it.planet.wikimedia

June 26, 2015

Notiziole di .mau.

Tablet School

Domani e sabato a Bergamo, Centro Congressi Papa Giovanni XXIII, ci sarà il meeting Tablet School, promosso e supportato dal Centro Studi ImparaDigitale che - cito dal sito - «ha come obiettivo modellizzare un metodo di didattica per competenze per una scuola inserita nel cloud computing, attraverso l’utilizzo di tecnologie personali e mobili.»

Qui c'è il programma della manifestazione: il Vostro Affezionato, sperando che i tremezzenni non si ammalino del tutto proprio oggi, sarà uno degli esperti, in quota Wikipedia. Sapevàtelo!

June 26, 2015 02:09 AM

diritto all'oblio

Leggo dal blog di Daniele Minotti che il Garante della Privacy ha annunciato due provvedimenti che riguardano il cosiddetto "diritto all'oblio". Cosa sia il diritto all'oblio dipende molto da chi è che lo sta spiegando: per esempio c'è molta gente - tipicamente chi è stato condannato per reati "scomodi" - che afferma che dopo un certo periodo tutte le notizie devono essere espunte dai motori di ricerca, se non addirittura dall'internet tutt'intera.

La posizione del Garante mi sembra non solo molto più morbida, ma anche logicamente sensata: citando Minotti, «ordina a [omissis] di predisporre, nell'ambito dell'archivio storico on line del quotidiano [omissis], un sistema idoneo a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) l'esistenza degli sviluppi delle notizie relative al ricorrente». Col mio cappellino di wikipediano non riuscirei mica ad accettare il principio che una notizia debba venire nascosta perché è passato un po' di tempo - cosa che è ben diversa da dire "se allora ha fatto così, continuerà a farlo anche in futuro. Però so bene che tante volte può essere pubblicata una notizia falsa, oppure capita di essere ingiustamente portati in tribunale. Anche se poi arriva la smentita, oppure si viene scagionati completamente dalle accuse, non è affatto vero che "tanto basta andare a cercare in rete e si trova anche la verità". Sì, la si trova se la si cerca: uno storico con un minimo di onestà intellettuale lo farà, una persona con un po' di esperienza in rete saprà anche farlo, ma il 99% della gggente si limiterà a prendere per buono quanto gli è arrivato nel link, e non si sognerà nemmeno di fare una ricerca aggiuntiva. Da questo punto di vista i media - ma anche i blog: il buon esempio si può anche dare anche nel piccolo! - dovrebbero avere un obbligo morale di aiutare il lettore casuale a farsi un'idea il più possibile completa di un fatto, idea che non può essere solo statica ma deve anche avere una dimensione temporale.

Certo, tutto questo ha un costo, non nascondiamoci dietro un dito. Al blogger costa relativamente poco andare a modificare un singolo post ogni tanto, ma per una redazione web il lavoro potrebbe essere continuo, fatto in modo da specificare qual è la notizia originale e quali le aggiunte, altrimenti rischiamo di tornare ai quotidiani riscritti come in 1984 (Orwell apprezzerebbe...), e probabilmente richiederebbe di rivedere la struttura completa del CMS dietro alla visualizzazione delle pagine. Visti i guai finanziari in cui si dibattono i giornali, qua si aprirebbe davvero il vaso di Pandora, mi sa. Però iniziare a pensarne non può che fare bene, no?

June 26, 2015 02:09 AM

oggi faccio il relatore

Dopo pranzo prendo due ore di permesso e una metropolitana e me ne vado al BIT, la Borsa Internazionale del Turismo presso la Fiera di Milano che oramai non è più a Milano ma a Rho, per partecipare alla Show X Conference, un format tipo TED (ma non si può dire TED se non è TED) presso lo stand della regione Friuli-Venezia Giulia. Ci vado ovviamente con il cappellino Wikimedia Italia, ma per una volta non parlo di Wikipedia bensì di Wikivoyage e Wiki Loves Monuments.
Se qualcuno vuole vedermi, da AltraTv e un po' di altri siti c'è la diretta (il tutto comincia alle 14, io parlerò penso verso le 14:20 o poco più in là). Se qualcuno poi riesce a salvarsi lo streaming e inviarmelo, sarei molto grato!

June 26, 2015 02:09 AM

Virgillito, sarai contento!

Ricordate il racconto di Daniele Virgillito, su come si sia vantato di aver fregato giornali e televisioni inserendo su Wikipedia citazioni false? Bene. Oggi è morto Claudio Abbado (requiescat in pace), e abbiamo subito avuto l'aggiunta di questa citazione, seguita subito da questa (anche reiterata dopo che era stata eliminata). Dopo che la voce è stata semiprotetta in modo da fermare momentaneamente gli utenti anonimi, si è continuato con questa.

Il problema per Wikipedia non c'è stato; non siamo così stupidi, e le citazioni sono state eliminate in un minuto o due. Ma sicuramente ora Virgillito potrà fregiarsi del titolo di "trendsetter", e Wired Italia di essere sempre all'avanguardia nel parlare delle nuove tendenze in rete. Complimenti a tutti.

June 26, 2015 02:09 AM

Previti contro Wikimedia Foundation, Inc.

Il 20 giugno scorso il tribunale di Roma ha emesso una sentenza (12261/2013) in un processo intentato da Cesare Previti contro la Wikimedia Foundation. Nella causa, Previti sosteneva che la versione della voce su di lui nell'edizione in italiano di Wikipedia fosse "pettegolezzo pseudo giornalistico alimentato dall’opera di soggetti [...] assolutamente inattendibili", contenendo affermazioni inesatte e diffamanti, e che quindi Wikimedia Foundation dovesse essere responsabile di fronte alla legge italiana per aver fornito un luogo che consente la pubblicazione di contenuti presumibilmente diffamanti. Il giudice ha respinto l'accusa, affermando che «ai sensi delle leggi italiane, la Wikimedia Foundation è un fornitore di hosting piuttosto che di contenuti e come tale non può essere ritenuta responsabile dei contenuti scritti dagli utenti individuali».

La sentenza è solo di primo grado, ma è molto interessante - oltre che essere stata rapida, essendo stata avviata il 30 gennaio. Innanzitutto la prima citazione era stata fatta non solo a WMF ma anche a Wikimedia Italia: gli avvocati di Previti hanno poi però riconosciuto che noi non abbiamo nulla a che fare con la gestione delle pagine dell'enciclopedia. La seconda cosa è che nella sentenza viene esplicitamente scritto che «[Wikimedia] offre un servizio basato proprio sulla libertà degli utenti di compilare le voci dell’enciclopedia: è proprio questa libertà che esclude l’obbligo di garanzia e che trova il suo bilanciamento nella possibilità lasciata a chiunque di modificarne i contenuti e di chiederne la cancellazione [...]»: dunque, non solo si fa vedere che Wikipedia afferma esplicitamente di non poter garantire la veridicità dei dati, ma che un'ulteriore garanzia è data dalla possibilità di correggere eventuali errori trovati (naturalmente se la voce non è protetta).

Ciò che forse non è chiaro è che il tribunale non è (giustamente) entrato nel merito delle affermazioni riportate nella voce. Vorrei che fosse ben chiaro che se effettivamente ci sono delle frasi diffamatorie, chi le ha scritte ne è responsabile penalmente, e presumo che WMF avrebbe fornito eventuali log per poter risalire all'utenza: ma non era questo l'oggetto del contendere. Spero che questa sentenza sia un buon viatico per la causa Angelucci che si trascina ormai da quattro anni (e dove tra l'altro le affermazioni contestate erano titoli di articoli su Corriere e Repubblica...)

Aggiornamento: giuro che mentre scrivevo non avevo saputo di questa notizia.

Aggiornamento 2: (28 giugno) sempre per i casi della vita, Luca Sileni mi ha segnalato come il giudice ha applicato gli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 70/03 (Responsabilità nell'attività di memorizzazione di informazioni-hosting; Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza), promulgato dal governo Berlusconi 2.

June 26, 2015 02:09 AM

l'internazionalismo italiano

In India il partito del Congresso ha deciso di creare un nuovo stato, il Telangana, suddividendo l'Andhra Pradesh. Gli abitanti della parte dell'Andhra Pradesh rimasto, che si troverebbero senza capitale (Hyderabad resterebbe nel territorio del Telangana, anche se per dieci anni sarebbe una "capitale condivisa": la cosa non è banale, perchè Hyderabad è la sesta città dell'India, ha per esempio il quartier generale indiano di Facebook), sono insorti come avevano già fatto nel 2009; ma sono corsi e ricorsi storici, perché il Telangana era stato unito all'Andhra cinquant'anni fa tra le proteste dei suoi abitanti. Insomma, la situazione è piuttosto pesante.
Però se uno legge i quotidiani italiani, almeno quelli online, non sa nulla. Ho controllato le sezioni Esteri di Corriere, Repubblica, Stampa, Messaggero (no, loro non hanno una sezione esteri), Giornale, Libero, Padania. Zero. Di notizie da quelle parti c'è solo quella dello show pakistano che dà in premio neonati - notizia di cui per esempio non v'è traccia sul Guardian. Ah, sì: c'è un flash sull'India nel sito del Corriere: questo. Abbiamo titoloni su Berlusconi che dice sempre le stesse cose, titoloni su Marchionne che dice sempre le stesse cose, titoloni su Manning dichiarato colpevole (perché se si parla di USA allora sì che siamo internazionali): punto.
Una cosa minimale sul declino totale italiano: stamattina sono andato a vedere la voce di Wikipedia sul Telangana. La versione inglese era semiprotetta perché anche da loro si scambia un'enciclopedia con un sito di cronaca; c'erano versioni in una ventina di lingue, tutte le principali del mondo... tranne quella italiana. Probabilmente chi lavora su it.wiki era troppo preoccupato ad aggiornare le voci sul calciomercato. (Per la cronaca, per la prima volta da penso un anno a questa parte ho aggiunto una voce: giusto un abbozzo, ma almeno se per sbaglio qualche italiofono passa di là sa da dove partire)

June 26, 2015 02:09 AM

Dell'irrilevanza di Telecom Italia

Prima mi è capitato di cercare delle informazioni (il fatturato) su Telecom Italia, e ho scelto il sistema più rapido: controllare su Wikipedia. Bene: ho visto che tra i "personaggi chiave" era ancora indicato Franco Bernabè, che ("in sintonia con il Consiglio di Amministrazione") si è dimesso giovedì scorso.
A parte le pagine sui calciatori che durante il calciomercato vengono modificate un secondo newyorkese [*] dopo che un quotidiano sportivo accenna alla possibilità che la squadra X sia interessata a lui, vi garantisco che la stessa cosa capita per esempio quando si forma un nuovo governo, visto che la gente non sa o non vuole sapere che il governo entra in carica con il giuramento davanti al Presidente della Repubblica, non prima. Bene, in cinque giorni nessuno di questi aggiornatori compulsivi ha pensato di correggere il box su Telecom. Direi che le conseguenze da trarre sono chiare.


[*] "The shortest unit of time in the multiverse", come spiega Terry Pratchett

June 26, 2015 02:09 AM

Assemblea di Wikimedia Italia

Mi han detto che hanno coperto il dito medio alzato di Cattelan, ma piazza Affari ha sempre un certo qual fascino perverso. Se siete a Milano, insomma, e siete affezionati a Wikipedia, potete sempre venire all'assemblea dell'associazione Wikimedia Italia, che si terrà sabato 2 marzo presso la sala stampa Telecom Italia, appunto in piazza Affari 2. L'assemblea vera e propria, che da un certo punto di vista è la parte più noiosa per chi socio non è, si terrà dalle 14 alle 18: dalle 10 alle 13 ci saranno invece le presentazioni dei progetti promossi o aiutati da Wikimedia Italia, cosa che potrebbe essere più interessante anche per capire come non esista solo Wikipedia.

L'unica avvertenza è che dovete sbrigarvi ad indicare la vostra adesione! Per motivi organizzativi è infatti necessaria un'iscrizione (gratuita) entro la mezzanotte di oggi, andando su EventBrite. Se ci sarete, come bonus-malus potrete vedere il mio bel faccino dal vivo!

June 26, 2015 02:09 AM

Wikipedia e i complotti

Oggi il Corsera riporta un'intervista a Luigi Zingales, co-fondatore di Fare per Fermare il Declino. Zingales parla dello sputtanamento pubblico di Oscar Giannino, e accenna anche a Wikipedia:

Il fatto che in due dall'Italia facessero ricerche su Giannino alla sua università non l'ha insospettita? «Sul momento sì. Ho cercato di capire chi fossero. Il primo è un giornalista, Alex D'Agosta, collaboratore del Sole 24 Ore nel settore auto. L'altro è un ingegnere appassionato di Wikipedia e questa storia dimostra che Wikipedia è meravigliosa: due fazioni si combattevano sul web sul master di Giannino e entrambi volevano sapere la verità. Poi se qualcun altro da dietro ha mosso Wikipedia non so, ma mi parrebbe una cosa da servizi segreti. Improbabile».
Come i miei ventun lettori ben sanno, negare esplicitamente una cosa che non è stata chiesta è un artificio retorico per mettere la pulce nell'orecchio all'interlocutore. Proviamo a fare un rapido controllo in stile occamistico, e vediamo quanto è probabile che "qualcun altro da dietro ha mosso Wikipedia". Eccomi qua, uomo o donna dei Poteri Forti, che sta disperatamente cercando un modo per fermare l'inarrestabile ascesa di FFiD. Finalmente ho le prove che il master di Giannino non è mai esistito: però i miei Poteri non sono così forti da intortare un giornalista di un grande quotidiano, e quindi mi rivolgo a Wikipedia dove tanto tutti possono scrivere. O magari il problema è diverso: i miei Poteri non riescono a trovare le prove, e allora vado a sfruttare i wikipediani, che saranno sempliciotti ma quando si lanciano su una pista non la mollano più. Seriamente: vi paiono scenari possibili?

Come avevo scritto su Voices, non è così strano che all'interno di Wikipedia ci siano fazioni che lottano per imporre una loro visione; la perfezione non è di questo mondo. Ma nel caso in questione non stiamo parlando di visioni, quanto di fatti documentati; tanto che una volta che si è avuta la certezza che il master non esisteva la discussione è terminata. Allora, perché tirare in ballo i servizi segreti? Solo per non perdere l'abitudine?

June 26, 2015 02:09 AM

Free versus Open

Oblomov ha scritto una postessa (ci potrà ben essere un equivalente di "articolessa", no?) sulle differenze tra Google Maps e OpenStreetMap. Considerando che il commento di molti, soprattutto vedendo che il post è in inglese, sarà "tl;dr" (cioè "too long; don't read") spero di fare cosa gradita segnalando un paio di punti che in genere non mi pare siano molto trattati. Insomma, diciamo che il concetto di "free as a beer / free as in speech" forse è chiaro, ma su altre cose non ci si sta a pensare molto.

Innanzitutto, c'è il concetto che in questi ultimi mesi ha preso l'hashtag #ovviamentegratis - il punto che cioè Google sfrutta le nostre informazioni per aggiungere per esempio a Maps foto e recensioni di posti, e naturalmente non ci paga per questo. Cosa che di per sé non sarebbe nemmeno così preoccupante, se non fosse che nessuno ci garantisce che Google continuerà a fornirci il servizio: lasciando perdere Google Reader, anche nel caso di Maps Google un paio d'anni fa ha tolto il servizio di geolocalizzazione che sfruttava i router wifi, lasciandolo solo in una versione molto nascosta da usare per Android. Quindi è molto meglio se possibile contribuire a un progetto open, che sicuramente non sparirà.

Il secondo concetto importante è che perché un "crowdsourcing" (cioè l'informazione fornita dal basso) funzioni, a parte tutti i guai legati alla verifica dei dati, occorrono altre due cose: una massa critica e un'interfaccia semplice per inserire dati. La massa critica serve perché se i dati presenti sono pochi, allora solo i più sfegatati avranno voglia di contribuire, mentre se ce ne sono tanti c'è più gente disposta ad aggiungere il proprio piccolo contributo alla cattedrale (no, non "al bazar": Eric Raymond scelse la metafora sbagliata). L'interfaccia serve ovviamente per semplificare la vita alla gente. Non per nulla Wikipedia ha una massa critica e sta disperatamente cercando di avere un'interfaccia semplice (Visual Editor e Lua magari non vi dicono nulla, ma sono i tentativi attuali), e gli altri progetti Wikimedia soffrono perché mancano anche della massa critica.

Il terzo (e quarto) punto è che per fare servizi interessanti occorre riuscire a correlare tanti dati, e di tutti i tipi. E molti dati interessanti non sono facilmente recuperabili. Oblomov fa l'esempio degli orari realtime dei mezzi pubblici: questo tipo di dati esiste, ma non è aperto, e ovviamente non può essere ricreato dal basso. Sarebbe però bello avere un'accesso codificato a tali dati, per poterli appunto sfruttare per altri sistemi. Sarebbe un bel tema per l'agenda digitale, no? Peccato che non si vedano sponsor politici, che sono tutti a cercare sponsor paganti :-(

Per tutto il resto vi lascio a Oblomov :-)

June 26, 2015 02:09 AM

che scherzone, Wired Italia!

Ieri Daniele Virgillito, "autore per Wired Italia", ha scritto un articolo sul magazine in cui si vanta di avere "fregato tv, politici e giornali" inserendo false citazioni su Wikipedia nelle pagine relative a personaggi famosi appena morti, citazioni che sono state prontamente riprese dai media.

Mi verrebbe da dire "peggio per quei media boccaloni, e che soprattutto si 'dimenticano' di indicare la fonte delle loro citazioni": ma purtroppo questo significa che c'è un forte rischio che la falsa citazione diventi vera proprio perché citata da una fonte esterna, il che è una brutta cosa per Wikipedia. Tra l'altro, non è un caso che su Wikiquote, il progetto Wikimedia che raccoglie citazioni, da anni una citazione senza fonte viene immediatamente cancellata senza passare dal via. Magari è la volta buona che anche su Wikipedia in italiano si dà un giro di vite, e pazienza se si alzeranno le solite voci sulla censura.

Ma il mio primo pensiero, a dire il vero, è stato un altro. Vi fidereste delle informazioni che si trovano in un luogo che tutto felice fa un'apologia delle citazioni false?

(ah: quanto all'autore in sé, date un'occhiata a uno dei suoi contributi. L'unica cosa che posso aggiungere è che se fossi stato io ad accorgermi di quella modifica, avrei cassato tutte le sue altre)

June 26, 2015 02:09 AM

necrofili wikipediani

Tra i tanti guai che affliggono Wikipedia c'è sicuramente la scarsità di volontari che aggiungono materiale all'enciclopedia. Beh, in realtà c'è tanta gente che vuole parlare di sé stessa o delle cose fatte da loro o delle cose per cui sono pagati per fare pubblicità, ma per il momento tralasciamo questo fatto.
Ma c'è un guaio che si aggiunge al guaio: quelli che non appena un personaggio famoso ha un incidente o una malattia che lo portano in fin di vita, corrono immediatamente ad aggiornare Wikipedia scrivendo della sua morte. L'ultimo caso in ordine di tempo è quello di Michael Schumacher, dove ieri sera un cretinutente non registrato ha modificato per tre volte in dieci minuti la voce relativa per indicare la sua morte (alla fine la voce è stata semiprotetta, quindi per qualche giorno la potranno modificare solo gli utenti registrati). Il penultimo caso è stato quello di Andrea Brambilla ("Zuzzurro"), dato per morto con ventiquattr'ore di anticipo.
Lo so, non so nulla di psicologia né tanto meno di psichiatria. Però riesco più o meno a intuire la logica - si fa per dire - di chi cerca un minimo di notorietà commentando "PRIMO!!!12!" non appena un vip scrive un post. Riesco anche a immaginare perché qualcuno metta apposta informazioni false su una voce di Wikipedia: la madre degli imbecilli è sempre incinta, e qualcuno può sperare di ridere al pensiero che qualcuno scriva che Napoleone è morto il 1822. Ma in questi casi non c'è nessuna identità associata (e quindi che razza di "primo" sei?) e chi va a vedere quelle voci sa bene che il personaggio in questione non è ancora morto. Quindi che logica ci sarebbe?

Post Scriptum (31/12): mi sono dimenticato di aggiungere tra le varie possibilità quella - capitata piuttosto spesso in passato - in cui un grande o piccolo quotidiano casualmente accede alla voce di Wikipedia proprio nei pochi minuti in cui essa indica erroneamente la morte. Io non sono un grande amante del caso, e quindi in quei frangenti capisco la logica.

June 26, 2015 02:09 AM

La fortuna dei giornalisti

Anche oggi un qualche media è riuscito a portarsi a casa la giornata con una "galleria fotografica" del vandalismo su una voce di Wikipedia; stavolta ha vinto l'Espresso con la pagina sul Partito Democratico che è diventato "di centro-sinistra, ma anche di centro-destra" e avente come segretario "Silvio Berlusconi".
Beh, si sa che la mamma degli idioti è sempre incinta e che evidentemente non deve essere così difficile modificare Wikipedia - mi chiedo solo come mai allora ci siano così pochi contributori. Ma c'è qualcosa di più. La schermata mostrata nella foto è stata online, come si può vedere dalla cronologia della voce, tra le 3:32 e le 6:43 di stamattina: chiunque l'abbia salvata doveva sicuramente soffrire d'insonnia. O forse bisogna considerare l'intervallo di tempo tra l'1:30 e l'1:55, prima del primo rollback (il ripristino alla versione corretta)... Ma noi di Voyager non crediamo che sia successo così: se guardate l'insieme delle modifiche dell'autore anonimo tra l'1:20 e l'1:30, scoprireste anche un titoletto modificato in «Le dimissioni di Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi e l'inciucio col PDL di Berlusconi», e nella galleria questo titoletto non si vede. Quindi posso supporre che sia il secondo intervallo di tempo quello in cui è stata presa la schermata. Tra l'altro quella modifica è stata un contro-rollback, unico intervento sull'enciclopedia di un IP statico proveniente da... una rete governativa brasiliana, se il traceroute online è corretto. Interessante, no?

Ma magari la vera risposta è ancora un'altra. Voi che ne pensate?

June 26, 2015 02:09 AM

io quel ministro lo conosco!

Me ne ero completamente dimenticato - me l'ha dovuto ricordare un'altra wikipediana, tanto per dire quanto sono attento a queste cose. In effetti ho conosciuto personalmente il neoministro dei beni culturali Massimo Bray.

A ottobre 2009 partecipai al convegno Da Diderot a Wikipedia, organizzato dall'università di Padova, con un intervento il cui titolo è chiaramente riconoscibile come opera mia: "Wikipedia, i Pokémon e la teoria della complessità nei sistemi emergenti". Tra gli altri relatori c'era anche Bray, ai tempi direttore editoriale della Treccani, con "La Treccani e Wikipedia: una coesistenza fruttuosa". Non lasciatevi fuorviare dal titolo: l'intervento, di cui purtroppo non v'è traccia in rete - tra Treccani e Wikipedia una qualche differenza c'è anche a monte, mica solo sui prodotti editoriali veri e propri! - era piuttosto supponente nei confronti di Wikipedia.

In pratica, il concetto che espresse era "sì, noi mettiamo i link a Wikipedia sui nostri prodotti online, ma tanto sappiamo che quello che facciamo noi è molto, molto, molto meglio"; concetto nemmeno infiocchettato troppo bene, se devo dirla tutta. Avrei capito se avesse detto "noi non abbiamo né i mezzi né la volontà di parlare di tutto: è dunque nostro imperativo morale fare una cernita e dedicarci seriamente a poche migliaia di voci di qualità, lasciando a Wikipedia la cosiddetta raccolta popolare". L'impressione non solo mia è che invece fosse invidioso del successo di un prodotto dichiaratamente inferiore (ma lo dichiariamo anche noi wikipediani!) mentre l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana si dibatteva e aveva sempre meno fondi a disposizione. Ah, sì: nelle chiacchiere del dopo-convegno si era anche chiesto da dove arrivassero tutti i soldi per Wikipedia.

Sono passati tre anni e mezzo. Molte cose sono mutate, alcune in meglio altre come i fondi a disposizione in peggio. Il mondo Wikimedia continua ad avere tutto a che guadagnare da una collaborazione col MiBAC, ma anche il ministero avrebbe a che guadagnarci dalla collaborazione, e lo si è visto anche l'anno scorso. Chissà che ci riserverà il futuro.

June 26, 2015 02:09 AM

copiare non è bello

[non vinse...]

Quello qui sopra è un ritaglio di un articolo del Corriere. Peccato che Bigas Luna non vinse la Mostra di Venezia ma ottenne solamente il Leone d'Argento. Com'è possibile uno svarione simile?

Io un'ideuzza ce l'avrei. Fino a pochi minuti fa (dopo che la cosa mi è stata segnalata) la voce di Wikipedia diceva appunto che «Prosciutto, prosciutto vinse la Mostra di Venezia ed attirò attenzioni e critiche al regista spagnolo.» Per la cronaca, lo diceva dal 2005...

Diciamo che se al Corriere avessero citato le fonti almeno avrebbero potuto evitare la figuraccia ;-)

June 26, 2015 02:09 AM

June 24, 2015

Voices Telecom Italia

Wikipedia è troppo libera?

Lunedì 22 giugno Wikipedia è entrata in Montecitorio. Presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati si è infatti tenuto il BarCamp “Wikipedia arriva in Italia. E l’Italia su Wikipedia?”, organizzato dall’Intergruppo innovazione e dall’Ufficio stampa della Camera in occasione della scelta di Esino Lario, un paesino di 800 abitanti, come sede di Wikimania 2016. Un agguerrito gruppetto di soci di Wikimedia Italia ha raccontato senza timori reverenziali quali sono i problemi che Wikipedia, soprattutto la versione in lingua italiana, si trova ad affrontare. Un esempio pratico è stata la creazione di una voce dell’enciclopedia sulla Sala del Mappamondo, che non esisteva ancora: nella voce però non si è potuto inserire un’immagine della sala, per le ragioni che spiego dopo. I curiosi possono vedere il video dell’evento nel sito della Camera, a partire da questo link: su Twitter si è usato il tag #wikicamp.

Per evidenziare la differenza di approccio tra i wikipediani e le istituzioni si potrebbe ricorrere alle spigolature: gli interventi che non sforavano i tempi, tanto che c’è stata la possibilità di un lungo dibattito; la battuta sui wikipediani che sono più papisti del papa e non inseriscono nell’enciclopedia foto come quelle che il ministro Franceschini invia tranquillamente su Instagram; soprattutto i rinfreschi in sala, che sono rimasti intatti fino alla fine. Ma fare così nasconde la vera differenza di visione, quella su cos’è la libertà della cultura. La dottoressa Laura Moro, responsabile dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni Artistici, Culturali e Turistici, lo ha mostrato parlando di fotografi professionisti che non vogliono che il loro lavoro per cui sono pagati venga distribuito gratuitamente a tutti, del diritto di autore violato facendo foto ai monumenti e della tristezza nel vedere il Colosseo raffigurato sulle tazze: ma non è molto diverso quanto ha detto il sottosegretario MiBACT Francesca Barracciu, che ha ricordato che l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore ora permette di usare riproduzioni di opere per uso didattico o scientifico.

Quello che è difficile spiegare è che Wikipedia è per scelta specifica molto più che un “sito culturale”. Non solo non ha fini di lucro né diretto né indiretto, tanto che non c’è pubblicità; ma dà la possibilità a chiunque di riusare il materiale anche a fini commerciali. Lo scandalo è questo qua: la legge sul diritto d’autore specifica che immagini e suoni devono essere a bassa risoluzione o degradata – e fin qua nessun problema – e se l’uso non è a scopo di lucro – e qui casca l’asino. Possiamo discutere se sia giusto oppure no, e ci sono buone ragioni in entrambi i casi; ma è certo che mentre posso usare le immagini su questo blog non posso farlo su Wikipedia. Non potrei nemmeno farlo su Facebook o Instagram, viste le licenze d’uso di questi siti; ma come ieri ha giustamente rimarcato Frieda Brioschi Wikipedia non può permettersi di non osservare la legge, anche perché chi rischia è colui che inserisce materiale illecito.

Ma il diritto d’autore non è l’unica tagliola che si ha in Italia, come esplicitato nel convegno da Federico Morando. Per essere chiari, Wikipedia non vuole affatto che i fotografi professionisti regalino le loro opere: quello che interessa è che i dilettanti abbiano la possibilità di farlo, naturalmente se loro lo vogliono. Ma questo è impossibile anche nel caso di opere i cui diritti di autore sono scaduti da decenni, ammesso che ce ne siano mai stati. A differenza del resto del mondo, un cittadino italiano non può fotografare il Colosseo e dare il diritto di riuso commerciale dell’immagine. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, noto anche come Codice Urbani, prevede infatti che venga richiesto il permesso al “possessore” del monumento, che può chiedere il pagamento di una somma di denaro nel caso di uso commerciale. Ciò significa che quando si svolge il concorso Wiki Loves Monuments è necessario chiedere a tutti gli enti un’autorizzazione, con un aggravio burocratico pesantissimo che il resto del mondo non ha. (Ah, per la cronaca: la foto del Colosseo su Wikipedia è di un cittadino australiano proprio per questa ragione). Lo stesso per la foto della Sala del Mappamondo: abbiamo dovuto chiedere il permesso al Segretario Generale della Camera, speriamo di averlo in breve, ma per il momento niente foto.

Ha senso tutto questo? La dottoressa Moro spiega che nella sua struttura con i proventi di queste autorizzazioni paga lo stipendio di due collaboratori. Pur senza entrare in calcoli sui possibili ricavi di una liberalizzazione, si potrebbe per esempio immaginare una legislazione fatta alla rovescia: si stila una lista di “monumenti di interesse commerciale elevato” per cui si richiede l’autorizzazione e si lascia libertà di fotografia per tutti gli altri.

[freedom of panorama
Libertà di panorama in Europa, da Wikimedia Commons (http://bit.ly/1Gq65bB)
Non pensate comunque che la situazione sia rosea in tutto il resto del mondo: tra pochi giorni potremmo infatti rischiare che in tutta l’Unione Europea sia limitata la libertà di panorama, vale a dire la possibilità di scattare e riprodurre fotografie di edifici, opere e luoghi pubblici senza infrangere il diritto d’autore, quindi anche per opere contemporanee. Ribadisco, non si parla di opere nei musei o in collezioni private, ma di edifici e monumenti all’aria aperta. Come si può vedere nell’immagine qui a fianco, l’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui non esiste libertà di panorama; ma in questi giorni il Parlamento Europeo sta per votare una riforma complessiva del diritto d’autore. Il relatore originale è Julia Reda del Partito Pirata (sconfessata dal capo del suo partito perché è stata troppo conservatrice…); ma come potete leggere sul suo sito, tra gli emendamenti proposti c’è quello del deputato francese dell’ALDE (i liberali, che evidentemente non sono libertari…) Jean-Marie Cavada: il testo originale della proposta diceva

Calls on the EU legislator to ensure that the use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in public places is permitted;

mentre l’emendamento Cavada recita esattamente l’opposto:

Considers that the commercial use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in physical public places should always be subject to prior authorisation from the authors or any proxy acting for them;

Di nuovo, una proposta come questa sarebbe un durissimo colpo per Wikipedia, che evidentemente ha il guaio di essere troppo libera. La votazione definitiva si avrà il 9 luglio, e sono in tanti i movimenti che si stanno mobilitando per convincere gli europarlamentari a votare contro l’emendamento. Se volete saperne di più, leggete questo testo che dà qualche informazione puntuale in più.

Dopo tutte questa recriminazioni, termino con una nota positiva. È vero che il Catalogo Generale dei Beni Culturali, oltre a non permettere la consultazione delle schede di un milione di beni culturali della Chiesa cattolica (manca un accordo con la CEI…), ha una licenza che vieta non solo l’uso commerciale ma anche la possibilità di creare nuovi dati a partire da questi. Ma è anche vero che il DBUnico, sempre del MiBACT, permette di scaricare liberamente i dati delle schede e «possono essere riutilizzati liberamente per ogni scopo, personale o commerciale, secondo i termini della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (CC-BY) al fine di comprendere meglio il mondo dei beni culturali e creare servizi innovativi», come si può leggere nel sito. Insomma non abbiamo davanti a noi un muro di gomma: si può discutere su come migliorare per tutti la fruizione delle informazioni. Certo tutto questo non capiterà da solo. Chi vuole dare una mano?

by .mau. at June 24, 2015 03:31 PM

March 16, 2015

Aubrey

Costruire comunità: le biblioteche digitali partecipative nell’epoca di Wikipedia

Vorrei, provocatoriamente, partire da qui:

“La missione dei bibliotecari consiste nel migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza nelle comunità di riferimento”.

Questa è la missione dei bibliotecari secondo David Lankes, studioso americano che l’ha illustrato le sue tesi nell”Atlante della biblioteconomia moderna“.
Sono stato fra i traduttori del volume (assieme a Enrico Francese, Elena Corradini, Chiara Consonni, Ewelina Melnarowicz, Federica Marangio, sotto la curatela di Anna Maria Tammaro), in una traduzione collaborativa, e le idee di Lankes sono parte importante della mia visione dell’essere bibliotecario.

Ora, ci tengo a precisarlo, non sono un evangelizzatore del verbo di Lankes. C’è un grande dibattito attorno alle sue tesi, e io stesso non sono convinto di tutto quanto. Non trovo nulla di estremamente nuovo od originale nelle sue tesi, e non sono sicuro che la fondazione concettuale del suo pensiero sia senza falle.
Però Lankes ha avuto l’indubbio merito di gettare un sasso nello stagno in un momento di grande crisi delle biblioteche, e il dibattito che ne è scaturito, come tutti i dibattiti non sterili, è sano. Bisogna parlare di futuro delle biblioteche, bisogna rimettere in questione, nel 2015, la biblioteconomia come disciplina e una biblioteconomia come prassi professionale perchè, sempre più spesso, non riescono a tenere il passo con i tempi e, soprattutto, con le sfide che i tempi si portano dietro. Fosse il suo unico merito quello di aver stimolato la discussione, sarebbe abbastanza. Su questo, meglio di me hanno detto Marco Goldin ed Enrico Francese, assieme a Riccardo Ridi e Anna Galluzzi.

Moltissimi bibliotecari, che abbiano letto o meno l’Atlante o meno (“con o senza Lankes”, per citare Angela Munari) stanno mettendo in pratica una visione del loro ruolo che prevede molta più interazione e partecipazione degli utenti (pardon, “membri della comunità”). Stanno sperimentando: chi l’alfabetizzazione del coding, con i Coderdojo, chi quella del making, con FabLab e Makerspace. Pur non sapendo ancora quali risultati porteranno queste esperienze, vorrei ribadire che un plauso va sempre offerto a chi ha il coraggio di tentare e rischiare del proprio. La ricerca dovrebbe essere una costante in ogni ruolo e professione, quindi anche nel nostro mestiere.

In matematica, a volte si dimostrano teoremi partendo da congetture importanti che non sono ancora state risolte. Si ipotizza che siano vere, e da lì si procede di conseguenza, vedendo dove si arriva. Questo intervento va dunque nella direzione di analizzare alcuni valori e pratiche di comunità online (secondo la definizione di Benkler, common base peer production), per informare gli eventuali bibliotecari che vorranno “facilitare la creazione di conoscenza nelle comunità di riferimento“.

Partecipazione

Mi stupisce non poco che il titolo del più grande convegno dedicato alla professione bibliotecaria (questo qui) sia nel 2015 intitolato “Digital library, la biblioteca partecipata. Collezioni, connessioni, comunità“.
Mi stupisce in positivo: ritengo enormemente importante parlare di queste cose. Ma mi lascia anche perplesso: quali sono le biblioteche digitali partecipative, in Italia? Quali sono quelle non partecipative? Cosa si intende per partecipazione?

Trarrò la conclusione che il tema della partecipazione interessi, ai bibliotecari italiani, sia nelle biblioteche fisiche che in quelle digitali. In questo intervento, mi concentrerò solo su quelle digitali.
Proverò a condividere alcuni appunti che ho preso per strada, sia, appunto come bibliotecario digitale (prima all’università di Bologna, poi a MedialibraryOnline) che come volontario (da dieci anni) su Wikipedia e Wikisource.

Spazio digitale e spazio fisico

È importante ricordarsi che negli spazi digitali il tipo di interazione viene limitato e deciso dalla piattaforma, cioè dal “luogo digitale”.
In un sito statico, senza possibilità di commenti, l’utente potrà solo leggere e navigare fra le pagine. Se c’è uno spazio per commenti, l’utente potrà leggere, navigare e commentare. Se inseriamo la possibilità di taggare le risorse, vi sarà un ulteriore grado di libertà, e così via. I designer parlano di affordance, per descrivere lo spazio delle azioni possibili per l’utente, in un determinato ambiente.
Un luogo digitale (come anche un luogo od oggetto fisico) può dunque essere inteso come somma di affordances, cioè modi diversi di interagire con l’utente.
Ma non basta.
Più sono presenti gradi di libertà per l’utente, più queste stesse dimensioni e affordances potranno interagire tra di loro, rendendo il “luogo digitale” sempre più complesso (che non significa necessariamente migliore).
Come accade nelle reti, il valore massimo dell’utenza diventa la moltiplicazione di tutti i suoi gradi di libertà. L’utenza potrà compiere azioni in questo “spazio delle possibilità”: più può compiere azioni, più queste azioni possono interagire fra di loro.
Come in uno spazio fisico l’architetto e il designer cercano di direzionare le azioni delle persone che vivranno questo spazio, così nello spazio digitale il designer del sistema che decide, a monte, quali sono le azioni che può compiere l’utente. Con la grande differenza che può operare un enorme controllo su ognuna di queste singole azioni.
Nelle biblioteche digitali, dunque, siamo noi bibliotecari digitali che (assieme a grafici, informatici, dirigenti, designer, ecc.) dobbiamo decidere cosa potranno fare i nostri lettori come utenti del nostro spazio digitale.

Le domande da farci sono quindi: cosa può fare un utente nella biblioteca digitale? Cosa vogliamo fargli fare? Come può partecipare?
In quelle che conosco personalmente, in realtà, è possibile solo leggere o consultare.
Come nelle biblioteche fisiche, d’altronde.

Co-creazione di conoscenza

La dimensione partecipativa del web (quella che una volta veniva chiamata 2.0) è diventata dominante, quantomeno nella sua parte comunicativa e social.
Ma una cosa è una dimensione social come comunicazione, e un’altra un vero approccio “read/write“, del genere di Wikipedia.
Il primo punto che vorrei affermare è che luoghi di co-creazione di conoscenza, come definiti da Lankes, sono, ad oggi, esclusivamente luoghi che sono creati, gestiti e costruiti da non bibliotecari. Luoghi (virtuali) che però dalle biblioteche e dai bibliotecari prendono moltissimo.
Di converso, se le biblioteche vogliono diventare facilitatori di apprendimento per le loro comunità, ci sono cose che possono imparare.

Progetti come Wikipedia o Wikisource, i siti di domande e risposte come Academia.StackExchange o Quora, la citizen science di Zooniverse, pur nella loro diversità, un discorso

  • comunitario
  • di partecipazione
  • di accesso e produzione di conoscenza

Soprattutto, sono produttori di una conoscenza che forse dovrebbe essere conservata e resa accessibile anche dalle biblioteche, se trovassero il modo e la volontà di documentare non soltanto ciò che viene stampato su carta.
Analizzerò brevemente alcune caratteristiche (tecnologiche e di design di sistema) che facilitano la partecipazione in progetti comunitari.

Gestione comunitaria

I progetti comunitari sono tendenzialmente (e quasi totalmente) gestiti dalla stessa comunità a cui sono indirizzati. Hanno diversi gradi di barriere all’ingresso (una barriera alta condurrà ad una comunità piccola ma specializzata, un’ingresso semplice ad una comunità larga ma eterogenea).
Hanno anche diversi gradi di moderazione: spesso, vengono eletti moderatori alcuni fra gli utenti più esperti della stessa comunità, e non personalità esterne.
Il meccanismo di decisione preferito infatti è quello del consenso: la comunità, da sola, discute su problemi e decisioni da prendere, e in mancanza di disaccordo esplicito non si ricorre a votazioni.
I membri della comunità, a parte rarissime eccezioni, sono dei pari: non esiste chi ha più potere di altri e una dimensione orizzontale è importante per favorire la cooperazione.

Obiettivi del progetto, comunità di interesse

Tutti i progetti comunitari di co-creazione di conoscenza hanno un obiettivo preciso. Wikipedia è un’enciclopedia, Wikisource una biblioteca digitale, StackOverflow un sito di Q&A dedicato ai programmatori, Galaxy Zoo un sito di citizen science dedicato all’astronomia.
Avere un obiettivo preciso e comprensibile definisce i limiti di quello che il progetto è e quello che non è: è un punto importante per avere una comunità dedicata e che sa quali obiettivi raggiungere.
Inoltre, l’obiettivo del progetto è anche il punto di aggregazione e centro di gravità: la comunità si formerà attorno a quell’obiettivo (raramente accade il contrario). Le persone infatti formeranno un gruppo, una “comunità di interesse” o di pratica (secondo la definizione di Etienne Wenger).

Modificabilità

La “modificabilità”, cioè un alto livello di partecipazione e interazione della comunità, è forse il fattore principe dei progetti comunitari che stiamo analizzando.
Fra questi, Wikipedia occupa un posto a sè, per complessità, dimensione e impatto.
Wikipedia, come tutti sanno, è un’enciclopedia libera e collaborativa, scritta e gestita dalla da un comunità di volontari potenzialmente aperta e illimitata.
Chiunque può cliccare “Modifica” su ogni pagina di Wikipedia e modificarla, aggiungendo il proprio contributo, correggendo errori, o cancellando informazioni inutili o dannose. Lo stesso accade in Wikisource, o in StackOverflow: nello spazio digitale possiamo definire il grado di “partecipazione” con il numero di azioni che un utente può compiere all’interno del progetto, e su Wikipedia sono moltissime:
l’utente può lavorare sulle singole voci dell’enciclopedia, ma anche riscrivere le linee guida, rimettere in discussione alcune regole, ridefinire l’aspetto delle pagine. È molto importante tenere a mente che un alto grado di libertà corrisponde anche ad un alto senso di appartenenza da parte della comunità stessa, che sentirà il progetto come proprio (perchè, a tutti gli effetti, è “proprietaria” del progetto).
Un’altro aspetto importante è dato dalla consapevolezza, in tutti i progetti collettivi, che non esiste “la voce perfetta”, ma tutto è perfettibile: e lo sarà soltanto con il contributo di competenze diverse e complementari.

Auto-organizzazione, trasparenza, controllo incrociato

Attraverso il consenso, la comunità si auto-organizza: per esempio, su Wikipedia e Wikisource alcuni utenti fanno le “ronde” per controllare quali pagine vengono modificate, e in che modo.
Il software infatti abilita la comunità nel suo complesso a controllare quello che succede, grazie ad alcuni strumenti di monitoraggio e controllo.
Ogni attività e contributo viene tracciato, e tutto è trasparente: qualsiasi utente può vedere tutto ciò che accade all’interno del progetto. Ogni attività, di chiunque, è visibile e tracciata. E’ una sorta di panopticon, con l’importante differenza che tutti possono controllare tutti quanti.
In questo modo, ogni membro della comunità è abilitato (e responsabilizzato) a controllare e modificare eventuali errori o problemi che può incontrare dentro i progetto (siano essi litigi fra altri utenti o errori all’interno delle pagine).

Resilienza

Ogni pagina di Wikipedia infatti viene salvata incrementalmente, per cui ogni versione dello stesso articolo viene archiviata, cumulativamente, senza cancellare le precedenti. Ogni modifica sull’articolo comporta una nuova versione, e tutte le versioni sono accessibili e ripristinabili, nonchè dotate di firma temporale e dell’utente che le ha salvate.
Di conseguenza, è sempre possibile, tecnicamente, ripercorrere la storia di una voce wikipediana (anche se può essere un lavoro ingrato, su pagine modificate migliaia di volte).
Una delle cose più interessanti è che questo sistema garantisce una grande resilienza: se danneggiato o vandalizzato, un articolo è ripristinabile alla sua versione precedente con un click. In informatica, questo tipo di sistema viene detto version control.

Gamification

Progetti come StackOverflow o Academia.StackExchange sono siti di domande e risposte.
Su StackOverflow (dedicato alla programmazione) e Academia.StackExchange (dedicato alla vita accademica, ed estremamente interessante anche per bibliotecari) chiunque può porre una domanda, chiunque può dare una risposta, e sia domande che risposte vengono votate (in positivo o in negativo) dagli altri utenti. In questo modo, le risposte migliori “galleggiano” e figurano al primo posto, mentre quelle con punteggi minori scivolano in fondo alla pagina.
In base ai voti ricevuti, dunque, tutti gli utenti guadagnano una reputazione (espressa con un numero), e alcuni badge, in base al numero di voti ricevuti.
Questo processo viene definito gamification, e utilizza dinamiche prese dal mondo dei videogiochi per rendere il sito interessante, e incentivare gli utenti a fare domande e dare risposte (l’obiettivo del progetto).

Spazio per la sperimentazione

Questo espediente tecnico è un importante pezzo del design di Wikipedia, perchè agisce direttamente sulla cultura di comunità. Permette infatti di poter sviluppare una cultura dell’audacia: “Be bold!” (Sii audace!) è uno dei motti di Wikipedia, e incita il nuovo utente a fare, piuttosto che chiedere il permesso. Wikipedia non si può rompere, tutto può essere ripristinato, per cui le persone possono prendersi il rischio di sperimentare.
Lasciare questo grado di libertà e di “gioco” è fondamentale per abbassare la barriera all’ingresso, e permettere ad un maggior numero di persone di provare.
I progetti collaborativi sono tutti “learning by doing“, e in questo prendono spunto, per esempio, dai videogiochi, in cui il giocatore impara le proprie azioni e potenzialità giocando (e non leggendo un manuale).

Empowerment degli utenti

I progetti comunitari sono oggetti estremamente complessi, ed è aperti alla partecipazione in ogni direzione. Su Wikisource, per esempio, è possibile contribuire trascrivendo i libri, controllando l’OCR, o curando le categorie e i metadati, o anche dedicandosi alla scrittura delle pagine di aiuto e documentazione. È anche possibile scrivere del software e strumenti informatici capaci di aiutare gli utenti in azioni specifiche. In questo senso, Wikisource (come Wikipedia e tutti i progetti Wikimedia) è open source sia nel software che nei contenuti. C’è un intero e vasto ecosistema di programmi per Wikipedia e per i Wikipediani, talmente vasto che è impossibile tracciarne i confini.
Questo è quello che si dice essere una piattaforma: è proprio in questo senso che David Weinberger consiglia alle biblioteche di diventare piattaforme. I progetti wiki non sono solo una piattaforma tecnologica, ma anche sociale.

Copyright libero

Un parte fondamentale di tutti i progetti comunitari (wiki, ma anche StackOverflow o Academia.StackExchange) è il copyright libero.
La licenza più comunemente utilizzata è la CC-BY-SA, acronimo per Creative Commons – Attribuzione – Condividi allo stesso modo.
Questa licenza presuppone che ogni tutto il contenuto creato dalla comunità sia liberamente:

  • utilizzabile
  • copiabile
  • distribuibile
  • modificabile, a patto che la nuova versione modificata mantenga la stessa licenza.

In questo modo, la comunità costruisce legalmente un bene comune, con un diritto d’autore molto più “elastico”, che incoraggia la condivisione e la costruzione cooperativa di un unico progetto.

Un controesempio: la collaborazione su SBN

La struttura dei grandi progetti collaborativi ci informa anche su alcuni progetti collaborativi già esistenti nel mondo bibliotecario. Alla luce di cosa funziona in Wikipedia, per esempio, possiamo chiederci se la collaborazione gerarchica di SBN sia un vantaggio o uno svantaggio.
SBN non è wiki, cioè non è veloce: se un record viene rimodificato da un livello di autorità superiore ad un certo livello, non posso più modificarlo direttamente.
Non solo, i livelli di autorità non sono a livello di singolo utente, ma a livello di istituzione. Questa collaborazione gerarchica spesso genera fraintendimenti, non aiuta una cooperazione orizzontale.
Un altro aspetto problematico è l’assenza di comunicazione: in Wikipedia o in Wikisource, per esempio, ogni modifica ha un campo oggetto (in cui in poche parole posso descrivere che modifica è stata fatta), ma soprattutto ogni pagina ha una relativa pagina di discussione. È sempre possibile andare a vedere quello che è successo, e avere una discussione (che rimane lì, permanentemente) che racconta le ragioni di una determina scelta evita malintesi e permette di minimizzare l’attrito fra collaboratori.
Ci si prova a spiegare parlando, o se si litiga lo si fa al di fuori dell’oggetto vero della collaborazione, cioè al di fuori delle voci dell’enciclopedia, ma in una pagina apposta. Invece di duplicare i record (generando disordine), si potrebbe cercare di discutere sui record esistenti e cercare un consenso.

È possibile dunque pensare ad alcune modifiche tecniche da apportare alla struttura di SBN, per migliorarne la coollaborazione fra professionisti, e renderla più snella e fluida? Io credo di sì.

Conclusioni

Tutte le caratteristiche analizzate sono importanti per far nascere, nei membri della comunità, la percezione che il progetto (di cui la comunità stessa è parte fondamentale) sia un bene comune.
Il copyright condiviso, l’invito alla partecipazione, sono solo strumenti per facilitare un senso di appartenenza della comunità al progetto.
Se le persone sono contente di essere lì, se si ritengono responsabili nel progetto nel suo complesso, se lo vogliono veder crescere e prosperare, avremo una comunità felice e un progetto di successo.

L'”accesso all’informazione” è uno dei capisaldi della professione bibliotecaria. Noi cataloghiamo il mondo documentale per renderlo accessibile, indicizziamo per far ritrovare.
È la prima legge di Ranganathan: i libri sono fatti per essere usati.
Cioè, i libri in quanto manufatti e portatori di un messaggio sono fatti per consegnare quel messaggio a chi lo può recepire, cioè una cervello leggente e pensante.
Non sarà certo io a entrare nel dibattito accademico: ma sono decenni che la pedagogia va nella direzione della partecipazione, dell’interattività, del dibattito e della discussione. Le persone imparano e rielaborano informazione, trasformandola in conoscenza personale, in modi diversi: parlare, discutere, confrontarsi con gli altri è uno dei modi migliori che conosciamo.
Da qui l’esigenza (lankesiana, ma non solo), di riorganizzare il lavoro di biblioteche e bibliotecari in una direzione che tenga in conto questi nuovi documenti che sono sia le conversazioni, sia le persone stesse (con le loro competenze, bisogni, desideri).
Il bibliotecario si avvicina in questo all’insegnante, diventando un facilitatore di conversazioni, nella sua comunità di riferimento.

Bibliografia e links

  1. David Lankes, Atlante della biblioteconomia moderna, Edizione bibliografica, 2014.
  2. Goldin, Marco. Prevedere il futuro, un giorno alla volta. Pensieri sparsi su David Lankes. 2014. URL: http://angelamunari.tumblr.com/post/102352160890/prevedere-il-futuro-un-giorno-alla-volta
  3. Francese, Enrico. Alcune riflessioni sull’atlante. 2014. URL: http://fraenrico.carcosa.it/?p=1886
  4. Ridi, Riccardo. Mezzi, fini, alfabeti: vecchie e nuove filosofie della biblioteca., 2013. In: I nuovi alfabeti della biblioteca. Viaggio al centro di un’istituzione della conoscenza nell’era dei bit: dal cambiamento di paradigma ai linguaggi del cambiamento, atti del convegno di “Biblioteche oggi”, Milano, 15-16 Marzo 2012. Editrice Bibliografica, pp. 28-53. URL: http://eprints.rclis.org/19165/
  5. Galluzzi, Anna. Una mappa topica per la professione: l’atlante di R. David Lankes, AIB Studi, vol. 52, n° 1, 2012. URL: http://aibstudi.aib.it/article/view/6297/6027
  6. Munari Angela, La biblioteconomia moderna “With or Without Lankes”?. 2014. URL: http://angelamunari.tumblr.com/post/102355116585/la-biblioteconomia-moderna-with-or-without
  7. Benkler, Yochai; Nissenbaum, Helen. Commons-based Peer Production and Virtue. The Journal of Political Philosophy, 2006. 4 (14): 394-419.
  8. Wikipedia, l’enciclopedia libera. URL: http://it.wikipedia.org
  9. Wikisource, la biblioteca libera. URL: http://it.wikisource.org
  10. Academia Stackexchange. URL: http://academia.stackexchange.org
  11. Quora. URL: http://quora.com
  12. Zooniverse. URL: http://zooniverse.org
  13. Wenger, Etienne. Communities of practice: learning, meaning, and identity. Cambridge University Press, 1998. Per una veloce introduzione, URL: http://www.ewenger.com/theory
  14. StackOverflow. URL: http://stackoverflow.org
  15. Weinberger, David. Library as Platform. LibraryJournal, 4 settembre 2012. URL: http://lj.libraryjournal.com/2012/09/future-of-libraries/by-david-weinberger
  16. Licenza Creative Commons – Attribuzione – Condividi allo stesso modo – 4.0. URL: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/

by aubreymcfato at March 16, 2015 08:50 AM

November 16, 2014

[[doppiequadre]]

Symbolum ’77

Il ricordo più vivido che ho, legato a Cotton: io che faccio la primadonna as usual “se mi volete all’assemblea dovete venire a prendermi a casa” e lui che passa apposta da Bologna per recuperarmi. (I.: “Certe persone fatichiamo a considerarle come amici, ma se quando ci lasciano stiamo così male, si vede che erano […]

by elitre at November 16, 2014 08:50 PM

July 24, 2014

Faccio Cose Vedo Gente

Wikimedia Italia (e Wikipedia!) hanno vinto

Ieri sera camminavo per via Rogoredo con gli auricolari nelle orecchie, Por una cabeza a tutto volume, un vento di tempesta addosso e pensavo: “E’ finita. Non mi sembra vero. E’ finita!”.

L’11 luglio del 2009 ero a Firenze per un barcamp, a raccontare di Wikipedia&Wikimedia e dello strano rapporto che avevamo con la città. La sera ero andata a bere un aperitivo con l’allora fidanzato in un bel locale sull’Arno e uscita avevo chiamato i miei per salutarli e sapere se andava tutto bene. Mia madre, cercando di non preoccuparmi troppo, mi aveva detto che avevano consegnato un atto giudiziario per me e alla richiesta di dettagli mi aveva parlato vagamente di una richiesta di risarcimento per 10 milioni di euro.

10 MILIONI DI EURO!

Un colpo al cuore.

Poi, letto l’atto, avevo chiesto al mondo se aveva 20 milioni di euro da prestarmi (mammà era stata buona e aveva tralasciato la seconda richiesta di altrettanti 10 milioni di euro).

Ora vi ringrazio ma non mi servono più (spero!).

Ieri l’avvocato mi ha informata che il giudice ha rigettato la richiesta di risarcimento degli Angelucci e li ha condannati a pagare le spese processuali.

Io ricomincio a respirare: smetterò di svegliarmi nel cuore della notte con quell’idea fissa o a essere preoccupata all’idea di acquistare casa. Nessuno mi ridarà i miei 5 anni di patemi d’animo (e frizzi e lazzi per esorcizzare un po’), ma va bene così.

Wikimedia Italia è salva e ha stabilito il punto: l’estraneità alla gestione di Wikipedia.

Non solo, anche Wikipedia ha stabilito il punto: due settimane fa il giudice si era già pronunciato nella causa che vedeva contrapposti gli Angelucci e Wikimedia Foundation, mostrando di aver colto appieno il funzionamento di Wikipedia e “approvandone” la logica.

“[Wikipedia] offre un servizio basato sulla libertà degli utenti di redigere le varie pagine dell’enciclopedia; è questa libertà che esclude qualsiasi [obbligo di garantire l’assenza di contenuti offensivi dei suoi siti] e che trova il suo equilibrio nella possibilità che chiunque possa modificarne i contenuti e chiederne la rimozione”.

..e così anche il tentativo più eclatante di tappare la bocca a Wikipedia sembra rientrato, con buona pace di chi continua a pensare di poter imbavagliare la libertà di informazione.

Due note finali e poi mi taccio:
– i nostri avvocati sono stati super bravi, sia nel merito che nel coordinamento con gli avvocati di Wikimedia Foundation. Quindi grazie allo Studio Legale Scornajenghi!
– far parlare di questa vicenda offline è stata durissima, anzi praticamente impossibile. Questa è una di quelle cose che non scorderò mai: i giornali “di carta” se ne sono tenuti ben lontani

Siete ancora qui? Sciò, correte a correggere qualche voce di Wikipedia 😉

ps: qui il comunicato stampa di Wikimedia Italia

by Frieda at July 24, 2014 10:53 AM

April 28, 2014

[[doppiequadre]]

Perché la meno così tanto con WP:Conoscenze personali

Perché noi wikipediani, che ci piaccia o no, siamo una comunità. E siamo una comunità globale. Certo, magari con necessità o priorità diverse, ma tutti uniti dalla stessa missione. Per cui trovo bellissimo un sistema interno a Wikipedia che permetta di riconoscerci (e non un grosso social network; anche se riconosco molti meriti a questi siti, […]

by elitre at April 28, 2014 03:01 PM

February 19, 2014

Voices Telecom Italia

Boia chi molla: bugia, maledetta bugia o?

A fine gennaio il Cittadino Angelo Tofalo, pentastellato desideroso di un quarto d’ora di pubblicità, a un certo punto ha gridato “boia chi molla!” nella sordida e grigia aula del Parlamento italiano. Qualche ora dopo ha specificato su Facebook che il suo non era affatto un motto fascista, citando la corrispondente voce su Wikipedia che espliciterebbe che la frase venne pronunciata per la prima volta nel 1799 durante la Repubblica Napoletana dalla nobildonna Eleonora Pimentel Fonseca, e poi nel 1848 durante le Cinque Giornate di Milano. Potremmo aprire una discussione sul fatto che qualunque sia l’origine dell’espressione oramai essa è automaticamente associata ai fascismi vecchi e nuovi, ma QUI NON SI PARLA DI POLITICA… anche perché è molto più interessante mettersi a parlare di cosa succede quando si parla di fonti.

È infatti successo che Leonardo Tondelli abbia scritto sul suo blog che quell’attribuzione l’aveva inserita lui (con un “si dice”) nel 2005, quando Wikipedia era molto più rilassata – anche perché non era mica ancora usata da tutti – e quindi si inserivano informazioni senza specificare da dove fossero state prese; uno si ricordava che era così, e via. Anche a me è capitato di fare così: ma avevo il grande vantaggio di scrivere voci di matematica, dove le fonti sono meno importanti, visto che i risultati stanno in piedi per conto loro (qual è la fonte per affermare che 1+1=2, per esempio?). Il problema è che la frase è stata spostata dalla voce generale per averne una tutta per sé, voce che è stata man mano ampliata senza che nessuno si desse la pena di verificare la fonte. Eleonora Pimentel Fonseca ha davvero pronunciato quella frase? In questi giorni c’è stato un discreto numero di novelli Mycroft Holmes che hanno scandagliato Internet, e hanno trovato un articolo che confermerebbe (con un “si dice”) l’attribuzione. Tutto a posto, allora. No. L’articolo è del 2010, e nessuno, se non forse l’autrice, può affermare con sicurezza che la fonte di quel “si dice” non sia stata la voce di Wikipedia: un pericolosissimo cortocircuito di riferimenti circolari come quello che si è praticamente avuto dopo che un buontempone ha voluto dimostrare la sua tesi su come lavorano i giornalisti.

La ricerca è comunque continuata, come si può vedere nei commenti al post di Leonardo e in una discussione interna a Wikipedia stessa. Io ho trovato un libro del 2003 (precedente quindi al primo inserimento su Wikipedia) che non fa il nome di Eleonora Pimentel ma almeno cita i moti del 1799 e 1848: Leonardo mi ha però fatto notare come uno degli autori del libro è stato direttore del Secolo d’Italia e la casa editrice è notoriamente di destra, e quindi potrebbe anche darsi che quelle attribuzioni siano nate per dare una patina di antichità a una frase molto apprezzata negli ambienti neofascisti ([EDITATO] Curiosamente, l’utente anonimo che si lamenta nei commenti al post di Leonardo per l'”oligarchia di wikipediani” cita un libro al riguardo di Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci: il primo è stato a suo tempo bannato dalla comunità wikipediana per falsificazione delle fonti). Lo stesso dubbio sull’origine della citazione potrebbe valere per il libro di Antonello Capurso, che riporta l’origine ma non le fonti al riguardo. La prima citazione negli archivi de La Stampa è del 1957, durante le esequie postume di Mussolini; ma naturalmente questo non significa ancora nulla… Chissà, forse l’espressione nacque invece nel 1917 durante la prima guerra mondiale come nella citazione di Capurso, oppure risorse più volte come un’araba fenice (improbabile, se mi permettete una scommessa)

Ma lasciamo da parte quest’espressione nostrana e passiamo a un’altra frase che probabilmente avete già orecchiato da qualche parte. “Ci sono tre tipi di menzogne: bugie, dannate bugie e statistiche”. La frase è indubbiamente inglese: l’originale è “There are three kinds of lies; lies, damned lies, and statistics.” Ma chi l’ha pronunciata? Leggendo il blog di Pat Ballew ho scoperto che negli Stati Uniti è generalmente attribuita a Mark Twain, che in fin dei conti è noto per i suoi aforismi spiazzanti. Ballew però spiega come la frase giunga “dall’altra parte dello stagno”, e che in effetti Twain la pronunciò… ma attribuendola al primo ministro inglese Benjamin Disraeli, che era la fonte che conoscevo anch’io. Fine della storia? Macché. Nella biografia ufficiale di Disraeli scritta da Lord Blake non v’è traccia di quell’affermazione, nonostante Twain abbia esplicitamente scritto «The remark attributed to Disraeli would often apply with justice and force: “There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics”»

La soluzione proposta da Ballew è che Twain abbia trovato una citazione della frase attribuita a un non meglio identificato Saggio Uomo Politico (“Wise Statesman”) e l’abbia automaticamente associata a Disraeli, che a quel tempo aveva appunto quella fama. Un innocente errore si è così propagato per ottenere una doppia falsa attribuzione, e alla fine non sappiamo assolutamente chi sia stato effettivamente a uscire per la prima volta con questa frase. Non sempre le ricerche storiche riescono a dare una risposta definitiva a un dubbio, come vedete.

In definitiva? Il lavoro degli storici è difficilissimo, e noi dilettanti possiamo fare molto poco. Cerchiamo almeno di non renderglielo ancora più complicato…

by .mau. at February 19, 2014 11:32 AM

November 28, 2013

Voices Telecom Italia

il declino di Wikipedia

Il mese scorso ha suscitato parecchio scalpore un articolo sul MIT Technological Review intitolato “The Decline of Wikipedia”. L’autore, Tom Simonite, recupera un sacco di dati per mostrare come dal 2007 a oggi il numero di contributori a Wikipedia sia in costante calo, e sia sceso dai 51.000 di allora ai 31.000 attuali. Simonite raccoglie molti dati fattuali, come questo rapporto di Aaron Halfaker – rapporto finanziato dalla Wikimedia Foundation stessa, che ovviamente ha tutto l’interesse a sapere cosa sta succedendo. Il rapporto è arrivato anche in Italia: se volete sapere la mia posizione ufficiale col cappellino di portavoce di Wikimedia Italia la potete leggere su Wired, La Stampa, Treccani Magazine. E se volete sapere la mia posizione personale?

Inizio con una banalissima considerazione: sia l’articolo che il rapporto parlano di quello che succede in Wikipedia in lingua inglese (e poi parliamo del nostro provincialismo…). Ogni edizione nazionale fa però storia a sé, e ci sono caratteristiche diverse: per esempio nella Wikipedia in lingua inglese ci sono molte più limitazioni per gli utenti non registrati. Se andiamo a vedere le statistiche per nazione, scopriamo per esempio che in Francia e in Spagna il numero di contributori attivi è in leggera crescita. Per quanto riguarda l’Italia, i numeri sono molto variabili – dai 2000 ai 3000 contributori attivi – ma negli ultimi anni non si vede nessun trend di crescita o decrescita. (Ah: il fatto che ci sia un dodicesimo degli utenti attivi per un’enciclopedia che ha circa un quarto delle voci di quella in inglese fa capire perché la qualità della versione italiana è molto peggiore: ci sono semplicemente troppo pochi controlli). Insomma, ricordiamoci di prendere i risultati con un pizzico di sale.

Tra le cause di declino elencate da Halfaker, quelle che direi si possono applicare anche da noi sono fondamentalmente la prima e la terza: «The proportion of newcomers that edit in good-faith has not changed since 2006. These desirable newcomers are more likely to have their work rejected since 2007.» insieme a «The formalized process for vetting new policies and changes to policies ensures that newcomers’ edits do not survive.» A dire il vero io sono ancora più pessimista, almeno per quanto riguarda l’edizione in lingua italiana, e credo che i nuovi contributori in buona fede stiano riducendosi in percentuale, a meno che non consideriate le pagine promozionali su sé stessi dei contributi in buona fede. (E allora mi sa che è inutile che continuiate a leggere). È invece verissimo che i nuovi contributori in buona fede sono scoraggiati vedendo come le loro aggiunte sono immediatamente cassate, ma non credo che la soluzione della Wikimedia Foundation (semplificare l’editing con VisualEditor e implementare le notifiche comprensive di ringraziamenti) servano a qualcosa. Il guaio è molto a monte.

Ci sono almeno tre fasi nella preparazione di ogni singola voce di Wikipedia, qualunque sia la lingua e qualunque sia il momento in cui la preparazione è partita. La prima è l’inserimento di materiale in un modo o nell’altro, la seconda è il consolidamento del materiale nel formato wiki, la terza è l’uniformazione della voce con il resto dell’enciclopedia (sì, si fa anche questo, pur se in minima parte: i template come {{Bio}}, dove si mettono i dati che formeranno il primo paragrafo di una voce biografica, ne sono un esempio). Quando Wikipedia era giovane e io ero un po’ meno vecchio, il fatto stesso che mancassero le voci più fondamentali faceva sì che si poteva contribuire tranquillamente anche solo nella prima fase. Molte delle voci che scrissi ai tempi oggi verrebbero direttamente cancellate, non ho problemi a dirlo; alcune sono anche effettivamente state cancellate (voci su alcuni libri, dove più che la trama scrivevo una recensione). I vecchi contributori hanno man mano introiettato la complicazione delle regole; alcuni se ne sono andati come è in fin dei conti naturale, altri come me sono magari passati alla seconda fase dell’enciclopedia che però effettivamente è roba da Veri Fanatici (che gusto c’è a mettere a posto le virgole o una sintassi traballante, oppure a verificare una fonte?). Solo che Wikipedia è ormai così grande che nessuno accetta più materiale nella fase uno, e così i nuovi contributori vengono nonostante tutto morsi. Quel che è peggio è che per ovvie ragioni i primi ad arrivare sono stati i nerd; ora che potrebbero arrivare gli appassionati di un tema ma non di informatica estrema, costoro vengono immediatamente fatti fuori, e Ciò È Male.

Purtroppo spiegare come funziona l’ecosistema Wikipedia non è affatto facile. Non basta un libro, occorre l’esempio di qualcuno vicino a te: e il numero di esperti è sempre troppo piccolo, come si vede per esempio nelle editathon (le giornate di “lavoro a tema”: l’ultima in ordine di tempo è stata sulla moda. VisualEditor può forse servire per fare qualche modifica formale, ma non lo userei mai per inserire un paragrafo di testo. A me piacerebbe piuttosto avere una specie di “vasca di decantazione” per il materiale in formato grezzo, che dovrebbe essere segnalato in modo evidente all’inizio del testo della voce, e che potrebbe essere rivisto con calma e inserito in differita lasciando naturalmente come autori sia l’estensore originale del testo che il suo aggiustatore, come del resto è nello spirito e nella lettera di Wikipedia. Ma forse anche questo è un palliativo.

Ma insomma: ci sono contributori in buona fede che sono stati tarpati da piccoli e hanno voglia di parlarne qui nei commenti? Perché i rapporti lasciano il tempo che trovano, e spesso le cose si riescono a scoprire solo dal vivo. (Astenersi perditempo: la mia esperienza personale dice che di fronte a parecchie persone ingiustamente bloccate ce ne sono molte di più la cui idea di enciclopedicità di un tema non coincide con quello della comunità di Wikipedia…)

by .mau. at November 28, 2013 05:22 PM

November 24, 2013

[[doppiequadre]]

Perché i libri di carta devono morire, e moriranno

La prima premessa è che di post simili ne esisteranno a pacchi, immagino. La seconda è che qualcosa di simile mi era già capitato in passato, per cui era arrivato il momento di raccontare, appunto, perché i libri non elettronici debbano sparire, e lo faranno. Lo faccio qui perché oggi avevo una missione (ufficiosa) consistente […]

by elitre at November 24, 2013 10:45 PM

November 22, 2013

Virginia Gentilini

Cose che ho imparato grazie alle scarpe

Eccoci qui, a Villa Foscarini-Rossi, sede del Museo Rossimoda della calzatura. Ecco quello che stavamo facendo: una editathon, cioè una gara di scrittura di voci su Wikipedia, sul tema della calzatura appunto, ma anche della storia del costume e del … Continua a leggere

by vgentilini at November 22, 2013 10:15 AM

October 31, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

October 09, 2013

Voices Telecom Italia

Che cosa puoi fare per Wikipedia?

Parecchia gente (non moltissima, a dire il vero) sa che io contribuisco regolarmente a Wikipedia. Costoro pensano che io faccia chissà quali cose per l’enciclopedia: in realtà il mio impegno è molto limitato, per la mia cronica mancanza di tempo che mi impedisce di fare tutte le cose che vorrei. Qualche settimana fa ho però avuto un paio di “franchi scambi di opinione”, come si suol dire, che mi hanno portato a lavorare su Wikipedia e che secondo me possono essere più utili di cento FAQ per spiegare come funzionano davvero le cose, o per meglio dire come dovrebbero funzionare. Non credo che sia un caso che gli scambi arrivino dal “socialcoso fighetto”, Friendfeed, dove discussioni di questo tipo capitano tutti i giorni, grazie al connubio tra una massa di utenti relativamente ridotta e una quantità di rompiscatole (quorum ego) elevata.

La prima discussione, che si può leggere qui, partiva a dire il vero da tutt’altro tema: le brutte facce di chi ha una carica in Wikimedia (con la m) Italia. Ma si sa che i punti di partenza delle discussioni non sono certo quelli di arrivo… Così è subito arrivato qualcuno che si è lamentato perché le voci della Wikipedia (con la p) in lingua italiana sono scritte in maniera becera. [Nota a latere: questo ha portato alla creazione di una Wikipedia Trolling FAQ, una serie di serissime risposte a domande che probabilmente non si sarebbero dovute fare. Ma qui stiamo davvero andando fuori strada].

Di solito queste affermazioni sono buttate lì senza possibilità di verificare di che cosa si parli: ma stavolta è stato fatto un esempio specifico, la voce su David Sedaris, che per quanto mi riguarda è un perfetto sconosciuto ma a quanto pare è uno scrittore famoso, parecchio famoso, pubblicato in Italia da Mondadori; una sua raccolta di racconti ha venduto nel mondo più di sette milioni di copie. Così almeno diceva il mio interlocutore: non ho avuto voglia di verificare.

Era proprio vero che la voce era scritta da cani? Direi di sì: ma potete giudicare voi stessi guardando la voce com’era in quel momento. (Lo sapevate, vero, che si può vedere una qualunque versione passata di una voce di Wikipedia?) Diciamo che bisogna fare un bel po’ di fatica per tirare fuori un po’ di significato da quelle parole, anche se è cattivo leggere la frase «Ora è un famoso ed irriverente scrittore, gay dichiarato e fidanzato» e dire che Sedaris è diventato gay perché aveva scritto un libro che l’ha reso famoso. Ad ogni modo, sono andato a guardare cosa c’era scritto nella versione inglese e in una ventina di minuti ho tirato fuori una nuova versione. Ci ho messo relativamente tanto tempo perché già che c’ero ho deciso di aggiungere anche qualche link, e quindi ho dovuto verificarne l’esistenza: per il solo testo una decina di minuti mi sarebbero bastati. Il risultato non è certo eclatante, ma spero sia almeno sufficiente.

Due giorni dopo, sempre su Friendfeed, si è discusso di questo articolo di Renato Brunetta. Qualunque sia il vostro giudizio sull’iracondo esponente del Pdl, un minimo di onestà intellettuale vi dovrebbe fare ammettere che lui ha ragione quando implicitamente afferma che Wikipedia non può definire un concetto usando una citazione di qualcuno, come capitava in quel momento: foss’anche un premio Nobel come Dario Fo. In questo caso la cosa è stata ancora più veloce: mi è bastato un minuto per spostare le definizioni “di parte” più in basso, e altri due minuti il giorno dopo per aggiungere una citazione “dell’altra parrocchia” di Forattini (citazione che tra l’altro ho trovato su Wikiquote, il progetto fratello di Wikipedia che ha appunto lo scopo di raccogliere citazioni). Un vero lavoraccio, converrete con me; posso immaginare perché l’on. Brunetta abbia preferito scrivere un’articolessa sul Foglio e non modificare lui stesso l’enciclopedia.

visite alla voce "David Sedaris" su it.wikipedia.org nel settembre 2013
visite alla voce “David Sedaris” su it.wikipedia.org nel settembre 2013

Bene: diamo adesso un po’ più di contesto. La voce di Sedaris, che come vedete dalle statistiche riportate nel grafico sopra ha generalmente una ventina di accessi al giorno (non so quanti siano di persone reali e quanti di robot et similia) era scritta fondamentalmente così da quando venne creata nel 2007: guardate. In questi sei anni nessuno di coloro che l’ha visulizzata ha avuto voglia non dico di fare ulteriori ricerche per aumentare le informazioni, ma semplicemente di rimettere in sesto una sintassi un po’ pericolante. Qualcuno era obbligato a farlo? No. Non mi lamento infatti se uno mi dice «mi dispiace, ma non c’ho proprio voglia»; ma mi lamento se prosegue con «mi rendo conto che non è colpa di nessuno, e al tempo stesso è colpa di tutti». E mi lamento per due motivi. Innanzitutto, perché evidentemente a tutti coloro (per pochi che siano) che avevano consultato la voce essa comunque andava bene, o almeno se la facevano andare bene; e allora non vedo perché uno debba preoccuparsi. In secondo luogo, non ci voleva molto ad aggiustare qualche cosa anche senza sapere nulla dell’argomento in questione, come ho fatto io; e allora il “tutti colpevoli, nessuno colpevole” è solo una becera scusa.

Ma torniamo alla domanda del titolo, che naturalmente riecheggia la famosa frase di Kennedy. La mia risposta è semplice. Quello che tu – sì, tu che stai leggendomi – puoi fare per Wikipedia è rimettere a posto uno stupido errore che ti capita sicuramente di trovare mentre la stai consultando. Certo, si potrebbe pensare che sarebbe bello che tutti aggiungessero contenuti. Non solo questo è praticamente impossibile, ma porterebbe anche a enormi problemi: un po’ come se la gente smettesse di leggere libri e iniziasse solo a scriverli. (Come? succede già qualcosa di simile? ehm…) Lo so, è l’equivalente di dire “raccogliete ogni tanto una cartaccia per terra” quando è già tanto che le cartacce non le buttiate; ma questo è l’unico modo che abbiamo per impedire che Wikipedia collassi. Abbiamo (non noi che lavoriamo su Wikipedia, ma tutti noi che la usiamo) bisogno di lavorare anche sul piccolo: cose invisibili, ma che sono il collante per mantenere una struttura stabile e usabile. Un refuso lo si può correggere anche senza conoscere la sintassi wiki, e ora c’è il Visual Editor che dovrebbe rendere le cose più semplici a chi non è esperto (e complicarle a chi esperto invece è… io non intendo affatto usarlo). Provateci, e vi sentirete persone migliori.

by .mau. at October 09, 2013 09:53 AM

October 02, 2013

Virginia Gentilini

Biblioteche e Wikipedia al Bibliopride 2013

Sabato prossimo, 5 ottobre, si terrà la seconda edizione della Giornata nazionale delle biblioteche, il Bibliopride 2013. Io sarò presente presso la Biblioteca Marucelliana in occasione dell’incontro dedicato a Biblioteche e Wikipedia: condivisione open data e competenze, organizzato dall’Associazione Italiana Biblioteche … Continua a leggere

by vgentilini at October 02, 2013 06:49 AM

August 28, 2013

Voices Telecom Italia

Quali fonti per Wikipedia?

Wikipedia è grande: ma ora ha bisogno di crescere. La battuta a effetto nasconde una realtà che non si può negare: è inutile che per esempio l’edizione in lingua italiana contenga più di un milione di voci, se poi la qualità di buona parte di esse è, diciamo, subottimale. Purtroppo non è possibile obbligare la gente a migliorare le voci esistenti, anziché creare voci nuove: è un sottoprodotto del fatto che contribuire all’enciclopedia (in questo caso nel senso di produrre materiale, non di finanziarla) è volontario, e ciascuno può fare ciò che preferisce. Penso però che possa essere utile sapere cosa si potrebbe fare per avere un prodotto sempre migliore: io sono ottimista e spero sempre che le cose possano andare meglio in futuro. Inoltre è sicuramente utile sapere come leggere le voci di Wikipedia: in questo modo è infatti possibile capire se e quanto fidarsi di quello che si legge, almeno come struttura generale.

Stavolta tratterò di Wikipedia e delle fonti, un tema che entra spesso prepotentemente in scena in casi molto diversi, da chi si lamenta perché non può scrivere le “sue” informazioni nelle voci – ci sono stati casi eclatanti come quello di Philip Roth, ma vi assicuro che richieste e minacce al riguardo sono quotidiane – a chi invece si lamenta perché ci sono scritte cose che a loro non piacciono: c’è chi va in tribunale come Cesare Previti (al momento si è arrivati a un’assoluzione in primo grado della Wikimedia Foundation) o la famiglia Angelucci (in quattro anni non è ancora stata emessa alcuna sentenza). Ma anche senza andare nelle aule dei tribunali ed evitando di parlare di politici ancora in vita, ci sono voci, come quella su Tesla che spesso vedono una campagna a colpi di riscritture.

Iniziamo col riprendere brevemente quello che avevo già raccontato sui vari tipi di fonte. Possiamo distinguere tra fonte primaria, in poche parole quello che abbiamo creato noi; fonte secondaria, vale a dire qualcosa che cita fonti primarie, come per esempio un articolo di giornale; fonte terziaria, cioè qualcosa che cita fonti secondarie, come per esempio un’enciclopedia. Wikipedia nelle sue linee guida afferma di preferire fonti secondarie e se possibile terziarie, e di evitare le fonti primarie, per non parlare di informazioni senza fonte, tanto che esiste un template apposta, il famigerato {{cn}}, che mette uno sfondo rosa intorno alla frase incriminata e aggiunge un “senza fonte” messo a esponente proprio come fosse una nota. Per la cronaca, il rosa non sta certo a dire che il parlare a vanvera sia una caratteristica femminile, ma è semplicemente un rosso, cioè un pericolo, schiarito in modo da permettere di leggere comunque quanto scritto.

La definizione che ho appena dato è tagliata con l’accetta, diciamocelo. Per esempio, se io parlo di me stesso nel mio sito, e vari altri siti mi citano approvando implicitamente quello che ho scritto, il mio sito diventa in un certo senso una fonte secondaria e non più primaria. Non serve insomma il vecchio trucchetto dell’intervista per dare una patina di verità a quanto scritto in prima persona. In effetti, se si sta a controllare attentamente, quello che Wikipedia vieta (all’interno del primo dei “cinque pilastri”) non è tanto l’uso di una fonte primaria quanto quello delle cosiddette ricerche originali. E la definizione di ricerca originale non è tanto qualcosa di preparato da me stesso – anche perché altrimenti ci sarebbe un piccolo problema: Wikipedia vieta anche di usare testi e immagini che hanno un copyright che non permetta l’ulteriore condivisione libera del materiale, quindi spesso si è costretti a riscrivere con parole nostre le informazioni. La definizione corretta di ricerca originale è qualcosa che non ha avuto nessun tipo di accettazione da terze parti. Così, per fare un esempio a me caro, se qualcuno crea una guida ai Pokémon non ci sono problemi a citarla nelle voci relative dell’enciclopedia, ammesso che essa sia corretta; le “fonti” (implicite) sono le trasmissioni televisive con i Pokémon.

Il guaio è che questo tipo di classificazione delle fonti, per quanto sia relativamente semplice da verificare, non è per nulla sufficiente a ottenere un buon risultato, anche nella migliore delle ipotesi possibili: che cioè non ci sia nessuno che cerchi di remare contro, ma gli utenti che hanno lavorato a una voce siano dotati della migliore buona volontà. O meglio: un approccio di questo tipo può andare bene per le scienze cosiddette dure; ho già dei dubbi sulle materie umanistiche, dove spesso ci sono tanti pareri contrastanti eppure tutti supportati da fonti importanti e valide che tipicamente la soluzione meno complicata è lavarsene le mani e presentare le varie posizioni con rispettivi fautori e detrattori e lasciare che sia chi consulta la voce a decidere cosa gli piace di più; ma sono del tutto convinto che l’approccio possa addirittura essere controproducente nel caso di fatti di cronaca.

La ragione è molto semplice: quali sono le fonti, in questo caso? Quotidiani e settimanali. Tecnicamente è vero: sono fonti secondarie. Se siamo fortunati – non capita troppo spesso con i media de noantri, ma se ci si sposta su quelli esteri in genere la situazione migliora molto – abbiamo anche la citazione della fonte nel caso delle notizie scientifiche o economiche; già su quelle di cronaca o politiche dobbiamo fidarci di come il giornalista riporta le frasi, a meno che si tratti di un’intervista radiofonica o televisiva che si può ascoltare. Bene, anzi male. Non so voi, ma quando leggo una notizia scientifica su temi che conosco per conto mio scopro sempre che c’è qualcosa che non va, e la stessa cosa mi è capitata nei rari casi in cui la cronaca parla di cose viste da me di prima mano. Non ce l’ho (troppo) coi giornalisti: non si può essere tuttologi, e spesso i limiti di tempo per preparare un articolo sono così stretti che si è costretti a glissare; e d’altra parte spesso le inesattezze non sono nemmeno così fondamentali da meritare una smentita ufficiale. Resta il fatto che i media sono fonti preziose, ma non dovrebbero essere usate in modo indiscriminato: già il buonanima di Enzo Jannacci diceva “quelli che… l’ha detto il telegiornale!” per indicare che è meglio non fidarsi troppo.

(E qua una parentesi ci sta tutta. Anche se in Siae la canzone “Quelli che…” era stata depositata a nome del solo Jannacci, in realtà era stata scritta insieme a Beppe Viola. Questo è un fatto che è diventato noto anche grazie alle interviste della vedova di Viola, e Jannacci non ha mai smentito il contenuto di tali interviste, anche se spesso glissava e raccontava delle “sue” canzoni. Insomma, non è che i giornali siano solo e unicamente il male)

Ecco. Non vorrei che chi contribuisce a Wikipedia parta dall’idea che sia sufficiente mettere un paio di link a un articolo di un quotidiano, foss’anche il Corriere della Sera (il più classico esempio di terzismo che abbiamo in Italia) perché un’affermazione diventi ipso facto vera. Ribadisco: i giornali sono fonti preziose, ma per loro stessa natura devono essere trattate con attenzione, ed essere solo una tessera del mosaico che deve costituire il corpo di una voce. Poi tutto è perfettibile, chiaro, e di solito è meglio una fonte cattiva (ma citata) che nessuna fonte: penso che tutti saranno d’accordo che L’Unità, Il Giornale e La Padania scriveranno della stessa notizia in modi ben diversi, e sapendo da che pulpito arriva la predica ci si può fare un’idea magari non completa ma almeno più informata. In definitiva, e qui parlo per chi usa Wikipedia semplicemente come utente, ricordate sempre di verificare le fonti e lamentatevi (nella pagina di discussione della voce) se non ci sono: è un vostro diritto, e contribuirete anche a migliorare (si spera!) l’enciclopedia.

by .mau. at August 28, 2013 10:10 AM

July 17, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Il figlio di William e Kate non è ancora nato ma su Wikipedia c’è già la voce su di lui

royalbaby

Al momento la voce è disponibile in inglese, francese, tedesco e portoghese.

Dato che non si sa ancora come verrà chiamato, e neppure se sarà maschio o femmina, la voce è titolata Child of the Duke and Duchess of Cambridge (“Figlio del Duca e della Duchessa di Cambridge”).

La voce in italiano non esiste ancora ma è facile prevedere che verrà creata a pochi secondi dall’annuncio della nascita.


by ncaranti at July 17, 2013 04:39 PM

July 05, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

A chi serve VisualEditor?

(parte seconda).

“I’m a medical student who has been using wikipedia for years. I have no time to learn how to edit, and since medical school started (I’m a 4th year now), I have read hundreds and hundreds of articles that I wish I could have edited but didn’t because I either didn’t know how to, or I didn’t know how to include references…. With this new visual editor thing, I edited my first article today! And by editing the article I don’t mean I fixed the spelling mistakes. Thanks for finally realizing that quantity is very different from quality. There are people other than your heavy editors and your "community” that can contribute, and some actually know what they are talking about. Just because someone knows how to edit does not mean they have something meaningful to write. Thanks again" <- Boonshofter@enwiki

July 05, 2013 04:30 PM

June 30, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Ma a chi serve VisualEditor?

Dai feedback su en.wiki, via Erik M.:

“I’m happy to see that you truly are making editing Wikipedia a lot
easier for us who don’t know Wiki codes and who have no time or
interest of learning them. I’ve always wondered why making a minor
editing in Wikipedia is so hard that I rather quit than make any
changes even though I know what to edit. It just has been too
complicated. I learnt to walk and talk 49 years ago, I learnt to write
45 years ago, and I learnt my first English words at age 6, that’s 44
years ago but in 2010 or 2013 I couldn’t make even a minor edit in
Wikipedia because I’m not into codes. You have no idea how many times
I have given up on editing, simply because it has been so difficult
and takes too much time considering what I’m about to edit. This
VisualEditor is so welcome to me. Maybe from now on I don’t have to
walk away from a page even if I see it needs some editing but instead
of that I can do it without sweat, toil and frustration. I can’t wait
to try new VisualEditing. I believe it makes me more active for making
minor editing. And later on I might take bigger editing jobs as well.
Thank you for making my extra hobby a lot easier.” AniaKallio (talk)
07:24, 29 June 2013 (UTC)

June 30, 2013 07:29 PM

June 29, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Cricca

Stavolta l'edit del giorno, realizzato con VisualEditor, è mio.

(VisualEditor è il futuro dell'editing su Wikipedia, ma è già qui. Provalo oggi.)

June 29, 2013 08:32 PM

June 28, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Art Brut

“Il concetto di Art brut (in italiano, letteralmente, Arte grezza) è stato inventato nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate da non professionisti o pensionanti dell’ospedale psichiatrico che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali (autodidatti, psicotici, prigionieri, persone completamente digiune di cultura artistica). Egli intendeva, in tal modo, definire un'arte spontanea, senza pretese culturali e senza alcuna riflessione.”

Leggi il resto su http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Brut, la voce del giorno editata con VisualEditor da Appo92.

(VisualEditor è il futuro dell'editing su Wikipedia, ma è già qui. Provalo oggi.

June 28, 2013 08:04 PM

June 27, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Cadaverina

La cadaverina, una diammina fetida, è un prodotto di degradazione delle proteine.

Leggi il resto su http://it.wikipedia.org/wiki/Cadaverina, la voce del giorno editata da Jacopo Werther con VisualEditor

(VisualEditor è il futuro dell'editing su Wikipedia, ma è già qui. Provalo oggi.)

June 27, 2013 10:00 PM

June 26, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Nonna Abelarda

Nonna Abelarda è un fumetto italiano, prodotto dal giugno 1971 all’agosto 1974, con una testata dedicata e con un'uscita di 44 numeri, riproponendo in formato piccolo le storie apparse su Volpetto negli anni cinquanta.”

La voce del giorno editata con VisualEditor, da Lepido.

(VisualEditor è il futuro dell'editing su Wikipedia, ma è già qui. Provalo oggi).

June 26, 2013 08:45 PM

June 25, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

Alacre castoro

it.wikipedia.org/wiki/Alacre_castoro

La voce del giorno, feat. almeno un edit con VisualEditor.

(VisualEditor è il futuro delle modifiche su Wikipedia. Provalo oggi.)

June 25, 2013 07:27 PM

June 08, 2013

[[doppiequadre]] (Wikimedia tumblr)

in the sign of stroopwafels

Now that Flickr grants everyone 1terabyte of free space, I am uploading all the Wikim/pedia related pictures I have taken so far, many of them only previously posted on Facebook. An example is given below.

image

June 08, 2013 02:14 PM

[[doppiequadre]]

Non sono nuova a post “elettorali”, nel senso

Non sono nuova a post “elettorali”, nel senso che mi piace dire la mia in simili circostanze, e poi ho una lunga esperienza di cui vado orgogliosa nel far imbarazzare wiki(p/m)ediani in senso positivo o negativo. Ancora però non mi era capitata l’occasione di esprimermi in occasione dell’elezione di membri della FDC, ossia la commissione […]

by elitre at June 08, 2013 08:14 AM

May 29, 2013

Voices Telecom Italia

Wikipedia 2.0

Ormai l’avete capito tutti: da grande io voglio fare il tuttologo. Già qui su Voices mi capita di scrivere praticamente su ogni cosa, ma poi ci sono anche gli altri miei blog… Bene, in questi giorni sto cercando materiale per parlare di un teorema matematico sul blog del Post, e ho fatto quello che fanno tutti, anche se spesso si vergognano a dirlo: sono andato a prendere la voce di Wikipedia sul teorema, per usarla come base di partenza. Mal me ne incolse!

Quello che io mi sarei aspettato dalla voce è semplice: l’enunciato del teorema con una breve spiegazione del suo oggetto, la traccia di una dimostrazione, le conseguenze – non tanto matematiche quanto più generali: in questo caso ci sono per esempio implicazioni filosofiche – del teorema stesso. Che cosa ho invece trovato? Un’introduzione corretta, anche se con una chiusa secondo me inutile in quel contesto; una sezione di background del problema, che posso ancora accettare; un’ampia sezione sulle conseguenze non molto comprensibile; la traccia della dimostrazione con una notazione ben poco comprensibile per i non iniziati; un’ulteriore formalizzazione; infine una discussione sulle soluzioni parziali del teorema. Dal mio punto di vista non ho avuto soverchi problemi, visto che in fin dei conti sapevo quello di cui parlava la voce; ma sfido una persona moderatamente acculturata a cavarne un ragno dal buco.

Qual è il problema di base? Semplice: la voce è stata scritta da molte persone, e questo è normale in un wiki, ma soprattutto da persone che hanno un’idea di cosa dev’essere Wikipedia ben diversa da quella che ho io. Per me l’enciclopedia libera non è qualcosa dove si scrivono sì e no due parole male assortite per una voce: spero che sia ben di più. Ma non è neppure un manuale scolastico, né un testo a livello universitario: per quelle cose ci sarebbe un progetto apposta, Wikiversity (che poi non riesca a decollare, come anche Wikibooks, è un altro problema, ma magari ne parlo un’altra volta). Tanto meno è una raccolta di saggi: questo lo si leggerebbe anche tutte le volte che si inizia a editare una voce, ma mi sa che spesso quella frase finisce proprio sul punto cieco dell’occhio dei contributori.

Scrivere un’enciclopedia, insomma, non è facile come cercano di convincervi! È facile correggere un’enciclopedia, rimettendo a posto un refuso o aggiungendo una citazione, ma per fare le cose per bene occorre aver studiato lo stile enciclopedico, un po’ come per scrivere una lettera commerciale occorre aver studiato lo stile commerciale e per saper fare un discorso occorre aver studiato l’arte oratoria: non si nasce imparati. Ammetto che Wikipedia dà un problema ulteriore, che è quello della ipotrofia dell’ego (ho controllato: non ci credevo, ma la parola esiste davvero). Mentre si può ovviare al fatto che gli autori di Wikipedia sono fondamentalmente anonimi col mostrare su quante voci uno ha lavorato, saper (ri)scrivere bene una voce non finisce nel proprio curriculum e quindi tende a essere snobbato: anch’io a volte preferisco divertirmi su uno dei miei blog dove posso far vedere come sono arguto piuttosto che perdere tempo a riaggiustare una voce oscura sia come lemma che come stesura, e mi applico solo quando trovo delle vere castronerie. Però resto convinto che la vera sfida per l’enciclopedia libera sia il diventare davvero “enciclopedica”, e non un semplice contenitore di fatti e fattoidi tutti belli linkati tra di loro. Una sfida difficile, e che non darà a nessuno la fama. Chi se la sente?

Post Scriptum: per i curiosi, la voce è questa, e sto ancora cercando materiale. Non è affatto facile scrivere, credetemi.

by .mau. at May 29, 2013 09:32 AM

April 17, 2013

[[doppiequadre]]

A volte reperire dati aggiornati su Wikipedia & co. si rivela un’impresa. Sono partita da qui, ma come potete vedere, sia questa che le pagine in essa linkate andrebbero aggiornate drammaticamente. Per fortuna, la Wikimedia Report Card, aggiornata automaticamente ogni mese, fornisce un quadro abbastanza comprensibile della situazione attuale e di come si stia evolvendo […]

by elitre at April 17, 2013 01:16 PM

April 10, 2013

Voices Telecom Italia

Effetto Streisand, intelligence e Wikipedia

Nel 2003 l’attrice e cantante Barbra Streisand intentò una causa contro il fotografo americano Kenneth Adelman, chiedendo un risarcimento di cinquanta milioni di dollari per danni. Motivo? Adelman aveva fotografato la villa di Malibu della Streisand, e pubblicato le foto nel sito Pictopia, violando la privacy dell’attrice. Non pensate a fotografie come quelle di Villa Certosa con Silvio Berlusconi e ospiti: Adelman stava lavorando a un progetto per documentare l’erosione delle coste della regione, e la villa della Streisand era presente insieme a chissà quante altre cose. La Streisand perse la causa, e tra l’altro si scoprì che la sua villa era già ben visibile nelle mappe satellitari pubblicamente disponibili: ma il vero risultato fu che decine di migliaia di persone andarono a vedere le foto incriminate, e con ogni probabilità la stragrande maggioranza di loro non si sarebbe mai interessata alla cosa se non ci fosse stata quella denuncia. Da allora venne coniato il termine effetto Streisand per definire tutti i tentativi di censura che ottengono il risultato opposto a quello voluto. Che c’entra tutto questo con Wikipedia? Adesso ci arriviamo.

Tra le voci di Wikipedia in lingua francese, ce n’è una, creata nel 2009, su una stazione radio militare francese a Pierre-sur-Haute, a cavallo tra le regioni Rodano-Alpi e Alvernia. Una voce come tante: fr.wiki ne ha più di un milione e trecentomila. Tra marzo e aprile però la DCRI – l’agenzia di intelligenze francese per l’interno, l’equivalente della nostra AISI – chiese alla Wikimedia Foundation di eliminare quella voce, adducendo motivi di sicurezza nazionale. Quali fossero esattamente i motivi non fu dato saperlo: tra l’altro, nel luglio 2012 una televisione regionale francese fece una trasmissione, disponibile in rete, dove il capo della base militare raccontava le informazioni che si possono anche trovare nella pagina di Wikipedia. La Wikimedia Foundation così respinse la richiesta.

Diciamo che la DCRI non fu esattamente contenta: il 4 aprile convocò il presidente di Wikimedia France ingiungendogli di cancellare immediatamente la voce, e che in caso contrario sarebbe stato incriminato. Notate che la persona in questione non aveva mai toccato la voce, e non sapeva nemmeno che esistesse: però aveva i diritti di amministratore di fr.wiki, e tanto bastava. Per curiosità, una cosa simile in Italia non sarebbe potuta capitare, non tanto perché l’AISI non fa di queste cose ma per la più prosaica considerazione che Frieda Brioschi, il presidente di Wikimedia Italia, non ha i diritti di amministratore (ha volontariamente rinunciato ad essi un paio di anni fa, una mossa direi molto saggia visto quello che può accadere). Prima di proseguire con la storia, vorrei che fosse ben chiara una cosa: in Italia come in Francia ci sono leggi che vietano la diffusione di notizie legate alla sicurezza militare (provate a fare una foto a una caserma e vedete cosa succede…). Se putacaso all’interno della voce ci fossero stati dati classificati, e la DCRI avesse specificato (alla WMF o al presidente di Wikimedia France) quali fossero, sono certo che sarebbero stati immediatamente tolti per rispettare la legge. Ma in questo caso spiegazioni non ce ne sono affatto state, e si può pertanto parlare di arbitrio della DCRI, o se preferite di censura.

Qual è stato il risultato? Non solo la voce è stata ripristinata e ampliata usando tutte le informazioni liberamente disponibili, ma la comunità mondiale, oltre alla Wikimedia Foundation stessa, si è attivata e ora la voce è presente in una ventina di edizioni linguistiche di Wikipedia, tra cui quella italiana. Un perfetto esempio di effetto Streisand, e non oso pensare cosa succederà quando i siti “alternativi” inizieranno a diffondere le informazioni ricamandoci magari su.

Ah: qualcosa di simile (peccato che le immagini non siano più disponibili, dovrei chiedere a Gianluca Neri se le ha ancora da qualche parte) capitò da noi quasi dieci anni fa: giusto per dire che tutto il mondo, o almeno tutta l’Europa, è paese.

by .mau. at April 10, 2013 08:11 AM

April 07, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

I servizi di sicurezza francesi minacciano un amministratore di Wikipedia perché cancelli una voce

Traduco un post di Wikimedia Francia. Originale e traduzione sono pubblicati con licenza CC-BY-SA 2.0. C’è anche la versione inglese, che è quella che in realtà ho usato.

***

A inizio marzo, la DCRI (Direction Centrale du Renseignement Intérieur) ha contattato la Wikimedia Foundation, l’organizzazione non a scopo di lucro che gestisce Wikipedia. La DCRI affermava che una voce della Wikipedia in lingua francese su una struttura militare contenesse informazioni riservate, e ne ha chiesto l’immediata cancellazione. La Wikimedia Foundation ha ritenuto di non avere abbastanza informazioni e ha rifiutato di soddisfare la richiesta.
La Wikimedia Foundation ha spesso collaborato con le autorità pubbliche per seguire decisioni legali. Riceve centinaia di richieste per la cancellazione di voci, e ottempera sempre alle richieste chiaramente motivate.

Insoddisfatta dalla risposta della Fondazione, la DCRI ha convocato un volontario di Wikipedia nei suoi uffici il 4 aprile. Questo volontario che è uno di quelli che ha accesso agli strumenti che permettono la cancellazione delle pagine, è stato costretto a cancellare la voce mentre era negli uffici della DCRI, facendogli capire che sarebbe stato tenuto in custodia e processato se non avesse obbedito. Sotto pressione, non ha avuto altra scelta se non di cancellare la voce, nonostante avesse spiegato alla DCRI che non è così che funziona Wikipedia. Ha avvisato gli altri amministratori che se avessero tentato di recuperare l’articolo sarebbero incappati in responsabilità davanti alla legge.

Questo volontario non aveva alcun collegamento con la voce, non l’aveva mai modificata e non sapeva nemmeno della sua esistenza prima di entrare nell’ufficio della DCRI. È stato scelto e convocato perché era facilmente identificabile, dato che promuove regolarmente Wikipedia e i progetti Wikimedia in Francia.

Wikimedia Francia non comprende come prepotenza e metodi coercitivi possano essere usati contro una persona dedicata alla promozione della libertà e della conoscenza. Dato che Wikimedia Francia sostiene la libera conoscenza, è suo dovere denunciare questo atto di censura contro un cittadino francese e contributore di Wikipedia.

Modificare Wikipedia pubblicamente è diventato un comportamento rischioso in Francia? La DCRI non è capace di difendere il segreto militare attraverso mezzi legali e meno brutali?

Lasciateci ricordare che l’articolo è stato disponibile per molti anni senza provocare nessun problema fino a qualche giorno fa.
L’intimidazione non è il modo giusto di far rispettare il segreto militare in Francia, e internet non è un luogo che ha bisogno di essere regolato in un modo così brutale. Noi crediamo che la DCRI abbia altri modi di far rispettare la legge. Speriamo che una indagine indipendente faccia chiarezza sui recenti eventi. La Francia è uno stato di diritto, dove la sicurezza nazionale non deve essere assicurata attraverso queste misure.

***

Aggiornamento. La voce di cui si parla è Station hertzienne militaire de Pierre-sur-Haute. In seguito a questo episodio è stata tradotta in diverse lingue, tra cui italiano e inglese. Un classico esempio di effetto Streisand.


by ncaranti at April 07, 2013 02:46 PM

April 04, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Giuseppe Mazzini era gay ovvero Wikipedia in volumi

it_mario_106_vikipedia_140In Mario, la serie televisiva diretta da Maccio Capatonda (nome d’arte di Marcello Macchia) in onda su MTV, compare una fantomatica versione cartacea di Wikipedia (si chiama Vichipedia, ma è lei).

In realtà la versione cartacea di Wikipedia occuperebbe molto più di 5-6 volumi: secondo i calcoli la versione italiano riempirebbe circa 426 tomi; quella in inglese ben 1772, che vuol dire 9 scaffali pieni di libri.


by ncaranti at April 04, 2013 10:41 PM

March 22, 2013

Aubrey

Il sapere liberato, Pisa, 21/3/2013

Ieri sono stato alla Normale di Pisa, invitato dal Forum degli Allievi, per un bell’incontro dedicato all’Open Access. Hanno parlato anche Maria Chiara Pievatolo e Francesca di Donato, a mio umilissimo parere due delle migliori voci dell’accesso aperto in Italia. Felice di aver parlato fra cotanto senno.
Ho nominato un paio di cose, fra libri e siti, li metto qui sotto. Ovviamente, sono tutti approfondimenti consigliati.


by aubreymcfato at March 22, 2013 02:43 PM

March 20, 2013

[[doppiequadre]]

Un uccellino mi fa notare un paio di questioncine che mi offrono l’occasione per postare dopo un po’ di tempo qui. La prima è che, infognato nell’engineering report di febbraio della WMF, si parla di un imprevisto tecnico che manderebbe all’aria il fundraising nei paesi non angolofoni che era previsto appunto per questa primavera (ricorderete […]

by elitre at March 20, 2013 10:58 PM

March 13, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Strano errore di Wikipedia su Papa Francesco?

Il Corriere della Sera ha pubblicato questi due screenshot (catturati in due momenti diversi) della voce di Wikipedia dedicata al nuovo Papa.

In fondo questo commento:

Subito dopo l’elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio, la sua biografia sull’enciclopedia online riportava uno strano errore (riquadrato in rosso nell’immagine in alto): la scritta “papapappppaaaaaaaaa” dentro la parola “collegi”. Poco dopo, la scritta è scomparsa (immagine qui sopra). Eccesso di fretta nell’aggiornamento o un giochetto volontario?

I miei lettori più attenti capiranno che in realtà è ovvio che si sia trattato di un semplice vandalismo.


by ncaranti at March 13, 2013 11:29 PM

February 28, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Quando il fact checking vuol dire molto

Oscar Giannino - veDrò 2012

By veDro – l’Italia al futuro [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons

Sul blog della Wikimedia Foundation Maurizio Codogno ha intervistato un paio di wikipediani sul ruolo dell’enciclopedia libera nel caso Giannino.


by ncaranti at February 28, 2013 11:15 AM

February 27, 2013

Voices Telecom Italia

Oscar Giannino, Mycroft Holmes e fact checking

La scorsa settimana la notizia ha avuto una discreta diffusione: Luigi Zingales, cofondatore di “FARE per fermare il declino”, ha pubblicamente affermato di lasciare il movimento, dopo aver scoperto che Oscar Giannino, il suo esponente più in vista, aveva millantato un master presso la Chicago Booth University: master che a quanto pare non è mai stato conseguito. La notizia è stata subito ripresa in prima pagina da due quotidiani nazionali – non nomino le testate, ma se avete presente che dopo cinque giorni si sarebbe votato potete immaginare da soli quali siano. La valanga è cresciuta, si è scoperto che anche le due lauree di Giannino erano millantate come anche la sua partecipazione da bimbo allo Zecchino d’Oro, cosa che mi sa abbia gettato ancor più nello scoramento i suoi sostenitori. Quello di cui non si è sentito parlare, e su cui voglio fare alcune riflessioni, è la fonte probabilmente principale che ha fatto partire la valanga che è cascata su Giannino: e questo, come vedrete, la dice lunga su tante cose.

Le voci su questo master si rincorrevano da tempo: però c’era una fonte apparentemente solida che confermava la sua esistenza. No, la fonte non era Wikipedia: come ormai dovreste sapere, l’enciclopedia raccoglie notizie pubblicate da altri. In questo caso la notizia era presa dall’Istituto Bruno Leoni, e Wikipedia citava regolarmente la pagina web dell’istituto. Alcuni utenti dell’enciclopedia non erano però convinti della cosa, e hanno scritto sia alla Booth University che all’Istituto Bruno Leoni per chiedere lumi. Alla fine Niccolò Caranti ha avuto una risposta (negativa) da quest’ultimo e ha postato tutta la storia, compresi gli screenshot che mostrano la metamorfosi della biografia “ufficiale” di Giannino, sul blog L’Olandese Volante. È interessante notare che sia l’autore che il tenutario del blog sono utenti di lungo corso di Wikipedia; il secondo è anche un amministratore di Wikinotizie, il sito fratello di Wikipedia che dovrebbe raccogliere le notizie di cronaca (che di per sé non dovrebbero stare in un’enciclopedia, no?)

Quali sono le morali che si possono trarre da questa storia? Innanzitutto che sta diventando sempre più possibile controllare la veridicità delle notizie restando comodamente seduti davanti al proprio PC: la cosa non è facile né può sempre sostituire il lavoro sul campo, ma è comunque possibile. Ne sarebbe contento Mycroft Holmes, il fratello più intelligente di Sherlock (lo dice lui, mica io!) che però è troppo pigro per alzarsi dalla sua poltrona e quindi si limita a lavorare per l’intelligence britannica nel suo ufficio o al più presso il club di cui è socio. Wikipedia ha svolto un ruolo secondario ma comunque importante: le pagine di discussione associate alle voci, che sono spesso neglette, nell’economia dell’enciclopedia sono in realtà uno strumento prezioso per chiedere aiuto. Ampliare una voce può essere complicato, ma chiedere lumi sulla pagina di discussione no: basta davvero cliccare sul tab “modifica”, scrivere il testo senza tanti fronzoli e salvare. Qualcuno che ne sa di più o ha voglia di saperne di più lo si trova (quasi) sempre.

Infine il terzo segreto di Fatim… ehm, scusate, il segreto di Wikipedia. Come potete leggere nel blog di Tooby, i due sono simpatizzanti di Fare il Declino, e la scoperta che hanno fatto – non tanto che Giannino non avesse il master, quanto che facesse finta di nulla – non gli è certo piaciuta. Però hanno deciso di pubblicare lo stesso la notizia, e di farlo non appena hanno avuto la conferma certa, pur avendo ben presente il rischio di danneggiare l’immagine di Fare. Questo perché hanno ritenuto più importante presentare la verità. Wikipedia cresce per i contributi di tutti: ma riesce a stare in piedi perché gli utenti più attivi vogliono così bene al progetto da lasciare da parte le loro credenze personali. Il senso del volontariato è proprio questo, e stavolta ne abbiamo visto un esempio preclaro.

Post scriptum: magari avete anche visto da qualche altra parte gli screenshot di cui accennavo più sopra. Magari li avete anche visti su grandi quotidiani online. Ma sicuramente non era indicato da dove erano stati presi: ed è difficile credere che avessero pronte lke vecchie schermate per l’occasione. Poi non chiedetevi perché nonostante tutti i suoi errori io mi fidi più di Wikipedia che di un giornale.

by .mau. at February 27, 2013 12:26 PM

February 14, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Buon San Valentino da Wikipedia!

Immagine di helix84. Fonte: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Sai cos’è un “Love Dart”?

No?

Puoi scoprirlo guardando questo video, realizzato dalla Wikimedia Foundation!

L’obiettivo è raggiungere 500.000 visualizzazioni.

E naturalmente, buon San Valentino!


by ncaranti at February 14, 2013 12:11 AM

January 31, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Un asteroide è stato intitolato a Wikipedia

Un asteroide

L’asteroide della fascia principale 243 Ida. Fonte: Wikimedia Commons.

L’asteroide della fascia principale n. 274301 è stato intitolato a Wikipedia.

L’asteroide è stato scoperto da un gruppo di astronomi dell’Osservatorio astronomico di Andrušivka (A50) in Ucraina.

È stato osservato la prima volta dal gruppo il 25 agosto 2008 alle 22.47 (UTC), e di nuovo la notte successiva, quando ha ricevuto la denominazione provvisoria 2008 QH24. Il 6 settembre la sua orbita è stata calcolata in modo accurato. È stato mostrato che l’asteroide è lo stesso che era stato denominato 1997 RO4 e 2007 FK34 dagli osservatori di Caussols-ODAS (Francia), Mount Lemmon Survey e Steward (entrambi in Arizona, USA).

Il 18 aprile 2011 ha ricevuto il numero 274301.

La decisione del “Committee for Small Body Nomenclature” di assegnare il nome “Wikipedia” all’asteroide è stata pubblicatta sul “Minor Planet Circular” il 27 gennaio 2013, a pagina 82403. Il nome è stato proposto da Andriy Makukha, membro del consiglio direttivo di Wikimedia Ucraina.

Nell’atto ufficiale con cui è stato dato il nome si legge:

Wikipedia è un’enciclopedia libera, copyleft e scritta collaborativamente fondata nel 2001. In 11 anni è diventata il più grande “reference work” e uno dei siti web più visitati del mondo. Viene sviluppata in più di 270 lingue da appassionati da tutto il mondo.

Questo post è una traduzione di questo articolo scritto su Wikinews in inglese. L’articolo originale e la traduzione sono rilasciati con licenza CC-BY 2.5. Al momento non risulta che ci sia un pericolo di collisione con la Terra, ma gli esperti stanno indagando.

AGGIORNAMENTO: Dopo che ho scritto questo post è stata creata la voce su Wikipedia in italiano.


by ncaranti at January 31, 2013 03:54 PM

January 30, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Wikidata arriva su Wikipedia in ebraico e in italiano

Rome - Wikidata
Wikidata, il nuovo progetto Wikimedia per la raccolta di dati strutturati, viene oggi implementata sulle versioni in ebraico e in italiano.

Si tratta rispettivamente del secondo e del terzo progetto su cui viene attivata, dopo la versione in ungherese (avvenuta il 14 gennaio scorso). È un nuovo passo in avanti, in vista della sua implementazione su tutte le versioni di Wikipedia, che dovrebbe avvenire entro fine febbraio.

Il progetto finora

Wikidata è stata ufficialmente lanciata il 30 ottobre 2012. Da allora molto è stato fatto: sono state create le prime linee guida, scritte e tradotte pagine introduttive e di aiuto, eliminati i primi errori, sviluppate nuove funzioni e naturalmente sono stati creati oltre 2 milioni di elementi.

Dall’inizio del progetto a oggi su Wikidata sono state effettuate più di 5 milioni di modifiche dagli oltre 600 utenti attualmente attivi. Sono anche stati eletti i primi amministratori, che attualmente ammontano a 66. Tutto questo è molto di più di quanto avesse potuto sperare il team di sviluppo, grazie alla straordinaria partecipazione degli utenti fin dal lancio del progetto.

In questa prima fase è possibile creare elementi, inserire etichette, descrizioni e alias in diverse lingue, per poi collegare le varie versioni di una voce di Wikipedia nelle diverse lingue.

Che cosa succede ora?

Finora i collegamenti fra le varie versioni di Wikipedia sono stati gestiti inserendo uno speciale link nel testo della voce (chiamato “interlink” o “link linguistico”). Questa operazione andava necessariamente ripetuta per ogni singola versione: un metodo ridondante e non privo di inconvenienti (due voci che linkavano alla stessa voce su un’altra Wikipedia, problemi di conflitti fra collegamenti…).

L’obbiettivo di Wikidata è passare a un altro sistema di gestione, che permetta di salvare questi link su un solo progetto – Wikidata, appunto – assegnando in maniera univoca un collegamento a un elemento. Tali collegamenti verranno poi richiamate dalle singole versioni in automatico.

In questi mesi, gli utenti di Wikidata (con l’aiuto di alcuni bot) hanno raccolto e sistematizzato questi link, associandoli alle rispettive voci nelle varie Wikipedie e sistemando numerosi conflitti. Adesso è arrivato il momento di utilizzare il frutto di tutto questo lavoro: la versione ungherese già utilizza il nuovo sistema da due settimane, mentre quella in ebraico e quella in italiano inizieranno da oggi. Gli interlink continueranno a essere mantenuti nel testo (e a essere utilizzati) finché qualcuno non provvederà a rimuoverli.

I prossimi passi

Nelle prossime settimane, si prevede di attivare Wikidata anche su Wikipedia in lingua inglese e successivamente su tutte le altre versioni.

Tutto questo lavoro costituisce la base per la “Fase 2″ di Wikidata, su cui gli sviluppatori stanno lavorando e che sta incominciando a prendere forma. In questa fase, saranno raccolti e sistematizzati tutti i dati presenti nei vari infobox su Wikipedia (per esempio il numero di abitanti di un Paese, la lunghezza di un fiume o la data di nascita di un personaggio famoso).

Vuoi partecipare?

Wikidata è un nuovo progetto che anche tu puoi contribuire a realizzare. Ci sono molti modi per partecipare. Questa pagina spiega come si può contribuire come utente, sviluppatore, traduttore o altro.

Resta aggiornato!
Il modo migliore per rimanere informati su tutte le novità riguardanti Wikidata è iscriversi alla newsletter settimanale.

Questo post è un adattamento di questo post sul blog di Wikimedia Deutschland.


by Sannita at January 30, 2013 11:01 PM

~*~StAr TrEk InTo DaRkNeSs~*~

Meno di due mesi, più di 300 kb di discussione. Randall Munroe parla di 40.000 parole ma adesso sono aumentate di qualche migliaio.

Il problema: il titolo della voce su Wikipedia sul prossimo film della saga di Star Trek in uscita deve essere “Star Trek into Darkness” o “Star Trek Into Darkness”?

Insomma, tanto rumore per una “i” maiuscola o minuscola.

xkcd ci ha fatto una vignetta:

xkcd: Star Trek into Darkness by Randall Munroe. Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.5 License

Per la cronaca: in questo momento la “i” è minuscola, ma nell’incipit si dice:

usually written as Star Trek Into Darkness

In italiano il titolo è stato cambiato in Into Darkness – Star Trek per cui il problema non si pone. O meglio, non si pone sul titolo della voce. Eventualmente si pone solo su come citare il titolo originale. Adesso la “i” è minuscola.


by ncaranti at January 30, 2013 02:41 PM

January 29, 2013

Wiki spiegata a mia nonna

Una modifica di costituzionale importanza

Marta Cartabia: differenze tra le versioni - Wikipedia IP Information for 151.22.4.52

Un utente non registrato, il cui indirizzo IP quindi è visibile pubblicamente, ha rimosso dalla voce su Marta Cartabia, giudice costituzionale, un paragrafo su alcune critiche che aveva ricevuto per una sua vecchia affermazione.

L’IP risulta appartenere alla Corte costituzionale.

Le modifiche effettuate da quell’indirizzo sono visibili qui. Non tutte hanno a che fare con la Consulta, e la maggior parte sembrano essere assolutamente corrette.


by ncaranti at January 29, 2013 03:10 PM

January 22, 2013

Voices Telecom Italia

Il primo milione non si scorda mai

Il 9 settembre 2005 sull’edizione in lingua italiana di Wikipedia è stata creata la voce su Choisy-le-Roi, un comune francese nei pressi di Parigi. Il 3 ottobre 2008 è stata creata la voce Placca indiana, una delle placche tettoniche della litosfera terrestre. Alle 4:50 di stamattina è stata creata la voce Federação Escotista de Portugal (scritta in italiano, non preoccupatevi). Che cosa possono mai avere in comune queste tre voci? Semplice: sono rispettivamente la centomillesima, la mezzomilionesima e (salvo controlli antidoping) la milionesima voce su it.wikipedia.org.

La versione originale della voce Choisy-Le-Roi su it.wikipedia.org
La versione originale della voce Choisy-Le-Roi su it.wikipedia.org
La versione originale della voce Placca indiana su it.wikipedia.org
La versione originale della voce Placca indiana su it.wikipedia.org
La pagina sulla Federação Escotista de Portugal in it.wikipedia.org
La pagina sulla Federação Escotista de Portugal in it.wikipedia.org

L’edizione italiana è la quinta ad avere raggiunto questo traguardo: a parte l’edizione in lingua inglese che lo toccò il primo marzo 2006 e ormai veleggia ben oltre i quattro milioni di voci, il “club dei milionari” attualmente comprende anche le versioni in tedesco (dal 27 dicembre 2009), francese (dal 21 settembre 2010) e olandese (dal 17 dicembre 2011), ma anche le edizioni in spagnolo, russo e polacco vi si stanno rapidamente avvicinando. Sicuramente, quando nell’agosto del 2001 venne creata la prima voce in italiano, nessuno avrebbe anche solo sognato di arrivare fin qui: rileggendo le discussioni in occasione della voce numero 100.000, c’è chi scherzando aveva scritto di essere pronto per quando si sarebbe arrivati a mezzo milione, il che sembrava già una cifra irraggiungibile.

A dire il vero, almeno le prime due voci qualcos’altro in comune ce l’hanno. Le immagini qui sopra mostrano come le voci si presentavano alla loro creazione, ma se si va a consultarle oggi (rispettivamente qui e qui) si può notare come in questi anni il contenuto di entrambe è stato notevolmente ampliato. Questa è probabilmente la risposta migliore a chi ritiene che avere troppe voci sia inutile se non nocivo: la struttura di Wikipedia permette e anzi favorisce l’accrescimento della conoscenza, perché anche un minimo miglioramento, quando sommato a tanti altri, può fare la differenza. Ancor più degno di nota il fatto che la voce numero 500.000 sia stata creata da un utente anonimo: un’altra conferma della filosofia di Wikipedia, che preferisce l’autorevolezza del testo all’autorità di chi scrive.

Naturalmente nessuno pensa di sedersi sugli allori! Ci sono almeno due nuove sfide per l’enciclopedia. Innanzitutto occorre aumentare il numero di contributori attivi, da parecchio tempo fermo intorno alle 8000 persone: chiunque è in grado di dare una mano, anche solo correggendo un errore di battitura. Naturalmente poi occorre migliorare la qualità delle singole voci. Oggi ci sono solo 800 voci definite da vetrina o di qualità: è vero che i criteri sono molto stringenti, ma è sicuramente possibile fare molto di più. Infine, per chi si preoccupasse di avere finito le voci da creare, nessun problema! Esiste una pagina di servizio dedicata proprio alle richieste di creare una nuova voce su argomenti non ancora trattati. Collaborare significa anche questo!

Ah: perché ho scritto “salvo controlli antidoping?” Beh, non funziona come nei film, con una sirena che suona all’ingresso del milionesimo cliente e il direttore del supermercato che corre a congratularsi col fortunato consumatore. Stamattina alle 7:10 il contatore totale indicava 1.000.018 voci, e mi sono messo con calma a consultare i log delle voci create e di quelle cancellate per ricavare a posteriori, neanche fosse una puntata di CSI, qual era la milionesima voce. Per dire, nello stesso minuto in cui è stata creata la milionesima voce l’enciclopedia ha anche visto aggiungersi le voci Archeanactide (una dinastia greca del V secolo a.C.), Le Formiche (un gruppo di scogli presso Ponza), 8mm (un gruppo musicale californiano). Se volete, potete considerarle tutte “milionesima ad honorem”…

P.S.: come volevasi dimostrare, si era per esempio persa Scautismo e guidismo in Portogallo: ragione in più per lasciare tutto ex aequo e usare il tempo più utilmente per migliorare le voci esistenti…

by .mau. at January 22, 2013 09:33 AM

January 13, 2013

Aubrey

RIP, Aaron Swartz

Ieri si è suicidato Aaron Swartz, genio, attivista, programmatore, wikipediano, e un sacco di altre cose che non so. Avevo seguito un po’ il suo caso quando scaricò migliaia di articoli scientifici da JSTOR, un vero atto di disobbedienza civile open access. Aaron era un prodigio: co-inventò l’RSS a 14 anni, contribuì alla nascita di Reddit, ha scritto il codice di Open Library, ha creato siti e app e softare per la partecipazione politica, tutto entro i 26 anni.

Cory Doctorow, di BoingBoing, scrive questo bellissimo pezzo. Lawrence Lessig questo. Il NYT questo. La Wikimedia Foundation questo. Lo stesso Aaron ha parlato di sè e della propria depressione qui.

E mi frullano in testa un po’ di pensieri (quel doloroso rapporto fra genio e sofferenza, intelligenza e sensibilità), ma mi rimane questo epitaffio di Weinberger, che chiarisce un po':

Aaron was a hero of the Internet.

Everything he did in his way too short life was aimed at making the connected world more open, with lower barriers, richer connections, more knowledge, more sharing, and less corruption. Consider Aaron’s work on standards for sharing ideas, his commitment to progressive and bottom-up politics, his efforts to provide free access to public domain court records), his work against corruption in politics, his contribution to the struggle against SOPA, the app he wrote for making it easier to create blogs and wikis (acquired by Reddit), his commitment to open information. And more.

And he was only 26 when we lost him.

Aaron usava, voleva usare, voleva che usassimo internet per migliorare il mondo (((male, pigramente, per hobby, per noia, per divertimento, perchè siamo soli, perchè siamo idealisti, perchè abbiamo troppa paura, perchè fa meno male, perchè il mondo fa schifo, perchè ci fa sentire  vivi, perchè è giusto, perchè è così che bisogna fare))).

Era uno di noi, era uno dei miei. E’ davvero un peccato. Per noi.

[fra le cose non inutili che potevo fare, c’è stata la creazione della pagina su Wikipedia, ma c’è da correggere gli errori di Google Translate. Se volete, correggete.]


by aubreymcfato at January 13, 2013 05:05 PM

November 28, 2012

Voices Telecom Italia

La proprietà è un furto. Ma chi è che ruba?

Stamattina il Corriere della Sera ha pubblicato un bell’articolo di Massimo Sideri, che ha anche avuto l’onore dell’incipit in prima pagina, a proposito delle nuove regole d’uso di Twitter; le cosiddette ToS, Terms of Service. Sideri nota come c’è sì scritto che «ciò che è dell’utente resta dell’utente», ma continuando a leggere si scopre (a) che Twitter non vi pagherà mai per i vostri tweet, e (b) che la società potrà poi fare di essi quello che vuole, tipicamente farci soldi lei. Voi che pensate di tutto questo? Io una mia idea, non necessariamente simile a quella che trovate in certe catene di status che potete leggere su Facebook, ce l’ho.

Innanzitutto, ricordo una differenza di base che non sempre è nota: quella tra copyright e proprietà intellettuale. Quest’ultima significa semplicemente – beh, nemmeno tanto semplicemente – che il diritto di dire “questo l’ho creato io” esiste ed è inalienabile; nessuno può prendere una cosa che hai fatto tu e affermare che l’ha fatta lui. Insomma, quello che Twitter rende come «ciò che è dell’utente resta dell’utente». Copyright è invece l’insieme dei diritti di sfruttamento delle cose che si è fatto, cioè chi e come può usarle. Uno può dire “fatene pure ciò che volete”, e allora si dice che l’opera è nel pubblico dominio; può dire “non potete farci nulla se prima non vi do l’ok”, e allora abbiamo il classico “© – tutti i diritti riservati”; può dire “usatelo pure, ma solo se non ci fate soldi su e lo lasciate intatto”, e abbiamo la licenza Creative Commons CC-BY-NC-ND (ce ne sono tante altre di licenze CC, ma qui sto semplificando); può cedere, cioè vendere, i diritti commerciali a qualcun altro. Il libro che ho scritto, per esempio, è © Vallardi Editore, non © Maurizio Codogno; ho fatto un contratto, Vallardi riconosce che il libro è mio (proprietà intellettuale…) e mi ha dato dei soldi per poter poi avere tutti i diritti di venndita del testo (copyright…).

Wikipedia è uno dei possibili modelli di sfruttamento della vostra proprietà intellettuale. La proprietà intellettuale di quanto viene aggiunto è esplicitamente dell’autore, tanto che quando si modifica una voce appare un bell’avviso grosso e rosso che chiede se è proprio farina del nostro sacco e non invece copiata da qualche parte; addirittura, se vogliamo inserire qualcosa di nostro già pubblicato altrove (non parlo delle cose sfacciatamente promozionali che vengono cancellate e basta, ma di informazioni effettivamente enciclopediche) occorre dichiarare esplicitamente di avere i diritti di sfruttamento commerciale di quel testo, inviando tale dichiarazione a uno specifico indirizzo di posta elettronica. Questo perché il materiale contenuto in Wikipedia ha un copyright secondo la licenza CC-BY-SA, il che significa che il testo può essere riusato a piacere anche in opere commerciali, e pertanto occorre che noi possiamo cedere questi diritti.

Il modello di Twitter, ma anche di Facebook se per questo, è ben diverso. Twitter è una società commerciale: i soldi da qualche parte li deve pur fare, e li vuole fare appunto con i nostri twit. Dal mio punto di vista non c’è nulla di male: nessuno mi obbliga a usare il servizio, e a me sta bene regalargli le sciocchezze che scrivo, fintantoché restano intestate a me e possa comunque riutilizzarle come mi pare. Se andate a leggere il testo delle ToS, all’articolo 5 trovate la frase (grassetto mio)

«By submitting, posting or displaying Content on or through the Services, you grant us a worldwide, non-exclusive, royalty-free license (with the right to sublicense) to use, copy, reproduce, process, adapt, modify, publish, transmit, display and distribute such Content in any and all media or distribution methods (now known or later developed).»

Insomma, patti chiari amicizia lunga? Non proprio. C’è un altro punto che generalmente sfugge, ed è strettamente correlato a un tema di cui ogni tanto si sente parlare (a sproposito…): il diritto all’oblio. E se io volessi cancellare un mio tweet? Non posso. O meglio, posso cancellare il mio tweet, ma Twitter potrà continuare ad usarlo, come si può leggere nel quarto comma dell’articolo 10:

«In all such cases, the Terms shall terminate, including, without limitation, your license to use the Services, except that the following sections shall continue to apply: 4, 5, 7, 8, 10, 11, and 12.»

Diciamo che questa clausola mi pare molto più pericolosa, in linea di principio, della possibilità di Twitter di fare soldi con quello che ho scritto. Una volta le cose erano molto più semplici: quando fare una copia era un procedimento costoso bastava stabilire che non era più possibile fare nuove edizioni, lasciando la possibilità di commercializzare quelle vecchie. È capitato qualcosa del genere con le opere di Pirandello, che per un breve periodo sono state nel pubblico dominio prima che la durata del copyright venisse allungata a 70 anni dopo la morte dell’autore. Gli editori che avevano pubblicato opere pirandelliane prima del prolungamento del copyright hanno potuto continuare a venderle, ma senza farne nuove edizioni fintantoché il copyright non fosse nuovamente scaduto. Ma nel caso di Twitter non pare proprio essere così: se io oggi cancello un mio twit di un minuto o due anni fa, per quanto ne posso sapere l’azienda può tranquillamente rimetterlo in circolo anche tra sette anni, mentre io sarò sicuramente impegnato nella campagna per diventare Presidente della Repubblica italiana. Simpatico scenario, vero? Peggio ancora naturalmente su Facebook, con tutte le foto allegramente caricate, di cui ci si è completamente dimenticati, e che poi vengono scrutate dai nostri possibili futuri datori di lavoro, che potranno decidere di non diventare affatto nostri datori di lavoro. Su Wikipedia la cosa è ancora diversa: il mio spirito di enciclopedista non ammette di eliminare informazioni fattuali, ma riconosce per esempio che Eritreo Cazzulati ha tutti i diritti di vedere scritto, a fianco della notizia che è stato rinviato a giudizio per abigeato, che il giudice ha sentenziato la sua completa estraneità ai fatti.

Come potete vedere, in questo campo non è spesso facile distinguere i vari temi che si accavallano: a volte per precisa volontà di chi ha tutto da guadagnarci nel fare un unico pastone, altre volte per oggettiva scarsa nostra conoscenza. Per questo ritengo siano molto importanti articoli come quello di Sideri, che mettono nero su bianco le conseguenze dei nostri clic: una persona informata è una persona che può fare delle scelte, non che “sceglie” quello che gli fanno scegliere!

by .mau. at November 28, 2012 04:42 PM

October 20, 2012

Virginia Gentilini

La proprietà intellettuale non esiste

“La proprietà intellettuale non esiste. Esistono solo le eccezioni alla libertà intellettuale” Ieri sera ho fatto un ulteriore, piccolo passo avanti in un processo che in metafora potrei descrivere come prendi la rete e guarda che cosa c’è dietro. La … Continua a leggere

by vgentilini at October 20, 2012 04:31 PM

August 10, 2012

Aubrey

Le nuove piramidi (questa volta, senza schiavi)

Personalmente, credo che uno dei terreni su cui si giocherà una partita importante (partita già iniziata,d’altronde), sia quello della costruzione collettiva, di quella cosa a cui adesso diamo vari nomi (fra tutti, crowdsourcing), ma che sottintende la collaborazione massiva (spesso anonima, sempre volontaria) fra utenti/persone, in rete.

Come dice Suriowecki, la magia della collaborazione accade quando vi sono quattro fattori fondamentali (indipendenza, diversità d’opinione, aggregazione, decentramento) e non è facile da far accadere. Ma a volte ci siamo riusciti.  La nuova fisica di Internet spezza (fra le altre cose) varie forme di ostacoli spazio-temporali: possiamo collaborare, in teoria, con chiunque, in qualsiasi parte del mondo, in maniera simultanea e non. Tutto ciò che  non è possibile nel nostro “normale” mondo atomico.

L’ubiquità del digitale ha permesso, per la prima volta nella storia umana, forme di “collaborazione estrema”: tutto l’internet è una costruzione sociale, in qualche modo.
Alcuni di questi progetti, poi, sono costruzione collettiva ancora più estrema: in Wikipedia, per esempio, abbiamo una forma collettiva, simultanea, multilingue, volontaria di scrittura di un’enciclopedia.
Esistono sì altri progetti altrettanto grandi, ma in cui la costruzione del progetto è meno consapevole: gli user-generated video in Youtube, la foto su Flickr e Facebook e Instagram, la blogosfera, la twittosfera, la socialcososfera sono tutte forme di collaborazione, ma in maniera più blanda e incosciente. Rimangono costruzioni collettive, risultato di una coordinazione dal basso, ma inconsapevole.

Senza stare a fare pe(d|s)anti tassonomie, credo sia dunque corretto ed importante affermare questa differenza, che è un differenza fra network sociali e network collaborativi [1]. Nei social network (prendetene uno a caso) spesso vi è (abbiamo appena detto) una “costruzione collettiva inconsapevole”, che avviene quando il mio contributo personale (e spesso destinato ad un gruppo ristretto di amici, o anche ad un pubblico ignoto) si va a sommare ad altri contributi (sempre user generated), ma il cui fine primario non è la collaborazione: cioè, la costruzione di un tutto organico è quasi un effetto collaterale, non il primo obiettivo (Shirky chiama un concetto simile frozen sharing). L’appassionato carica video su Youtube per sè, per i propri amici, non per costruire il più grande archivio video mai visto. Su Twitter scrivo per i miei follower, sul blog per me e i miei amici e i miei lettori: il fine è quasi sempre personale o ristretto, non è (quasi mai) la volontà di fare qualcosa come progetto unico e integrato. Al contrario, progetti come Wikipedia nascono e sono sempre costruzioni collettive e consapevoli. Questo non vuol dire che il wikipediano è sempre altruista e il blogger egoista (anzi): ognuno ha le proprie motivazioni e sceglie i mezzi che preferisce per esprimersi, ma la differenza fra comunicazione (che genera collateralmente un contenuto sociale) e collaborazione rimane lampante.

Ecco.

Personalmente credo che i progetti più interessanti (che come società abbiamo appena iniziato a conoscere (e creare)), siano proprio i secondi.
Abilitare le persone a gesti costruttivi e utili e piccoli e divertenti (click) è forse una delle sfide più grandi che come umanità possiamo intraprendere, permettendo di sfruttare un potenziale latente (morale, etico, cognitivo, di tempo, di competenze) che non è ancora mai stato sfruttato (Clay Shirky, Surplus cognitivo).
In questo momento, la tecnologia ci offre i primi rudimentali strumenti di condivisione e collaborazione davvero globali che il mondo abbia mai visto.

Questo tipo di collaborazione estrema (o massiva), se così vogliamo chiamarla, ha, in questi anni, una parola chiave, che è la parola wiki.
Wiki e collaborazione sono, alla fine dei conti, quasi sinonimi: un wiki è un sito modificabile da tutti i suoi utenti, in (quasi) tutte le sue pagine.
Se un progetto è basato su un wiki, avrà la necessità di avere/trovare/mantenere i suoi utenti, e i suoi utenti avranno la necessità di coordinarsi (in qualche modo) per far funzionare il progetto, e questo porterà alla creazione di una comunità (comunità di pratica, dunque, secondo la definizione di Wenger)(ma anche comunità di interessi, secondo la definizione di Henri e Pudelko). Una comunità più o meno aperta, più o meno larga, più o meno omogenea, ma comunque una comunità che si identificherà con il lavoro e l’obiettivo del progetto.

La prima e più grande forma democratica di collaborazione massiva  [2] è stata Wikipedia, e siamo ancora ben lontani da capire dove arriverà.
La stessa Wikimedia Foundation, dato il successo iniziale, ha tentato di ripetersi rivolgendosi ad altri progetti che non fossero scrivere un’enciclopedia: è così che nascono Commons (repository di immagini e file liberi)[3], Wikisource (biblioteca digitale wiki e laboratorio di trascrizione e rilettura), Wikiquote, ecc.

I progetti di Zooniverse (Galaxy Zoo, Planethunters, Ancient lives, ecc.) e FoldIt hanno compreso la fondamentale importanza creare infrastrutture che rendano semplice e divertente fare qualcosa di utile: migliaia di utenti possono dunque aiutare gli scienziati a classificare galassie, piegare proteine, leggere geroglifici, scoprire pianeti (ma anche leggere parole (recaptcha), o scoprire melanomi).

Nielsen (Reinventing Discovery, Princeton University Press)(che è un libro splendido) utilizza questi progetti come esempi per mostrare come la citizen science sia la nuova frontiera per unire gli amatori agli esperti nella conquista dell’ignoto, coordinando la passione ed la computazione umana dei primi alle competenze dei secondi. La costruzione della nuova scienza passa per l’accesso aperto di dati, letteratura e risorse, ma anche delle competenze e intelligenza e tempo libero di tutti (scienziati e non).

Non so voi, ma io sono molto eccitato per quello che verrà. Bisogna solo farlo accadere.

 

Note

[1] Definizioni mie (non faccio il pedante, non fatelo voi).

[2] Qui taglio la testa ad una mandria di tori. Sto parlando di collaborazione massiva e volontaria e consapevole. Ci sono altri progetti del genere: l’intero movimento open source (es. Linux) può essere inteso (e lo è e deve esserlo), come ecosistema di progetti collaborativi, ma non è propriamente democratico (nel senso che la soglia minima per partecipare è molto alta)(cioè, bisogna saper programmare). Va tutto bene, ma qui voglio parlare di un livello successivo di collaborazione, in cui la soglia minima è molto più bassa.

[3] Commons è in realtà, a mio personalissimo parere, un divertente ibrido fra una forma di user generated content (le immagini, caricate a milioni da migliaia di persone) e un progetto comunitario. Le sue difficoltà sono varie (pensiamo solo che è l’unico progetto Wikimedia ad essere unico e multilingue, quando tutti gli altri hanno versioni linguistiche proprie). La parte comunitaria prevede la scrittura di linee guida, il controllo del materiale, la correzione dei metadati, la creazione di template e strumenti e la categorizzazione. Ma facciamo che oggi lo riteniamo un progetto comunitario e basta.

PS: tutti i libri citati sono prestati volentieri dal sottoscritto (se avete un Kindle però)(aubreymcfato chiocciola gmail punto com).


by aubreymcfato at August 10, 2012 10:10 AM

July 21, 2012

appunti sui pølsini

9 per cento

Sono poche le donne che scrivono su Wikipedia. Ogni volta che la aprono dicono di non aver niente da metterci.

by G. at July 21, 2012 12:54 PM

June 21, 2012

Wikimedia Italia

Wikimedia News n. 33, 20 giugno 2012

Wikimedia news1.png
WikimediaNews- n. 33 del 20 giugno 2012Aperiodico ufficiale di informazione dell’associazione Wikimedia Italia.

Adotta una parola va a scuola

Cerimonia di premiazione di «Adotta una parola a scuola», 7 giugno 2012, Auditorium Enzo Biagi, Sala Borsa, Bologna

Gli studenti delle scuole partecipanti riuniti in Sala Borsa a Bologna per la premiazione di Adotta una Parola

A fine febbraio di quest’anno insegnanti e studenti di varie scuole
dell’Emilia Romagna hanno partecipato ad un corso introduttivo su
Wikipedia. Il corso – tenuto da soci di WMI – era l’avvio di un
progetto con le scuole, portato avanti da APTServizi dell’Emilia
Romagna con Wikimedia Italia e l’Ufficio Scolastico Regionale.

Durante il corso hanno scoperto che sì, pure loro possono scrivere le
voci, e no, nessuno passa i contributi al vaglio prima di pubblicarli.
Superato lo shock per un approccio tanto diverso rispetto a quello del
mondo scolastico, le classi si son subito buttate con entusiasmo nel
progetto, lavorando per tre mesi sulle voci adottate.

Per descrivere l’esperienza basta citare le parole di Giovanna Morini,
docente coinvolta nel progetto, che ha commentato così:

Davvero i ragazzi hanno giocato un bel ruolo attivo, […] un ruolo
da studenti 2.0 e non solo da utenti che si bevono passivamente tutto
quello che passa su web come fosse una TV!
La speranza è che questo seme resti ai ragazzi come stile attivo con
cui approcciare lo studio e l’ambiente che li circonda, e alla scuola
e a noi docenti come metodologia didattica “ricca” da sfruttare
ancora. Adotta una parola va a scuola

Notizie in breve

Wikiguida Wikiquote

È uscita la quarta WikiGuida, un video veloce e diretto per spiegare a chiunque Wikiquote: una ricca antologia di citazioni, tutte naturalmente aggiunte a una a una dai lettori con tanto di fonti…
WikiGuida Wikiquote

Notizie dal mondo Wikimedia

Iberoconf 2012 è una conferenza organizzata dal 31/5 al 3/6 a Santiago del Cile nell’ambito di Iberocoop, iniziativa di collaborazione internazionale. Per Wikimedia Italia hanno partecipato Aubrey e Cristian. Iberocoop

Notizie da WLM

Wiki Loves Monuments è alla ricerca di nuovi monumenti pubblici e privati da inserire nelle liste di ciò che è possibile fotografare. Se conosci qualche bel monumento e vuoi darci una mano, consulta il sito: http://www.wikilovesmonuments.it/2012/06/la-lista-dei-monumenti/


Attenzione, questo bollettino è da considerarsi un prodotto destinato esclusivamente all’informazione aziendale sia ad uso interno sia presso il pubblico e pertanto, in ossequio al dettame dell’art 1 comma 2 Legge 7 marzo 2001 n. 62, non è da considerarsi un prodotto editoriale

by Nemo at June 21, 2012 10:55 AM