Molti di voi conosceranno Wiki Loves Monuments, la competizione internazionale che ogni anno porta gli scatti dei beni culturali di tutto il mondo su Wikimedia Commons. Nonostante sia il più noto in Italia, WLM non è l’unico contest fotografico promosso dal movimento Wikimedia: dopo Wiki Science Competition e Wiki Loves Earth, di cui già vi abbiamo raccontato in questo blog, oggi vi presentiamo Wiki Loves Africa.
Il concorso, nato nel 2014, ha l’obiettivo di raccogliere contenuti liberi che raccontino l’Africa, stimolando i contributori di tutto il mondo – e in modo particolare chi vive in questo vastissimo continente – a caricare fotografie. 

Ogni anno i partecipanti sono chiamati a coprire un tema differente: la prima edizione di WLA è stata dedicata alla cucina, la seconda agli abiti e agli ornamenti, la terza alla musica e al ballo, la quarta ai ritratti di persone che lavorano.
Quest’anno, per la quinta edizione del concorso, il tema scelto dai diversi promotori della competizione – tra cui i capitoli locali Wikimedia Algeria ed Egitto e gli user group attivi in Nigeria e Camerun – è stato il gioco in tutte le sue molteplici forme: dallo sport ai giochi da tavolo, dagli spettacoli teatrali e musicali alla pura invenzione dei bambini.

Le immagini raccolte dall’1 febbraio alla fine di marzo per Wiki Loves Africa 2019 sono state quasi 9.000: un numero di scatti che ha reso particolarmente arduo il responso della Giuria del concorso.

L’oro è andato quest’anno a un fotografo…italiano! Lo scatto di Marco Gualazzini riesce a catturare un momento di quiete e gioco per i bambini del campo profughi di Yida in Sud Sudan: un attimo sospeso, che non riesce a celare del tutto una realtà violenta, ritraendo in primo piano un aereo Antonov, il veicolo militare che il governo sudanese ha utilizzato negli ultimi anni per violente campagne di bombardamento contro i civili. 

Godetevi qui tutti gli scatti più belli raccolti per questa edizione e non mancate di dare un’occhiata alle fotografie premiate con i riconoscimenti speciali “Donne e sport” e “Il gioco nella tradizione”: sono splendide!

Nell’immagine: Giocando sulle montagne di Nuba, primo premio Wiki Loves Africa 2019. Di Marco Gualazzini, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Venerdì scorso, 5 luglio, si è conclusa la terza edizione del corso intensivo “Science, technology, society and Wikipedia”, riservato ai dottorandi del Politecnico di Milano: scopo del modulo, ormai consolidato ed entrato a far parte dell’offerta didattica del noto Ateneo milanese, è insegnare agli studenti come arricchire l’enciclopedia libera per le voci riguardanti i loro temi di ricerca, afferenti in prevalenza all’area delle discipline tecniche e scientifiche.

L’edizione 2019 del corso – promosso come gli anni passati dai docenti del PoliMi Guido Raos e Chiara Castiglioni – ha registrato un successo clamoroso in termini di partecipazione: 45 studenti provenienti da tutto il mondo insieme a 4 docenti e ricercatori dell’Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) hanno seguito le lezioni tenute da Andy Mabbett, fellow alla Royal Society of Arts (UK) e formatore accreditato da Wikimedia UK noto anche come uno dei più attivi Wikipediani in Residenza in Europa, e dai nostri wiki-esperti Marco Chemello e Niccolò Caranti, per conto di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.

Seguendo le indicazioni dei tutor e consultando le fonti accademiche a cui possono facilmente accedere, gli studenti in soli cinque giorni hanno prodotto in totale 43 nuove voci dell’enciclopedia libera, 23 in lingua inglese e 20 in italiano, e ne hanno ampliate 25 spaziando dalla microscopia a foglio di luce alla pagina dedicata al trattato di architettura di Filarete, creata ex novo su Wikipedia in inglese da una studentessa proveniente dalla Cina.

La qualità e l’attendibilità delle voci è stata particolarmente curata, anche grazie alle molteplici riletture critiche dei testi, che sono stati controllati dagli stessi studenti – secondo un meccanismo analogo alla revisione paritaria – dai tutor wikipediani e, infine, da diversi docenti del Politecnico di Milano specialisti nelle diverse materie trattate, che in questi giorni stanno ultimando una revisione finale e più approfondita sui contenuti già pubblicati.

«Non avevo mai premuto il tasto “modifica” su Wikipedia – ci ha detto uno degli studenti che hanno preso parte al modulo – Grazie a questo corso ho capito come arricchire correttamente le voci dell’enciclopedia libera cercando di mantenere un punto di vista neutrale ma anche un tono divulgativo, accessibile a tutti. Credo che questa attività, oltre ad essere coinvolgente, sia molto importante perché consente a chi ha accesso a conoscenze settoriali aggiornate di condividerle con il grande pubblico, che su Wikipedia può informarsi in modo completo, senza dovere per forza entrare nel merito di dettagli tecnici tipici degli articoli specialistici.»

Ed è proprio per semplificare ulteriormente la comprensione di alcuni dei complessi argomenti a cui sono dedicate le voci redatte che gli studenti hanno caricato su Wikimedia Commons più di 150 immagini scientifiche che sono state utilizzate per illustrare le voci realizzate.

«L’aspetto che mi ha entusiasmato di più è stata la forza che la comunità di volontari attivi su Wikipedia ha per creare un’enciclopedia così vasta, basandosi su piccole conoscenze delle singole persone – ci ha detto una delle ricercatrici che hanno partecipato al corso – Seguendo questo modulo ho capito che ognuno di noi può scrivere e modificare le voci. Questo mi ha portato ad una doppia riflessione: da un lato, avendo trovato alcuni errori nelle pagine riguardanti argomenti che conosco in dettaglio, farò più attenzione nell’accettare senza riserve gli articoli; dall’altro, avendo imparato come contribuire e vedendo quanto ampia è la comunità di volontari che arricchisce l’enciclopedia libera con serietà e lealtà, continuerò a consultare Wikipedia e, da oggi, saprò anche come correggere le sue imprecisioni!»

Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i ricercatori e i docenti coinvolti e… ci vediamo alla prossima edizione!

Scopri i progetti wiki insieme ai nostri soci

08:55, Wednesday, 10 2019 July UTC

La conoscenza va condivisa, perché sia accessibile a tutti: questo è uno dei capisaldi del movimento Wikimedia, ma anche anche uno dei perni su cui si fonda l’attività della nostra associazione.
Proprio per questo da tempo Wikimedia Italia propone un programma di incontri per sviluppare le proprie competenze sui progetti Wikimedia e sui dati liberi dando la possibilità ai propri soci di mettere in condivisione il proprio sapere con gli altri membri dell’associazione ed il pubblico esterno.

L’attività che noi chiamiamo di tutorato peer-to-peer o paritario, ossia di “apprendimento tra pari” si è particolarmente intensificata negli ultimi due anni: nel 2018 si sono svolti cinque incontri, e sono già sei quelli realizzati o in programma per il 2019. La maggior parte degli appuntamenti si svolge online sulla piattaforma Jitsi (solo alcuni particolari appuntamenti non prevedono il collegamento da remoto) ed è aperto alla partecipazione di tutti; ogni webinar viene inoltre pubblicato integralmente sul nostro canale YouTube in modo che possa essere fruibile a chiunque, in qualsiasi momento.

I webinar realizzati hanno riguardato i temi più disparati: da un’introduzione al web semantico e Wikidata a cura del nostro socio Alessio Melandri – co-fondatore della startup Synapta, attiva nel campo dei linked data – ad una spiegazione tecnica del funzionamento del tool Montage di Wikimedia Commons, utile per selezionare scatti in modo collaborativo, ad esempio in occasione di concorsi fotografici come Wiki Loves Monuments o Wiki Loves Earth, fino a Wikipedia for dummies, un’introduzione di base per muovere i primi passi sulla grande enciclopedia libera.

In calendario per le prossime settimane due appuntamenti prima della pausa estiva: sabato 13 luglio dalle 11 alle 13 a BASE Milano si terrà un incontro di taglio laboratoriale con Alex Brollo – nostro socio e wiki-bibliotecario – per imparare a contribuire a Wikisource, mentre mercoledì 17 luglio alle ore 13 la Communication Manager di Wikimedia Italia, Francesca Ussani, terrà una lezione su come fotografare un evento in modo efficace e caricare i propri scatti su Wikimedia Commons.

Vuoi mettere anche tu in condivisione le tue wiki conoscenze? Scrivici all’indirizzo segreteria@wikimedia.it per proporre un incontro o, se sei nostro socio, pubblica la tua proposta in wikina!

Nell’immagine: Un momento di confronto sui progetti Wikimedia al Politecnico di Milano. Di GioRan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Riforma Terzo Settore: noi siamo pronti!

08:51, Wednesday, 10 2019 July UTC

Domenica 23 giugno a BASE Milano e in collegamento audio-video dal coworking Binario Uno di Roma più di 180 soci di Wikimedia Italia, presenti in persona o per delega, hanno approvato nell’ambito della nostra assemblea straordinaria la revisione del nostro statuto, necessaria per adeguarci alla Riforma del Terzo Settore. È stata una assemblea attenta e partecipata che ha coinvolto i soci a un esame minuzioso del testo.

Il nuovo statuto, accompagnato dal nuovo regolamento dell’associazione, include le modifiche richieste per legge e introduce alcuni importanti cambiamenti per Wikimedia Italia: tra i più rilevanti ricordiamo la possibilità per i giovani wikimediani che non hanno ancora compiuto 18 anni di diventare socii e di partecipare così alla vita associativa. Inoltre sono stati introdotti diversi requisiti e limitazioni per essere eletti alle cariche sociali (ad esempio in materia di conflitto di interessi e numero di mandati consecutivi). Sarà prevista anche la nomina di un organo di controllo, che vigilerà sull’osservanza della legge e dello statuto, sulla corretta amministrazione e sul rispetto delle finalità dell’associazione.

Sebbene il nuovo statuto sia probabilmente il più grande risultato di questa speciale assemblea, usciamo da questo incontro ulteriormente rinnovati, con un nuovo Direttivo composto da Lorenzo Losa (Presidente), Valerio Perticone (Vicepresidente), Luca Landucci (Tesoriere), Maria Pia Dall’Armellina (Segretario) e Gianfrancesco Esposito e con un rinnovato Collegio dei Garanti composto da Maurizio Codogno, Marina Milella e Francesco Carbonara.

La partecipazione di così tanti soci ci ha permesso di raggiungere un risultato importante per essere già pronti in vista dei futuri decreti attuativi inerenti alla Riforma.

È stato bello incontrarsi di persona e… non vediamo l’ora che succeda di nuovo! Il primo appuntamento che vi chiediamo di mettere in agenda è la nostra prossima assemblea, che si svolgerà a Roma nell’ambito della itWikiCon 2019, il raduno annuale dei volontari attivi su Wikipedia in lingua italiana, programmato quest’anno dal 15 al 17 novembre

Che dite, siete dei nostri?   

Nell’immagine: Assemblea di Wikimedia Italia, i soci presenti a Milano. Di Settimioma, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Lavori per un museo, una biblioteca o un archivio e desideri trovare nuovi strumenti e canali per valorizzare le collezioni, i volumi o i beni culturali di cui ogni giorno ti prendi cura presso un pubblico completamente nuovo? Sei uno studente in cerca di nuove opportunità nel campo delle digital humanities? O semplicemente vuoi imparare come si utilizzano i progetti Wikimedia nel settore culturale?

Abbiamo quello che fa per te: dal 9 al 13 settembre si svolgerà a Milano la prima edizione della Summer School “I progetti Wikimedia per le istituzioni culturali”.

Il corso, ideato da Wikimedia Italia e quest’anno alla sua prima edizione, si terrà a BASE Milano – il centro culturale che dal 2016 ospita gli uffici di Wikimedia Italia – nel quadro della Scuola del Fare Creativo: una cornice perfetta per il nostro modulo, in cui i progetti Wikimedia saranno esplorati dal punto di vista teorico ma anche (e soprattutto!) pratico.

Guidati dai nostri formatori wikipediani che già hanno collaborato con importanti musei e istituzioni culturali italiane – i partecipanti al corso apprenderanno le regole di base per contribuire ai progetti Wikimedia – dalla celebre Wikipedia a Wikidata, Commons, Wikisource, etc. – e impareranno ad utilizzarli per valorizzare online il patrimonio culturale e artistico.

Chi prenderà parte alla Summer School potrà fin da subito esercitarsi praticamente sui progetti Wikimedia, con la possibilità di lavorare insieme ai nostri tutor a partire da contenuti attendibili e verificati messi a disposizione dai partner del corso, tra cui Biblioteca europea di informazione e cultura (BEIC) e Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”.

I partecipanti impareranno inoltre a utilizzare i principali tool tecnici sviluppati dai volontari attivi sui progetti Wikimedia per aiutare i professionisti del settore culturale a “liberare” più facilmente le proprie collezioni sui wiki, ma anche monitorare gli impatti dell’attività in termini di pubblico raggiunto, calcolando le visualizzazioni delle pagine, gli accessi e i click sui contenuti condivisi in forma di open data. Tenetevi pronti a scoprire un pubblico grande come il mondo!

Che dite, vi abbiamo convinti? Non vi resta che iscrivervi! Il costo della Summer School di Wikimedia Italia è pari a 250 euro; tutti i soci Wikimedia Italia diventati membri dell’associazione prima del 23 giugno 2019 avranno diritto ad una riduzione del 20% sul costo di iscrizione. Inoltre, in virtù della nostra convenzione, anche i soci AIB avranno diritto a uno sconto del 10% sul prezzo pieno.

Tutti i dettagli per perfezionare l’adesione al corso sono riportati a questo link. I contenuti, lo spazio e i materiali li mettiamo noi, a voi chiediamo solo di portare il vostro PC portatile. 

Vi aspettiamo!

Nell’immagine: Maratona di scrittura Wikipedia al Museo archeologico Nazionale di Paestum. Di RemoRivelli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Autunno caldo

02:04, Monday, 01 2019 July UTC

Se la mattina del 28 giugno qualcuno fosse capitato sulla pagina di Wikipedia dedicata all’autunno caldo (era questa: Wikipedia non butta via mai nulla…) a prima vista non avrebbe notato nulla di strano. La voce era sufficientemente ampia, e soprattutto ricca di fonti. Se però la persona in questione si fosse messa a leggere la voce in questione, avrebbe trovato affermazioni piuttosto sconcertanti. Si partiva dalla frase nell’incipit secondo la quale l’autunno caldo è «ritenuto il preludio del periodo storico conosciuto come anni di piombo» agli emendamenti parlamentari allo Statuto dei Lavoratori che «furono in gran parte peggiorativi, perché nel merito offrirono il modo di penalizzare i buoni lavoratori, a vantaggio dei cattivi: inoltre rimasero nel documento le norme che proteggevano i diritti dei dipendenti, cancellando il passaggio secondo cui quei diritti dovevano essere esercitati “nel rispetto dell’altrui libertà e in forme che non rechino intralcio allo svolgimento delle attività aziendali”».

A questo punto dobbiamo sperare che il nostro ipotetico lettore abbia i suoi neuroni funzionanti e non sia semplicemente in modalità copincolla. Se è sufficientemente sveglio noterà che la prima frase da me riportata non ha nessuna fonte al riguardo, e quindi dovrebbe pensare “e chi l’ha detto?”; per la seconda, si accorgerà che le fonti riportate per quella parte dell’articolo si riducono a una sola, il libro L’Italia degli anni di piombo scritto dai due noti pericolosi bolscevichi Indro Montanelli e Mario Cervi. Mettiamo pure che il lettore sia un diciottenne che non ha mai sentito parlare di loro: dovrebbe comunque essergli saltato agli occhi che di fonte ce n’è una sola e che magari essa potrebbe essere di parte.

Insomma, quella voce era fatta male. Questo è un fatto, indipendente dall’essere o meno presente su Wikipedia: si possono fare le medesime considerazioni se il testo fosse stato trovato in un qualunque altro luogo. Visto che però quello non era un luogo qualsiasi, se il tizio in questione fossi stato io avrei fatto qualcosa: avrei cancellato la frase sugli anni di piombo commentando “senza fonte”, e avrei aggiunto un avviso di non neutralità (c’è un testo apposito da inserire), in modo che anche il successivo lettore non troppo sveglio sapesse subito che c’era qualcosa che non funzionava. Purtroppo non siamo ancora stati capaci di insegnare agli insegnanti queste operazioni elementari, in modo che loro poi le spiegassero ai loro studenti; ma diciamo che posso capire uno che si lamenta dicendo che la voce è “sbagliata”.

Il duo Gad Lerner-Michele Serra ha scelto un’altra strada. Forte del fatto che loro sono loro, e soprattutto scrivono sul secondo quotidiano più letto d’Italia, «Con un uno-due ben coordinato […] abbattono Wikipedia.» (La frase è di Massimo Mantellini, per la cronaca). Non si sono limitati a lamentarsi, ma Lerner se l’è presa contro “wikicialtroni” che a quanto pare sono gli unici che di solito riescono a intervenire nelle voci, mentre Serra rincara la dose contro quei cattivoni degli anonimi: scrive «Ma chi l’ha scritta, o almeno assemblata, e riletta, e giudicata, non lo sapremo mai.» In verità la voce sull’autunno caldo è sostanzialmente così da tre anni, senza nessuna guerra di edit, il che significa che non c’è mai stato nessun altro a interessarsene; e le frasi incriminate saranno anche state inserite da un utente anonimo, ma sono state scritte da Montanelli e Cervi.

Non penso che quest’ira funesta che nel weekend ha preso il duo sia un problema generazionale: in fin dei conti io ho solo nove anni meno di loro. Non penso nemmeno sia un problema di scienziati contro umanisti: come Mantellini scrive nel suo post, all’estero non ci si fa problemi a fare edit-a-thon anche e soprattutto su temi lontani dalle scienze dure, che tanto vanno già avanti per conto loro. Quello che io credo è che ci sia un problema tutto italiano, legato a un certo nucleo di persone abituate al loro orticello che si vedono insidiato. In effetti sarebbe divertente pensare a cosa avrebbe detto Montanelli al riguardo 🙂 Il tutto è esacerbato dalla banale considerazione che il numero di persone che si occupano davvero di portare avanti disinteressatamente Wikipedia è sempre troppo basso, e quindi – come dicevo – è fin troppo facile per alcune persone far dire quello che si vuole a certe voci scegliendo oculatamente le fonti, sapendo che chi potrebbe rimettere le cose a posto è troppo impegnato oppure ha deciso da molto tempo di abdicare.

Per la cronaca, se io avessi avuto parecchio tempo a disposizione, cosa che non ho praticamente mai, mi sarei magari lanciato alla ricerca di una fonte di orientamento opposto e avrei riscritto il testo per tenere conto delle due opposte visioni: è però anche vero che la storiografia contemporanea non è proprio il mio campo di competenze e quindi avrei lasciato volentieri il lavoro a chi può trovare fonti molto più in fretta. Il guaio è che adesso la voce è più o meno ritornata al livello di tre anni fa, il che significa che si è perso qualcosa: a me serve sapere che c’è stato chi ancora vent’anni dopo sentenziava livorosamente contro l’autunno caldo, come servirebbe sapere cosa era successo al tempo riguardo a quelle tesi revisioniste. Ma mi pare che né Lerner né Serra siano in realtà interessati a tutto ciò…

Le bellezze dei territori che ospitarono la prima rappresentazione della natività saranno presto “svelate” a tutti sui progetti collaborativi grazie al recente accordo tra Wikimedia Italia e il comitato organizzativo de “La Valle del Primo Presepe”, iniziativa guidata dalla Diocesi di Rieti in collaborazione con i Comuni di Greccio e Rieti.

La zona reatina, oltre che per le sue splendide colline, è infatti conosciuta anche come Valle Santa perché legata alla figura di San Francesco: in queste terre, il Santo lavorò alla versione definitiva della Regola dell’Ordine Francescano e proprio a Greccio, paesino medievale in provincia di Rieti e uno dei “Borghi più belli d’Italia”, realizzò il primo Presepio della cristianità.

Il progetto “La Valle del Primo Presepe” è nato proprio con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio di questa porzione di Lazio ricca di storia, cultura e spiritualità: cosa c’è di meglio dei progetti Wikimedia per farlo conoscere a tutti online?

La collaborazione con Wikimedia Italia – che è stata annunciata ufficialmente il 6 giugno con una conferenza stampa alla presenza del Vescovo di Rieti Mons. Domenico Pompili e del sindaco di Rieti Antonio Cicchetti insieme a Saverio Giulio Malatesta e Gianfranco Buttu per Wikimedia Italia accompagnati dal neo-socio e rappresentante locale di Mozilla Italia Daniele Scasciafratte – inizia con l’edizione 2019 di  Wiki Loves Monuments, il concorso che porta su Wikimedia Commons e Wikipedia le immagini dei monumenti di più di 52 Paesi in tutto il mondo.
La Diocesi e il Comune di Rieti hanno già concesso l’autorizzazione a fotografare più di 15 beni culturali tra chiese ed edifici storici e promuoveranno la competizione locale Wiki Loves Valle del Primo Presepe con l’obiettivo di premiare i migliori scatti del territorio.

Alcuni beni culturali sono davvero speciali e non mancheremo di portarvi a scoprirli: per il 21 settembre è già in programma una wikigita all’Oratorio di San Pietro Martire e al Chiostro della Beata Colomba racchiusi all’interno della Caserma “Verdirosi” di Rieti e solitamente non accessibili al pubblico. Si tratta dunque di un’opportunità speciale resa possibile unicamente grazie al coinvolgimento delle autorità civili, religiose e militari del territorio.

Questi sono solamente i primi passi di una collaborazione che siamo certi diventerà sempre più ampia, coinvolgendo anche scuole, musei e altre istituzioni locali.

Continuate a seguire il nostro blog, vi terremo aggiornati!

Nell’immagine: Il presepe di Greccio in un affresco di Antonio Vite nella Chiesa di San Francesco a Pistoia. Di Sailko, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Schio parla al mondo, con i progetti Wikimedia

08:51, Wednesday, 19 2019 June UTC

Quest’anno – tra fine aprile e maggio – due istituti scolastici di Schio, l’ITET Pasini e il Liceo scientifico Tron, hanno ospitato percorsi di formazione per gli studenti mirati a valorizzare il territorio e le personalità scledensi di spicco attraverso i progetti collaborativi.
Le due attività, entrambe finanziate grazie ai fondi del Programma Operativo Nazionale (PON) del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno coinvolto complessivamente 48 ragazzi, che insieme ai loro docenti e al nostro tutor wikipediano Marco Chemello hanno scoperto i meccanismi di funzionamento dell’enciclopedia libera Wikipedia e lavorato alla creazione e all’ampliamento delle sue voci, con fonti autorevoli messe a disposizione dalla Biblioteca Comunale di Schio, coinvolta insieme all’amministrazione locale nel progetto.

Gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico ad indirizzo Turismo si sono concentrati soprattutto sulle voci sui beni culturali di Schio, migliorando e traducendo dall’italiano al francese e spagnolo oltre 15 voci, da quella dedicata al Castello al Palazzo Garbin, passando per alcuni importanti monumenti come quello ai Fratelli Pasini, a cui l’istituto scolastico è dedicato.

“L’esperienza all’ITET Pasini è stata molto positiva”, ci ha raccontato il Prof. Francesco Falvo, uno dei docenti coinvolti “I ragazzi conoscono molto bene Wikipedia e la utilizzano quotidianamente. Gran parte di loro però non sa come funziona l’enciclopedia libera e non è consapevole di come il “modello Wikipedia” rappresenti un unicum nella sfera del web. A differenza di colossi commerciali del web come Google o Amazon, Wikipedia è un progetto per il bene comune e non per il profitto e il tempo trascorso sull’enciclopedia libera è a beneficio di tutti e non del singolo individuo. Penso sia molto importante che una scuola trasmetta questo messaggio ai giovani e li avvicini così a un’idea di cultura libera e aperta.”

Si ritiene molto soddisfatta anche la Dott.ssa Tiziana Cadaldini, Responsabile dell’Archivio Fondi Storici e della Biblioteca Civica di Schio, che insieme ai 19 studenti del Liceo Tron ha selezionato fonti bibliografiche per ampliare e tradurre in inglese la voce dedicata a Nicolò Tron, nota personalità scledense a cui l’istituto è dedicato.  “Credo che il lavoro di analisi dei contenuti e selezione delle fonti sia cruciale” ci ha detto Tiziana “Anche se la loro principale fonte di informazione è il web, i ragazzi spesso non sono consapevoli che ciò che leggono online potrebbe non corrispondere alla verità. Grazie a questi moduli capiscono come leggere criticamente ciò che trovano in rete e comprendono che la creazione del sapere è un processo dialettico, in cui è necessario analizzare le fonti – ad esempio anche in base al contesto storico in cui sono prodotte! – e talvolta anche metterle in discussione, sempre e comunque in modo democratico.”

Complimenti a tutti i ragazzi che hanno lavorato insieme a noi e che hanno contribuito a fare conoscere la loro città al mondo attraverso i progetti Wikimedia!

Nell’immagine: Il Monumento ai Fratelli Pasini a Schio. Di Elisa.rolle, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Una giornata all’insegna del sapere aperto e della condivisione per ricordare Fabrizio Rocca, studente di Bolzano appassionato di informatica scomparso prematuramente lo scorso anno: la prima edizione del concorso dedicato alla memoria del giovane si è svolta martedì 11 giugno 2019 presso il NOI Techpark, il nuovo polo tecnologico inaugurato di recente nel capoluogo dell’Alto Adige.

La competizione, ideata dalla famiglia di Fabrizio con il supporto di docenti e amici e aperta a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, nasce con l’obiettivo di stimolare i ragazzi a mettere a disposizione della comunità le proprie conoscenze informatiche: solo se il sapere è di tutti potrà infatti rimanere nel tempo, superando l’individuo per diventare patrimonio della collettività.

Al concorso hanno partecipato più di trenta ragazzi che hanno lavorato individualmente o in gruppi alla produzione e al caricamento di tutorial informatici su Wikiversità, il progetto di Wikimedia Foundation che raccoglie materiali per l’apprendimento rigorosamente rilasciati con licenza libera.

Lavorare su Wikiversità è stato estremamente gratificante – ci ha detto uno dei ragazzi coinvolti – Perché quando sei al lavoro pensi che quello che produrrai servirà a tutti. Credo che questa sia davvero la parte migliore del concorso!

Conoscevo in parte il funzionamento dei progetti Wikimedia, ma non avevo mai utilizzato Wikiversità – ha aggiunto un altro degli studenti che hanno partecipato al concorso – L’ho trovato estremamente intuitivo: una volta capito come va strutturata una pagina e come vanno gestite le licenze dei contenuti è stato tutto piuttosto semplice. La cosa più complicata è stata scegliere il tema su cui lavorare con il mio team di lavoro: ne abbiamo discusso tanto ma alla fine ce l’abbiamo fatta!
Nell’ambito del concorso sono stati prodotti dieci tutorial per Wikiversità dedicati a studenti delle scuole medie – nove in italiano e uno in inglese – spaziando tra vari temi, da Come usare GIMP a Realizzare un balletto di Fortnite su Scratch.

Volete sapere chi si è aggiudicato il primo premio? Venerdì 14 giugno, la giuria composta da due rappresentanti dell’Intendenza scolastica, dalla signora Raffaella De Rosa – mamma di Fabrizio, da tre studenti universitari amici del ragazzo e dal nostro socio Matteo Ruffoni ha assegnato i 2.500 euro in palio al gruppo di ragazzi che hanno prodotto il tutorial Genetica con Scratch, un progetto volto a rendere più facilmente comprensibili agli studenti le leggi di Mendel grazie all’utilizzo del software Scratch.

Non resta che attendere la prossima edizione del concorso, che insieme al ricordo di Fabrizio continuerà ad esistere creando sapere condiviso, per tutti!

Nell’immagine: I giovani partecipanti al concorso Fabrizio Rocca. Di Mattruffoni, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’affaire North Face, spiegato bene

11:39, Monday, 17 2019 June UTC

Forse avete sentito che il mese scorso la società di abbigliamento The North Face, per mezzo della società di pubblicità Leo Burnett Tailor Made, ha inserito su Wikimedia Commons immagini con il suo logo e poi ha fatto un video per gloriarsi di come è stata brava, mostrando come le voci sui luoghi relativi avevano il logo The North Face, “il tutto in collaborazione con Wikipedia e senza pagare un centesimo”. Dopo la pubblicazione del video, le immagini sono state immediatamente tolte dagli amministratori di Commons e The North Face ha pubblicato un messaggio di scuse (pelose, probabilmente; ci sono voci che anche la campagna contro l’azienda fosse stata prevista, seguendo il famoso motto “bene o male, l’importante è che si parli di noi”. Ma non è di questo che volevo parlarvi, bensì di cosa è stato fatto al riguardo su Wikipedia (in inglese).

Slate ha pubblicato un articolo (ben fatto) al riguardo. Il punto di partenza è molto semplice: la voce sull’azienda deve o no riportare quanto successo? La discussione tra i contributori in en.wiki è stata molto articolata, perché c’erano punti di vista molto diversi e tutti di per sé sensati. Da un lato, non si riteneva bello parlare di qualcosa che ha riguardato Wikipedia dentro Wikipedia stessa; c’erano inoltre dubbi su quello che nel gergo wikipediano è detto “recentismo” (Wikipedia è un’enciclopedia, non un giornale: ha senso parlare di cose che magari tra dieci anni avranno ben poca rilevanza?); e ovviamente non si voleva usare l’enciclopedia come rappresaglia, per quanto questo sia stato il primo pensiero di molti. D’altra parte questo affaire ha avuto molta risonanza nei più importanti media in lingua inglese, e ha portato molto più traffico dell’usuale sulla voce dell’azienda. Alla fine si è trovata una soluzione di compromesso, legata anche al fatto che la voce sull’azienda era piuttosto breve, essendo al tempo composta di sole sedici brevi frasi; una trattazione troppo lunga non sarebbe per nulla stata equilibrata. Si sono così aggiunte solo due frasi su quanto successo, cercando di restare il più possibile aderenti ai fatti senza aggiungere opinioni.

Personalmente trovo adeguata la soluzione adottata: avrei forse accorciato ancora di più il testo non indicando le scuse ma lasciandole solo tra le fonti, ma apprezzo il fatto che non sia stata creata una sottovoce apposta come capita fin troppo spesso. E soprattuto apprezzo che la soluzione sia stata scelta in breve tempo e con il consenso dei contributori, il che mostra che nonostante tutto il concetto iniziale da cui Wikipedia è partita funziona ancora. E in Italia? Il risultato è un po’ diverso. Mentre sto scrivendo, la voce The North Face contiene una frase asettica su quanto successo; però il suo peso relativo è molto alto perché il testo totale è ridotto. Credo però non si potesse fare molto meglio, data la nostra “potenza di fuoco” molto minore…

Nota bene: i collegamenti riportati nell’articolo puntano ad aree riservate a soci Wikimedia Italia. Per leggere i contenuti è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso alla nostra wiki. Se non sei ancora socio Wikimedia Italia, associati!

Manca meno di una settimana a un appuntamento estremamente importante per la nostra associazione: domenica 23 giugno a BASE Milano e in diretta audio-video dal co-working Binario Uno a Roma si svolgerà la seconda assemblea ordinaria del 2019 e l’assemblea straordinaria di Wikimedia Italia.

Per noi sarà un incontro davvero speciale e… impegnativo: per adeguarci alla riforma del terzo settore dovremo infatti apportare una serie di modifiche al nostro statuto, cosa che richiede il raggiungimento di un quorum di partecipazione pari al 50% dei soci più uno.

In che modo cambierà il nostro statuto? Qui di seguito alcune delle modifiche più rilevanti:

  • Per rispondere alle richieste della Riforma del terzo settore, abbiamo riscritto la sezione che identifica le nostre finalità e le attività dell’associazione. Le nostre finalità sono espresse in modo più chiaro, con una definizione corretta e completa di “conoscenza libera”, che è la tipologia di contenuto che siamo impegnati a raccogliere, promuovere e diffondere. In particolare “Nel senso inteso dall’associazione, la “conoscenza libera” è costituita da ciò che non è coperto da diritto d’autore e diritti connessi e dalle opere contrassegnate dai loro autori con una licenza che permetta a chiunque di usarle, studiarle, modificarle e ridistribuirle, per qualsiasi finalità, incluse quelle commerciali, fatte salve, al massimo, condizioni che impongono di riconoscere l’attribuzione della paternità e di condividere allo stesso modo le opere derivate”. Abbiamo inoltre riformulato la parte di statuto che identifica le attività di interesse generale di Wikimedia Italia, conformandoci alle definizioni riportate nel Codice del terzo settore, che per legge è obbligatorio adottare.
  • Nel nostro nuovo statuto viene identificato in modo più puntuale anche il ruolo del volontario: una figura chiave per la nostra associazione. “I volontari sono persone, socie o non socie, che per loro libera scelta svolgono, per il tramite dell’associazione, attività in favore della comunità e del bene comune, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità. La loro attività deve essere svolta in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.”.
  • Largo ai giovani! Da ora in avanti anche i minorenni potranno essere nostri soci. Questo ci consentirà di avere con noi anche i giovani wikipediani e wikimediani che prima di oggi potevano partecipare solo in qualità di collaboratori alla vita associativa.
  • Cerchiamo di rendere più snelle le procedure: nel nostro nuovo statuto è estesa a più contesti la possibilità di prendere decisioni  tramite votazioni online, come di fatto già ora avviene per molte delibere del consiglio direttivo.
  • Tuteliamo i soci e rafforziamo la governance: nel nostro nuovo statuto saranno meglio esplicitati alcuni requisiti e limitazioni per essere eletti alle cariche sociali (ad esempio in materia di conflitto di interessi e numero di mandati consecutivi). Inoltre, è prevista la nomina di un organo di controllo, che vigilerà sull’osservanza della legge e dello statuto, sulla corretta amministrazione e sul rispetto delle finalità dell’associazione.

Chi desidera approfondire, può leggere la bozza completa del nostro nuovo statuto a questo link.
Ci vediamo domenica 23 giugno in assemblea!

Ps. Ricordate di confermare la vostra partecipazione all’incontro. Se non potrete essere presenti, ricordate di delegare un altro socio a votare per voi! Tutti i dettagli per farlo sono riportati a questo link.

Nell’immagine: Mani alzate. Di Izquierda Unida, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Il nostro team di lavoro si allarga e cambia struttura: Wikimedia Italia è alla ricerca di un/una coordinatore/trice dei progetti e di un/una coordinatore/trice operativo/a.

Per entrambe le posizioni il termine per candidarsi è martedì 18 giugno 2019 e l’indirizzo e-mail di riferimento è selezione2@cornoconsulting.it, casella gestita dall’agenzia Corno Consulting Group che sta aiutando l’associazione nella selezione delle figure ricercate.

Qui di seguito una breve descrizione delle posizioni aperte, per chi volesse candidarsi.

Il/la coordinatore/trice dei progetti – riportando direttamente al consiglio direttivo ed in collaborazione con i soci e con i volontari – avrà la responsabilità di:

  • assicurare che tutti i progetti dell’associazione (anche in relazione a scuole, istituzioni culturali e altri partner) siano condotti e portati a termine in modo efficiente ed efficace;
  • sovrintendere e coordinare le attività dei vari progetti, definendo obiettivi, contenuti e risorse da dedicare;
  • promuovere nuovi progetti, coinvolgendo volontari, istituzioni e le comunità con cui l’associazione si trova ad operare, al fine di raggiungere gli obiettivi previsti dalla strategia definita dai soci e direttivo;
  • valutare i risultati delle azioni con l’ottica di massimizzare l’impatto;
  • garantire la direzione ed il supporto al team di lavoro dedicato.

La descrizione completa della posizione si trova a questo link.

Il/la coordinatore/trice operativo/a – riportando direttamente al consiglio direttivo ed in collaborazione con i soci e con i volontari – avrà invece la responsabilità di:

  • controllare il corretto espletamento delle procedure amministrative e dei processi fiscali;
  • sovrintendere e coordinare le attività di raccolta fondi e la gestione dei donatori;
  • sviluppare altre fonti di finanziamento, inclusi accordi commerciali e partecipazione a bandi;
  • assicurare la disponibilità di fondi adeguati al funzionamento dell’associazione;
  • stendere e monitorare il bilancio annuale, in collaborazione con il tesoriere e con l’aiuto di consulenti esterni;
  • assicurare l’effettivo rispetto delle leggi e delle norme italiane;
  • sovrintendere la comunicazione esterna, le relazioni con la stampa e le pubbliche relazioni;
  • garantire la direzione ed il supporto al team di lavoro dedicato.

La descrizione completa della posizione si trova a questo link.

In bocca al lupo a tutti i candidati!

Nell’immagine: foto di gruppo in una sessione lavoro insieme al Wikimedia Summit 2019 a Berlino. Di Jason Krüger for Wikimedia Deutschland e.V., CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Alessandro Baricco e il suo Game

02:16, Wednesday, 29 2019 May UTC

Uno sguardo molto personale alla filosofia di Baricco nascosta all’interno del suo ultimo saggio

Baricco avrà cominciato a giocare a Space Invaders, io sono più anzyano e parto da Pong. (Immagine: Wikimedia Commons, File:Pong.png)

Ho deciso di leggere l’ultimo libro di Baricco. Avevo saltato I barbari, esattamente come ho saltato tutta la sua produzione editoriale. In realtà leggevo la rubrica che teneva sulla Stampa qualche decennio fa, e ai tempi avevo stabilito che mi era bastata questa esposizione. Succede però che il tema di The Game si intreccia con altre cose su cui sto cercando di trovare una quadra. È vero che “ars longa, vita brevis”, come diceva (in greco) Ippocrate e dice (in latino) Douglas Hofstadter; però è anche vero che non è bello eliminare pregiudizialmente qualcosa, e quindi ho pensato di dedicare qualche ora della mia vita a vedere come Baricco ha voluto trattare il tema. (Spoiler: pensavo molto peggio. Non consiglierei il libro come unica voce in capitolo, ma vale la pena di leggerlo se si ha già un’idea di quello di cui si parla: se lo si prende senza preconcetti, si scopre che non tutto quello che diamo per scontato è vero).

Qui però non voglio parlare tanto del contenuto del libro — una mia recensione più o meno decente la trovate qua — quanto piuttosto della “baricchitudine”. Mi interessa insomma raccontare come io ho decodificato il suo pensiero, perché ci sono varie cose che secondo me rimangono nascoste. Per prima cosa, Baricco scrive dannatamente bene. Su questo non c’è storia. Le sue frasi si snocciolano senza sforzo, e il lettore plana amabilmente su di esse senza sforzo alcuno. (Sono molto invidioso, sì). Questo è bellissimo, ma nel caso di un saggio c’è un piccolo problema: il lettore in questione si beve tutto senza porsi alcuna domanda sulla verità di quanto scritto. Come sappiamo bene, una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda. Sto dicendo che Baricco ha scritto una serie di fregnacce? No. Ne ha scritte, intendiamoci: ma andando avanti nella lettura mi sono accorto che spesso — qualche decina di pagine dopo quello che avevo rubricato come cazzata — Baricco scriveva esattamente l’opposto. L’idea che mi sono fatto è che è una palla che lui abbia scritto il libro buttando giù man mano il testo. Lì dietro c’è un lavoraccio, e la cosa mi fa incavolare ancora di più, perché sono convinto che lui abbia messo apposta buona parte degli erroracci per far fare al lettore il giro che lui voleva. Non è bello. Verso la fine lo ammette anche tra le righe, anche se non ha il coraggio di dire che i primi due capitoli sono in buona parte fregnacce e se ne esce con “è preistoria” con il consiglio di non rileggere quel testo.

Baricco è un filosofo: quindi per lui il Game ha una filosofia sottostante. Io non sono filosofo e anzi sono sempre stato una capra in filosofia: però non mi bevo il suo professarsi cartesiano con tanto di esempi, e preferisco fermarmi alla lettera. Il Game è Movimento — lo dice lui — quindi è eracliteo. Il problema è che se si parte da questo assunto occorre portarlo avanti coerentemente, cosa che Baricco del resto fa. Questo va benissimo quando concludi che la caratteristica fondamentale di questi “oltremondi” digitali sia la velocità e la leggerezza, che fanno portare a galla l’essenza delle cose anziché nasconderla in fondo come fa il nostro mondo analogico. (“Analogico” e “digitale” sono traduzioni mie, Baricco non usa mai questa terminologia, e anche questo secondo me è un segno: vuole spostare il terreno di gioco, e per farlo coglie una caratteristica diversa da quella tipicamente usata. Ottima mossa, perché costringe il lettore a rivedere tutti i suoi pre-giudizi). Questo però va molto meno bene quando decide di rinominare la post-verità “verità-veloce”, definendola come «una verità che per salire alla superficie del mondo — cioè per diventare comprensibile ai piú e per essere rilevata dall’attenzione della gente — si ridisegna in modo aerodinamico perdendo per strada esattezza e precisione e guadagnando però in sintesi e velocità». Baricco scrive molto meglio di me, ma il concetto è lo stesso che ho scritto nel capoverso precedente: «una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda». L’esempio che fa, quello dei “vinili che hanno venduto più del digitale”, è paradigmatico: usa varie pagine per mostrare come quell’affermazione sia l’equivalente delle barzellette su Radio Erevan, perché quello che è successo è che nel Regno Unito in una specifica settimana le vendite di vinile hanno superato il fatturato della pubblicità collegata al download gratuito in digitale, e conclude che sì, la frase non rappresenta i fatti, ma permette però di scoprire tante cose. Palle. Le cose le scopri solo se stai ancora pensando come una persona pre-Game e vai a sfrucugliare. Anche la sua affermazione che in fin dei conti il termine “post-truth” esisteva già nei casi delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e nel doping di Armstrong non funziona: nel secondo caso non è nemmeno post-verità ma semplice negazione, e ai tempi della scenetta di Colin Powell il termine era stato usato una sola volta dieci anni prima in un libro che non era stato filato praticamente da nessuno. (Il secondo libro, che aveva anche il termine nel titolo, uscì l’anno successivo, e fu comunque filato poco).

Questa difesa baricchiana della post-verità, che funziona indipendentemente dai fatti, ha ovviamente una sua origine ben precisa, che si riassume in una parola: narrazione. (“Storytelling”, se siete molto anglofoni. Però questo è uno dei pochi casi in cui il termine italiano è riuscito a mantenere una certa qual forza). Baricco è un campione di narrazione, per negarlo occorre avere davvero una bella faccia tosta. Ha anche ragione quando afferma che non è necessario partire dai fatti per ottenere una bella narrazione: millenni di epica dovrebbero averlo reso chiaro. Però non può incrociare i flussi e applicare al mondo gli stessi schemi di un oltremondo ante litteram qual è la narrativa! Ok, l’ha fatto, e sono ragionevolmente certo che giocasse sul fatto che non se ne sarebbe accorto nessuno, né tra i suoi fan che si sarebbero bevuti tutto né tra i detrattori che invece l’avrebbero stroncato a priori e quindi senza un vero confronto sul testo. Ecco: forse questa sì che è verità-veloce!

Un’ultima nota, tecnica ma anche personale. Baricco ha cinque anni più di me, quindi siamo praticamente della stessa generazione. Però abbiamo vissuto una vita diversissima. È vero che io non sono un nativo digitale, ma sono attaccato a una tastiera da quando avevo quindici anni: faccio quasi parte del gruppo dei pionieri del digitale — attenzione: non dell’élite di cui lui parla: al più, esagerando, dei tecnici nascosti dietro le quinte . Baricco ha fatto un bel lavoro per entrare “da vecchio” nell’oltremondo: ma qualcosa rimane sempre. Ho sorriso quando ho letto «È la postura in cui sto scrivendo questo libro. [Non quella in cui, probabilmente, lo state leggendo: onore al libro cartaceo, che ancora resiste a qualsiasi mutazione].» Stavo naturalmente leggendo il libro nella postura uomo-schermo, quello del furbofono dove ho la copia in formato ePub. Possiamo poi dibattere se la versione elettronica di questo libro sia o no una mutazione e se le note che ho preso sullo smartphone siano la stessa cosa di quelle che una volta si scrivevano a matita sulle pagine: però quell’inciso è la prova che forse non tutto è ancora così liscio come lui cerca di convincerci…

È sempre colpa di Wikipedia

10:58, Thursday, 16 2019 May UTC

Per esempio, Wikipedia non spiega che informazione e conoscenza sono due cose distinte.

Informazione e conoscenza non sono necessariamente correlate (da https://en.wikipedia.org/wiki/File:DIKW_(1).png )

Grazie (?) ad Antonio Pavolini ho scoperto questo articolo di Linkiesta: «La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti». Occhei: solito titolo acchiappaclic che poi viene declinato nel corpo dell’articolo con l’ormai onnipresente effetto Dunning-Kruger e la citazione di Wikipedia come simbolo del male. Di per sé nulla per cui varrebbe la pena passare una mezz’oretta a scrivere un commento, nemmeno per rimarcare come con ogni probabilità la gente non guardi nemmeno Wikipedia per farsi la propria opinione totale definitiva, ma prenda qualcosa di orecchiato qua e là. Come dicevo sopra, la parola “Wikipedia” è semplicemente usata come acchiappaclic.

C’è però un passaggio dell’articolo che a mio parere è molto più interessante per comprendere come l’intelligencija si ponga davanti alla cultura. Cito:

Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica. Al contrario, ha favorito il conformismo e la chiusura intellettuale e ha reso disponibile non una conoscenza diffusa ma una nociva infarinatura un tanto al kilo.

Ecco. Una frase come quella mostra un fraintendimento tipico, di cui ho scritto con Paolo Artuso nel nostro Scimmie digitali. Perché mai avere più informazione dovrebbe portare a una maggiore cultura? Se la cosa vi pare sensata, provate a pensare alla quantità di informazione contenuta nei computer. Direste forse che essi siano acculturati? La piramide DIKW spiega molto bene il concetto. La conoscenza si basa sull’informazione, ma è separata da essa. Le informazioni sono i mattoni che noi dobbiamo prendere e assemblare per formare la nostra “casa della conoscenza”, più o meno sgarrupata a seconda delle nostre capacità e del materiale che troviamo. Ma i mattoni da soli non bastano: come minimo ci vuole della malta per tenerli insieme. Fuori di metafora, la malta è la nostra materia grigia che deve essere messa in moto per comprendere le informazioni che vediamo, confrontandole magari tra di loro per avere un’idea di quali probabilmente sono errate — per tutta una serie di ragioni, dal basarsi su dati errati all’essere state create apposta per confondere. Naturalmente azionare la materia grigia è sempre un’operazione costosa: semplicemente un tempo si tendeva a essere conformisti seguendo quello che diceva il prete o il segretario del partito, mentre adesso ci sono più conformismi tra i quali scegliere… no, il verbo “scegliere” non funziona bene, perché richiede comunque fatica. Meglio “prenderne uno”.

Quello che forse potremmo dire è un’altra cosa: che la generazione Wikipedia pensa di dover avere una propria opinione su tutto, cosa che in effetti in passato non capitava, o almeno non capitava pubblicamente. Ma anche su questo io ho dei dubbi. Mi pare che più che esprimere opinioni ci si limiti a rilanciare pedissequamente quello che si trova in giro e piace, dai gattini agli insulti contro Laura Boldrini, dalle frasi leziose in stile Baci Perugina alla foto della prima pagina del libro su Matteo Salvini. Non parlerei nemmeno di infarinatura di conoscenza, insomma: non si sta superando il livello “conoscenza”. Io sono pessimista e temo che dovremo convivere con questo nuovo modo di agire, ma in ogni caso la disponibilità o meno di informazioni è irrilevante in questo contesto. Cultura capacità critica, se proprio le volete, ve le dovete gestire da voi.

P.S.: L’articolo originale di Justin Kruger e David Dunning è del 1999: prima che nascesse Wikipedia, ma soprattutto prima che Internet diventasse così pervasiva. Non diamo proprio tutte le colpe alla rete.

E ti dovremmo anche pagare

02:04, Thursday, 04 2019 April UTC

C’è una persona (qui sul blog non faccio nomi, ma visto che uno dei tanti posti in cui ha scritto è un forum pubblico potete trovarvelo da voi, almeno fino a che non cancellerà il post) che si lamenta perché su Wikipedia hanno cancellato un testo scritto da Lui. Fin qua, nulla di nuovo, come non è neppure nuovo che cerchi qualcuno che gestisca Wikipedia Italia – anche se mi piacerebbe che questo qualcuno venisse trovato, così almeno potrei mandargli tutta la gente che fa queste domande.

Quello che è un po’ diverso dal solito, e che mi ha convinto a scrivere questo post, sono un paio di sue affermazioni:

«Tralaltro nonostante i fondi e la normativa non ti pagano neanche»

«non c’era un sito …cera la mia parola… così facendo credo sia diffamazione»

Posso immaginare che “la normativa” sia la direttiva sul copyright, spiegata benissimo dalla stampa tutta. Già comincio ad avere seri problemi a comprendere perché se non Ti si fa scrivere da qualche parte qualcosa “sulla Tua parola” Tu parli di diffamazione: io avrei piuttosto detto “censura”, ma evidentemente i Tuoi processi mentali ti fanno dedurre che se io [*] non credo alla Tua parola allora ti sto diffamando. Ma l’apoteosi è pensare che qualcuno debba essere pagato per scrivere quello che lui stesso vuole scrivere: in un sito privato, tra l’altro, ma anche se Wikipedia fosse pubblica non cambierebbe nulla. O forse no: potremmo proporre al nostro governo che attualmente si trova un po’ in difficoltà di aprire un sito italiani.gov.it e pagare chiunque voglia scriverci su. Anziché il reddito di cittadinanza avremmo il reddito di scrittura!

[*] Qui e in seguito “io” è da intendersi in senso generico: non ho mai avuto a che fare con la persona in questione, per mia fortuna.

lobbying

09:02, Tuesday, 26 2019 March UTC

Come potete leggere, finalmente il presidente dell’Europarlamento Antonio “Mussolini ha anche fatto cose buone” Tajani ha pronunciato una decisa presa di posizione contro i lobbisti che “fanno pressioni indebite” sugli eurodeputati (i “MEP”, Members of the European Parliament). Come? Dite che Tajani in realtà si riferiva agli altri lobbisti, quelli che sono contro la direttiva sul copyright nella forma in cui è stata definita? Che rimane schierato? Naaaah, non è possibile. Tajani, voi lo sapete è un uomo di onore.

Parliamo più in generale. Fare lobbying non è necessariamente Una Brutta Cosa: tra l’altro è un modo per esprimere i punti di vista dei vari attori. Quello che non va è farlo di nascosto, direttamente o indirettamente. È vero che per trasparenza le varie società devono indicare quanti soldi hanno usato per le attività di lobbying e spulciando molto attentamente i rapporti dell’Europarlamento si possono trovare questi dati. Ma non sapere come sono stati usati rende più difficile capire se si parla di attività borderline. Da questo punto di vista noi di Wikimedia Italia siamo tranquilli, perché gli unici (pochi) soldi che abbiamo messo sono serviti per mandare un nostro rappresentante a Strasburgo per cercare di convincere all’ultimo minuto gli indecisi. Inoltre noi cerchiamo di essere il più possibile oggettivi. Sono stato intervistato per Radiouno (i miei due minuti si dovrebbero sentire dopo le 10:30) e non ho avuto prolemi a dire che ci sono alcune parti della direttiva apprezzabili, come la maggior tutela degli autori e la parte sulle opere orfane: certo non è quallo che avremmo auspicato, ma è chiaro che direttive come queste non possono che essere un compromesso. Sono certo che la “fazione opposta” non sarà così equa…

P.S.: La mia profezia, a parte l’approvazione della direttiva a larga maggioranza, è che Google e Facebook non ne verranno poi molto toccate. Non ci sarà più Google News, i filtri automatici già presenti su YouTube saranno un po’ ristretti, Facebook metterà lo stesso tipo di filtri. Se arriveranno du’ spicci ai media, arriveranno dai medi-piccoli attori che saranno i veri sconfitta. Eppure i “liberisti” voteranno in massa a favore della direttiva…

Wikipedia vuole oscurare Angela Luce. Perché?

15:39, Tuesday, 05 2019 March UTC

Il titolo di questo post non è ovviamente mio: arriva nientepopodimeno che dal comunicato stampa di un evento tenutosi ieri al Palazzo delle Arti di Napoli, con un intervento di un docente di Diritto Costituzionale, di cui purtroppo non ho trovato fonti istituzionali.

Facciamo un passo indietro. Ieri nel tardo pomeriggio, dopo una di quelle sessioni estenuanti di lavoro in cui non si riesce a far funzionare nulla, scopro che ci sono stati due giornalisti di testate diverse che hanno chiesto informazioni su Angela Luce: uno è stato gestito autonomamente dallo staff di Wikimedia Italia, all’altro ho poi risposto io dopo aver cercato di capire esattamente cosa poteva essere successo; non mi era ancora chiaro che il tutto arriva dopo la conferenza stampa, e quindi avevo solo a disposizione le informazioni che potevo ricavare direttamente dalla cronologia della voce di Wikipedia.

In effetti, rispetto a quello che capita di solito – qualcuno che si ritiene importantissimo ma che in realtà non si fila nessuno e quindi viene espunto da Wikipedia – non ci sono dubbi che la signora Luce sia una persona rilevante: la voce su lei è presente sull’enciclopedia sin dal 2007. Qual è allora il problema? Cito direttamente dal comunicato stampa, presumibilmente opera di Giovanna Castellano:

Come sarà spiegato nel corso della conferenza stampa, si tratta di persone (almeno 3) che conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso e tuttavia, scientemente, hanno deciso di eliminare dalla sua pagina, eventi importantissimi che la riguardano. E, quel che è peggio, trincerandosi dietro l’anonimato garantito dai nick-name e forti del “potere” di controllo, potere che nel caso di Angela Luce viene usato in maniera distorta e schizofrenica.

Occhei, forse rileggendolo non è molto chiaro. O almeno a me non è chiaro come si possa sapere che quelle persone “conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso” considerando che “si trincerano dietro l’anonimato”. Qualcosa in più si può forse comprendere leggendo la parte fuori dal paywall dell’articolo del Mattino al riguardo:

la Luce vorrebbe inserire alcuni premi, come quello letterario di Camaiore, gli incontri con principesse e presidenti della Repubblica, serate in suo onore, i complimenti e i biglietti di stima ricevuti dai grandi artisti.

Ora non c’è nulla di male se la signora Luce viene intervistata e racconta di tutti i “complimenti e i biglietti di stima” da lei ricevuti. Ancora più naturale è che una sezione del sito personale della signora Luce riporti tutti questi complimenti e biglietti di stima. Ma voi vi aspettereste forse che una voce sull’Enciclopedia del Cinema Treccani riporti quelle notizie? E allora perché dovrebbero esserci su Wikipedia? Cosa c’entra – sempre citando dal comunicato stampa – che “tutto l’apparato di gestione della
sedicente enciclopedia è tenuto in piedi grazie a donazioni di privati”? (Ah, ricordo che l'”apparato di gestione” è in mano alla Wikimedia Foundation americana ed è la gestione tecnica del sito; la gestione delle singole voci è tenuta in piedi grazie al lavoro volontario e gratuito di chi ci scrive).

Comunque se volete scoprire “quanto è stato rimosso” per il momento non ci sono problemi: basta aprire la cronologia della voce (è un tab in alto in mezzo alla pagina) e cercare. L’ho appena fatto e ho scoperto che per esempio a fine 2017, per una decina di volte, un’utente che si trincera dietro il nick-name “Marisa roberti” voleva tra l’altro far sapere a tutti i lettori della voce che

Angela Luce ha avuto tre incontri con gli studenti: all'[[Università di Bologna]] e alla [[Federico II di Napoli]] con una lezione-spettacolo su [[Raffaele Viviani]] e la sua opera, e ancora a Napoli, nell’Aula Magna della Facoltà di Sociologia.

Purtroppo non ci era comunque dato di sapere qual è il suo piatto preferito per colazione; ma immagino che nel caso ce lo potrebbe dire la signora Giovanna Castellano, che presumo sia pagata per gestire l’immagine della signora Luce – nulla di male in questo, figuriamoci! – e quindi ha scelto questo modo per guadagnarsi il suo onorario – ecco, qui un po’ di male c’è, perché se vuoi metterti a fare qualcosa in un posto che non è tuo magari cominci prima a studiarti le regole di quel posto.

P.S.: ho scritto “per il momento” non perché Wikipedia o la Wikimedia Foundation voglia cancellare le tracce di quanto successo – non ce ne sarebbe nessuna ragione – ma perché l’articolo del Mattino lascia intuire che verrà sporta denuncia per conto della signora Luce contro la Wikimedia Foundation ed eventualmente coloro che hanno editato la voce: in questi casi la policy della WMF prevede che la voce in questione sia oscurata fino alla fine della contesa legale, per evitare ingerenze. È vero che ci saranno tanti altri luoghi della rete dove avere tutte le informazioni e notizie sulla signora Luce, però sarebbe sempre una perdita che Wikipedia non possa fornire quelle principali.

Mercoledì 13 parlo a Bologna sul copyright

03:04, Friday, 08 2019 February UTC

Come sapete, tra i miei cappellini c’è anche quello di portavoce di Wikimedia Italia: cappellino con il quale l’anno scorso mi sono attirato le critiche di SIAE, FIEG, AIE e loro amici per aver cercato di far presente che le norme previste per la nuova direttiva europea sul copyright (ma poi la voteranno? Chi lo può sapere…) non erano poi tutta quella bellezza che loro magnificavano.

Bene: mercoledì 13 febbraio alle 18 sarò uno dei panelisti dell’evento “Copyright: libertà e diritti fra nuove normative e futuro dell’editoria” al CUBO Unipol di Bologna. L’ingresso è libero ma su prenotazione a http://www.cubounipol.it/detail/agenda/p/copyright-libert-e-diritti; qualche informazione in più su Facebook a https://www.facebook.com/events/527377751105234/. Oh, tra i panelist c’è gente molto più seria di me quindi potrebbe essere interessante 🙂

Qui mihi adiuvat?

03:04, Thursday, 07 2019 February UTC

Come forse ricorderete, un paio d’anni fa c’è stata una lunga diatriba su Wikipedia in lingua italiana relativa alla cancellazione della voce su Salvatore Aranzulla. Io ne avevo anche parlato su Medium: il punto è che nonostante quanto pensino in tanti io non ho alcun potere sull’enciclopedia e il mio parere (mantenere una pagina, sia pur sfrondata da tutto ciò che enciclopedico non è: per me è enciclopedico qualunque tema che tanta gente cerca) è risultato in forte minoranza.

L’altro giorno, in un impeto movimentista, ho pensato di scrivere una (micro)voce su di lui sulla Wikipedia in latino. Il vantaggio è che essendo latino non c’è virtualmente nessun italiano che si potrà lamentare; il problema è che io il latino mica me lo ricordo, saranno quarant’anni che non mi tocca tradurre dall’italiano al latino, e quindi non sono capace di andare molto avanti. Come vedete dalla pagina che ho citato, c’è un avviso – anche in inglese, non preoccupatevi – che dice che in tre mesi la voce potrebbe essere cancellata. Qualcuno vuole darle una mano? Materiale ce n’è, ma è in italiano.

P.S.: ho scoperto che anche se Google Translate afferma di avere il latino tra le sue lingue, in realtà non sa tradurre un tubo. Sono ancora più bravo io, il che è tutto detto.

Prima che vi affanniate a cercarla su un vocabolario, la parola “sesquimilionesimo” non esiste. Prima che io scrivessi questo post, nemmeno San Google la riportava. Certo, magari qualcuno ha studiato, sa che il prefisso sesqui- significa una volta e mezzo, e quindi capisce che sto parlando della voce numero 1.500.000 di Wikipedia in lingua italiana, un traguardo che è stato raggiunto venerdì mattina. E qual è questa voce, vi chiederete? Non si sa. Il mistero è questo.

Quello che è successo è stato infatti molto particolare, e l’ho scoperto per caso. Esiste un contatore del numero delle voci, {{NUMBEROFARTICLES}}, che per esempio è sfoggiato in alto a destra nella pagina principale di Wikipedia in italiano. Di solito il contatore viene incrementato automaticamente con la creazione di una voce (e decrementato con la cancellazione…), ma a volte si perde qualcosa. Il modo pratico per ovviare a questo fatto è lo stesso che avviene nei censimenti: si va avanti con le stime, ma ogni tanto si rifà un conteggio da capo. Per quanto riguarda Wikipedia, questo capita due volte al mese: per un caso del destino, quando è partito a mezzanotte (ora di San Francisco, le nostre 9 del mattino) del primo febbraio ha scoperto che non erano state contate un migliaio circa di voci: più di quelle che mancavano per raggiungere il milione e mezzo.

In definitiva, è impossibile sapere quale è stata esattamente la voce “premiata”! Mi diverto a pensare a tutti quelli che avevano in canna nuove voci da aggiungere al momento giusto e sono stati fregati da questo assestamento: ma è anche vero che la mia filosofia preferisce la qualità alla quantità e quindi non è un punto di vista neutrale…

Dov’è la direttiva copyright?

13:04, Monday, 21 2019 January UTC

Ricordate tutta la storia sulla direttiva europea per il copyright nel mercato digitale? A settembre l’Europarlamento aveva votato un testo parecchio punitivo per gli amanti della comunicazione libera, visto che estendeva parecchio le regole attuali sul copyright – regole che, ribadisco, noi di Wikimedia Italia riteniamo corrette come principio, ma per cui avremmo voluto alcune eccezioni in casi in cui non sono lesi reali diritti economici. A quel punto è partito il trilogo tra Commissione, Consiglio ed Europarlamento per armonizzare vieppiù la normativa, e oggi ci sarebbe dovuto essere il voto a riguardo. E invece no. Il voto è stato rimandato su richiesta di un certo numero di paesi, tra cui l’Italia in variegata compagnia (Germania, Polonia, Ungheria…)

A pensare male si commette peccato, lo so: ma credo che c’entrino parecchio i soldi messi da Google che ovviamente è contro l’articolo 11, la “tassa sulle citazioni” nata esplicitamente perché gli editori possano ricevere introiti dai link di Google News verso i loro siti. Checché si dica, la censura quasi preventiva sul caricamento di file da parte degli utenti prevista dall’artiolo 13 non è per loro così importante, la tecnologia ce l’hanno: anzi forse per loro era meglio la versione originale con la censura davvero preventiva. Però è chiaro che parlare di censura fa molta più presa verso l’opinione pubblica. Certo, i lobbisti dall’altra parte, con la nostrana Siae in testa, hanno tentato qualche contromisura, come la newsletter Articolo 13, che però non mi pare abbia avuto chissà quale successo. Ad ogni modo adesso la situazione è in stallo: i tempi tecnici per approvare la direttiva prima che il termine della legislatura mandi tutto a gambe all’aria sono stretti, e non credo che si arriverà a un compromesso di direttiva monca con stralcio dei due articoli incriminati. Da un punto di vista teorico, infatti, una nuova direttiva che superi quella attuale che risale al 2001 quindi quasi alla preistoria è necessaria: ma mi pare tanto che i grandi attori siano più interessati alla vil pecunia che ad avere una legge equa per tutti.

In tutto questo, avrete forse notato l’assenza del movimento Wikimedia dal dibattito. La cosa non è casuale: noi possiamo portare idee, abbiamo anche l’orgoglio di dire che le nostre idee sono sensate: ma nonostante quanto ci sia stato rinfacciato noi non siamo al soldo di nessuno. Personalmente ritengo sia la campagna Google che quella Siae sfacciatamente di parte, nel senso che nascondono dati ufficiali per portare l’acqua al loro mulino: poi è chiaro che anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta, e quindi se si otterrà un risultato positivo per un motivo negativo noi apprezzeremo il risultato, esattamente come se si otterrà un risultato negativo (sempre per un motivo negativo…) accetteremo quanto votato. Ma continueremo a ritenere che il copyright deve tutelare l’autore (non le corporation) ma allo stesso tempo non deve diventare un moloch che abbracci qualunque imprevedibile sviluppo, impedendo la creatività che è la sua vera ragione d’essere.

Wikipedia è maggiorenne!

03:04, Tuesday, 15 2019 January UTC

Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)

Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!

Il giorno del Pubblico Dominio

03:04, Monday, 31 2018 December UTC

Ugo mi ricorda di segnalarvi che domani sarà un gran giorno per la cultura libera: avremo infatti il Public Domain Day. In pratica, a furia di pensare al muro alto alto fino al soffitto da fare al confine con il Messico, il governo americano non si è accorto che per la prima volta dopo vent’anni ci sarà del materiale prodotto negli USA e sotto copyright che entrerà nel pubblico dominio.

La storia è lunga e interessante, potete leggerla su Wikipedia (e dove, sennò?) All’inizio del XIX secolo, gli USA non rispettavano affatto il copyright sulle opere britanniche, che venivano scopiazzate a piacere. Scrittori come Dickens fecero tournée in America anche per rafforzare il proprio diritto a ricevere i soldi per le loro opere. Poi col tempo le cose cambiarono e il copyright si allungò sempre più, fino al Sonny Bono Act del 1998 – noto anche come Mickey Mouse Act – che portò il copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore oppure a 95 anni nel caso di opere di “corporate autorship”. Il nomignolo della legge è dovuto al fatto che Disney ha fatto lobbying per salvare le opere di Topolino, che sarebbero state presto nel pubblico dominio. Per il momento mancano ancora cinque anni prima che Steamboat Willie, il primo corto con Topolino, entri nel pubblico dominio; non trattenete il respiro. (Che si possano creare storie con Topolino senza il permesso della Disney è improbabile, visto che il nome è un marchio registrato. Però sarebbe interessante scoprire cosa succederebbe con un’opera derivata).

Insomma, godiamoci per una volta una bella notizia e cerchiamo di non pensare al domani!

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Direttiva europea sul copyright: fatti e opinioni

19:12, Tuesday, 10 2018 July UTC

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

Il grande giornalismo d’inchiesta

07:42, Tuesday, 08 2018 May UTC

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

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