Wikipedia è di tutti (ma va utilizzata con cura)

09:39, Tuesday, 13 2018 November UTC

Uno dei cinque pilastri di Wikipedia, ossia le linee guida fondamentali della grande enciclopedia online che tutti conosciamo, asserisce che “Wikipedia è libera”.
Noi italiani abbiamo un vantaggio rispetto agli anglofoni, dove “free” significa anche “gratuita”; tuttavia anche la parola “libera” ha più significati. Da un lato significa che chiunque può modificare i contenuti di Wikipedia – rispettando le regole che la comunità individua per la redazione delle voci – ma anche che tutte le informazioni pubblicate sull’enciclopedia possono essere riutilizzate dagli utenti per qualsiasi scopo, compresi quelli commerciali: in questo modo Wikipedia può essere davvero un bene comune, a cui tutti possono accedere e di cui tutti possono servirsi.
C’è però una condizione: se anziché prendere spunto dal testo decidete di utilizzare parte di una voce di Wikipedia (o l’intero testo!) in una pubblicazione o all’interno di un articolo bisogna rispettarne la licenza.
I contenuti dell’enciclopedia sono infatti rilasciati con una licenza libera, la CC-BY SA, che permette ogni riutilizzo dei testi a patto di esplicitare correttamente l’attribuzione (cioè citare gli autori) e distribuire l’opera derivata con la stessa licenza del testo di origine. Non si può scrivere “diritti riservati” su un testo tratto da una voce Wikipedia!.
Queste regole auree sono tanto semplici, quanto aggirate da chi visita e si serve dell’enciclopedia, compresi illustri utilizzatori delle voci Wikipedia come i giornalisti, che spesso consultano l’enciclopedia libera per raccogliere informazioni.
Non sono rari i casi in cui la comunità di volontari attiva sull’enciclopedia ha trovato su media grandi e piccoli dei testi copiati da Wikipedia o fotografie tratte da Wikimedia Commons senza la corretta attribuzione del contenuto.
Di fronte a queste situazioni c’è chi ha ignorato le richieste dei volontari wikipediani e chi le ha accolte, dimostrando di aver compreso il corretto funzionamento dell’enciclopedia e l’importanza delle sue linee guida.
Un caso positivo risale a pochi giorni fa, quando la comunità ha individuato una mancata attribuzione di contenuti a Wikipedia su un articolo pubblicato da La Stampa nella sua versione online, riguardante la chiusura della nota azienda dolciaria Pernigotti.
A seguito delle segnalazioni da parte della comunità, il quotidiano ha emendato l’articolo, eliminando la parte copiata e inserendo al suo posto il riferimento a Wikipedia.
In questo modo le due licenze – la CC-BY-NC-ND degli articoli del quotidiano piemontese e la CC-BY-SA dell’enciclopedia – possono convivere senza problemi; il lettore può avere inoltre un’idea ben precisa di chi ha raccolto ed elaborato le informazioni presenti nell’articolo: un elemento utile per il lettore che desideri verificare e approfondire i contenuti del pezzo.
Ricordatevi infatti che Wikipedia non è una Bibbia. Come suggeriamo di fare con tutti gli organi di informazione, i contenuti dell’enciclopedia libera vanno verificati con attenzione: talvolta all’interno delle voci Wikipedia vengono inserite asserzioni non supportate da fonti autorevoli, che sfuggono al controllo dei volontari attivi sull’enciclopedia; inoltre, le sue pagine dell’enciclopedia libera, essendo modificabili da chiunque, possono anche essere oggetto di vandalismi o uso improprio.
Fidarsi di Wikipedia è bene, perché l’enciclopedia libera contiene tantissime informazioni interessanti e fondate, ma verificare attentamente prima di citarla come fonte è meglio.

Nell’immagine: Leggendo il giornale sulla spiaggia di Grünau a Berlino. Foto dall’Archivio Federale Tedesco, CC-BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

L’assemblea autunnale dei soci di Wikimedia Italia si terrà sabato 17 novembre a Como: l’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria, nella sua sede di via Valleggio, ospiterà il nostro secondo ritrovo per l’anno 2018, mirato soprattutto a definire i nostri progetti per l’anno che verrà.
I lavori inizieranno a partire dalle 10 di mattina, con la prima sessione di pre-assemblea, in cui i soci potranno confrontarsi con il Direttivo su questioni generali, dalla gestione dei programmi alla valutazione di nuove proposte per l’associazione.
Si proseguirà poi nel pomeriggio con altre due sessioni di pre-assemblea: la prima, che si svolgerà dalle 15 alle 16 si concentrerà sull’analisi del piano annuale per il 2019 sviluppato in collaborazione da Direttivo, staff e alcuni soci che, divisi in gruppi di lavoro tematici, hanno individuato le direttive di sviluppo per le diverse linee di attività di Wikimedia Italia e identificato le migliori modalità operative per raggiungere gli obiettivi dell’associazione nell’arco del prossimo anno.
Dalle 16:30 alle 17:30 si discuterà invece del bilancio preventivo per il 2019, che sarà presentato dal Direttivo dell’associazione. In apertura di sessione, ospiteremo una breve presentazione della cooperativa MAG4 di Torino, uno dei soggetti con cui Wikimedia Italia sta collaborando nella realizzazione della sua strategia di investimento sostenibile e responsabile.
La giornata terminerà dalle 17:30 alle 18:30 con l’assemblea vera e propria, in cui tutti i soci in regola con l’adesione a Wikimedia Italia potranno votare le proposte secondo l’ordine del giorno. Iscrivetevi qui per confermare la vostra presenza!
Ancora non vi abbiamo dato abbastanza motivi per venire a Como? Sappiate che quest’anno la nostra assemblea si svolgerà nell’ambito della itWikiCon 2018, il raduno degli utenti attivi sui progetti Wikimedia in lingua italiana.  Il ricco programma dell’iniziativa – che si sviluppa su tre giorni dal 16 al 18 novembre – prevede oltre quaranta sessioni formative, un open day dedicato alle scuole e tanti eventi collaterali per scoprire il territorio e le sue “leccornie”. Un’ultima raccomandazione: l’iscrizione all’assemblea di Wikimedia Italia non dà diritto ad accedere alle sessioni di ItWikiCon e agli eventi connessi. Ricordatevi di completare la vostra iscrizione qui, se lo fate entro il 7 novembre costa di meno!

Cosa sta succedendo sul copyright?

11:25, Wednesday, 07 2018 November UTC

Un tema particolarmente dibattuto nell’ultimo periodo da media nazionali e internazionali e dai cittadini è il futuro del diritto d’autore nell’era di Internet: la discussione si è concentrata in particolare tra luglio e settembre 2018, mesi in cui i membri del Parlamento europeo sono stati chiamati ad esprimersi in merito alla nuova normativa sul copyright.
Il movimento Wikimedia e la comunità di volontari attivi sull’enciclopedia libera e sugli altri progetti collaborativi – insieme a moltissimi ricercatori, studiosi, piccoli editori e cittadini – hanno in più occasioni evidenziato i rischi che certi aspetti introdotti o trascurati dalla nuova direttiva (come gli articoli 11 e 13 e la mancata introduzione della libertà di panorama) potevano comportare per i Paesi europei; nonostante ciò, la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo del 12 settembre ha scelto di approvare il testo della direttiva senza emendamenti, lasciando tutte queste voci inascoltate.
Mentre è già avviato il trilogo, ossia la negoziazione segreta tra gli Stati membri, il Parlamento e la Commissione europea per concordare un testo unico della direttiva, il tema del copyright è ancora oggetto di discussione da parte dei principali attori del settore culturale.
Nelle settimane che verranno, saremo presenti in più occasioni a portare la visione del movimento Wikimedia e della comunità wikipediana sul tema.
Il primo appuntamento si terrà martedì 13 novembre alle 18 a Milano presso l’Università Bocconi (Aula 204), con la partecipazione del nostro presidente Lorenzo Losa – di cui potete leggere una presentazione sul tema del diritto d’autore utilizzata recentemente in occasione del Linux Day 2018 – a confronto con Piero Attanasio, firma de “Il Sole 24 Ore” e rappresentante dell’Associazione Italiana Editori (AIE).
Si prosegue il giorno successivo al Polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, dove il nostro socio Luca Martinelli prenderà parte al convegno “La nuova direttiva UE sul copyright: un dibattito aperto“: un confronto a più voci sulle possibili implicazioni della nuova normativa sul diritto d’autore per i cittadini ma anche per la ricerca accademica e la diffusione della scienza aperta.
Torneremo a Milano infine il 16 novembre con il nostro portavoce Maurizio Codogno che interverrà all’evento promosso nell’ambito di Bookcity Milano  “Cafè Scientifique: Di chi è questo (sapere)”. L’appuntamento è alle 17:30 in Cascina Turro, per immaginare insieme gli scenari futuri che si prospettano per grandi e piccoli editori e per tutti i cittadini.
Vi aspettiamo!

Nell’immagine: La passione della creazione, di Leonid Osipovič Pasternak. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Un wikipediano a Lucca Comics & Games

12:05, Tuesday, 06 2018 November UTC

Per cinque giorni – dal 31 ottobre al 4 novembre – la città di Lucca è stata letteralmente presa d’assalto da migliaia appassionati di fumetto, animazione, illustrazione, videogame e giochi di ruolo in occasione della 52esima edizione di Lucca Comics & Games.
Tra i gli oltre 200.000 partecipanti all’evento, anche il nostro socio e inviato speciale wikipediano Jaqen, presente con una importantissima missione: fotografare tutti i personaggi noti (ed enciclopedici!) che quest’anno hanno preso parte all’iniziativa per illustrare le pagine di Wikipedia ancora prive di immagine.
Le fotografie scattate quest’anno e condivise con licenza aperta su Wikimedia Commons da Niccolò sono più di 100, di cui 44 già oggi in uso sulle diverse edizioni linguistiche dell’enciclopedia libera.
Lo scatto che ritrae il mangaka Junji Ito, ad esempio, è ora pubblicato sulla voce a lui dedicata su Wikipedia in lingua italiana e in altre tredici edizioni linguistiche (tra cui inglese, francese e spagnolo) che non disponevano di un’immagine descrittiva, mentre la fotografia dell’illustratore americano Todd Lockwood è già presente sull’enciclopedia libera in otto edizioni linguistiche.
E non è tutto! Poiché le immagini sono condivise con una licenza che ne consente ogni riutilizzo, compreso quello commerciale, chiunque può servirsi degli scatti per inserirli in una pubblicazione, una locandina o la quarta di copertina di un libro – sempre ricordando di citare il nome dell’autore e di condividere la foto con una licenza uguale o compatibile a quella di partenza.
Questa non è la prima edizione di Lucca Comics & Games a cui Niccolò partecipa, con la possibilità di prendere parte alle conferenze stampa grazie ad un pass messo a disposizione dall’organizzazione: le fotografie realizzate quest’anno vanno così ad aggiungersi ad oltre 440 immagini scattate nelle precedenti edizioni del Festival, che vengono viste da migliaia di utenti sulle pagine di Wikipedia. Si pensi ad esempio che gli scatti realizzati nel solo 2017 hanno ricevuto una media di 20 mila visualizzazioni al mese sui progetti Wikimedia.
Il contributo del nostro Niccolò – oltre a rendere più completa l’informazione online riguardo a fumetti, giochi e animazione – contribuirà anche ad accrescere la visibilità del Festival, che è citato in ogni didascalia su Commons e Wikipedia come occasione in cui le immagini sono state scattate: questo consentirà di far conoscere questo importante evento a un ampio pubblico internazionale.
Un wikipediano può fare la differenza!

Nell’immagine: Jaqen a Lucca Comics & Games 2018, mentre fotografa il fumettista Dave McKean. Di Dario Ardossi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Wikipedia e musica: ne parliamo a Tel Aviv

10:27, Friday, 02 2018 November UTC

Dal 3 al 5 novembre si terrà a Tel Aviv la GLAM Wikimedia Conference 2018, la conferenza internazionale che riunisce i membri della comunità wikimediana che si occupano di tessere e promuovere le relazioni con istituzioni culturali come musei, gallerie, archivi e biblioteche e i rappresentanti delle organizzazioni che già collaborano o sono interessate a collaborare con il mondo wiki o semplicemente hanno a cuore la conoscenza libera e collaborativa.
In questa tre giorni di interventi, workshop ed eventi sociali noi di Wikimedia Italia non potevamo mancare. “Musica, maestro! The Wikimedia projects as a community builders for music” sarà il titolo dell’intervento che il nostro inviato speciale Luca Martinelli, socio di Wikimedia Italia con grande esperienza sui GLAM, terrà il 5 novembre insieme a Kim Gile, bibliotecaria della Kansas City Public Library.
Luca e Kim presenteranno diversi esempi concreti di progetti sviluppati insieme a istituzioni culturali che hanno portato ad arricchire Wikipedia e gli altri progetti wiki di contenuti liberi sul tema della musica.
Tre i casi che Luca presenterà alla conferenza: il primo è un progetto nato e cresciuto su Wikipedia, grazie al dialogo fruttuoso tra alcuni volontari attivi sul Portale Musica e gli allievi dei Conservatori di Benevento e di Avellino. Tra il 2014 e il 2016, venti studenti hanno lavorato alla revisione e scrittura di diverse voci, come la Lucia di Lammermoor di Giuseppe Donizetti o La Traviata di Giuseppe Verdi, ma anche il rapporto con la musica di Agostino d’Ippona e Severino Boezio, condividendo le loro competenze specialistiche con il mondo grazie a Wikipedia.
Luca presenterà poi l’esperienza della maratona di scrittura su Wikipedia dedicata a Giuseppe Verdi che si è svolta a Roma l’11 novembre 2016, con la collaborazione di ICCU, ICBSA, Wikimedia Italia e Europeana Sounds, in cui venti fra esperti e wikipediani provenienti da tutta Italia hanno lavorato per 8 ore alla stesura e al miglioramento di 30 voci relative al compositore.
Infine, la più recente collaborazione fra Wikimedia Italia e ICBSA, l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, che ha portato alla realizzazione di numerose voci su Wikipedia, fra cui quella dedicata alla canzone italiana, ma anche alla creazione e modifica di migliaia di elementi relativi ad autori, esecutori e musicisti su Wikidata.
Dal canto suo, Kim Gile racconterà della maratona di scrittura che si è svolta a marzo 2018 a Kansas City per arricchire Wikipedia di voci su locali e musicisti jazz della città, con la collaborazione di partner importanti come l’American Jazz Museum e la Kansas City Jazz Orchestra.
Ci auguriamo che le esperienze presentate da Luca e Kim saranno di ispirazione per le istituzioni e i wikimediani che parteciperanno alla conferenza e se volete avere aggiornamenti sullo sviluppo di questi progetti… restate sintonizzati sui nostri canali!

Nell’immagine: Una messa in scena de “La Traviata”. Di Francisco Peralta Torrejón, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

Il dado è tratto: chi vincerà WLM 2018?

11:44, Wednesday, 31 2018 October UTC

Scegliere le dieci fotografie migliori a livello nazionale tra le oltre 29.000 raccolte in Italia per l’edizione 2018 di Wiki Loves Monuments: la Giuria di WLM e i tanti volontari che hanno aderito alle pre-giurie del concorso hanno portato a termine quest’anno un compito davvero arduo.
Gran parte del “lavoro sporco” è stato svolto dai 45 pre-giurati e dai giudici dei concorsi locali (che non smetteremo mai di ringraziare per il loro lavoro!) nella prima fase di selezione, in cui grazie al tool Montage sono riusciti ad eliminare gli scatti fuori tema, fuori fuoco o che non rispettavano il regolamento della competizione.
Grazie al giudizio di qualità delle pre-Giurie, in un secondo round di selezione, sono stati poi identificati i 142 scatti finalisti da consegnare nelle mani e negli esperti occhi della Giuria nazionale, incaricata quest’anno di decretare il verdetto finale: il Presidente Settimio Benedusi, fotografo e membro del Direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti, l’autorità del digital imaging Marianna Santoni, la fotografa e presidente del Circolo Fotografico Milanese Lucia L. Esposto insieme ad un terzetto di eccellenza, composto dai wikipediani storici Gianfranco Buttu (G) e Vincenzo Ricceri (Archenzo) e dall’ “istituzione” di Wikimedia Commons Alex Rutveno (Ruthven), utente molto attivo e amministratore sulla piattaforma.
I nostri giurati si sono riuniti giovedì 25 ottobre a BASE Milano, la sede di Wikimedia Italia, per passare in rassegna le fotografie e comporre la classifica finale.
Il dibattito è stato molto acceso: che cosa vale la pena cercare e premiare negli scatti di Wiki Loves Monuments?
Ai fotografi sono saltati all’occhio soprattutto la composizione dello scatto, il movimento, le linee e i colori. Per il Presidente di Giuria Benedusi, poi, è importante che la fotografia non sia solo ben eseguita, ma che non sia scontata. La bellezza dello scatto, in particolare, non deve risiedere solamente nel soggetto scelto – ad esempio, un tramonto, che di solito è bello di per sé – ma anche nell’originalità della prospettiva in cui viene colto.
La parte wikimediana della Giuria si è invece concentrata maggiormente sul potenziale di utilizzo degli scatti sui progetti collaborativi come, ad esempio, l’enciclopedia libera Wikipedia: da privilegiare, dunque, non solo le immagini che sanno trasmettere un’emozione ma anche quelle che riescono a descrivere con cura un’architettura o un paesaggio, diventando pregevole testimonianza della ricchezza del nostro patrimonio culturale collettivo.
La scelta è stata dura, ma al termine della riunione la Giuria ha raggiunto una decisione unanime e identificato i vincitori.
Siete curiosi di scoprire chi ha raggiunto la cima della classifica? Pazientate ancora alcune settimane e lo saprete!

Nell’immagine: La giuria nazionale di Wiki Loves Monuments 2018 in Italia. Foto di Marianna Santoni, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Viaggio in Basilicata per Wiki Loves Monuments

13:53, Wednesday, 24 2018 October UTC

Dopo aver viaggiato dalla Lombardia alla Liguria, fermandosi a Milano e Genova, la mostra degli scatti premiati per Wiki Loves Monuments 2017 raggiunge la Basilicata, regione in cui il concorso ha acquisito un seguito crescente negli ultimi anni.
Grazie all’assiduo lavoro del nostro socio e coordinatore nazionale Didattica Luigi Catalani e dei soggetti attivi a livello locale, per l’edizione 2018 hanno infatti aderito alla competizione ben 63 enti lucani (tra cui 51 Comuni, il Polo Museale Regionale, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, la Provincia di Potenza, il Parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, il WWF, il consorzio ASI e 6 parrocchie) che hanno autorizzato complessivamente circa 430 beni culturali (cui si aggiungono 101 alberi monumentali).
Non poteva dunque non fermarsi a Potenza il viaggio degli scatti di WLM 2017, che saranno esposti dal 3 al 17 novembre presso il Museo archeologico provinciale “Michele Lacava”: oltre 30 immagini di monumenti italiani, incoronate dalle giurie della passata edizione del concorso. In esposizione, insieme ai vincitori nazionali, anche le fotografie che hanno trionfato alla passata edizione del concorso locale Wiki Loves Basilicata.
Ma non solo: il museo ospiterà anche una mostra nuova di zecca, realizzata grazie al sostegno dell’Agenzia di Promozione Territoriale di Basilicata che comprenderà le 30 immagini più belle di monumenti lucani scelte fra gli oltre 4.000 scatti pubblicati su Commons da più di 350 fotografi nelle prime tre edizioni del concorso regionale.
L’evento di inaugurazione delle due mostre si terrà sabato 3 novembre alle ore 17.00 alla presenza del Dirigente dell’Ufficio Cultura e Biblioteca della Provincia di Potenza, che farà gli onori di casa, e dei rappresentanti dell’APT Basilicata e dell’Unione Pro Loco Basilicata, che hanno patrocinato il concorso mettendo a disposizione premi per gli autori delle immagini più belle.
Per l’occasione saranno pubblicamente annunciati i vincitori dell’edizione locale del concorso per il 2018, che potrebbero figurare anche nella classifica nazionale.
Nei giorni seguenti, le mostre saranno visitabili negli orari di apertura del Museo: il martedì dalle 8.00 alle 13.00, dal mercoledì al sabato dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00 (chiuso domenica e lunedì).

Nell’immagine: Tramonto sul lago di San Giuliano a Matera. Secondo posto Wiki Loves Basilicata 2017. Foto di Nicola Paolicelli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Doppia festa di fine ottobre: celebriamo Linux e Wikidata!

13:36, Wednesday, 24 2018 October UTC

Il mese di ottobre si chiuderà con un doppio festeggiamento per il mondo dell’open source e dei progetti collaborativi.
Sabato 27 ottobre si celebrerà in tutta Italia il Linux Day: decine di eventi organizzati in 70 città italiane con centinaia di volontari coinvolti e migliaia di persone che si riuniranno per celebrare il software libero e la cultura aperta.
Soltanto qualche giorno dopo, esattamente il 29 ottobre, sarà anche il compleanno di Wikidata! Il database online aperto e collaborativo celebra quest’anno il suo sesto anniversario.
Perché allora non cogliere l’occasione per celebrare insieme le due piattaforme? I nostri soci e volontari saranno presenti a diversi appuntamenti legati a Linux Day, con interventi incentrati sulla conoscenza libera e i progetti Wikimedia…soprattutto Wikidata!
Iniziamo da Milano, dove il nostro presidente Lorenzo Losa parteciperà con un intervento incentrato sulla riforma europea del diritto d’autore e sugli impatti che la normativa avrà sull’uso quotidiano della rete: un tema divenuto scottante non solo per le discusse votazioni di luglio e settembre ma anche per il temporaneo oscuramento delle pagine di Wikipedia in italiano, che la comunità di volontari attivi sull’enciclopedia libera ha voluto organizzare come segnale di protesta. L’appuntamento è all’Università Milano Bicocca (Edificio U7) alle 12:15.
A Rieti il raduno si terrà invece presso la sala polivalente del chiostro di Santa Lucia, all’interno del Museo Archeologico. La nostra Camelia Boban vi guiderà nel World Wild Web, il selvaggio mondo della Rete – slogan scelto quest’anno per i Linux Day, con una sessione interamente dedicata  a Wikidata, al suo funzionamento e all’uso che se ne può fare in relazione a temi come la diversità culturale, di genere e linguistica. Appuntamento alle 12:30, con tanto di pranzo e torta con candeline per festeggiare Wikidata!
L’Auditorium Pamela Ognissanti di Livorno è la sede scelta dalla comunità di utenti Linux del comune toscano per festeggiare il software libero: se volete sapere tutto su Wikidata, appuntamento alle 10 con i nostri Davide Pedalà e Fabrizio Carrai.
A Firenze, invece, il Linux Day 2018 sarà ospitato dall’Istituto Cellini: il programma comprende interventi divulgativi e tecnici, laboratori e dimostrazioni e una presentazione su Wikidata che sarà tenuta dalla nostra socia Susanna Giaccai alle 11.00.
Dulcis in fundo il Veneto con l’evento organizzato da AVi LUG (Alto Vicentino Linux User Group) a Schio. La giornata sarà ospitata dalle 15:30 alle 18.30 presso lo Spazio Promozione Software Libero e Assistenza alle Barchesse di Palazzo Fogazzaro: qui i nostri ambasciatori saranno Marco Chemello, che alle 16:50 spiegherà come utilizzare Wikidata e soprattutto come contribuirvi, e Matteo Zaffonato, che invece parlerà alle 17:25 di OpenStreetMap e di come la mappa libera può essere utilizzata dalla Protezione Civile.
Questi sono soltanto alcuni dei numerosi appuntamenti previsti per sabato 27 ottobre. Date un’occhiata al programma completo del Linux Day (https://www.linuxday.it/): non avete che l’imbarazzo della scelta!

Nell’immagine: Torta di compleanno di Wikidata. Foto di Jason Krüger (Wikimedia Deutschland e.V.), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Wikimedia News - n. 180 - 24 ottobre 2018

La fontana di Camerlata a Como in uno scatto che partecipa a Wiki Loves Monuments 2018. Foto di Maurizio Moro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il mondo wiki si raduna a Como!

Chi ama la cultura libera deve appuntare subito in agenda queste date: 16, 17 e 18 novembre. In questo weekend l’Università degli Studi dell’Insubria di Como ospiterà due importanti eventi per il mondo wiki, la nostra assemblea autunnale e la seconda edizione della itWikiCon. Scopri di più nell'articolo.

Torta di compleanno di Wikidata. Foto di Jason Krüger (Wikimedia Deutschland e.V.), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Doppia festa di fine ottobre: celebriamo Linux e Wikidata!

Il mese di ottobre si chiuderà con una doppia celebrazione per il mondo dell’open source e dei progetti collaborativi: sabato 27 ottobre si celebrerà in tutta Italia il Linux Day mentre qualche giorno dopo, esattamente il 29 ottobre, sarà il sesto compleanno di Wikidata. Vuoi sapere come festeggeremo? Scopri di più nell'articolo.


Viaggio in Basilicata per Wiki Loves Monuments

Visitatori alla mostra WLM 2016 e Connected Open Heritage alla Pinacoteca Provinciale di Potenza. Foto di Luigi Catalani, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dopo aver viaggiato dalla Lombardia alla Liguria, fermandosi a Milano e Genova, la mostra degli scatti premiati per Wiki Loves Monuments 2017 raggiunge la Basilicata, regione in cui il concorso ha acquisito un seguito crescente negli ultimi anni. Le fotografie saranno esposte dal 3 al 17 novembre presso il Museo archeologico provinciale di Potenza. Scopri di più nell'articolo.


Un anno wikipediano alla Biblioteca Comunale di Trento

Visita guidata al laboratorio di digitalizzazione della Biblioteca Comunale di Trento durante la itWikiCon 2017. Di Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dal 2015 la Biblioteca Comunale di Trento ha iniziato a collaborare con Wikimedia Italia con l'obiettivo di portare i preziosi materiali custoditi nei suoi scaffali e nei archivi su Wikipedia, Wikimedia Commons e Wikisource. In questa attività è stato fondamentale l'aiuto di diversi giovani volontari del Servizio Civile finanziato dalla Provincia di Trento, che l'istituzione ha ospitato. Anche quest'anno è possibile candidarsi per continuare l’importante lavoro già avviato: c'è tempo fino a fine mese. Scopri di più nell'articolo.

Notizie dal mondo OpenStreetMap

Un edificio di Denver importato nell'editor JOSM. In evidenza i tag utilizzati in una parte dell'edificio; a destra la visualizzazione risultante dal sito demo.f4map.com. Screenshot di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
  • Il Consiglio regionale di Denver ha reso disponibile per l'importazione in OpenStreetMap l'impronta di 1 milione di edifici con un'accuratezza di 6 centimetri. Per permetterne l'importazione partecipata è stato aperto un sito web dedicato.
  • Utilizzare OpenStreetMap per fare fronte alle emergenze ambientali e alle catastrofi naturali: ne parla il nostro project manager OSM Alessandro Palmas su Ingenium Magazine.
  • Sono già oltre cinquanta gli iscritti all'evento "OpenStreetMap: mappe e territorio come bene comune", che si terrà questo venerdì, 26 ottobre, presso il Palazzo Municipale di Cuneo. Durante la giornata - che prevederà sessioni teoriche al mattino e laboratori pratici al pomeriggio - i partecipanti potranno scoprire i vari utilizzi di OSM, dalla didattica a scuola alla gestione delle operazioni di soccorso.


Notizie dal mondo wiki

Cittadini indonesiani digitalizzano la collezioni del Museo Dr. H.C. Oemboe Hina Kapita nell'isola di Sumba. Di Rachmat04, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
  • Come mai su Wikipedia in lingua inglese non era presente una voce su Donna Strickland, prima che venisse insignita di un premio Nobel per la Fisica? Una questione che ha generato tante polemiche ma è stata al contempo un'occasione per capire meglio come funziona Wikipedia.
  • Una bella notizia per celebrare la settimana dell’Open Access: secondo dati Alexa, l'Italia è fra i primi cinque Paesi al mondo per utilizzo di Zenodo.org, piattaforma internazionale per i dati aperti, del tutto libera e gratuita per autori e università.
  • Wikimedia Indonesia sta promuovendo nuove collaborazioni con le istituzioni culturali e artistiche locali coinvolgendo i cittadini nella digitalizzazione di archivi e collezioni del patrimonio artistico, storico e culturale indonesiano.


Appuntamenti e comunicazioni

  • 23-25 ottobre, Milano: banchetto Wikimedia Italia a SMAU, partecipano Luca Landucci e Mizar (soci Wikimedia Italia).
  • 26 ottobre 2018, Caserta: Armando Bisogno terrà il workshop "A scuola con Wikipedia: information literacy e scrittura collaborativa" rivolto a docenti delle scuole primarie e secondarie nell'ambito dell'iniziativa #FuturaCaserta #PNSD organizzata dal MIUR presso il Museo Arti e Mestieri. Iscrizioni qui
  • 30 ottobre, Verbania: inizia il corso su Wikipedia per docenti e studenti del Liceo Scientifico, Classico, delle Scienze Umane "B. Cavalieri", tenuto dal socio Dario Crespi.

source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_180

Il mondo wiki si raduna a Como!

10:31, Wednesday, 24 2018 October UTC

Chi ama la cultura libera deve appuntare subito in agenda queste date: 16, 17 e 18 novembre. In questo weekend l’Università degli Studi dell’Insubria di Como ospiterà due importanti eventi per il mondo wiki, la nostra assemblea autunnale e la seconda edizione della itWikiCon, il raduno annuale degli utenti attivi sui progetti Wikimedia in lingua italiana. Entrambi gli appuntamenti si svolgeranno presso le aule di via Valleggio 11, a pochi minuti a piedi dalla stazione di Como Nord Borghi.
Mentre la itWikiCon si svilupperà su tre giornate, con un ricco calendario di incontri informativi e formativi sui progetti Wikimedia rivolti sia a utenti esperti che alle prime armi, la nostra assemblea si svolgerà in Aula Magna nella giornata di sabato 17 novembre.
Durante tre sessioni di un’ora che inizieranno rispettivamente alle 10, alle 15:30 e alle 16:30 i soci di Wikimedia Italia potranno confrontarsi con il Direttivo dell’associazione sui temi più rilevanti, come i conti economici o le attività pensate per l’anno 2019.
In seguito, a partire dalle 17:30, si svolgerà l’assemblea vera e propria in cui i soci in regola con la quota di adesione potranno votare i punti all’ordine del giorno, tra cui l’approvazione del piano annuale e del bilancio preventivo 2019 dell’associazione.
Chiunque potrà seguire i lavori dell’assemblea e fermarsi per la itWikiCon, che coinvolgerà wikimediani e wikipediani da tutta Italia: il programma del raduno, in continuo aggiornamento, si è recentemente arricchito con la presenza di Lukas Mezger, membro del board di Wikimedia Germania e avvocato di professione, e Dimi Parvanov, responsabile del dialogo con le istituzioni europee per il movimento Wikimedia, che faranno il punto sulla nota Direttiva europea sul copyright.
Ottime novità anche riguardo alla sessione dedicata a Wikipedia in lingua latina (di cui avevamo già parlato qui), che vedrà coinvolta anche Chiara Milani, responsabile della collezione pliniana della Biblioteca di Como.
Da segnalare anche l’Open-Day previsto per la mattinata di sabato, che coinvolgerà ragazzi dalla quarta elementare alla terza media in un viaggio alla scoperta del mondo wiki e di OpenStreetMap.
Per maggiori informazioni sulla nostra assemblea, visita la pagina dedicata; chi volesse cogliere l’opportunità per trascorrere un intero wiki weeekend con noi si ricordi di prenotare il proprio posto all’itWikiCon 2018 attraverso il sito web ufficiale dell’evento (l’iscrizione alla sola assemblea non dà diritto ad accedere all’iniziativa!).
Ti aspettiamo!

Nell’immagine: La fontana di Camerlata a Como in uno scatto che partecipa a Wiki Loves Monuments 2018. Foto di Maurizio Moro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Belle cose

02:04, Monday, 22 2018 October UTC

Mercoledì scorso i quotidiani locali veneti, a partire dall’Arena, hanno scritto che “il sindaco di Terrazzo [un comune del veronese] era il serial killer Gianfranco Stevanin”. Il tutto perché “Google dice che lo dice Wikipedia”. Come l’ho saputo? Perché un giornalista del Corriere del Veneto ci ha scritto chiedendo maggiori informazioni, visto che sulla pagina di Wikipedia non c’era traccia del nome. Io gli ho risposto spiegandogli cosa è probabilmente successo: a metà luglio qualche buontempone aveva cambiato il nome, il primo settembre era stato rimesso a posto, ma nel frattempo i crawler di Google erano passati e avevano preso il nome sbagliato. Il giorno dopo il Corriere del Veneto riporta i fatti con la mia spiegazione.

Tutto questo sarebbe assolutamente normale nel mondo anglosassone, ma mi lascia (favorevolmente!) stupito qui da noi. Grazie ad Alessio Corazza (che mi aveva scritto per chiedere informazioni) e a Matteo Sorio (che ha firmato l’articolo) per ricordarci come dovrebbe funzionare il giornalismo!

archive.org ha “aggiustato” Wikipedia!

02:04, Wednesday, 03 2018 October UTC

Sapete tutti che archive.org, tra le tante sue iniziative, raccoglie le pagine web per salvarle in modo che non si perdano come lacrime nella pioggia quando un sito viene chiuso (oppure, per i cattivi dentro come me, per verificare cosa dicevano inizialmente…)

Ordunque, lunedì gli amici di archive.org hanno annunciato di avere completato un loro meritorio progetto. Hanno scorso le voci delle 22 edizioni linguistiche di Wikipedia più importanti (tra cui quella in italiano), selezionato i link che non funzionavano più, verificato se la pagina corrispondente era salvata da loro e nel caso sostituire il link rotto con quello funzionante. Ora, è vero che i BOFH in ufficio da me impediscono di accedere ad archive.org, ma questo è un mio problema. Immaginate però quanta roba è tornata a essere disponibile – sono stati modificati nove milioni di collegamenti – e gioite con me 🙂

Fonti errate in Wikipedia

02:04, Thursday, 16 2018 August UTC

Nonostante nel sito di Wikimedia Italia sia scritto chiaramente che noi non gestiamo Wikipedia in italiano ma ci limitiamo a promuoverla, mi capita sin troppo di frequente che qualcuno mi scriva per chiedermi o più spesso intimarmi di fare qualcosa a riguardo di una o dell’altra voce dell’enciclopedia. Essendo io troppo buono, non uso di solito una risposta precotta ma aggiungo qualcosa di specifico relativo a quella voce, tipo dove si può scrivere per ottenere aiuto da qualcuno più esperto: le mie possono essere spiegazioni generali, ma ogni sottocomunità ha le sue regole e conviene studiarle un po’ se si vogliono fare modifiche sostanziali. (No, non è prevaricazione, ma un tentativo di mantenere un minimo di omogeneità).

La scorsa settimana mi è capitato che una persona si lamentasse per il testo della voce su una sciagura di qualche anno fa, dicendo che quanto scritto era spesso errato, e di eliminare quella pagina (vabbè…). Ho dato una rapida occhiata alla voce, e a prima vista sembrava completa e ricca di citazioni alle fonti primarie, perlopiù articoli di quotidiani nazionali e locali nei giorni immediatamente successivi all’avvenimento. L’ipotesi che io posso fare, da ignorante nel senso letterale del termine, è che i giornali abbiano correttamente riportato le prime notizie frammentarie arrivate loro, ma che la successiva inchiesta abbia poi rilevato che le cause reali erano diverse. Ho quindi spiegato al mio interlocutore che probabilmente la cosa migliore era indicare nella pagina di discussione la nuova fonte più accurata (come link oppure con tutti i dati che permettano di trovarla fuori dalla rete) e chiedere che si rimetta a posto la voce con i nuovi dati, ma lasciando le vecchie informazioni, pur modificate scrivendo per esempio “inizialmente si pensava…”. Come mai?

La spiegazione è un po’ lunga, anche se non realmente complicata. Comincio con lo svelare un segreto di Pulcinella: la comunità di Wikipedia (in italiano, ma penso che la cosa valga anche per altre lingue) è spesso divisa su cosa si può inserire nell’enciclopedia e cosa no. La divisione non è netta, e dipende spesso dalle categorie di voci: in questo caso specifico è sugli avvenimenti di cronaca. Io per esempio ritengo che non se ne dovrebbe parlare su Wikipedia ma scegliere un altro progetto, in questo caso Wikinews, per due ragioni specifiche. La prima è che non si sa se quello che oggi appare importante lo sarà ancora tra qualche anno: in gergo wikipediano si parla di recentismo. La seconda è che trattare un fatto di cronaca come voce enciclopedica fa correre il rischio di dire cose errate, come potrebbe essere avvenuto nel caso in questione, e quindi dare informazioni erronee a chi finisce su Wikipedia fidandosi di essa (cosa che non bisognerebbe mai fare, d’accordo, ma che tanto si fa sempre).

Perché allora non limitarsi a cancellare le informazioni erronee, magari dopo avere aggiunto quelle più aggiornate e corrette? Di nuovo, le ragioni sono due. La prima è che si rischia che qualcuno in perfetta buona fede le riaggiunga, pensando che la cancellazione sia stata fatta per errore o per volontà vandalica. Tra l’altro, per come funzionano i quotidiani, una ricerca fatta oggi troverà come prime fonti gli articoli immediatamente successivi alla sciagura, perché quelli con le risultanze delle indagini tipicamente saranno finiti nelle pagine interne non essendo più “breaking news”. Ma più importante è il fatto che anche un’informazione falsa, se specificata correttamente e indicata chiaramente come erronea, può essere enciclopedica! Prendiamo un esempio quintessenziale, la strage di piazza Fontana. Se andate in emeroteca e cercate i giornali dell’epoca, troverete titoli a nove colonne “Pietro Valpreda è l’autore della strage”. Sappiamo da decenni che ciò non è vero (lo sapete, nevvero?). Però il depistaggio in questione fa parte della storiam e quindi una voce sulla strage non sarebbe completa se non si raccontasse anche della storia di Valpreda. Certo, non si scriverà mai che il ballerino anarchico fu un colpevole; ma si scriverà che è stato ritenuto colpevole. Per la cronaca, ho controllato: in effetti c’è scritto che il Corriere della Sera pubblicò un articolo intitolato “Catturato il mostro”.

Il tutto sembra complicato? Forse un po’ lo è. Ma quello che conta è che il lettore distratto – e ce ne sono tanti, troppi – possa capire al volo cosa è successo, mentre quello più attento abbia a disposizione tutta la cronistoria.

Direttiva europea sul copyright: fatti e opinioni

19:12, Tuesday, 10 2018 July UTC

Smontiamo un po’ di luoghi comuni

Copywrong, di GDJ — https://openclipart.org/detail/219802

Ora è terminato tutto il cancan sulla votazione all’Europarlamento per decidere se la direttiva per il copyright sul mercato unico digitale era a posto così e pronta per il trilogo, oppure sarebbe stato opportuno discuterla in plenaria. È arrivato forse il momento di mettere qualche puntino sulle i, presentando i temi del contendere in modo spero chiaro. Ho scelto esplicitamente di separare la prima parte (i fatti, scritti nel modo più neurto possibile) dalle mie opinioni, che sono personali e non necessariamente condivisibili. In questo modo spero possiate farvi un’idea un po’ più chiara dei temi della contesa.

Cominciamo da una premessa, anzi due. È doveroso che il lavoro creativo sia giustamente rimunerato: nessuno tra coloro che hanno espresso il loro parere contrario alla direttiva afferma che si può copiare liberamente materiale prodotto da altri senza il loro esplicito permesso (ed eventualmente pagando i diritti d’autore: sono due cose distinte). In generale, quando parliamo di copyright ammettiamo implicitamente che ci debba essere stato lavoro creativo. Ricordo però che almeno in Italia gli autori non hanno quasi mai il copyright sulle proprie opere. Se non ci credete, prendete un libro, un disco o un film e vedete cosa c’è scritto vicino alla ©. Naturalmente il titolare dei diritti (quello dopo il ©, appunto) paga l’autore per avere il diritto di pubblicare l’opera: sono le royalties, il compenso per la cessione dei diritti economici d’autore (per la legge italiana, i diritti morali — vale a dire la cosiddetta proprietà intellettuale — è inalienabile). E anche nel caso in cui i diritti siano pagati a forfait una volta per tutte e non in percentuale sugli acquisti, è vero che se l’editore non guadagna abbastanza poi non potrà più pubblicare; quindi in futuro ci perderà anche l’autore. Ricordiamoci però che non è vero che il copyright è degli autori. Ah: ricordiamoci anche che “copyright” è una parola ombrello, e ci sono tantissimi diritti, economici e no, che possono essere gestiti ognuno separatamente. In Italia per esempio il diritto morale — quello che dice “quest’opera è mia” — è inalienabile: la proprietà intellettuale rimane a te e basta. Invece in teoria uno potrebbe cedere a un editore i diritti per la pubblicazione della propria opera in versione cartacea ma non elettronica, oppure tenersi quelli per un’eventuale trasposizione cinematografica o teatrale (tecnicamente “opere derivate”; anche la traduzione lo è, il che significa che non si può tradurre un libro senza che il detentore dei diritti sia d’accordo).

Passando agli articoli della direttiva, notiamo che rispetto alla sua formulazione iniziale è stata rimossa l’eliminazione di un diritto di copyright. Il cosiddetto diritto di panorama dà la possibilità a tutti (e quindi toglie al creatore dell’opera il copyright relativo) di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e fare un uso commerciale di queste foto (gli usi personali erane già ammessi). Ora il diritto di panorama è possibile solo in alcune nazioni europee — l’Italia non è uno di questi; inizialmente era stato concesso, nel testo finale non se ne parla piú. L’articolo 11 invece aggiunge un nuovo diritto di copyright (“ancillary copyright”). Lo spirito della direttiva è che un aggregatore di notizie (si prendono titolo e un pezzetto di testo su un certo tema da più fonti) cadrebbe sotto il copyright di chi ha scritto le notizie originali, anche se ciascuno dei vari pezzi può essere usato singolarmente per il diritto di citazione. In informatica esiste già qualcosa di simile, i diritti sulle basi di dati, cioè sul lavoro fatto da chi ha messo insieme un certo numero di informazioni in modo creativo. Ricordo comunque che gli articoli presenti nell’aggregatore non possono già ora contenere il testo originale completo o comunque oltre il diritto di citazione perché in tal caso si violerebbe il copyright, e che il semplice hyperlink — la stringa che comincia con http:// e che una volta cliccata porta al sito remoto — sarebbe rimasto liberamente usabile. Infine l’articolo 13 non modifica la normativa sul copyright: ciò che è lecito o vietato continuerebbe a esserlo allo stesso modo. Quello che cambia è il modo in cui il copyright viene verificato. Ora lo è a posteriori: se io titolare di copyright trovo che tu sito hai un’opera sotto copyright ti ordino di toglierla. Con la direttiva sarebbe stato per default a priori: chi riceve dei contenuti deve verificare preventivamente che non siano sotto copyright, stringendo accordi con i vari detentori di diritti. La regola avrebbe previsto varie eccezioni, tra cui Wikipedia e GitHub, anche se la sua formulazione non era così chiara: Wikipedia è sì un progetto non-for-profit ma permette l’uso commerciale del materiale in essa contenuto, e quindi non è detto che l’eccezione sarebbe stata valida.

Fin qui i fatti. Spero che su di essi possiamo tutti essere d’accordo. Da qui in poi arrivano le mie opinioni, che potete accettare o no ma vi prego di leggere lo stesso. Cominciamo dal fondo, cioè dall’articolo 13. Ho forti dubbi che un controllo a priori funzioni su tutto il materiale sotto copyright, a meno naturalmente che si parli di Google che si memorizza tutto e se lo tiene in pancia. Come è possibile per un piccolo titolare di copyright fare accordi con tutti i siti che accettano file caricati dagli utenti? Consegna il materiale preventivamente, sperando che non vada in giro? (No, non basta avere una firma digitale sui contenuti. Basta sostituire un singolo frame del film oppure aggiungere un decimo di secondo di silenzio o ancora modificare leggermente la copertina per avere una checksum diversa senza modificare in pratica il contenuto). Viene chiesto di fare un controllo sui metadati? Vale la stessa cosa che ho detto qui sopra: semplicemente i motori di ricerca per recuperare i file piratati (ce ne sono, ce ne sono…) mostreranno anche i file che hanno leggere variazioni sul nome. Si chiederà ai piccoli siti di pagare Google per il servizio di controllo copyright? Spero proprio che non si voglia dare loro i soldi per pagare la Google Tax. Resto insomma dell’idea che sarebbe molto meglio far funzionare meglio la regolamentazione attuale a posteriori. Se io con un semplice Google Alert trovo ogni settimana nuovi siti che hanno una copia piratata dei miei libri, che ci vuole a un editore per fare la stessa cosa? Un’ultima cosa: immagino che i nostri giornali elimineranno tutte le foto “prese da Internet” nelle loro gallerie, il che in effetti non sarebbe un male… oppure pagheranno Facebook per il diritto di usare il nostro materiale. Ho controllato le condizioni d’uso: «Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti». Se non lo sapevate, sapevàtelo. (Se volete il mio parere, le frasi in grassetto non dovrebbero esserci. Ma visto che ci sono mi guardo bene dal pubblicare su Facebook qualcosa che valga davvero la pena. Per quanto riguarda questo specifico post, l’ho lasciato apposta con una licenza libera che permette anche l’uso commerciale, quindi non ci sono problemi di sorta.)

Ah già, questa non era la direttiva contro le fake news, quindi un testo come questo non sarebbe comunque stato toccato

Per l’articolo 11, io ritengo idiota che una raccolta automatica di brani di news senza nessuna creatività — è fatta automaticamente, in fin dei conti… — sia considerata un’opera protetta da copyright e quindi si vogliano chiedere soldi a Google News. Presumo che a questo punto Google farebbe come in Spagna e saluterebbe tutti, ma questo non è un mio problema. Detto questo, non ho nulla in contrario a priori al fatto che gli editori cerchino di farsi dare qualche soldo dagli Over The Top per concedere loro il privilegio di mandare traffico verso i loro siti. Sappiamo tutti che lo spirito della direttiva era questo. Bene. Allora scrivete questa direttiva in modo più specifico, e soprattutto indicando specificatamente cos’è un aggregatore di notizie e non dicendo “non si può fare nulla tranne queste nostre benigne eccezioni” (vedi il testo dell’articolo 13). Per quanto mi riguarda un aggregatore (a) contiene qualcosa in più di titolo e catenaccio della notizia stessa — quindi tutti i giornali che vivono di clickbait possono tirare un sospiro di sollievo — e (b) non contiene un testo originale. Quest’ultima parte serve per distinguere una rassegna stampa di approfondimento (per me ok) da una mera raccolta (che è sì fuori copyright, ma per cui gli editori possono chiedere soldi all’aggregatore). Poi resto dell’idea che se Google e amici dessero metadati invece che soldi saremmo tutti più felici, ma questa è un’altra storia.

Resta il punto più spinoso e proprio per quello generalmente messo sotto il tappeto dai media: il diritto di panorama. Io non riesco davvero a capire perché se c’è un edificio pubblico che tutti possono vedere mentre passano per la strada non sia possibile fotografarlo, quindi farne un’immagine a scopo didascalico e non artistico, senza il permesso di chi ha progettato quell’edificio. Come direbbe Magritte, “Ceci n’est pas un palais”, non foss’altro che perché è a due dimensioni e non tre —è qualcosa di diverso da un modellino, tanto per dire, e la foto ha comunque un contesto. Eppure non è così. Bontà loro, i nostri governanti al momento permettono le foto senza fini di lucro, di cui però Wikipedia non se può fare nulla. Altre nazioni sono molto più generose e ammettono il diritto di panorama, anche se a dire il vero l’europarlamentare Jean-Marie Cavada e i suoi amici avevano già tentato nel 2015 di abolirlo ovunque nell’UE, per evitare «che i monopoli americani come Facebook e Wikimedia sfuggano al pagamento dei diritti ai creatori» (lo ha detto lui, al limite potete lamentarvi della mia traduzione fatta ad occhio senza che io parli francese). Detto in altri termini, il concetto di diritto d’autore per queste persone è qualcosa del tipo “se vuoi regalare il tuo lavoro creativo, fa’ pure, non te lo impediamo; ma devi avere la possibilità di impedire qualunque riuso anche indiretto del tuo materiale senza che ti paghino per il disturbo”. Il mio concetto, e credo quello della maggior parte dei wikipediani, è “il lavoro creativo è sacro, ed è giusto che chi lo faccia abbia il diritto di farsi pagare per il riuso; ma la documentazione del lavoro creativo dovrebbe essere libera per chiunque, e se qualcuno riesce a farci dei soldi buon per lui”. (Nota a margine: Arnaldo Pomodoro ha dato a Wikipedia una licenza esplicita per postare immagini di una qualunque sua opera esposta in un ambiente pubblico. Presumo che abbia compreso che è tutta pubblicità). Per la cronaca, il concetto degli Over The Top dovrebbe essere qualcosa tipo “regalaci il tuo materiale: a te non serve, ma noi sappiamo come farci dei soldi su, soldi che ci teniamo tutti noi”.

Se siete arrivati fin qui, dovrebbe esservi chiaro che il problema per me non è il concetto copyright, ma la sua applicazione attuale, che non è più a favore dell’autore salvo in pochi casi eccezionali. Sarebbe per esempio interessante sapere quanti iscritti alla SIAE ricavino più di 13000 euro l’anno (mille al mese più tredicesima, come un operaio specializzato) di royalties. Il guaio è che la narrazione è nelle mani di chi in effetti sul copyright ci guadagna eccome, anche se autore non è, e quindi non vuole che si stia a pensare a cosa succede davvero. Ecco, cercate invece di azionare il cervello.

maoisti forse, seguaci di Di Maio no

15:21, Tuesday, 03 2018 July UTC

Quando uno tra i tanti giornalisti che oggi mi ha telefonato per avere informazioni sull’oscuramento di Wikipedia mi ha detto che c’era chi ci considerava grillini sono caduto dal pero. Poi ho scoperto questo articolo del Foglio (o almeno le prime righe che si possono leggere prima del paywall).

Tanto per essere chiari: Di Maio ha detto di essere contro la link tax, anche se non penso che un qualsivoglia governo potrà andare contro la direttiva quando verrà approvata. Perché l’ha fatto? Non lo so. Tra i contributori a Wikipedia ci sono pentastellati? Immagino di sì, e anche parecchi, non foss’altro che per banali ragioni statistiche. Essere a favore della direttiva così com’è un loro diritto: in fin dei conti il gruppo liberale ALDE la approva, anche se a me pare strano. Ma pensare che Wikipedia assecondi Di Maio (o qualunque altro politico, se per questo) mi sembra davvero incredibie.

D’altra parte potrei sbagliarmi, ma non credo proprio che al Foglio abbiano cercato qualcuno non dico di Wikimedia Italia ma di quelli che hanno discusso sulla possibilità di oscuramento. Non ha quindi molto senso entrare nel merito del loro testo, no?

Perché Wikipedia in italiano è oscurata

08:38, Tuesday, 03 2018 July UTC

da https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpgStavolta mi è andata meglio di sette anni fa, quando ho scoperto che Wikipedia in italiano era oscurata perché mi avevano telefonato dal Corriere. Ieri notte un’anima pia mi ha messaggiato dicendo che in mezz’ora sarebbe scattato l’oscuramento.

Ricordo solo alcune cose che avevo già raccontato. La direttiva è sul “Copyright in the Single Digital Market”, copyright nel mercato unico digitale. Il copyright nacque per tutelare chi creava qualcosa di nuovo; ora invece aggiunge paletti a favore dei “vecchi” attori abbarbicati a un modello che non funziona più.

Per dare un esempio positivo, pensate a cosa ha fatto Repubblica. I lanci fondamentali sono ad accesso libero, la parte di approfondimento è invece stata inserita in una sezione a pagamento – Rep: – di cui si possono leggere solo le prime righe. Gli aficionados del “tutto e gratis” mugugnano, ma è giusto che il lavoro venga rimunerato. Torniamo ora alla link tax. Se il tuo articolo di giornale è una semplice rimescolatura del lancio Ansa, e quindi bastano le prime quattro righe per sapere di che parli e nessuno clicca da Google News sulla tua pagina, perché vuoi che Google ti paghi per la rimescolatura? Se invece i lettori sanno che andando avanti troveranno cose utili, ci cliccheranno eccome. Ovviamente mettere tutto l’articolo nel proprio sito è violazione di copyright già adesso, come è giusto: qui si va a toccare il diritto di cronaca. Il controllo preventivo e automatico degli upload è poi infattibile a livello di testi, non foss’altro che perché occorrerebbe avere da qualche parte una copia digitale di tutti i testi accessibile da tutti i siti, con tutti i problemi del caso. Paradossalmente il caso di YouTube e della sua tecnologia per riconoscere i video è l’esempio di quanta potenza di fuoco ci vuole; in pratica si vuole far sì che solo chi ha tanti soldi possa pubblicare materiale. Di nuovo, eliminare a posteriori i contenuti sotto copyright è cosa buona e giusta, ma non mi pare che sia tanto implementata a giudicare dagli alert che mi arrivano tutte le settimane con i nomi di siti dove scaricare i miei libri. Probabilmente Wikipedia potrebbe essere esentata da tutto questo, almeno per il momento: ma noi vogliamo la libertà per tutti, non delle esenzioni ad personam.

Un’ultima cosa: la discussione è partita da venerdì (la si può leggere) e non è insomma un ukase.

“La generazione Wikipedia”

10:28, Tuesday, 29 2018 May UTC

Una decina di giorni fa (non ho il tempo di vedere tutto) LInkiesta ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante “La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti”. Cosa c’entra Wikipedia? Sono stati trovati nuovi errori all’interno dell’enciclopedia? Si è scoperto che qualcuno inserisce subdolamente modifiche formalmente ineccepibili ma che tutte insieme portano al disacculturamento delle persone? Macché. Le citazioni di Wikipedia sono due: nell’occhiello c’è scritto «Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici», testo ripreso – anche in un box – con «Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica.»

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare con molta pazienza cosa accomunerebbe i social e Wikipedia, se non il fatto che chiunque può scriverci su. D’altra parte, e l’abbiamo anche scritto in Scimmie digitali, avere le informazioni non serve a nulla se non ci si arrabatta per ottenere conoscenza. Su questo, che Wikipedia esista oppure no è irrilevante, perché le informazioni sono comunque presenti in rete. Solo che vuoi mettere sparare il nome a caratteri cubitali?

Il grande giornalismo d’inchiesta

07:42, Tuesday, 08 2018 May UTC

Tutto pur di pubblicare qualcosa di diverso

Ieri Valentino Di Giacomo ha scritto sul Mattino, vale a dire uno tra i principali quotidiani italiani, un articolo il cui incipit è

«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni.

Come capita spesso nel Belpaese, gli altri giornali si sono affrettati a copiare la notizia, perché vuoi mica rimanere dietro gli altri e perdere preziosi lettori: ecco così Il Giornale, TGCom, Tiscali News, Il Fatto Quotidiano, HuffPost, TodayTPI

Quest’ultimo in realtà non deve fare parte di questa lista della vergogna: è l’unico infatti il cui redattore ha azionato il cervello e ha specificato “della seconda Repubblica”. Vi ricordate del divo Giulio? Andreotti è stato ministro nei seguenti governi (courtesy of Wikipedia, naturalmente):

Totale: 4909 giorni consecutivi (4910 se contiamo anche l’ultimo), di cui 2565 consecutivi allo stesso ministero. (Angelino è passato dagli Interni agli Esteri con Gentiloni).

Tra l’altro, già l’anno scorso Salvo Toscano sul Foglio scriveva

Due certezze in questi anni: Alfano e la sua poltrona. Sempre al governo, ministro più longevo della Repubblica.

La mia domanda a questo punto è molto semplice. Abbiamo un certo numero di italici giornalisti che non è capace di fare quello che sarebbe il suo mestiere, cioè scrivere notizie non dico importanti ma almeno suffragate da dati nemmeno poi difficili da trovare, oppure siamo solo di fronte a un banale caso di piaggeria nei confronti di Angelino Alfano?

P.S.: mi segnalano che già venerdì scorso, su Propaganda Live (trasmissione de La 7) era stato segnalato questo “record”. Ci sarà bene un motivo perché da anni io non mi fido di qualunque cosa venga raccontato dai nostri media: per fortuna non sono un complottista e non credo che sia tutto un diabolico piano per rimbesuire i cittadini. Lo sono già lo stesso.

Che fortunati, certi giornalisti!

12:35, Tuesday, 17 2018 April UTC

Leggo sul loro colophon che «The Post Internazionale (TPI) è un giornale online specializzato nell’attualità internazionale.» A quanto pare però TPI non disdegna di fare incursioni sull’attualità rotocalchiana italiana, come questo articolo pubblicato stamattina un po’ prima di mezzogiorno in cui si dà conto della lite tra Mehdi Benatia (calciatore) e Maurizio Crozza (comico) sulla faccenda del rigore contro la Juventus alla fine della partita con il Real Madrid. Nell’articolo, l’ignoto estensore ha voluto farci sapere – con tanto di screenshot alla ricerca con Google – che qualche cattivone aveva scritto su Wikipedia che Crozza era morto (a Vinovo, dove si allena la Juventus).

Il giornalista in questione deve avere avuto una fortuna sfacciata. Pensate: è riuscito a vedere la pagina modificata con la data di morte nel singolo minuto (tra le 11:10 e le 11:11) in cui quella modifica è rimasta in linea, come si può vedere dalla pagina della cronologia. (In effetti la morte è anche stata aggiunta ieri sera, e cancellata dopo ben quattro minuti: ma in quel caso tra le professioni di Crozza era anche stato aggiunto “antijuventino”, quindi lo screenshot non si riferisce a quel momento). Non so, mi sembra come quelle foto “impossibili” scattate proprio nell’istante preciso in cui è successo qualcosa, il tutto ovviamente senza che l’autore potesse saperlo. Non è la prima volta che mi capita di vedere qualcosa del genere: è proprio vero che certi giornalisti sono sempre sul pezzo.

(p.s.: non è che a «La pagina Wikipedia si riferiva a Crozza al passato, come se fosse realmente deceduto.» La voce continua a riferirsi al passato anche adesso, per l’ottima ragione che leggendo due righe in più si capisce che in precedenza era uno dei volti principali de La 7, ma dall’anno scorso è passato a NOVE.)

Se non hai problemi con l’inglese, il testo originale (di Achille) si trova a https://lyrics.az/douglas-hofstadter/godel-escher-bach/sonata-for-unaccompanied-achilles.html . Non ho capito perché sta in un sito di testi di canzoni, ma fa lo stesso :-)

credo che usare i puntini lasci un’idea parecchio confusa, soprattutto in un sistema tripolare come il nostro attuale.

Hai provato a fare tre cartine distinte, una per polo, lavorando a livello di collegio mettendo l’intensità del colore proporzionale al numero di voti ricevuti? (magari esagerando la cosa, tipo “sotto il 10% bianco, sopra il 50% saturo, nel mezzo lineare). È vero che non confronti direttamente i dati ma hai almeno un raffronto possibile.

vandalismi d’annata

13:30, Wednesday, 07 2018 March UTC

Vittorio Bertola mi ha appena scritto chiedendomi se era normale che nella voce di Wikipedia Fiducia parlamentare tra i governi che non hanno ottenuto la fiducia ci fossero i Prodi I e Prodi II. Ovviamente non lo era, e ho provveduto a ripristinare una versione corretta della voce: fin qui nulla di strano.

Poi sono andato a verificare quando era stata inserita quella bufala, e ho scoperto che era lì “solo” dal 18 luglio 2015. Per la cronaca, in questi due anni e mezzo ci sono state una decina di modifiche per la maggior parte di bot (quindi automatiche, per esempio per strutturare meglio i collegamenti ad altre voci) oltre alla sostituzione di un collegamento per indicare l’articolo rilevante della Costituzione e una correzione ortografica. Ma quello che è peggio è che nell’ultimo anno la voce ha avuto due picchi di lettura sopra la media delle 50-70 visite al giorno che è rumore di fondo: tra il 10 e il 13 ottobre ci sono state quasi cinquemila visite e questa settimana stiamo di nuovo risalendo oltre le 1000 al giorno. La voce non è così grande, quindi la tabella salta subito agli occhi: una qualunque persona dotata di un minimo di cervello capisce che c’è qualcosa di strano in un governo che ha governato senza fiducia per un paio abbondante d’anni. (Per la cronaca, sulle prime mi sono stupito dei 122 giorni del governo Andreotti I; poi mi sono ricordato che il 1972 è stato l’anno in cui per la prima volta abbiamo avuto elezioni anticipate per i due rami del parlamento, proprio perché non c’era più una maggioranza, e il divo Giulio era appunto arrivato alle elezioni con un governo senza fiducia).

Il problema è doppio. Da una parte siete tutti abituati a immaginare Wikipedia magari faziosa ma che viene automaticamente corretta non appena qualcuno si diverte a rovinarla: in genere è vero, ma a noi pochi wikipediani che facciamo da spazzini dell’enciclopedia ogni tanto qualcosa sfugge, non siamo dei cyborg. Ma oltre a questo temo che stia sempre più prendendo piede un uso acritico non solo di Wikipedia (l’alternativa, che spero non sia la vera causa, è un’ignoranza abissale di tutti i lettori), dove quasi nessuno si prende la briga di cercare di comprendere quello che sta leggendo e applicare un sia pur minimo controllo di realtà. In un mondo perfetto qualcuno dei lettori di quella voce l’avrebbe aggiustata; ma anche se non lo si sa o si vuole fare e non si conosce nessun wikipediano si può fare una ricerca google “segnalazione errori wikipedia” o qualcosa del genere e scoprire come lasciare un avviso che qualcuno controllerà un po’ prima di due anni e mezzo. Io sono davvero preoccupato per questa sindrome “non è un mio problema”…

Io e la matematica

11:29, Tuesday, 09 2018 January UTC

È vero che non sono un esempio da seguire, ma…

immagine di Fir0002, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mathematics_concept_collage.jpg

Il Carnevale della matematica di gennaio sarà tenuto da Math is in the Air, e il suo tema è “io e la matematica”. Come gli affezionati compulsatori dei Carnevali sanno, il tema è tutto fuorché obbligatorio, e io sono noto per non seguirlo mai; ma stavolta ho pensato che avrei potuto raccontare del mio approccio alla matematica. Sono il primo a riconoscere che esso non è generalmente consigliabile a chiunque; però credo che tra le righe del mio esempio personale si possa scoprire qualcosa valido per tutti.

Reuben Hersh e Philip Davis affermano che il matematico tipico è platonista durante la settimana e formalista nei weekend. Non so se sia vero, e comunque loro lo dicono perché non sono né l’uno né l’altro; però sicuramente io sono nato come un formalista, vale a dire qualcuno che non dà alcuna importanza alla verità o meno della matematica, fintantoché i conti formali tornano. Ancora prima di andare a scuola mi divertivo a fare addizioni e sottrazioni di numeri di sette-otto cifre, semplicemente perché mi piaceva vedere che la struttura dell’operazione funzionava come un meccanismo ad orologeria. A sette anni mio zio mi insegnò a usare le tavole dei logaritmi, di cui naturalmente non mi facevo nulla; ma restavo incantato a vedere come le differenze tra le mantisse si riducessero in modo regolare-ma-non-troppo. Alle medie prendevo un foglio a quadretti e compilavo tavole pitagoriche fino a 35x35: il limite era scelto semplicemente perché scrivevo sì minutamente, ma lo spazio totale era quel che era. Diciamocelo: tutta quella non era matematica né io ero un enfant prodige. I numeri e le loro regolarità erano comunque nel mio DNA, e non è stato un caso che quando nella seconda metà degli anni ’70 uscirono le prime calcolatrici programmabili io mi ci fiondai immediatamente su.

Che io non sia mai stato un genio della matematica lo si può anche intuire dai miei sfortunati tentativi di generalizzare — sempre da un punto di vista formale, mica mi interessava dimostrarlo — le formule che trovavo. Quando alle medie mi insegnarono a estrarre la radice quadrata cercai di vedere se si poteva modificare il metodo per le radici cubiche. Quando al liceo il professore ci mostrò un modo rapido per scrivere la formula della tangente a una conica in geometria analitica ma ci vietò di usarlo a meno che non lo sapessimo dimostrare, mi misi a scrivere equazioni su equazioni a seconda del tipo di conica per mostrare che la formula in effetti funzionava. Con il senno di poi è chiaro che il mio approccio era stupido e non sarebbe mai potuto funzionare; ma quando uno è giovane non si preoccupa certo di simili quisquilie, e pensa che tutto si può fare con sufficiente forza di volontà e un taccuino sufficientemente ampio per fare i conti.

Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo feci però una scoperta che a lungo andare cambiò la mia percezione della matematica: i cinque libri Enigmi e giochi matematici pubblicati a quel tempo da Sansoni. Un mio amico ha detto che io sono cresciuto a pane e Martin Gardner: quello che è indubbiamente vero è che dovetti ricomprare alcuni di quei volumetti perché a furia di compulsarli si erano letteralmente sfasciati. Gardner mi fece scoprire l’esistenza di una “matematica da strada”, che partiva da oggetti banali e scopriva relazioni inaspettate; la prima cosa che mi viene in mente al momento è il regolo di Golomb. Utilità pratica? Nessuna. Difficoltà nel trovare una regola generale? Estrema: per trovare regoli ottimali non c’è molto di meglio che testarli tutti. Facilità nel giocarci un po’ su? Tantissima. Capirete che un giocherellone come me non poteva lasciarsi scappare questi esempi, e si beava nel vedere che era possibile parlare di matematica in un libro non di scuola (al tempo non avrei mai immaginato che anch’io avrei scritto libri di matematica ricreativa… come si cambia con gli anni, vero?). I libri di Martin Gardner mi lasciarono anche due eredità: la prima fu la conoscenza dell’enunciato di alcuni teoremi non standard che mi servì al tempo dell’università per sembrare più bravo di quanto in realtà fossi, della seconda vi parlerò dopo.

Durante l’università continuai ad avere un approccio tendenzialmente formalista. Insomma, più che capire perché i teoremi funzionassero mi misi a vedere cosa facevano, partendo da casi pratici che ero in grado di maneggiare. Nel primo biennio la cosa funzionò piuttosto bene: sono rimaste memorabili le sessioni con il mio amico, molto più teorico di me, con il quale risolvevamo gli esercizi trovandoci a metà strada, lui sfruttando i teoremi generali ed io costruendo dal basso. Nel secondo biennio le cose divennero parecchio più problematiche, e non credo di avere mai capito nulla di analisi funzionale (o analisi complessa, se per questo, ma qui almeno ho la scusa che nel mio piano di studi si era persa…) Una volta laureatomi, ho come capita spesso dimenticato tutto, visto che non ho mai avuto la necessità di usare quanto studiato. Ma ecco che entra in gioco la seconda eredità che Martin Gardner mi ha lasciato: la filosofia.

Gardner era un giornalista scientifico (confessò di non aver mai davvero capito l’analisi matematica), ma il suo background era filosofico. Avendo carta bianca nello scegliere gli argomenti per la sua rubrica di giochi matematici sullo Scientific American, trovò naturale inserire di quando in quando temi più filosofici, che io lessi con la stessa avidità di tutto il resto e che cominciarono a germogliare nel mio cervello. I filosofi che mi leggeranno grideranno certamente allo scandalo, e in fin dei conti i miei voti in filosofia al liceo erano man mano scesi a livelli infimi dopo che la linearità dei filosofi greci si era tramutata nel casino di quelli moderni; ma la mia definizione di filosofia è “la scienza che fa domande” (sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, ovvio). L’importante non sono tanto le risposte quanto le domande, insomma. Con la matematica, non saprei dire di preciso quando esattamente, mi successe proprio questa cosa. Invece che mettermi a seguire regolette formali, cominciai a chiedermi perché i conti funzionavano in questo modo. Guardando le cose da un punto di vista diverso — a matematica, almeno a Pisa, esisteva il corso di “Matematiche elementari da un punto di vista superiore” che al tempo mi sembrava un’idiozia ma di cui ora capisco l’importanza — mi è stato per esempio chiaro perché nell’algoritmo per calcolare la radice quadrata a mano ci sono quei raddoppi del risultato parziale; sono una banale conseguenza del fatto che stiamo in realtà applicando l’uguaglianza (a+b)² = a² + b² + 2ab. Ma la cosa è molto più generale. Quando scrivo di matematica (di base…) ormai mi è naturale cercare un approccio il più possibile diverso da quello standard, non per spocchia ma perché sono intimamente convinto che possa servire ad avere un’idea della realtà della matematica, e del suo essere una scelta naturale per studiare il mondo.

Non che io creda più di tanto all’irragionevole efficacia della matematica, a dire il vero; ma resto comunque un platonista e non seguo l’approccio “umanista” di Hersh quando afferma che la matematica non è altro che un costrutto umano. I numeri primi sono tali per una qualunque civiltà sufficientemente evoluta, e le loro proprietà restano le stesse. In teoria si potrebbe pensare che il concetto di dimostrazione non debba necessariamente essere applicato, ma non credo si possa andare più di tanto avanti a regole ad hoc. Quindi una matematica aliena si potrà sviluppare in modi diversi da noi — chessò, un concetto come quello di numero reale potrebbe essere sostituito da quello di numero computabile, cosa che cambierebbe parecchio l’analisi matematica — ma sarà comunque riconoscibile e conoscibile, partendo dai principî iniziali. Insomma, gli enti matematici esistono, checché se ne voglia dire; persino l’insieme vuoto esiste, con tutte le sue mirabolanti proprietà. Un teorema, una volta dimostrato, è qualcosa di vero; magari inutile, come nella barzelletta dei due tipi in mongolfiera che si sono persi e che alla loro domanda “dove siamo?” si sentono rispondere “in una mongolfiera”, ma comunque vero.

In definitiva, che cos’è per me la matematica? Una cara amica, che a volte mi fa arrabbiare ma che in fin dei conti non mi delude mai e sulla quale so di poter contare (pun not intended). Non riuscirò mai a conoscerla tutta, anzi ne conoscerò molto meno di tanta altra gente: ma è poi così importante? Ciò che conta è stare bene insieme, e questo sicuramente succede tra me e lei :-)

ItWikiCon, un racconto possibile

18:18, Thursday, 23 2017 November UTC

Questo è un personalissimo resoconto dei tre giorni che ho passato alla ItWikiCon, il raduno dei volontari che contribuiscono ai progetti Wikimedia in lingua italiana, che si è tenuto a Trento dal 17 al 19 novembre 2017. Tanti wikipediani tutti insieme non li avevo mai visti. Wikipediani, ma non solo. Perché non di sola Wikipedia è […]

Intervista impossibile a Douglas Adams

15:29, Wednesday, 09 2017 August UTC

Avevo scritto questo testo quattro anni fa su istigazione di Giorgio Giunchi — lo trovate su http://public.it/semantica/html/interviste_fantascienza.html . Magari può farvi piacere (ri)leggerlo…

Douglas Adams. Foto di Diaa_abdelmoneim, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Douglas_Adams_San_Francisco.jpg

[Siamo in un pub. Douglas Noël Adams, DNA per gli amici, ha davanti a sé un paio di pinte di birra e una ciotola piena di noccioline: beve e mangia con metodicità, e ogni tanto facendo finta di nulla mette un po’ di noccioline in tasca. In sottofondo, la radio sta trasmettendo Yellow Submarine]

Io: Vedo che sta facendo incetta di noccioline.

DNA: Sì, sono pronto a partire per una vacanza. Come vede ho tutto qua con me [mi mostra il suo asciugamano: alcune delle tante macchie sembrano vivere di vita propria]. Le noccioline sono perfette per fare una scorta di sali prima di essere caricato da qualche astronave. Certo gli orari sono un po’ aleatori: quando finalmente costruiranno quello svincolo di cui si parla da chissà quanto, le cose saranno molto più semplici…

Io: In effetti mi pare di ricordare che lei non è mai stato bravo a districarsi nel traffico.

DNA: Però ho brevettato un sistema a colpo sicuro per togliersi dalle zone a traffico limitato e da tutti quei sensi unici. Basta iniziare ad andare sempre più veloce, finché si raggiunge la velocità di fuga e si esce dal pozzo gravitazionale cittadino. A quel punto ci si ferma, si cerca di capire dove ci si trova, e se proprio non si sa cosa fare il sistema migliore è seguire qualcuno che sembri aver chiaro il da farsi.

Io: E riesce davvero ad arrivare dove voleva?

DNA: No, però di solito scopro di essere arrivato dove dovevo arrivare. D’altra parte tutto è intimamente connesso, e un approccio olistico è il modo migliore per sfruttare tale interconnessione.

Io: Insomma, viviamo in un mondo difficile!

DNA: Macché! È praticamente innocuo!

Io: Buon viaggio, allora, anche se questa nostra conversazione mi sembra così improbabile…

DNA: Improbabile? [si ferma, estrae da una tasca qualcosa che non assomiglia quasi per nulla a una calcolatrice tascabile, guarda il display, gli dà una botta, lo sento mormorare qualcosa all’indirizzo della Sirius Cybernetic Company, finalmente ha un mezzo sorriso, rimette in tasca il dispositivo] Settecentoquarantadue contro uno, con la tendenza a crescere. Direi che ci siamo quasi, la Cuoredoro dovrebbe passare di qua entro qualche secondo…

[a questo punto non so esattamente cosa sia successo: ho starnutito, e quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più. Al suo posto un bigliettino: “Addio, e grazie per tutte le birre”. Il barista mi ha guardato molto male, e ho dovuto pagare tutto, anche le noccioline.]

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

21:46, Thursday, 27 2017 April UTC

E chi li paga per gli spazi per il self publishing?

Più in generale, presumo che per gli editori medi e grandi queste fiere e saloni siano semplicemente considerati costi pubblicitari. Se riescono a vendere qualcosa, tanto meglio. Per i piccoli, forse bisognerebbe pensare prima dell’evento a preparare qualcosa. Ma ci vorrebbero tre-quattro cartelle di spiegazione per ciascuno, e poi che ci fai? Un libro? Un sito web? Non è banale.

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