Terzo fine settimana di tour fotografici per l’edizione 2019 di Wiki Loves Monuments: dopo Como, San Quirico D’Orcia e Crevalcore questo weekend i tour fotografici si spostano a Bari e in diverse località toscane: Massa Marittima, Santa Maria a Monte, Uzzano e Montopoli.

Si parte venerdì pomeriggio alle ore 15 dal capoluogo pugliese, con una passeggiata organizzata dal nostro socio Ferdinando Traversa insieme all’associazione cinefotografica Kaleidos, partner locale del concorso. Il percorso si snoderà per le vie del centro città alla scoperta dei principali beni autorizzati per WLM 2019, partendo da Piazza Massari: non dimenticate di indossare scarpe comode e di portare la vostra macchina fotografica!
Nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 settembre il nostro coordinamento locale toscano propone un “poker” di wikigite guidate nella provincia di Grosseto, Pisa e Pistoia.

Il primo appuntamento (qui le iscrizioni) sarà alle ore 15 di sabato davanti al Comune di Massa Marittima, per immortalare le bellezze locali come il Palazzo Comunale, il Palazzo del Podestà – sede del Museo Archeologico cittadino – le Fonti dell’Abbondanza e il Cassero senese con la Torre del Candeliere.

Per chi ama scattare con la luce del tramonto, sempre nella giornata di sabato alle ore 18 (iscrizioni qui) ci si ritrova davanti al Palazzo comunale di Santa Maria a Monte per cogliere lla prospettiva migliore sui tanti edifici di grande valore storico-artistico della città, nota anche per aver dato i natali ai padri di Carducci e Galileo Galilei: dal Teatro Comunale al Museo “Casa Carducci” fino all’Area Archeologica “La Rocca” ed ad aree verdi come il Parco Letterario della Rimembranza.

Domenica 15 settembre doppio appuntamento tra Pistoia e Pisa. La mattina alle 9:30 si scatta nel favoloso borgo di Uzzano, sulle orme di Giacomo Puccini che tra le mura della Villa del Castellaccio scrisse il secondo e il terzo atto de La bohème. Appuntamento davanti alla Porta delle Pille e iscrizione obbligatoria qui. Nel pomeriggio invece ci ritrova a Montopoli (iscrizioni qui) davanti al Museo Civico per una passeggiata fino all’arco di Castruccio e lungo il percorso sotto le Mura Medievali.

Che dite, ci vediamo questo fine settimana? Non dimenticate la macchina fotografica!

Nell’immagine: Massa Marittima al tramonto, secondo posto Wiki Loves Toscana 2018. Di Claudio Minghi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le novità di WLM 2019: Wiki Loves Puglia

09:37, Wednesday, 11 2019 September UTC

Ogni anno – in occasione del grande concorso fotografico internazionale Wiki Loves Monuments – i nostri soci e volontari attivi sul territorio si mobilitano per aiutarci ad ottenere le autorizzazioni a immortalare i monumenti delle varie regioni e per organizzare contest locali legati alla competizione nazionale.

Tra i nove concorsi locali lanciati quest’anno, per la prima volta fa capolino il “tacco” d’Italia: la Puglia! Grazie all’impegno e al travolgente entusiasmo del più giovane dei soci di Wikimedia Italia, Ferdinando Traversa, e al sostegno dell’associazione culturale cine-fotografica Kaleidos di Bari, a partire da questa edizione di WLM gli scatti realizzati in Puglia potranno concorrere alla competizione locale e aggiudicarsi i buoni premio in palio, oltre ad avere l’opportunità di far parte della mostra degli scatti vincitori, che sarà esposta a dicembre presso la Sala del Colonnato della città metropolitana di Bari.

La lista dei beni pugliesi da immortalare lascia l’imbarazzo della scelta: sono 480 i monumenti autorizzati per questa edizione di Wiki Loves Monuments, di cui 77 nella sola Bari. Tra questi, il Teatro Petruzzelli,  il quarto più grande d’Italia, la Basilica di San Nicola e lo splendido Lungomare Imperatore Augusto: veri gioielli del capoluogo che sarà possibile visitare in autonomia o in gruppo, grazie alle due wikigite fotografiche al centro cittadino organizzate con Kaleidos e programmate per venerdì 13 e sabato 21 settembre (per entrambe l’appuntamento è alle ore 15 in Piazza Massari, di fronte al TAR. L’iscrizione va fatta a questo link).

Ovviamente non c’è solo Bari, anche le altre province pugliesi offrono tantissimi beni da fotografare! La Puglia ha un patrimonio ricchissimo che oltre a numerose aree archeologiche, chiese ed edifici – ad esempio, il Tempio di Giove Toro a Canosa di Puglia e le Colonne Romane a Brindisi, il Castello di Copertino e l’Anfiteatro Romano di Lecce – comprende anche alberi monumentali e monumenti naturali come la Riserva di Torre Guaceto in provincia di Brindisi o la Riserva naturale Le Cesine in provincia di Lecce.

Che ci fate ancora seduti al computer? Mano alla fotocamera, è tempo di scattare! 

Tutti i dettagli su come partecipare al concorso sono illustrati a questo link; il caricamento delle immagini per il concorso nazionale consente automaticamente di partecipare ai contest locali.

Nell’immagine: Alba a Polignano a Mare, Bari. Di Domenico Lacava, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Wiki Loves Monuments 2019: i nostri primi dieci giorni

13:14, Tuesday, 10 2019 September UTC

Sono passati appena 10 giorni dall’inizio dell’ottava edizione di Wiki Loves Monuments in Italia e sono già più di 6.900 gli scatti di beni culturali del nostro Paese pubblicati su Wikimedia Commons: un numero che ci porta – per ora! – al secondo posto della classifica globale delle nazioni partecipanti al concorso per numero di caricamenti.
Al momento attuale, la sfida è con l’Ucraina, in testa al ranking globale con oltre 9.000 scatti raccolti, mentre la Germania ci fa sentire “il fiato sul collo”, con più di6.200 caricamenti ad oggi.

Anche il numero dei fotografi che hanno scelto di concorrere a WLM Italia quest’anno è piuttosto rilevante: già oltre 200 persone hanno scelto di condividere scatti liberi del nostro patrimonio culturale per renderli accessibili a tutti. 

Si tratta di un numero importante che ci porta anche in questo caso a conquistare la medaglia d’argento a livello globale, superati solo dall’India con oltre 400 partecipanti. Ciò che però ci rende davvero orgogliosi è il numero di nuovi utenti che si è registrato a Wikimedia Commons quest’anno, appositamente per il concorso: in Italia ad oggi sono 130 persone, pari al 57% del totale dei partecipanti

Siamo felici che grazie a Wiki Loves Monuments queste persone siano entrate in contatto con le piattaforme Wikimedia e ne abbiamo compreso il funzionamento e il valore, contribuendo a  rendere il sapere accessibile a tutti.

Questo non è solamente uno slogan, ma qualcosa che davvero sta accadendo in questi giorni: più di 170 immagini caricate sulla piattaforma sono già state inserite dagli utenti sulle voci Wikipedia dedicate ai monumenti e al patrimonio culturale italiano e saranno visualizzate da milioni di persone in tutto il mondo. 

Restano ancora venti giorni per prendere parte a questo grande concorso (a questo link tutti i dettagli per partecipare) che per noi è ogni anno un modo per celebrare la bellezza che ci circonda e tutelarla, conservandone la memoria in Rete e rendendola fruibile a tutti.
Che aspettate? Caricate le vostre fotografie!

Nell’immagine: Il Rione Fondovico e la Chiesa di San Michele delle Grotte a Gravina in Puglia, uno degli scatti caricati per WLM 2019 in Italia, ora riutilizzabili liberamente. Di Lorenzo Ciaccia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Mappatori veneti…a pedali per Padova Bike City!

10:51, Tuesday, 10 2019 September UTC

Dal 16 al 22 settembre Padova diventa “Bike City”, ospitando un fitto programma di iniziative per gli amanti delle due ruote. 

Non potevano mancare in calendario momenti di incontro dedicati a OpenStreetMap, per tutti i ciclisti che, oltre a godersi il panorama (o la velocità!), desiderano registrare sulla “Wikipedia delle mappe” dettagli utili sui tragitti percorsi: dalle piste ciclabili alla segnaletica…Alle trattorie dove fermarsi per un boccone 😉

Il primo appuntamento è per martedì 17 settembre alle ore 20:30 presso la Sala polivalente comunale “Itaca” in via Santa Maria Assunta 35/A a Padova, proprio di fronte al cinema Porto Astra: ad accogliere i partecipanti il nostro coordinatore OSM per la regione Veneto Matteo Zaffonato ed il nostro socio e “ciclomappatore” (nonché membro di FIAB Padova – Amici della Bicicletta) Volker Schmidt, che riconoscerete subito perché non si sposta mai senza il suo “mezzo” preferito! La serata è stata organizzata anche grazie alla collaborazione della Consulta di Quartiere 4b di Padova.

Durante l’incontro, oltre a capire meglio come funziona OSM, i partecipanti scopriranno come si fa ad arricchire la mappa libera e scopriranno i principali “tag” utili per i cicloamatori. Un approfondimento più dettagliato riguarderà poi il software Mapillary, con cui è possibile scattare fotografie geolocalizzate, utili sia ad essere caricate su OSM ma anche per tenere “in memoria” i dettagli salienti di un percorso, da registrare dopo aver raggiunto il traguardo.

Chi poi avesse voglia di proseguire l’approfondimento, giovedì 19 settembre alle 20:30 può partecipare all’evento che si terrà in Via Dei Colli 108 a Padova, in cui Volker racconterà del suo viaggio sulla Route 66, interamente registrato su OSM grazie a fotografie scattate con Mapillary. 

Inutile dire che il tragitto è stato ovviamente percorso in bici!
Il programma completo di Padova Bike City è pubblicato qui; gli eventi dedicati a OpenStreetMap sono aperti a tutti e ad accesso gratuito. Vi aspettiamo!

Nell’immagine: Registrazione di dati geografici da bicicletta utilizzando Mapillary. Di Voschix, CC0, via Wikimedia Commons

Mancano dieci giorni all’appuntamento con  “Wikipedia in academia”, l’incontro promosso dall’Università di Padova in collaborazione con Wikimedia Italia per confrontarsi sulle principali esperienze di didattica basata sui progetti Wikimedia (non solo Wikipedia!) in Italia e all’estero.
Se la giornata di venerdì 20 settembre sarà principalmente dedicata al mondo dell’università, la mattinata di sabato 21 settembre coinvolgerà prevalentemente i docenti delle scuole secondarie, con interventi di approfondimento e due workshop sull’uso di Wikipedia e OpenStreetMap in classe, a cura dei nostri soci veneti Marco Chemello, Michele Marchetto e Matteo Zaffonato.

In vista dell’evento, abbiamo intervistato Maria Pia Dall’Armellina, docente “wikipediana” e membro del Direttivo di Wikimedia Italia.

Portare Wikipedia nelle scuole, perché farlo e qual è il valore aggiunto per un docente di scuola secondaria?

Wikipedia differisce dagli altri strumenti didattici poiché fa parte di una dimensione di “apprendimento informale”, legato ad attività di vita quotidiana nel contesto del lavoro, della famiglia o del tempo libero. 
Difatti, l’enciclopedia libera rappresenta per gli studenti e per gli insegnanti una risposta a un desiderio di apprendimento autonomo, guidato dal bisogno di soddisfare esigenze personali di conoscenza e non necessariamente legato ai contenuti veicolati a scuola.

Per un docente di scuola secondaria, portare Wikipedia e la pratica di scrittura partecipata in classe è un modo per rispondere a questo bisogno di autonomia nell’apprendimento e al contempo rafforzare la motivazione degli studenti ad imparare, offrendo una dimensione didattica più ricca, basata sull’integrazione di più ambienti educativi: formali, non formali e informali.

L’uso dell’enciclopedia libera consente di trasferire l’azione dell’insegnamento dal contesto limitato della “scuola” a una prospettiva di “apprendimento permanente”, fornendo ai ragazzi uno strumento e una metodologia da utilizzare non solo in classe ma in contesti differenti e nel corso di tutta la loro vita.
Wikipedia consente inoltre di stimolare la curiosità e la disponibilità degli studenti a mettersi in gioco per apprendere: due elementi fondamentali per formare cittadini consapevoli e partecipi delle rapide trasformazioni della nostra società.

La sessione dedicata alle scuole superiori si inscrive nell’ambito di un convegno che parla ai professori e agli studenti universitari, lo interpreterei come un tentativo di creare un filo rosso nel percorso di formazione. In che modo la didattica basata sui progetti collaborativi può essere una “palestra” per gli studenti, per prepararli alla vita accademica?

Il processo di scrittura caratterizzato da uno stile neutrale di esporre le informazioni, dalla ricerca e verifica delle fonti e dal confronto con la comunità determina una precisa metodologia di costruzione del sapere che è connaturata alla ricerca scientifica

Senza dubbio introdurre questa forma mentale già dalle scuole secondarie facilita il percorso di formazione accademica poiché consente agli studenti di familiarizzare fin da subito con i principi fondamentali della ricerca.

Una volta giunti all’università, poi, gli studenti potranno utilizzare le nozioni apprese in merito alla scrittura su Wikipedia per valorizzare ulteriormente le loro conoscenze e condividerle con il pubblico più ampio possibile, allargando così il raggio di diffusione del sapere e massimizzandone gli impatti.

Oltre ad acquisire competenze informatiche e di scrittura testi, attraverso la didattica Wikipedia gli studenti interiorizzano anche una serie di “valori” molto importanti per la società di oggi. Quali sono i più importanti a tuo avviso?

La partecipazione e la condivisione sono i valori essenziali che vengono trasmessi attraverso la “didattica Wikipedia”. I processi di costruzione del sapere sono essenzialmente dinamiche relazionali e il desiderio di condividere concorre ad alimentare la curiosità, la motivazione e a comprendere il mondo che ci circonda.  

In una frase, perché a tuo avviso è importante partecipare a un’iniziativa come quella di sabato?

Credo che una condizione essenziale per trasmettere conoscenza agli studenti sia essere in grado di mettersi per primi in ascolto e apprendere. Nella giornata di sabato saranno presentati metodi ed esempi concreti, che ritengo possano guidare i docenti nella costruzione di un’offerta didattica innovativa, che sappia parlare e nutrire la curiosità dei “nativi digitali” del mondo di oggi.

Grazie Maria Pia, ci vediamo il 20 e 21 settembre a Padova!

Per iscriversi alla conferenza, si prega di seguire le indicazioni sul sito web ufficiale dell’evento. Ai docenti partecipanti alla giornata del 21 settembre verrà rilasciato un attestato di partecipazione dall’Università degli Studi di Padova.

Nell’immagine: Sessione di scrittura su Wikipedia al Liceo Medi di Battipaglia. Di RemoRivelli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Attacco a Wikipedia e ai siti Wikimedia

08:52, Saturday, 07 2019 September UTC

Dalla sera del 6 settembre 2019, per tutto il fine settimana, Wikipedia e gli altri siti Wikimedia sono stati irraggiungibili a tratti, talvolta per varie ore. Particolarmente colpiti dall’incidente e dalle attività di mitigazione dello stesso sono stati gli  utenti europei e italiani, che sono serviti dal centro dati di Amsterdam.

L’errore si manifestava come una disconnessione di rete (“pagina vuota” o sito irraggiungibile) o come un caricamento straordinariamente lento o inaffidabile, indipendentemente dall’apparecchio dell’utente o dall’operatore.
Nel momento in cui scriviamo la situazione appare momentaneamente stabile, ma l’incidente non è ancora chiuso e ha subito evoluzioni rapide.

Nella mattina di sabato (ora italiana) Wikimedia Foundation ha confermato che si tratta di un attacco malevolo del genere DoS (denial of service):

“Oggi, Wikipedia [con tutti i progetti Wikimedia] è stata colpita da un attacco malevolo che l’ha resa irraggiungible in molti paesi per periodi intermittenti. L’attacco continua e il gruppo degli ingegneri per l’affidabilità del sito (SRE) sta lavorando duro per arrestarlo e per ripristinare l’accesso ai siti.

Essendo uno dei siti più popolari al mondo, Wikipedia è talvolta il bersaglio di agenti in cattiva fede. Wikimedia Foundation opera in un ambiente sempre più sofisticato e complesso dove le minacce sono in continua evoluzione, come vale per il resto della Rete.
Per questo motivo, le comunità del movimento Wikimedia e la Wikimedia Foundation si sono dotate di appositi sistemi e personale per monitorare e mitigare i rischi. Quando si verifica un problema, impariamo, miglioriamo e ci prepariamo a fare meglio la volta successiva.

Condanniamo questo genere di attacchi. E non si tratta solo di rendere Wikipedia irraggiungibile. Ogni attacco volto a oscurare unilateralmente un sito minaccia il diritto di tutti all’informazione e alla condivisione libera. Come movimento Wikimedia e come Wikimedia Foundation siamo impegnati a difendere tali diritti per tutti.

In questo momento, continuiamo a lavorare per ripristinare accesso a Wikipedia [e a tutti i siti Wikimedia] per tutti gli utenti, da qualunque luogo del mondo si connettano. Vi terremo aggiornati.”

In attesa della chiusura dell’incidente e di notizie certe, che saranno pubblicate alla pagina ufficiale per la documentazione degli incidenti tecnici, Wikimedia Italia desidera ringraziare i tecnici Wikimedia Foundation che hanno lavorato con dedizione fin dai primi minuti dell’attacco e tutta la notte, nonché tutti coloro che li hanno assistiti.

Il gruppo di lavoro che mantiene operativi i centri dati di Wikimedia Foundation (cosiddetto team SRE) comprende meno di 30 persone e opera con risorse incomparabilmente inferiori a quelle di siti con traffico analogo a Wikipedia.
Il piano annuale di Wikimedia Foundation per il 2019-2020 descrive quali azioni e investimenti sono previsti anche per quest’area nell’anno che verrà, all’interno di un bilancio preventivo che sarà di circa 100 milioni di dollari grazie alle donazioni di milioni di piccoli donatori.

Aggiornamento: alcune informazioni pubbliche sono state fornite dai sistemisti WMF nel pomeriggio di sabato.

Nell’immagine: I server di Wikimedia Foundation nel 2015. Di VGrigas (WMF), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Si ringrazia Federico Leva per la traduzione dell’articolo originale in inglese, uscito il 7 settembre 2019 sul blog di Wikimedia Foundation.

Il sole splende e noi non vediamo l’ora di portarvi in giro a “scattare” con le wikigite in programma per sabato 7 e domenica 8 settembre.

Questo weekend saranno protagoniste l’Emilia-Romagna e la Toscana, con tre tour fotografici alla scoperta dei beni culturali di Crevalcore (BO), San Quirico D’Orcia  e Bagno Vignoni (SI).
Sabato alle 10 davanti alla Chiesa di San Silvestro di Crevalcore troverete ad aspettarvi lo storico Paolo Cassoli e l’archeologo Fabio Lambertini vi porteranno alla scoperta dei beni liberati nel Comune in provincia di Bologna, che piano piano si svelano alla collettività in una nuova veste, a seguito del terremoto che li ha fortemente danneggiati nel 2012.
Nella giornata di domenica i nostri soci toscani propongono invece un doppio appuntamento a San Quirico D’Orcia e Bagno Vignoni insieme alla guida ambientale Valentina Pierguidi.
Il ritrovo è per le ore 15 a Palazzo Chigi, uno dei palazzi storici dello splendido borgo di San Quirico, tappa obbligata per i pellegrini che percorrevano via Francigena.
Oltre a visitare i principali monumenti della città, come la Chiesa della Collegiata e la Porta dei Cappuccini, i partecipanti avranno la possibilità di accedere al fantastico giardino all’italiana degli Horti Leonini, tra statue, lecci secolari, aiuole di bosso e cespugli di rose. 

Il tour proseguirà poi nel pomeriggio a partire dalle 16:30 a Bagno Vignoni, la frazione di San Quirico che ospita una piazza…davvero speciale.
Al centro del borgo si trova infatti una vasca rettangolare piena di acqua termale calda proveniente da una falda sotterranea di origine vulcanica: in Piazza delle Sorgenti ci si può dare appuntamento per fare una nuotata, invece che una camminata in centro!
La gita terminerà poi con la visita ad altri due beni autorizzati per Wiki Loves Monuments 2019: il Loggiato di Santa Caterina e il Parco dei Mulini.

Tutte le informazioni relative alle wikigite sono pubblicate a questo link. Che dite, ci vediamo questo fine settimana? Non dimenticate la macchina fotografica!

Nell’immagine: Piazza delle Sorgenti a Bagno Vignoni. Di Carlo Cattaneo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le novità di WLM 2019: Messina, un museo a cielo aperto!

10:44, Tuesday, 03 2019 September UTC

Da pochi giorni è iniziata l’ottava edizione italiana di Wiki Loves Monuments, il grande concorso che invita tutti a immortalare i nostri beni culturali per farli conoscere a tutto il mondo sulle pagine di Wikipedia.

Tra i numerosi enti che hanno aderito all’edizione 2019, rilasciando una liberatoria per consentire a tutti di fotografare i monumenti di loro competenza e pubblicare gli scatti con licenza libera su Wikimedia Commons, per la prima volta c’è anche il Comune di Messina che inaugura in grande stile la sua adesione al concorso.
La città sullo Stretto, con una lunga delibera siglata dall’amministrazione comunale, ha infatti autorizzato ben 113 monumenti tra palazzi, fontane, lavatoi, statue e chiese.
Nella lista sono presenti praticamente tutte le meraviglie cittadine: da Palazzo Zanca, sede del Municipio, al Teatro Vittorio Emanuele II, uno dei più grandi in Sicilia per capienza.
Tra i beni autorizzati anche il cimitero monumentale di Messina, detto anche “Gran Camposanto”, uno dei più artistici d’Italia insieme allo Staglieno di Genova, una delle mete predilette dei fotografi di Wiki Loves Monuments.

Non potevano mancare infine le Fontane monumentali del Nettuno e di Orione, entrambe realizzate dallo scultore toscano Giovanni Angelo Montorsoli, che fu allievo di Michelangelo.

Insomma, non vi resta che oltrepassare lo stretto per trovarvi di fronte a un forziere di meraviglie da fotografare: che aspettate, c’è tempo fino al 30 settembre!

Ps. La procedura di caricamento degli scatti per il concorso è illustrata qui. Chiunque può partecipare, fotografi professionisti o amatori, senza limiti di età! 

Nell’immagine: un dettaglio della Fontana di Orione. Di Isiwal, CC-BY-SA-3.0, via Wikimedia Commons

toh, ci si inventa una nuova licenza

15:43, Wednesday, 28 2019 August UTC

Leggo sul Post che le Big5 (i gruppi librari più importanti al mondo) hanno citato a giudizio Audible, la società di Amazon specializzata in audiolibri. Come mai? Portava i libri che offriva al lettor… ehm, all’ascoltatore? Ovviamente no. La cosa è molto più sottile. Ultimamente Audible ha prodotto una nuova funzione, “Captions”, che dovrebbe essere resa disponibile dal 10 settembre. Questa funzione è pensata per i bambini che stanno imparando a leggere: man mano che il libro viene letto, un sistema di riconoscimento del parlato traduce i suoni in parole e le mostra una per volta su uno schermo. ArsTechnica spiega un po’ più a fondo la cosa, pur essendo costretta anch’essa a fare alcune ipotesi non essendoci alcuna specifica ufficiale. Gli editori americani contestano che la licenza che loro concedono ad Audible non permette di fare una cosa come quella. Se si associasse al testo letto quello presente nella versione scritta del libro, si potrebbe seguire che in effetti si sta usando qualcosa (il testo scritto) su cui non è stata ottenuta la licenza; non è un caso che quali di Amazon, che sono delle faina ma hanno anche fior di avvocati, abbiano deciso di fare altrimenti. Gli editori hanno pertanto scelto un’altra strada, fortunatamente esplicitata a pagina 3 delle cento pagine della citazione a giudizio. Proprio perché la tecnologia è automatica e quindi con un certo margine di errore – fino al 6% secondo Audible – succederebbe che

Audible Captions could directly compete with both books (physical and eBooks) and authorized cross-format (incorporating both text and audio) products, the latter which benefit consumers by not relying on faulty transcription technology and for which Publishers and authors are compensated.

Questi i fatti. Il mio commento? Innanzitutto, quello che mi preme far notare è che gli editori richiedono un nuovo tipo di copyright, proprio come a inizio anno hanno fatto per la famigerata snippet tax nella direttiva comunitaria sull’e-commerce. Come scrivevo sopra, per gli editori la versione audio+testo generato è diversa da quella audio+testo ufficiale, e qui non ci sono dubbi, che da quella solo audio, di cui sarebbe un formato derivato. Audible ribatte che non si può parlare di opera derivata, perché il testo è inestricalmente legato all’audio e non può essere usato in modo autonomo. Ora, per quanto io non abbia così a cuore Amazon, mi infastidisce molto di più questo ampliamento strisciante dei diritti d’autore, soprattutto perché l’ipocrisia degli editori parla dei mancati compensi loro o degli autori. Non mi stancherò mai di ripeterlo: in questi casi gli autori, salvo eccezioni davvero rarissime, contano zero. Un contratto standard, almeno qui in Italia, cede all’editore tutti i diritti, quindi i soldi per l’autore semplicemente non arriveranno.

Io non pretendo che chiunque segua il modello Wikipedia, con testi e immagini liberamente disponibili anche per essere usati in opere commerciali: non lo faccio sempre nemmeno io, tra i libri pubblicati ufficialmente per cui cedo i diritti e i testi come quelli di questo blog per cui uso una licenza di riuso non commerciale. Però la mia idea di opera derivata consiste in qualcosa che possa essere fruito in modo indipendente da quella originaria, e che non sia una mera rappresentazione. In questo caso l’indipendenza certo non si ha, per come Captions è stato pensato. Possiamo al più chiederci se a un bambino serva davvero un software che può fare errori: la mia risposta è che entrambe le parti in causa hanno esplicitamente alzato la probabilità di errore, ciascuna per i propri scopi. Stiamo parlando di libri letti professionalmente, quindi ben scanditi: potrebbero esserci errori di punteggiatura, ma le parole dovrebbero essere in massima parte corrette.

Chiudo con una considerazione sulla “rappresentazione”. Tra quattro giorni comincia Wiki Loves Monuments, e come capita da vari anni Wikimedia Italia ha passato mesi alla caccia delle autorizzazioni per fotografare liberamente almeno nel mese di settembre le tante opere d’arte italiane. Già per le opere antiche è un problema, ma per quelle contemporanee è praticamente impossibile, perché gli archi e i progetisti hanno il copyright non solo per l’opera in 3D ma anche per le foto, che sono viste appunto come opere derivate. Ma come si può fruire della foto di un palazzo o di una statua? E quale sarebbe la differenza tra vederla in foto o trovarsela di fronte? Ecco, il problema rimane questo: i diritti d’autore sono ormai un modo per impedire la creatività rimanendo fissi a quanto già fatto e cercando di sfruttarlo anche per cose che non si pensavano nemmeno.

L’estate sta finendo…così come il tempo a disposizione per iscriversi alla prima edizione della Summer School “Il patrimonio culturale sui progetti Wikimedia”, che si terrà dal 9 al 13 settembre a BASE Milano, il nuovo centro culturale che dal 2016 ospita anche gli uffici di Wikimedia Italia.
Il corso nasce con un obiettivo: rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti, formando all’utilizzo dei progetti Wikimedia – come Wikipedia, Wikidata, etc. – i professionisti che lavorano (o stanno studiando per lavorare) nei luoghi del sapere come biblioteche, musei e archivi.
Nell’arco delle cinque giornate di lezione – guidati da docenti wikipediani con esperienza di collaborazione con le istituzioni, come Marco Chemello, Wikipediano in Residenza presso  BEIC, Luca Martinelli, esperto di Wikidata e già Wikipediano in Residenza presso ICBSA e Alessandro Brollo, tra i più attivi utenti di Wikisource in lingua italiana – i partecipanti apprenderanno le basi di alcuni dei progetti Wikimedia che più si adattano a valorizzare il patrimonio delle istituzioni culturali: dalla “superstar” Wikipedia a Wikimedia Commons, Wikisource e Wikidata, la base di dati strutturati open che ben si presta alla catalogazione e libera condivisione di archivi e informazioni bibliografiche. 

Il programma ospiterà inoltre un modulo di approfondimento sul tema del diritto d’autore e sulle licenze Creative Commons a cura dell’Avvocato Marco Ciurcina, specializzato sul tema, e una sessione su Wikibase – il software alla base di Wikidata – e l’importazione di dati bibliografici condotta da Alessandra Boccone e Remo Rivelli, Claudio Forziati e Chiara Storti, rispettivamente bibliotecari presso il Centro Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Salerno, la Biblioteca del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Non mancherà l’occasione di mettere fin da subito “le mani in pasta”: tre pomeriggi del corso saranno infatti dedicati alla scrittura su Wikipedia e al caricamento di immagini su Wikimedia Commons a partire da materiali messi gentilmente a disposizione dalla Biblioteca Europa di Informazione e Cultura e dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, entrambi partner dell’iniziativa insieme a BASE Milano, ICOM Italia e Associazione Italiana Biblioteche (AIB).

Siete pronti a diventare umanisti digitali? Vi aspettiamo!

Nell’immagine: L’atrio principale del Musée d’Orsay. Di Nono vlf, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Come spero ricordiate, da più di due anni non è possibile accedere a una qualunque edizione di Wikipedia dalla Turchia. Il motivo è semplice: erano state scritte cose che non piacevano. Lo scorso maggio la Wikimedia Foundation ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Bene: in tempi assolutamente rapidi per la Corte (che spesso anzi decide di non avere giurisdizione…) il 5 giugno scorso il ricorso è stato messo in corsia privilegiata e il 5 luglio la Corte ha mandato una richiesta di informazioni alla Turchia, che ha ora tempo fino a fine ottobre per le controdeduzioni. Maggiori informazioni sul sito WMF.

Non so se ci saranno risultati pratici, ma almeno è un segnale che qualcuno pensa ai problemi della censura.

Autunno caldo

02:04, Monday, 01 2019 July UTC

Se la mattina del 28 giugno qualcuno fosse capitato sulla pagina di Wikipedia dedicata all’autunno caldo (era questa: Wikipedia non butta via mai nulla…) a prima vista non avrebbe notato nulla di strano. La voce era sufficientemente ampia, e soprattutto ricca di fonti. Se però la persona in questione si fosse messa a leggere la voce in questione, avrebbe trovato affermazioni piuttosto sconcertanti. Si partiva dalla frase nell’incipit secondo la quale l’autunno caldo è «ritenuto il preludio del periodo storico conosciuto come anni di piombo» agli emendamenti parlamentari allo Statuto dei Lavoratori che «furono in gran parte peggiorativi, perché nel merito offrirono il modo di penalizzare i buoni lavoratori, a vantaggio dei cattivi: inoltre rimasero nel documento le norme che proteggevano i diritti dei dipendenti, cancellando il passaggio secondo cui quei diritti dovevano essere esercitati “nel rispetto dell’altrui libertà e in forme che non rechino intralcio allo svolgimento delle attività aziendali”».

A questo punto dobbiamo sperare che il nostro ipotetico lettore abbia i suoi neuroni funzionanti e non sia semplicemente in modalità copincolla. Se è sufficientemente sveglio noterà che la prima frase da me riportata non ha nessuna fonte al riguardo, e quindi dovrebbe pensare “e chi l’ha detto?”; per la seconda, si accorgerà che le fonti riportate per quella parte dell’articolo si riducono a una sola, il libro L’Italia degli anni di piombo scritto dai due noti pericolosi bolscevichi Indro Montanelli e Mario Cervi. Mettiamo pure che il lettore sia un diciottenne che non ha mai sentito parlare di loro: dovrebbe comunque essergli saltato agli occhi che di fonte ce n’è una sola e che magari essa potrebbe essere di parte.

Insomma, quella voce era fatta male. Questo è un fatto, indipendente dall’essere o meno presente su Wikipedia: si possono fare le medesime considerazioni se il testo fosse stato trovato in un qualunque altro luogo. Visto che però quello non era un luogo qualsiasi, se il tizio in questione fossi stato io avrei fatto qualcosa: avrei cancellato la frase sugli anni di piombo commentando “senza fonte”, e avrei aggiunto un avviso di non neutralità (c’è un testo apposito da inserire), in modo che anche il successivo lettore non troppo sveglio sapesse subito che c’era qualcosa che non funzionava. Purtroppo non siamo ancora stati capaci di insegnare agli insegnanti queste operazioni elementari, in modo che loro poi le spiegassero ai loro studenti; ma diciamo che posso capire uno che si lamenta dicendo che la voce è “sbagliata”.

Il duo Gad Lerner-Michele Serra ha scelto un’altra strada. Forte del fatto che loro sono loro, e soprattutto scrivono sul secondo quotidiano più letto d’Italia, «Con un uno-due ben coordinato […] abbattono Wikipedia.» (La frase è di Massimo Mantellini, per la cronaca). Non si sono limitati a lamentarsi, ma Lerner se l’è presa contro “wikicialtroni” che a quanto pare sono gli unici che di solito riescono a intervenire nelle voci, mentre Serra rincara la dose contro quei cattivoni degli anonimi: scrive «Ma chi l’ha scritta, o almeno assemblata, e riletta, e giudicata, non lo sapremo mai.» In verità la voce sull’autunno caldo è sostanzialmente così da tre anni, senza nessuna guerra di edit, il che significa che non c’è mai stato nessun altro a interessarsene; e le frasi incriminate saranno anche state inserite da un utente anonimo, ma sono state scritte da Montanelli e Cervi.

Non penso che quest’ira funesta che nel weekend ha preso il duo sia un problema generazionale: in fin dei conti io ho solo nove anni meno di loro. Non penso nemmeno sia un problema di scienziati contro umanisti: come Mantellini scrive nel suo post, all’estero non ci si fa problemi a fare edit-a-thon anche e soprattutto su temi lontani dalle scienze dure, che tanto vanno già avanti per conto loro. Quello che io credo è che ci sia un problema tutto italiano, legato a un certo nucleo di persone abituate al loro orticello che si vedono insidiato. In effetti sarebbe divertente pensare a cosa avrebbe detto Montanelli al riguardo :-) Il tutto è esacerbato dalla banale considerazione che il numero di persone che si occupano davvero di portare avanti disinteressatamente Wikipedia è sempre troppo basso, e quindi – come dicevo – è fin troppo facile per alcune persone far dire quello che si vuole a certe voci scegliendo oculatamente le fonti, sapendo che chi potrebbe rimettere le cose a posto è troppo impegnato oppure ha deciso da molto tempo di abdicare.

Per la cronaca, se io avessi avuto parecchio tempo a disposizione, cosa che non ho praticamente mai, mi sarei magari lanciato alla ricerca di una fonte di orientamento opposto e avrei riscritto il testo per tenere conto delle due opposte visioni: è però anche vero che la storiografia contemporanea non è proprio il mio campo di competenze e quindi avrei lasciato volentieri il lavoro a chi può trovare fonti molto più in fretta. Il guaio è che adesso la voce è più o meno ritornata al livello di tre anni fa, il che significa che si è perso qualcosa: a me serve sapere che c’è stato chi ancora vent’anni dopo sentenziava livorosamente contro l’autunno caldo, come servirebbe sapere cosa era successo al tempo riguardo a quelle tesi revisioniste. Ma mi pare che né Lerner né Serra siano in realtà interessati a tutto ciò…

L’affaire North Face, spiegato bene

11:39, Monday, 17 2019 June UTC

Forse avete sentito che il mese scorso la società di abbigliamento The North Face, per mezzo della società di pubblicità Leo Burnett Tailor Made, ha inserito su Wikimedia Commons immagini con il suo logo e poi ha fatto un video per gloriarsi di come è stata brava, mostrando come le voci sui luoghi relativi avevano il logo The North Face, “il tutto in collaborazione con Wikipedia e senza pagare un centesimo”. Dopo la pubblicazione del video, le immagini sono state immediatamente tolte dagli amministratori di Commons e The North Face ha pubblicato un messaggio di scuse (pelose, probabilmente; ci sono voci che anche la campagna contro l’azienda fosse stata prevista, seguendo il famoso motto “bene o male, l’importante è che si parli di noi”. Ma non è di questo che volevo parlarvi, bensì di cosa è stato fatto al riguardo su Wikipedia (in inglese).

Slate ha pubblicato un articolo (ben fatto) al riguardo. Il punto di partenza è molto semplice: la voce sull’azienda deve o no riportare quanto successo? La discussione tra i contributori in en.wiki è stata molto articolata, perché c’erano punti di vista molto diversi e tutti di per sé sensati. Da un lato, non si riteneva bello parlare di qualcosa che ha riguardato Wikipedia dentro Wikipedia stessa; c’erano inoltre dubbi su quello che nel gergo wikipediano è detto “recentismo” (Wikipedia è un’enciclopedia, non un giornale: ha senso parlare di cose che magari tra dieci anni avranno ben poca rilevanza?); e ovviamente non si voleva usare l’enciclopedia come rappresaglia, per quanto questo sia stato il primo pensiero di molti. D’altra parte questo affaire ha avuto molta risonanza nei più importanti media in lingua inglese, e ha portato molto più traffico dell’usuale sulla voce dell’azienda. Alla fine si è trovata una soluzione di compromesso, legata anche al fatto che la voce sull’azienda era piuttosto breve, essendo al tempo composta di sole sedici brevi frasi; una trattazione troppo lunga non sarebbe per nulla stata equilibrata. Si sono così aggiunte solo due frasi su quanto successo, cercando di restare il più possibile aderenti ai fatti senza aggiungere opinioni.

Personalmente trovo adeguata la soluzione adottata: avrei forse accorciato ancora di più il testo non indicando le scuse ma lasciandole solo tra le fonti, ma apprezzo il fatto che non sia stata creata una sottovoce apposta come capita fin troppo spesso. E soprattuto apprezzo che la soluzione sia stata scelta in breve tempo e con il consenso dei contributori, il che mostra che nonostante tutto il concetto iniziale da cui Wikipedia è partita funziona ancora. E in Italia? Il risultato è un po’ diverso. Mentre sto scrivendo, la voce The North Face contiene una frase asettica su quanto successo; però il suo peso relativo è molto alto perché il testo totale è ridotto. Credo però non si potesse fare molto meglio, data la nostra “potenza di fuoco” molto minore…

Alessandro Baricco e il suo Game

02:16, Wednesday, 29 2019 May UTC

Uno sguardo molto personale alla filosofia di Baricco nascosta all’interno del suo ultimo saggio

Baricco avrà cominciato a giocare a Space Invaders, io sono più anzyano e parto da Pong. (Immagine: Wikimedia Commons, File:Pong.png)

Ho deciso di leggere l’ultimo libro di Baricco. Avevo saltato I barbari, esattamente come ho saltato tutta la sua produzione editoriale. In realtà leggevo la rubrica che teneva sulla Stampa qualche decennio fa, e ai tempi avevo stabilito che mi era bastata questa esposizione. Succede però che il tema di The Game si intreccia con altre cose su cui sto cercando di trovare una quadra. È vero che “ars longa, vita brevis”, come diceva (in greco) Ippocrate e dice (in latino) Douglas Hofstadter; però è anche vero che non è bello eliminare pregiudizialmente qualcosa, e quindi ho pensato di dedicare qualche ora della mia vita a vedere come Baricco ha voluto trattare il tema. (Spoiler: pensavo molto peggio. Non consiglierei il libro come unica voce in capitolo, ma vale la pena di leggerlo se si ha già un’idea di quello di cui si parla: se lo si prende senza preconcetti, si scopre che non tutto quello che diamo per scontato è vero).

Qui però non voglio parlare tanto del contenuto del libro — una mia recensione più o meno decente la trovate qua — quanto piuttosto della “baricchitudine”. Mi interessa insomma raccontare come io ho decodificato il suo pensiero, perché ci sono varie cose che secondo me rimangono nascoste. Per prima cosa, Baricco scrive dannatamente bene. Su questo non c’è storia. Le sue frasi si snocciolano senza sforzo, e il lettore plana amabilmente su di esse senza sforzo alcuno. (Sono molto invidioso, sì). Questo è bellissimo, ma nel caso di un saggio c’è un piccolo problema: il lettore in questione si beve tutto senza porsi alcuna domanda sulla verità di quanto scritto. Come sappiamo bene, una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda. Sto dicendo che Baricco ha scritto una serie di fregnacce? No. Ne ha scritte, intendiamoci: ma andando avanti nella lettura mi sono accorto che spesso — qualche decina di pagine dopo quello che avevo rubricato come cazzata — Baricco scriveva esattamente l’opposto. L’idea che mi sono fatto è che è una palla che lui abbia scritto il libro buttando giù man mano il testo. Lì dietro c’è un lavoraccio, e la cosa mi fa incavolare ancora di più, perché sono convinto che lui abbia messo apposta buona parte degli erroracci per far fare al lettore il giro che lui voleva. Non è bello. Verso la fine lo ammette anche tra le righe, anche se non ha il coraggio di dire che i primi due capitoli sono in buona parte fregnacce e se ne esce con “è preistoria” con il consiglio di non rileggere quel testo.

Baricco è un filosofo: quindi per lui il Game ha una filosofia sottostante. Io non sono filosofo e anzi sono sempre stato una capra in filosofia: però non mi bevo il suo professarsi cartesiano con tanto di esempi, e preferisco fermarmi alla lettera. Il Game è Movimento — lo dice lui — quindi è eracliteo. Il problema è che se si parte da questo assunto occorre portarlo avanti coerentemente, cosa che Baricco del resto fa. Questo va benissimo quando concludi che la caratteristica fondamentale di questi “oltremondi” digitali sia la velocità e la leggerezza, che fanno portare a galla l’essenza delle cose anziché nasconderla in fondo come fa il nostro mondo analogico. (“Analogico” e “digitale” sono traduzioni mie, Baricco non usa mai questa terminologia, e anche questo secondo me è un segno: vuole spostare il terreno di gioco, e per farlo coglie una caratteristica diversa da quella tipicamente usata. Ottima mossa, perché costringe il lettore a rivedere tutti i suoi pre-giudizi). Questo però va molto meno bene quando decide di rinominare la post-verità “verità-veloce”, definendola come «una verità che per salire alla superficie del mondo — cioè per diventare comprensibile ai piú e per essere rilevata dall’attenzione della gente — si ridisegna in modo aerodinamico perdendo per strada esattezza e precisione e guadagnando però in sintesi e velocità». Baricco scrive molto meglio di me, ma il concetto è lo stesso che ho scritto nel capoverso precedente: «una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda». L’esempio che fa, quello dei “vinili che hanno venduto più del digitale”, è paradigmatico: usa varie pagine per mostrare come quell’affermazione sia l’equivalente delle barzellette su Radio Erevan, perché quello che è successo è che nel Regno Unito in una specifica settimana le vendite di vinile hanno superato il fatturato della pubblicità collegata al download gratuito in digitale, e conclude che sì, la frase non rappresenta i fatti, ma permette però di scoprire tante cose. Palle. Le cose le scopri solo se stai ancora pensando come una persona pre-Game e vai a sfrucugliare. Anche la sua affermazione che in fin dei conti il termine “post-truth” esisteva già nei casi delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e nel doping di Armstrong non funziona: nel secondo caso non è nemmeno post-verità ma semplice negazione, e ai tempi della scenetta di Colin Powell il termine era stato usato una sola volta dieci anni prima in un libro che non era stato filato praticamente da nessuno. (Il secondo libro, che aveva anche il termine nel titolo, uscì l’anno successivo, e fu comunque filato poco).

Questa difesa baricchiana della post-verità, che funziona indipendentemente dai fatti, ha ovviamente una sua origine ben precisa, che si riassume in una parola: narrazione. (“Storytelling”, se siete molto anglofoni. Però questo è uno dei pochi casi in cui il termine italiano è riuscito a mantenere una certa qual forza). Baricco è un campione di narrazione, per negarlo occorre avere davvero una bella faccia tosta. Ha anche ragione quando afferma che non è necessario partire dai fatti per ottenere una bella narrazione: millenni di epica dovrebbero averlo reso chiaro. Però non può incrociare i flussi e applicare al mondo gli stessi schemi di un oltremondo ante litteram qual è la narrativa! Ok, l’ha fatto, e sono ragionevolmente certo che giocasse sul fatto che non se ne sarebbe accorto nessuno, né tra i suoi fan che si sarebbero bevuti tutto né tra i detrattori che invece l’avrebbero stroncato a priori e quindi senza un vero confronto sul testo. Ecco: forse questa sì che è verità-veloce!

Un’ultima nota, tecnica ma anche personale. Baricco ha cinque anni più di me, quindi siamo praticamente della stessa generazione. Però abbiamo vissuto una vita diversissima. È vero che io non sono un nativo digitale, ma sono attaccato a una tastiera da quando avevo quindici anni: faccio quasi parte del gruppo dei pionieri del digitale — attenzione: non dell’élite di cui lui parla: al più, esagerando, dei tecnici nascosti dietro le quinte . Baricco ha fatto un bel lavoro per entrare “da vecchio” nell’oltremondo: ma qualcosa rimane sempre. Ho sorriso quando ho letto «È la postura in cui sto scrivendo questo libro. [Non quella in cui, probabilmente, lo state leggendo: onore al libro cartaceo, che ancora resiste a qualsiasi mutazione].» Stavo naturalmente leggendo il libro nella postura uomo-schermo, quello del furbofono dove ho la copia in formato ePub. Possiamo poi dibattere se la versione elettronica di questo libro sia o no una mutazione e se le note che ho preso sullo smartphone siano la stessa cosa di quelle che una volta si scrivevano a matita sulle pagine: però quell’inciso è la prova che forse non tutto è ancora così liscio come lui cerca di convincerci…

È sempre colpa di Wikipedia

10:58, Thursday, 16 2019 May UTC

Per esempio, Wikipedia non spiega che informazione e conoscenza sono due cose distinte.

Informazione e conoscenza non sono necessariamente correlate (da https://en.wikipedia.org/wiki/File:DIKW_(1).png )

Grazie (?) ad Antonio Pavolini ho scoperto questo articolo di Linkiesta: «La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti». Occhei: solito titolo acchiappaclic che poi viene declinato nel corpo dell’articolo con l’ormai onnipresente effetto Dunning-Kruger e la citazione di Wikipedia come simbolo del male. Di per sé nulla per cui varrebbe la pena passare una mezz’oretta a scrivere un commento, nemmeno per rimarcare come con ogni probabilità la gente non guardi nemmeno Wikipedia per farsi la propria opinione totale definitiva, ma prenda qualcosa di orecchiato qua e là. Come dicevo sopra, la parola “Wikipedia” è semplicemente usata come acchiappaclic.

C’è però un passaggio dell’articolo che a mio parere è molto più interessante per comprendere come l’intelligencija si ponga davanti alla cultura. Cito:

Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica. Al contrario, ha favorito il conformismo e la chiusura intellettuale e ha reso disponibile non una conoscenza diffusa ma una nociva infarinatura un tanto al kilo.

Ecco. Una frase come quella mostra un fraintendimento tipico, di cui ho scritto con Paolo Artuso nel nostro Scimmie digitali. Perché mai avere più informazione dovrebbe portare a una maggiore cultura? Se la cosa vi pare sensata, provate a pensare alla quantità di informazione contenuta nei computer. Direste forse che essi siano acculturati? La piramide DIKW spiega molto bene il concetto. La conoscenza si basa sull’informazione, ma è separata da essa. Le informazioni sono i mattoni che noi dobbiamo prendere e assemblare per formare la nostra “casa della conoscenza”, più o meno sgarrupata a seconda delle nostre capacità e del materiale che troviamo. Ma i mattoni da soli non bastano: come minimo ci vuole della malta per tenerli insieme. Fuori di metafora, la malta è la nostra materia grigia che deve essere messa in moto per comprendere le informazioni che vediamo, confrontandole magari tra di loro per avere un’idea di quali probabilmente sono errate — per tutta una serie di ragioni, dal basarsi su dati errati all’essere state create apposta per confondere. Naturalmente azionare la materia grigia è sempre un’operazione costosa: semplicemente un tempo si tendeva a essere conformisti seguendo quello che diceva il prete o il segretario del partito, mentre adesso ci sono più conformismi tra i quali scegliere… no, il verbo “scegliere” non funziona bene, perché richiede comunque fatica. Meglio “prenderne uno”.

Quello che forse potremmo dire è un’altra cosa: che la generazione Wikipedia pensa di dover avere una propria opinione su tutto, cosa che in effetti in passato non capitava, o almeno non capitava pubblicamente. Ma anche su questo io ho dei dubbi. Mi pare che più che esprimere opinioni ci si limiti a rilanciare pedissequamente quello che si trova in giro e piace, dai gattini agli insulti contro Laura Boldrini, dalle frasi leziose in stile Baci Perugina alla foto della prima pagina del libro su Matteo Salvini. Non parlerei nemmeno di infarinatura di conoscenza, insomma: non si sta superando il livello “conoscenza”. Io sono pessimista e temo che dovremo convivere con questo nuovo modo di agire, ma in ogni caso la disponibilità o meno di informazioni è irrilevante in questo contesto. Cultura capacità critica, se proprio le volete, ve le dovete gestire da voi.

P.S.: L’articolo originale di Justin Kruger e David Dunning è del 1999: prima che nascesse Wikipedia, ma soprattutto prima che Internet diventasse così pervasiva. Non diamo proprio tutte le colpe alla rete.

E ti dovremmo anche pagare

02:04, Thursday, 04 2019 April UTC

C’è una persona (qui sul blog non faccio nomi, ma visto che uno dei tanti posti in cui ha scritto è un forum pubblico potete trovarvelo da voi, almeno fino a che non cancellerà il post) che si lamenta perché su Wikipedia hanno cancellato un testo scritto da Lui. Fin qua, nulla di nuovo, come non è neppure nuovo che cerchi qualcuno che gestisca Wikipedia Italia – anche se mi piacerebbe che questo qualcuno venisse trovato, così almeno potrei mandargli tutta la gente che fa queste domande.

Quello che è un po’ diverso dal solito, e che mi ha convinto a scrivere questo post, sono un paio di sue affermazioni:

«Tralaltro nonostante i fondi e la normativa non ti pagano neanche»

«non c’era un sito …cera la mia parola… così facendo credo sia diffamazione»

Posso immaginare che “la normativa” sia la direttiva sul copyright, spiegata benissimo dalla stampa tutta. Già comincio ad avere seri problemi a comprendere perché se non Ti si fa scrivere da qualche parte qualcosa “sulla Tua parola” Tu parli di diffamazione: io avrei piuttosto detto “censura”, ma evidentemente i Tuoi processi mentali ti fanno dedurre che se io [*] non credo alla Tua parola allora ti sto diffamando. Ma l’apoteosi è pensare che qualcuno debba essere pagato per scrivere quello che lui stesso vuole scrivere: in un sito privato, tra l’altro, ma anche se Wikipedia fosse pubblica non cambierebbe nulla. O forse no: potremmo proporre al nostro governo che attualmente si trova un po’ in difficoltà di aprire un sito italiani.gov.it e pagare chiunque voglia scriverci su. Anziché il reddito di cittadinanza avremmo il reddito di scrittura!

[*] Qui e in seguito “io” è da intendersi in senso generico: non ho mai avuto a che fare con la persona in questione, per mia fortuna.

lobbying

09:02, Tuesday, 26 2019 March UTC

Come potete leggere, finalmente il presidente dell’Europarlamento Antonio “Mussolini ha anche fatto cose buone” Tajani ha pronunciato una decisa presa di posizione contro i lobbisti che “fanno pressioni indebite” sugli eurodeputati (i “MEP”, Members of the European Parliament). Come? Dite che Tajani in realtà si riferiva agli altri lobbisti, quelli che sono contro la direttiva sul copyright nella forma in cui è stata definita? Che rimane schierato? Naaaah, non è possibile. Tajani, voi lo sapete è un uomo di onore.

Parliamo più in generale. Fare lobbying non è necessariamente Una Brutta Cosa: tra l’altro è un modo per esprimere i punti di vista dei vari attori. Quello che non va è farlo di nascosto, direttamente o indirettamente. È vero che per trasparenza le varie società devono indicare quanti soldi hanno usato per le attività di lobbying e spulciando molto attentamente i rapporti dell’Europarlamento si possono trovare questi dati. Ma non sapere come sono stati usati rende più difficile capire se si parla di attività borderline. Da questo punto di vista noi di Wikimedia Italia siamo tranquilli, perché gli unici (pochi) soldi che abbiamo messo sono serviti per mandare un nostro rappresentante a Strasburgo per cercare di convincere all’ultimo minuto gli indecisi. Inoltre noi cerchiamo di essere il più possibile oggettivi. Sono stato intervistato per Radiouno (i miei due minuti si dovrebbero sentire dopo le 10:30) e non ho avuto prolemi a dire che ci sono alcune parti della direttiva apprezzabili, come la maggior tutela degli autori e la parte sulle opere orfane: certo non è quallo che avremmo auspicato, ma è chiaro che direttive come queste non possono che essere un compromesso. Sono certo che la “fazione opposta” non sarà così equa…

P.S.: La mia profezia, a parte l’approvazione della direttiva a larga maggioranza, è che Google e Facebook non ne verranno poi molto toccate. Non ci sarà più Google News, i filtri automatici già presenti su YouTube saranno un po’ ristretti, Facebook metterà lo stesso tipo di filtri. Se arriveranno du’ spicci ai media, arriveranno dai medi-piccoli attori che saranno i veri sconfitta. Eppure i “liberisti” voteranno in massa a favore della direttiva…

Wikipedia vuole oscurare Angela Luce. Perché?

15:39, Tuesday, 05 2019 March UTC

Il titolo di questo post non è ovviamente mio: arriva nientepopodimeno che dal comunicato stampa di un evento tenutosi ieri al Palazzo delle Arti di Napoli, con un intervento di un docente di Diritto Costituzionale, di cui purtroppo non ho trovato fonti istituzionali.

Facciamo un passo indietro. Ieri nel tardo pomeriggio, dopo una di quelle sessioni estenuanti di lavoro in cui non si riesce a far funzionare nulla, scopro che ci sono stati due giornalisti di testate diverse che hanno chiesto informazioni su Angela Luce: uno è stato gestito autonomamente dallo staff di Wikimedia Italia, all’altro ho poi risposto io dopo aver cercato di capire esattamente cosa poteva essere successo; non mi era ancora chiaro che il tutto arriva dopo la conferenza stampa, e quindi avevo solo a disposizione le informazioni che potevo ricavare direttamente dalla cronologia della voce di Wikipedia.

In effetti, rispetto a quello che capita di solito – qualcuno che si ritiene importantissimo ma che in realtà non si fila nessuno e quindi viene espunto da Wikipedia – non ci sono dubbi che la signora Luce sia una persona rilevante: la voce su lei è presente sull’enciclopedia sin dal 2007. Qual è allora il problema? Cito direttamente dal comunicato stampa, presumibilmente opera di Giovanna Castellano:

Come sarà spiegato nel corso della conferenza stampa, si tratta di persone (almeno 3) che conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso e tuttavia, scientemente, hanno deciso di eliminare dalla sua pagina, eventi importantissimi che la riguardano. E, quel che è peggio, trincerandosi dietro l’anonimato garantito dai nick-name e forti del “potere” di controllo, potere che nel caso di Angela Luce viene usato in maniera distorta e schizofrenica.

Occhei, forse rileggendolo non è molto chiaro. O almeno a me non è chiaro come si possa sapere che quelle persone “conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso” considerando che “si trincerano dietro l’anonimato”. Qualcosa in più si può forse comprendere leggendo la parte fuori dal paywall dell’articolo del Mattino al riguardo:

la Luce vorrebbe inserire alcuni premi, come quello letterario di Camaiore, gli incontri con principesse e presidenti della Repubblica, serate in suo onore, i complimenti e i biglietti di stima ricevuti dai grandi artisti.

Ora non c’è nulla di male se la signora Luce viene intervistata e racconta di tutti i “complimenti e i biglietti di stima” da lei ricevuti. Ancora più naturale è che una sezione del sito personale della signora Luce riporti tutti questi complimenti e biglietti di stima. Ma voi vi aspettereste forse che una voce sull’Enciclopedia del Cinema Treccani riporti quelle notizie? E allora perché dovrebbero esserci su Wikipedia? Cosa c’entra – sempre citando dal comunicato stampa – che “tutto l’apparato di gestione della
sedicente enciclopedia è tenuto in piedi grazie a donazioni di privati”? (Ah, ricordo che l'”apparato di gestione” è in mano alla Wikimedia Foundation americana ed è la gestione tecnica del sito; la gestione delle singole voci è tenuta in piedi grazie al lavoro volontario e gratuito di chi ci scrive).

Comunque se volete scoprire “quanto è stato rimosso” per il momento non ci sono problemi: basta aprire la cronologia della voce (è un tab in alto in mezzo alla pagina) e cercare. L’ho appena fatto e ho scoperto che per esempio a fine 2017, per una decina di volte, un’utente che si trincera dietro il nick-name “Marisa roberti” voleva tra l’altro far sapere a tutti i lettori della voce che

Angela Luce ha avuto tre incontri con gli studenti: all'[[Università di Bologna]] e alla [[Federico II di Napoli]] con una lezione-spettacolo su [[Raffaele Viviani]] e la sua opera, e ancora a Napoli, nell’Aula Magna della Facoltà di Sociologia.

Purtroppo non ci era comunque dato di sapere qual è il suo piatto preferito per colazione; ma immagino che nel caso ce lo potrebbe dire la signora Giovanna Castellano, che presumo sia pagata per gestire l’immagine della signora Luce – nulla di male in questo, figuriamoci! – e quindi ha scelto questo modo per guadagnarsi il suo onorario – ecco, qui un po’ di male c’è, perché se vuoi metterti a fare qualcosa in un posto che non è tuo magari cominci prima a studiarti le regole di quel posto.

P.S.: ho scritto “per il momento” non perché Wikipedia o la Wikimedia Foundation voglia cancellare le tracce di quanto successo – non ce ne sarebbe nessuna ragione – ma perché l’articolo del Mattino lascia intuire che verrà sporta denuncia per conto della signora Luce contro la Wikimedia Foundation ed eventualmente coloro che hanno editato la voce: in questi casi la policy della WMF prevede che la voce in questione sia oscurata fino alla fine della contesa legale, per evitare ingerenze. È vero che ci saranno tanti altri luoghi della rete dove avere tutte le informazioni e notizie sulla signora Luce, però sarebbe sempre una perdita che Wikipedia non possa fornire quelle principali.

Mercoledì 13 parlo a Bologna sul copyright

03:04, Friday, 08 2019 February UTC

Come sapete, tra i miei cappellini c’è anche quello di portavoce di Wikimedia Italia: cappellino con il quale l’anno scorso mi sono attirato le critiche di SIAE, FIEG, AIE e loro amici per aver cercato di far presente che le norme previste per la nuova direttiva europea sul copyright (ma poi la voteranno? Chi lo può sapere…) non erano poi tutta quella bellezza che loro magnificavano.

Bene: mercoledì 13 febbraio alle 18 sarò uno dei panelisti dell’evento “Copyright: libertà e diritti fra nuove normative e futuro dell’editoria” al CUBO Unipol di Bologna. L’ingresso è libero ma su prenotazione a http://www.cubounipol.it/detail/agenda/p/copyright-libert-e-diritti; qualche informazione in più su Facebook a https://www.facebook.com/events/527377751105234/. Oh, tra i panelist c’è gente molto più seria di me quindi potrebbe essere interessante :-)

Qui mihi adiuvat?

03:04, Thursday, 07 2019 February UTC

Come forse ricorderete, un paio d’anni fa c’è stata una lunga diatriba su Wikipedia in lingua italiana relativa alla cancellazione della voce su Salvatore Aranzulla. Io ne avevo anche parlato su Medium: il punto è che nonostante quanto pensino in tanti io non ho alcun potere sull’enciclopedia e il mio parere (mantenere una pagina, sia pur sfrondata da tutto ciò che enciclopedico non è: per me è enciclopedico qualunque tema che tanta gente cerca) è risultato in forte minoranza.

L’altro giorno, in un impeto movimentista, ho pensato di scrivere una (micro)voce su di lui sulla Wikipedia in latino. Il vantaggio è che essendo latino non c’è virtualmente nessun italiano che si potrà lamentare; il problema è che io il latino mica me lo ricordo, saranno quarant’anni che non mi tocca tradurre dall’italiano al latino, e quindi non sono capace di andare molto avanti. Come vedete dalla pagina che ho citato, c’è un avviso – anche in inglese, non preoccupatevi – che dice che in tre mesi la voce potrebbe essere cancellata. Qualcuno vuole darle una mano? Materiale ce n’è, ma è in italiano.

P.S.: ho scoperto che anche se Google Translate afferma di avere il latino tra le sue lingue, in realtà non sa tradurre un tubo. Sono ancora più bravo io, il che è tutto detto.

Prima che vi affanniate a cercarla su un vocabolario, la parola “sesquimilionesimo” non esiste. Prima che io scrivessi questo post, nemmeno San Google la riportava. Certo, magari qualcuno ha studiato, sa che il prefisso sesqui- significa una volta e mezzo, e quindi capisce che sto parlando della voce numero 1.500.000 di Wikipedia in lingua italiana, un traguardo che è stato raggiunto venerdì mattina. E qual è questa voce, vi chiederete? Non si sa. Il mistero è questo.

Quello che è successo è stato infatti molto particolare, e l’ho scoperto per caso. Esiste un contatore del numero delle voci, {{NUMBEROFARTICLES}}, che per esempio è sfoggiato in alto a destra nella pagina principale di Wikipedia in italiano. Di solito il contatore viene incrementato automaticamente con la creazione di una voce (e decrementato con la cancellazione…), ma a volte si perde qualcosa. Il modo pratico per ovviare a questo fatto è lo stesso che avviene nei censimenti: si va avanti con le stime, ma ogni tanto si rifà un conteggio da capo. Per quanto riguarda Wikipedia, questo capita due volte al mese: per un caso del destino, quando è partito a mezzanotte (ora di San Francisco, le nostre 9 del mattino) del primo febbraio ha scoperto che non erano state contate un migliaio circa di voci: più di quelle che mancavano per raggiungere il milione e mezzo.

In definitiva, è impossibile sapere quale è stata esattamente la voce “premiata”! Mi diverto a pensare a tutti quelli che avevano in canna nuove voci da aggiungere al momento giusto e sono stati fregati da questo assestamento: ma è anche vero che la mia filosofia preferisce la qualità alla quantità e quindi non è un punto di vista neutrale…

Dov’è la direttiva copyright?

13:04, Monday, 21 2019 January UTC

Ricordate tutta la storia sulla direttiva europea per il copyright nel mercato digitale? A settembre l’Europarlamento aveva votato un testo parecchio punitivo per gli amanti della comunicazione libera, visto che estendeva parecchio le regole attuali sul copyright – regole che, ribadisco, noi di Wikimedia Italia riteniamo corrette come principio, ma per cui avremmo voluto alcune eccezioni in casi in cui non sono lesi reali diritti economici. A quel punto è partito il trilogo tra Commissione, Consiglio ed Europarlamento per armonizzare vieppiù la normativa, e oggi ci sarebbe dovuto essere il voto a riguardo. E invece no. Il voto è stato rimandato su richiesta di un certo numero di paesi, tra cui l’Italia in variegata compagnia (Germania, Polonia, Ungheria…)

A pensare male si commette peccato, lo so: ma credo che c’entrino parecchio i soldi messi da Google che ovviamente è contro l’articolo 11, la “tassa sulle citazioni” nata esplicitamente perché gli editori possano ricevere introiti dai link di Google News verso i loro siti. Checché si dica, la censura quasi preventiva sul caricamento di file da parte degli utenti prevista dall’artiolo 13 non è per loro così importante, la tecnologia ce l’hanno: anzi forse per loro era meglio la versione originale con la censura davvero preventiva. Però è chiaro che parlare di censura fa molta più presa verso l’opinione pubblica. Certo, i lobbisti dall’altra parte, con la nostrana Siae in testa, hanno tentato qualche contromisura, come la newsletter Articolo 13, che però non mi pare abbia avuto chissà quale successo. Ad ogni modo adesso la situazione è in stallo: i tempi tecnici per approvare la direttiva prima che il termine della legislatura mandi tutto a gambe all’aria sono stretti, e non credo che si arriverà a un compromesso di direttiva monca con stralcio dei due articoli incriminati. Da un punto di vista teorico, infatti, una nuova direttiva che superi quella attuale che risale al 2001 quindi quasi alla preistoria è necessaria: ma mi pare tanto che i grandi attori siano più interessati alla vil pecunia che ad avere una legge equa per tutti.

In tutto questo, avrete forse notato l’assenza del movimento Wikimedia dal dibattito. La cosa non è casuale: noi possiamo portare idee, abbiamo anche l’orgoglio di dire che le nostre idee sono sensate: ma nonostante quanto ci sia stato rinfacciato noi non siamo al soldo di nessuno. Personalmente ritengo sia la campagna Google che quella Siae sfacciatamente di parte, nel senso che nascondono dati ufficiali per portare l’acqua al loro mulino: poi è chiaro che anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta, e quindi se si otterrà un risultato positivo per un motivo negativo noi apprezzeremo il risultato, esattamente come se si otterrà un risultato negativo (sempre per un motivo negativo…) accetteremo quanto votato. Ma continueremo a ritenere che il copyright deve tutelare l’autore (non le corporation) ma allo stesso tempo non deve diventare un moloch che abbracci qualunque imprevedibile sviluppo, impedendo la creatività che è la sua vera ragione d’essere.

Wikipedia è maggiorenne!

03:04, Tuesday, 15 2019 January UTC

Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)

Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!

Il giorno del Pubblico Dominio

03:04, Monday, 31 2018 December UTC

Ugo mi ricorda di segnalarvi che domani sarà un gran giorno per la cultura libera: avremo infatti il Public Domain Day. In pratica, a furia di pensare al muro alto alto fino al soffitto da fare al confine con il Messico, il governo americano non si è accorto che per la prima volta dopo vent’anni ci sarà del materiale prodotto negli USA e sotto copyright che entrerà nel pubblico dominio.

La storia è lunga e interessante, potete leggerla su Wikipedia (e dove, sennò?) All’inizio del XIX secolo, gli USA non rispettavano affatto il copyright sulle opere britanniche, che venivano scopiazzate a piacere. Scrittori come Dickens fecero tournée in America anche per rafforzare il proprio diritto a ricevere i soldi per le loro opere. Poi col tempo le cose cambiarono e il copyright si allungò sempre più, fino al Sonny Bono Act del 1998 – noto anche come Mickey Mouse Act – che portò il copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore oppure a 95 anni nel caso di opere di “corporate autorship”. Il nomignolo della legge è dovuto al fatto che Disney ha fatto lobbying per salvare le opere di Topolino, che sarebbero state presto nel pubblico dominio. Per il momento mancano ancora cinque anni prima che Steamboat Willie, il primo corto con Topolino, entri nel pubblico dominio; non trattenete il respiro. (Che si possano creare storie con Topolino senza il permesso della Disney è improbabile, visto che il nome è un marchio registrato. Però sarebbe interessante scoprire cosa succederebbe con un’opera derivata).

Insomma, godiamoci per una volta una bella notizia e cerchiamo di non pensare al domani!

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Belle cose

02:04, Monday, 22 2018 October UTC

Mercoledì scorso i quotidiani locali veneti, a partire dall’Arena, hanno scritto che “il sindaco di Terrazzo [un comune del veronese] era il serial killer Gianfranco Stevanin”. Il tutto perché “Google dice che lo dice Wikipedia”. Come l’ho saputo? Perché un giornalista del Corriere del Veneto ci ha scritto chiedendo maggiori informazioni, visto che sulla pagina di Wikipedia non c’era traccia del nome. Io gli ho risposto spiegandogli cosa è probabilmente successo: a metà luglio qualche buontempone aveva cambiato il nome, il primo settembre era stato rimesso a posto, ma nel frattempo i crawler di Google erano passati e avevano preso il nome sbagliato. Il giorno dopo il Corriere del Veneto riporta i fatti con la mia spiegazione.

Tutto questo sarebbe assolutamente normale nel mondo anglosassone, ma mi lascia (favorevolmente!) stupito qui da noi. Grazie ad Alessio Corazza (che mi aveva scritto per chiedere informazioni) e a Matteo Sorio (che ha firmato l’articolo) per ricordarci come dovrebbe funzionare il giornalismo!

archive.org ha “aggiustato” Wikipedia!

02:04, Wednesday, 03 2018 October UTC

Sapete tutti che archive.org, tra le tante sue iniziative, raccoglie le pagine web per salvarle in modo che non si perdano come lacrime nella pioggia quando un sito viene chiuso (oppure, per i cattivi dentro come me, per verificare cosa dicevano inizialmente…)

Ordunque, lunedì gli amici di archive.org hanno annunciato di avere completato un loro meritorio progetto. Hanno scorso le voci delle 22 edizioni linguistiche di Wikipedia più importanti (tra cui quella in italiano), selezionato i link che non funzionavano più, verificato se la pagina corrispondente era salvata da loro e nel caso sostituire il link rotto con quello funzionante. Ora, è vero che i BOFH in ufficio da me impediscono di accedere ad archive.org, ma questo è un mio problema. Immaginate però quanta roba è tornata a essere disponibile – sono stati modificati nove milioni di collegamenti – e gioite con me :-)

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