Come ogni anno a settembre torna Wiki Loves Monuments e, insieme alla competizione, le wikigite fotografiche per scoprire e immortalare i beni culturali che partecipano al concorso. Il primo tour del 2019 è programmato proprio nel giorno in cui prende avvio l’ottava edizione del concorso in Italia e negli oltre 50 Paesi coinvolti in tutto il mondo, domenica 1 settembre.
La nostra wikigita inaugurale, organizzata dai soci comaschi Marta Pigazzini e Stefano Dal Bo insieme all’ente Villa Carlotta e all’associazione Sentiero dei Sogni, nostra spalla nella promozione di Wiki Loves Monuments e del concorso locale Wiki Loves Lake Como, vi porterà a Tremezzina, alla scoperta di una casa-museo che è stata fonte di ispirazione e luogo di ritiro per artisti e letterati di ogni epoca.
Si chiama Villa Carlotta, come la principessa di Prussia a cui fu donata nel 1847, ma nelle sue sale e nel suo grande parco (che ospita uno splendido orto botanico) risuonano tanti nomi illustri, che vennero ispirati dalla sua bellezza: da Gian Battista Sommariva, che fu proprietario della Villa e la trasformò in uno scrigno di opere d’arte (tra cui statue e gessi del Canova e L’Ultimo bacio di Romeo e Giulietta di Hayez, ancora conservati in Villa) a Stendhal, Gustave Flaubert, Mary Shelley, Isaak Levitan e Albert Einstein, solo per citarne alcuni.
Sarà Pietro Berra, Presidente di Sentiero dei Sogni e giornalista alle pagine culturali del quotidiano “La Provincia”, a guidare i partecipanti in questa “passeggiata visionaria” a Villa Carlotta: visionaria perché, come lo stesso Pietro ci ha spiegato, percorrendo gli spazi interni ed esterni saremo accompagnati dal racconto delle differenti visioni, esperienze, narrazioni che gli ospiti della Villa ci hanno lasciato.
Saranno le immagini del passato a dare la giusta ispirazione per scattare, oppure l’occhio si poserà su uno scorcio insolito della Villa nella sua attuale bellezza? Ogni partecipante potrà aggiungere alla lunga lista la sua personale “visione”, ovviamente da caricare su Wikimedia Commons alla fine del tour!
Vi aspettiamo dunque domenica 1° settembre, ma non dimenticatevi di iscrivervi qui. Il costo del biglietto per accedere alla Villa è di 12 euro (mentre la visita guidata è gratuita); per tutti i soci Wikimedia Italia e Sentiero dei Sogni e per i residenti di Tremezzina e Griante è previsto un biglietto ridotto a 10 euro.
Ultima (ma non meno importante!) segnalazione: la visita guidata inizierà alle 16, ma il biglietto ha validità per l’intero orario diurno e permette l’accesso alla Villa e al giardino botanico anche prima della visita guidata. Chi preferisce scattare con la luce del mattino non rimarrà a bocca asciutta!

Nell’immagine: Villa Carlotta dipinta da Carl Hummel, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La Commissione europea sceglie le licenze libere

10:10, Friday, 02 2019 August UTC

Lo scorso febbraio, la Commissione europea ha dichiarato (pdf) che gran parte dei suoi documenti e materiali ufficiali saranno rilasciati sotto licenza libera Creative Commons (CC)

In particolare, la Commissione ha scelto come standard le seguenti due licenze:

  • Attribuzione 4.0 Internazionale (qui i dettagli della licenza: CC BY 4.0) per documenti e altri contenuti simili;
  • Donazione al Pubblico Dominio (qui i dettagli della licenza: CC0) per dati grezzi, metadati o altri documenti di natura comparabile.

Questa decisione rappresenta un grande passo avanti per la crescita dei cosiddetti “beni comuni digitali” e facilita la condivisione del sapere per tutti gli utenti e i cittadini, che d’ora in poi potranno riutilizzare in modo più semplice le informazioni prodotte dall’istituzione europea.

Sebbene anche prima di questa dichiarazione la Commissione avesse regole permissive per il riutilizzo dei suoi documenti, non si era mai espressa esplicitamente in merito alle licenze da utilizzare.

Questo “vuoto” avrebbe potuto far sì che la diffusione delle informazioni rese disponibili dalla Commissione europea fosse di fatto inibita per l’assenza di uno standard chiaro a cui riferirsi per la condivisione e la redistribuzione dei contenuti.

Questa nuova decisione garantisce che ciò non avvenga e tutela chi vorrà riutilizzare i dati e documenti della Commissione, fornendo precise indicazioni sui requisiti da soddisfare, attraverso le licenze Creative Commons.
È tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i documenti prodotti dalla Commissione saranno pubblicati con licenza libera. As esempio i marchi e i brevetti sono esclusi, così come i documenti che la Commissione rilascia, ma di cui non detiene i diritti (ad esempio studi o ricerche realizzati da soggetti terzi).

Non sappiamo se la Commissione sia al lavoro per rivedere ulteriormente le sue politiche al fine di garantire che anche i contenuti prodotti per suo conto da altre organizzazioni siano pubblicati con licenza libera: di certo per noi sarebbe un’ottima notizia. 

Allo stesso modo, saremmo lieti di venire a conoscenza di decisioni simili anche da parte del Consiglio europeo e del Parlamento europeo, che ad oggi non si sono ancora espressi in merito a temi come questo.

Ma ora festeggiamo questa bella notizia! Scegliendo di rilasciare i propri contenuti con licenze aperte, la Commissione europea sta abilitando tutti gli utenti e i cittadini a condividere, essere creativi e innovare e promuovendo un utilizzo della Rete per la democrazia e il bene comune.

Questo testo è la traduzione in italiano dell’articolo scritto da Dimitar Dimitrov e pubblicato l’1 agosto sul blog di Wikimedia Foundation. 

Nell’immagine: La licenza Creative Commons guida i contributori, una originale ri-edizione del quadro “La Libertà che guida il popolo” (La Liberté guidant le peuple) del pittore francese Eugène Delacroix. Di Ju gatsu mikka, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Wikimedia News - n. 199 - 24 luglio 2019


Il teatro anatomico dell'Università di Padova. Di Lanoyta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’università apre le porte a Wikipedia: un convegno internazionale a Padova

Vincere lo scetticismo del mondo accademico non è semplice, ma qualcosa sta cambiando: grazie all’impegno e all’entusiasmo della comunità wikimediana e di tanti docenti “pionieri”, convinti che l’enciclopedia libera andasse prima conosciuta e sperimentata e poi - se necessario - criticata, Wikipedia sta piano piano entrando nelle aule dei principali Atenei di tutto il mondo come strumento di apprendimento e costruzione collettiva del sapere. Venerdì 20 e sabato 21 settembre l’Università di Padova ospiterà il convegno internazionale Wikipedia in Academia, organizzato in collaborazione con Wikimedia Italia, con testimonianze da tutto il mondo di docenti che hanno sperimentato con profitto il “metodo Wikipedia” in università. Scopri di più nell'articolo.

Giulianova: Piazza Ducale e prospetto orientale della chiesa di S. Flaviano. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Sulle tracce di Vincenzo Bindi alla scoperta dei beni culturali d'Abruzzo

Che cosa hanno in comune Vincenzo Bindi, studioso abruzzese del 1800, Anastasia Nespoli, giovane tesista dell’Università di Bologna, il Direttore del Polo Museale Civico di Giulianova Sirio Pomante, la nostra socia Carla Colombati e due entusiasti volontari wikipediani, Pietro Valocchi e Lorenzo Marconi? Questo team così diverso, per età (o epoca addirittura!), genere e competenze ha una missione in comune: catalogare e rendere accessibili a chiunque i beni culturali di tutto l’Abruzzo. Scopri di più nell'articolo.

Estate sul Naviglio per la mostra di Wiki Loves Monuments

La mostra di Wiki Loves Monuments sul Naviglio a Gaggiano. Di Alberto Panzani, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Mentre sono in corso i preparativi per il lancio ufficiale di Wiki Loves Monuments 2019, che tornerà come ogni anno dall’1 al 30 settembre, la mostra degli scatti premiati nel 2018 inizia il suo viaggio nelle diverse regioni d’Italia. Dopo la “tappa zero” al Castello Sforzesco di Milano, i 24 pannelli fotografici raggiungono le rive del Naviglio Grande e saranno esposti fino all'8 agosto presso la Biblioteca Comunale di Gaggiano. Scopri di più nell'articolo.


I progetti Wikimedia in riva al mare a Bari

Il lungomare di Bari. Di Italo Greco, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

L’enciclopedia libera e i progetti fratelli non vanno in vacanza, ma non disdegnano le trasferte in spiaggia! Questa estate il mondo dei progetti Wikimedia farà tappa a Bari presso il Villaggio del Mare, che da lunedì 22 luglio sarà allestito sul lungomare IX Maggio di San Girolamo. Venerdì 2 agosto dalle 18 alle 20 il più giovane dei nostri soci, Ferdinando Traversa, vi guiderà alla scoperta della cultura libera: lo abbiamo intervistato per chiedergli qualche anticipazione. Scopri di più nell'articolo.


Notizie dal mondo OpenStreetMap

Gli Studios Warner Bros a Londra dedicati a Harry Potter. Di Martin Pettitt from Bury St Edmunds, UK, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons


Notizie dal mondo wiki

Lo splendido soffitto della Moschea di Solimano a Istanbul. Di Kesim KESGİN, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


Appuntamenti e comunicazioni

La nostra newsletter va in vacanza: ci prendiamo una breve pausa e torniamo mercoledì 21 agosto. L'ufficio di Wikimedia Italia a Milano rimarrà invece chiuso dal 10 al 18 agosto. Buona estate a tutti!

Altri appuntamenti estivi oltre a quelli già citati:

source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_199

I progetti Wikimedia in riva al mare a Bari

07:43, Wednesday, 24 2019 July UTC

L’enciclopedia libera e i progetti fratelli non vanno in vacanza, ma non disdegnano le trasferte in spiaggia! Questa estate il mondo dei progetti Wikimedia farà tappa a Bari presso il Villaggio del Mare, che da lunedì 22 luglio sarà allestito sul lungomare IX Maggio di San Girolamo.
Il calendario di eventi estivi che animeranno la struttura, promossi dall’assessorato al Welfare della nota città pugliese, prevede nella giornata di venerdì 2 agosto dalle 19 alle 20 un incontro dedicato alla cultura libera e ai progetti collaborativi. A condurre l’incontro, il nostro socio più giovane (grazie al nostro nuovo statuto, anche i minorenni possono unirsi a Wikimedia Italia): Ferdinando Traversa, giovane wikimediano originario di Bari che ha appena conseguito con successo il suo diploma di terza media!
Abbiamo fatto qualche domanda proprio a Ferdinando, che nei suoi primi giorni di meritata vacanza sta lavorando alla preparazione dell’incontro

Come sei riuscito a portare Wikimedia Italia all’interno della Social Summer di Bari?

È già dall’anno scorso che volevo fare una cosa del genere. Dato che quest’anno il Villaggio non è distante da casa mia, ho pensato: “Tentiamo, o la va o la spacca” e ho fatto richiesta al Comune di Bari. Fortunatamente,il mio intervento è stato accettato e inserito nel programma.

Dacci qualche anticipazione, che cosa proporrai a chi verrà al Villaggio il 2 agosto? 

Spero di parlare un po’ non solo di Wikipedia dal punto di vista pratico e teorico, ma anche della filosofia open, dei progetti Wikimedia e delle licenze libere in generale. Vorrei portare un pezzo di Wikimedia Italia ai partecipanti.

Tu sei giovanissimo! Perché un ragazzo o una ragazza della tua età a tuo parere dovrebbero contribuire ai progetti Wikimedia?

Partiamo dal presupposto che tutti, indipendentemente dall’età, possono mettersi in gioco e contribuire ai progetti Wikimedia e, in generale, alla vita dell’associazione che promuove il sapere aperto in Italia. 

Noi ragazzi, fortunatamente, abbiamo più tempo libero degli adulti quindi, una volta terminata la scuola, possiamo permetterci anche di dedicare più energie ad attività di questo genere e sicuramente abbiamo più vitalità e voglia di farlo.

È per questo motivo che, oltre a promuovere l’incontro del 2 agosto, ho deciso anche di occuparmi del coordinamento del concorso regionale legato a Wiki Loves Monuments in Puglia, che quest’anno per la prima volta verrà promosso dai volontari attivi a livello locale. Nonostante la diffidenza di alcune amministrazioni locali, sono convinto che sarà una bella esperienza e spero che, grazie ad attività divulgative come questa, un numero sempre più grande di ragazzi possano scoprire quello che facciamo e unirsi a noi.

Qual è la cosa più bella/interessante che ti è capitato di imparare o scoprire attraverso i progetti Wikimedia?

I progetti Wikimedia mi hanno dato molto, non solo dal punto di vista culturale ed informativo (una possibilità che è data a tutti, anche a chi non contribuisce), ma anche dal punto di vista umano e delle competenze trasversali. Insegnano come ci si prende cura di un bene comune che, dal basso, a poco a poco cresce ogni giorno di più, grazie alle cure non di un singolo, ma di una comunità intera. 

Contribuire ai progetti mi ha anche insegnato a confrontarmi con gli altri: Wikipedia, ad esempio, insegna ad argomentare le proprie ipotesi presupponendo la buona fede, dunque rimanendo sempre calmi e civili.

Prova a spiegare in una frase qual è la “magia” dei progetti Wikimedia!

La magia dei progetti Wikimedia sta proprio dentro la fondamentale rivoluzione che apportano: il sapere non é più fatto da uno è disponibile a pochi, ma è fatto da tanti ed è disponibile a tutti, con un click.

Nell’immagine: Il lungomare di Bari. Di Italo Greco, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Che cosa hanno in comune Vincenzo Bindi, studioso abruzzese del 1800, Anastasia Nespoli, giovane tesista dell’Università di Bologna, il Direttore del Polo Museale Civico di Giulianova Sirio Pomante, la nostra socia Carla Colombati e due entusiasti volontari wikipediani, Pietro Valocchi e Lorenzo Marconi? Questo team così diverso, per età (o epoca addirittura!), genere e competenze ha una missione in comune: catalogare e rendere accessibili a chiunque i beni culturali di tutto l’Abruzzo.

“Tutto è cominciato nel 2018 con l’adesione di Giulianova a Wiki Loves Monuments, che ci ha permesso di coinvolgere il Direttore del Polo Museale, Sirio Maria Pomante, come guida nell’ambito di una wikigita.” ci racconta Carla “Il supporto e l’impegno per il concorso delle autorità locali ci ha consentito innanzitutto di ottenere le autorizzazioni a fotografare i monumenti per molti altri Comuni in Abruzzo, ma è stata anche la miccia che ha fatto scattare una collaborazione più ampia sui progetti Wikimedia”.
Ed è qui che entra in gioco Anastasia, studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Scienze del Libro e del Documento all’Università di Bologna, che – indirizzata dalla sua relatrice di tesi, la Prof.ssa Fiammetta Sabba – decide di partire per un “Grand Tour” dell’Abruzzo a cominciare dalla monumentale opera critica e di catalogazione, edita nel 1889, “Monumenti storici e artistici degli Abruzzi” di Vincenzo Bindi noto umanista, storico dell’arte e collezionista originario di Giulianova, grazie al quale oggi la città adriatica vanta una preziosa Biblioteca e una nota Pinacoteca nel Palazzo donato dall’illustre personaggio.

“Volevo che, attraverso il mio lavoro, tutti potessero conoscere l’opera straordinaria di questo grande intellettuale, che ha compiuto un importante lavoro di valorizzazione del patrimonio artistico della mia regione.” ci ha raccontato Anastasia “Grazie a Carla e Sirio ho potuto accedere e studiare un ricco corpus di fonti bibliografiche, che poi – in un secondo momento – abbiamo iniziato a digitalizzare, caricare e catalogare sui progetti Wikimedia”.

Ed è infatti così che il censimento dei monumenti d’Abruzzo, opera di un “wikipediano ante-litteram” come Vincenzo Bindi, è giunto nelle mani dei wiki-esperti Pietro e Lorenzo, che insieme ad Anastasia hanno lavorato alla mappatura su Wikidata dei monumenti elencati dallo storico dell’arte e al caricamento delle prime 14 tavole del Bindi su Wikimedia Commons.

Il progetto è diventato innanzitutto la tesi di laurea magistrale di Anastasia, ma è anche stato utilizzato come “pilota” dal team per interfacciarsi con le istituzioni locali in Abruzzo e tracciare nuovi percorsi di collaborazione volti all’apertura del loro patrimonio.
“Il progetto Abruzzo Wiki Grand Tour è per noi un’opportunità per invitare le istituzioni a condividere il loro patrimonio” ci ha raccontato Pietro “Grazie alla catalogazione degli elementi in Wikidata, siamo stati da subito in grado di mostrare agli enti le applicazioni concrete che derivano dal caricamento dei dati sui progetti Wikimedia, come ad esempio la realizzazione di portali o archivi digitali. Per essere ancora più credibili stiamo affinando sempre più la qualità dei dati e dei materiali condivisi, in modo che i nostri interlocutori siano certi delle potenzialità di un lavoro come questo”.
Il progetto Abruzzo Wiki Grand Tour è stato di recente presentato da Carla e Pietro a Parigi al Conservatoire national des arts et métiers di Parigi durante il Seminario DICEN IDF organizzato da Joumana Boustany per l’Université Paris-Est Marne-la-Vallée, riscuotendo un grandissimo interesse da parte dei professori presenti; inoltre, il team è già al lavoro per aprire contatti con altre istituzioni locali in Abruzzo.
Attendiamo con grande curiosità gli sviluppi di questo progetto, su cui non mancheremo di aggiornarvi!

Nell’immagine: Giulianova: Piazza Ducale e prospetto orientale della chiesa di S. Flaviano. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Come spero ricordiate, da più di due anni non è possibile accedere a una qualunque edizione di Wikipedia dalla Turchia. Il motivo è semplice: erano state scritte cose che non piacevano. Lo scorso maggio la Wikimedia Foundation ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Bene: in tempi assolutamente rapidi per la Corte (che spesso anzi decide di non avere giurisdizione…) il 5 giugno scorso il ricorso è stato messo in corsia privilegiata e il 5 luglio la Corte ha mandato una richiesta di informazioni alla Turchia, che ha ora tempo fino a fine ottobre per le controdeduzioni. Maggiori informazioni sul sito WMF.

Non so se ci saranno risultati pratici, ma almeno è un segnale che qualcuno pensa ai problemi della censura.

Le sue pagine sono visitate ogni giorno da milioni di utenti e ormai il suo nome è noto in tutto il mondo: Wikipedia è ormai una delle principali fonti di informazione a cui tutti possono liberamente accedere. 

Nonostante il suo successo, ancora l’enciclopedia libera è oggetto di diffidenze, soprattutto da parte del mondo accademico: la possibilità per chiunque di modificare i contenuti, la stesura collaborativa delle voci e il fatto che tantissimi studenti se ne servano come facile “scorciatoia” nella stesura di tesi e lavori di ricerca hanno da sempre generato reazioni non propriamente entusiaste da parte di professori universitari e ricercatori.
Qualcosa però, sta cambiando: grazie all’impegno e all’entusiasmo della comunità wikimediana e di tanti docenti “pionieri”, convinti che l’enciclopedia libera andasse prima conosciuta e sperimentata e poi – se necessario – criticata, Wikipedia sta piano piano entrando nelle aule dei principali Atenei di tutto il mondo come strumento di apprendimento e costruzione collettiva del sapere.

Un segnale positivo in questo senso arriva dall’Università di Padova, dove da più di dieci anni il nostro socio e docente universitario Corrado Petrucco propone ai suoi studenti moduli didattici basati sull’utilizzo dei progetti Wikimedia: venerdì 20 e sabato 21 settembre l’Ateneo ospiterà il convegno internazionale Wikipedia in Academia, organizzato in collaborazione con Wikimedia Italia, con testimonianze da tutto il mondo di docenti che hanno sperimentato con profitto il “metodo Wikipedia” in università.

Nella giornata di venerdì diversi relatori presenteranno esperienze concrete di utilizzo dell’enciclopedia libera come strumento di apprendimento per le proprie materie di insegnamento, sia scientifiche che umanistiche: tra gli speaker – insieme a diversi docenti dell’Università di Padova tra cui Massimo Marchiori, Cinzia Ferranti e Dario Da Re – anche Neil Thompson, professore di Computer Science and Artificial Intelligence Lab al Massachusetts Institute of Technology, Melissa Highton, Direttrice dell’area  Digital Learning, Teaching & Web dell’Università di Edimburgo insieme a Eduard Aibar dell’Universitat Oberta de Catalunya e Brian Mckenzie della Maynooth University IE.

La mattina del sabato sarà invece dedicata alle scuole secondarie con la presentazione di casi studio e due laboratori pratici dedicati agli insegnanti, a cura dei nostri volontari wikimediani attivi in Veneto. 

Durante l’estate non mancheremo di darvi anticipazioni sui contenuti dell’evento, nel frattempo vi consigliamo di registrarvi perché i posti in sala saranno limitati! Per la giornata di venerdì 20 settembre, l’appuntamento è alle 9:30 presso l’Aula Nievo di Palazzo Dal Bo in Via VIII Febbraio 2 mentre sabato 21 settembre ci ospiterà il Comune di Padova a Palazzo Moroni (Sala Anziani) in via VIII Febbraio 6.

Nell’immagine: Il teatro anatomico dell’Università di Padova. Di Lanoyta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Mentre sono in corso i preparativi per il lancio ufficiale dell’edizione 2019 del grande concorso fotografico Wiki Loves Monuments, che tornerà come ogni anno dall’1 al 30 settembre, la mostra degli scatti premiati nel 2018 inizia il suo viaggio nelle diverse regioni d’Italia.
Dopo la “tappa zero” al Castello Sforzesco di Milano, in occasione della cerimonia di premiazione di WLM 2018, i 24 pannelli fotografici andranno ad ornare le rive del Naviglio Grande durante la Notte Bianca di Gaggiano (MI), che si svolgerà sabato 20 luglio.

L’iniziativa, che ogni anno coinvolge centinaia di persone, è promossa dalla Pro Loco Gaggiano che – interessata a trasmettere ai cittadini l’importanza della conoscenza libera – ha contattato Wikimedia Italia per richiedere le fotografie di WLM.
I riflessi del Naviglio e la luce della luna renderanno tutto un po’ speciale, ma per chi dovesse avere altri piani per sabato abbiamo una soluzione: gli scatti vincitori di WLM 2018 rimarranno esposti a Gaggiano presso la Biblioteca Comunale di Piazza Daccò fino a sabato 14 settembre (orari: lun 10-12 e 15-19 • mar 10-12.30 • mer 15-19 • gio 10-12.30 e 15-19 • ven 2-6 • sab 9-12.30 • dom chiuso – dal 10 al 26 agosto la Biblioteca sarà chiusa per ferie).

In autunno la mostra di Wiki Loves Monuments raggiungerà il centro Italia e in particolare San Quirico D’Orcia, comune particolarmente coinvolto nell’edizione 2018 del concorso, che ha conquistato il sesto e il nono posto in classifica nazionale grazie a due splendidi scatti dei suoi tipici alberi monumentali: i cipressi. 

Il viaggio della mostra proseguirà poi a Sud, in Puglia e Basilicata, dove i nostri volontari attivi a livello locale sono già al lavoro per organizzare altri due appuntamenti con le bellezze d’Italia.

Vi allertiamo fin da subito: il percorso delle nostre splendide fotografie non sarà privo di sorprese! Tenete d’occhio il nostro blog per scoprire tutte le nuove tappe dell’itinerario degli scatti più belli di WLM 2018.

Nell’immagine: Le Valli di Comacchio immortalate da Vanni Lazzari, secondo classificato WLM 2018. CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons.

Molti di voi conosceranno Wiki Loves Monuments, la competizione internazionale che ogni anno porta gli scatti dei beni culturali di tutto il mondo su Wikimedia Commons. Nonostante sia il più noto in Italia, WLM non è l’unico contest fotografico promosso dal movimento Wikimedia: dopo Wiki Science Competition e Wiki Loves Earth, di cui già vi abbiamo raccontato in questo blog, oggi vi presentiamo Wiki Loves Africa.
Il concorso, nato nel 2014, ha l’obiettivo di raccogliere contenuti liberi che raccontino l’Africa, stimolando i contributori di tutto il mondo – e in modo particolare chi vive in questo vastissimo continente – a caricare fotografie. 

Ogni anno i partecipanti sono chiamati a coprire un tema differente: la prima edizione di WLA è stata dedicata alla cucina, la seconda agli abiti e agli ornamenti, la terza alla musica e al ballo, la quarta ai ritratti di persone che lavorano.
Quest’anno, per la quinta edizione del concorso, il tema scelto dai diversi promotori della competizione – tra cui i capitoli locali Wikimedia Algeria ed Egitto e gli user group attivi in Nigeria e Camerun – è stato il gioco in tutte le sue molteplici forme: dallo sport ai giochi da tavolo, dagli spettacoli teatrali e musicali alla pura invenzione dei bambini.

Le immagini raccolte dall’1 febbraio alla fine di marzo per Wiki Loves Africa 2019 sono state quasi 9.000: un numero di scatti che ha reso particolarmente arduo il responso della Giuria del concorso.

L’oro è andato quest’anno a un fotografo…italiano! Lo scatto di Marco Gualazzini riesce a catturare un momento di quiete e gioco per i bambini del campo profughi di Yida in Sud Sudan: un attimo sospeso, che non riesce a celare del tutto una realtà violenta, ritraendo in primo piano un aereo Antonov, il veicolo militare che il governo sudanese ha utilizzato negli ultimi anni per violente campagne di bombardamento contro i civili. 

Godetevi qui tutti gli scatti più belli raccolti per questa edizione e non mancate di dare un’occhiata alle fotografie premiate con i riconoscimenti speciali “Donne e sport” e “Il gioco nella tradizione”: sono splendide!

Nell’immagine: Giocando sulle montagne di Nuba, primo premio Wiki Loves Africa 2019. Di Marco Gualazzini, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Wikimedia News - n. 198 - 10 luglio 2019


Maratona di scrittura Wikipedia al Museo archeologico Nazionale di Paestum. Di RemoRivelli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il patrimonio culturale sui progetti Wikimedia, a settembre la nostra scuola!

Come si valorizza il patrimonio di un museo, un archivio o una biblioteca attraverso i progetti Wikimedia, riuscendo così a coinvolgere nuovi pubblici? Potrete scoprirlo dal 9 al 13 settembre a BASE Milano, alla prima edizione della Summer School "I progetti Wikimedia per le istituzioni culturali", ideata da Wikimedia Italia. Scopri di più nell'articolo.

Assemblea di Wikimedia Italia: i soci presenti a Milano. Di Settimioma, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Riforma del Terzo Settore, noi siamo pronti!

Domenica 23 giugno a BASE Milano e in collegamento audio-video dal coworking Binario Uno di Roma più di 180 soci di Wikimedia Italia, presenti in persona o per delega, hanno approvato nell’ambito della nostra assemblea straordinaria una revisione del nostro statuto, che ci consente di adeguarci alla Riforma del Terzo Settore. Scopri di più nell'articolo.

Scopri i progetti wiki insieme ai nostri soci

Un momento di confronto sui progetti Wikimedia al Politecnico di Milano. Di GioRan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il sapere va condiviso! Per questo Wikimedia Italia propone da tempo un programma di incontri per sviluppare le proprie competenze sui progetti Wikimedia e sui dati liberi dando la possibilità ai propri soci di mettere in condivisione le proprie conoscenze con gli altri membri dell’associazione ed il pubblico esterno. Scopri di più nell'articolo.


Enciclopedia libera? Materia da dottorandi al Politecnico di Milano

Foto di gruppo dei partecipanti alla terza edizione del corso intensivo “Science, technology, society and Wikipedia”. Di Andy Mabbett, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Venerdì scorso, 5 luglio, si è conclusa la terza edizione del corso intensivo “Science, technology, society and Wikipedia”, riservato ai dottorandi del Politecnico di Milano: grazie al modulo sono state create in totale 43 nuove voci dell’enciclopedia libera, 23 in lingua inglese e 20 in italiano, e ne sono state ampliate 25. Scopri di più nell'articolo.


Notizie dal mondo OpenStreetMap

Una esercitazione di Protezione Civile e Croce Rossa in Slovenia. Si Aleksandra Pelko, Marko Pišlar, MORS, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
  • La Protezione Civile Slovena utilizza OpenStreetMap nei suoi mezzi di soccorso. Lo segnalano i volontari di OpenStreetMap Slovenia su Twitter.
  • Alexis Athlan dell'associazione animalista francese L214 ha annunciato che la ONG inserirà su OpenStreetMap i dati relativi a oltre 1400 ristoranti in Francia, contrassegnandoli con tag appositi per segnalare la disponibilità di cibo vegano o vegetariano.


Notizie dal mondo wiki

Learning Days a Wikimania 2018. Di Alina Vozna, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
  • Formare i volontari e lo staff dei diversi capitoli Wikimedia è da sempre una sfida per WMF: per questo, dal 2013, la Fondazione ha lavorato all'implementazione di programmi di apprendimento per stimolare la crescita interna di chi è parte del movimento. Wikimania a Stoccolma offrirà a tutti un'occasione di apprendimento e formazione nelle giornate del 14 e 15 agosto con i Learning Days.
  • La scorsa settimana Gad Lerner e Michele Serra- rispettivamente su "Il Venerdì" di Repubblica e la rubrica "L'Amaca" del medesimo quotidiano - hanno espresso opinioni piuttosto critiche in merito a Wikipedia. Massimo Mantellini su Il Post ha replicato con un articolo di commento alla vicenda, in cui è citata l'esperienza di WikiTIM, realizzata insieme a Wikimedia Italia.


Appuntamenti e comunicazioni

source: http://wiki.wikimedia.it/wiki/Wikimedia_news/numero_198

Venerdì scorso, 5 luglio, si è conclusa la terza edizione del corso intensivo “Science, technology, society and Wikipedia”, riservato ai dottorandi del Politecnico di Milano: scopo del modulo, ormai consolidato ed entrato a far parte dell’offerta didattica del noto Ateneo milanese, è insegnare agli studenti come arricchire l’enciclopedia libera per le voci riguardanti i loro temi di ricerca, afferenti in prevalenza all’area delle discipline tecniche e scientifiche.

L’edizione 2019 del corso – promosso come gli anni passati dai docenti del PoliMi Guido Raos e Chiara Castiglioni – ha registrato un successo clamoroso in termini di partecipazione: 45 studenti provenienti da tutto il mondo insieme a 4 docenti e ricercatori dell’Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) hanno seguito le lezioni tenute da Andy Mabbett, fellow alla Royal Society of Arts (UK) e formatore accreditato da Wikimedia UK noto anche come uno dei più attivi Wikipediani in Residenza in Europa, e dai nostri wiki-esperti Marco Chemello e Niccolò Caranti, per conto di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.

Seguendo le indicazioni dei tutor e consultando le fonti accademiche a cui possono facilmente accedere, gli studenti in soli cinque giorni hanno prodotto in totale 43 nuove voci dell’enciclopedia libera, 23 in lingua inglese e 20 in italiano, e ne hanno ampliate 25 spaziando dalla microscopia a foglio di luce alla pagina dedicata al trattato di architettura di Filarete, creata ex novo su Wikipedia in inglese da una studentessa proveniente dalla Cina.

La qualità e l’attendibilità delle voci è stata particolarmente curata, anche grazie alle molteplici riletture critiche dei testi, che sono stati controllati dagli stessi studenti – secondo un meccanismo analogo alla revisione paritaria – dai tutor wikipediani e, infine, da diversi docenti del Politecnico di Milano specialisti nelle diverse materie trattate, che in questi giorni stanno ultimando una revisione finale e più approfondita sui contenuti già pubblicati.

«Non avevo mai premuto il tasto “modifica” su Wikipedia – ci ha detto uno degli studenti che hanno preso parte al modulo – Grazie a questo corso ho capito come arricchire correttamente le voci dell’enciclopedia libera cercando di mantenere un punto di vista neutrale ma anche un tono divulgativo, accessibile a tutti. Credo che questa attività, oltre ad essere coinvolgente, sia molto importante perché consente a chi ha accesso a conoscenze settoriali aggiornate di condividerle con il grande pubblico, che su Wikipedia può informarsi in modo completo, senza dovere per forza entrare nel merito di dettagli tecnici tipici degli articoli specialistici.»

Ed è proprio per semplificare ulteriormente la comprensione di alcuni dei complessi argomenti a cui sono dedicate le voci redatte che gli studenti hanno caricato su Wikimedia Commons più di 150 immagini scientifiche che sono state utilizzate per illustrare le voci realizzate.

«L’aspetto che mi ha entusiasmato di più è stata la forza che la comunità di volontari attivi su Wikipedia ha per creare un’enciclopedia così vasta, basandosi su piccole conoscenze delle singole persone – ci ha detto una delle ricercatrici che hanno partecipato al corso – Seguendo questo modulo ho capito che ognuno di noi può scrivere e modificare le voci. Questo mi ha portato ad una doppia riflessione: da un lato, avendo trovato alcuni errori nelle pagine riguardanti argomenti che conosco in dettaglio, farò più attenzione nell’accettare senza riserve gli articoli; dall’altro, avendo imparato come contribuire e vedendo quanto ampia è la comunità di volontari che arricchisce l’enciclopedia libera con serietà e lealtà, continuerò a consultare Wikipedia e, da oggi, saprò anche come correggere le sue imprecisioni!»

Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i ricercatori e i docenti coinvolti e… ci vediamo alla prossima edizione!

Autunno caldo

02:04, Monday, 01 2019 July UTC

Se la mattina del 28 giugno qualcuno fosse capitato sulla pagina di Wikipedia dedicata all’autunno caldo (era questa: Wikipedia non butta via mai nulla…) a prima vista non avrebbe notato nulla di strano. La voce era sufficientemente ampia, e soprattutto ricca di fonti. Se però la persona in questione si fosse messa a leggere la voce in questione, avrebbe trovato affermazioni piuttosto sconcertanti. Si partiva dalla frase nell’incipit secondo la quale l’autunno caldo è «ritenuto il preludio del periodo storico conosciuto come anni di piombo» agli emendamenti parlamentari allo Statuto dei Lavoratori che «furono in gran parte peggiorativi, perché nel merito offrirono il modo di penalizzare i buoni lavoratori, a vantaggio dei cattivi: inoltre rimasero nel documento le norme che proteggevano i diritti dei dipendenti, cancellando il passaggio secondo cui quei diritti dovevano essere esercitati “nel rispetto dell’altrui libertà e in forme che non rechino intralcio allo svolgimento delle attività aziendali”».

A questo punto dobbiamo sperare che il nostro ipotetico lettore abbia i suoi neuroni funzionanti e non sia semplicemente in modalità copincolla. Se è sufficientemente sveglio noterà che la prima frase da me riportata non ha nessuna fonte al riguardo, e quindi dovrebbe pensare “e chi l’ha detto?”; per la seconda, si accorgerà che le fonti riportate per quella parte dell’articolo si riducono a una sola, il libro L’Italia degli anni di piombo scritto dai due noti pericolosi bolscevichi Indro Montanelli e Mario Cervi. Mettiamo pure che il lettore sia un diciottenne che non ha mai sentito parlare di loro: dovrebbe comunque essergli saltato agli occhi che di fonte ce n’è una sola e che magari essa potrebbe essere di parte.

Insomma, quella voce era fatta male. Questo è un fatto, indipendente dall’essere o meno presente su Wikipedia: si possono fare le medesime considerazioni se il testo fosse stato trovato in un qualunque altro luogo. Visto che però quello non era un luogo qualsiasi, se il tizio in questione fossi stato io avrei fatto qualcosa: avrei cancellato la frase sugli anni di piombo commentando “senza fonte”, e avrei aggiunto un avviso di non neutralità (c’è un testo apposito da inserire), in modo che anche il successivo lettore non troppo sveglio sapesse subito che c’era qualcosa che non funzionava. Purtroppo non siamo ancora stati capaci di insegnare agli insegnanti queste operazioni elementari, in modo che loro poi le spiegassero ai loro studenti; ma diciamo che posso capire uno che si lamenta dicendo che la voce è “sbagliata”.

Il duo Gad Lerner-Michele Serra ha scelto un’altra strada. Forte del fatto che loro sono loro, e soprattutto scrivono sul secondo quotidiano più letto d’Italia, «Con un uno-due ben coordinato […] abbattono Wikipedia.» (La frase è di Massimo Mantellini, per la cronaca). Non si sono limitati a lamentarsi, ma Lerner se l’è presa contro “wikicialtroni” che a quanto pare sono gli unici che di solito riescono a intervenire nelle voci, mentre Serra rincara la dose contro quei cattivoni degli anonimi: scrive «Ma chi l’ha scritta, o almeno assemblata, e riletta, e giudicata, non lo sapremo mai.» In verità la voce sull’autunno caldo è sostanzialmente così da tre anni, senza nessuna guerra di edit, il che significa che non c’è mai stato nessun altro a interessarsene; e le frasi incriminate saranno anche state inserite da un utente anonimo, ma sono state scritte da Montanelli e Cervi.

Non penso che quest’ira funesta che nel weekend ha preso il duo sia un problema generazionale: in fin dei conti io ho solo nove anni meno di loro. Non penso nemmeno sia un problema di scienziati contro umanisti: come Mantellini scrive nel suo post, all’estero non ci si fa problemi a fare edit-a-thon anche e soprattutto su temi lontani dalle scienze dure, che tanto vanno già avanti per conto loro. Quello che io credo è che ci sia un problema tutto italiano, legato a un certo nucleo di persone abituate al loro orticello che si vedono insidiato. In effetti sarebbe divertente pensare a cosa avrebbe detto Montanelli al riguardo :-) Il tutto è esacerbato dalla banale considerazione che il numero di persone che si occupano davvero di portare avanti disinteressatamente Wikipedia è sempre troppo basso, e quindi – come dicevo – è fin troppo facile per alcune persone far dire quello che si vuole a certe voci scegliendo oculatamente le fonti, sapendo che chi potrebbe rimettere le cose a posto è troppo impegnato oppure ha deciso da molto tempo di abdicare.

Per la cronaca, se io avessi avuto parecchio tempo a disposizione, cosa che non ho praticamente mai, mi sarei magari lanciato alla ricerca di una fonte di orientamento opposto e avrei riscritto il testo per tenere conto delle due opposte visioni: è però anche vero che la storiografia contemporanea non è proprio il mio campo di competenze e quindi avrei lasciato volentieri il lavoro a chi può trovare fonti molto più in fretta. Il guaio è che adesso la voce è più o meno ritornata al livello di tre anni fa, il che significa che si è perso qualcosa: a me serve sapere che c’è stato chi ancora vent’anni dopo sentenziava livorosamente contro l’autunno caldo, come servirebbe sapere cosa era successo al tempo riguardo a quelle tesi revisioniste. Ma mi pare che né Lerner né Serra siano in realtà interessati a tutto ciò…

L’affaire North Face, spiegato bene

11:39, Monday, 17 2019 June UTC

Forse avete sentito che il mese scorso la società di abbigliamento The North Face, per mezzo della società di pubblicità Leo Burnett Tailor Made, ha inserito su Wikimedia Commons immagini con il suo logo e poi ha fatto un video per gloriarsi di come è stata brava, mostrando come le voci sui luoghi relativi avevano il logo The North Face, “il tutto in collaborazione con Wikipedia e senza pagare un centesimo”. Dopo la pubblicazione del video, le immagini sono state immediatamente tolte dagli amministratori di Commons e The North Face ha pubblicato un messaggio di scuse (pelose, probabilmente; ci sono voci che anche la campagna contro l’azienda fosse stata prevista, seguendo il famoso motto “bene o male, l’importante è che si parli di noi”. Ma non è di questo che volevo parlarvi, bensì di cosa è stato fatto al riguardo su Wikipedia (in inglese).

Slate ha pubblicato un articolo (ben fatto) al riguardo. Il punto di partenza è molto semplice: la voce sull’azienda deve o no riportare quanto successo? La discussione tra i contributori in en.wiki è stata molto articolata, perché c’erano punti di vista molto diversi e tutti di per sé sensati. Da un lato, non si riteneva bello parlare di qualcosa che ha riguardato Wikipedia dentro Wikipedia stessa; c’erano inoltre dubbi su quello che nel gergo wikipediano è detto “recentismo” (Wikipedia è un’enciclopedia, non un giornale: ha senso parlare di cose che magari tra dieci anni avranno ben poca rilevanza?); e ovviamente non si voleva usare l’enciclopedia come rappresaglia, per quanto questo sia stato il primo pensiero di molti. D’altra parte questo affaire ha avuto molta risonanza nei più importanti media in lingua inglese, e ha portato molto più traffico dell’usuale sulla voce dell’azienda. Alla fine si è trovata una soluzione di compromesso, legata anche al fatto che la voce sull’azienda era piuttosto breve, essendo al tempo composta di sole sedici brevi frasi; una trattazione troppo lunga non sarebbe per nulla stata equilibrata. Si sono così aggiunte solo due frasi su quanto successo, cercando di restare il più possibile aderenti ai fatti senza aggiungere opinioni.

Personalmente trovo adeguata la soluzione adottata: avrei forse accorciato ancora di più il testo non indicando le scuse ma lasciandole solo tra le fonti, ma apprezzo il fatto che non sia stata creata una sottovoce apposta come capita fin troppo spesso. E soprattuto apprezzo che la soluzione sia stata scelta in breve tempo e con il consenso dei contributori, il che mostra che nonostante tutto il concetto iniziale da cui Wikipedia è partita funziona ancora. E in Italia? Il risultato è un po’ diverso. Mentre sto scrivendo, la voce The North Face contiene una frase asettica su quanto successo; però il suo peso relativo è molto alto perché il testo totale è ridotto. Credo però non si potesse fare molto meglio, data la nostra “potenza di fuoco” molto minore…

Alessandro Baricco e il suo Game

02:16, Wednesday, 29 2019 May UTC

Uno sguardo molto personale alla filosofia di Baricco nascosta all’interno del suo ultimo saggio

Baricco avrà cominciato a giocare a Space Invaders, io sono più anzyano e parto da Pong. (Immagine: Wikimedia Commons, File:Pong.png)

Ho deciso di leggere l’ultimo libro di Baricco. Avevo saltato I barbari, esattamente come ho saltato tutta la sua produzione editoriale. In realtà leggevo la rubrica che teneva sulla Stampa qualche decennio fa, e ai tempi avevo stabilito che mi era bastata questa esposizione. Succede però che il tema di The Game si intreccia con altre cose su cui sto cercando di trovare una quadra. È vero che “ars longa, vita brevis”, come diceva (in greco) Ippocrate e dice (in latino) Douglas Hofstadter; però è anche vero che non è bello eliminare pregiudizialmente qualcosa, e quindi ho pensato di dedicare qualche ora della mia vita a vedere come Baricco ha voluto trattare il tema. (Spoiler: pensavo molto peggio. Non consiglierei il libro come unica voce in capitolo, ma vale la pena di leggerlo se si ha già un’idea di quello di cui si parla: se lo si prende senza preconcetti, si scopre che non tutto quello che diamo per scontato è vero).

Qui però non voglio parlare tanto del contenuto del libro — una mia recensione più o meno decente la trovate qua — quanto piuttosto della “baricchitudine”. Mi interessa insomma raccontare come io ho decodificato il suo pensiero, perché ci sono varie cose che secondo me rimangono nascoste. Per prima cosa, Baricco scrive dannatamente bene. Su questo non c’è storia. Le sue frasi si snocciolano senza sforzo, e il lettore plana amabilmente su di esse senza sforzo alcuno. (Sono molto invidioso, sì). Questo è bellissimo, ma nel caso di un saggio c’è un piccolo problema: il lettore in questione si beve tutto senza porsi alcuna domanda sulla verità di quanto scritto. Come sappiamo bene, una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda. Sto dicendo che Baricco ha scritto una serie di fregnacce? No. Ne ha scritte, intendiamoci: ma andando avanti nella lettura mi sono accorto che spesso — qualche decina di pagine dopo quello che avevo rubricato come cazzata — Baricco scriveva esattamente l’opposto. L’idea che mi sono fatto è che è una palla che lui abbia scritto il libro buttando giù man mano il testo. Lì dietro c’è un lavoraccio, e la cosa mi fa incavolare ancora di più, perché sono convinto che lui abbia messo apposta buona parte degli erroracci per far fare al lettore il giro che lui voleva. Non è bello. Verso la fine lo ammette anche tra le righe, anche se non ha il coraggio di dire che i primi due capitoli sono in buona parte fregnacce e se ne esce con “è preistoria” con il consiglio di non rileggere quel testo.

Baricco è un filosofo: quindi per lui il Game ha una filosofia sottostante. Io non sono filosofo e anzi sono sempre stato una capra in filosofia: però non mi bevo il suo professarsi cartesiano con tanto di esempi, e preferisco fermarmi alla lettera. Il Game è Movimento — lo dice lui — quindi è eracliteo. Il problema è che se si parte da questo assunto occorre portarlo avanti coerentemente, cosa che Baricco del resto fa. Questo va benissimo quando concludi che la caratteristica fondamentale di questi “oltremondi” digitali sia la velocità e la leggerezza, che fanno portare a galla l’essenza delle cose anziché nasconderla in fondo come fa il nostro mondo analogico. (“Analogico” e “digitale” sono traduzioni mie, Baricco non usa mai questa terminologia, e anche questo secondo me è un segno: vuole spostare il terreno di gioco, e per farlo coglie una caratteristica diversa da quella tipicamente usata. Ottima mossa, perché costringe il lettore a rivedere tutti i suoi pre-giudizi). Questo però va molto meno bene quando decide di rinominare la post-verità “verità-veloce”, definendola come «una verità che per salire alla superficie del mondo — cioè per diventare comprensibile ai piú e per essere rilevata dall’attenzione della gente — si ridisegna in modo aerodinamico perdendo per strada esattezza e precisione e guadagnando però in sintesi e velocità». Baricco scrive molto meglio di me, ma il concetto è lo stesso che ho scritto nel capoverso precedente: «una bugia ben proposta funziona meglio di una verità nuda e cruda». L’esempio che fa, quello dei “vinili che hanno venduto più del digitale”, è paradigmatico: usa varie pagine per mostrare come quell’affermazione sia l’equivalente delle barzellette su Radio Erevan, perché quello che è successo è che nel Regno Unito in una specifica settimana le vendite di vinile hanno superato il fatturato della pubblicità collegata al download gratuito in digitale, e conclude che sì, la frase non rappresenta i fatti, ma permette però di scoprire tante cose. Palle. Le cose le scopri solo se stai ancora pensando come una persona pre-Game e vai a sfrucugliare. Anche la sua affermazione che in fin dei conti il termine “post-truth” esisteva già nei casi delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e nel doping di Armstrong non funziona: nel secondo caso non è nemmeno post-verità ma semplice negazione, e ai tempi della scenetta di Colin Powell il termine era stato usato una sola volta dieci anni prima in un libro che non era stato filato praticamente da nessuno. (Il secondo libro, che aveva anche il termine nel titolo, uscì l’anno successivo, e fu comunque filato poco).

Questa difesa baricchiana della post-verità, che funziona indipendentemente dai fatti, ha ovviamente una sua origine ben precisa, che si riassume in una parola: narrazione. (“Storytelling”, se siete molto anglofoni. Però questo è uno dei pochi casi in cui il termine italiano è riuscito a mantenere una certa qual forza). Baricco è un campione di narrazione, per negarlo occorre avere davvero una bella faccia tosta. Ha anche ragione quando afferma che non è necessario partire dai fatti per ottenere una bella narrazione: millenni di epica dovrebbero averlo reso chiaro. Però non può incrociare i flussi e applicare al mondo gli stessi schemi di un oltremondo ante litteram qual è la narrativa! Ok, l’ha fatto, e sono ragionevolmente certo che giocasse sul fatto che non se ne sarebbe accorto nessuno, né tra i suoi fan che si sarebbero bevuti tutto né tra i detrattori che invece l’avrebbero stroncato a priori e quindi senza un vero confronto sul testo. Ecco: forse questa sì che è verità-veloce!

Un’ultima nota, tecnica ma anche personale. Baricco ha cinque anni più di me, quindi siamo praticamente della stessa generazione. Però abbiamo vissuto una vita diversissima. È vero che io non sono un nativo digitale, ma sono attaccato a una tastiera da quando avevo quindici anni: faccio quasi parte del gruppo dei pionieri del digitale — attenzione: non dell’élite di cui lui parla: al più, esagerando, dei tecnici nascosti dietro le quinte . Baricco ha fatto un bel lavoro per entrare “da vecchio” nell’oltremondo: ma qualcosa rimane sempre. Ho sorriso quando ho letto «È la postura in cui sto scrivendo questo libro. [Non quella in cui, probabilmente, lo state leggendo: onore al libro cartaceo, che ancora resiste a qualsiasi mutazione].» Stavo naturalmente leggendo il libro nella postura uomo-schermo, quello del furbofono dove ho la copia in formato ePub. Possiamo poi dibattere se la versione elettronica di questo libro sia o no una mutazione e se le note che ho preso sullo smartphone siano la stessa cosa di quelle che una volta si scrivevano a matita sulle pagine: però quell’inciso è la prova che forse non tutto è ancora così liscio come lui cerca di convincerci…

È sempre colpa di Wikipedia

10:58, Thursday, 16 2019 May UTC

Per esempio, Wikipedia non spiega che informazione e conoscenza sono due cose distinte.

Informazione e conoscenza non sono necessariamente correlate (da https://en.wikipedia.org/wiki/File:DIKW_(1).png )

Grazie (?) ad Antonio Pavolini ho scoperto questo articolo di Linkiesta: «La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti». Occhei: solito titolo acchiappaclic che poi viene declinato nel corpo dell’articolo con l’ormai onnipresente effetto Dunning-Kruger e la citazione di Wikipedia come simbolo del male. Di per sé nulla per cui varrebbe la pena passare una mezz’oretta a scrivere un commento, nemmeno per rimarcare come con ogni probabilità la gente non guardi nemmeno Wikipedia per farsi la propria opinione totale definitiva, ma prenda qualcosa di orecchiato qua e là. Come dicevo sopra, la parola “Wikipedia” è semplicemente usata come acchiappaclic.

C’è però un passaggio dell’articolo che a mio parere è molto più interessante per comprendere come l’intelligencija si ponga davanti alla cultura. Cito:

Sono questi gli effetti, anch’essi paradossali, dell’età dei social e di Wikipedia. La disponibilità immediata di informazioni a vantaggio di chiunque non ha portato, come si credeva, a un generale accrescimento della cultura e della capacità critica. Al contrario, ha favorito il conformismo e la chiusura intellettuale e ha reso disponibile non una conoscenza diffusa ma una nociva infarinatura un tanto al kilo.

Ecco. Una frase come quella mostra un fraintendimento tipico, di cui ho scritto con Paolo Artuso nel nostro Scimmie digitali. Perché mai avere più informazione dovrebbe portare a una maggiore cultura? Se la cosa vi pare sensata, provate a pensare alla quantità di informazione contenuta nei computer. Direste forse che essi siano acculturati? La piramide DIKW spiega molto bene il concetto. La conoscenza si basa sull’informazione, ma è separata da essa. Le informazioni sono i mattoni che noi dobbiamo prendere e assemblare per formare la nostra “casa della conoscenza”, più o meno sgarrupata a seconda delle nostre capacità e del materiale che troviamo. Ma i mattoni da soli non bastano: come minimo ci vuole della malta per tenerli insieme. Fuori di metafora, la malta è la nostra materia grigia che deve essere messa in moto per comprendere le informazioni che vediamo, confrontandole magari tra di loro per avere un’idea di quali probabilmente sono errate — per tutta una serie di ragioni, dal basarsi su dati errati all’essere state create apposta per confondere. Naturalmente azionare la materia grigia è sempre un’operazione costosa: semplicemente un tempo si tendeva a essere conformisti seguendo quello che diceva il prete o il segretario del partito, mentre adesso ci sono più conformismi tra i quali scegliere… no, il verbo “scegliere” non funziona bene, perché richiede comunque fatica. Meglio “prenderne uno”.

Quello che forse potremmo dire è un’altra cosa: che la generazione Wikipedia pensa di dover avere una propria opinione su tutto, cosa che in effetti in passato non capitava, o almeno non capitava pubblicamente. Ma anche su questo io ho dei dubbi. Mi pare che più che esprimere opinioni ci si limiti a rilanciare pedissequamente quello che si trova in giro e piace, dai gattini agli insulti contro Laura Boldrini, dalle frasi leziose in stile Baci Perugina alla foto della prima pagina del libro su Matteo Salvini. Non parlerei nemmeno di infarinatura di conoscenza, insomma: non si sta superando il livello “conoscenza”. Io sono pessimista e temo che dovremo convivere con questo nuovo modo di agire, ma in ogni caso la disponibilità o meno di informazioni è irrilevante in questo contesto. Cultura capacità critica, se proprio le volete, ve le dovete gestire da voi.

P.S.: L’articolo originale di Justin Kruger e David Dunning è del 1999: prima che nascesse Wikipedia, ma soprattutto prima che Internet diventasse così pervasiva. Non diamo proprio tutte le colpe alla rete.

E ti dovremmo anche pagare

02:04, Thursday, 04 2019 April UTC

C’è una persona (qui sul blog non faccio nomi, ma visto che uno dei tanti posti in cui ha scritto è un forum pubblico potete trovarvelo da voi, almeno fino a che non cancellerà il post) che si lamenta perché su Wikipedia hanno cancellato un testo scritto da Lui. Fin qua, nulla di nuovo, come non è neppure nuovo che cerchi qualcuno che gestisca Wikipedia Italia – anche se mi piacerebbe che questo qualcuno venisse trovato, così almeno potrei mandargli tutta la gente che fa queste domande.

Quello che è un po’ diverso dal solito, e che mi ha convinto a scrivere questo post, sono un paio di sue affermazioni:

«Tralaltro nonostante i fondi e la normativa non ti pagano neanche»

«non c’era un sito …cera la mia parola… così facendo credo sia diffamazione»

Posso immaginare che “la normativa” sia la direttiva sul copyright, spiegata benissimo dalla stampa tutta. Già comincio ad avere seri problemi a comprendere perché se non Ti si fa scrivere da qualche parte qualcosa “sulla Tua parola” Tu parli di diffamazione: io avrei piuttosto detto “censura”, ma evidentemente i Tuoi processi mentali ti fanno dedurre che se io [*] non credo alla Tua parola allora ti sto diffamando. Ma l’apoteosi è pensare che qualcuno debba essere pagato per scrivere quello che lui stesso vuole scrivere: in un sito privato, tra l’altro, ma anche se Wikipedia fosse pubblica non cambierebbe nulla. O forse no: potremmo proporre al nostro governo che attualmente si trova un po’ in difficoltà di aprire un sito italiani.gov.it e pagare chiunque voglia scriverci su. Anziché il reddito di cittadinanza avremmo il reddito di scrittura!

[*] Qui e in seguito “io” è da intendersi in senso generico: non ho mai avuto a che fare con la persona in questione, per mia fortuna.

lobbying

09:02, Tuesday, 26 2019 March UTC

Come potete leggere, finalmente il presidente dell’Europarlamento Antonio “Mussolini ha anche fatto cose buone” Tajani ha pronunciato una decisa presa di posizione contro i lobbisti che “fanno pressioni indebite” sugli eurodeputati (i “MEP”, Members of the European Parliament). Come? Dite che Tajani in realtà si riferiva agli altri lobbisti, quelli che sono contro la direttiva sul copyright nella forma in cui è stata definita? Che rimane schierato? Naaaah, non è possibile. Tajani, voi lo sapete è un uomo di onore.

Parliamo più in generale. Fare lobbying non è necessariamente Una Brutta Cosa: tra l’altro è un modo per esprimere i punti di vista dei vari attori. Quello che non va è farlo di nascosto, direttamente o indirettamente. È vero che per trasparenza le varie società devono indicare quanti soldi hanno usato per le attività di lobbying e spulciando molto attentamente i rapporti dell’Europarlamento si possono trovare questi dati. Ma non sapere come sono stati usati rende più difficile capire se si parla di attività borderline. Da questo punto di vista noi di Wikimedia Italia siamo tranquilli, perché gli unici (pochi) soldi che abbiamo messo sono serviti per mandare un nostro rappresentante a Strasburgo per cercare di convincere all’ultimo minuto gli indecisi. Inoltre noi cerchiamo di essere il più possibile oggettivi. Sono stato intervistato per Radiouno (i miei due minuti si dovrebbero sentire dopo le 10:30) e non ho avuto prolemi a dire che ci sono alcune parti della direttiva apprezzabili, come la maggior tutela degli autori e la parte sulle opere orfane: certo non è quallo che avremmo auspicato, ma è chiaro che direttive come queste non possono che essere un compromesso. Sono certo che la “fazione opposta” non sarà così equa…

P.S.: La mia profezia, a parte l’approvazione della direttiva a larga maggioranza, è che Google e Facebook non ne verranno poi molto toccate. Non ci sarà più Google News, i filtri automatici già presenti su YouTube saranno un po’ ristretti, Facebook metterà lo stesso tipo di filtri. Se arriveranno du’ spicci ai media, arriveranno dai medi-piccoli attori che saranno i veri sconfitta. Eppure i “liberisti” voteranno in massa a favore della direttiva…

Wikipedia vuole oscurare Angela Luce. Perché?

15:39, Tuesday, 05 2019 March UTC

Il titolo di questo post non è ovviamente mio: arriva nientepopodimeno che dal comunicato stampa di un evento tenutosi ieri al Palazzo delle Arti di Napoli, con un intervento di un docente di Diritto Costituzionale, di cui purtroppo non ho trovato fonti istituzionali.

Facciamo un passo indietro. Ieri nel tardo pomeriggio, dopo una di quelle sessioni estenuanti di lavoro in cui non si riesce a far funzionare nulla, scopro che ci sono stati due giornalisti di testate diverse che hanno chiesto informazioni su Angela Luce: uno è stato gestito autonomamente dallo staff di Wikimedia Italia, all’altro ho poi risposto io dopo aver cercato di capire esattamente cosa poteva essere successo; non mi era ancora chiaro che il tutto arriva dopo la conferenza stampa, e quindi avevo solo a disposizione le informazioni che potevo ricavare direttamente dalla cronologia della voce di Wikipedia.

In effetti, rispetto a quello che capita di solito – qualcuno che si ritiene importantissimo ma che in realtà non si fila nessuno e quindi viene espunto da Wikipedia – non ci sono dubbi che la signora Luce sia una persona rilevante: la voce su lei è presente sull’enciclopedia sin dal 2007. Qual è allora il problema? Cito direttamente dal comunicato stampa, presumibilmente opera di Giovanna Castellano:

Come sarà spiegato nel corso della conferenza stampa, si tratta di persone (almeno 3) che conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso e tuttavia, scientemente, hanno deciso di eliminare dalla sua pagina, eventi importantissimi che la riguardano. E, quel che è peggio, trincerandosi dietro l’anonimato garantito dai nick-name e forti del “potere” di controllo, potere che nel caso di Angela Luce viene usato in maniera distorta e schizofrenica.

Occhei, forse rileggendolo non è molto chiaro. O almeno a me non è chiaro come si possa sapere che quelle persone “conoscono molto bene sia l’artista che il suo percorso” considerando che “si trincerano dietro l’anonimato”. Qualcosa in più si può forse comprendere leggendo la parte fuori dal paywall dell’articolo del Mattino al riguardo:

la Luce vorrebbe inserire alcuni premi, come quello letterario di Camaiore, gli incontri con principesse e presidenti della Repubblica, serate in suo onore, i complimenti e i biglietti di stima ricevuti dai grandi artisti.

Ora non c’è nulla di male se la signora Luce viene intervistata e racconta di tutti i “complimenti e i biglietti di stima” da lei ricevuti. Ancora più naturale è che una sezione del sito personale della signora Luce riporti tutti questi complimenti e biglietti di stima. Ma voi vi aspettereste forse che una voce sull’Enciclopedia del Cinema Treccani riporti quelle notizie? E allora perché dovrebbero esserci su Wikipedia? Cosa c’entra – sempre citando dal comunicato stampa – che “tutto l’apparato di gestione della
sedicente enciclopedia è tenuto in piedi grazie a donazioni di privati”? (Ah, ricordo che l'”apparato di gestione” è in mano alla Wikimedia Foundation americana ed è la gestione tecnica del sito; la gestione delle singole voci è tenuta in piedi grazie al lavoro volontario e gratuito di chi ci scrive).

Comunque se volete scoprire “quanto è stato rimosso” per il momento non ci sono problemi: basta aprire la cronologia della voce (è un tab in alto in mezzo alla pagina) e cercare. L’ho appena fatto e ho scoperto che per esempio a fine 2017, per una decina di volte, un’utente che si trincera dietro il nick-name “Marisa roberti” voleva tra l’altro far sapere a tutti i lettori della voce che

Angela Luce ha avuto tre incontri con gli studenti: all'[[Università di Bologna]] e alla [[Federico II di Napoli]] con una lezione-spettacolo su [[Raffaele Viviani]] e la sua opera, e ancora a Napoli, nell’Aula Magna della Facoltà di Sociologia.

Purtroppo non ci era comunque dato di sapere qual è il suo piatto preferito per colazione; ma immagino che nel caso ce lo potrebbe dire la signora Giovanna Castellano, che presumo sia pagata per gestire l’immagine della signora Luce – nulla di male in questo, figuriamoci! – e quindi ha scelto questo modo per guadagnarsi il suo onorario – ecco, qui un po’ di male c’è, perché se vuoi metterti a fare qualcosa in un posto che non è tuo magari cominci prima a studiarti le regole di quel posto.

P.S.: ho scritto “per il momento” non perché Wikipedia o la Wikimedia Foundation voglia cancellare le tracce di quanto successo – non ce ne sarebbe nessuna ragione – ma perché l’articolo del Mattino lascia intuire che verrà sporta denuncia per conto della signora Luce contro la Wikimedia Foundation ed eventualmente coloro che hanno editato la voce: in questi casi la policy della WMF prevede che la voce in questione sia oscurata fino alla fine della contesa legale, per evitare ingerenze. È vero che ci saranno tanti altri luoghi della rete dove avere tutte le informazioni e notizie sulla signora Luce, però sarebbe sempre una perdita che Wikipedia non possa fornire quelle principali.

Mercoledì 13 parlo a Bologna sul copyright

03:04, Friday, 08 2019 February UTC

Come sapete, tra i miei cappellini c’è anche quello di portavoce di Wikimedia Italia: cappellino con il quale l’anno scorso mi sono attirato le critiche di SIAE, FIEG, AIE e loro amici per aver cercato di far presente che le norme previste per la nuova direttiva europea sul copyright (ma poi la voteranno? Chi lo può sapere…) non erano poi tutta quella bellezza che loro magnificavano.

Bene: mercoledì 13 febbraio alle 18 sarò uno dei panelisti dell’evento “Copyright: libertà e diritti fra nuove normative e futuro dell’editoria” al CUBO Unipol di Bologna. L’ingresso è libero ma su prenotazione a http://www.cubounipol.it/detail/agenda/p/copyright-libert-e-diritti; qualche informazione in più su Facebook a https://www.facebook.com/events/527377751105234/. Oh, tra i panelist c’è gente molto più seria di me quindi potrebbe essere interessante :-)

Qui mihi adiuvat?

03:04, Thursday, 07 2019 February UTC

Come forse ricorderete, un paio d’anni fa c’è stata una lunga diatriba su Wikipedia in lingua italiana relativa alla cancellazione della voce su Salvatore Aranzulla. Io ne avevo anche parlato su Medium: il punto è che nonostante quanto pensino in tanti io non ho alcun potere sull’enciclopedia e il mio parere (mantenere una pagina, sia pur sfrondata da tutto ciò che enciclopedico non è: per me è enciclopedico qualunque tema che tanta gente cerca) è risultato in forte minoranza.

L’altro giorno, in un impeto movimentista, ho pensato di scrivere una (micro)voce su di lui sulla Wikipedia in latino. Il vantaggio è che essendo latino non c’è virtualmente nessun italiano che si potrà lamentare; il problema è che io il latino mica me lo ricordo, saranno quarant’anni che non mi tocca tradurre dall’italiano al latino, e quindi non sono capace di andare molto avanti. Come vedete dalla pagina che ho citato, c’è un avviso – anche in inglese, non preoccupatevi – che dice che in tre mesi la voce potrebbe essere cancellata. Qualcuno vuole darle una mano? Materiale ce n’è, ma è in italiano.

P.S.: ho scoperto che anche se Google Translate afferma di avere il latino tra le sue lingue, in realtà non sa tradurre un tubo. Sono ancora più bravo io, il che è tutto detto.

Prima che vi affanniate a cercarla su un vocabolario, la parola “sesquimilionesimo” non esiste. Prima che io scrivessi questo post, nemmeno San Google la riportava. Certo, magari qualcuno ha studiato, sa che il prefisso sesqui- significa una volta e mezzo, e quindi capisce che sto parlando della voce numero 1.500.000 di Wikipedia in lingua italiana, un traguardo che è stato raggiunto venerdì mattina. E qual è questa voce, vi chiederete? Non si sa. Il mistero è questo.

Quello che è successo è stato infatti molto particolare, e l’ho scoperto per caso. Esiste un contatore del numero delle voci, {{NUMBEROFARTICLES}}, che per esempio è sfoggiato in alto a destra nella pagina principale di Wikipedia in italiano. Di solito il contatore viene incrementato automaticamente con la creazione di una voce (e decrementato con la cancellazione…), ma a volte si perde qualcosa. Il modo pratico per ovviare a questo fatto è lo stesso che avviene nei censimenti: si va avanti con le stime, ma ogni tanto si rifà un conteggio da capo. Per quanto riguarda Wikipedia, questo capita due volte al mese: per un caso del destino, quando è partito a mezzanotte (ora di San Francisco, le nostre 9 del mattino) del primo febbraio ha scoperto che non erano state contate un migliaio circa di voci: più di quelle che mancavano per raggiungere il milione e mezzo.

In definitiva, è impossibile sapere quale è stata esattamente la voce “premiata”! Mi diverto a pensare a tutti quelli che avevano in canna nuove voci da aggiungere al momento giusto e sono stati fregati da questo assestamento: ma è anche vero che la mia filosofia preferisce la qualità alla quantità e quindi non è un punto di vista neutrale…

Dov’è la direttiva copyright?

13:04, Monday, 21 2019 January UTC

Ricordate tutta la storia sulla direttiva europea per il copyright nel mercato digitale? A settembre l’Europarlamento aveva votato un testo parecchio punitivo per gli amanti della comunicazione libera, visto che estendeva parecchio le regole attuali sul copyright – regole che, ribadisco, noi di Wikimedia Italia riteniamo corrette come principio, ma per cui avremmo voluto alcune eccezioni in casi in cui non sono lesi reali diritti economici. A quel punto è partito il trilogo tra Commissione, Consiglio ed Europarlamento per armonizzare vieppiù la normativa, e oggi ci sarebbe dovuto essere il voto a riguardo. E invece no. Il voto è stato rimandato su richiesta di un certo numero di paesi, tra cui l’Italia in variegata compagnia (Germania, Polonia, Ungheria…)

A pensare male si commette peccato, lo so: ma credo che c’entrino parecchio i soldi messi da Google che ovviamente è contro l’articolo 11, la “tassa sulle citazioni” nata esplicitamente perché gli editori possano ricevere introiti dai link di Google News verso i loro siti. Checché si dica, la censura quasi preventiva sul caricamento di file da parte degli utenti prevista dall’artiolo 13 non è per loro così importante, la tecnologia ce l’hanno: anzi forse per loro era meglio la versione originale con la censura davvero preventiva. Però è chiaro che parlare di censura fa molta più presa verso l’opinione pubblica. Certo, i lobbisti dall’altra parte, con la nostrana Siae in testa, hanno tentato qualche contromisura, come la newsletter Articolo 13, che però non mi pare abbia avuto chissà quale successo. Ad ogni modo adesso la situazione è in stallo: i tempi tecnici per approvare la direttiva prima che il termine della legislatura mandi tutto a gambe all’aria sono stretti, e non credo che si arriverà a un compromesso di direttiva monca con stralcio dei due articoli incriminati. Da un punto di vista teorico, infatti, una nuova direttiva che superi quella attuale che risale al 2001 quindi quasi alla preistoria è necessaria: ma mi pare tanto che i grandi attori siano più interessati alla vil pecunia che ad avere una legge equa per tutti.

In tutto questo, avrete forse notato l’assenza del movimento Wikimedia dal dibattito. La cosa non è casuale: noi possiamo portare idee, abbiamo anche l’orgoglio di dire che le nostre idee sono sensate: ma nonostante quanto ci sia stato rinfacciato noi non siamo al soldo di nessuno. Personalmente ritengo sia la campagna Google che quella Siae sfacciatamente di parte, nel senso che nascondono dati ufficiali per portare l’acqua al loro mulino: poi è chiaro che anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta, e quindi se si otterrà un risultato positivo per un motivo negativo noi apprezzeremo il risultato, esattamente come se si otterrà un risultato negativo (sempre per un motivo negativo…) accetteremo quanto votato. Ma continueremo a ritenere che il copyright deve tutelare l’autore (non le corporation) ma allo stesso tempo non deve diventare un moloch che abbracci qualunque imprevedibile sviluppo, impedendo la creatività che è la sua vera ragione d’essere.

Wikipedia è maggiorenne!

03:04, Tuesday, 15 2019 January UTC

Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)

Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!

Il giorno del Pubblico Dominio

03:04, Monday, 31 2018 December UTC

Ugo mi ricorda di segnalarvi che domani sarà un gran giorno per la cultura libera: avremo infatti il Public Domain Day. In pratica, a furia di pensare al muro alto alto fino al soffitto da fare al confine con il Messico, il governo americano non si è accorto che per la prima volta dopo vent’anni ci sarà del materiale prodotto negli USA e sotto copyright che entrerà nel pubblico dominio.

La storia è lunga e interessante, potete leggerla su Wikipedia (e dove, sennò?) All’inizio del XIX secolo, gli USA non rispettavano affatto il copyright sulle opere britanniche, che venivano scopiazzate a piacere. Scrittori come Dickens fecero tournée in America anche per rafforzare il proprio diritto a ricevere i soldi per le loro opere. Poi col tempo le cose cambiarono e il copyright si allungò sempre più, fino al Sonny Bono Act del 1998 – noto anche come Mickey Mouse Act – che portò il copyright a 70 anni dopo la morte dell’autore oppure a 95 anni nel caso di opere di “corporate autorship”. Il nomignolo della legge è dovuto al fatto che Disney ha fatto lobbying per salvare le opere di Topolino, che sarebbero state presto nel pubblico dominio. Per il momento mancano ancora cinque anni prima che Steamboat Willie, il primo corto con Topolino, entri nel pubblico dominio; non trattenete il respiro. (Che si possano creare storie con Topolino senza il permesso della Disney è improbabile, visto che il nome è un marchio registrato. Però sarebbe interessante scoprire cosa succederebbe con un’opera derivata).

Insomma, godiamoci per una volta una bella notizia e cerchiamo di non pensare al domani!

Eppur si muove!

15:10, Wednesday, 07 2018 November UTC

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

06:31, Wednesday, 07 2018 November UTC

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

17:35, Thursday, 01 2018 November UTC

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

E poi vi lamentate della scarsa cultura di Di Maio!

17:17, Monday, 29 2018 October UTC

Come potete vedere, non solo il vicepresidente del Consiglio sa usare Wikipedia, ma sa anche cambiare qualche parola qua e là! (il suo post è qui, la voce che c’era su Wikipedia stamattina qui).
P.S.: Una manina buontempona oggi pomeriggio aveva poi ufficializzato la relazione.

Belle cose

02:04, Monday, 22 2018 October UTC

Mercoledì scorso i quotidiani locali veneti, a partire dall’Arena, hanno scritto che “il sindaco di Terrazzo [un comune del veronese] era il serial killer Gianfranco Stevanin”. Il tutto perché “Google dice che lo dice Wikipedia”. Come l’ho saputo? Perché un giornalista del Corriere del Veneto ci ha scritto chiedendo maggiori informazioni, visto che sulla pagina di Wikipedia non c’era traccia del nome. Io gli ho risposto spiegandogli cosa è probabilmente successo: a metà luglio qualche buontempone aveva cambiato il nome, il primo settembre era stato rimesso a posto, ma nel frattempo i crawler di Google erano passati e avevano preso il nome sbagliato. Il giorno dopo il Corriere del Veneto riporta i fatti con la mia spiegazione.

Tutto questo sarebbe assolutamente normale nel mondo anglosassone, ma mi lascia (favorevolmente!) stupito qui da noi. Grazie ad Alessio Corazza (che mi aveva scritto per chiedere informazioni) e a Matteo Sorio (che ha firmato l’articolo) per ricordarci come dovrebbe funzionare il giornalismo!

archive.org ha “aggiustato” Wikipedia!

02:04, Wednesday, 03 2018 October UTC

Sapete tutti che archive.org, tra le tante sue iniziative, raccoglie le pagine web per salvarle in modo che non si perdano come lacrime nella pioggia quando un sito viene chiuso (oppure, per i cattivi dentro come me, per verificare cosa dicevano inizialmente…)

Ordunque, lunedì gli amici di archive.org hanno annunciato di avere completato un loro meritorio progetto. Hanno scorso le voci delle 22 edizioni linguistiche di Wikipedia più importanti (tra cui quella in italiano), selezionato i link che non funzionavano più, verificato se la pagina corrispondente era salvata da loro e nel caso sostituire il link rotto con quello funzionante. Ora, è vero che i BOFH in ufficio da me impediscono di accedere ad archive.org, ma questo è un mio problema. Immaginate però quanta roba è tornata a essere disponibile – sono stati modificati nove milioni di collegamenti – e gioite con me :-)

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