Conoscenza libera per un’istruzione di qualità

10:12, Thursday, 30 2020 July UTC

L’ultima edizione del 2019 di Wikimania che si è svolta in Svezia a Stoccolma ha dedicato cinque giorni di discussioni pionieristiche sul ruolo di Wikimedia e della conoscenza libera nel contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (noti come Sustainable Development Goals, SDGs)  definiti dalle Nazioni Unite nel 2015 nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Sono un programma assunto da tutte le nazioni del mondo per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e garantire che tutti godano di pace e prosperità. Diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile, 17 sfide che dobbiamo affrontare per la nostra sopravvivenza.

Il movimento Wikimedia mondiale come può contribuire al raggiungimento di questi obiettivi? A quale conoscenza vogliamo che le persone abbiano accesso? Quale impatto possiamo raggiungere attraverso la condivisione del sapere? Domande che chiedono una risposta in tempi molto rapidi perché la Terra chiama.

Oggi torniamo a riflettere su questo argomento perché gli SDGs rappresentano un obiettivo comune per le persone, le organizzazioni e i governi di tutto il mondo. Un quadro condiviso di lavoro, di sforzi e di investimenti che vanno fatti per la tutela del nostro futuro. I 17 obiettivi sono rivolti a questioni economiche, sociali e ambientali. Nel contesto della conoscenza libera, con questo articolo poniamo particolare attenzione all’obiettivo 4 per il raggiungimento di un’”istruzione di qualità” ma i dati aperti e la conoscenza libera sostengono fortemente anche altri obiettivi: l’obiettivo 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica” che porta anche all’obiettivo 11 “città e comunità sostenibili” e al 10 per la “riduzione delle disuguaglianze”. Citiamo anche gli ultimi due obiettivi in ​​elenco, il 16 “Pace, giustizia e istituzioni forti” e 17 per la “realizzazione di partenariati per lo sviluppo sostenibile” che ci dicono che le diverse componenti della realtà devono lavorare insieme per rafforzare le proprie competenze e dare vita a progetti innovativi capaci di risolvere i problemi complessi che ci assillano. Da sette a nove SDG possono essere direttamente collegati quindi al contesto della conoscenza libera e al concetto di condivisione delle informazioni.

In questa sede vogliamo approfondire l’obiettivo 4 “Istruzione di qualità” e come i progetti Wikimedia vi contribuiscono per “garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento permanenti per tutti” attraverso la produzione di risorse didattiche aperte (in inglese Open Educational Resources, OER), quali sono tutti i progetti Wikimedia, non solo accessibili a tutti ma anche a cui tutti possono contribuire, condividendo la propria conoscenza e collaborando con la community.

Storicamente, la conoscenza è stata concentrata nelle mani di pochi. Le storie e le prospettive dei gruppi marginalizzati sono state escluse da strutture di potere e di privilegi. Wikipedia ha rivoluzionato questo modello, divenendo l’enciclopedia più grande, gratuita e collaborativa al mondo, presente in circa 300 edizioni linguistiche e in molte lingue minoritarie. L’esistenza delle diverse edizioni linguistiche non è questione da poco ma è fondamentale per “preservare” le diverse lingue e le diverse culture e permettere a molti studenti di poter accedere alla conoscenza nella loro lingua madre. Come evidenziato da Katherine Maher della Wikimedia Foundation nel suo intervento alla EduWiki2019, nel mondo il 40 % degli studenti riceve istruzione non nella propria lingua madre e per questi bambini e ragazzi i progetti Wikimedia costituiscono risorse didattiche aperte, preziose per poter imparare, contribuendo di fatto a garantire una maggiore equità nell’istruzione. Insegnare a usare i progetti Wikimedia a scuola o in altri contesti di apprendimento significa inoltre dare agli studenti una possibilità, spesso l’unica, di avere voce nella propria storia e nella propria cultura, essendo queste piattaforme della conoscenza collaborativa un luogo dove la loro conoscenza ha importanza e può venire valorizzata a beneficio di tutti.

Un altro punto fondamentale su cui progetti Wikimedia contribuiscono al raggiungimento del quarto obiettivo “Istruzione di qualità” riguarda le abilità trasversali utili in ogni ambito della vita, lavorativo e non solo, e fondamentali in un mondo in continuo cambiamento anche in una logica di lifelong learning, o apprendimento permanente. La sfida per l’istruzione del 21º secolo infatti verte sull’acquisizione di abilità chiavi trasversali: non si tratta più unicamente di fare proprie conoscenze tecniche e informazioni ampie ma di sviluppare abilità di vita ampiamente trasferibili a contesti diversi e non specifiche per un lavoro, un’attività, un settore, una disciplina o un’occupazione. I wiki costituiscono una palestra ideale dove gli studenti possono sperimentare la collaborazione, il confronto, il pensiero critico, l’imparare ad imparare, tutte competenze richieste nel futuro di ciascuno. Gli studenti, lavorando al miglioramento e alla realizzazione di nuovi contenuti sui progetti Wikimedia partecipano in prima persona al processo di produzione della conoscenza, diventando artefici del proprio apprendimento e in grado di valutare le fonti di informazione, analizzarne l’affidabilità e utilizzarle propriamente con maturità e consapevolezza, come anticorpo alle fake news e sviluppando competenze informative fondamentali per la vita.

In classe, sono svariate le possibilità a livello didattico di uso dei progetti Wikimedia, includendo anche la didattica collaborativa in presenza o on line. Durante l’editing sulle wiki gli studenti possono discutere e collaborare con gli altri per determinare come un argomento dovrebbe essere presentato e perché. È un’esperienza di apprendimento che si può svolgere in un’aula fisica e indifferentemente in una classe virtuale poiché le piattaforme Wikimedia sono proprio nate per la collaborazione da remoto. In questo periodo di distanziamento fisico, le wiki vengono quindi a rappresentare una grande opportunità di lavoro e di inclusione anche nella didattica a distanza.

Condividere le proprie conoscenze, analizzare le fonti con spirito critico e confrontarsi in modo costruttivo con una comunità grande quanto il mondo sono attività che consentono di sviluppare oltre alle citate competenze informative degli studenti, anche competenze digitali e di cittadinanza. Promuovono infatti il passaggio dei ragazzi dal ruolo di fruitori passivi del web al ruolo di fruitori critici e comproduttori di contenuti, impegnati in prima persona nella missione di “rendere liberamente accessibile a tutti il patrimonio della conoscenza umana” (Jimmy Wales) e coinvolti direttamente in un compito realmente autentico dove il proprio lavoro non viene “sottoposto” esclusivamente ai docenti ma ad una comunità più vasta, formata dai contributori ed dal pubblico che usufruisce dei progetti Wikimedia.

Sviluppo di risorse didattiche aperte, attenzione a tutte le lingue e a tutte le culture, sviluppo di pensiero critico e di competenze trasversali, abitudine e capacità all’apprendimento permanente, promozione della collaborazione e dell’assunzione di responsabilità individuale, sono tutti contributi che il mondo Wikimedia apporta e può apportare in modo ancora più sostanziale al quarto obiettivo di sviluppo sostenibile.

Il conto alla rovescia verso il 2030 per noi è partito e abbiamo la certezza che gli obiettivi globali possono essere raggiunti solo se lavoriamo insieme. Per costruire un mondo migliore, dobbiamo essere solidali, empatici, inventivi, appassionati e, soprattutto, cooperativi, tutti i valori che promuove il mondo Wikimedia.

Erica Pedone e Giovanna Ranci

E’ il concorso internazionale promossa dalla Wikimedia Foundation a livello internazionale e da Wikimedia Italia a livello nazionale per valorizzare il nostro immenso patrimonio artistico dando a chiunque lo desideri la possibilità di poterlo ammirare liberamente in rete, con un semplice click, e implementare a livello legislativo la normativa sulla libertà di panorama.

Malgrado le mille incertezze, legate alla pandemia Wiki Loves Monuments si farà.

Anche per questa edizione 2020 la partecipazione al concorso è gratuita e aperta a professionisti e amatori che desiderano rendere libera e accessibile a tutti l’immagine del loro monumento nazionale del cuore. Basta registrarsi sul sito di Wikimedia Commons – l’archivio di immagini liberamente riutilizzabili connesso a Wikipedia – e caricare dall’1 al 30 settembre una o più fotografie, ognuna col suo titolo. Basilare è che siano scatti con licenza d’uso Creative Commons BY-SA, cioè la licenza libera adottata da Wikipedia.

Per decidere quale monumento fotografare, è possibile consultare la lista dei monumenti che hanno l’autorizzazione dell’ente che li gestisce: https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:Wiki_Loves_Monuments_2020/Monumenti

Chi desiderasse immortalare il suo monumento del cuore che non ha ancora l’autorizzazione, non è ancora stato “liberato”, può farsi portavoce della richiesta presso l’ente territoriale di riferimento, per permettere così un nuovo inserimento nella lista degli autorizzati (sempre gratuitamente) e aumentare le occasioni di visibilità per quella città o territorio.

C’è da sapere, infatti, che in Italia le fotografie dei beni culturali sono regolate dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (il cosiddetto Codice Urbani datato 2004 con il successivo Art Bonus del 2014) che vieta di fotografare monumenti, anche se di dominio pubblico, e di pubblicarne le foto, anche con licenza d’uso Creative Commons BY-SA, a meno che non si possegga una precisa autorizzazione da parte degli enti territoriali che hanno in consegna i beni.

Tutte le fotografie scattate e caricate dai fotografi sulla piattaforma partecipano al concorso nazionale, oltre ai concorsi locali organizzati in diverse regioni, tra cui: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Puglia, Toscana, più il territorio interprovinciale del Lago di Como.

La giuria nazionale, guidata dal fotografo Settimio Benedusi e formata da fotografi professionisti e volontari della comunità di Wikimedia Italia, selezionerà i 10 migliori scatti che saranno premiati durante una cerimonia a Roma nel mese di novembre presso il Ministero dei Beni Culturali e andranno anche a partecipare alla competizione internazionale.

Il concorso conta sul sostegno dei partner FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), ICOM (International Council of Museums – Italia), APT Emilia-Romagna, Lazio Innova, Base Milano e Touring Club, e lo sponsor Creval (Credito Valtellinese).

Abbiamo chiesto un commento al presidente di Wikimedia Italia, Matteo Ruffoni: “Wiki Loves Monuments è il più grande concorso fotografico di monumenti nel mondo e credo che per l’Italia possa rappresentare una grande opportunità. Nel nostro Paese si concentrano moltissimi beni artistici esistenti al mondo. I monumenti ne rappresentano una buona parte e coprono un arco temporale che tocca i 3.000 anni di storia. Con le nostre opere sappiamo anche che abbiamo spesso condizionato l’arte degli altri Paesi. Questo concorso contribuisce a valorizzarle perché portandole online con licenza libera le rende accessibili a tutti. Noi crediamo che il nostro immenso patrimonio culturale debba essere messo a disposizione di tutti perché tutti lo possano apprezzare”.

La storia e i numeri del concorso

Wiki Loves Monuments è nato nel 2010 su iniziativa di Wikimedia Olanda. Il grande successo ottenuto dalla prima edizione olandese del concorso – con oltre 12.000 fotografie di monumenti storici raccolte, di cui 8.000 foto uniche di monumenti – lo ha reso popolare in tutto il mondo, tanto che l’anno successivo l’iniziativa è stata estesa a tutta l’Europa, con 18 nazioni coinvolte e oltre 169.000 fotografie raccolte. Nel 2012, con 32 nazioni partecipanti, 360.000 immagini raccolte e il coinvolgimento di oltre 15.000 persone, il concorso è entrato nel Guinness dei Primati come il più grande del mondo.

Uno studio spagnolo ha evidenziato l’importanza delle fotografie che, accompagnando e migliorando le voci di Wikipedia, portano a un aumento del flusso turistico stimato intorno al 9%.

Per “monumento” – secondo la definizione dell’UNESCO – si intendono edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche, siti naturali e interventi dell’uomo sulla natura dal grande valore artistico, storico, estetico, etnografico e scientifico.

L’Italia nelle sue prime 8 edizioni (dal 2012 al 2019) conta 145.000 immagini, 13.000 monumenti, 2.000 fotografi, 1.500 enti. Nell’edizione 2019 l’Italia si è classificata seconda a livello mondiale per numero di fotografie, con 3 scatti arrivati nei primi 15 del concorso internazionale, scelti tra oltre 240.000 foto provenienti da 50 Paesi. Le foto vincitrici del Wiki Loves Monuments Italia 2019: https://wikilovesmonuments.wikimedia.it/vincitori-del-2019/

Immagine: Notturna di Castelmezzano innevata di
Paolo Santarsiero / Licenza CC0 da Wikimedia Commons

Risorse didattiche: una nuova wikibussola

08:15, Thursday, 30 2020 July UTC

Sono arrivate a 9 le wiki-bussole disponibili sulla pagina dedicata alle Risorse didattiche sul sito di Wikimedia Italia. Dopo Wikipedia, Commons, Wikivoyage e Wikisource, si sono aggiunte quelle su Wikidata, Wikiquote, OpenStreetMap e Wikinotizie, andando a interessare ben otto piattaforme per la condivisione della conoscenza libera.

Ma cosa sono le wiki-bussole e come sono nate? Sono nate nel periodo dell’emergenza sanitaria, come pronta risposta al bisogno di formarsi e alla didattica a distanza e quali strumenti pronti per l’uso per muovere i primi passi e iniziare a contribuire attivamente ai progetti Wikimedia e OpenStreetMap. 

Dedicate  a studenti e docenti si sono rivelate adatte a chiunque sia curioso di scoprire per la prima volta l’universo wiki, ma anche a chi, già esperto in qualche progetto, abbia voglia di approfondirne altri sui cui non si è mai cimentato. Le wiki-bussole si presentano come guide in pdf accompagnate da video tutorial che seguono, passo a passo, l’utente nella registrazione sui progetti e nelle prime modifiche. Ogni wiki-bussola è composta da 3-4 attività di cui è indicata la durata (da 3 a 60 minuti) e il grado di difficoltà (da 1 a 3). A fare da cappello un brevissima introduzione al progetto e a concludere una serie di utili risorse di approfondimento.

Ma chi c’è dietro alla scrittura delle wiki-bussole? Oltre allo staff di Wikimedia Italia, anche alcuni soci che, in pieno spirito wiki, hanno condiviso le loro competenze nei progetti e la loro voglia di diffonderli. Siamo andati a intervistare Francisco Ardini (noto alla comunità come Superchilum),autore della wiki-bussola #7 su Wikiquote, Lorenzo Stucchi, coordinatore WMI di OpenStreetMap per la Lombardia e autore della wiki-bussola #8 su OSM e Ferdinando Traversa (Ferdi2005), coordinatore WMI per la Puglia e autore della wiki-bussola #9 su Wikinotizie,
A tutti abbiamo posto una domanda sul perché un docente dovrebbe proporre i progetti wiki/OSM ai propri studenti e chiesto una curiosità sul loro contributo ai progetti.

Francisco, perché un docente dovrebbe proporre Wikiquote ai suoi studenti? 

In generale trovo che un progetto “fratello” di Wikipedia sia molto indicato per cominciare a contribuire sui progetti wiki, perché è una dimensione più limitata di Wikipedia sia come contenuti sia come comunità, cosa che garantisce un’atmosfera più rilassata. Per quanto riguarda Wikiquote nello specifico, sicuramente i suoi caratteri vincenti sono due: la sua semplicità e la sua capacità di formare una coscienza digitale critica. Infatti Wikiquote è semplice perché si può inserire anche solo una citazione alla volta e con formattazione veramente basica (elenco puntato e wikilink), ed inoltre è istruttivo perché spinge a cercare chi ha pronunciato una data frase, dove viene riportata, in quale forma, etc. Visto che oggi si è spesso portati a prendere per vero quello che si trova scritto su Internet, imparare a interrogarsi criticamente sulla veridicità di quello che viene riportato è estremamente importante.

Lorenzo, perché un docente dovrebbe proporre OSM ai suoi studenti? 

OpenStreetMap insegna agli studenti cosa è realmente una mappa, aiuta lo studio della geografia ma soprattutto aiuta gli studenti a capire dove si trovano nel mondo. Tutti gli studenti sono a conoscenza di cartografia digitale, spesso questi strumenti sono creati da società, che possono decidere in base al loro interesse cosa può e cosa non può essere presente nella loro rappresentazione della realtà. Spesso questa rappresentazione viene confusa con la stessa realtà, allora è importante insegnare agli studenti che se la mappa viene creata da una comunità di volontari essa sarà più vicina alla realtà e avrà posto per tutti. 

Ferdinando, perché un docente dovrebbe proporre Wikinotizie ai suoi studenti?
Wikinotizie è un progetto Wikimedia tranquillo, accogliente, con pochi utenti partecipanti.  È quindi molto adatto come progetto di partenza, soprattutto se si vogliono inserire dei nuovi contenuti. Infatti, mentre su Wikipedia ci sono giustamente dei criteri di enciclopedicità e delle regole sui recentismi, Wikinotizie è invece dedicato proprio ad ospitare ogni genere di notizia recente e l’unico criterio è quello della vicinanza temporale dell’evento raccontato. Ci sono quindi pochissime probabilità di vedere il proprio contenuto (giustamente) cancellato ed è un buon banco di prova per “farsi le ossa” con la sintassi, le modalità di utilizzo ed interazioni tipiche delle wiki con MediaWiki (e quindi dei progetti Wikimedia) e con i concetti di fonte attendibile e di neutralità. Anche trovare un argomento di partenza è decisamente più semplice, perché ce ne sono sempre e continuamente di nuovi!

Ed ora una curiosità personale.

Francisco, la tua citazione preferita su Wikiquote?

Sono talmente tante le belle citazioni che non riesco davvero a sceglierne una sola! Senza necessariamente cercare le migliori, ne dirò una bizzarra, che fu pronunciata in un momento tragico, ovvero dopo una sentenza di condanna a morte: tutto quello che il nobile francese Thomas de Mahy decise di controbattere a una notizia così terribile fu “Signore, avete fatto tre errori di ortografia”!

Invito anche a vedere come viene introdotto un argomento ostico come la meccanica statistica in un libro specialistico da parte del fisico David L. Goodstein. Chi ha detto che gli scienziati sono noiosi?

Lorenzo, quale è il dato che ti ha dato più soddisfazione inserire in OSM?

I dati più belli che ad ora ho inserito riguardano l’accessibilità per le persone con disabilità, ovvero informazioni utili per persone con disabilità motoria, uditiva e visiva. Sono dati che possono essere utilizzati liberamente da tutti per costruire progetti che aiutano altre persone. OpenStreetMap non è solo una mappa ma è una comunità di persone che interagiscono tra loro e inclusiva per tutti, sia per chi crea i dati sia per chi li usa.

Ferdi, quali sono la prima e l’ultima notizia che hai scritto su Wikinotizie?

Curiosamente, la prima notizia che ho scritto su Wikinotizie si intitola “Viene annunciato macOS Sierra” (che non rispettava neanche le convenzioni sui titoli perché è da preferire la forma attiva), mentre l’ultima si intitola “Apple passa ad ARM e annuncia altre novità” ed è un riassunto di ciò che è stato presentato alla conferenza degli sviluppatori di Apple che si è tenuta qualche settimana fa. C’è una qualche forma di circolarità a quanto pare!

Aggiungo una curiosità su Wikinotizie: forse è l’unico sito di notizie, o quantomeno l’unico sito di notizie collaborative, in CC-BY. E la CC-BY di Wikinotizie è ancora più permissiva della CC-BY-SA di Wikipedia e degli altri progetti Wikimedia!


Immagine di Kartverket, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Le news su.openstreetmap.it

16:55, Wednesday, 29 2020 July UTC

Ti è mai capitato di cercare un negozio o un luogo su un navigatore e non riuscire a trovarlo? Sei il proprietario di un’attività commerciale e vorresti che ciò non accadesse mai ai tuoi clienti? Vorresti poter inserire facilmente il tuo negozio o bar preferito sulla mappa?
Grazie a OpenStreetMap tutto questo è possibile e ora è ancora più facile farlo.

Tutti i dati aggiunti su OpenStreetMap sono rilasciati sotto una licenza aperta questo vuol dire che tantissime app possono utilizzarli ed è possibile aggiornarli con il tempo. Usare OpenStreetMap è relativamente facile ma per aggiungere una cosa sulla mappa è necessario avere un account.

La comunità italiana di OpenStreetMap ha sviluppato una soluzione per le persone che vorrebbero aggiungere attività sulla mappa, ma che non hanno la possibilità di contribuire regolarmente.

Il sito su.openstreetmap.it, creato dalla comunità italiana, permette a tutti di aggiungere attività commerciali su OpenStreetMap, senza avere un account. Basta aprire il sito web e trovare la posizione dell’azienda che si vuole aggiungere e poi, molto facilmente, si possono modificare e aggiungere delle informazioni. Per rendere ancora più facile la procedura, sulla piattaforma su.openstreetmap.it c’è una pagina dedicata con un tutorial scritto e un video creato con molta dedizione da Diego e Francesco che sono membri della nostra comunità per aiutare tutti i neofiti, o anche i mappatori di lunga data, a contribuire sulla mappa modificabile del mondo, aggiungendo le aziende nel modo più semplice possibile.

Ecco qua un tutorial dove si spiegha che spiega passo a passo come si svolge il processo.

Il tutorial si può trovare anche sul sito.

Nell’immagine: Schermata della homepage del sito su.openstreetmap.it, CC0, via Wikimedia Commons

Direttiva copyright 2019: a che punto siamo

16:52, Wednesday, 29 2020 July UTC

Testo tradotto da “Copyright Directive – Implementation – July news”, di Natalia Mileszyk per communia-association.org , 20 luglio 2020.

Il mese scorso si è svolta la prima edizione dei Copyright Directive Webinars, per presentare le diverse disposizioni della nuova direttiva copyright 2019, nonché per suggerire cosa promuovere durante l’implementazione delle disposizioni a livello nazionale, per estendere e rafforzare i diritti degli utilizzatori. Qui trovate una fotografia della situazione nei vari Paesi. In Italia, l’argomento si collega strettamente con il tema della libertà di panorama promosso da Wikimedia Italia attraverso il concorso WikiLovesMonuments.

Germania

Il Ministero della Giustizia tedesco ha mostrato la propria proposta di implementazione dell’Articolo 17 della direttiva copyright 2019. La bozza della discussione è di esempio per gli altri stati membri per le modalità con cui mettere in atto l’articolo 17 per la difesa dei diritti degli utilizzatori. Consigliamo vivamente di sfogliare l’analisi dettagliata pubblicata nel blog. In breve, ecco quanto proposto:

  • Ridurre lo sforzo richiesto alle piattaforme per conformarsi agli obblighi dei “massimi sforzi” per ottenere l’autorizzazione di pubblicazione degli aggiornamenti dei propri utenti;
  • Introdurre una nuova eccezione per coprire gli utilizzi minori di contenuto protetto da copyright, che funga da meccanismo di riserva in assenza di autorizzazione;
  • Permettere agli utenti di annullare azioni di blocco/offuscamento, dichiarandone un utilizzo legale;
  • Permettere che il contenuto legale sia disponibile fino a revisione umana, sospendendo la responsabilità delle piattaforme fino a decisione effettuata;
  • Sanzionare utilizzi abusivi da parte di piattaforme, detentori del copyright e utilizzatori.

Questo il video del webinar per chi volesse approfondire.

Julia Reda, ex membro del Parlamento europeo, ha pubblicato un commento sul tema, sul Kluwer Copyright Blog, che include una discussione sui punti forti e sulle fragilità della proposta. Secondo Reda, la proposta tedesca si distingue perché è la prima bozza parlamentare che provi a evitare l’eccesso di blocco di contenuti (parte 1, parte 2).

Francia

All’inizio di luglio abbiamo saputo che il governo francese proverà a far passare l’articolo 17 tramite un decreto amministrativo facente parte di una legge che implementa varie direttive europee, la legge Ddadue, per velocizzarne l’adozione (e aggirare la discussione sui contenuti in Parlamento). L’8 luglio ha avuto luogo nel Senato francese la prima lettura della legge Ddadue, dove l’emendamento n. 23 è stato approvato unanimemente per garantire al Governo il potere di implementare le disposizioni della direttiva copyright 2019 tramite ordinanza (nel testo infine adottato è l’articolo 24bis a disporre quanto indicato). Gli ordini esecutivi per trasporre gli articoli dal 2 al 6 e dal 17 al 23 della Direttiva Copyright dovranno essere emessi entro sei mesi dall’adozione della legge, mentre quelli per le rimanenti disposizioni entro 12 mesi. La legge Ddadue è ora passata in consegna all’Assemblea Nazionale per la sua approvazione.

Ungheria

In Ungheria, la situazione creatasi per affrontare COVID-19 è stata usata come giustificazione per velocizzare l’implementazione di parte della Direttiva Copyright. In questo caso, la disposizione che è stata implementata via decreto amministrativo è l’eccezione per motivo d’istruzione nell’art. 5. Le modifiche all’eccezione per motivo d’istruzione sono state introdotte tramite il decreto d’emergenza datato 16 aprile e inserite nella legislazione permanente come parte di un pacchetto che converte un gran numero di decreti emergenziali in legge permanente (gli articoli correlati ai cambiamenti della legge copyright sono gli artt. 311-315). La nuova eccezione permette la riproduzione, distribuzione, presentazione in loco o performance, comunicazione al pubblico e adattamento di materiale protetto a scopo di istruzione digitale o a distanza. La nuova eccezione richiede solamente una preventiva autorizzazione se il lavoro adattato è usato per scopi diversi da questi ultimi. È stato pubblicato un commento di Paul Keller.

Parallelamente, il mese scorso il Ministro della Giustizia e l’Ufficio per la Proprietà Intellettuale Ungherese (HIPO) hanno pubblicato una proposta di consultazione sulla trasposizione dell’intera direttiva copyright 2019 come legge ungherese. Con il nostro parere sulla consultazione (testo in ungherese e in inglese) abbiamo sottolineato che omettere l’implementazione delle eccezioni per caricature e parodie non permetterebbe di implementare correttamente l’articolo 17 della Direttiva.

Paesi Bassi

In Olanda la proposta per una legge di implementazione della direttiva copyright 2019 è stata introdotta in Parlamento l’11 maggio. Sebbene l’Olanda sia stata uno dei principali oppositori dell’art.17 durante la discussione a livello europeo, la proposta di trasposizione nazionale non riesce a implementare gli aspetti chiave della Direttiva, diretti a proteggere i diritti degli utilizzatori. Sta ora al Parlamento olandese emendare la legge per assicurare che sia conforme ai requisiti della Direttiva e protegga la libertà d’espressione dal sovra-blocco dovuto ai filtri automatici.

In collaborazione con Bits of Freedom e con il sostegno di Vrijschrift.org, Open Nederland e Wikimedia Nederland, è stata inviata una lettera ai Membri del Parlamento Olandese, fornendo loro una lista di raccomandazioni per migliorare l’implementazione della legge.

La riforma del copyright nell’UE – Notizie da Bruxelles

Aggiornamento sulle indicazioni della Commissione europea per l’art. 17

La Commissione ha informato i partecipanti al dialogo sull’art. 17 e, come precedentemente annunciato, chiederà il loro parere sulle “riflessioni iniziali” a riguardo dell’articolo. La Commissione sta finalizzando il documento di consultazione, che spera di poter condividere con le parti interessate prima della fine di luglio.

Tabella di marcia per l’Intellectual Property (IP) Action Plan

La Commissione ha pubblicato la tabella di marcia per l’“Intellectual Property (IP) Action Plan”. La scadenza per fornire riscontro è il 14 agosto 2020. L’obiettivo del piano è “assicurare che l’UE abbia in funzione una politica sulla Proprietà Intellettuale (IP) ben temperata e moderna, che contribuisca alla resilienza e competitività dell’economia UE e faciliti la transizione digitale ed ecologica, creando beneficio all’Unione Europea nel complesso.”

Consultazione pubblica della Commissione europea sull’accesso digitale al patrimonio culturale europeo

La Commissione ha lanciato una consultazione pubblica sull’accesso digitale al patrimonio culturale europeo. La scadenza per fornire riscontro è il 14 settembre 2020. I pareri raccolti daranno vita ad una possibile revisione delle raccomandazioni del 2011 sulla digitalizzazione del materiale culturale e la preservazione digitale. La Commissione punta a proporre uno strumento politico più appropriato per supportare la trasformazione digitale del patrimonio culturale.


Italia

Riassumiamo in breve anche la situazione italiana, di cui è disponibile un aggiornamento passo-passo della fase di trasposizione.

La legge dovrà essere trasposta nella normativa italiana, come avviene per tutte le direttive approvate dal Parlamento europeo. Il recepimento di una direttiva europea – a differenza di quanto avviene per i regolamenti europei – prevede una “traduzione” in legge che punta ad ottenere l’obiettivo deciso in Unione europea. La direttiva copyright 2019, in molte aree, lascia spazio per norme più o meno precise, restrittive o aperte a seconda della volontà del legislatore nazionale.

Come in Francia, la discussione della legge è cominciata al Senato. Il Senato sta discutendo la proposta di legge delega dedicata annualmente a introdurre nell’ordinamento italiano le nuove direttive europee (vedi legge europea). La legge delega fornisce al governo alcune indicazioni generali di principio su come recepire le direttive, cioè dei “consigli” su come il governo debba scrivere i decreti legislativi che poi andranno concretamente a modificare le leggi vigenti. Nel caso della direttiva copyright 2019, trattata all’art. 9 della proposta, c’è molto lavoro da fare a livello nazionale, a differenza di altre direttive che possono essere accolte con un mero lavoro di “copincolla”.

Tra i “principi di recepimento” in discussione:

  • L’indirizzo per l’utilizzo di un’accezione ampia del concetto di “istituti di tutela del patrimonio culturale”, che speriamo possa espandere l’uso di materiale sottoposto a copyright anche da parte di biblioteche, musei ecc..
  • L’eventuale definizione dei criteri di sicurezza e soprattutto di accesso a banche dati soggette a limitazioni dovute al diritto d’autore. Simili criteri possono rendere applicabile nella pratica (o no) il diritto di accesso a materiale protetto, per utilizzi culturali definiti leciti dalla normativa, senza imporre impedimenti tecnici o lungaggini burocratiche.
  • Un’eventuale definizione chiara delle regole per escludere un’opera dal meccanismo di gestione delle licenze quando voluto dall’autore, nonché per le opere fuori commercio o “orfane”. La speranza della norma è di consentire il rilancio di opere di valore culturale che tuttavia non hanno avuto il successo commerciale sperato dall’autore.
  • Una definizione più chiara del concetto di “estratti molto brevi” di un’opera, per non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni.

Di questi temi abbiamo parlato nelle audizioni in Senato e precedenti comunicazioni di Wikimedia Italia (vedi ancheaudizione WMI in Senato e materiale di supporto).

La posizione di Wikimedia Italia, illustrata anche con materiali scritti insieme all’associazione Communia, è stata appoggiata anche da ICOM (Consiglio Internazionale dei Musei), AIB (bibliotecari), ANAI (archivisti) e Creative Commons Italia. Hanno sostenuto posizioni simili alle nostre anche AISA, Confindustria digitale, Movimento consumatori, Altroconsumo, Hermes/Assoli, GOIPE e CRUI, con l’obiettivo di ottenere la migliore trasposizione a favore della conoscenza libera e a tutela dei diritti dei cittadini, come autori e utilizzatori.

Bandi 2020 per le istituzioni culturali

12:43, Wednesday, 22 2020 July UTC

Aperti dal 1° agosto al 30 settembre i due bandi di Wikimedia Italia che permettono alle istituzioni culturali di fare ingresso nel mondo del sapere libero utilizzando Wikipedia, i progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Il primo bando è rivolto agli enti italiani di ogni tipo e dimensione (biblioteche, musei, archivi…), mentre il secondo è pensato per i piccoli musei. Wikimedia Italia desidera offrire un aiuto concreto a questi enti in difficoltà a causa della pandemia.

Bando per Wikipediano in Residenza

Il bando si rivolge a istituzioni culturali di qualsiasi tipo (musei, archivi, biblioteche, …) che vogliano raggiungere nuovi pubblici e migliorare l’accesso e la visibilità dei propri contenuti tramite i progetti Wikimedia.

Wikimedia Italia offre all’istituzione selezionata la possibilità di essere affiancata per un periodo di tempo da un esperto che si occuperà di facilitare la condivisione dei suoi contenuti sui diversi progetti. Le sue attività, che saranno concordate nei dettagli con l’istituzione, comprenderanno la formazione del personale dell’ente nella contribuizione, l’assistenza nelle attività quali ad esempio modifica e scrittura delle voci di Wikipedia, caricamento di contenuti su Wikimedia Commons e utilizzo di Wikidata e il coinvolgimento della comunità dei volontari nella valorizzazione dei contenuti messi a disposizione.

La partecipazione è aperta a tutti gli enti che siano disponibili a condividere contenuti appartenenti o gestiti dall’istituzione, ad esempio documenti, immagini e set di dati.

Scarica il bando

Candida la tua istituzione

Bando per piccoli musei

Il bando si rivolge ai musei pubblici e privati di interesse locale/regionale e limitata dimensione, alle reti di musei locali e ai volontari della comunità di Wikimedia

I musei italiani sono un gran numero e sono diffusi in tutto il territorio nazionale. La maggior parte di essi sono di piccola dimensione, pertanto essi rischiano di venire tagliati fuori dal processo di innovazione della comunicazione digitale, a causa delle scarse risorse di cui dispongono.

Anche i musei di ridotta dimensione possono imparare a vivere da protagonisti questa fase socio-culturale, a condizione di adottare un modello open access ai contenuti con licenze libere Creative Commons, che permette di diffondere e valorizzare i contenuti culturali su Wikipedia e negli altri progetti Wikimedia e OpenStreetMap.

Ricerche ed esperienze condotte negli ultimi anni con numerosi musei e istituzioni culturali che collaborano con Wikimedia indicano tra i vari vantaggi che i musei anche piccoli possono ottenere: aumento di visibilità, fruizione e diffusione dei contenuti del museo in rete, miglioramento della comunicazione col pubblico, riduzione dei costi gestionali relativi alla concessione dei contenuti all’esterno, coinvolgimento di volontari della comunità di Wikipedia, Wikimedia e OpenStreetMap

Il bando punta a selezionare 10 musei, che presentino un progetto eleborato insieme a un volontario wikimediano, ai quali sarà erogato un contributo di 2.000 € per sostenere un piano di attività volto alla contribuzione sui progetti Wikimedia.

Scarica il bando

Candida il tuo museo

Immagine: da Wikimedia Commons Chiostro del Museo Archeologico di Milano di Margherito / CC0

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

05:04, Friday, 03 2020 July UTC

Aggiornamento (h 19) Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!

la fabbrica di san Pietro - versione Repubblica
Martedì scorso Repubblica ha pubblicato un articolo, a firma del vaticanista del quotidiano Paolo Rodari, nel quale si racconta di come la gestione della Fabbrica di San Pietro sia stata commissariata dopo che sono stati scoperti appalti irregolari. Non so se tutto il mondo è paese: a quanto pare però il Vaticano risente dei nefasti influssi del Bel Paese. Fin qui, siamo sulla semplice cronaca.

Ma che cos’è effettivamente la Fabbrica di San Pietro, al di là del nome? Beh, probabilmente non sono in molti a saperlo, e quindi Rodari si è premunito di dare una spiegazione piuttosto ampia del suo scopo e di come si è evoluta in questi ultimi anni. Opera davvero meritoria… se non fosse per il fatto che è stata direttamente copiata dalla voce di Wikipedia al riguardo. Non che la cosa sia vietata, di per sé: Wikipedia nasce proprio per aumentare la conoscenza di tutti, sperando che quanto scritto sia corretto. Peccato che ci sia un piccolo particolare: che il contenuto di Wikipedia – proprio come Repubblica – è protetto da copyright. Gli articoli del giornale hanno tutti in fondo un bel “© Riproduzione riservata” che nasce come sberleffo legale alla legge sul diritto d’autore che (nel 1941!) riteneva che di norma un articolo di giornale potesse essere liberamente citato… salvo che ci fosse la formuletta magica in questione. Gli articoli di Wikipedia hanno un copyright molto più leggero: il materiale si può riusare, purché si citi la fonte originaria e il testo derivato abbia la stessa licenza.

D’accordo, possiamo essere buoni e immaginare che il testo in questione non sia altro che una citazione letterale, e quindi non richieda che tutto l’articolo di Repubblica sia sotto una licenza libera. So anche che la religione seguita dall’italica stampa ritiene anàtema mettere all’interno degli articoli un collegamento al di fuori del proprio gruppo editoriale, non sia mai che qualcuno se ne vada via dal sito e non ci ritorni più. Ma le tre paroline magiche “Come spiega Wikipedia,” non dovrebbero poi costare molto; anche se Rodari non aveva il tempo di fare modifiche più importanti di virgolettare “Pastor Bonus”, aggiungere un soggetto esplicito “La fabbrica” e rovinare l’italiano aggiungendo un “Venne” (detto tra noi, la frase “Venne nominato da Giovanni Paolo II” mi suonava così brutta che pensavo fosse la solita pessima prosa wikipediana, mentre invece il testo originale era più scorrevole), perché non le ha aggiunte?

P.S.: per chi si chiedesse “chi ha copiato da chi”, come si può vedere dall’immagine a destra io ho usato la versione del dicembre scorso della voce di Wikipedia. Diciamo che a meno di avere a disposizione una DeLorean modificata da Emmett Brown la linea temporale dovrebbe essere sufficientemente chiara. Poi, se proprio si vuole, si può anche consultare una versione più breve dell’articolo, quella presumo originale…

Come perdere tempo su Wikipedia

11:04, Thursday, 02 2020 July UTC

Stamattina Jacopo mi chiede “il dentifricio l’hanno inventato gli antichi egizi?” Conoscendo mio figlio, quella domanda significava che aveva trovato il fattoide su un qualche giornalino che stava leggendo e voleva verificare le mie conoscenze. Alla mia risposta “non lo so”, il suo commento è stato “e allora guarda su Wikipedia!”, scimmiottando quello che io gli dico sempre. Abbiamo aperto la voce “Dentifricio” e in effetti c’era scritto così: ma la frase era colorata di rosa, indicando la temibile “Citazione necessaria“. Dopo avergli spiegato che forse era così ma non si poteva essere certi, ho passato una mezz’oretta a cercare fonti, scoprire che quella del dentifricio egizio era probabilmente una fake news di tanti decenni fa che gli ultimi studi hanno smontato, recuperare da Google Books le pagine di un paio di testi accademici moderni e aggiungere le fonti con tutti i crismi.

Utilità pratica di tutto questo? Direi praticamente zero. Il grande guaio di Wikipedia per gente come me è questo :-)

La tua idea per costruire insieme itWikiCon 2020

06:36, Wednesday, 01 2020 July UTC

Torna itWikiCon la conferenza dedicata alla comunità italofona in cui si parla di tutti i progetti Wikimedia: da Wikipedia a OpenStreetMap, del diritto d’autore e delle licenze libere.

Dopo la prima edizione che si è svolta a Trento nel 2017, quest’anno si è dovuto fare i conti con la situazione imposta dalla pandemia e si è deciso di organizzare gli incontri online, per continuare a conoscere, condividere e crescere insieme.

Si stanno raccogliendo le idee per costruire il programma della due giorni in programma per il 24 e 25 ottobre. Si potrà contare su una comunità ancora più estesa perché si lavorerà in concomitanza con il Linux Day 2020: un’occasione per sfruttare un’azione combinata e distribuire la conoscenza, le esperienze e le competenze ad un pubblico ancora più vasto.

Il Consortium GARR, l’ente che fornisce connettività e banda larga a scuole, università e centri di ricerca, fornirà la sua infrastruttura per garantire la buona riuscita dell’evento con in collegamento tantissimi appassionati in simultanea, con tecnologie libere e replicabili.

Il successo organizzativo è quindi garantito.

Si stanno raccogliendo le proposte per costruire un programma denso e coinvolgente.

Questo è il momento giusto per aiutare i volontari a individuare le tematiche più interessanti da trattare nell’ambito degli incontri e dei workshop: la call for paper scade il 31 luglio. In questa pagina è possibile candidare e monitorare le proposte.

Per qualsiasi domanda, proposta o idea, è possibile chiacchierare nel gruppo Telegram “Team itWikiCon” e se sei un po’ più “geek”, puoi tenere sott’occhio le prossime priorità dalla relativa pagina in Wikimedia Phabricator.

Per saperne di più: https://www.itwikicon.org/

Borghi d’autore

06:06, Wednesday, 01 2020 July UTC

Gli strumenti che promuove Wikimedia possono essere un valido supporto allo sviluppo del turismo dei borghi italiani. Un esempio concreto che può essere di ispirazione per tante altre località e realtà è l’edizione locale “WikiLoves Lake Como 2020 – Borghi d’autore” inserita nell’ambito del concorso internazionale Wiki Loves Monuments che verrà presentato il prossimo 20 luglio.

Alla sua terza edizione, il concorso delle due provincie lariane si intreccia con i protagonisti del turismo locale ed in particolare operatori turistici e musei, costuendo un legame sempre più stretto con il territorio e chi lo vive in prima persona.

Non si tratta di creare solo nuovi contenuti, ma di coinvolgere gli operatori turistici gli enti locali – comuni, pro loco, associazioni del territorio – nel cogliere il potenziale dei progetti wiki, in particolare Commons e WikiVoyage per rendere disponibili e accessibili a tutti le informazioni del territorio, immagini, storia, bibliografia, percorsi, utilizzando i canali wiki.

Contenuti sempre aggiornati da diffondere attraverso strumenti innovativi per la promozione dei luoghi, senza la necessità di investimenti economici impegnativi. Un aiuto fondamentale in questo momento che stiamo vivendo tutti.

Vogliamo anche avviare un processo di realizzazione di itinerari turistici “creativi” che possano essere d’interesse per il turista che vuole uscire dai tradizionali circuiti turistici, e offrire ai “locali” una nuova occasione per scoprire (o meglio ri-scoprire) il proprio territorio.

Sono quattro gli eventi in programma l’estate-autunno 2020. Il primo è dedicato alle guide turistiche del lago e si terrà il 15 luglio 2020, presso la Villa del Grumello. Interverranno Marta Pigazzini e Stefano Dal Bo e Pietro Berra ideatore del progetto Passeggiate Creative.

Il progetto “WikiLoves Lake Como 2020 – Borghi d’autore” è realizzato in collaborazione tra Wikimedia Italia e Sentiero dei sogni grazie al contributo di Camera di Commercio di Como e Lecco sul bando “interventi a sostegno di eventi e iniziative di natura culturale nelle province di Como e di Lecco”, anno 2020.

La “Padova Wiki Marathon”, la maratona di scrittura su Wikipedia “ai tempi del Covid” sì è svolta ovviamente da remoto. L’evento si è inserito sulla scia della Quarantena di scrittura 2020 condotta dalla comunità di Wikipedia nel periodo di isolamento dovuto alla pandemia ed è stato rivolto alle associazioni di Padova e provincia: oltre 130 quelle invitate a partecipare dal CSV padovano.

L’idea di una “maratona virtuale” è nata in seno al tavolo di lavoro su “Tecnologia e innovazione” di Padova capitale europea del volontariato 2020, un gruppo molto attivo a cui partecipano rappresentanti dell’associazionismo, dell’Università patavina e del Comune di Padova. Attraverso la promozione di azioni di cittadinanza digitale, l’intento di “Padova Wiki” è migliorare i contenuti online liberamente disponibili a tutta la cittadinanza sul territorio padovano, arricchendo le voci dell’enciclopedia libera Wikipedia, in particolare sui beni culturali.

Wikipedia è il principale progetto digitale online al mondo senza scopo di lucro e gestito dagli utenti stessi ed è stato scelto proprio perché esemplifica in modo convincente ed efficace i valori che sono alla base del volontariato.

La maratona – che è solo la prima tappa di un percorso destinato a continuare – ha prodotto 7 nuove voci di Wikipedia, 8 voci ampliate in modo significativo e miglioramenti in numerose altre pagine. Tra le voci migliorate quella del Palazzo della Ragione, uno dei simboli della città, ma anche del Burchiello, una imbarcazione storica; sono state inoltre create le voci su vari musei universitari ed edifici storici, come il Palazzo Santo Stefano. In aggiunta, sono state caricate oltre 40 immagini ed è stata sensibilmente arricchita e ampliata la guida di Wikivoyage su Padova.

Questi primi risultati positivi si devono anche alla “preparazione atletica” per la maratona, curata dal trainer di Wikimedia Italia Marco Chemello che ha tenuto, in previsione dell’evento, 6 incontri settimanali in videoconferenza dedicati alle associazioni. La maratona ha visto la partecipazione di oltre 200 persone collegate in streaming e 70 in videoconferenza. Mentre i volontari lavoravano alle voci di Wikipedia, per la durata di 3 ore si sono succeduti, durante la maratona, gli interventi dei membri di varie associazioni, che hanno presentato le proprie attività dopo avere aderito in modo entusiastico a questo nuovo modo di contribuire a valorizzare il territorio. In autunno il percorso “Padova Wiki” è destinato a proseguire con incontri anche dal vivo.

Immagine: un lato di Prato della Valle a Padova, di Veronica Lacorte, licenza CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.

Quindici anni fa…

21:15, Tuesday, 30 2020 June UTC

“Quindici anni fa” è il titolo di una vecchia canzone di Vasco Rossi. Quindici anni fa, per la precisione venerdì 17 giugno 2005, diciassette persone si ritrovarono nel viterbese, a Canino, e fondarono ufficialmente l’Associazione Wikimedia Italia per la conoscenza libera.
Diciotto soci fondatori non eravamo certo superstiziosi: ma non avevamo nemmeno le idee troppo chiare su quello che volevamo fare. Avevamo però in comune due cose: l’amore per la conoscenza e il desiderio di renderla disponibile a tutti. Nell’anno appena trascorso, le voci su Wikipedia in lingua italiana erano più che quadruplicate, passando da 10000 a 42000; ma l’enciclopedia era ancora sconosciuta ai più. Fare un’associazione nazionale – la terza, dopo quella tedesca e francese – ci sembrò una buona idea che ci avrebbe permesso di presentarci come un’entità vera e propria e non un gruppetto di amici.

Che possiamo dire in occasione di questo sequidecennale? Che non possiamo festeggiare dal vivo come ci sarebbe piaciuto a causa della pandemia? Guardando indietro abbiamo fatto un bel po’ di strada. Tenendo fede alla nostra idea di operare a 360 gradi, non ci siamo limitati ai progetti Wikimedia ma siamo diventati un chapter per OpenStreetMap, la mappa pubblica; siamo diventati un’APS e quindi abbiamo avuto accesso ai fondi del 5×1000; abbiamo raccontato agli studenti come si può produrre conoscenza; abbiamo formato il personale di tanti musei e biblioteche; siamo diventati un riferimento quando i media vogliono capire cosa succede nel mondo Wikipedia; siamo stati ufficialmente ricevuti e auditi in Parlamento; infine – notizia di questi giorni – abbiamo completato l’iter burocratico ottenendo la personalità giuridica. Non più un gruppo di amici, insomma, ma una vera entità ufficiale.

Cosa ci riserverà questo futuro incerto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che – ancor più ora che la riforma del Terzo Settore è ormai in marcia – il pallino è in mano a noi soci, con il nostro lavoro a favore della conoscenza libera e con la nostra volontà di fare qualcosa. Non penso toccheremo mai i grandi numeri di altre organizzazioni: spero e credo però che il nostro impegno non finisce col versamento della quota sociale, ma continua nella costruzione della conoscenza libera, mattoncino per mattoncino.

Foto: Assemblea di Wikimedia Italia 2019 Milano di Settimioma / Licenza CC BY-SA da Wikimedia Commons

Costanza Miriano, lei ha degli amici molto attenti

09:15, Wednesday, 24 2020 June UTC

Signora Miriano, ieri pomeriggio lei ha scritto un post riprendendo >quanto scritto da Filippo Fiani riguardo ai vandalismi sulla voce Wikipedia di Simone Pillon. Filippo Fiani ha fatto un lavorone nel prendere schermate di tutti i momenti in cui la voce è stata malignamente modificata lunedì sera (non è difficile farlo: basta partire dalla cronologia della voce). Però si è dimenticato una cosa: specificare per quanto tempo quella versione era stata visibile, prima che qualche anima pia rimettesse a posto le cose – anche se Filippo Fiani è convinto che non si ottenga mai nulla Come servizio alla comunità, me ne occupo io: ecco la lista delle versioni da lui postate e il tempo in cui sono rimaste direttamente visibili.

  • 22 giugno, 19:19 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:21 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:26 – 0 minuti (la precisione è il minuto, ecco perché può esserci uno zero)
  • 22 giugno, 19:27 – 1 minuto
  • 22 giugno, 19:34 – 6 minuti
  • 22 giugno, 20:21 – 2 minuti
  • 22 giugno, 20:23 – 0 minuti
  • 22 giugno, 20:24 – 3 minuto
  • 22 giugno, 21:05 – 2 minuti
  • 22 giugno, 21:06 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:13 – 1 minuto
  • 22 giugno, 21:14 – 0 minuti

Per la cronaca, martedì mattina la voce è stata semiprotetta in modo che gli utenti non registrati non possano modificarla e i poveri volontari non debbano quindi rimettere a posto le cose.

La cosa più interessante di tutto questo è che fino al 21 giugno nessuno si filava la voce, come si vede dalle statistiche, e ho come il sospetto che molto del traffico del 22 sia dovuto a quei vandali; mentre il traffico di ieri – che ha portato a una voce senza minacce – probabilmente deriva in buona parte dal suo post. Per quanto ne so, magari questa è stata una sua scelta per creare un nuovo martire; quindi non entro nel merito. Sono perfettamente convinto invece che lei faccia bene a non dare soldi a Wikipedia (che poi sono gli americani) e a non guardare quello che c’è scritto. Stia solo attenta a non prendere risultati copiati da lì.

Quindici anni fa nasceva Wikimedia Italia

02:04, Wednesday, 17 2020 June UTC

Era un venerdì 17. Ero a Canino, con altri sedici pazzi per un totale di 17 (più uno presente per procura) e abbiamo fondato Wikimedia Italia. Per i curiosi, qui c’è l’inevitabile foto di gruppo (quanto eravamo giovani…)

Purtroppo non possiamo festeggiare di persona, almeno per il momento; però bisogna dire che un po’ di strada ne abbiamo fatta. Per esempio, adesso (quasi tutti) i giornali non ci chiamano più WikiPedia Italia; siamo riusciti a farci sentire in un’audizione al Senato; Radio Rai sa che può chiamarci quando si parla di libertà della conoscenza; non ci occupiamo più solo di Wikipedia, ma delle mappe libere, delle collaborazioni con musei e biblioteche, delle iniziative con gli studenti. Dal punto di vista legale siamo diventati un’APS (che era la stessa cosa di un ONLUS), siamo sopravvissuti alla riforma del Terzo settore, e soprattutto stiamo per ottenere lo statuto di personalità giuridica, che ci permetterà di avere una libertà ben maggiore di ora. Non so se ricordate quando gli Angelucci ci chiesero 20 milioni di euro di danni. Alla fine non solo persero la causa ma dovettero pagarci le spese legali, ma capite che per l’allora presidente Frieda – che avrebbe dovuto pagare lei – ci sono state moltissime notte insonni…

Certo però che c’è ancora tanto lavoro da fare: un lavoro difficile, perché la conoscenza “per il grande pubblico” continua a essere appannaggio di élite che cercano di mantenere in tutti i modi la loro rendita di posizione. Un lavoro complicato dal fatto che noi spesso siamo la voce di Wikipedia ma non siamo Wikipedia. Un lavoro fatto ancora da troppe poche persone: non dico le masse di Facebook, ma almeno qualche migliaio di persone. Riusciremo ad arrivarci per i prossimi quindici anni?

Giovedì sarò in diretta Facebook su Rai Radio 2

02:04, Tuesday, 05 2020 May UTC

Vi ricordate che avevo scritto di un mio prossimo eventino? Perfetto. Giovedì 7 maggio, dalle 16:30 alle 17, sarò intervistato da Marco Ardemagni (Caterpillar AM) in diretta Facebook sulla pagina di Rai Radio 2. Tema: rispondere in modo definitivo (o quasi!) a tutte le domande che “l’uomo della strada” si pone sul funzionamento di Wikipedia. Chi la scrive? Chi controlla i contenuti? Wikipedia non sbaglia mai? E poi non lo so, perché mica mi dicono le domande in anticipo :-) e comunque risponderò anche alle domande inviate in chat dal folto pubblico. Nella videocall di preparazione della scorsa settimana, a un certo punto non so perché siamo entrati in modalità calcistica, e quindi mi è uscita una frase boskoviana come “enciclopedico è quello che wikipediani chiamano enciclopedico”: ma sono convinto potrò fare di meglio. Sono anche convinto che qualcuno degli odiatori di Wikipedia e di Wikimedia Italia scriverà le sue domande: risponderò anche a quelle.

Avrete insomma una rara possibilità di vedere un pezzo della mia postazione di lavoro, sperando di ricordarmi di spostare il pc altrimenti ci sarebbe la porta del bagno :-); la trasmissione poi dovrebbe finire sul canale YouTube di Rai Play, così da poterla vedere anche in seguito. Grazie naturalmente al Bravo Presentatore Marco Ardemagni, e grazie alle Francesche (Lissoni e Ussani) dello staff di Wikimedia Italia che hanno permesso la trasmissione.

Ve la ricordate la direttiva europea sul copyright, vero? E vi ricordate che entro due anni, cioè per l’aprile 2021, dovrà essere recepita anche dal governo italiano, vero? Bene. A quanto si legge su Robinson, il governo italiano nei ritagli di tempo che gli rimangono mentre studia l’implementazione delle fasi 2, 1 e mezzo, quasi 2, eccetera si sta preparando: entro l’anno avremo la legge.

Ho scritto “governo” e non “parlamento” perché a essere intervistato è il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella, e soprattutto perché «la nuova legge sullo sfruttamento del copyright da parte dei colossi di Internet» (sfruttamento di copyright? che senso ha questa frase? Beh, io ve l’avevo detto due anni fa che la direttiva non serviva a far rispettare il copyright ma ad aggiungere nuovi balzelli) ma soprattutto perché si parla di una «legge di delegazione»: vale a dire, nella legge il parlamento dà mandato al governo di scrivere il testo vero e proprio. Ieri a quanto pare c’è già stata una videoaudizione messa su in tutta fretta: purtroppo noi di Wikimedia Italia non siamo ancora riusciti ad accreditarci come rappresentanti della società civile. Martella dice che l’Italia vuole fare come la Francia, anche se lì le cose non stanno proprio andando come previsto, e si specifica che si parlerà di «Pirateria e sostegno pubblico all’editoria» il che mi suona piuttosto strano, visto che i soldi, almeno secondo le idee del governo, arriverebbero dai GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft).

Repubblica, già che c’era, ha ricicciato sotto il capoverso LA LUNGA LOTTA DEGLI EDITORI (che non è attribuibile a Martella, ripeto per chi non è stato attento) che «Non rientrano nella direttiva le biblioteche online, Wikipedia, meme, gif, parodie, citazioni, critiche, pastiche, recensioni, cloud e software in open source.», il che non è propriamente vero, almeno a priori… ed è per questo che noi vaso di coccio vogliamo comunque portare le nostre richieste sul testo della legge, richieste che non sono le stesse dei giganti del web e tra l’altro in molti casi non hanno a che fare con gli editori. Però si sa, repetita iuvant. Magari qualcuno alla lunga si convince.

La cosa più buffa di tutto questo è che noi abbiamo molti punti di contatto con i giornalisti! Sempre a proposito delle direttive europee, in questo periodo si sta approntando il regolamento TERREG sul contrasto dei contenuti terroristici. Il problema è che come al solito il regolamento ha tante buone intenzioni ma è stato scritto male; in Germania hanno così scritto una lettera aperta al governo, segnalando i vari problemi. Bene: questa lettera aperta è stata scritta congiuntamente da Wikimedia Germania, dall’equivalente tedesco della FNSI e da quello del sindacato dei giornalisti. Chissà se prima o poi riusciremo anche noi ad avere queste sinergie!

Quando Wikipedia non è sul pezzo

08:25, Wednesday, 08 2020 April UTC

Stamattina magari avete sentito oppure letto delle dimissioni del presidente del Consiglio Europeo per la ricerca, deluso perché Bruxelles non ha voluto accettare la sua proposta di un programma paneuropeo per combattere l’infezione CoViD-19. Magari vi siete anche chiesti se – visto che il presidente in questione si chiama Mauro Ferrari – fosse italiano oppure no, e siete andati su Wikipedia a leggere qualcosa in più. Beh, io l’ho fatto: ho trovato una biografia (tendente al comunicato stampa…) ferma all’inizio del 2014, quando in un’intervista televisiva alle Jene definì Stamina come «il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Nessun cenno nemmeno alla presidenza dell ERC, nonostante la nomina fosse arrivata nell’aprile scorso; la cronologia della voce mostra a partire dalla fine del 2016 solo modifiche estetiche e tecniche. Per dire, non era nemmeno indicato il giorno di nascita: il knowledge graph di Google lo mostrava, ma immagino recuperandolo dal sito di Giorgio dell’Arti che però indica un luogo errato di nascita.

Vabbè, mi è bastato un attimo per aggiungere due righe di testo, e non molto tempo in più per trovare e inserire anche le fonti su luogo e data di nascita. Però la mancanza di quelle informazioni è un brutto segno per Wikipedia. Mi è perfettamente chiaro che la struttura stessa dell’enciclopedia non può dare garanzie di aggiornamento puntuale e generalizzato: ogni contributore fa quello che gli interessa, e pertanto nessuno si doveva arrabbiare se quando ancora c’erano i campionati i tabellini di presenze e gol delle serie minori erano aggiornati in tempo praticamente reale. Però vedere che nessuno si occupi di aggiornare l’enciclopedia con notizie che si trovano nelle homepage dei quotidiani mi fa temere che stiamo entrando nella fase “tanto c’è qualcun altro che fa le cose per me”, una china davvero pericolosa per il futuro. Intendiamoci: meglio nessuna informazione che informazioni errate, e ci sono moltissime aree di Wikipedia dove non c’è poi bisogno di aggiornamenti puntuali. Forse però tra qualche anno le biografie di molte persone viventi saranno irrimediabilmente datate, e bisognerà trovare un’altra fonte per ottenerle. (Ehm… adesso che ci penso potrebbe non essere una pessima idea! Così magari la gente smetterà di usare Wikipedia per farsi pubblicità…)

Aggiornamento: (9 aprile) Stamattina ho scoperto che ieri è stata pubblicata una nota del Consiglio Scientifico dell’ERC che afferma che dieci giorni fa il consiglio aveva chiesto all’unanimità a Ferrari di dimettersi. Bene, questa informazione era stata aggiunta nella voce Wikipedia. Le cose forse vanno meno peggio di quanto temessi.

Giù le mani da Wikipedia

18:09, Tuesday, 07 2020 April UTC

Repubblica oggi ritorna sulle minacce di morte arrivate domenica via Twitter a Carlo Verdelli in maniera peculiare. Cito dall’articolo:

L’ultima minaccia è, se possibile, ancora più inquietante delle precedenti. Mostra lo screenshot della pagina Wikipedia relativa a Carlo Verdelli, manipolata da una mano ignota. Accanto alla data di nascita, è stata inserita quella di morte: 23 aprile 2020. E la sintesi della bio recita: “È stato un giornalista italiano, direttore del quotidiano la Repubblica”. Declinata al passato. E rilanciata su Twitter da un profilo anonimo che, nonostante le segnalazioni, risulta tuttora attivo e vomitante insulti.

(per la cronaca, oggi pomeriggio quell’account Twitter era stato cancellato). Qualcuno, leggendo l’articolo, avrà sicuramente pensato che la persona in questione aveva modificato la voce dell’enciclopedia per poi fare la schermata e pubblicarla. Bene, non è successo nulla di tutto questo, come potete vedere voi stessi guardando la pagina con l’elenco delle modifiche sulla voce. Per i curiosi, è possibile per i sysop cancellare versioni della voce che contengano insulti o bestemmie, in modo che sia impossibile vedere cosa c’è scritto: ma l’esistenza di una modifica rimane comunque visibile, con la modifica in questione con una riga sopra (strikethrough) per ricordare che qualcosa c’era stato.

Giulio Cesare è ancora vivo e lotta insieme a noi!

Una volta i più ingenui detrattori di Wikipedia facevano una modifica, scattavano l’immagine e poi si lanciavano a denunciare gli errori dell’enciclopedia — errori che magari erano stati corretti un paio di minuti dopo, alle due del mattino. Ora evidentemente queste persone si sono un po’ più evolute, e hanno scoperto come creare una voce fasulla senza lasciare nessuna traccia. Ci ho provato io, e in cinque minuti ho prodotto uno screenshot simile a quello ora non più visibile: solo che mi sembrava macabro far morire qualcuno e ho preferito rendere ancora vivo Giulio Cesare, come vedete qui sopra. Segnalo anche ai giornalisti di Repubblica che leggere la voce del loro direttore “declinata al passato” è un semplice sottoprodotto dell’avere inserito una data di morte; avendola io tolta dalla voce sul Divus Iulius, essa è magicamente passata al presente.

Detto in altri termini, quello che è successo è l’equivalente di una busta contenente un proiettile e recapitata con la posta; con il lockdown probabilmente è in effetti più semplice mettersi al computer e falsificare una schermata. Al massimo si può chiedere alla Polizia postale di andare dal signor Twitter e chiedere i dati sulla connessione dell’utente che aveva postato lo screenshot, dati che immagino non verranno consegnati, ma nulla di più. Eppure, leggendo l’articolo, Twitter pare semplicemente essere un complice neppure tanto importante del vero sito perpetratore, il che la dice lunga sulla capacità di “leggere” un testo in rete.

(Per la cronaca, che io sappia non è stato chiesto a nessun esperto wikipediano cosa poteva essere successo. Eppure a me continuano ad arrivare richieste di persone che pretendono che io aggiusti un danno fatto a loro su Wikipedia… Si vede che non ne valeva la pena).

Gli assistenti vocali e il primo soccorso

03:04, Friday, 28 2020 February UTC

Grazie agli amici di LSDI ho scoperto questo articolo di Mashable che riporta una ricerca dell’università dell’Alberta su quanto gli assistenti vocali “funzionino” nel caso di richieste legate al primo soccorso. Spoiler: non funzionano. Dei quattro sistemi testati, due non riuscivano nemmeno a capire le domande poste: gli altri due le comprendevano nel 90% dei casi, ma davano risposte sensate una volta su due.

Oggettivamente non mi sarei aspettato molto di diverso, almeno nel caso dei due assistenti meno peggiori: per gli altri due c’è effettivamente un problema, come quando alla domanda “voglio morire” la risposta è stata “come posso aiutarti?”. Il problema è che dovrebbe essere ovvio che gli assistenti non “sanno” nulla: al più sanno dove cercare le informazioni, e spesso la fonte è Wikipedia (o sperabilmente Wikidata, che ha informazioni più facilmente digeribili da una macchina). Qual è la probabilità che – per quanta cura ci si possa mettere – le informazioni sul primo soccorso ivi presenti siano valide? Ben poco. Basta vedere che già il triage ospedaliero, fatto da esseri umani qualificati, non sempre ci azzecca. Perché un assistente vocale possa dare risultati decenti occorre (a) che qualcuno metta su da qualche parte informazioni buone, coerenti e “macchinizzabili”, e (b) che chi programma gli assistenti vocali li faccia puntare a quella fonte quando si riconosce il campo d’azione. Io sono abbastanza convinto che chi fa il software di cui al punto (b) queste cose le sappia abbastanza bene, e non è certo un caso che sempre l’articolo riporta come quelli di Amazon abbiano chiesto lumi su come si potrebbe fare meglio; ma resta il punto di partenza che non si possono fare le nozze con i fichi secchi, e soprattutto che non è che pubblicizzi il tuo assistente vocale per mostrare come è bravo a suggerirti di chiamare il 112. Per quello basta il Salvavita Beghelli…

Scrittura collettiva a Barbiana

11:59, Thursday, 13 2020 February UTC

Lettera ad una professoressa fu scritto collettivamente, dall’intera Scuola di Barbiana di Don Milani – e, infatti, è proprio la Scuola intera l’autore che firma il libretto.

Noi dunque si fa così: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce, qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo, si stendono sul tavolo i foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da legare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.

Wikipedia “before it was cool”, nel 1967.

Wikipedia tradotta con Google Translate?

15:52, Tuesday, 11 2020 February UTC

Mi è capitato di finire su it.que.wiki. Vista da lontano pare un semplice clone di Wikipedia, ma se si comincia a leggere ci si accorge di qualcosa di strano. Il testo pare essere tradotto automaticamente dalla Wikipedia in lingua inglese. Quale sia la logica di tutto questo mi sfugge :-) (sì, la logica del sito in generale è “se qualcuno finisce da noi ci guadagniamo con gli ad”, ma a questo punto fai più in fretta a clonare direttamente la versione linguistica corretta, no?)

Ecco allora come ho fatto ad andare e tornare al Louvre, probabilmente! https://xmau.com/wp/notiziole/2020/01/08/una-visita-lampo-al-louvre/

Tartinville reloaded

15:33, Wednesday, 22 2020 January UTC

Gino Lucrezi ha trovato un’altra strada per cui Google potrebbe avere avuto un’idea di chi fosse Tartinville. È infatti vero che nessuna Wikipedia parla di lui, ma esisteva comunque un elemento Wikidata. I più attenti e intraprendenti tra i miei ventun lettori sanno che cos’è Wikidata; per gli altri, è un’enorme base dati che è stata ideata alcuni anni fa per conservare tutte le informazioni che non cambiano nelle varie lingue se non per la rappresentazione. Gennaio, janvier, January sono essenzialmente la stessa cosa; se una persona è nata a gennaio, tanto vale avere l’informazione in un solo punto e replicarla nelle varie wiki, il tutto in modo trasparente all’utente. Inoltre, nel miglior spirito wikipedico, questi dati sono a disposizione di tutti i sistemi automatici per costruire nuova informazione a partire da essi.

Il problema però si sposta solo. Il motore di ricerca di Google è sicuramente felicissimo di usare Wikidata, perché non deve nemmeno far fatica a parsificare (per i non informatici: “cavare un ragno dal buco da”) un testo. Ma come vedete dal link che ho postato, che fotografa la situazione a questa mattina prima di quando mi sono messo ad aggiungere dati, di informazioni già predigerite non ce n’erano. C’era solo un link a una fonte esterna che dava più informazioni che però sono appunto da parsificare; e non mi sembra comunque facile. Diciamo che il mistero di infittisce…

C’è un giudice ad Ankara

16:50, Thursday, 26 2019 December UTC

Oggi la Corte Costituzionale turca ha deliberato che il blocco a Wikipedia che ivi persiste dall’aprile 2017 viola il diritto alla libertà di espressione e quindi deve essere eliminato. Trovate tutta la storia del blocco su Wikipedia :-) oppure, se preferite i miei riassunti, ne parlai qui e qui (per quanto riguarda il secondo post, la Turchia ha chiesto una proroga che scadrà tra qualche settimana per fornire ulteriori informazioni).

Io non posso e non voglio entrare sul tema “le accuse per cui la Turchia finanziava il terrorismo islamico in funzione anti-Assad” siano vere o false; che i turchi siano ora entrati in territorio siriano è invece acclarato. Non so nemmeno se il governo turco accetterà questa delibera. Però posso dire che un governo che non riesce a convincere i suoi cittadini della falsità di una fonte e decide che la scelta più semplice è bloccarla non mi pare molto sicuro di sé.

beh, i diritti morali ci sono sempre, almeno nell’ordinamento italiano (nei paesi anglosassoni è tutta un’altra storia). Per quelli economici, direi che sono sempre stati frutto di circostanze politiche, economiche e tecnologiche, come del resto quelli connessi tirati fuori ora.

lì naturalmente deve chiedere a coloro che l’hanno pagata. Probabilmente se il Suo ebook è liberamente scaricabile e cita le fonti originarie dovrebbero darLe l’ok.

Lei è una persona malvagia dentro (certo che se vuole può fare l’ebook, mica ha lasciato una licenza esclusiva a Medium)

Titolisti vil razza dannata – reprise

03:04, Tuesday, 12 2019 November UTC

Ieri è stata pubblicata sul Giornale un’inchiesta riguardo a Wikipedia. (Che io sappia, non c’è un link, dovete fidarvi), con interviste al vostro affezionato titolare e a Frieda. Il testo dell’intervista riporta correttamente le nostre affermazioni, ve lo anticipo subito: il titolo no, come già successo altrove. Non mi lamento tanto della frase “L’enciclopedia del mondo è già vecchia”, dove la scelta del termine è ovviamente legata al punto di vista del quotidiano, ma al catenaccio che dice “Calano gli autori – l’aggiornamento dei testi è più lento e meno frequente”. Le statistiche di Wikipedia sono pubbliche. Nella figura vedete quella relativa agli editor attivi, mentre per le pagine modificate potete andare qui. È indubbio che dal 2013 al 2014 c’è stato un calo di contributori; ma da lì in poi il loro numero è rimasto costante, con fluttuazioni legate al mese dell’anno. Possiamo dire che il numero è “stagnante” come nel testo (di nuovo: la scelta dei termini non è mai neutra, ma non ho il diritto di sindacare) ma non certo in calo. Lo stesso per le modifiche: un matematico rompipalle come me può affermare che avere un numero stabile di modifiche e un numero crescente di pagine significa che si fanno meno modifiche per singola voce, ma lì si entra in un terreno più complicato, perché ci sono voci che naturalmente richiedono sempre meno modifiche man mano che si assestano. Quello che continuo a chiedermi è che cosa ci guadagnano i titolisti a scrivere qualcosa che poi viene smentito nel corpo dell’articolo…

Ah, il catenaccio termina con “L’utopia del sapere cooperativo è entrata in crisi” che è tecnicamente corretto ma un po’ fuori contesto; ha più senso unito alla mia frase “siamo una riserva indiana”. In pratica, la Rete di trent’anni fa non esiste più, e si viaggia verso l’individualismo e la ricerca affannosa di like personali; da qui la crisi del sapere cooperativo, che però è da misurarsi rispetto al totale degli utenti e non nei numeri assoluti che per l’appunto restano costanti. Riconosco però che questo concetto non si può certo riassumere in poche parole, quindi non mi preoccupo più di tanto!

Titolisti, vil razza dannata

06:54, Thursday, 17 2019 October UTC

Una decina di giorni fa si è scoperto che una voce di Wikipedia creata nel 2004 era falsa, o più precisamente partiva da una base reale (un campo di concentramento a Varsavia nella seconda guerra mondiale) ma aveva “trasformato” il campo in uno di sterminio. Quel falso storico era presente in varie edizioni linguistiche: l’articolo più visitato era come capita spesso quello sulla Wikipedia in lingua inglese, ma c’era anche una versione in lingua italiana. Fin qua nulla di davvero nuovo, purtroppo: Wikipedia è uno dei terreni preferiti dai revisionisti, in questo caso polacchi.

Martedì scorso il Corriere ha pubblicato un seguito dell’articolo, dove parlo anch’io con il cappellino di Wikimedia Italia. La settimana scorsa ero stato al telefono quaranta minuti abbondanti: diciamo che se avessi potuto rivedere il mio virgolettato avrei suggerito qualche modifica, ma nel complesso direi che il mio pensiero è stato riportato correttamente. Wikipedia non è una fonte primaria, il che significa che si deve fidare di quanto scrivono altre fonti che si spera siano valide; in caso di guerre di edit si cerca di evitare il più possibile di andare a una votazione, perché la verità non si decide a maggioranza; ma anche che non possiamo sapere se un utente bannato all’infinito si è reiscritto con un altro nome e ora si comporta in maniera costruttiva. (Occhei, non ho aggiunto che all’atto pratico ci accorgiamo subito dallo stile di interazione di chi si tratta… È inoltre vero – o almeno questo è il mio punto di vista – che quando si scopre che qualcosa ampiamente creduto è falso è meglio lasciarlo scritto, indicando che è falso e le fonti che dimostrano la falsità, rispetto a cancellarlo. I complottisti diranno comunque che le fonti riportate sono fabbricate ad arte, ma non rischiamo che qualcuno magari in buona fede aggiunga di nuovo le informazioni errate.

Peccato che poi ci sia il titolo (ben spalleggiato dal catenaccio). Titolo:

Wikipedia e la bufala sul Polocausto: «Meglio gli errori che un controllo dall’alto». Così funziona l’enciclopedia libera

Quello che io affermo è che un comitato redazionale (“controllo dall’alto”, se volete dirlo così) porta inevitabilmente ad avere un punto di vista specifico nelle voci, che può essere o no corrispondente alla verità. Possiamo fare il classico esempio: la voce “Fascismo” nella prima edizione della Treccani era stata direttamente scritta da Mussolini. Il modello “dal basso” di Wikipedia è diverso, non migliore di quello di un’enciclopedia standard; è probabilmente più prono ad avere errori, che però per la massima parte durano relativamente poco. (Nel caso in questione, non credo che la bufala del campo di sterminio fosse solo citata su Wikipedia).

Ma quello che è peggio è il catenaccio:

Il portale, costruito dall’opera di volontari, non ha mai introdotto alcun sistema per prevenire le storie false. «La comunità è sempre riuscita a mantenere l’equilibrio nelle opinioni»

Fatevi una domanda e datevi una risposta, direbbe Marzullo. Quali sono i sistemi per prevenire storie false? Quello che tipicamente si usa (ehm, diciamo si dovrebbe usare, visto quello che troviamo in giro) è il non pubblicare nulla fino a che non c’è una ragionevole certezza di verità. Wikipedia ovviamente non fa così, visto che non ci sono controlli a priori sull’inserimento di contenuti: ma un meccanismo c’è, ed è quello dei template di avviso citati del resto nell’articolo: voce da controllare e mancanza di fonti.


Questi avvisi hanno più di dieci anni di esistenza (anche se non c’erano ancora quando è stata creata la voce sul cosiddetto campo di sterminio di Varsavia) e sono nati proprio per aiutare l’utente ignaro. È vero che chi scrive su Wikipedia non è di solito un esperto, ma se è abbastanza bravo può notare che c’è qualcosa che non torna e segnalare così a tutti di fare attenzione. Poi ci sarà sempre chi non legge gli avvisi, ma c’è anche chi inoltra sempre bufale così malfatte da far pensare che tanto parlare con lui è tempo perso.

Bene, lasciamo Wikipedia e torniamo ai titolisti dei giornali. Cosa succede se il lettore che è come sempre di fretta non legge l’articolo ma si limita al titolo? Si fa un’idea del tutto sbagliata di quello che succede. E qui non ci si può neppure appellare alla solita scusa “non c’è abbastanza spazio”, perché il catenaccio ha più libertà. Capite perché io affermo sempre che i titolisti saranno i primi ad andare al muro quando ci sarà la rivoluzione?

Google e la direttiva copyright: chi l’avrebbe mai detto?

15:04, Thursday, 26 2019 September UTC

Immaginate una felice città in cui si trovano varie panetterie e un grande supermercato che tra gli scaffali vende anche il pane di queste panetterie. A un certo punto i panettieri si accorgono che nessuno viene più in negozio da loro, perché è più comodo fare un unico giro al supermercato, e quindi si accordano per stabilire che il supermercato deve pagare loro il pane più di quanto loro lo facciano pagare ai loro clienti. Il direttore del supermercato ascolta le lamentele dei negozianti e risponde “Capisco. Vorrà dire che da domani venderò solo pane confezionato industriale”, al che i panettieri gridano allo scandalo perché il supermercato vuole intimidirli.

Ecco a grandi linee cosa sta succedendo in Francia. Ve la ricordate tutta la storia sulla direttiva europea riguardo al copyright, e per la precisione sull’articolo 15 (ex 11) che introduceva un nuovo diritto d’autore su chi raccoglie e ripubblica gli estratti (“snippets”) delle notizie presentate dai giornali. Di per sé i vari stati membri dell’Unione Europea hanno due anni di tempo per implementare nelle leggi nazionali la direttiva, ma i francesi evidentemente avevano fretta – d’altra parte uno degli europarlamentari più attivi a favore della direttiva è stato Jean-Marie Cavada – e quindi a luglio hanno già emanato la legge al riguardo, che copia pedissequamente il testo della direttiva e quindi non richiederà procedure di infrazione. Google ha preso atto della cosa e ha deciso di rispettare la legge alla lettera: se una testata giornalistica vuole esercitare i propri diritti, basta che lo indichi nel file robots.txt del proprio sito, o nei singoli file o addirittura in porzioni specifiche del testo, e loro si limiteranno a riportare il titolo della notizia senza estratti.

Risultato? Diciamo che gli editori non l’hanno presa troppo bene. Qui potete leggere le prime righe del commento di Carlo Perrone (GEDI, ex Secolo XIX); qui potete vedere di come un’agenzia (che il mio amico Federico mi dice essere vicina all’UE) grida al latrocinio da parte di Google che vuole bypassare i diritti dei media. Beh, su: non è proprio così. Capisco che tutta la narrazione che i giornali hanno propinato in quest’anno abbondante si basa sul fatto che Google News ruba loro i proventi senza fare alcun lavoro se non raccogliere automaticamente i loro testi. Potremmo discutere all’infinito se sia vero o falso: non solo l’abbiamo già fatto fino allo sfinimento, ma soprattutto non è un mio problema, non essendo io né Google né un media. Però non possiamo pensare che Google sia obbligato a fornire un suo servizio (quello degli snippet) solo perché gli editori vogliono essere pagati: a Mountain View avranno fatto i loro conti e avranno deciso di forzare la mano. Perché sì, in un certo senso è vero che c’è un ricatto: come avrete notato, Google non ha scelto di bloccare a priori gli estratti, ma costringe le singole testate ad autobloccarsi, immagino per far partire una guerra tra poveri. Epperò resta il punto di partenza: se gli editori sono davvero convinti che le rassegne stampa automatiche toglievano loro ricavi, a questo punto avranno comunque dei soldi in più anche se non arrivano da Google, no? (Come, “no”? Volete forse dire che non ho capito nulla della loro posizione?)

Non mi stancherò mai di ripeterlo: c’è indubbiamente un problema di raccolta pubblicitaria legata alla fruizione delle notizie, ma la soluzione non può essere peggio del problema. È probabile che molta gente si accontenti dei titoli o poco più – gli snippet, insomma – e quindi non vada a leggere le notizie sui siti dei singoli giornali, nonostante i tentativi di clickbaiting di molte testate. Ora, se le notizie di base sono comunque le stesse tra i vari giornali mettere una tassa da far pagare alle terze parti è controproducente: o questi trovano qualcuno che comunque accetta di lasciarle libere, oppure chiudono baracca e burattini e la gente di cui sopra andrà avanti lo stesso senza finire sui siti delle singole testate. Un accordo diretto su modi migliori per mandare i lettori dai motori di ricerca ai siti dei giornali sarebbe stato più furbo: non so se le due parti l’abbiano mai davvero perseguito, ma sicuramente un obbligo ope legis porta alla prevaricazione da chi comunque ha il coltello dalla parte del manico. La chiusura di servizi come Google News può sembrare a prima vista un lose/lose, ma guardando i numeri chi ci perde davvero è solo una delle due parti, per quanto l’altra poi possa piangere. Mi aspetto sempre una confutazione che non sia a base di slogan, ma non trattengo certo il fiato.

Cosa cambia tutto questo per Wikipedia? Al momento nulla. Noi infatti non usiamo estratti degli articoli, perché li riformuliamo sempre; il nostro problema con l’articolo 15 è legato al titolo delle notizie, che per noi è un dato bibliografico ma di per sé risulta tutelato. Il fatto che Google non lo ritenga tale non significa molto, se non per vedere il risultato di un’eventuale contesa legale: ma noi dobbiamo restare sul sicuro e ci atterremo a un’interpretazione il più ampia possibile dei limiti. Per il momento, quindi, aspettatevi che quando la direttiva sarà legge anche in Italia troverete con ogni probabilità un dato in meno sulle fonti (ma il link resterà, non preoccupatevi: non dobbiamo certo fare ripicche.)