’avrebbe aggiustata; ma anche se non lo si sa o si vuole fare e non si conosce nessun wikipediano si può fare una ricerca google “segnalazione errori wikipedia” o qualcosa del genere e scoprire come lasciare un avviso che qualcuno controllerà un po’ prima di due anni e mezzo. Io sono davvero preoccupato per questa sindrome “non è un mio problema”…

February 27, 2018

Sono venuto a sapere di questo articolo di Giornalettismo (qui link archiviato: notate tra l’altro il titolo “Wikipedia, l'enciclopedia del web è troppo autoreferenziale” che probabilmente è stato cambiato in corso) dove la redazione del giornale online si lamenta perché, dopo che hanno deciso di farsi «un regalo perché la testata, in questo 2018, festeggerà i suoi dieci anni di attività» hanno scoperto che la voce è finita sotto «il severissimo iter d’esame dei moderatori di Wikipedia.» (Effettivamente poi la voce è stata cancellata, vedi discussione relativa).

Io non ho partecipato alla procedura di cancellazione: tipicamente se ne vengo a sapere da una fonte esterna e non direttamente mentre sono su Wikipedia preferisco evitare un conflitto di interessi. Nel merito, io tendo a considerare rilevanti alcune categorie, e tra queste c’è quella delle testate registrate, quale Giornalettismo è: mi stupisce tra l’altro che nessuno avesse aggiunto quei dati nella voce, mentre era presente. Ciò detto, capisco il commentatore che ha scritto che quell’articolo di Giornalettismo ha violato tre o quattro linee guida dell’enciclopedia: ma in ogni caso non ho potuto non notare una serie di inesattezze.

Tanto per cominciare, i “moderatori di Wikipedia” in questo caso non sono altro che i contributori dell’enciclopedia: chiunque può intervenire in una procedura di cancellazione ed esprimere il suo giudizio. Non è consentito chiamare a raccolta truppe cammellate esterne a Wikipedia (ma tanto il loro parere non verrebbe tenuto in conto), per l’ottima ragione che le scelte sono fatte da chi lavora davvero sull’enciclopedia: mi affretto a ribadire che in questo caso non c’è stato nulla del genere. Avendo poi visto la versione iniziale della voce, posso garantirvi che quella su cui si è discusso non era solo «leggermente modificata rispetto alla versione iniziale offerta dalla redazione». La versione iniziale era da cancellare immediatamente come promozionale, e non accorgersi della differenza rispetto a quella modificata – ed effettivamente imparziale – è davvero grossa. Diciamo insomma che il livello di approfondimento giornalistico nello scrivere quell’articolo, a parte il tono piccato, non è esattamente quanto ci si aspetterebbe: e il fatto che in questo Giornalettismo si metta alla pari con molta altra stampa ben più quotata non è certo un’attenuante. Chissà quando la gente finirà di pensare a Wikipedia come un posto dove farsi un regalo 🙁

January 09, 2018

È vero che non sono un esempio da seguire, ma…

immagine di Fir0002, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mathematics_concept_collage.jpg

Il Carnevale della matematica di gennaio sarà tenuto da Math is in the Air, e il suo tema è “io e la matematica”. Come gli affezionati compulsatori dei Carnevali sanno, il tema è tutto fuorché obbligatorio, e io sono noto per non seguirlo mai; ma stavolta ho pensato che avrei potuto raccontare del mio approccio alla matematica. Sono il primo a riconoscere che esso non è generalmente consigliabile a chiunque; però credo che tra le righe del mio esempio personale si possa scoprire qualcosa valido per tutti.

Reuben Hersh e Philip Davis affermano che il matematico tipico è platonista durante la settimana e formalista nei weekend. Non so se sia vero, e comunque loro lo dicono perché non sono né l’uno né l’altro; però sicuramente io sono nato come un formalista, vale a dire qualcuno che non dà alcuna importanza alla verità o meno della matematica, fintantoché i conti formali tornano. Ancora prima di andare a scuola mi divertivo a fare addizioni e sottrazioni di numeri di sette-otto cifre, semplicemente perché mi piaceva vedere che la struttura dell’operazione funzionava come un meccanismo ad orologeria. A sette anni mio zio mi insegnò a usare le tavole dei logaritmi, di cui naturalmente non mi facevo nulla; ma restavo incantato a vedere come le differenze tra le mantisse si riducessero in modo regolare-ma-non-troppo. Alle medie prendevo un foglio a quadretti e compilavo tavole pitagoriche fino a 35x35: il limite era scelto semplicemente perché scrivevo sì minutamente, ma lo spazio totale era quel che era. Diciamocelo: tutta quella non era matematica né io ero un enfant prodige. I numeri e le loro regolarità erano comunque nel mio DNA, e non è stato un caso che quando nella seconda metà degli anni ’70 uscirono le prime calcolatrici programmabili io mi ci fiondai immediatamente su.

Che io non sia mai stato un genio della matematica lo si può anche intuire dai miei sfortunati tentativi di generalizzare — sempre da un punto di vista formale, mica mi interessava dimostrarlo — le formule che trovavo. Quando alle medie mi insegnarono a estrarre la radice quadrata cercai di vedere se si poteva modificare il metodo per le radici cubiche. Quando al liceo il professore ci mostrò un modo rapido per scrivere la formula della tangente a una conica in geometria analitica ma ci vietò di usarlo a meno che non lo sapessimo dimostrare, mi misi a scrivere equazioni su equazioni a seconda del tipo di conica per mostrare che la formula in effetti funzionava. Con il senno di poi è chiaro che il mio approccio era stupido e non sarebbe mai potuto funzionare; ma quando uno è giovane non si preoccupa certo di simili quisquilie, e pensa che tutto si può fare con sufficiente forza di volontà e un taccuino sufficientemente ampio per fare i conti.

Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo feci però una scoperta che a lungo andare cambiò la mia percezione della matematica: i cinque libri Enigmi e giochi matematici pubblicati a quel tempo da Sansoni. Un mio amico ha detto che io sono cresciuto a pane e Martin Gardner: quello che è indubbiamente vero è che dovetti ricomprare alcuni di quei volumetti perché a furia di compulsarli si erano letteralmente sfasciati. Gardner mi fece scoprire l’esistenza di una “matematica da strada”, che partiva da oggetti banali e scopriva relazioni inaspettate; la prima cosa che mi viene in mente al momento è il regolo di Golomb. Utilità pratica? Nessuna. Difficoltà nel trovare una regola generale? Estrema: per trovare regoli ottimali non c’è molto di meglio che testarli tutti. Facilità nel giocarci un po’ su? Tantissima. Capirete che un giocherellone come me non poteva lasciarsi scappare questi esempi, e si beava nel vedere che era possibile parlare di matematica in un libro non di scuola (al tempo non avrei mai immaginato che anch’io avrei scritto libri di matematica ricreativa… come si cambia con gli anni, vero?). I libri di Martin Gardner mi lasciarono anche due eredità: la prima fu la conoscenza dell’enunciato di alcuni teoremi non standard che mi servì al tempo dell’università per sembrare più bravo di quanto in realtà fossi, della seconda vi parlerò dopo.

Durante l’università continuai ad avere un approccio tendenzialmente formalista. Insomma, più che capire perché i teoremi funzionassero mi misi a vedere cosa facevano, partendo da casi pratici che ero in grado di maneggiare. Nel primo biennio la cosa funzionò piuttosto bene: sono rimaste memorabili le sessioni con il mio amico, molto più teorico di me, con il quale risolvevamo gli esercizi trovandoci a metà strada, lui sfruttando i teoremi generali ed io costruendo dal basso. Nel secondo biennio le cose divennero parecchio più problematiche, e non credo di avere mai capito nulla di analisi funzionale (o analisi complessa, se per questo, ma qui almeno ho la scusa che nel mio piano di studi si era persa…) Una volta laureatomi, ho come capita spesso dimenticato tutto, visto che non ho mai avuto la necessità di usare quanto studiato. Ma ecco che entra in gioco la seconda eredità che Martin Gardner mi ha lasciato: la filosofia.

Gardner era un giornalista scientifico (confessò di non aver mai davvero capito l’analisi matematica), ma il suo background era filosofico. Avendo carta bianca nello scegliere gli argomenti per la sua rubrica di giochi matematici sullo Scientific American, trovò naturale inserire di quando in quando temi più filosofici, che io lessi con la stessa avidità di tutto il resto e che cominciarono a germogliare nel mio cervello. I filosofi che mi leggeranno grideranno certamente allo scandalo, e in fin dei conti i miei voti in filosofia al liceo erano man mano scesi a livelli infimi dopo che la linearità dei filosofi greci si era tramutata nel casino di quelli moderni; ma la mia definizione di filosofia è “la scienza che fa domande” (sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, ovvio). L’importante non sono tanto le risposte quanto le domande, insomma. Con la matematica, non saprei dire di preciso quando esattamente, mi successe proprio questa cosa. Invece che mettermi a seguire regolette formali, cominciai a chiedermi perché i conti funzionavano in questo modo. Guardando le cose da un punto di vista diverso — a matematica, almeno a Pisa, esisteva il corso di “Matematiche elementari da un punto di vista superiore” che al tempo mi sembrava un’idiozia ma di cui ora capisco l’importanza — mi è stato per esempio chiaro perché nell’algoritmo per calcolare la radice quadrata a mano ci sono quei raddoppi del risultato parziale; sono una banale conseguenza del fatto che stiamo in realtà applicando l’uguaglianza (a+b)² = a² + b² + 2ab. Ma la cosa è molto più generale. Quando scrivo di matematica (di base…) ormai mi è naturale cercare un approccio il più possibile diverso da quello standard, non per spocchia ma perché sono intimamente convinto che possa servire ad avere un’idea della realtà della matematica, e del suo essere una scelta naturale per studiare il mondo.

Non che io creda più di tanto all’irragionevole efficacia della matematica, a dire il vero; ma resto comunque un platonista e non seguo l’approccio “umanista” di Hersh quando afferma che la matematica non è altro che un costrutto umano. I numeri primi sono tali per una qualunque civiltà sufficientemente evoluta, e le loro proprietà restano le stesse. In teoria si potrebbe pensare che il concetto di dimostrazione non debba necessariamente essere applicato, ma non credo si possa andare più di tanto avanti a regole ad hoc. Quindi una matematica aliena si potrà sviluppare in modi diversi da noi — chessò, un concetto come quello di numero reale potrebbe essere sostituito da quello di numero computabile, cosa che cambierebbe parecchio l’analisi matematica — ma sarà comunque riconoscibile e conoscibile, partendo dai principî iniziali. Insomma, gli enti matematici esistono, checché se ne voglia dire; persino l’insieme vuoto esiste, con tutte le sue mirabolanti proprietà. Un teorema, una volta dimostrato, è qualcosa di vero; magari inutile, come nella barzelletta dei due tipi in mongolfiera che si sono persi e che alla loro domanda “dove siamo?” si sentono rispondere “in una mongolfiera”, ma comunque vero.

In definitiva, che cos’è per me la matematica? Una cara amica, che a volte mi fa arrabbiare ma che in fin dei conti non mi delude mai e sulla quale so di poter contare (pun not intended). Non riuscirò mai a conoscerla tutta, anzi ne conoscerò molto meno di tanta altra gente: ma è poi così importante? Ciò che conta è stare bene insieme, e questo sicuramente succede tra me e lei :-)

November 23, 2017

Questo è un personalissimo resoconto dei tre giorni che ho passato alla ItWikiCon, il raduno dei volontari che contribuiscono ai progetti Wikimedia in lingua italiana, che si è tenuto a Trento dal 17 al 19 novembre 2017. Tanti wikipediani tutti insieme non li avevo mai visti. Wikipediani, ma non solo. Perché non di sola Wikipedia è […]

November 22, 2017

Oggi pomeriggio sono a Linecheck a parlare della liberalizzazione degli archivi musicali. Linecheck dev’essere una cosa bella grossa, visto il programma completo: io naturalmente parlerò dal punto di vista di Wikipedia in generale e Wikimedia Italia in particolare.

Non pago di questo momento di popolarità, sto per registrare un’intervista a Rete Due della Radiotelevisione Svizzera Italiana, sempre con il cappellino WMI, a riguardo della proposta americana di eliminare la neutralità della rete. L’intervista si dovrebbe sentire nella rubrica “Attualità culturale” tra le 17 e le 18. Quante cose bisogna imparare nella vita!

October 29, 2017


Il ritaglio qui sopra è dalla prima pagina del numero odierno del Fatto Quotidiano. Titolo: “Mattarella sbianchettò Wikipedia sul padre”. Occhiello: «LA STORIA: Aggiunte precisazioni sulla vita di Bernardo» e catenaccio «Nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online passaggi “scomodi” della biografia del patriarca DC sulla vecchia accusa arrivata dalla commissione Antimafia». Incipit (l’articolo è disponibile solo a pagamento): Quando Mattarella ripuliva Wikipedia sul padre e la mafia – «Per sei volte, nell’aprile 2009, è entrato nella pagina di Wikipedia sull’ex ministro dc Bernardo Mattarella, scomparso nel ’71, per correggere una biografia che evidentemente lo infastidiva. Se non è un mitomane che si firma col suo nome (ma pervaso dalla stessa devozione di un figlio), l’autore delle modifiche potrebbe essere proprio il capo dello […] »

Faccio innanzitutto notare il paraculismo: il titolo strilla una cosa, poi nel testo – ricordandosi magari dell’articolo 278 del Codice penale – ci si arrampica sugli specchi con una serie di condizionali. Ma quali sono i fatti che hanno portato a questo scopo? (a) Esiste un’utenza Wikipedia “Sergio Mattarella”. (b) Questa utenza ha contribuito a Wikipedia solo il 23 aprile 2009 e solo sulla voce Bernardo Mattarella con sei modifiche consecutive, aggiungendo notizie con fonti e riferimenti a suo favore, senza togliere nulla (potete controllare), tanto che quei testi sono rimasti. Detto in altri termini, non ci fu alcuno sbianchettamento, anche ammesso e non concesso che l’autore di quelle modifiche sia effettivamente stato l’attuale presidente della Repubblica. Per la cronaca, quell’utenza è stata bloccata a febbraio 2015 come NUI, termine gergale per affermare che il suo nome potrebbe trarre in inganno e quindi, non avendo prove che corrisponda esattamente a quella persona, non le si permette di scrivere. Detto tra noi, il testo aggiunto è indubbiamente stato scritto da un estimatore di Bernardo Mattarella e una persona con accesso a dati giudiziari, vista la terminologia usata; ma la persona in questione si è preoccupata non solo di aggiungere le fonti ma anche di farlo in maniera “wikipediana” con il tag <ref>, cosa che implica come minimo l’avere verificato attentamente come veniva scritta una pagina. Questo, unito al fatto che l’utenza non si è più vista, mi fa più propendere per un “calzino”: un utente esperto che ha voluto esplicitamente fare quelle modifiche con il nome del figlio di Bernardo.

Faccio infine notare come la giornalista del Fatto Quotidiano abbia contattato qualche giorno fa un wikipediano (non io) per chiedere lumi, questo le ha risposto più o meno quello che scritto io, lei ha riportato queste frasi ma è andata dritta per la sua strada, forte del fatto che la presidenza della Repubblica è stata contattata ma non ha risposto. Lascio a voi il giudizio: essendo però io bastardo dentro segnalo che il titolo principale in prima pagina del Fatto è “No del Colle alla legge sulle mine – Non firmare il Rosatellum si può”. Tout se tient.

Aggiornamento: (30 ottobre) mi sa che a pensare male si faccia peccato ma ci si azzecchi, considerando come Libero – non certo della stessa parte politica del Fatto ma che in questo caso è compagno di strada: sotto l’articolo c’è il risultato di un sondaggio per cui tra i lettori online del quotidiano solo uno su sei apprezza l’attuale presidente della Repubblica – è subito corso a rilanciare la notizia.

October 06, 2017

Vi siete scocciati di vedere regolarmente quei banneroni che invitano più o meno gentilmente a fare una donazione per Wikipedia? Non siete i soli. (Ah, un trucchetto: se consultate Wikipedia come utenti registrati, potete chiudere il banner e almeno in teoria non vederlo più… almeno fino alla prossima campagna di fundraising).

Quello che però molti non sanno è che quei soldi non vanno a Wikimedia Italia né a Wikipedia in italiano (o tanto meno a chi ci scrive su). Detto in altri termini: se siete convinti che Wikipedia in italiano faccia schifo e quella in inglese sia fatta molto meglio potete continuare a donare senza problemi 🙂 I soldi vanno infatti direttamente alla Wikimedia Foundation (gli americani, insomma) che li usa per pagare i server dove gira Wikipedia, le connessioni (che sono la parte più costosa…), i suoi dipendenti; inoltre con quei soldi vengono fatti progetti vari soprattutto nelle zone più povere del mondo, dove anche con tutta la buona volontà soldi “locali” non ce ne sono; infine possono venire dati a progetti specifici; per esempio ci sono contributi per le varie Wikimania, compresa quella dell’anno scorso a Esino Lario.

Anche Wikimedia Italia accetta con gioia donazioni: c’è una pagina apposta sul sito. I soldi ricevuti, come anche quelli di chi ha scelto di destinarle il 5 per mille, servono per gli scopi associativi e paradossalmente non servono direttamente a Wikipedia: poi è chiaro che se si promuove una maratona di creazione voci il vantaggio per l’enciclopedia c’è lo stesso. Una differenza maggiore è che le cosiddette “donazioni liberali” a Wikimedia Italia, se fatte con tutti i crismi, sono deducibili dalle tasse, mentre quelle alla Wikimedia Foundation, cioè “a Wikipedia” non lo sono.

Detto tutto questo, voglio rassicurare chi per principio è contrario a Wikipedia. Se non la usate, non vi accorgerete delle richieste di soldi: non facciamo pubblicità in giro…

August 09, 2017

Avevo scritto questo testo quattro anni fa su istigazione di Giorgio Giunchi — lo trovate su http://public.it/semantica/html/interviste_fantascienza.html . Magari può farvi piacere (ri)leggerlo…

Douglas Adams. Foto di Diaa_abdelmoneim, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Douglas_Adams_San_Francisco.jpg

[Siamo in un pub. Douglas Noël Adams, DNA per gli amici, ha davanti a sé un paio di pinte di birra e una ciotola piena di noccioline: beve e mangia con metodicità, e ogni tanto facendo finta di nulla mette un po’ di noccioline in tasca. In sottofondo, la radio sta trasmettendo Yellow Submarine]

Io: Vedo che sta facendo incetta di noccioline.

DNA: Sì, sono pronto a partire per una vacanza. Come vede ho tutto qua con me [mi mostra il suo asciugamano: alcune delle tante macchie sembrano vivere di vita propria]. Le noccioline sono perfette per fare una scorta di sali prima di essere caricato da qualche astronave. Certo gli orari sono un po’ aleatori: quando finalmente costruiranno quello svincolo di cui si parla da chissà quanto, le cose saranno molto più semplici…

Io: In effetti mi pare di ricordare che lei non è mai stato bravo a districarsi nel traffico.

DNA: Però ho brevettato un sistema a colpo sicuro per togliersi dalle zone a traffico limitato e da tutti quei sensi unici. Basta iniziare ad andare sempre più veloce, finché si raggiunge la velocità di fuga e si esce dal pozzo gravitazionale cittadino. A quel punto ci si ferma, si cerca di capire dove ci si trova, e se proprio non si sa cosa fare il sistema migliore è seguire qualcuno che sembri aver chiaro il da farsi.

Io: E riesce davvero ad arrivare dove voleva?

DNA: No, però di solito scopro di essere arrivato dove dovevo arrivare. D’altra parte tutto è intimamente connesso, e un approccio olistico è il modo migliore per sfruttare tale interconnessione.

Io: Insomma, viviamo in un mondo difficile!

DNA: Macché! È praticamente innocuo!

Io: Buon viaggio, allora, anche se questa nostra conversazione mi sembra così improbabile…

DNA: Improbabile? [si ferma, estrae da una tasca qualcosa che non assomiglia quasi per nulla a una calcolatrice tascabile, guarda il display, gli dà una botta, lo sento mormorare qualcosa all’indirizzo della Sirius Cybernetic Company, finalmente ha un mezzo sorriso, rimette in tasca il dispositivo] Settecentoquarantadue contro uno, con la tendenza a crescere. Direi che ci siamo quasi, la Cuoredoro dovrebbe passare di qua entro qualche secondo…

[a questo punto non so esattamente cosa sia successo: ho starnutito, e quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più. Al suo posto un bigliettino: “Addio, e grazie per tutte le birre”. Il barista mi ha guardato molto male, e ho dovuto pagare tutto, anche le noccioline.]

June 23, 2017

Oggi Luca Sofri afferma che «c’è evidentemente un preponderante pensiero grillino/fattoquotidiano nella compilazione di molte pagine di Wikipedia sulla politica e l’attualità.» (Leggete per piacere tutto l’articolo, perché il suo ragionamento è un po’ più complesso).

Ora, è vero che su Wikipedia c’è sempre stata una componente di tifoseria politica varia, almeno da quando io ci collaboro (che è tanto tempo), e non è detto che le voci riescano a essere neutrali come dovrebbero. È anche vero che in questo momento storico i più arrabbiati sono i grillini/fattiquotidiani, e quindi è una cosa da aspettarsi: tanto per fare un esempio pratico, potete vedere questo intervento di doppia ripulitura (la prima frase tolta è di uno che ce l’ha con Grillo; ma le altre, a favore di M5S in generale, sono state inserite in maniera molto più subdola e sono purtroppo state presenti per mesi). Però quello che vedo io non mi sembra così eccessivamente filo-M5S. Può certo darsi che io guardi le pagine sbagliate, e sono pronto a riconoscere il mio errore se me lo fate notare. Qualcuno tra i miei ventun lettori mi saprebbe portare esempi pratici di voci che mostrano il pensiero grillino/fattoquotidiano?

Ah: «investire di più di quanto non si faccia in revisione, controllo e censura», come auspica Luca, significa investire in persone che si facciano un mazzo tanto per revisionare senza ottenerne alcun vantaggio pratico se non la soddisfazione personale di avere reso Wikipedia (e il mondo 🙂 ) un pochino migliore. Se qualcuno sa come fare, ce lo comunichi al più presto!

May 08, 2017

Giovanni De Mizio (wikipediano, tanto per chiarire) ha segnalato questa pagina dove Amy Osmond Cook (CEO di Osmond Marketing) scrive alcune considerazioni riguardo al fatto che la sua pagina su Wikipedia (in inglese) è stata cancellata dopo alcuni mesi che era sull’enciclopedia.

Io non entro nel merito delle cause addotte e dei consigli della signora Osmond Cook, anche per l’ottima ragione che non sono così addentro alle regole usate su en.wiki che sono diverse da quelle di it.wiki, anche sulle contribuzioni per commissione. Però una cosa la voglio far notare: la signora ha scritto “la mia pagina su Wikipedia. La frase originale è «After having my own page on the site for several months, one Wikipedia editor decided my page should be taken down.», quindi non ci sono dubbi. Ora, io capisco che la CEO di Osmond Marketing veda tutto come marchettaro, ma questo lapsus digitorum fa capire molte cose. Tu non hai la tua voce su Wikipedia: hai la voce su di te che è un concetto del tutto diverso. Puoi anche averla preparata tu (sconsigliato almeno da noi ma non vietato); puoi averla corretta tu (se aggiungi fonti terze affidabili, va più che bene); ma non è tua bensì della comunità. Se vuoi una voce tua te la metti sul tuo sito: a me pare ovvio, a tanti altri evidentemente no.

April 27, 2017

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

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